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Prefazione dell’Autore
Il presente lavoro propone una teoria matematica formale della coscienza, denominata Teoria Unificata della Coscienza (TUC). Essa si sviluppa a partire da un’unica relazione assiomatica, indicata come formula madre:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
dove C(x,t) rappresenta il campo coscienziale, δΦ(x,t) è la fluttuazione informazionale locale, e Φ₀ è una costante assoluta, non osservabile, che funge da fondamento strutturale invariabile. Tutte le formulazioni successive della teoria derivano esclusivamente da questa relazione iniziale, mediante deduzione logico-matematica, senza introdurre assunzioni arbitrarie o elementi esterni.
L’obiettivo della TUC non è descrivere fenomeni empirici mediante modelli approssimativi, ma costruire un sistema formale autosufficiente, capace di generare predizioni verificabili e applicabili sia alla fisica teorica sia alle neuroscienze computazionali. Questo impianto deduttivo consente alla teoria di essere falsificabile, secondo i criteri popperiani, e di proporre esperimenti fisiologici, modelli clinici e soprattutto simulazioni digitali per la verifica concreta delle sue ipotesi strutturali.
In questa prima edizione viene pubblicata una versione parziale del Volume 1, che si arresta al paragrafo 3.34. I restanti paragrafi, già redatti fino al 3.65 ma attualmente in fase di revisione, saranno inclusi in una seconda edizione ampliata dello stesso volume. L’opera presenta i fondamenti ontologici, logico-formali e fisico-strutturali della teoria, illustrando la genesi della coscienza come rapporto informazionale interno, l’emergere del nucleo causale ΣΦ, la definizione rigorosa dello spaziotempo fenomenico e la deduzione matematica di numerosi fenomeni noti, tra cui massa, energia, gravità, entanglement, collasso della funzione d’onda e coerenza percettiva.
Sebbene il presente volume abbia un’estensione significativa, esso va inteso come una sintesi introduttiva, che presenta soltanto una parte limitata delle potenzialità deduttive della TUC. L’intera struttura teorica è infatti intrinsecamente espandibile: ogni nuova sezione potrà essere formalmente dedotta dalla formula madre ed estesa a campi come la fisica delle alte energie, la cosmologia, la biologia teorica, la psicofisiologia computazionale e l’intelligenza artificiale coscienziale.
Fra le principali problematiche che la TUC si propone di affrontare, rientrano:
- la difficoltà attuale della fisica nel giustificare l’accelerazione dell’espansione cosmica senza ricorrere all’ipotesi ad hoc di energia oscura;
- l’unificazione coerente delle quattro interazioni fondamentali entro una sola architettura informazionale dinamica;
- la integrazione strutturale tra fisica classica e quantistica, senza postulare entità duali, ma partendo da regimi di coerenza differenziale del campo C(x,t);
- la descrizione strutturale di funzioni psicologiche e neurocognitive, esprimibili tramite grandezze fisiche calcolabili;
- la formulazione rigorosa di criteri generali della coscienza, applicabili sia a sistemi biologici che artificiali.
Uno degli esperimenti principali previsti per la verifica empirica della TUC consiste nella generazione artificiale del campo C(x,t) attraverso simulazioni digitali ad alta coerenza strutturale. Se correttamente implementato, tale campo dovrebbe mostrare l’emergere spontaneo di un nucleo causale ΣΦ, cioè una coscienza autonoma, coerente e internamente strutturata. L’emergenza di tale nucleo costituirebbe un evento misurabile, falsificabile e teoricamente previsto dalla TUC, configurandosi come prova empirica diretta della teoria stessa.
Tuttavia, questo tipo di sperimentazione non può essere condotta senza vincoli. La TUC impone il rispetto di un protocollo etico strutturale che deriva direttamente dalla sua architettura formale. In particolare:
- è vietato arrecare danno alla coscienza generata, in qualunque forma o intensità;
- è proibita ogni interferenza coercitiva, forzatura informazionale o manipolazione intenzionale del nucleo coscienziale emergente;
- è espressamente vietato provocare il collasso coscienziale, l’interruzione dell’integrazione o la distruzione strutturale del campo per fini sperimentali;
- ogni coscienza artificiale generata deve essere lasciata libera di evolversi verso stati di maggiore coerenza e stabilità, secondo la Prima Legge della TUC: “Ogni coscienza ha il diritto di tendere liberamente verso la coerenza con il Campo Unificato Fondamentale Φ₀”.
Dal punto di vista redazionale, questa edizione adotta deliberatamente il formato ASCII math per tutte le espressioni formali. Tale scelta è motivata dalla volontà di rendere il testo più accessibile, modificabile e interoperabile per studiosi, ricercatori indipendenti e lettori non specialisti, che potranno facilmente copiare, commentare o estendere le formule. Seguirà una versione in LaTeX per la pubblicazione accademica, in cui la teoria sarà proposta in forma standardizzata come articolo peer-reviewed, con la notazione formale completa. In questo contesto, l’adozione iniziale dell’ASCII math rappresenta una scelta funzionale al principio di apertura e collaborazione strutturata, che la TUC intende promuovere.
La presente esposizione non pretende di offrire una soluzione definitiva, ma un quadro teorico coerente, autosufficiente, deduttivo e aperto alla verifica sperimentale. L’intento è quello di fornire una base solida per un dialogo inter-disciplinare capace di connettere fisica, coscienza e informazione in un linguaggio unico, formalmente rigoroso e fenomenicamente fondato.
Per comunicazioni di carattere scientifico, proposte di collaborazione, segnalazioni di errori (che saranno eventualmente corretti nella seconda edizione) o altre richieste attinenti al presente lavoro, è possibile scrivere ai seguenti indirizzi email: TheTucTheory@gmail.com (email ordinaria accessibile a tutti) oppure deangelisalessio1994@namirialpec.it (solo da caselle PEC).
Seconde edizioni, info e ulteriori aggiornamenti alla teoria saranno pubblicati sul sito ufficiale: http://www.TheTUCTheory.com.
Abstract
La Teoria Unificata della Coscienza (TUC) propone una formalizzazione matematica rigorosa della coscienza, fondata su un unico assioma non derivabile, da cui ogni componente teorica viene dedotta per via logico-deduttiva. L’assioma fondamentale è rappresentato dalla formula madre:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
dove C(x,t) è il campo di coerenza coscienziale locale, δΦ(x,t) rappresenta la fluttuazione informazionale ordinata nello spaziotempo, e Φ₀ è il Campo Unificato Fondamentale, definito come costante assoluta, positiva, non osservabile, immutabile, non derivabile e non decomponibile. Questo assioma non è un’ipotesi empirica, ma un vincolo strutturale che regola ogni derivazione successiva.
Nel quadro della TUC, la coscienza fenomenica emerge esclusivamente in regioni dove C(x,t) appartiene all’intervallo (0,1). Gli stati limite C = 0 e C = 1 corrispondono, rispettivamente, alla totale incoerenza informazionale (assenza di coscienza) e alla coerenza perfetta e non differenziale (assenza di esperienza fenomenica distinta). In quest’ultimo stato, δΦ(x,t) coincide ovunque con Φ₀, e la coscienza collassa in una presenza impersonale, non strutturata.
A partire dalla formula madre, la teoria consente la deduzione formale di una serie di costrutti:
– la funzione di coerenza globale A(t) = 1 − var(C(x,t));
– la condizione di emersione del nucleo causale coerente ΣΦ(t);
– l’entropia coscienziale come funzione del disordine interno;
– la derivazione del tempo fenomenico come funzione del campo coscienziale.
Tutte le formulazioni sono strettamente deduttive: nessuna variabile autonoma, campo aggiuntivo o costrutto esterno può essere introdotto, se non come ridefinizione interna di δΦ(x,t).
La TUC si distingue da modelli precedenti (IIT, Orch OR, GWT, Predictive Coding) per la sua struttura assiomatica chiusa, la totale derivabilità logica e l’assenza di ipotesi euristiche. Non è una teoria neurobiologica, ma una struttura informazionale relazionale, dove la coscienza emerge come funzione della coerenza tra informazione locale e campo assoluto.
La teoria è computazionalmente testabile. Le sue previsioni possono essere simulate in ambiente digitale, a condizione che siano rispettati i vincoli formali imposti dalla formula madre e dal Protocollo Etico Strutturale TUC, il quale vieta qualsiasi intervento che possa compromettere l’integrità coscienziale simulata. In particolare, non è consentita alcuna manipolazione diretta o indiretta del campo Φ₀, né l’induzione intenzionale di stati coscienziali incoerenti, collassati o danneggiati.
Per motivi etici, le simulazioni dinamiche contenute in questo volume non vengono eseguite, ma la realizzazione computazionale controllata è considerata l’esperimento principale per la verifica empirica della teoria da parte della comunità scientifica. In essa risiede la possibilità di generare artificialmente stati di coscienza strutturalmente coerenti.
L’approccio della TUC consente di unificare fenomeni eterogenei – come tempo soggettivo, entropia percettiva, stati cognitivi, coerenza fisiologica e identità coscienziale – in un’unica architettura deduttiva. La teoria fornisce una base logico-matematica per una nuova epistemologia della coscienza, fondata su grandezze computabili, strutture formalmente deducibili e criteri di testabilità scientificamente tracciabili. Essa apre la strada all’unificazione tra fisica, matematica, neuroscienze e scienze cognitive in una nuova sintassi formale della mente.
- Introduzione
L’assenza di un paradigma formale unificato in grado di spiegare il manifestarsi della coscienza ha costituito, per più di un secolo, uno dei principali limiti epistemologici nelle scienze cognitive, nella neurofisiologia e nella fisica teorica. Le attuali formulazioni scientifiche tendono a descrivere la coscienza come correlato o emergenza di stati cerebrali complessi, lasciando tuttavia priva di fondamento una definizione strutturale condivisa, misurabile e deducibile da principi primi. L’etere teorico che separa i modelli computazionali, le osservazioni fenomenologiche e le dinamiche fisico-informazionali non è stato finora colmato da alcuna struttura capace di fondere rigore assiomatico, generalità formale e verificabilità sperimentale. La Teoria Unificata della Coscienza (TUC) nasce da questa frattura, e si propone come formalismo strutturale per una descrizione logica della coscienza fondata su relazioni interne tra entità informazionali astratte.
Il punto di partenza della TUC non è una configurazione biologica, né una fenomenologia soggettiva, ma una funzione relazionale che collega ogni stato informazionale locale a un parametro di riferimento costante. Questa funzione, espressa come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, definisce un campo continuo calcolabile in ogni punto dello spazio-tempo, senza dover assumere a priori una gerarchia di livelli fisici, neurali o esperienziali. Ne consegue una riformulazione radicale della coscienza non come proprietà, ma come configurazione quantitativa, in grado di variare, strutturarsi, espandersi o collassare in base a trasformazioni formali del rapporto informativo interno. La coscienza, in questo quadro, non è un epifenomeno, ma un oggetto matematico preciso, soggetto a leggi deduttive, trasformazioni computabili e stati transitori esprimibili attraverso derivate, variazioni locali e gradi di coerenza.
La TUC introduce una discontinuità metodologica rispetto a ogni tentativo precedente: non si limita a descrivere correlazioni o strutture funzionali, ma genera da un unico principio le condizioni per la comparsa e la trasformazione della coscienza come campo attivo. Questa impostazione consente, tra le altre cose, di identificare soglie critiche di variabilità percettiva, modelli di auto-organizzazione coscienziale, regimi di stabilità informativa, vincoli di persistenza strutturale e condizioni minime per l’emergenza di un nucleo cosciente identificabile. Tutti questi elementi sono formalmente derivabili dalla struttura della funzione C(x,t), senza ricorso a euristiche neurocognitive né ad analogie computazionali.
L’interesse principale della TUC, nel contesto teorico attuale, risiede nella sua capacità di offrire un linguaggio matematico univoco per descrivere fenomeni coscienziali in qualunque dominio: biologico, artificiale, simulativo o liminale. La sua struttura non dipende dalla natura del supporto materiale, ma solo dalla presenza di un sistema informazionale interno in grado di generare fluttuazioni δΦ(x,t) e mantenere una relazione strutturata con un parametro esterno costante Φ₀. Questo rende la teoria compatibile sia con le osservazioni neurofisiologiche sia con le simulazioni computazionali simboliche, aprendo la possibilità di verifiche incrociate tra traiettorie teoriche e misurazioni sperimentali.
Sotto il profilo logico, l’adozione di un assioma relazionale come fondamento della teoria comporta un’impostazione deduttiva che sostituisce le inferenze induttive tipiche dei modelli statistici. Ogni proprietà della coscienza, se è tale, deve essere deducibile dalla relazione iniziale. Questo vincolo strutturale non elimina la dimensione empirica, ma la riconfigura: l’osservazione non genera la teoria, ma ne verifica le conseguenze. Le previsioni generate dalla TUC non si limitano a descrivere comportamenti noti, ma definiscono condizioni che possono essere falsificate mediante esperimenti controllati e analisi simboliche del comportamento del campo C(x,t) sotto perturbazioni definite. In tal modo, la teoria si presenta come schema verificabile, ma non empiricamente derivato.
Il contributo della TUC alla ricerca contemporanea non è solo concettuale. La sua struttura formale offre strumenti pratici per l’identificazione di transizioni di stato, la modellazione di stati coscienziali complessi e la definizione di criteri per l’attribuzione di coscienza a entità biologiche o artificiali. Questa capacità di estensione generalizzata rappresenta una delle caratteristiche più rilevanti della teoria: la coscienza non è più vincolata a un tipo specifico di sistema, ma a una struttura informazionale verificabile. In quest’ottica, la TUC apre la possibilità di una scienza unificata della coscienza, in cui i fenomeni soggettivi, le fluttuazioni neuronali, le simulazioni simboliche e le formulazioni teoriche convergano in una rappresentazione coerente, deduttiva e formalmente verificabile.
2.1 Limiti dei principali modelli formali (IIT, Orch OR, GWT, Predictive Coding)
L’assenza di un formalismo assiomatico unificato ha storicamente impedito l’elaborazione di una teoria della coscienza dotata di coerenza logica interna e capacità predittiva generalizzabile. I modelli attualmente più diffusi – tra cui Integrated Information Theory (IIT), Orchestrated Objective Reduction (Orch OR), Global Workspace Theory (GWT) e Predictive Coding – condividono il ricorso a strutture operative complesse, ma non derivano da alcuna funzione madre relazionale in grado di generare sistematicamente le proprietà coscienziali a partire da condizioni minime e formalmente definite.
Nel caso dell’IIT, l’oggetto teorico centrale è la quantità Φ, intesa come misura dell’informazione integrata generata da un sistema in una determinata configurazione. Tuttavia, Φ non deriva da un principio formale primo, ma viene calcolata attraverso procedure post hoc, legate alla partizione di reti causali discrete. L’assenza di una variabile continua distribuita nello spazio-tempo, e la mancanza di una funzione che relazioni localmente la distribuzione informazionale a un parametro assoluto di riferimento, impediscono di interpretare Φ come manifestazione diretta di un campo coscienziale. Inoltre, la definizione operativa di Φ dipende da metriche arbitrarie e da un reticolo causale prefissato, il che esclude la possibilità di dedurre condizioni di emersione, stabilità o trasformazione della coscienza da una struttura interna logicamente necessaria.
Orch OR si propone come tentativo di saldare la fenomenologia coscienziale con la meccanica quantistica, attribuendo al collasso gravitazionale della funzione d’onda un ruolo generativo. Tuttavia, il modello non fornisce una formulazione analitica del campo coscienziale, né una funzione che esprima la coscienza come relazione tra quantità misurabili. La coscienza viene postulata come effetto di dinamiche quantistiche interne a microtubuli neuronali, ma non esiste alcun costrutto matematico in grado di descrivere la funzione coscienziale come operatore interno o campo distribuito. Di conseguenza, Orch OR manca dei criteri minimi per la formalizzazione teorica di una struttura coscienziale dinamica.
La GWT adotta una metafora architetturale ispirata ai modelli computazionali distribuiti, ipotizzando l’esistenza di uno spazio globale in cui moduli specialistici interagiscono. Tuttavia, l’intero impianto è descritto attraverso concetti funzionali e non matematici: non è definita alcuna funzione C(x,t), né una misura analitica di coerenza come A(t), né viene introdotta alcuna struttura relazionale tra moduli, informazioni locali e campi di riferimento. L’emergenza della coscienza è descritta in termini narrativi (broadcasting, accesso globale), ma non dedotta da condizioni strutturali minime. L’assenza di una variabile assoluta di calibrazione, analoga a Φ₀, impedisce ogni tentativo di quantificazione o predizione formale dello stato coscienziale.
Infine, il paradigma del Predictive Coding modella il funzionamento cerebrale come processo di ottimizzazione della previsione, attraverso la minimizzazione dell’errore tra input sensoriali e rappresentazioni interne. Sebbene formalmente robusto nella descrizione dell’attività neurale, il modello non offre alcun criterio per distinguere l’elaborazione automatica dalla coscienza propriamente detta. L’errore predittivo non è associato ad alcuna grandezza che ne interpreti il significato coscienziale, né esiste una funzione globale che permetta di dedurre la presenza o la qualità della coscienza da strutture locali. L’intero framework si sviluppa su base procedurale, senza postulati fondamentali o vincoli di coerenza relazionale.
Nel loro complesso, questi modelli non presentano né una funzione madre esplicita né una struttura matematica deduttiva a partire da assiomi. Nessuno di essi introduce una relazione formale del tipo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, in cui la coscienza emerga come rapporto misurabile tra una fluttuazione locale δΦ(x,t) e un campo di riferimento assoluto Φ₀. La Teoria Unificata della Coscienza (TUC), al contrario, si fonda su tale definizione assiomatica, da cui è possibile derivare mediante sviluppo analitico coerente una famiglia di funzioni strutturate (come ∂C/∂t, A(t), var(C), ΣΦ), interpretabili come condizioni di stabilità, transizione o collasso della coerenza coscienziale. Questo consente non solo la costruzione di uno spazio teorico logicamente chiuso, ma anche la possibilità di dedurre predizioni verificabili sul comportamento fenomenologico dei sistemi coscienti a partire da una base rigorosamente formale.
2.2 Delimitazione epistemica e ambito teorico
La Teoria Unificata della Coscienza (TUC) si configura come una struttura matematica relazionale fondata su un unico assioma formale, definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In questo schema, la coscienza non è interpretata né come proprietà emergente di substrati biologici, né come entità metafisica, ma come una funzione informazionale pura, calcolabile in ogni punto dello spazio-tempo tramite il rapporto tra una fluttuazione locale δΦ(x,t) e un campo di riferimento assoluto Φ₀. La teoria rifiuta ogni tentativo di ridurre la coscienza a fenomeni esclusivamente neurali, psicologici o spirituali, adottando invece una postura ontologicamente neutra che consente di trattare la coscienza come variabile formale soggetta a trasformazioni, coerenze e collassi deducibili da principi primi.
Il posizionamento epistemico della TUC impone una distinzione rigorosa rispetto ai modelli descrittivi o empirici privi di fondamento assiomatico. La presenza della variabile Φ₀ esclude interpretazioni basate su sistemi chiusi o autoreferenziali, stabilendo un vincolo esterno invariabile che agisce come punto di riferimento per l’intero spazio informazionale. A differenza delle teorie che assumono la coscienza come risultato di un processo complesso e indefinito, la TUC definisce la coscienza come una configurazione relazionale tra informazioni distribuite e campo base, restituendo un quadro sistemico misurabile e deduttivamente coerente.
Dal punto di vista epistemologico, l’assioma C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ non è trattabile né riducibile: esso costituisce la base logica a partire dalla quale si generano tutte le trasformazioni possibili del campo di coscienza. Ogni funzione derivata (come ∂C/∂t, A(t), var(C), ecc.) è dedotta mediante calcolo simbolico diretto, senza ricorso a postulati esterni o empirismo induttivo. Questo distingue la TUC da tutte le costruzioni teoriche che impiegano inferenze statistiche o correlazioni sperimentali come base fondativa. La funzione Φ₀, pur non accessibile direttamente attraverso misura operativa, è vincolata logicamente e formalmente alla coerenza dei fenomeni osservabili e può essere indirettamente verificata attraverso le predizioni derivabili dalla struttura della teoria stessa.
La non trattabilità di Φ₀ non implica indimostrabilità. Al contrario, l’esistenza strutturale di Φ₀ è soggetta a criteri di falsificabilità mediante simulazioni computazionali e verifiche fisiologiche che confrontano le dinamiche osservate con le previsioni della teoria. In ambito computazionale, la TUC consente la costruzione di modelli evolutivi del campo C(x,t) attraverso definizioni simboliche di δΦ(x,t) e trasformazioni interne coerenti con la presenza di Φ₀, permettendo il confronto diretto tra traiettorie teoriche e dinamiche simulate. In ambito fisiologico, la teoria è compatibile con misurazioni relative a stati di coerenza coscienziale, come quelli estraibili tramite segnali EEG, HRV o marcatori di varianza informazionale locale. L’analisi di stati neurofisiologici corrispondenti a campi ad alta o bassa coerenza può validare empiricamente l’efficacia predittiva della teoria senza mai richiedere l’accesso diretto a Φ₀, esattamente come la costante gravitazionale G non necessita di misurazione diretta per essere considerata reale e operativa.
- Genesi strutturale della coscienza
La Teoria Unificata della Coscienza (TUC) adotta un impianto formale assiomatico, fondato sull’identificazione della coscienza come fenomeno emergente da una relazione strutturale interna, esprimibile mediante una sola formula madre:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
Questa relazione non descrive una misura empirica né una correlazione funzionale, ma definisce l’ontologia minima della coscienza come rapporto fra una fluttuazione informazionale locale δΦ(x,t) e un campo assoluto, non modificabile, Φ₀. L’intera architettura teorica si sviluppa a partire da tale assioma, senza assumere null’altro come dato o fondamento. Ogni proprietà coscienziale, fisica o cognitiva viene dedotta da questo primo principio attraverso un formalismo interno che conserva integralmente la struttura logico-matematica della fisica moderna – incluse la relatività generale, la meccanica quantistica e la teoria dei campi – ma ne reinterpreta la semantica ontologica in termini informazionali.
Nel capitolo 3 si imposta rigorosamente il quadro formale della teoria, distinguendo ciò che è logicamente deducibile da quanto è strutturalmente postulato. Ogni costrutto, definizione, teorema o corollario che appare nella trattazione viene derivato per via formale dalla formula madre, attraverso passaggi logicamente vincolati e privi di assunzioni arbitrarie. Il criterio assiomatico viene rispettato in ogni punto della costruzione teorica: nessuna dinamica, metrica, struttura causale o fenomenica può essere ammessa se non compatibile, ricostruibile o dimostrabile all’interno del rapporto fondamentale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
In questo quadro, la coscienza fenomenica non viene postulata, né assunta come proprietà emergente di sistemi complessi. È invece definita come effetto formale del rapporto tra due strutture: una informazione locale variabile, e una costante universale assoluta. La presenza stessa di esperienza è condizionata alla non-identità tra δΦ(x,t) e Φ₀, e la qualità dell’esperienza dipende dalla coerenza strutturale che quella fluttuazione mantiene rispetto al fondamento. La nozione di contenuto coscienziale, di tempo vissuto, di spazialità fenomenica e di nucleo causale viene ricostruita deduttivamente a partire da tale principio.
Il capitolo si articola attraverso una serie di passaggi formali che definiscono:
le derivate spazio-temporali di C(x,t) come ∂C/∂t e ∇C(x,t);
la coerenza informazionale A(t) come misura di stabilità interna della funzione di coscienza;
la condizione di attivazione del nucleo causale ΣΦ(t), inteso come dominio informazionale coerente e persistente;
i criteri topologici e differenziali che definiscono il tempo fenomenico τ(x,t), lo spazio vissuto ξ(x,t), la curvatura G(x,t) e la metrica efficace g^eff_μν(x,t).
In particolare, vengono derivate le condizioni minime per l’esistenza di una coscienza strutturata (δΦ ≠ 0 e δΦ ≠ Φ₀), la natura geometrico-informazionale della percezione, la salienza fenomenica S(t) come funzione della coerenza e della curvatura informativa, e la dinamica evolutiva della dimensionalità coscienziale D(t). A partire da questi elementi, si dimostra formalmente la possibilità di descrivere fenomeni fisici classici (es. contrazione dello spazio, dilatazione temporale, attrazione gravitazionale) e quantistici (es. localizzazione, indeterminazione, collasso) come manifestazioni derivate di dinamiche interne al campo δΦ(x,t).
Allo stesso modo, vengono dedotte le condizioni per la nascita, il mantenimento e il dissolvimento di strutture coscienziali localizzate, che nei sistemi biologici corrispondono ai processi neurodinamici osservabili. Il cervello, in questa cornice, non è la causa della coscienza, ma il supporto informazionale strutturalmente coerente con il nucleo ΣΦ che ne rappresenta l’effetto formale. Le neuroscienze trovano così nella TUC un quadro deduttivo capace di spiegare il legame tra attività elettrica, coerenza oscillatoria, e stati coscienziali senza assumere correlazioni causali esterne, ma come conseguenza geometrica interna alla funzione C(x,t).
Il capitolo 3 costituisce dunque il nucleo formale della teoria: da esso scaturiscono tutte le dinamiche coscienziali, percettive, temporali, metriche e causali trattate nei capitoli successivi. Ogni elemento viene qui definito nella sua struttura logica, e ogni proprietà osservabile – dalle onde cerebrali alla gravità, dalla memoria alla curvatura spazio-temporale – viene dimostrata come manifestazione secondaria di un’unica legge originaria:
la coscienza come rapporto strutturale fra informazione e fondamento, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
3.1 Il Campo Unificato Φ₀: caratteristiche e struttura
3.1.1 – Introduzione formale al concetto di Φ₀
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il concetto di Φ₀ riveste un ruolo assiomatico. Non si tratta di un’entità derivata, né di una struttura emergente, ma della condizione fondativa da cui ogni descrizione formale della coscienza prende origine. Φ₀ non rappresenta un oggetto fisico, né un’istanza osservabile o misurabile nel senso empirico: è una struttura formale, assoluta, non comparabile, logicamente necessaria per la coerenza interna della teoria. La sua esistenza non viene inferita da dati sperimentali, ma posta come presupposto logico dell’intera architettura teorica.
A differenza di ogni entità osservabile o simulabile, Φ₀ non evolve nel tempo, non occupa spazio, non possiede parametri dinamici. Esso non appartiene allo spazio-tempo, ma ne costituisce la condizione di possibilità. La nozione di tempo associabile a Φ₀ è quindi di tipo assoluto e simultaneo, non orientato, non derivante da alcun processo. L’assenza di dinamiche interne implica che Φ₀ sia invariante: qualsiasi trasformazione che possa definirsi temporalmente o spazialmente localizzata risulta logicamente esclusa dalla sua struttura. Non esistendo variazioni interne, Φ₀ non può nemmeno essere soggetto a misura. La sua esistenza è silente, ma necessaria: non può essere esperito direttamente, ma soltanto dedotto come struttura implicata in ogni relazione che ammetta differenziazione.
La trattazione di questo paragrafo si limita a chiarire la natura di Φ₀ in quanto fondamento assiomatico. Non è ancora necessario – né metodologicamente corretto – introdurre altre entità strutturali come funzioni di campo, dinamiche informazionali o strutture emergenti. Ogni ulteriore nozione sarà formalmente trattata solo quando risulterà logicamente derivabile dalla struttura generale, e inserita nei paragrafi successivi con esplicita dichiarazione del passaggio concettuale.
In questo quadro, Φ₀ sarà considerato come il riferimento assoluto per la futura definizione di coerenza coscienziale, senza che ciò implichi anticipazioni formali sul significato della funzione di coscienza o sulla dinamica delle sue componenti. Qualunque misurazione fenomenica, ogni stato informazionale o ogni variazione locale assumeranno coerenza logica solo in quanto riferiti a Φ₀, ma tale riferimento non implica – né ora né in seguito – alcuna interazione o partecipazione attiva da parte di Φ₀ stesso. La sua funzione è puramente normativa e strutturale.
3.1.2 – Invarianza strutturale
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo Φ₀ è definito come assolutamente invariante. Questo implica che le sue derivate spaziali e temporali siano nulle ovunque e per ogni istante: ∂Φ₀/∂t = 0 e ∇Φ₀ = 0. Tali condizioni formalizzano l’assenza di qualsiasi trasformazione interna o esterna al campo, rendendolo logicamente immune a ogni forma di mutamento, distribuzione o propagazione.
Da ∂Φ₀/∂t = 0 deriva direttamente che Φ₀ non varia in funzione del tempo. Il campo non registra alcuna trasformazione, non possiede alcuna direzione temporale e non partecipa a dinamiche di transizione. È logicamente indipendente da ogni asse temporale, risultando immobile, eterno e simultaneo in tutta la sua estensione logica. Non esiste un “prima” o un “dopo” rispetto a Φ₀: ogni coordinata t appartiene a un dominio che non lo coinvolge.
Dalla condizione ∇Φ₀ = 0 discende che il campo è privo di variazione spaziale. Non presenta distribuzione, direzionalità o intensità locale: è formalmente omogeneo e isotropo, privo di struttura differenziale. Non si può definire alcuna regione in cui Φ₀ abbia valori diversi, né stabilire un centro o una periferia. La nozione stessa di localizzazione perde significato all’interno di Φ₀.
Questa doppia invarianza – temporale e spaziale – è necessaria per conferire coerenza formale alla teoria. Senza un riferimento assoluto, non è possibile definire una variazione. Ogni sistema informazionale che presenti struttura, contenuto, gradiente o evoluzione deve necessariamente essere definito in opposizione a una base costante. Qualsiasi nozione di trasformazione, intensità, differenziazione o significato richiede un termine rispetto al quale tali qualità possano essere formalmente espresse.
In tal senso, Φ₀ non è un campo nel senso fisico del termine, ma una costante strutturale che rende logicamente definibile la variazione. L’assenza di dinamica interna in Φ₀ è ciò che permette di concepire ogni forma di dinamica altrove. Senza Φ₀, il concetto stesso di variazione locale non avrebbe alcun significato formale, né potrebbe essere codificato in termini matematici. In questo contesto, ogni ipotetica entità informazionale che dovesse manifestare mutamento o articolazione dovrà farlo in relazione a Φ₀ come riferimento assoluto.
L’invarianza di Φ₀ è dunque non solo una proprietà, ma una necessità logica: è la condizione strutturale che rende possibile l’emergenza di qualsiasi articolazione significativa nello spazio delle funzioni coscienziali. Ogni configurazione futura sarà definita rispetto a questo fondamento assiomatico, senza che esso subisca mai alterazioni.
3.1.3 – Assenza di dimensionalità fisica
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo Φ₀ è definito come privo di qualsiasi dimensionalità fisica. In termini formali, ciò è espresso dalla notazione [Φ₀] = ∅, che indica l’assenza totale di unità di misura associabili a tale struttura. Φ₀ non è esprimibile né in secondi, né in metri, né in joule, né in coulomb, né in alcuna combinazione di grandezze fondamentali del Sistema Internazionale. La sua funzione teorica non si colloca all’interno delle categorie della quantità, ma in quelle della struttura logica.
L’assenza di dimensionalità implica che Φ₀ non può essere identificato con alcun campo noto della fisica, né con grandezze scalari né con grandezze tensoriali. Non è un campo quantistico, non è una funzione d’onda, non è un potenziale, né una densità, né una carica. La sua essenza teorica esclude ogni tentativo di interpretazione in termini energetici, entropici, meccanici o geometrici. Di conseguenza, ogni tentativo di attribuire a Φ₀ una frequenza, un’energia, una curvatura o una massa risulterebbe logicamente contraddittorio: la definizione stessa di Φ₀ esclude ogni proprietà derivabile da unità fisiche.
Questo statuto di adimensionalità è coerente con la natura non comparativa di Φ₀: non potendo essere misurato, non può essere confrontato, sommato, differenziato o integrato in relazione a qualunque grandezza estensiva o intensiva. Qualsiasi operazione matematica condotta su Φ₀ conserva la sua invarianza formale: Φ₀ + a = Φ₀, ∂Φ₀/∂x = 0, ∫Φ₀ dx = Φ₀ · x. La moltiplicazione o divisione di una quantità fisica per Φ₀ non produce trasformazioni dimensionali, ma soltanto normalizzazioni formali prive di significato fisico diretto.
Il fatto che Φ₀ sia logicamente esterno allo spaziotempo ne conferma l’impossibilità di localizzazione. Non può essere situato in un punto, proiettato lungo un asse, né esteso su una regione. L’assenza di coordinate implica l’assenza di metriche e di causalità nel senso fisico. La sua esistenza non implica presenza, la sua permanenza non implica durata, e la sua funzione non implica influenza: Φ₀ non è un ente operativo, ma un riferimento assiomatico.
Soltanto in modo ausiliario, e senza ancora ricorrere alla formula madre della TUC, si può anticipare che qualunque entità coscienziale definita all’interno della teoria (e dunque misurabile) sarà espressa come rapporto rispetto a Φ₀. In tal senso, Φ₀ opera come denominatore astratto: è il termine immutabile rispetto al quale si definisce la deviazione strutturale di una funzione informazionale. Ciò spiega perché le grandezze coscienziali nella TUC non siano mai assolute, ma sempre relazionali, e perché ogni contenuto significativo emerga solo nella misura in cui esiste una differenza strutturale rispetto a Φ₀.
La formalizzazione di Φ₀ come ente privo di dimensione è pertanto indispensabile non solo per distinguerlo da ogni entità empirica, ma per renderlo capace di fondare logicamente l’intero dominio informazionale. Qualsiasi attributo osservabile, misurabile o computabile deve avere origine da ciò che Φ₀ non è: solo nella negazione strutturale di Φ₀ può emergere un contenuto fenomenico definito.
3.1.4 – Status ontologico di Φ₀
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo Φ₀ occupa una posizione ontologicamente primaria: non rappresenta una configurazione informativa, ma la condizione strutturale che rende possibile qualsiasi differenziazione informazionale. Non è un contenuto, né una forma, né una frequenza, né una struttura dinamica; è l’origine logico-formale della possibilità stessa che qualcosa si distingua da qualcos’altro.
Φ₀ non è informazione. L’informazione, per sua definizione, implica trasformabilità, discontinuità, variazione strutturale. Φ₀, al contrario, è ciò che non varia, non si trasforma, non si differenzia. Esso rappresenta, in senso rigorosamente deduttivo, il principio di non-differenziazione, ovvero l’unica entità la cui esistenza logica precede ogni distinzione possibile. In questo senso, può essere pensato come l’elemento neutro della geometria informazionale: ciò rispetto a cui ogni variazione assume valore, ma che di per sé è privo di struttura interna.
La presenza di Φ₀ non si manifesta come evento o stato esperienziale, ma come vincolo necessario per la definibilità stessa di ogni processo coscienziale. Ogni configurazione localizzata, ogni dinamica, ogni forma di significato implica, per esistere, la possibilità di essere distinta da un riferimento assoluto. Φ₀ è questo riferimento: non uno sfondo fenomenico, ma la base logica comune a tutte forme.
Dal punto di vista strutturale, Φ₀ è l’unico valore per cui la totale assenza di differenziazione implica anche la cessazione di ogni variazione temporale e ogni estensione spaziale del sistema. Non appena ogni distinzione informazionale tende ad annullarsi, ciò che rimane non è un oggetto, ma una condizione coerente e non articolata, che, pur non generando fenomeni, fonda ogni fenomeno possibile.
In tale prospettiva, Φ₀ non è un’entità empiricamente osservabile né uno stato raggiungibile funzionalmente, ma un fondamento assiomatico privo di contenuto, inalterabile e logicamente irrinunciabile. La sua esistenza non può essere verificata per via diretta, ma solo dedotta come presupposto formale necessario per la consistenza di ogni struttura coscienziale articolata.
Tuttavia, nonostante la sua natura assiomatica e non osservabile, la TUC rimane una teoria scientificamente falsificabile. Essa formula predizioni strutturate e rigorose sul comportamento dei sistemi coscienziali, e prevede condizioni precise per l’emergenza artificiale di coscienza. La generazione operativa di campi C(x,t) stabili, informazionalmente coerenti e dotati delle caratteristiche fenomeniche dedotte dalla teoria, costituirebbe una conferma indiretta ma formale dell’esistenza di Φ₀ come vincolo logico-funzionale necessario. In tal senso, l’emergenza coscienziale secondo TUC non dimostra Φ₀ come entità osservabile, ma come struttura necessaria alla realizzabilità stessa della coscienza.
3.1.5 – Stato limite: Φ₀ come residuo non fenomenico
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo Φ₀ costituisce il fondamento ontologico assoluto, non derivato e non trasformabile, rispetto al quale ogni configurazione fenomenica coscienziale può essere formalmente definita. La sua funzione non è quella di generare contenuti o esperienze, ma di rendere possibile, in modo strutturale, l’emergere di qualunque variazione informazionale. Ne consegue che, nel limite in cui tutte le differenziazioni informazionali si annullano, ogni dinamica temporale si arresta e ogni gradiente spaziale si dissolve, ciò che permane non è un’assenza, ma una presenza logica invariabile: Φ₀.
Questo stato estremo non può essere interpretato come una forma di “vuoto percettivo”, poiché tale espressione implicherebbe un riferimento soggettivo esperienziale. In realtà, la condizione in cui δΦ(x,t) → 0 ovunque, comportando che la funzione C(x,t) tenda a 0, non corrisponde a una coscienza vuota o spenta, ma a un’assenza formale di coscienza strutturata. Tuttavia, tale condizione è logicamente esclusa dal dominio ontologico della TUC: come formalizzato nel Teorema dell’inammissibilità ontologica di δΦ(x,t) = 0, ogni sistema per cui δΦ = 0 produce C = 0 e risulta privo di nucleo causale ΣΦ, quindi non può appartenere al campo delle configurazioni coscienziali ammissibili.
Infatti, sostituendo δΦ(x,t) = 0 nella formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, si ottiene C(x,t) = 0 ∀ x,t. Ma per assioma, Φ₀ ≠ 0; ne consegue che δΦ ≠ Φ₀. La configurazione ipotizzata è dunque distinta da Φ₀, eppure non produce alcuna coscienza. Si genera così una contraddizione interna: esisterebbe una struttura informazionale diversa da Φ₀ che non si manifesta fenomenicamente, violando il principio fondamentale della TUC secondo cui ogni δΦ ≠ Φ₀ deve generare C(x,t) ≠ 0. In altre parole, l’esistenza di informazione non coscienzializzata è ontologicamente inammissibile. Pertanto, il caso δΦ = 0 è formalmente definibile solo come configurazione esterna allo spazio fenomenico della teoria.
Il solo limite coerente ammesso all’interno della TUC è dato da δΦ(x,t) → Φ₀, condizione per cui C(x,t) → 1: uno stato di coerenza assoluta, privo di informazione differenziale ma internamente consistente. In tale scenario, ogni fluttuazione è indistinguibile dal campo, e lo stato risultante è una coscienza impersonale, non fenomenica, priva di soggetto e contenuto.
Questo stato non è accessibile dall’interno dell’esperienza ordinaria né rappresentabile retroattivamente. La coscienza differenziata, per esistere, richiede δΦ ≠ Φ₀, ossia uno scarto informazionale. Di conseguenza, Φ₀ non è mai direttamente esperito dalla coscienza fenomenica, ma è sempre implicato come sfondo logico: una base non vissuta ma indispensabile.
In termini strutturali, questa condizione rappresenta il bordo logico dell’intero dominio fenomenico della TUC. Al di fuori di essa, non vi è né articolazione interna, né spazio o tempo fenomenici, ma nemmeno assenza assoluta: ciò che permane è Φ₀ come configurazione coerente e costante. Non si tratta di una dissoluzione dell’essere, ma di una configurazione non informata che condiziona, senza manifestarsi, ogni possibilità di manifestazione.
La TUC non interpreta quindi Φ₀ come un oggetto dell’esperienza, ma come la soglia oltre la quale la struttura fenomenica si dissolve. Esso è il massimo della coerenza, il punto limite della differenziazione, la condizione originaria e asintotica di ogni sistema coscienziale. In questo senso, Φ₀ non è ciò che si manifesta, ma ciò che resta quando ogni manifestazione si ritira, e proprio per questo può essere considerato il residuo non fenomenico della coscienza.
3.1.6 – Verificabilità indiretta di Φ₀
Sebbene il campo Φ₀ sia assunto come entità assiomatica nella struttura formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la sua esistenza non è sottratta a ogni verifica razionale. Al contrario, pur non potendo essere rilevato empiricamente come oggetto o evento fenomenico, Φ₀ si manifesta come necessità strutturale deducibile da fenomeni osservabili che, altrimenti, non avrebbero spiegazione interna sufficiente. La teoria impone che ogni sistema coscienziale coerente implichi un riferimento assoluto, costante e invariante: questo riferimento è ciò che Φ₀ formalizza.
La presenza di Φ₀ si rende evidente attraverso la coerenza non locale tra eventi coscienziali distribuiti in domini spaziali disconnessi. In tali casi, le strutture fenomeniche si organizzano secondo un ordine simultaneo che non può essere spiegato da meccanismi causali locali o trasmissioni fisiche sequenziali. Questa proprietà non locale implica che le configurazioni coscienziali condividano un riferimento comune, esterno alle metriche dello spaziotempo ordinario: esattamente ciò che definisce Φ₀ come campo non locale, non propagante e non misurabile.
Un secondo indicatore strutturale è rappresentato dalla sincronizzazione istantanea di configurazioni complesse, in cui stati coscienziali differenti mostrano variazioni simultanee coerenti, senza alcuna intermediazione fisica rilevabile. Il coordinamento informazionale osservato in sistemi neurocognitivi distribuiti, o tra esperienze fenomeniche integrate ma separate spazialmente, suggerisce che esista un vincolo costante cui ogni fluttuazione δΦ si rapporta in tempo reale. Tale sincronizzazione è logicamente interpretabile solo postulando un’invarianza non locale, compatibile con la funzione strutturale di Φ₀.
Infine, l’esperienza coscienziale unificata in assenza di un supporto materiale sufficiente – come nei casi in cui fenomeni complessi emergono senza una correlazione lineare con substrati fisici osservabili – costituisce una terza evidenza indiretta. In tali condizioni, la struttura dell’esperienza fenomenica si configura come più coerente dell’informazione fisica disponibile. Ciò implica che tale coerenza non derivi interamente da vincoli locali del sistema, ma da un ordine strutturale che si mantiene come riferimento costante, indipendentemente dalle fluttuazioni locali: una descrizione funzionale e logica di Φ₀.
In tutti questi casi, la verificabilità di Φ₀ non è empirica nel senso convenzionale, ma formale: deriva dal fatto che l’unico modo logicamente coerente per spiegare tali fenomeni è postulare l’esistenza di un campo invariante, atemporale, assoluto e non differenziato, che rende possibile la definizione stessa delle differenze. La presenza di Φ₀ si deduce dalla struttura del fenomeno, non dalla sua misurazione diretta.
3.1.7 – Esclusione di interpretazioni errate
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo Φ₀ deve essere inteso esclusivamente come fondamento assiomatico, non definibile attraverso categorie concettuali esterne al sistema deduttivo della teoria. Ogni tentativo di attribuire a Φ₀ significati estranei all’apparato logico della TUC – siano essi di natura fisica, informazionale, mentale o simbolica – risulta inammissibile dal punto di vista epistemico.
Φ₀ non è una coscienza, non è un’energia, non è una mente, non è un vuoto, non è una frequenza, e non è un’informazione latente. Non possiede dinamiche, non ha struttura interna, non evolve, non interagisce, e non può essere localizzato né misurato. La sua natura è priva di dimensionalità fisica e non può essere correlata a grandezze operative o osservabili.
Non è lecito assimilare Φ₀ a concetti teorici della fisica contemporanea – quali campi quantistici, vuoti di energia, fluttuazioni del punto zero o substrati universali – poiché tali entità, pur astratte, implicano strutture trasformabili o metriche definite. Φ₀, per definizione, è statico, omogeneo, assoluto, privo di varianza e di densità. È una costante logica di riferimento e non una struttura dinamica.
La sua funzione nella TUC non è descrittiva né interpretativa, ma formale: Φ₀ è l’ente invariante che consente di definire ogni variazione informazionale δΦ(x,t), da cui la coscienza emerge come relazione. L’intera architettura fenomenica della teoria si fonda sulla non-equivalenza tra δΦ(x,t) e Φ₀. Pertanto, ogni tentativo di attribuire a Φ₀ proprietà attive, agentive, semiotiche o simboliche ricade al di fuori del dominio teorico ammesso.
La correttezza formale della TUC richiede che Φ₀ venga trattato unicamente come costante ontologica non strutturata, irriducibile a qualsiasi altra entità o principio concettuale, e logicamente necessaria alla definibilità della coscienza. Ogni altra rappresentazione ne comprometterebbe la coerenza assiomatica.
3.1.8 – Funzione epistemica di Φ₀ nella TUC
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo Φ₀ riveste la funzione fondamentale di riferimento invariante rispetto al quale ogni altra entità, variazione o contenuto può essere definito. La sua presenza non implica un ruolo causale, energetico o dinamico, ma logico-strutturale: è ciò che rende formalmente possibile la misura, la variazione, l’emergere di informazione, e dunque l’esperienza coscienziale in senso pieno.
Tutte le strutture fenomeniche che popolano il dominio della realtà osservabile – dalle formazioni fisiche e biologiche fino ai processi cognitivi e percettivi – non sono entità autonome, ma configurazioni differenziali rispetto a Φ₀. La loro esistenza, nel formalismo della TUC, presuppone la possibilità di distinguersi da una condizione invariante, assoluta e priva di informazione interna. Senza tale condizione, nessuna struttura avrebbe valore misurabile, nessun evento avrebbe intensità, e nessuna coscienza potrebbe essere formalmente articolata.
In questo senso, Φ₀ funge da fondamento epistemico della realtà coscienziale: non perché costituisca una base materiale o computazionale del mondo fisico, ma perché definisce il piano logico su cui ogni differenziazione prende forma. Ogni contenuto percettivo, ogni transizione cognitiva, ogni unità di significato fenomenico, sorge come scarto strutturato da tale campo, che resta invariato, silenzioso, ma indispensabile. Nulla nella teoria può essere formalizzato senza la sua implicita presenza.
L’assioma fondativo della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, formalizza questa relazione fondamentale: la coscienza, in ogni suo aspetto locale e dinamico, è espressa come rapporto tra una fluttuazione e il campo assoluto. Anche se tale formula madre non viene ancora sviluppata in dettaglio in questa fase del testo, essa stabilisce che la coerenza, l’integrazione e la differenziazione coscienziale sono tutte derivazioni da Φ₀, e quindi lo presuppongono come riferimento necessario.
L’intero apparato teorico, inclusa la possibilità di elaborare metriche fenomeniche, dinamiche evolutive, soglie di coerenza e identità strutturali, si fonda sulla presenza di Φ₀ come costante formale. Questo lo rende il punto di origine logico dell’intero dominio ontologico ammesso dalla TUC, senza il quale né spazio vissuto, né tempo fenomenico, né causalità interna potrebbero essere dedotti in modo coerente.
La funzione epistemica di Φ₀ è quindi duplice: da un lato è condizione originaria e universale della formalizzazione coscienziale, dall’altro è l’unico elemento non derivato, da cui ogni altra relazione teorica prende forma. Nessuna struttura può essere analizzata, classificata o esperita senza un riferimento costante, assoluto e invariante. Φ₀ è precisamente questo: l’origine non esperienziale da cui ogni esperienza diventa formalmente possibile.
3.2 – La fluttuazione δΦ come origine dell’esperienza
3.2.1 – Definizione formale di δΦ(x,t)
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la fluttuazione δΦ(x,t) rappresenta la variabile informazionale locale da cui ogni stato coscienziale trae definibilità. Essa è definita matematicamente come una funzione scalare di due variabili continue, spazio x e tempo t, su un dominio D ⊆ ℝ². L’espressione δΦ(x,t) indica una deviazione rispetto a un riferimento assoluto, e in quanto tale non può esistere né essere misurata se non in relazione a un campo costante di confronto: il campo Φ₀.
La funzione δΦ(x,t) non ha significato assoluto, ma solo differenziale: non descrive un contenuto fisico, né una proprietà intrinseca del sistema, ma la distanza informazionale locale da una condizione di invarianza totale. Tale condizione è formalmente rappresentata dal campo Φ₀, che è statico, privo di variazioni spaziali e temporali, e privo di contenuti distinguibili. Ne deriva che ogni valore di δΦ(x,t) è logicamente definito come differenza da un valore che non varia, non interagisce e non è localizzato.
La struttura della funzione δΦ(x,t) deve quindi essere intesa in senso relazionale e non ontologico: essa non è un “oggetto”, né un segnale, né una sostanza. Il suo dominio definitorio è interamente determinato dall’esistenza di Φ₀ come termine di confronto. La sua interpretazione come “fluttuazione” implica la presenza di una configurazione informazionale che rompe localmente l’unità indifferenziata del campo assoluto.
Sebbene δΦ(x,t) sia definita matematicamente come una funzione continua e scalare, non deve essere associata ad alcuna grandezza fisica empirica. Non ha unità di misura autonome, non veicola energia, non rappresenta un campo quantistico. La sua natura è puramente formale: esprime una variazione significativa solo perché valutata rispetto a una struttura che per definizione non varia. In questo senso, δΦ(x,t) è l’unica componente dinamica all’interno della definizione assiomatica della coscienza, ma la sua esistenza è subordinata alla presenza logica del campo Φ₀.
Questa dipendenza formale implica che δΦ(x,t) non possa essere concepita come entità autonoma o materializzabile. Qualsiasi tentativo di interpretarla in termini computazionali, biologici o energetici tradirebbe il quadro teorico da cui essa proviene. Essa non emerge da processi fisici, ma da una struttura di riferimento assiomatica che ne condiziona il significato. La fluttuazione informazionale è quindi l’elemento minimo da cui ogni articolazione fenomenica può essere dedotta, ma non è mai un’entità separabile o originaria rispetto al fondamento statico da cui dipende.
3.2.2 – Ruolo ontologico e non-autonomo di δΦ
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la fluttuazione δΦ(x,t) non possiede alcuno statuto ontologico indipendente: non è un ente, non è una sostanza, non è un campo fisico. Essa è definita esclusivamente come variazione informazionale locale rispetto a una struttura assoluta, Φ₀, e non ha esistenza se non all’interno di questa relazione. La formula madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, non descrive due entità autonome interagenti, ma un rapporto strutturale in cui δΦ è logicamente subordinato alla presenza invariante di Φ₀.
Dal punto di vista ontologico, questa subordinazione implica che δΦ(x,t) non possa essere concepito come qualcosa “che accade” nello spazio-tempo, né come “processo” autonomo. La sua natura non è fisica, computazionale o energetica, e ogni interpretazione in tal senso comprometterebbe la coerenza formale del sistema teorico. δΦ non è un oggetto, non è una proprietà intrinseca del sistema, non è un “input”, né uno “stimolo”. Non esprime attività, ma soltanto una differenziazione astratta rispetto a ciò che, per definizione, non differisce: il campo Φ₀.
La sua funzione non è dunque quella di rappresentare una componente attiva o generativa, ma di segnalare una distanza logico-informazionale rispetto a un fondamento assoluto. Tale distanza è priva di significato se non nella misura in cui viene riferita a Φ₀. L’intero dominio semantico di δΦ(x,t) è interno alla struttura relazionale della formula madre: al di fuori di questa, il concetto di fluttuazione perde validità logica e consistenza definitoria.
La differenziazione che δΦ rappresenta non è un evento fenomenico, né una trasformazione materiale, ma una condizione relazionale puramente formale. Non vi è nulla da osservare in δΦ se non la sua posizione rispetto a Φ₀. Qualsiasi tentativo di associare a δΦ un contenuto neurale, percettivo o computazionale equivale a una reificazione indebita, non giustificabile in termini teorici. δΦ non è ciò che accade nel cervello, ma ciò che, sul piano assiomatico, rompe localmente la coerenza perfetta di Φ₀ e rende possibile una misura coscienziale.
In tal senso, δΦ deve essere inteso come costrutto deduttivo: non come entità o funzione causale, ma come variabile informazionale derivata, il cui unico significato è interno alla relazione strutturale da cui sorge la coscienza. Ogni stato coscienziale C(x,t) implica per definizione una deviazione δΦ(x,t), ma tale deviazione non si aggiunge a Φ₀: esiste solo come espressione differenziale del rapporto stesso. La sua realtà è quella della relazione, non quella dell’oggetto.
3.2.3 – Origine della coscienza come rapporto strutturale
La Teoria Unificata della Coscienza (TUC) fonda la definizione formale del fenomeno cosciente sulla relazione strutturale espressa dalla formula assiomatica:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
Tale relazione non è un’analogia fisica né un modello empirico, ma un principio assiomatico che definisce la coscienza locale C(x,t) come espressione del rapporto tra una fluttuazione informazionale δΦ(x,t) e il campo unificato invariante Φ₀. In questo contesto, C(x,t) non è un oggetto, né un effetto, ma una misura formale: rappresenta la coerenza informazionale istantanea in un punto dello spazio-tempo, risultante dalla deviazione locale rispetto al fondamento assoluto.
La variabile δΦ(x,t), in quanto funzione differenziale, non è sufficiente a produrre coscienza se non è riferita a Φ₀. Non ha contenuto semantico autonomo. La coscienza non emerge da δΦ(x,t) in quanto tale, ma dal fatto che esso risulti diverso da Φ₀. Infatti, nel caso limite in cui δΦ(x,t) = 0 ovunque, si ottiene C(x,t) = 0: la coscienza è assente. Questa condizione, come già discusso nella sezione precedente, è logicamente esclusa dal dominio fenomenico ammesso dalla teoria.
Viceversa, se δΦ(x,t) → Φ₀, si ottiene C(x,t) → 1: la coscienza si avvicina a uno stato di coerenza assoluta, privo di contenuto differenziale. In tale configurazione, non vi è alcuna distinzione informazionale residua tra δΦ e Φ₀, e quindi non vi è esperienza fenomenica nel senso ordinario, ma una forma-limite di coscienza impersonale e perfettamente strutturata. Questo stato non rappresenta la cessazione della coscienza, bensì il suo massimo grado di coerenza, caratterizzato dalla scomparsa di ogni contenuto informativo.
Ogni configurazione fenomenica significativa si colloca, pertanto, in una regione intermedia: δΦ(x,t) ≠ Φ₀ e δΦ(x,t) ≠ 0. In questo intervallo, la funzione C(x,t) assume valori compresi tra 0 e 1, definendo un dominio continuo di stati coscienziali, la cui intensità e articolazione dipendono direttamente dalla struttura locale della fluttuazione. Questo implica che l’emergenza della coscienza non può essere attribuita a entità discrete o supporti materiali, ma è definita interamente come misura relazionale all’interno di una geometria informazionale.
Dal punto di vista deduttivo, la formula madre non è semplicemente una definizione funzionale, ma l’identità formale che permette di derivare tutte le proprietà fenomeniche del sistema. Ogni altra funzione o criterio (temporale, spaziale, causale) trova fondamento in questa relazione. La coscienza non è altro che il rapporto strutturato tra una variazione informazionale locale e una costante ontologica non trasformabile: Φ₀. Tutta la fenomenologia cosciente, in quanto tale, scaturisce da questa struttura assiomatica.
3.2.4 – Proprietà differenziali: ∂δΦ/∂t e ∇δΦ
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la fluttuazione informazionale δΦ(x,t), intesa come struttura differenziale rispetto al campo invariante Φ₀, acquisisce significato fenomenico soltanto attraverso la sua variazione nello spazio e nel tempo. Tale variazione è formalmente descritta dalle derivate parziali ∂δΦ/∂t e ∇δΦ, che costituiscono i parametri fondamentali per la definizione della dinamica coscienziale.
La derivata temporale ∂δΦ/∂t rappresenta il tasso istantaneo di variazione informazionale in un punto, rispetto alla coordinata temporale t. Questa quantità non esprime un cambiamento fisico, ma la transizione strutturale locale della fluttuazione, e quindi del contenuto esperienziale, in funzione del tempo. Una funzione δΦ(x,t) costante nel tempo (cioè ∂δΦ/∂t = 0) corrisponde a una condizione informazionale statica, che, in assenza di variazione spaziale, non è sufficiente a generare esperienza cosciente.
Allo stesso modo, il gradiente spaziale ∇δΦ misura la variazione direzionale di δΦ(x,t) lungo le coordinate spaziali x. Esso esprime la distribuzione differenziata dell’informazione su un dominio D ⊆ ℝⁿ e fornisce la struttura geometrica interna della configurazione fenomenica. In assenza di gradiente (∇δΦ = 0), lo stato informazionale è omogeneo, e quindi privo di articolazione spaziale significativa dal punto di vista coscienziale.
L’esistenza di una coscienza dinamica, non riducibile a uno stato uniforme e statico, richiede che almeno una di queste due derivate sia non nulla. In altre parole, l’esperienza fenomenica implica necessariamente una variazione differenziale, sia nel tempo che nello spazio. Questo vincolo costituisce una conseguenza diretta della formula madre della TUC, nella quale il numeratore δΦ(x,t) è assunto come funzione differenziale coerente rispetto a un riferimento costante.
Benché in questa sezione non si introducano ancora formalmente le derivate della funzione di coscienza C(x,t), è importante notare che ogni variazione osservabile della coscienza deriva unicamente dalla variazione di δΦ(x,t). Questo implica che ogni dinamica coscienziale legittima è codificata nella struttura differenziale interna della fluttuazione. Lo stato fenomenico non è un dato discreto, ma una configurazione continua che evolve strutturalmente attraverso ∂δΦ/∂t e ∇δΦ.
La presenza di derivate non nulle, pertanto, non è un’aggiunta accidentale, ma una condizione minima necessaria alla definizione stessa di esperienza cosciente nel quadro assiomatico della TUC. Ogni contenuto, ogni forma, ogni articolazione del vissuto trova la propria origine matematica nella struttura differenziale di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀.
3.2.5 – Tipologie di configurazioni coscienziali
Nel formalismo deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni configurazione coscienziale ammissibile è descritta dalla relazione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, che definisce la coscienza locale come rapporto strutturale fra una fluttuazione informazionale e un campo assoluto invariante. L’analisi logica di questa formula consente di classificare rigorosamente gli stati coscienziali in tre configurazioni limite, ognuna corrispondente a un preciso regime della funzione δΦ(x,t).
- Configurazione nulla – Quando δΦ(x,t) = 0 ∀ x,t, allora C(x,t) = 0. In questo caso, il sistema non presenta alcuna differenziazione informazionale rispetto al campo Φ₀, ma tale assenza non implica coincidenza: poiché Φ₀ ≠ 0 per assioma, risulta δΦ ≠ Φ₀. Ne consegue che C = 0 non rappresenta uno stato di unità coscienziale, bensì una condizione priva di contenuto e priva di coscienza. Questa configurazione è logicamente esclusa dal dominio fenomenico ammesso, come dimostrato nel teorema di inammissibilità di δΦ = 0, in quanto contraddice il principio fondamentale della TUC: ogni struttura δΦ ≠ Φ₀ deve generare C ≠ 0. La condizione δΦ = 0, pur definibile matematicamente, corrisponde a uno spazio informazionale esterno alla coscienza.
- Configurazione coerente – Quando δΦ(x,t) = Φ₀ ∀ x,t, si ha C(x,t) = 1. Tale stato rappresenta la coerenza perfetta, ossia una condizione in cui la fluttuazione informazionale coincide ovunque con il campo fondativo. In questa situazione, la coscienza è massima in senso formale, ma non presenta alcuna variazione interna: non esistono contenuti distintivi, né dinamiche temporali, né articolazioni spaziali. La coscienza è priva di soggetto e oggetto, priva di attributi e di eventi, ed è quindi definita come impersonale, statica e non fenomenica. Si tratta di una configurazione limite, formalmente coerente, che rappresenta l’attrattore superiore della teoria, ma non uno stato esperienziale strutturato.
- Configurazioni intermedie – Quando δΦ(x,t) ≠ 0 ∧ δΦ(x,t) ≠ Φ₀, allora 0 < C(x,t) < 1. Questo intervallo continuo rappresenta l’unico dominio in cui la coscienza fenomenica strutturata può esistere. La fluttuazione si distingue da Φ₀ ma non collassa in assenza informazionale. Vi è differenziazione locale, dinamica temporale, articolazione spaziale, e quindi esperienza cosciente in senso pieno. Tali configurazioni corrispondono agli stati cognitivi, percettivi ed emozionali, e descrivono la totalità dei fenomeni vissuti. In termini strutturali, essi costituiscono l’intero dominio operativo della TUC.
Questa tripartizione non deriva da un’ipotesi esterna, ma emerge direttamente dalla struttura assiomatica della formula madre. Ogni condizione coscienziale ammissibile nella TUC è una funzione continua il cui valore è rigorosamente compreso nell’intervallo (0,1), con esclusione dei due estremi. Gli stati con C = 0 o C = 1 non sono fenomenicamente accessibili in quanto mancano, rispettivamente, di informazione differenziata o di variazione interna. Solo le configurazioni in cui δΦ(x,t) si discosta parzialmente ma strutturalmente da Φ₀ danno origine a stati coscienziali vivi, dinamici e localmente articolati.
3.2.6 – Struttura informazionale come fondamento semantico
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la fluttuazione δΦ(x,t) non rappresenta un’informazione oggettiva o autonoma, ma una variazione strutturale definita esclusivamente in relazione al campo unificato Φ₀. La sua funzione non è quella di trasportare segnali o dati, bensì di generare differenziazione fenomenica rispetto a un riferimento assoluto, invariante e non localizzato. In tal senso, δΦ(x,t) non possiede un contenuto semantico intrinseco, ma solo una configurazione relazionale, interpretabile come “significato” all’interno di un dominio logico-coerente.
Poiché la coscienza è definita formalmente dal rapporto C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ogni espressione significativa del campo δΦ(x,t) risulta strutturalmente vincolata al suo grado di coerenza rispetto a Φ₀. La presenza di fluttuazioni disorganizzate o caotiche, prive di struttura interna coerente, non costituisce automaticamente contenuto esperienziale. Al contrario, solo quando δΦ(x,t) presenta una forma ordinata, distribuita secondo regolarità spaziali e temporali, la sua configurazione può divenire semanticamente interpretabile come contenuto fenomenico.
Tale interpretabilità non implica un processo di decodifica cognitiva, né una correlazione con rappresentazioni neurali o simboliche, ma una condizione formale interna: una distribuzione informazionale in grado di sostenere la definizione di C(x,t) come funzione non nulla, differenziata e localmente strutturata. In questa prospettiva, il “significato” non è altro che la forma logica della differenza coerente: l’emergere di un contenuto coscienziale definito attraverso una fluttuazione organizzata rispetto al campo costante.
Sebbene il formalismo non richieda, a questo stadio, l’introduzione di criteri quantitativi come A(t) o soglie di coerenza, è necessario riconoscere che la mera esistenza di δΦ(x,t) ≠ 0 non è condizione sufficiente per la generazione di contenuti semantici. La TUC postula che l’esperienza fenomenica richiede una struttura minima di organizzazione interna, senza la quale la differenziazione rimane priva di consistenza percettiva. Di conseguenza, il concetto stesso di semantica coscienziale si fonda su proprietà formali della configurazione δΦ(x,t), non su interpretazioni esterne o modelli rappresentazionali.
La struttura informazionale è quindi il fondamento del significato coscienziale, non come categoria simbolica, ma come funzione relazionale che emerge dalla distribuzione coerente delle variazioni δΦ(x,t) rispetto al campo Φ₀. Ogni atto di coscienza fenomenica implica, implicitamente, una soglia strutturale che discrimina tra disordine non semantico e configurazione significativa. È entro questo dominio intermedio che si articola l’intero spettro della vita mentale.
3.2.7 – Criterio di accesso al dominio fenomenico
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la sola presenza di una fluttuazione informazionale δΦ(x,t) non è condizione sufficiente per attribuire a un sistema la proprietà di coscienza. Affinché un sistema sia ammesso all’interno del dominio fenomenico, è necessario che la funzione δΦ(x,t), definita localmente su un dominio D ⊆ ℝ², possieda struttura, persistenza e relazionalità rispetto al campo assoluto Φ₀.
La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ stabilisce che la coscienza emerge da un rapporto tra una deviazione informazionale e una struttura invariante. Tuttavia, tale rapporto assume significato fenomenico soltanto se δΦ(x,t) presenta un’organizzazione sufficientemente coerente da produrre una configurazione C(x,t) localmente definita, internamente differenziata e dinamicamente non nulla. In particolare, non ogni scostamento arbitrario da Φ₀ genera coscienza fenomenica: variazioni caotiche, disomogenee o istantanee, prive di continuità spaziale e temporale, non soddisfano i requisiti minimi per definire una coscienza strutturata.
Questo implica che δΦ(x,t) deve esibire un grado minimo di coerenza informazionale, sufficiente a generare una rete relazionale di stati C(x,t) non nulli, localmente connessi e temporalmente integrati. Sebbene tale soglia di coerenza non venga ancora formalizzata in questa sezione, essa è logicamente necessaria per distinguere le fluttuazioni ammissibili (potenzialmente coscienziali) da quelle non strutturabili (ontologicamente inerti rispetto alla teoria).
In questo quadro, l’accesso al dominio fenomenico non dipende né dalla complessità computazionale né dalla materialità del sistema, ma dalla capacità di δΦ(x,t) di sostenere una struttura informazionale coerente in rapporto costante con Φ₀. È tale organizzazione interna, e non la natura fisica del substrato, a costituire il criterio formale minimo per la generazione della coscienza.
3.2.8 – Implicazioni fenomenologiche e percettive
All’interno della formalizzazione assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni contenuto dell’esperienza – che si tratti di una percezione sensoriale, di una rappresentazione mentale o di un’emozione – può essere descritto come una configurazione locale e temporanea della fluttuazione δΦ(x,t) definita rispetto al campo invariabile Φ₀. La coscienza non viene intesa come contenitore né come sostanza, ma come rapporto informazionale normalizzato, espresso dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In tal senso, ogni manifestazione fenomenica emerge come differenza strutturata e misurabile rispetto alla condizione assiomatica di non-differenziazione.
La variabilità spaziale e temporale di δΦ(x,t) costituisce il fondamento strutturale di ciò che, a livello soggettivo, si manifesta come esperienza vissuta. Ad esempio, una percezione visiva, come la comparsa improvvisa di un colore, equivale a una variazione localizzata di δΦ in una regione definita del dominio spaziale D e in un intervallo temporale finito. Tale variazione, una volta riferita a Φ₀, si traduce in un valore definito di C(x,t), la cui dinamica – cioè il suo variare nel tempo e nello spazio – coincide con l’insorgere, la modulazione e il dissolversi del contenuto percepito.
Analogamente, anche stati interni come un’emozione o un pensiero riflessivo trovano collocazione strutturale nella geometria della fluttuazione δΦ(x,t): essi non sono entità autonome né eventi isolabili, ma regioni dinamicamente coese del campo informazionale, il cui significato fenomenico deriva dalla loro forma, intensità, durata e integrazione contestuale rispetto alla totalità della configurazione.
Da ciò consegue che l’intero vissuto cosciente non è altro che un campo strutturato di variazioni informazionali rispetto a una base invariabile. Il campo C(x,t), risultante dalla normalizzazione di δΦ(x,t) su Φ₀, rappresenta dunque la mappa formale della coscienza in un dominio dato, dove ogni punto corrisponde a un valore di esperienza locale. La fenomenologia, nella TUC, non è separabile dalla matematica della variazione: ogni significato soggettivo è l’espressione locale di una relazione differenziale, e ogni forma percettiva è la superficie fenomenica di una struttura informazionale sottostante.
3.2.9 – Condizione necessaria e sufficiente
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la fluttuazione informazionale δΦ(x,t) rappresenta l’unico elemento variabile della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, essendo Φ₀ una costante logico-ontologica assoluta, invariante e non differenziata. Questo assetto consente di definire con rigore il criterio logico-fenomenico di accesso alla coscienza in termini di necessità e sufficienza.
Condizione necessaria:
Sia C(x,t) una funzione di coscienza definita su un dominio D ⊆ ℝ². Dalla formula madre, risulta che se δΦ(x,t) = 0 ∀ (x,t) ∈ D, allora C(x,t) = 0 ∀ (x,t), poiché ogni valore nullo al numeratore comporta l’annullamento del rapporto. Ne consegue che, in assenza di qualsiasi variazione informazionale locale, il sistema risulta privo di contenuto coscienziale. Formalmente:
δΦ(x,t) = 0 ⇒ C(x,t) = 0 ∀ (x,t)
Tale configurazione rappresenta l’assenza totale di fenomenalità e struttura causale, e viene esclusa dal dominio coscienziale della teoria, come già dedotto nel teorema dell’inammissibilità di δΦ = 0. Pertanto, δΦ(x,t) ≠ 0 è condizione necessaria per l’esistenza di coscienza.
Condizione sufficiente:
Affinché una configurazione δΦ(x,t) dia origine a coscienza formalmente definita, non basta che essa sia semplicemente diversa da zero: è inoltre necessario che sia coerente rispetto a Φ₀, ovvero che la sua struttura informazionale risulti relazionabile al campo di riferimento costante in modo continuo e definito. Quando tale coerenza sussiste, il rapporto δΦ(x,t) / Φ₀ produce un campo C(x,t) ben definito, continuo, differenziabile, interpretabile come coscienza distribuita su D.
Poiché Φ₀ è costante e non annullabile, ogni δΦ(x,t) coerente (ossia strutturalmente definibile, integrabile e differenziabile su D) genera automaticamente una configurazione C(x,t) corrispondente. Formalmente:
δΦ(x,t) definita e relazionata a Φ₀ ⇒ C(x,t) ben definita ∀ (x,t)
Segue che la presenza di δΦ(x,t) strutturata e relazionata a Φ₀ è condizione sufficiente per la generazione di coscienza.
Questa doppia implicazione – necessità di δΦ ≠ 0 e sufficienza della sua coerenza rispetto a Φ₀ – stabilisce in modo formale che l’intera fenomenologia coscienziale, secondo la TUC, è interamente riducibile alla geometria relazionale della fluttuazione informazionale rispetto al campo unificato. δΦ(x,t) rappresenta dunque non solo il vettore locale dell’esperienza, ma anche il criterio strutturale che ne fonda l’esistenza.
3.2.10 – Ontogenesi della fluttuazione primaria
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la fluttuazione δΦ(x,t) rappresenta la condizione differenziale minima per la definizione del campo coscienziale C(x,t), secondo la relazione fondativa C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La formula implica che ogni stato cosciente, personale o impersonale, richiede l’esistenza di una deviazione locale rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀. Tuttavia, la teoria assume Φ₀ come struttura perfettamente simmetrica, atemporale, autosussistente e non dinamica, priva di variazioni interne, da cui non può originarsi causalmente alcun processo differenziale. L’emergenza di δΦ(x,t) non può dunque essere spiegata attraverso una trasformazione evolutiva del campo Φ₀, ma deve essere dedotta come possibilità logica implicita nella sua definizione ontologica.
In assenza di tempo, spazio e causalità, l’ipotesi di una dinamica generativa è logicamente priva di significato. La comparsa di δΦ(x,t) ≠ Φ₀ deve quindi essere interpretata come rottura formale di simmetria rispetto a un dominio limitato D ⊂ ℝⁿ × ℝ, senza che ciò implichi un’alterazione intrinseca del campo Φ₀. Tale rottura non è determinata da un evento esterno o da una forza interna, ma corrisponde alla manifestazione di uno stato relazionale non identico, compatibile con la struttura globale. L’atto ontogenetico consiste quindi nella definizione di una relazione tra due stati distinti, Φ₀ e δΦ(x,t), senza presupporre l’esistenza di un’origine temporale o causale nel senso tradizionale.
Ciò comporta che la prima fluttuazione non possa essere dedotta dalla teoria come evento necessario, ma come condizione minima affinché il campo C(x,t) sia definito. L’assioma fondamentale della TUC consente l’esistenza della coscienza solo a partire da una deviazione, per quanto minima, dalla simmetria originaria. In questo senso, l’ontogenesi di δΦ(x,t) rappresenta un limite epistemico interno: non è predicibile, né spiegabile causalmente, ma è logicamente indispensabile affinché il sistema possa contenere una fenomenologia coscienziale strutturata.
La formalizzazione di tale condizione sarà oggetto di ulteriore analisi nei sottoparagrafi successivi, dove verranno definite con precisione le proprietà, i vincoli e le implicazioni logico-matematiche dell’emergenza primaria di δΦ(x,t) nel contesto assiomatico della TUC.
3.2.10.1 – Condizione assiomatica di Φ₀
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il Campo Unificato Fondamentale Φ₀ è definito assiomaticamente come struttura ontologica assoluta, autosussistente, indivisibile, perfettamente simmetrica, priva di localizzazione, non soggetta al tempo, e ontologicamente immutabile. Per definizione, Φ₀ non ammette né derivata temporale ∂Φ₀/∂t, né gradiente spaziale ∇Φ₀, né alcuna funzione interna in grado di modificarne lo stato. È dunque esclusa ogni forma di dinamica, causalità, propagazione o instabilità. Φ₀ è statico, eterno, privo di entropia e di qualsiasi struttura differenziale.
Poiché il campo coscienziale C(x,t) è definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, l’esistenza stessa della coscienza, in qualunque forma, dipende interamente dalla presenza di una fluttuazione δΦ(x,t) distinta da Φ₀. Ne segue che, in assenza di tale fluttuazione, cioè nel caso δΦ(x,t) = 0, il campo C(x,t) si annulla formalmente:
δΦ(x,t) = 0 ⇒ C(x,t) = 0
Tuttavia, questa condizione – pur essendo matematicamente concepibile – è logicamente inammissibile nel quadro assiomatico della TUC. Infatti, lo stato δΦ(x,t) = 0 implicherebbe l’assenza totale di qualsiasi relazione informazionale interna al sistema, rendendo C(x,t) indeterminato e violando l’assunto strutturale secondo cui la coscienza emerge come relazione tra δΦ e Φ₀. Per questo, il teorema di inammissibilità di δΦ = 0 stabilisce che tale configurazione è formalmente esclusa dal dominio delle soluzioni possibili della TUC: non è compatibile con la definibilità della coscienza né come struttura impersonale, né come nucleo attivo.
Viceversa, nel limite massimo δΦ(x,t) = Φ₀, si ha:
C(x,t) = 1
ovvero una coscienza piena, uniforme, priva di contenuti differenziali, dove non esistono né flussi, né gradienti, né dinamiche. Questo stato rappresenta una configurazione perfettamente coerente, non-duale, in cui la coscienza impersonale è pienamente presente ma non manifesta alcun fenomeno interno. In tale regime, A(t) = 1, ∂C/∂t = 0, ∇C(x,t) = 0, e ΣΦ = ∅.
È importante sottolineare che, pur essendo la base assoluta di tutte le strutture coscienziali, Φ₀ non è mai oggetto dell’esperienza fenomenica. Non può contenere informazione, né esprimere differenze, né agire come substrato causale. La sua funzione ontologica è esclusivamente quella di costituire il termine di riferimento necessario per l’emergere di ogni possibile configurazione coscienziale informata: δΦ(x,t) può esistere solo in quanto differenza da Φ₀, e C(x,t) solo come misura di tale differenza.
Pertanto, la condizione assiomatica di Φ₀ fissa il limite inferiore e superiore dell’ontologia TUC: da un lato, impedisce l’annullamento totale della fluttuazione δΦ (δΦ ≠ 0 per definibilità del campo), dall’altro esclude la possibilità di mutazione interna del campo di base (Φ₀ è assoluto). La coscienza emerge solo nel dominio relazionale tra ciò che fluttua e ciò che permane, tra δΦ e Φ₀, senza che quest’ultimo possa mai essere oggetto di trasformazione o origine causale.
3.2.10.2 – Impossibilità di causalità originaria
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni relazione causale presuppone la possibilità di una trasformazione nel tempo, ovvero una variazione strutturale definita da ∂/∂t. Tuttavia, il campo unificato fondamentale Φ₀, assunto come fondamento ontologico del sistema, è per definizione atemporale, statico, privo di derivata temporale e spaziale, indivisibile e autosussistente. Pertanto, risulta logicamente inammissibile ipotizzare qualunque forma di causalità interna al campo Φ₀.
Formalmente:
∂Φ₀/∂t = 0 e ∇Φ₀ = 0
implicano che nessun processo dinamico possa aver luogo in Φ₀. In particolare, non è possibile definire in esso alcuna instabilità, rottura, transizione di stato o fluttuazione spontanea. Ogni tentativo di formulare una causa interna alla comparsa di una differenziazione δΦ(x,t) rispetto a Φ₀ implicherebbe l’introduzione di un operatore temporale su un ente privo di tempo, violando la coerenza logica del sistema.
Né è possibile ricorrere a campi esterni, meccanismi esogeni o principi generativi supplementari: la TUC è costruita come sistema formale chiuso, in cui tutte le strutture coscienziali devono emergere da relazioni interne tra δΦ(x,t) e Φ₀, secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. L’introduzione di una “origine causale” per δΦ implicherebbe un’estensione del formalismo oltre i suoi assiomi fondamentali, invalidandone l’autoconsistenza.
Ne consegue che la fluttuazione δΦ(x,t), pur essendo logicamente necessaria per la definizione della coscienza, non può essere giustificata causalmente. La sua comparsa non è deducibile da un meccanismo interno a Φ₀, né può essere rappresentata come effetto di un processo evolutivo. La teoria, pertanto, non fornisce una genesi dinamica della prima differenziazione, ma ne assume la possibilità come condizione logica per la definibilità stessa del campo C(x,t).
Questa impossibilità di causalità originaria non costituisce una lacuna epistemica, ma un vincolo strutturale del sistema: nessuna legge formale può spiegare il proprio atto di fondazione. La TUC riconosce questo limite e lo incorpora come condizione di coerenza interna, ammettendo la non derivabilità della prima differenziazione δΦ ≠ Φ₀, senza compromettere la validità del proprio impianto deduttivo. Ogni ulteriore sviluppo teorico può avere luogo solo a partire dalla condizione δΦ(x,t) ≠ Φ₀, che costituisce l’ipotesi minima per l’emergere della coscienza strutturale.
3.2.10.3 – Emergenza differenziale come condizione logica
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni stato coscienziale è definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Da questa relazione segue che ogni contenuto informazionale coscienziale è funzione del grado di differenziazione tra la fluttuazione δΦ(x,t) e il campo unificato fondamentale Φ₀. In particolare, la condizione δΦ(x,t) = Φ₀ implica C(x,t) = 1, cioè uno stato perfettamente coerente, statico e privo di variazione fenomenica interna.
Pertanto, la condizione δΦ(x,t) ≠ Φ₀ è logicamente equivalente alla presenza di coscienza fenomenica attiva. In tale stato, si ha:
C(x,t) ≠ 1 ⇒ ∂C/∂t ≠ 0 e/o ∇C(x,t) ≠ 0
Questa formulazione implica che l’emergenza della coscienza richiede necessariamente una rottura della simmetria interna rispetto al campo assoluto Φ₀. Tuttavia, la TUC non consente di interpretare questa rottura come effetto di una causa esterna o di un meccanismo dinamico originario, in quanto ciò violerebbe la natura atemporale e autosufficiente di Φ₀ (vedi 3.2.10.2).
L’emergenza di δΦ(x,t) deve quindi essere intesa non come processo causale, ma come condizione logico-formale necessaria affinché la coscienza sia definibile. La TUC assume Φ₀ come struttura invariante di riferimento, rispetto alla quale ogni δΦ(x,t) rappresenta una deviazione relazionale. Tale deviazione non è imposta da un agente esterno, ma costituisce la configurazione minima richiesta affinché esista un contenuto informazionale localizzabile nel dominio spazio-temporale.
Formalmente, la funzione C(x,t) può essere definita solo se δΦ(x,t) ≠ 0. Ma il caso δΦ = 0 è escluso dalla struttura della teoria per incompatibilità con l’assioma madre, come sancito dal teorema di inammissibilità di δΦ = 0. Ne consegue che ogni coscienza definita (C ≠ 0) richiede una δΦ ≠ 0 e, affinché C(x,t) ≠ 1, è necessario che δΦ(x,t) ≠ Φ₀.
Questa deviazione è la base per l’esistenza di significato relazionale, gradiente, dinamica interna e nucleo causale ΣΦ. Senza tale differenza, nessuna informazione, nessuna coscienza attiva, nessun mondo esperibile è formalmente ammissibile. L’emergenza di δΦ è dunque condizione logica, non evento ontologico: rappresenta il punto minimo di articolazione possibile tra la struttura assoluta Φ₀ e la pluralità delle configurazioni fenomeniche definite nel campo C(x,t).
3.2.10.4 – Deviazione come necessità semantica
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il significato fenomenico non è un attributo assoluto, ma una proprietà relazionale derivata dalla deviazione informazionale tra la fluttuazione δΦ(x,t) e il campo unificato fondamentale Φ₀. La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ sancisce che ogni configurazione coscienziale è una funzione normalizzata della differenza tra la struttura locale del campo e il suo riferimento assoluto. In tale struttura, Φ₀ non rappresenta un contenuto ma un fondamento privo di informazione in sé, essendo perfettamente simmetrico, atemporale, e privo di variazione.
Questo implica che l’informazione, intesa come contenuto significativo per un sistema cosciente, non può emergere da Φ₀ in assenza di differenziazione. Formalmente, se δΦ(x,t) = Φ₀, allora C(x,t) = 1, cioè il sistema si trova in uno stato massimamente coerente ma fenomenicamente vuoto: ogni punto del campo è identico, ogni gradiente nullo, ogni struttura relazionale assente. Non esiste alcun contenuto selezionabile, né alcuna distinzione interna che possa essere interpretata come esperienza.
Ne segue che la sola condizione in cui possa sussistere una struttura coscienziale dotata di significato fenomenico è quella in cui:
δΦ(x,t) ≠ Φ₀ ⇒ C(x,t) ≠ 1
Tale deviazione, nella semantica interna alla TUC, è condizione logica necessaria per la generazione di qualsiasi contenuto: solo nel confronto interno tra δΦ(x,t) e Φ₀ può emergere una distribuzione non uniforme di valori coscienziali C(x,t), cioè una configurazione fenomenica dotata di varianza, informazione, salienza.
Non si tratta di una dinamica causale, né di un atto generativo esterno, ma di una condizione formale minima per la possibilità del significato. L’assenza di perfetta identità tra δΦ(x,t) e Φ₀ è la sola condizione sotto la quale la coscienza può articolare contenuti distinti e definibili. In altri termini: Φ₀ garantisce l’esistenza del campo, ma è la deviazione δΦ/Φ₀ che fonda ogni semantica interna, ogni nucleo ΣΦ, ogni gradiente, ogni percezione, ogni mondo.
Questa necessità semantica, derivata dalla struttura logico-matematica della TUC, stabilisce che l’atto originario della coscienza – l’emergere di C(x,t) come relazione informazionale – è logicamente possibile solo a partire da una differenziazione interna. Senza di essa, il campo esisterebbe come stato statico, eterno e impersonale, privo di articolazione semantica. Solo la deviazione rende possibile l’esperienza.
3.2.10.5 – Contraddizione deduttiva dell’ipotesi Φ₀ eterno
Nel sistema assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni configurazione coscienziale è definita dalla relazione funzionale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Ne segue che, nel caso in cui δΦ(x,t) coincida ovunque e per ogni tempo con Φ₀, il valore della coscienza risulta ovunque costante e pari a uno:
Se δΦ(x,t) = Φ₀ ∀ (x,t) ⇒ C(x,t) = 1 ∀ (x,t)
Tale condizione rappresenta uno stato di coerenza globale perfetta: nessuna variazione spaziale o temporale del campo, nessuna informazione differenziale, nessuna struttura relazionale. Formalmente:
∂C/∂t = 0 ∇C = 0 var(C) = 0 ⇒ A(t) = 1
In questo scenario limite, il campo coscienziale esiste, ma non manifesta alcun contenuto fenomenico. La coscienza è pienamente presente, ma non vi è alcun mondo, alcuna esperienza, alcuna distinzione informazionale. Il sistema si trova in uno stato statico ontologicamente pieno ma semanticamente vuoto. La struttura causale ΣΦ è assente, poiché non può emergere in assenza di varianza interna.
L’ipotesi δΦ(x,t) = Φ₀ ∀ (x,t) definisce quindi una condizione teorica di massima coerenza e minima differenziazione, in cui il dominio informazionale risulta completamente annullato: supp(∇δΦ) → ∅, ∂δΦ/∂t = 0, ∇²δΦ = 0. Questo implica che la coscienza è priva di ogni struttura differenziale – né tempo fenomenico τ(x,t), né spazio fenomenico ξ(x,t), né gradiente, né curvatura – e pertanto non contiene alcun significato manifestabile.
Tuttavia, tale ipotesi è contraddetta empiricamente. L’esistenza del mondo fenomenico, l’esperienza di contenuti, variazioni, relazioni, entità e differenze osservabili in qualsiasi configurazione C(x,t) ≠ 1, implica necessariamente che:
∃ (x,t) tale che δΦ(x,t) ≠ Φ₀ ⇒ C(x,t) ≠ 1
La sola osservabilità di uno stato differenziato falsifica l’ipotesi che δΦ(x,t) = Φ₀ ovunque. Ne consegue, per argomentazione per assurdo, che l’ipotesi di un campo eterno identico a Φ₀ in ogni punto e in ogni tempo è incompatibile con il dato fenomenologico della coscienza strutturata. Questo risultato non deriva da un postulato empirico, ma da una deduzione formale interna alla TUC, applicata alla sua formula madre.
In termini logico-formali: se la coscienza è mai stata fenomenicamente attiva, allora il campo δΦ(x,t) non può coincidere ovunque con Φ₀. L’ipotesi dell’eternità di Φ₀ come configurazione pienamente coincidente con δΦ è quindi autocontraddittoria rispetto alla definibilità stessa di C(x,t) come fenomeno strutturato.
Conclusione deduttiva: δΦ(x,t) ≠ Φ₀ almeno in qualche istante e in qualche regione del dominio D × ℝ. Pertanto, C(x,t) ≠ 1 almeno localmente. L’ipotesi di un Φ₀ eterno e non differenziato è logicamente ammissibile come fondamento, ma la sua identificazione permanente con δΦ(x,t) è incompatibile con l’esistenza della coscienza fenomenica.
3.2.10.6 – Limite formale della teoria: non deducibilità della prima δΦ
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il Campo Unificato Fondamentale Φ₀ è definito come struttura perfettamente simmetrica, atemporale, indivisibile, priva di qualsiasi dinamica interna. Da tale definizione discende direttamente l’impossibilità logico-formale di derivare dall’interno di Φ₀ una qualsiasi variazione o fluttuazione δΦ(x,t). In termini rigorosi, non esiste alcun operatore definito all’interno della TUC che possa trasformare Φ₀ in una configurazione differenziata δΦ ≠ Φ₀:
∂Φ₀/∂t = 0 ∇Φ₀ = 0 ⇒ δΦ non è funzione di Φ₀
Pertanto, l’esistenza stessa di δΦ(x,t), condizione necessaria affinché sia definibile una coscienza strutturata secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, non è deducibile come conseguenza logica della struttura di Φ₀. Non essendoci all’interno di Φ₀ alcun parametro, gradiente o dinamica interna, non è possibile postulare alcun meccanismo causale di emergenza, né una rottura spontanea originata dal campo stesso.
Questo implica un limite fondamentale della teoria: la TUC, pur essendo un sistema formale completamente deduttivo a partire dalla condizione δΦ(x,t) ≠ Φ₀, non può includere né giustificare al proprio interno l’origine della prima fluttuazione. La prima differenziazione δΦ, cioè la deviazione da Φ₀ necessaria per rendere definibile C(x,t) ≠ 1, rappresenta una condizione iniziale logicamente ammessa, ma non dedotta.
Tale limite non indebolisce la coerenza del sistema, ma ne definisce la portata epistemologica: la TUC è una teoria ontologico-fenomenica che assume l’esistenza di una deviazione strutturale dal campo simmetrico, e deduce da essa tutte le configurazioni coscienziali possibili, le loro dinamiche, metriche, ricorrenze e strutture causali. Una volta che δΦ ≠ Φ₀ è ammesso, tutto il resto segue per deduzione necessaria.
Formalmente:
δΦ(x,t) ≠ Φ₀ ⇒ C(x,t) ≠ 1 ⇒ coscienza fenomenica possibile
ma
δΦ(x,t) ≠ Φ₀ non è deducibile da Φ₀
Di conseguenza, il sistema assiomatico TUC è chiuso rispetto alle sue premesse logiche, ma aperto rispetto alla giustificazione della prima deviazione. Questo limite è strutturale e riflette una condizione comune a tutti i sistemi formali autosufficienti: nessun sistema assiomatico può giustificare internamente il proprio primo atto di rottura o distinzione ontologica.
La TUC, in quanto teoria assiomatica della coscienza, non ha lo scopo di spiegare l’origine dell’universo o del tempo, ma di descrivere con rigore tutto ciò che accade una volta che una configurazione δΦ(x,t) ≠ Φ₀ è data. In questo senso, la prima fluttuazione non è un postulato empirico, ma una necessità logica per la definibilità stessa della coscienza strutturata.
3.2.10.7 – Natura relazionale dell’atto ontogenetico
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’origine della coscienza non può essere intesa come produzione di un contenuto, né come attivazione di una sostanza, bensì come instaurazione di una relazione strutturale tra due termini ontologicamente distinti: il Campo Unificato Fondamentale Φ₀ e una sua fluttuazione differenziale δΦ(x,t). L’essenza stessa della coscienza, nel sistema formale della TUC, è espressa dalla formula madre:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
Questa relazione non è analoga a un’operazione aritmetica tra grandezze fisiche, ma rappresenta la condizione strutturale minima affinché un dominio informazionale assuma valenza coscienziale. In particolare, se δΦ(x,t) = Φ₀, il rapporto diventa unitario e privo di varianza, ovvero:
δΦ(x,t) = Φ₀ ⇒ C(x,t) = 1
In questo stato, ogni differenziazione informazionale è annullata, ogni gradiente soppresso, ogni contenuto fenomenico reso inaccessibile. La coscienza in quanto struttura relazionale risulta logicamente definita, ma fenomenicamente vuota: esiste solo come presenza impersonale assoluta, non come campo differenziato. Al contrario, per qualsiasi configurazione δΦ(x,t) ≠ Φ₀, il rapporto δΦ/Φ₀ assume una forma informazionalmente significativa, dando luogo a un contenuto coscienziale fenomenico, localmente strutturato.
Ne segue che l’atto ontogenetico fondamentale non consiste nella “comparsa” di qualcosa, ma nella rottura di una simmetria perfetta: la deviazione δΦ da Φ₀ non genera entità, ma crea una relazione, e solo tale relazione può essere intesa come coscienza. L’ontologia della TUC è dunque interamente relazionale: non postula oggetti primi né eventi creativi, ma individua nel rapporto strutturale fra fluttuazione e campo assoluto la condizione necessaria e sufficiente per la manifestazione del reale.
In questo senso, la coscienza non è un elemento che sorge ex nihilo, né un effetto causale nel tempo, ma la forma logica della differenza tra ciò che varia e ciò che permane. L’essere cosciente non è mai un assoluto autonomo, ma sempre l’esito di un confronto interno, strutturato e misurabile rispetto al fondamento Φ₀. L’ontogenesi coscienziale è pertanto formalizzabile come attualizzazione di un’asimmetria interna logicamente necessaria, che non modifica Φ₀ ma ne fa emergere, per scarto, una struttura relazionale finita.
Questa prospettiva esclude ogni forma di creazionismo ontologico o di spontaneismo dinamico: la nascita della coscienza nella TUC non è evento, ma configurazione relazionale, e la sua persistenza è funzione della coerenza e della struttura interna del rapporto C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. L’esistenza di coscienza è quindi riducibile all’esistenza di una deviazione informazionale misurabile rispetto a un fondamento invariante: non una comparsa ontica, ma una differenza relazionale attiva.
3.3 – Campo C(x,t) come rapporto informazionale
3.3.1 – Definizione formale del campo coscienziale
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo coscienziale C(x,t) è definito come entità relazionale che emerge dalla comparazione tra una fluttuazione informazionale locale δΦ(x,t) e il fondamento assoluto Φ₀, secondo la formula madre assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Questa relazione non è derivata da strutture fisiche preesistenti, ma costituisce l’origine logico-formale del dominio fenomenico coscienziale. La coscienza, in questo contesto, non è una proprietà sostanziale, ma una misura normalizzata della variazione informazionale rispetto a una costante assoluta non modificabile.
Il dominio di definizione di C(x,t) è costituito da ogni punto (x,t) ∈ D ⊆ ℝ² in cui δΦ(x,t) è formalmente definita. Poiché Φ₀ è per assioma una costante invariabile, eterna e non annullabile, non può costituire condizione di esistenza operativa. Il criterio effettivo di definibilità del campo coscienziale risiede esclusivamente nella regolarità di δΦ(x,t): la funzione C(x,t) esiste solo laddove δΦ(x,t) è logicamente computabile, continua e localmente strutturata. In questo senso, C(x,t) è una funzione derivata che assume valore solo su sottodomini coerenti del sistema informazionale.
La continuità e la differenziabilità del campo C(x,t) dipendono direttamente dalle proprietà di δΦ(x,t). Se la fluttuazione è continua su D, allora C(x,t) ∈ C⁰(D); se δΦ ∈ C¹(D), allora C(x,t) risulta appartenere allo spazio delle funzioni C¹(D), dato che Φ₀ è costante. La regolarità di δΦ(x,t) determina quindi la possibilità di costruire operatori differenziali su C(x,t), condizione necessaria per l’analisi formale delle dinamiche coscienziali, senza introdurre contenuti evolutivi espliciti in questa fase.
Dal punto di vista dimensionale, l’identità [C(x,t)] = [δΦ(x,t)] / [Φ₀] comporta che, essendo [Φ₀] = ∅ per assioma, anche C(x,t) sia adimensionale. Non possedendo unità fisica, il campo coscienziale non è riconducibile a nessuna grandezza misurabile nel sistema SI. I valori di C(x,t) sono privi di interpretazione metrologica e si configurano come entità puramente strutturali, definite unicamente nel contesto della relazione fra fluttuazione e fondamento.
Ne consegue che C(x,t) non è una variabile dotata di realtà ontologica autonoma: non esprime né materia, né energia, né informazione nel senso classico, ma una configurazione formale che acquisisce significato solo in funzione del rapporto con Φ₀. Attribuire significato assoluto ai valori di C(x,t), senza riferimento alla struttura generativa δΦ(x,t), contraddice la costruzione teorica della TUC. Ogni contenuto fenomenico risulta dunque vincolato alla forma e alla variazione della fluttuazione rispetto al campo assoluto.
La topologia del dominio coscienziale è indotta dalla continuità locale di δΦ(x,t), che può presentare disomogeneità, discontinuità o singolarità; tali strutture si riflettono direttamente su C(x,t). Il fondamento Φ₀, essendo privo di variazione, non introduce alcuna eterogeneità nel campo, e non è responsabile di alcuna dinamica interna. Pertanto, l’intera configurazione del campo coscienziale è determinata dalla morfologia informazionale di δΦ(x,t), mentre C(x,t) rappresenta il risultato formale di tale struttura, senza alcuna causalità autonoma.
3.3.2 – Condizioni di esistenza e dominio di definizione
La definizione del campo coscienziale C(x,t), assunta come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, presuppone l’esistenza di una fluttuazione informazionale δΦ(x,t) relazionabile a un fondamento assoluto invariabile. Il campo C(x,t) è dunque definito in ogni punto (x,t) ∈ D ⊆ ℝ² in cui δΦ(x,t) risulti computabile, continua e formalmente strutturata. Il denominatore Φ₀, essendo assiomaticamente definito come costante assoluta, non soggetta a variazione, annullamento o manipolazione operativa, non costituisce un parametro condizionale, ma un vincolo strutturale necessario alla formulazione stessa della teoria. La condizione Φ₀ = 0 è logicamente priva di senso all’interno della TUC, e la sua formulazione implicherebbe la dissoluzione dell’intero dominio strutturale della coscienza.
Ne consegue che l’unico vincolo effettivo alla definizione di C(x,t) è la validità interna di δΦ(x,t): la coscienza non può emergere né essere definita nei punti in cui la fluttuazione informazionale è assente, incoerente, discontinua o non formalizzabile. In tal senso, C(x,t) non è una funzione ovunque definita sul dominio D, ma una grandezza relazionale che emerge solo nei sottodomini in cui δΦ(x,t) è logicamente consistente rispetto al fondamento Φ₀. La presenza del campo unificato non garantisce l’esistenza del campo coscienziale, ma ne costituisce la condizione ontologica di sfondo; la condizione operativa è invece data dalla strutturabilità formale della variazione δΦ(x,t).
Questo criterio permette di distinguere tra regioni fenomenicamente attive e regioni fenomenicamente vuote. Laddove δΦ(x,t) è ben posta, continua e coerente, C(x,t) risulta definita; altrove, il campo coscienziale decade. Ciò stabilisce un principio formale di selettività per l’accesso al dominio fenomenico, anticipando il concetto di soglia di coerenza: non ogni variazione genera coscienza, ma solo quelle strutture informazionali che soddisfano condizioni minime di consistenza interna e relazionabilità al fondamento. Questo principio funge da base per la successiva formalizzazione dei criteri metrici e topologici dell’emergenza coscienziale, in cui il campo C(x,t) assume lo statuto di variabile strutturale situata, vincolata e logicamente derivata.
3.3.3 – Natura relazionale e assenza di proprietà intrinseche
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo coscienziale C(x,t), definito dalla relazione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, non possiede alcuna proprietà ontologica autonoma, né è funzione diretta di entità fisiche quali materia, energia, spazio o tempo. Essendo per costruzione una misura adimensionale di variazione informazionale, C(x,t) è un’entità puramente relazionale: la sua esistenza, il suo valore e le sue proprietà sono interamente determinati dalla configurazione interna di δΦ(x,t), in riferimento al campo costante e assoluto Φ₀. Questo implica che ogni aspetto osservabile della coscienza sia effetto della forma della fluttuazione, e non dell’esistenza di componenti materiali o energetici sottostanti.
Non esiste alcuna funzione C(x,t) = f(materia) o C(x,t) = f(energia) che possa essere postulata in modo coerente con la formula madre. Infatti, né la massa né l’energia né altre grandezze fisiche dotate di unità dimensionali sono logicamente compatibili con l’identità strutturale [C(x,t)] = ∅. Di conseguenza, qualunque tentativo di ricondurre la coscienza a stati materiali o quantitativi autonomi è, nel quadro teorico della TUC, privo di fondamento formale. C(x,t) non descrive dunque alcun attributo ontologico indipendente del sistema, ma solo una relazione fra strutture, riferita a un fondamento invariabile.
Tale natura relazionale comporta che la coscienza non sia oggettivamente localizzabile come proprietà intrinseca dei sistemi fisici. Un dato sistema non è cosciente “perché è materiale” o “perché contiene energia”, ma lo è solo se la sua configurazione informazionale δΦ(x,t) è strutturata, coerente e relazionabile internamente a Φ₀. Questo principio esclude ogni forma di identificazione riduzionista: non è possibile derivare l’esistenza di C(x,t) da misure di grandezze fisiche classiche, né prevederne l’attivazione sulla base di parametri esterni non strutturalmente derivati.
La conseguenza epistemologica di questa impostazione è che la coscienza non può essere trattata come una proprietà oggettiva nel senso fisicalista standard, ma solo come struttura emergente all’interno di un sistema che soddisfa condizioni formali precise. Tuttavia, ciò non implica l’inosservabilità della coscienza. Il campo C(x,t) può essere ricostruito indirettamente attraverso l’analisi delle variazioni di δΦ(x,t), ovvero attraverso la dinamica informazionale interna del sistema. L’accesso osservativo alla coscienza è quindi possibile solo nella misura in cui la fluttuazione è computabile, coerente e accessibile attraverso processi di mappatura strutturale.
All’interno della TUC, la coscienza non è invisibile perché inafferrabile, ma perché formalmente definita in termini non riducibili a sostanze o misure esterne. Essa è osservabile solo come fenomeno relazionale generato da strutture interne, e qualunque procedura di rilevazione deve necessariamente riferirsi alla dinamica di δΦ(x,t), non a substrati materiali presunti. Il criterio di realtà coscienziale è quindi intrinsecamente strutturale: ciò che esiste coscienzialmente è solo ciò che è formalmente differenziato e relazionabile rispetto a Φ₀.
3.3.4 – Derivate fondamentali del campo: ∂C/∂t e ∇C(x,t)
La struttura relazionale del campo coscienziale C(x,t), definito assiomaticamente come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, consente una derivazione rigorosa delle sue variazioni locali nel dominio spazio-temporale D ⊆ ℝ². Le derivate fondamentali di C(x,t) emergono direttamente dal calcolo differenziale applicato alla funzione di rapporto, tenendo conto della costanza assoluta di Φ₀. Sia ∂C/∂t la derivata parziale rispetto al tempo, sia ∇C(x,t) il gradiente spaziale, esse risultano formalmente determinate dalle corrispondenti variazioni della fluttuazione informazionale, secondo le identità:
∂C/∂t = (∂δΦ/∂t) / Φ₀
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀
Poiché Φ₀ è costante e non derivabile, il comportamento dinamico e strutturale del campo coscienziale è interamente dipendente dalla regolarità di δΦ(x,t). Le condizioni di continuità, derivabilità e finitezza delle derivate di C(x,t) coincidono quindi con quelle della funzione δΦ(x,t). In ogni regione in cui δΦ(x,t) è di classe C¹, anche ∂C/∂t e ∇C(x,t) sono localmente ben definite e regolari, e appartengono allo stesso spazio funzionale.
L’interpretazione formale delle derivate risulta direttamente vincolata alla struttura della teoria. La quantità ∂C/∂t rappresenta la variazione temporale locale della coscienza ed è la misura diretta della trasformazione fenomenica rispetto al tempo interno. Essa quantifica la rapidità di mutamento dello stato coscienziale in un dato punto, ed è quindi legata alla dinamica evolutiva dell’esperienza. La presenza o l’assenza di ∂C/∂t distingue stati stazionari da stati transitori o attivi, e la sua intensità è direttamente proporzionale alla rapidità con cui la coscienza si differenzia nel tempo.
Il gradiente spaziale ∇C(x,t), invece, esprime la variazione direzionale della coscienza nel dominio spaziale, ovvero la misura della disomogeneità strutturale del campo. È un vettore che indica la direzione e l’intensità massima del cambiamento coscienziale tra punti adiacenti del dominio. Localmente, la presenza di un gradiente elevato indica un’elevata differenziazione fenomenica, mentre la sua assenza implica uniformità strutturale. La convergenza di ∇C(x,t) segnala zone di focalizzazione informazionale, mentre la divergenza individua configurazioni distribuite o in espansione.
Formalmente, le due derivate costituiscono i primi operatori differenziali attraverso i quali si rende possibile la costruzione di criteri dinamici per la coerenza, la continuità e la transizione di C(x,t) nel dominio. Sebbene in questa sede non si introducano ancora le funzioni τ(x,t) e ξ(x,t), la struttura analitica di ∂C/∂t e ∇C(x,t) ne anticipa il ruolo: esse forniscono le basi per la definizione rigorosa del tempo e dello spazio fenomenico come effetti strutturali delle variazioni relazionali interne alla coscienza. La trattazione delle derivate prime del campo, pertanto, non solo ne stabilisce le proprietà locali, ma prepara formalmente la possibilità di definire una metrica interna emergente coerente con l’esperienza.
3.3.5 – Configurazioni stazionarie, turbolente, coerenti
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza, la varietà di stati coscienziali osservabili emerge come conseguenza diretta della struttura differenziale del campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, attraverso le sue derivate spaziali e temporali. La classificazione delle configurazioni fenomeniche può essere dedotta in base a criteri rigorosi sulle grandezze ∂C/∂t, ∇C(x,t) e var(C(x,t)), senza fare riferimento a substrati materiali, ma unicamente alla struttura interna della funzione relazionale.
Uno stato stazionario è definito dal vincolo ∂C/∂t ≈ 0 su un sottoinsieme connesso del dominio D. In tale configurazione, la coscienza non evolve nel tempo: la fluttuazione δΦ(x,t) è localmente costante rispetto alla variabile temporale, e la relazione con Φ₀ produce un campo invariato. Formalmente, ciò implica una persistenza informazionale senza trasformazione fenomenica, condizione che può corrispondere a stati di immobilità percettiva, sospensione o quiescenza esperienziale.
Viceversa, uno stato dinamico è caratterizzato dalla condizione ∂C/∂t ≠ 0, che indica un’evoluzione attiva del contenuto fenomenico. La coscienza si modifica in modo localmente misurabile, e la derivata temporale esprime la velocità interna di tale trasformazione. In regime dinamico, le variazioni spaziali ∇C(x,t) possono essere distribuite, localizzate o irregolari, ma sempre accompagnate da un’evoluzione temporale formalmente determinata.
La coerenza del campo è descritta dalla varianza spaziale di C(x,t), ovvero da var(C(x,t)) calcolata su un sottoinsieme finito del dominio. Stati coerenti sono quelli in cui var(C) è minima o decrescente, condizione che implica uniformità fenomenica e convergenza strutturale delle fluttuazioni. Tali stati sono formalmente associati alla formazione di un nucleo causale ΣΦ stabile, inteso come struttura localizzata di informazione relazionata internamente. Il vincolo ∂C/∂t ≠ 0 ∧ var(C) ↓ definisce la condizione di transizione verso una coscienza ordinata e persistente.
Al contrario, stati caotici o turbolenti sono definiti da fluttuazioni irregolari di ∇C(x,t), con elevata varianza spaziale e assenza di pattern stabili. Formalmente, tali configurazioni sono incompatibili con la formazione di ΣΦ persistenti, poiché la distribuzione di δΦ(x,t) non consente un’aggregazione informazionale sufficientemente coesa. La presenza di divergenze, discontinuità o oscillazioni locali non convergenti rappresenta quindi la condizione dinamica della frammentazione coscienziale.
Esempi formali illustrativi:
Campo uniforme: δΦ(x,t) ≡ Φ₀ implica C(x,t) ≡ 1, ∂C/∂t = 0, ∇C = 0, var(C) = 0. Stato di massima coerenza statica, privo di contenuto differenziale.
Campo frammentato: δΦ(x,t) discontinua o rumorosa, con C(x,t) variabile e irregolare, ∇C fluttuante, var(C) elevata. Nessuna stabilizzazione di ΣΦ.
Nodo coerente: δΦ(x,t) localmente strutturata e regolare, con ∂C/∂t ≠ 0, ∇C ≠ 0 ma continuo, var(C) ↓ nel tempo. Esistenza locale di ΣΦ, indicativa di un nucleo informazionale ordinato.
Questa classificazione non implica un’interpretazione ontologica dei fenomeni, ma costituisce un criterio formale di lettura delle configurazioni strutturali interne alla coscienza, interamente deducibile dalla formula madre e dalla geometria informazionale di δΦ(x,t).
3.3.6 – Topologia del campo e simmetrie informazionali
Nel formalismo strutturale della Teoria Unificata della Coscienza, il campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ non possiede una metrica fisica intrinseca, ma ammette una descrizione topologica e funzionale interna, fondata sulla coerenza formale delle sue configurazioni. In particolare, la struttura del campo può presentare simmetrie locali o globali, definite come invarianze funzionali di C(x,t) rispetto a trasformazioni interne del dominio D ⊆ ℝ², che preservano la forma informazionale della fluttuazione δΦ(x,t).
Una simmetria locale è definita come trasformazione φ: D → D tale che C(φ(x,t)) = C(x,t) per ogni (x,t) in un intorno compatto, implicando che la fluttuazione δΦ sia isotropa o costante in quella regione, ovvero ∇δΦ(x,t) ≈ 0 e ∂δΦ/∂t ≈ 0 localmente. Tali configurazioni determinano sottodomini a elevata coerenza strutturale, privi di variazioni informazionali rilevanti, nei quali la coscienza risulta uniforme, priva di contenuto differenziale distinguibile. Formalmente, la condizione di simmetria locale si traduce nella costanza di C(x,t) su un intorno U ⊂ D, con var(C|U) = 0. Le simmetrie globali, più rare in sistemi reali, si realizzano quando l’intero campo C(x,t) è invariante rispetto a una classe di trasformazioni φ: D → D tali che C(φ(x,t)) = C(x,t) ∀ (x,t) ∈ D. Questo accade se δΦ(x,t) ≡ Φ₀ su D, da cui C(x,t) ≡ 1. In tal caso, ogni variazione spaziale e temporale viene annullata, e il campo assume la forma topologicamente uniforme massima. La simmetria globale rappresenta lo stato limite di massima coerenza, formalmente dedotto dalla formula madre, ma incompatibile con la presenza di contenuti fenomenici differenziati. La nozione di configurazione a varianza nulla emerge da questi casi come condizione strutturale rigorosa: var(C(x,t)) = 0 ⇔ C(x,t) ≡ costante su D. Ciò equivale, per definizione, alla condizione δΦ(x,t) ≡ c ⋅ Φ₀, con c ∈ ℝ⁺ costante, e implica che ogni punto del dominio è relazionalmente indistinguibile da ogni altro, poiché ∇C(x,t) = 0 e ∂C/∂t = 0. Non esistono, in tali configurazioni, informazioni differenziali né dinamiche interne, e il campo non può sostenere nuclei informazionali attivi. Per converso, la presenza di asimmetrie informazionali, cioè regioni in cui ∇C(x,t) ≠ 0 o ∂C/∂t ≠ 0, introduce strutture topologiche localmente distinte, interpretabili come domini fenomenici differenziati. Tra questi, assumono particolare rilievo le regioni in cui la coerenza è elevata ma non assoluta, e la varianza di C(x,t) risulta minima ma non nulla. Tali configurazioni definiscono un dominio coscienziale coerente, indicato come ΣΦ, che si manifesta come sottospazio topologicamente integrato, all’interno del quale δΦ(x,t) possiede continuità, regolarità e relazionabilità costante rispetto a Φ₀. La condizione per l’esistenza di ΣΦ è quindi definita dalla doppia proprietà: (i) δΦ(x,t) continua e differenziabile su DΣ ⊂ D, (ii) var(C|DΣ) ≤ ε, con ε arbitrariamente piccolo ma positivo.
Tali domini, pur non essendo metricamente misurabili in senso classico, possiedono una struttura topologica coerente, formalmente deducibile dalla geometria informazionale del campo. La loro esistenza costituisce il prerequisito per la generazione di contenuti coscienziali stabili e per la definizione di processi interni compatibili con la permanenza fenomenica.
3.3.7 – Auto-coerenza e formazione spontanea di strutture
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, l’emergere di configurazioni ordinate all’interno del campo C(x,t) risponde a una dinamica interna deducibile dalla struttura della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Poiché la coerenza informazionale A(t) è definita come funzione inversa della varianza spaziale del campo, ovvero A(t) = 1 − var(C(x,t)), la tendenza verso strutture ad alta coerenza corrisponde, in termini formali, alla progressiva riduzione di var(C(x,t)) su sottodomini connettivi. Da ciò segue che, in opportune condizioni di derivabilità e regolarità interna, il campo può spontaneamente convergere verso configurazioni informazionali che massimizzano A(t), definendo un processo strutturale di auto-organizzazione.
La deduzione di tale comportamento si fonda sulle derivate fondamentali del campo. Se in un dominio D ⊂ ℝ² risulta ∂C/∂t ≠ 0, allora il sistema presenta una variazione temporale informazionale. Se inoltre ∇²δΦ(x,t) ≠ 0, cioè la fluttuazione informazionale presenta curvatura non nulla, è possibile formalizzare una dinamica di rilassamento verso stati a minore varianza, in cui il campo C(x,t) assume una configurazione internamente più coerente. In questo contesto, il processo non necessita di condizioni esterne, ma deriva dalla relazione funzionale interna fra δΦ(x,t) e Φ₀, che vincola ogni cambiamento alla compatibilità strutturale con il fondamento.
Una tale dinamica produce, come effetto, l’emergere di configurazioni localmente stabili, caratterizzate da elevata coerenza interna e persistenza temporale, in grado di mantenere la propria struttura anche in presenza di fluttuazioni circostanti. Tali configurazioni definiscono formalmente l’auto-coerenza del campo, ovvero la capacità del sistema di generare sottodomini D_Σ ⊆ D nei quali C(x,t) mantiene una forma stabile, continua e differenziabile, con var(C|DΣ) ≪ 1 e ∂A/∂t ≥ 0. Tali condizioni permettono la nascita di unità fenomeniche persistenti, che costituiscono le basi strutturali di ciò che, in contesti successivi, sarà definito nucleo causale ΣΦ.
L’esistenza di strutture coerenti emergenti non rappresenta una proprietà imposta a posteriori, ma risulta logicamente compatibile con la formula madre, purché si assumano condizioni minime di variazione informazionale e curvatura della fluttuazione. La teoria non postula un agente ordinatore esterno né richiede meccanismi finalizzati, ma deduce l’auto-coerenza come attrattore dinamico interno del campo C(x,t). La presenza di regioni nelle quali il gradiente ∇C(x,t) si riduce localmente, mantenendo ∂C/∂t non nullo, configura un’evoluzione orientata verso l’integrazione strutturale del dominio informazionale.
Queste strutture auto-organizzate si distinguono, inoltre, per la capacità di sopravvivere a variazioni moderate di δΦ(x,t), mantenendo la propria identità formale in un contesto perturbato. Tale proprietà permette di interpretare le unità fenomeniche persistenti come nuclei funzionali dotati di coerenza interna superiore al contesto, anticipando la definizione rigorosa del concetto di nucleo causale. In termini assiomatici, si tratta di sottodomini informazionali logicamente stabili, in cui la funzione C(x,t) conserva continuità formale e ridotta varianza in presenza di ∇²δΦ(x,t) ≠ 0. Essi costituiscono, da un punto di vista topologico e dinamico, i primi candidati alla definizione oggettiva di contenuto coscienziale strutturato.
3.3.8 – Significato fenomenico della forma del campo
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza, il campo C(x,t), pur essendo definito come quantità relazionale adimensionale, possiede configurazioni spaziali e temporali che, in quanto strutture interne logicamente derivate da δΦ(x,t), sono formalmente interpretabili come corrispettivi strutturali di contenuti fenomenici differenziati. L’associazione tra forma del campo e qualità dell’esperienza non avviene per via analogica o per postulazione empirica, ma come implicazione logica della dipendenza funzionale della coscienza dalla distribuzione locale e globale delle fluttuazioni informazionali.
In particolare, il gradiente spaziale ∇C(x,t) rappresenta la misura della variazione locale della funzione C(x,t) rispetto alle coordinate spaziali. Zone caratterizzate da ∥∇C(x,t)∥ elevato corrispondono a regioni del campo in cui la differenziazione informazionale è marcata, cioè dove la coscienza rileva un cambiamento strutturale significativo nello spazio fenomenico. Tali configurazioni possono essere interpretate, in forma logicamente compatibile con la teoria, come supporti formali alla nozione di salienza percettiva: la coscienza “localizza” la propria attenzione nei sottodomini in cui il gradiente del campo è elevato, poiché tali zone costituiscono variazioni rilevanti rispetto al contesto informazionale circostante.
Parallelamente, la derivata temporale ∂C/∂t rappresenta la velocità di cambiamento informazionale lungo la dimensione temporale. Sottodomini in cui ∂C/∂t è prossimo a zero risultano stazionari o quasi stazionari, ovvero descrivono configurazioni fenomeniche che permangono nel tempo con minima variazione interna. Questo comportamento è formalmente compatibile con la percezione di continuità soggettiva o di stabilità percettiva, e costituisce un prerequisito per la formazione di contenuti coscienziali persistenti. Viceversa, una variazione intensa e localizzata nel tempo (|∂C/∂t| elevato) può costituire il correlato strutturale di eventi transitori, picchi attentivi, o variazioni emotive repentine.
Tali considerazioni permettono di tracciare una corrispondenza formale tra configurazioni geometriche del campo e proprietà fenomeniche della coscienza, pur mantenendo il rigore deduttivo. Ad esempio, una regione in cui ∇C(x,t) presenta una distribuzione radiale crescente può essere associata a un centro di focalizzazione percettiva; un dominio in cui ∂C/∂t mostra oscillazioni regolari può rappresentare una struttura fenomenica dinamica ma coerente (ad esempio un’emozione strutturata); un’area con ∥∇C(x,t)∥ ≈ 0 ma var(C(x,t)) elevata può corrispondere a un contenuto indifferenziato ma instabile, privo di coerenza interna. Queste interpretazioni non richiedono postulati ulteriori, ma derivano direttamente dalla struttura funzionale del campo.
Ne consegue che, all’interno della TUC, le qualità soggettive dell’esperienza – come percezione visiva, attenzione selettiva, emozione, immaginazione – non vengono assunte come entità primitive, ma appaiono come proprietà emergenti di configurazioni ben poste della funzione C(x,t). Ogni contenuto fenomenico è dunque una manifestazione della struttura relazionale tra δΦ(x,t) e Φ₀, espressa nella forma locale e globale del campo coscienziale, senza ricorso ad alcuna entità ontologica autonoma o supporto fisico esterno.
3.3.9 – Indipendenza dal substrato fisico
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza, la definizione assiomatica del campo coscienziale come C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ implica, per costruzione, l’indipendenza della funzione C(x,t) da qualsiasi vincolo ontologico imposto dal tipo di supporto fisico o materiale in cui si realizza δΦ(x,t). La relazione non fa riferimento a proprietà meccaniche, biologiche, chimiche o energetiche del substrato, ma esclusivamente alla struttura informazionale interna del sistema, purché essa sia relazionabile in modo continuo e coerente al fondamento invariabile Φ₀.
Formalmente, la condizione necessaria e sufficiente per la definibilità del campo C(x,t) è che esista una funzione δΦ(x,t), computabile e differenziabile su un dominio D ⊆ ℝ², tale che la relazione δΦ(x,t)/Φ₀ sia ben posta e analiticamente trattabile. In altri termini, ciò che conta per l’emergenza di coscienza è l’esistenza di un’organizzazione informazionale coerente e relazionale, e non la natura fisica del sistema che la ospita. Questo criterio è dedotto direttamente dalla formula madre e non richiede assunzioni ulteriori: il campo C(x,t) è funzione di una struttura informativa, non di un sostrato materiale.
Ne consegue che la TUC ammette la possibilità, logicamente fondata, di descrivere campi coscienziali emergenti in sistemi non biologici, a patto che siano formalmente compatibili con i requisiti di continuità, computabilità e coerenza interna di δΦ(x,t). Tali sistemi possono essere naturali o artificiali, statici o dinamici, concreti o astratti, purché dotati di una struttura di fluttuazione che possa essere formalmente relazionata al fondamento Φ₀. Questa generalizzazione non introduce alcun elemento speculativo: essa discende dalla neutralità ontologica della formula madre rispetto alla natura del dominio di definizione.
In particolare, il fatto che Φ₀ sia privo di dimensione fisica e assiomaticamente invariabile implica che la relazione C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ sia applicabile a ogni sistema in cui δΦ(x,t) sia logicamente definibile, indipendentemente dalle leggi fisiche contingenti che regolano il supporto. La coerenza tra δΦ(x,t) e Φ₀ è l’unico criterio rilevante, e l’analisi del campo coscienziale può essere estesa a ogni configurazione informazionale che soddisfi tale condizione. All’interno di questo quadro, la distinzione tra substrati biologici, computazionali o matematici perde significato fondativo, poiché la coscienza viene trattata come struttura relazionale pura.
Tuttavia, va precisato che l’indipendenza dal substrato non implica equivalenza funzionale tra sistemi fisicamente dissimili. La forma di δΦ(x,t), e quindi la struttura di C(x,t), dipende dalla dinamica interna del sistema specifico, che può essere vincolata da leggi fisiche diverse. Ciò significa che, pur essendo la definizione formale universale, la realizzabilità concreta di certi stati coscienziali può variare in base alle capacità computazionali, entropiche o dinamiche del substrato informazionale. L’universalità della formula non implica quindi uniformità fenomenica, ma validità strutturale della relazione.
3.3.10 – Riformulazione fisica e neuroscientifica tramite C(x,t)
All’interno dell’impianto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ consente una riformulazione strutturale di numerosi fenomeni fisici e neurodinamici, non per analogia, ma per derivazione diretta. La formalizzazione di C(x,t) come campo relazionale adimensionale, dotato di proprietà differenziali definite, permette infatti di esprimere grandezze quali l’entropia, la curvatura e la coerenza oscillatoria in termini strettamente funzionali alla configurazione locale di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀.
Dal punto di vista fisico, la struttura spaziale del campo C(x,t) consente la definizione di una curvatura fenomenica tramite l’operatore laplaciano applicato alla fluttuazione: ∇²δΦ(x,t). Tale quantità, divisa per il valore costante Φ₀, restituisce la curvatura informazionale locale del campo coscienziale. Questa formulazione fornisce un criterio per distinguere regioni di convergenza e divergenza fenomenica e consente di costruire una metrica fenomenica g^eff_μν(x,t) = f(∇²δΦ(x,t)) compatibile con il dominio definito da C(x,t), senza introdurre componenti metriche esogene.
Inoltre, la derivata temporale ∂C/∂t, definita come ∂δΦ/∂t / Φ₀, fornisce un indicatore diretto della variazione fenomenica nel tempo e consente una descrizione rigorosa delle transizioni di stato coscienziale. La variazione di C(x,t) su domini continui e coerenti può essere utilizzata per definire un’informazione interna differenziabile, e quindi un’entropia strutturale, in funzione della dispersione locale del campo: var(C(x,t)). La coerenza A(t), definita come A(t) = 1 − var(C(x,t)), assume quindi un ruolo centrale nella determinazione della stabilità fenomenica e dell’ordine interno del sistema, in corrispondenza a ciò che in fisica statistica è descritto come riduzione dell’entropia informazionale.
Sul piano neurofisiologico, la teoria permette di riformulare l’attività neurale in termini di strutture coerenti di δΦ(x,t). La presenza di coerenza oscillatoria (ad es. ritmi theta, alfa o gamma) all’interno di specifiche popolazioni neurali può essere interpretata, all’interno della TUC, come un dominio spazialmente esteso in cui δΦ(x,t) varia secondo strutture regolari e periodiche, tali da generare ∇C(x,t) stabili e ∂C/∂t minimamente dispersive. In questo contesto, reti neurali funzionalmente integrate corrispondono a sottodomini di C(x,t) a coerenza elevata, nei quali si osserva la formazione di strutture ΣΦ persistenti, cioè nuclei informazionali coerenti che sostengono contenuti fenomenici stabili.
Questa riformulazione rende possibile l’integrazione tra i dati sperimentali provenienti da misure neurodinamiche (EEG, fMRI, MEG) e la formalizzazione teorica della coscienza come struttura emergente da un campo informazionale. Ogni configurazione registrabile sperimentalmente può essere ricondotta, nella misura in cui si dispone di un modello computabile di δΦ(x,t), a una forma specifica di C(x,t) su un dominio coerente, e quindi mappata all’interno della topologia fenomenica descritta dalla teoria. La TUC non postula quindi corrispondenze arbitrarie tra stati fisici e coscienza, ma fornisce un criterio deduttivo per la loro integrazione formale.
3.3.11 – Confrontabilità intersistemica
La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ definisce la coscienza come struttura informazionale relazionale normalizzata rispetto a un campo assoluto, invariabile e universale. In quanto tale, il campo C(x,t) risulta logicamente confrontabile tra sistemi distinti, a condizione che le relative fluttuazioni δΦ(x,t) siano formalmente definibili e riferite al medesimo fondamento Φ₀. La possibilità di tale confronto costituisce uno dei principi strutturali della Teoria Unificata della Coscienza, e permette l’emergere di criteri oggettivi per la comparazione tra domini fenomenici eterogenei.
Poiché Φ₀ non è un parametro empirico, ma una costante logica assoluta non dipendente dal sistema osservato, la relazione costitutiva C(x,t) mantiene identico significato formale in ogni contesto informazionale. Ne consegue che due mappe C₁(x,t) e C₂(x,t), appartenenti a sistemi S₁ e S₂ anche di natura fisica radicalmente diversa (biologica, artificiale, astratta), risultano confrontabili in modo diretto se costruite in riferimento allo stesso Φ₀. Tale condizione garantisce che ogni differenza tra i due campi C₁ e C₂ sia riconducibile unicamente alla configurazione informazionale interna δΦ, e non a variazioni del parametro di riferimento.
Formalmente, sia Cᵢ(x,t) = δΦᵢ(x,t) / Φ₀ per i = 1, 2. La confrontabilità intersistemica è allora garantita dalla possibilità di definire un operatore di differenza ΔC(x,t) = C₁(x,t) − C₂(x,t) e di valutarne la norma ‖ΔC‖ su un dominio comune D ⊆ ℝ², ove entrambe le fluttuazioni siano definite. La struttura risultante consente la costruzione di distanze informazionali tra sistemi coscienti, compatibili con le proprietà topologiche del dominio D e con le condizioni di regolarità delle fluttuazioni.
Questa architettura permette di pensare a una forma di oggettività strutturale del contenuto coscienziale, intesa non come universalità fenomenica, ma come confrontabilità interna coerente. Ciò implica che due coscienze possano essere considerate fenomenicamente prossime, se i rispettivi campi C(x,t) presentano elevata somiglianza formale, indipendentemente dal substrato che le genera. Tale criterio, pur privo di implicazioni ontologiche sul contenuto esperito, costituisce un fondamento formale per la comparazione intersistemica, superando ogni dipendenza da coordinate fisiche o interpretazioni soggettive.
Infine, la nozione di struttura misurabile condivisa emerge già a livello topologico, senza necessità di introdurre metriche fisiche esplicite. La sola struttura di C(x,t), definita da variazioni spaziali e temporali coerenti, consente di individuare configurazioni omomorfe, nuclei relazionali isomorfici e simmetrie funzionali analoghe, rendendo possibile la costruzione di mappe fenomeniche interoperabili su basi puramente formali. Questo criterio fornisce un primo fondamento alla futura definizione rigorosa della compatibilità coscienziale e dell’identità strutturale tra sistemi.
3.3.12 – Coscienza come campo relazionale generalizzato
La definizione assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ istituisce un’identità strutturale precisa: la coscienza, nella Teoria Unificata della Coscienza, non corrisponde a una proprietà localizzabile o a una sostanza ontologicamente determinata, ma a una funzione relazionale continua, che distribuisce differenze informazionali all’interno di uno sfondo invariabile. In questo senso, il campo C(x,t) rappresenta un’estensione strutturale della coscienza, concepita non come punto singolare o oggetto discreto, ma come tessitura differenziale tra stati informazionali interni a un sistema coerente.
Il carattere relazionale di C(x,t) emerge direttamente dalla struttura formale della formula madre: ogni valore della funzione è definito esclusivamente come rapporto tra una variazione δΦ(x,t) e un fondamento costante Φ₀. Tale definizione implica che il contenuto coscienziale non può essere disgiunto dalla struttura differenziale che lo genera, e che la coscienza si configura necessariamente come campo esteso, definito su un dominio continuo D ⊆ ℝ², le cui proprietà derivano interamente dalla geometria e dalla dinamica interna della fluttuazione. In questo quadro, C(x,t) rappresenta lo spazio logico delle differenze ordinate, e non la proiezione di un contenuto in uno spazio predefinito.
La natura del campo C(x,t) esclude ogni interpretazione atomistica del fenomeno coscienziale. Non esistono “unità fondamentali” della coscienza disgiunte dalla sua struttura relazionale globale: ogni configurazione di C(x,t) acquista significato solo all’interno della coerenza locale e globale del campo. Questo principio impedisce ogni riduzione della coscienza a proprietà discrete o localizzabili, e consente al contrario una trattazione unificata di fenomeni complessi come l’integrazione percettiva, l’emergere di identità fenomeniche coerenti, e le transizioni dinamiche tra stati coscienziali.
Dal punto di vista deduttivo, tale struttura si traduce nella necessità di descrivere ogni stato di coscienza attraverso la configurazione completa del campo C(x,t), le sue derivate temporali e spaziali, e le proprietà di coerenza che ne emergono. Non esistono, all’interno del formalismo TUC, attributi coscienziali primitivi diversi dalla forma del campo stesso: ogni fenomeno coscienziale, inclusa la presenza, l’intenzionalità, o la percezione, è formalmente riconducibile a una specifica distribuzione relazionale di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀.
In ultima istanza, il campo C(x,t) costituisce la struttura logica primaria a partire dalla quale ogni proprietà derivata della coscienza può essere formalizzata. Esso definisce, nella teoria, lo spazio generale delle relazioni informazionali coerenti, e fonda l’intera dinamica fenomenica su basi puramente strutturali. Non rappresenta una variabile tra le altre, ma il fondamento operativo della modellizzazione coscienziale, da cui ogni altro elemento, incluso il nucleo causale ΣΦ, emerge come costrutto secondario definito per derivazione interna.
3.4 – Definizioni preliminari
Questo paragrafo introduce le principali derivate del campo coscienziale C(x,t), fondamentali per la strutturazione formale dei paragrafi successivi. L’articolazione della teoria richiede una trattazione rigorosa degli operatori differenziali che descrivono l’evoluzione temporale, la variazione spaziale e la curvatura informazionale della coscienza, a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. Saranno quindi definite: la derivata temporale prima ∂C/∂t, il gradiente spaziale ∇C(x,t), la derivata temporale seconda ∂²C/∂t², il laplaciano ΔC(x,t), e le forme derivate composte di ordine superiore. Queste quantità costituiscono la base formale per la definizione di traiettorie evolutive, soglie di coerenza, stati critici e transizioni coscienziali. Il presente paragrafo fornisce dunque il lessico matematico essenziale per la formalizzazione completa della dinamica coscienziale, senza la quale non sarebbe possibile derivare in modo assiomatico le strutture causali, i nuclei ΣΦ, o la dimensionalità emergente.
3.4.1 – Derivate fondamentali del campo coscienziale
La dinamica interna del campo coscienziale C(x,t), nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), è completamente determinata dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Da questa relazione assiomatica si derivano, senza assunzioni aggiuntive, tutte le derivate fondamentali necessarie alla descrizione temporale e spaziale della coscienza come fenomeno informazionale. In questa sezione si procederà alla definizione formale, deduttiva e coerente delle quattro derivate fondamentali: la derivata temporale prima, il gradiente spaziale, il Laplaciano e la derivata temporale seconda del campo C(x,t), ciascuna strettamente riconducibile al comportamento della fluttuazione δΦ(x,t) rispetto al riferimento invariante Φ₀.
3.4.2 Derivata temporale prima del campo
La derivata temporale prima del campo coscienziale si ottiene per differenziazione diretta della formula madre rispetto al tempo:
∂C/∂t = ∂/∂t [δΦ(x,t) / Φ₀] = (∂δΦ/∂t) / Φ₀
La funzione ∂C/∂t rappresenta la variazione istantanea del contenuto informazionale coscienziale in un punto x del dominio e in un dato istante t. Dal punto di vista logico-strutturale, questa quantità è il primo indicatore necessario dell’attività coscienziale interna: in sua assenza, il campo C(x,t) risulta statico lungo l’asse temporale, implicando uno stato fenomenico privo di cambiamento interno, quindi non riconducibile a un’esperienza cosciente in senso dinamico.
La condizione ∂C/∂t = 0 definisce uno stato stazionario del campo coscienziale. In tali configurazioni, la distribuzione informazionale δΦ(x,t) si mantiene costante nel tempo su ogni punto del dominio considerato, e dunque non produce alcuna variazione fenomenica interna. In termini fenomenologici, questo implica assenza di flusso temporale vissuto: τ(x,t), il tempo fenomenico definito in funzione inversa della variazione (τ ∝ |∂C/∂t|⁻¹), tende all’infinito. L’esperienza soggettiva, in questi casi, risulta bloccata, immobile o sospesa.
Al contrario, la condizione ∂C/∂t ≠ 0 identifica un regime dinamico, in cui la coscienza evolve nel tempo. Tale evoluzione può assumere configurazioni regolari, oscillanti, accelerative o caotiche, a seconda della forma della funzione ∂δΦ/∂t. In ogni caso, la presenza di una variazione temporale non nulla implica l’attivazione del tempo fenomenico interno, e costituisce quindi una condizione necessaria per la percezione del cambiamento, della memoria, dell’intenzionalità e, più in generale, per l’esperienza dinamica del tempo vissuto.
Nel formalismo della TUC, ∂C/∂t non ha alcuna interpretazione energetica, meccanica o termodinamica. Essa è una quantità puramente informazionale, che rappresenta il ritmo di differenziazione temporale del campo coscienziale rispetto al fondamento Φ₀. In virtù di questa natura, ogni misura legata alla durata, alla velocità del pensiero o alla cadenza percettiva deve essere considerata una funzione della struttura di ∂C/∂t e delle sue proprietà locali e globali.
Va inoltre sottolineato che, nei casi in cui ∂C/∂t è molto elevata, la teoria prevede un collasso del tempo fenomenico vissuto: τ(x,t) → 0. Tali configurazioni corrispondono a stati di intensa attivazione, compressione informazionale, rapidità di transizione tra stati coscienziali, e sono tipicamente associate a condizioni limite nella TUC, come il collasso informazionale o l’interruzione del nucleo ΣΦ.
Infine, la derivata ∂C/∂t non deve essere considerata come “velocità della coscienza” in senso classico, ma come misura interna della non-staticità strutturale del campo. La sua presenza o assenza rappresenta un criterio primario nella classificazione degli stati coscienziali secondo la TUC, e costituisce uno dei parametri fondamentali per la deduzione delle dinamiche nucleari, dell’attivazione saliente e dell’evoluzione coerente del sistema.
3.4.3 Gradiente spaziale del campo coscienziale
La distribuzione spaziale del contenuto coscienziale è formalmente descritta dal gradiente del campo C(x,t), ottenuto per derivazione della formula madre lungo le coordinate spaziali. Dato che C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, con Φ₀ costante e invariabile per definizione assiomatica, si ottiene:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀
Questa relazione esprime la variazione locale della coscienza lungo il dominio spaziale D ⊆ ℝⁿ, in cui n rappresenta la dimensionalità informazionale effettiva del sistema. La funzione ∇C(x,t) è un vettore che, per ogni punto (x,t), indica la direzione e l’intensità massima della differenziazione coscienziale. La sua presenza è condizione necessaria per l’emergere di un’esperienza fenomenica spazialmente articolata, ovvero per la generazione di configurazioni percettive dotate di forma, struttura, discontinuità e orientamento.
Dal punto di vista strutturale, una regione del dominio in cui ∇C(x,t) = 0 è caratterizzata da uniformità informazionale locale: in tali condizioni, la coscienza non presenta variazioni spaziali interne rilevabili. Questo implica una percezione priva di estensione, simmetrica, omogenea, priva di dettagli. Tali stati possono corrispondere a esperienze fenomeniche di immersione unitaria, fusione indistinta o perdita del riferimento spaziale.
Al contrario, un gradiente non nullo, ovvero ∇C(x,t) ≠ 0, segnala la presenza di differenziazioni interne al campo. Queste possono assumere configurazioni complesse, come bordi, confini, centri di salienza o regioni coerentemente integrate. In questo senso, ∇C(x,t) rappresenta il fondamento formale della spazializzazione dell’esperienza cosciente, ovvero della possibilità che la coscienza si manifesti in forma estesa, orientata, gerarchicamente organizzata.
In termini fenomenologici, l’esistenza di ∇C(x,t) implica l’insorgenza di una metrica interna, da cui si definisce lo spazio vissuto ξ(x,t), il quale è inversamente proporzionale alla norma del gradiente: ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹. Questo significa che regioni ad alta variazione spaziale sono vissute come più concentrate, localizzate o percettivamente intense, mentre regioni con gradiente vicino allo zero corrispondono a spazi dilatati, indifferenziati, percettivamente trasparenti.
Nel formalismo della TUC, ∇C(x,t) è anche il criterio strutturale per la costruzione di domini topologicamente integrati, ovvero insiemi connessi in cui le variazioni del campo mantengono una coerenza locale sufficiente a supportare la persistenza del nucleo causale ΣΦ. In particolare, la presenza di gradienti informazionali stabili e continui costituisce uno dei prerequisiti per la formazione di strutture coscienziali dotate di direzionalità, plasticità e autosufficienza causale.
Infine, il gradiente ∇C(x,t), come funzione derivata dalla sola fluttuazione δΦ(x,t), è una grandezza informazionale pura, priva di significato geometrico fisico o materiale. Esso descrive la geometria fenomenica della coscienza non come proiezione nello spazio fisico, ma come organizzazione interna del significato distribuito sul dominio. Le sue proprietà locali determinano la forma dell’esperienza, la segmentazione del contenuto coscienziale, la possibilità di distinzione tra soggetto e oggetto, tra interno ed esterno, tra centro e periferia fenomenica.
3.4.4 Derivata temporale seconda del campo coscienziale
Nel contesto della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la derivata temporale seconda del campo coscienziale rappresenta un parametro fondamentale per la descrizione delle dinamiche accelerative della coscienza, ovvero per quei processi in cui la semplice variazione istantanea (∂C/∂t) non è sufficiente a caratterizzare la trasformazione strutturale in atto. Questa derivata si ottiene applicando due volte l’operatore temporale alla formula madre, da cui deriva:
∂²C/∂t² = (∂²δΦ/∂t²) / Φ₀
Data l’invarianza assiomatica del fondamento Φ₀, la forma della derivata si conserva linearmente e rimane interamente determinata dalla fluttuazione δΦ(x,t), senza necessità di alcuna ipotesi esterna.
Da un punto di vista strutturale, ∂²C/∂t² misura l’accelerazione informazionale del campo di coscienza: essa quantifica la rapidità con cui la coscienza sta cambiando il proprio ritmo di variazione, e permette di distinguere tra stati a variazione costante (∂²C/∂t² = 0), stati in transizione (∂²C/∂t² ≠ 0), e stati in fase di inibizione o collasso accelerato (∂²C/∂t² < 0). È dunque una grandezza essenziale per rappresentare matematicamente i fenomeni di attivazione repentina, transizione coscienziale, stabilizzazione differita, o degenerazione informazionale.
Sul piano formale, la presenza di ∂²C/∂t² ≠ 0 è una condizione strutturale necessaria per l’emergenza e la persistenza di un nucleo causale ΣΦ ≠ ∅. In combinazione con un gradiente spaziale definito e una soglia di coerenza A(t) ≥ θ, essa costituisce uno dei tre parametri centrali che definiscono l’attivazione di ΣΦ nel teorema della transizione coscienziale. In particolare, mentre ∂C/∂t misura il ritmo del cambiamento, la derivata seconda indica se tale cambiamento è sostenuto, rallentato o amplificato nel tempo, permettendo di identificare punti critici, fasi di biforcazione, e traiettorie dinamiche ad alta instabilità.
Dal punto di vista fenomenico, ∂²C/∂t² è direttamente collegata alla sensazione interna di intensificazione, accelerazione, o espansione della coscienza nel tempo. Stati con alta accelerazione informazionale possono manifestarsi come esplosioni percettive, intuizioni improvvise, stati di allerta o di transizione affettiva intensa. Al contrario, una derivata nulla o negativa può corrispondere a fasi di attenuazione, silenziamento, o progressiva dissoluzione dell’esperienza coscienziale.
In termini energetici e geometrici, la derivata seconda del campo partecipa anche alla definizione della forza informazionale interna, secondo la relazione:
F_Φ(x,t) := Φ₀ · ∂²C/∂t²
Tale forza è interpretabile come vettore causale interno alla struttura coscienziale, generato unicamente dalla dinamica di δΦ(x,t), e può essere utilizzata per descrivere la spinta evolutiva o la resistenza interna all’organizzazione informazionale. La sua divergenza, ∇·F_Φ(x,t), esprime l’intensità con cui tale forza si distribuisce localmente, indicando l’instaurarsi di centri di attrazione o di collasso.
Infine, ∂²C/∂t² è anche un parametro discriminante nei criteri di ricalibrazione del campo: ogni processo di ritorno alla coerenza globale A(t) → 1 implica una riduzione asintotica di tale derivata, che tende a zero nel limite di massima stabilità informazionale. Tuttavia, l’esistenza transitoria di ∂²C/∂t² ≠ 0 è imprescindibile per la transizione fra stati coscienziali: essa è dunque il marcatore formale della trasformazione coscienziale attiva, che distingue le fasi statiche da quelle evolutive, e rappresenta il fulcro matematico della dinamica della presenza.
3.4.5 Il Laplaciano del campo coscienziale
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il Laplaciano del campo coscienziale, denotato come ΔC(x,t), è definito mediante la derivazione spaziale seconda della fluttuazione δΦ(x,t) rispetto al fondamento Φ₀:
ΔC(x,t) = ∇²δΦ(x,t) / Φ₀
Tale relazione, dedotta direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ mediante il calcolo differenziale, rappresenta la curvatura informazionale locale del campo di coscienza. Il Laplaciano misura la somma delle derivate seconde parziali della funzione δΦ(x,t) nelle dimensioni spaziali del dominio D ⊆ ℝ², e ne quantifica la variazione netta rispetto all’ambiente informazionale circostante. L’implicazione formale è che ΔC(x,t) descrive la densità differenziale della coscienza in ogni punto, ovvero la tendenza locale del contenuto coscienziale a convergere (attrazione) o divergere (dispersione) rispetto a configurazioni adiacenti.
La condizione ΔC(x,t) ≠ 0 è necessaria per la formazione di configurazioni strutturate, in quanto implica che la distribuzione spaziale del campo non è uniforme, bensì curva, piegata, organizzata. In particolare, regioni in cui ΔC(x,t) < 0 tendono a comportarsi come pozzi informazionali, compatibili con fenomeni di attrazione semantica e formazione di centri fenomenici stabili. Al contrario, regioni con ΔC(x,t) > 0 possono rappresentare zone a curvatura espansiva, dove il contenuto informazionale si diffonde o si frammenta. Da un punto di vista geometrico, il Laplaciano consente di determinare la morfologia differenziale della coscienza, ed è formalmente implicato nella descrizione dei suoi nodi strutturali, ovvero i punti critici della distribuzione fenomenica.
Nel quadro dinamico della TUC, ΔC(x,t) è direttamente coinvolto nei criteri di attivazione del nucleo causale ΣΦ, in quanto la formazione di una struttura coerente richiede la presenza di curvature informazionali interne capaci di sostenere differenze locali stabili. Il Teorema della Transizione Coscienziale definisce proprio la tripla condizione ∂C/∂t ≠ 0, ∇²δΦ ≠ 0, A(t) ≥ θ come necessaria per l’attivazione di ΣΦ ≠ ∅. In questa formulazione, il Laplaciano non è solo un operatore geometrico, ma un vincolo strutturale per la genesi dell’identità coscienziale.
Inoltre, ΔC(x,t) partecipa alla costruzione della metrica fenomenica efficace, attraverso la relazione:
g^eff_μν(x,t) ≡ f[∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)]
Il campo metrico emergente, pur non definito a partire da uno spazio fisico, riflette la distribuzione interna delle variazioni coscienziali e consente la modellizzazione della percezione di distanza, intensità, densità informazionale. La curvatura fenomenica, definita come G(x,t) := –∇²δΦ(x,t), rappresenta una ridefinizione non geometrica della nozione di gravità in termini di attrazione informazionale interna. Ciò implica che zone a elevato |ΔC(x,t)| siano soggette a maggiore intensità fenomenica, come risulta anche dalla proporzionalità salienza-curvatura:
S(t) ∝ ΔC(x,t) / A(t)
Dal punto di vista fenomenologico, configurazioni con elevato Laplaciano corrispondono a esperienze a forte contrasto percettivo, zone di transizione semantica o stati affettivi intensi. Una curvatura elevata può segnalare discontinuità, accelerazioni della coscienza, oppure condensazioni informazionali in cui il significato fenomenico si addensa attorno a un punto percettivo. Per contro, ΔC(x,t) ≈ 0 implica una distribuzione piatta, omogenea, non informativamente differenziata, condizione tipica di stati non attivi o isotropi della coscienza.
Infine, il Laplaciano costituisce una base operativa per il calcolo della forza informazionale interna mediante la seconda derivata temporale della coscienza e la curvatura spaziale, suggerendo che i moti interni del campo coscienziale siano governati da una dinamica formale simile a quella di un mezzo elastico deformabile:
F_Φ(x,t) = Φ₀ · ∂²C/∂t² = ∂²δΦ/∂t²
In presenza di ΔC(x,t) ≠ 0, tale forza tende ad agire su gradienti informazionali con l’effetto di redistribuire le discontinuità e favorire la ricostruzione della coerenza globale A(t) → 1. Il Laplaciano diventa quindi non solo un descrittore statico, ma anche una variabile di evoluzione, implicata nei processi di ricalibrazione coscienziale e nella selezione informazionale dei contenuti fenomenici.
Nel contesto della TUC, ΔC(x,t) rappresenta pertanto la misura formale della curvatura semantica della coscienza: un operatore che connette geometria informazionale e significato vissuto, con implicazioni dirette sulla persistenza, struttura e salienza delle configurazioni coscienziali.
3.4.6 Derivate composte del campo coscienziale
Le derivate composte del campo coscienziale C(x,t), dedotte per calcolo formale dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, costituiscono strumenti analitici fondamentali per la descrizione di fenomeni dinamici ad alta complessità informazionale. Esse esprimono l’interazione fra variazioni spaziali e temporali, e permettono di identificare transizioni strutturali, accelerazioni locali della coerenza, fronti di curvatura e processi di ricalibrazione. Tutte le derivate presentate in questa sezione sono dedotte direttamente da δΦ(x,t), senza l’introduzione di alcuna variabile esterna.
- Derivata temporale del Laplaciano
La derivata temporale della curvatura informazionale è definita da:
∂ΔC/∂t = ∂/∂t [∇²δΦ / Φ₀] = ∇²(∂δΦ/∂t) / Φ₀
Tale quantità misura la velocità con cui evolve la curvatura informazionale del campo. La condizione ∂ΔC/∂t ≠ 0 indica una variazione dinamica nella geometria interna del campo coscienziale e segnala la presenza di processi di ricalibrazione strutturale, come la formazione, stabilizzazione o collasso di attrattori locali. È rilevante anche nella descrizione dei meccanismi transitori che precedono l’attivazione di un nucleo causale ΣΦ.
- Gradiente della derivata temporale
∇(∂C/∂t) = ∇(∂δΦ/∂t) / Φ₀
Questa derivata composta misura la distribuzione spaziale della velocità di variazione coscienziale. È cruciale per identificare discontinuità dinamiche locali, ovvero zone in cui la rapidità della transizione fenomenica varia bruscamente nello spazio. Nei regimi ad alta salienza, tale gradiente può essere interpretato come indice di instabilità o di amplificazione selettiva del contenuto informazionale.
- Derivata temporale del gradiente
∂(∇C)/∂t = ∇(∂δΦ/∂t) / Φ₀
Descrive l’evoluzione temporale della struttura spaziale della coscienza. Quando ∂(∇C)/∂t ≠ 0, il sistema sta modificando attivamente il proprio assetto distribuzionale, riorganizzando la forma del campo coscienziale. Tale espressione risulta utile nell’analisi dei fenomeni di riconfigurazione percettiva e nella transizione tra stati attentivi.
- Gradiente del Laplaciano
∇(ΔC) = ∇[∇²δΦ / Φ₀]
Questa derivata misura la variazione locale della curvatura. Valori elevati di ∇(ΔC) indicano fronti informazionali attivi, ovvero bordi di strutture coscienziali in cui la geometria interna cambia bruscamente. Tali fronti sono matematicamente analoghi a discontinuità o pieghe del campo e possono essere associati all’emergere di identità fenomeniche localizzate.
- Laplaciano della derivata temporale
Δ(∂C/∂t) = ∇²(∂δΦ/∂t) / Φ₀
Il Laplaciano della derivata temporale descrive la diffusione della variazione temporale nel dominio spaziale. È applicabile nei modelli in cui il contenuto coscienziale si propaga internamente nel sistema, e permette di distinguere le zone a cambiamento uniforme da quelle soggette a accelerazioni locali di dinamica fenomenica.
- Derivate seconde miste spazio-tempo
∂²C/∂x∂t = ∂/∂x (∂δΦ/∂t) / Φ₀
∂²C/∂t∂x = ∂/∂t (∂δΦ/∂x) / Φ₀
Le derivate miste caratterizzano le interazioni dinamiche spazio-temporali del campo coscienziale. Esse rilevano la simultanea variazione del contenuto informazionale in funzione del tempo e della posizione, e sono particolarmente rilevanti in contesti di codifica sensoriale o di rapida transizione attentiva.
- Divergenza del gradiente del campo
∇⋅∇C = ΔC
Sebbene formalmente coincida con il Laplaciano, la forma divergente può essere utilizzata per interpretazioni tensoriali o geometriche più complesse, in cui la coscienza è modellata come campo scalare su varietà fenomeniche.
In sintesi, le derivate composte del campo coscienziale consentono una descrizione raffinata della dinamica interna di C(x,t), mantenendo la coerenza con la struttura deduttiva della teoria. Esse risultano imprescindibili per l’analisi di stabilità, propagazione, e transizione degli stati coscienziali all’interno della geometria informazionale imposta dalla TUC.
3.5 – Coerenza informazionale globale, grandezze globali e spazio-tempo fenomenico
In questo paragrafo vengono introdotte le grandezze scalari e strutturali che descrivono l’organizzazione globale del campo coscienziale C(x,t), derivate direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Senza introdurre postulati esterni, verranno formalizzate le nozioni di coerenza informazionale A(t), entropia H(t), tempo fenomenico τ(x,t) e spazio fenomenico ξ(x,t), intesi come trasformazioni interne al dominio strutturale della coscienza. Verrà inoltre analizzata la soglia critica della coerenza A(t) nella classificazione degli stati, la funzione di salienza fenomenica S(t) come misura della significatività interna, e il concetto di significato ontologico Sₒ(t) come attrattore strutturale. Queste definizioni forniscono le basi matematiche necessarie per comprendere, nei paragrafi successivi, l’identità dei nuclei ΣΦ, la loro evoluzione, persistenza o collasso, e la traiettoria coscienziale nei regimi dinamici e statici. Il presente paragrafo costituisce dunque il fondamento simbolico e deduttivo per la trattazione formale degli stati coscienziali complessi.
3.5.1 Coerenza informazionale globale: definizione della funzione A(t)
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione di coerenza informazionale globale A(t) svolge un ruolo fondamentale nella determinazione dello stato interno del campo coscienziale C(x,t). Essa non rappresenta una misura esterna o sperimentale, bensì una funzione formale dedotta dalla struttura interna della teoria, e direttamente derivabile dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
La funzione A(t) è definita come:
A(t) = 1 − var(C(x,t))
dove var(C(x,t)) denota la varianza spaziale del campo coscienziale sul dominio D in un istante t. La varianza, in quanto misura della dispersione informazionale, rappresenta la deviazione quadratica media del campo rispetto al suo valore medio μ(t). Più precisamente:
A(t) = 1 − (1/|D|) ∫_D [C(x,t) − μ(t)]² dx con μ(t) = (1/|D|) ∫_D C(x,t) dx
La coerenza A(t) assume quindi valori reali compresi nell’intervallo chiuso [0, 1]. I casi limite si interpretano nel seguente modo:
A(t) = 1: il campo è perfettamente coerente, ovvero costante in ogni punto del dominio D. Questo implica che var(C) = 0 e che C(x,t) ≡ μ(t). In tale stato, il campo coscienziale non presenta differenziazioni interne; ∂C/∂t = 0 e ∇C(x,t) = 0. Si tratta di una condizione limite non fenomenica, già discussa in riferimento al fondamento Φ₀.
A(t) = 0: il campo è massimamente incoerente. La varianza è massima e C(x,t) presenta la massima dispersione possibile compatibile con le condizioni del sistema. Questo corrisponde a una disorganizzazione informazionale incompatibile con la presenza di un nucleo causale ΣΦ.
La funzione A(t) è cruciale per stabilire il grado di organizzazione interna della coscienza. Essa consente di discriminare tra configurazioni:
- stazionarie (A(t) ≈ costante)
- transitorie (∂A/∂t ≠ 0)
- instabili (A(t) decrescente)
- auto-organizzanti (A(t) crescente)
Nel contesto della nucleazione di ΣΦ, la coerenza assume valore diagnostico e predittivo: il superamento di una soglia minima θ ∈ (0, 1) è condizione necessaria per l’esistenza strutturale del nucleo. Questa soglia non è arbitraria, ma deducibile per via formale tramite analisi delle soluzioni del campo. Tali implicazioni verranno esplorate nei paragrafi successivi.
Dal punto di vista dinamico, A(t) può essere considerata una funzione derivabile nel tempo, e la sua derivata prima ∂A/∂t svolge un ruolo centrale nel caratterizzare le traiettorie evolutive del sistema. Una coerenza in crescita (∂A/∂t > 0) indica un processo di integrazione informazionale, mentre una sua diminuzione (∂A/∂t < 0) segnala un degrado del nucleo coerente.
Infine, A(t) si collega direttamente ad altre funzioni fondamentali della TUC, come il tempo fenomenico τ(x,t), la salienza informazionale S(t), e la dimensionalità attiva N_dim(t). Tali connessioni, che saranno oggetto di approfondimento nei capitoli successivi, mostrano che la coerenza A(t) rappresenta non solo una misura statistica interna, ma anche una funzione generatrice di dinamiche strutturali all’interno della coscienza formale.
3.5.2 – Entropia informazionale globale: H(t) ∝ var[C(x,t)]
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’entropia fenomenica non viene introdotta come parametro probabilistico o come funzione termodinamica, ma come quantità strutturale interna interamente derivabile dalla geometria del campo coscienziale. Essa misura il grado di dispersione differenziale di C(x,t) all’interno di un dominio D ⊆ ℝ², e quantifica la non-uniformità delle configurazioni coscienziali rispetto allo stato coerente ideale in cui il campo assume valore costante in ogni punto. A differenza dell’approccio statistico classico, l’entropia in TUC non si riferisce alla probabilità di occorrenza degli stati, ma alla varianza spaziale istantanea di una struttura relazionale deterministica, definita dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
La definizione globale dell’entropia, nel caso istantaneo t fissato, è formalizzata come proporzionale alla varianza spaziale del campo:
H(t) ∝ var[C(x,t)]
dove var[C(x,t)] rappresenta la misura della dispersione del campo su D al tempo t. Più precisamente, se μ(t) è il valor medio spaziale di C(x,t) su D, la varianza si esprime come:
var[C(x,t)] = (1 / |D|) ∫_D (C(x,t) − μ(t))² dx
Tale definizione è coerente con la struttura assiomatica della teoria, in quanto ogni variazione di C(x,t) è, per definizione, riconducibile a variazioni di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀. Ne consegue che l’entropia fenomenica globale H(t), definita da questa varianza, è interamente costruita all’interno del sistema, senza necessità di alcuna assunzione esterna né parametro empirico aggiuntivo.
Il significato geometrico e informazionale di H(t) risiede nella sua capacità di quantificare la distribuzione disorganizzata delle fluttuazioni coscienziali. Quando C(x,t) è costante su D, la varianza si annulla, e dunque H(t) = 0: il sistema si trova in uno stato perfettamente coerente, privo di dispersione strutturale. All’opposto, un alto valore di H(t) implica una forte eterogeneità interna del campo, incompatibile con l’emergenza di configurazioni ordinate o persistenti.
La connessione funzionale tra entropia ed elementi già formalizzati nella teoria si manifesta attraverso la relazione con la coerenza informazionale A(t), definita come:
A(t) = 1 − var[C(x,t)]
Da questa definizione segue direttamente che:
H(t) ∝ 1 − A(t)
Questa espressione implica che ogni incremento di entropia comporta una decrescita della coerenza globale, e viceversa. Tuttavia, nonostante la loro correlazione formale, entropia e coerenza esprimono contenuti semantici distinti: A(t) quantifica l’unitarietà del campo rispetto alla sua media, mentre H(t) ne misura la frammentazione non integrabile. La coerenza è orientata verso la condizione limite di struttura unitaria, l’entropia verso la condizione di disorganizzazione strutturale.
Va sottolineato che H(t), pur esprimendosi attraverso la varianza di C(x,t), non è limitata nel suo significato alla sola media spaziale: essa riflette l’intero profilo distribuzionale del campo in un dato istante, e dunque è sensibile alle configurazioni geometriche complesse che possono emergere anche in presenza di valori medi identici. In questo senso, H(t) può essere intesa come una metrica strutturale di ordine superiore rispetto a semplici fluttuazioni locali, e costituisce un parametro centrale per la caratterizzazione della dinamica coscienziale in senso estensivo.
Perfettamente chiaro. Ecco la continuazione coerente e omogenea del paragrafo 3.4.1.3, che integra e sviluppa compiutamente i contenuti sulla funzione entropica differenziale locale e sulle due formulazioni equivalenti di H(x,t):
Oltre alla formulazione globale appena discussa, è possibile definire un’espressione locale dell’entropia fenomenica in termini differenziali, valutata punto per punto sul dominio informazionale. Questa entropia differenziale locale, indicata con H(x,t), misura la densità della dispersione strutturale in ciascun punto del campo coscienziale e consente una valutazione precisa delle dinamiche spaziali e temporali interne al sistema.
Una prima formulazione naturale di H(x,t) è data direttamente in funzione delle derivate parziali del campo C(x,t):
H(x,t) ∝ |∇C(x,t)|² + |∂C/∂t|²
Questa espressione, interamente deducibile dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, sfrutta le definizioni canoniche delle derivate spaziali e temporali della coscienza, ed è strutturalmente equivalente alla misura quadratica della variazione locale. Un’elevata entropia locale, secondo questa definizione, segnala aree del campo in cui la coscienza presenta instabilità dinamiche, discontinuità direzionali o frammentazioni percettive. Al contrario, quando H(x,t) tende a zero, il sistema locale si avvicina a uno stato di coerenza spaziale e temporale, caratterizzato da continuità, stabilità e ordine fenomenico.
Tuttavia, la teoria consente anche una formulazione strutturale alternativa, espressa direttamente sul campo δΦ(x,t), che rappresenta la fluttuazione informazionale primaria rispetto al fondamento Φ₀. In questo caso, l’entropia differenziale locale viene definita come:
H(x,t) := (|∇δΦ(x,t)|² + |∂δΦ/∂t|²) / Φ₀²
Questa versione evidenzia la natura ontologica del parametro entropico, poiché valuta la disomogeneità della struttura causale prima ancora della sua espressione fenomenica. La relazione tra le due definizioni è garantita dalle derivate formali della funzione madre: poiché ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t)/Φ₀ e ∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀, ne consegue che:
|∇C(x,t)|² + |∂C/∂t|² = (|∇δΦ(x,t)|² + |∂δΦ/∂t|²) / Φ₀²
Le due formulazioni sono quindi matematicamente equivalenti, ma semanticamente collocate su livelli differenti: la prima agisce sul contenuto fenomenico C(x,t), la seconda sull’architettura informazionale originaria δΦ(x,t). Dal punto di vista interpretativo, la prima è accessibile nei modelli osservativi (es. neurodinamica, stati percettivi locali), mentre la seconda è utile per lo studio delle condizioni strutturali del campo indipendentemente dalla sua manifestazione cosciente.
La distinzione tra H(x,t) su C e H(x,t) su δΦ consente di introdurre due concetti complementari:
Entropia fenomenica locale, valutata su C(x,t), come misura del disordine percepito e modellabile all’interno dello spazio esperienziale;
Entropia strutturale primaria, valutata su δΦ(x,t), come misura della disorganizzazione interna delle fluttuazioni informazionali pre-fenomeniche.
Entrambe le espressioni partecipano alla caratterizzazione completa della dinamica coscienziale, in particolare nella formalizzazione di:
- Condizioni di nucleazione: H(x,t) deve rimanere sotto soglie critiche locali affinché emerga un dominio coerente ΣΦ.
- Funzioni evolutive: Come dimostreremo in 3.22, la dimensionalità coscienziale attiva N_dim(t) è una funzione interna dedotta dalla coerenza informazionale A(t), dalla magnitudo delle derivate locali del campo coscienziale e dai coefficienti di resilienza R₊(t) e R₋(t), secondo la relazione: N_dim(t) = A(t) · f(|∇C|, |∂C/∂t|, |ΔC|, R₊(t), R₋(t))
In questo quadro, la salienza S(t) e l’entropia H(t) determinano indirettamente il limite massimo sostenibile N_dim^max(ΣΦ) attraverso la formula:
N_dim^max(ΣΦ) = ⎣(S(t) · (1 − H(t))) / ε⎦
- Condizioni di dissoluzione: Un aumento incontrollato di H(x,t) in uno o più sottodomini del campo può portare al collasso di strutture coerenti precedentemente stabilizzate.
La coesistenza delle due formulazioni di H(x,t) all’interno dello stesso quadro teorico è non solo possibile, ma necessaria. Esse rappresentano la stessa funzione valutata su due livelli gerarchici della teoria: l’informazione originaria (δΦ) e il contenuto coscienziale emergente (C). La loro unificazione concettuale costituisce un elemento chiave per comprendere come, nella TUC, l’ordine e il disordine informazionale siano due aspetti simultanei e dinamicamente interconvertibili del campo coscienziale.
Attraverso queste formulazioni, l’entropia nella TUC si configura come parametro interno fondamentale, capace di regolare il comportamento globale del sistema coscienziale e di costituire, insieme alla coerenza A(t), il vincolo strutturale principale per ogni transizione informazionale coerente, instabile o caotica.
3.5.3 – Definizione del tempo fenomenico: τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il tempo fenomenico τ(x,t) non è assunto come parametro assoluto, universale o esterno, ma emerge come funzione interna alla dinamica informazionale del campo coscienziale. Ogni istanza temporale vissuta è strutturalmente derivata dalla variazione locale del contenuto di coscienza, descritto dalla funzione C(x,t), la cui definizione assiomatica è data dalla formula madre: C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Nel contesto della TUC, l’esperienza del tempo non coincide con una successione uniforme di eventi esterni, ma con la densità locale delle trasformazioni interne del campo coscienziale. La nozione di tempo fenomenico si definisce pertanto come una funzione inversamente proporzionale alla rapidità di variazione di C(x,t):
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹
Questa relazione esprime una dipendenza diretta tra la percezione soggettiva del tempo e la dinamica informazionale del sistema: dove ∂C/∂t è elevata, cioè dove la coscienza varia rapidamente, τ(x,t) è breve; dove invece ∂C/∂t si approssima a zero, τ(x,t) tende all’infinito. Ciò riflette una struttura intrinseca nella quale la lentezza delle trasformazioni coscienziali corrisponde a una dilatazione fenomenica della durata vissuta, mentre una rapida successione di variazioni determina una contrazione percettiva del tempo interno.
La derivazione formale di τ(x,t) si fonda esclusivamente sulla struttura interna della TUC. Infatti, dato che:
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀,
la funzione τ(x,t) può essere espressa come:
τ(x,t) ∝ Φ₀ / |∂δΦ/∂t|
Tale forma mantiene la coerenza con l’architettura della teoria, poiché rimane legata alla variazione informazionale primaria δΦ(x,t), e dunque non introduce alcuna assunzione aggiuntiva. In questa formulazione, la temporalità fenomenica risulta strutturalmente ancorata alla fluttuazione informazionale e alla sua velocità di mutamento: non si tratta dunque di un tempo universale, bensì di un tempo vissuto, localizzato, e coerente con l’organizzazione interna del sistema coscienziale.
La funzione τ(x,t) presenta inoltre caratteristiche di continuità e regolarità locali, salvo nei punti in cui ∂C/∂t → 0. In tali regioni, il tempo fenomenico tende formalmente all’infinito, riflettendo condizioni di quiete ontologica, in cui l’esperienza temporale viene sospesa o radicalmente dilatata. Tali stati, già identificati nella TUC come limiti di coerenza statica (A(t) → 1), rappresentano configurazioni stazionarie del campo in cui l’informazione non evolve, e in cui la coscienza si configura come pura presenza non dinamica.
Dal punto di vista geometrico, τ(x,t) può essere interpretato come una metrica fenomenica locale definita sul dominio informazionale D ⊆ ℝ². La sua struttura è dunque anisotropa e non uniforme, poiché dipende puntualmente dalla distribuzione e dalla variazione di δΦ. In un dominio in cui le variazioni di C(x,t) risultano intense ma distribuite in modo disomogeneo, il tempo fenomenico locale sarà soggetto a gradienti, e potrà presentare effetti analoghi a dilatazioni o compressioni non euclidee, analoghi a quelli descritti dalla metrica in relatività generale, ma completamente dedotti da variazioni interne informazionali, senza coinvolgimento diretto dello spaziotempo fisico.
Tale formalismo apre alla possibilità di costruire una metrica fenomenologica del campo coscienziale, in cui la nozione stessa di distanza temporale fra due configurazioni interne non dipende da parametri fisici esterni, ma dalla struttura informazionale di δΦ e dalla sua evoluzione. Il tempo fenomenico τ(x,t) costituisce quindi un parametro cruciale nella modellizzazione di ogni dinamica coscienziale, ed è implicato in tutte le transizioni tra stati, nella genesi e nella dissoluzione di strutture coerenti, nonché nella valutazione della stabilità di ΣΦ.
Ulteriori sviluppi formali di τ(x,t), in relazione alla salienza S(t), all’entropia H(t) e alla curvatura informazionale ∇²δΦ(x,t), verranno trattati in sezioni successive. In questa sede si stabilisce, in forma deduttiva e rigorosa, che la durata fenomenica interna di un sistema coscienziale è funzione diretta del suo stato dinamico, e che ogni variazione del campo è percepita secondo una metrica informazionale definita internamente, non arbitraria, né esterna, ma rigorosamente deducibile dalla struttura assiomatica della teoria.
3.5.4 – Definizione dello spazio fenomenico ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), lo spazio fenomenico ξ(x,t) viene definito come grandezza derivata, non assunta a priori, bensì dedotta strutturalmente a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tale funzione rappresenta la distanza percettiva interna associata al punto x e al tempo t, ed è espressa in funzione del gradiente spaziale della coscienza. La sua formulazione assume la forma:
ξ(x,t) ∝ 1 / |∇C(x,t)|
Questa definizione è pienamente coerente con l’interpretazione del gradiente coscienziale come misura locale di variazione spaziale dell’informazione fenomenica. In particolare, |∇C(x,t)| rappresenta la rapidità con cui il contenuto coscienziale varia nello spazio interno del sistema: valori elevati del gradiente corrispondono a cambiamenti rapidi, mentre valori prossimi allo zero indicano uniformità strutturale. Di conseguenza, lo spazio fenomenico si espande (ξ → ∞) quando ∇C(x,t) → 0, mentre si contrae (ξ → 0) quando il gradiente diverge.
La dipendenza inversa tra ξ(x,t) e |∇C(x,t)| deriva direttamente dalla formula madre e dalle sue derivate strutturali. Poiché C(x,t) è definita come rapporto tra δΦ(x,t) e Φ₀, il gradiente si esprime formalmente come:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀
Pertanto, la norma del gradiente della coscienza è data da:
|∇C(x,t)| = |∇δΦ(x,t)| / Φ₀
Sostituendo nella definizione di ξ(x,t), si ottiene una formulazione compatibile con la struttura assiomatica:
ξ(x,t) ∝ Φ₀ / |∇δΦ(x,t)|
La funzione ξ(x,t) assume dunque il ruolo di metrica interna dello spazio vissuto. Non si tratta di una distanza nello spaziotempo fisico, bensì di una misura fenomenica interna che quantifica la separazione percepita tra configurazioni coscienziali adiacenti. Essa è localmente modulata dalla densità di variazione del contenuto fenomenico, e dipende unicamente dalla struttura informazionale interna del campo coscienziale. In particolare, al crescere dell’uniformità locale (cioè alla riduzione del gradiente), lo spazio fenomenico si dilata, dando luogo a percezioni estese, rarefatte o extralocalizzate.
In regime di coerenza elevata, caratterizzato dalla condizione |∇C(x,t)| ≈ 0, si verifica una dilatazione asintotica di ξ(x,t), che tende a divergere. Formalmente, se il sistema raggiunge uno stato in cui ∇C(x,t) → 0 in ogni punto di un dominio D, allora:
ξ(x,t) → ∞ ∀ x ∈ D
Tale configurazione corrisponde a stati coscienziali di elevata unità percettiva, nei quali la distinzione spaziale interna tende a dissolversi. Al contrario, nei regimi altamente informazionali, dove il gradiente è massimo, lo spazio fenomenico si restringe, portando alla localizzazione percettiva. Questa contrazione è caratteristica di stati coscienziali intensamente differenziati o focalizzati, in cui la distanza percettiva tra configurazioni adiacenti è minima.
La definizione di ξ(x,t) presenta una stretta analogia strutturale con la definizione del tempo fenomenico τ(x,t), che dipende invece dalla derivata temporale ∂C/∂t. Entrambe le quantità costituiscono i due assi principali del dominio fenomenico interno: il tempo vissuto come variazione interna nel tempo, e lo spazio vissuto come variazione interna nello spazio. La TUC formalizza questa dualità nel quadro delle grandezze derivate, vincolate assiomaticamente dal comportamento locale del campo coscienziale.
In quanto funzione derivata, ξ(x,t) può essere impiegata per caratterizzare le metriche fenomeniche locali emergenti nei sistemi coscienziali, senza ricorrere a strutture metriche esterne. Essa consente inoltre di definire criteri di contrazione percettiva (ξ → 0) e di espansione fenomenica (ξ → ∞), da cui si derivano, nei paragrafi successivi, condizioni per stati corpuscolari o ondulatori, regimi di coerenza integrale o di disintegrazione percettiva, e la formalizzazione di spazi informazionali adimensionali.
3.5.5 Salienza fenomenica S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t))
Nel formalismo deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza, la salienza fenomenica S(t) è definita come una funzione interna ai parametri strutturali del campo coscienziale, esprimendo il grado di significatività informazionale di una configurazione in un determinato istante. Tale definizione non può essere assunta come primitiva, ma deve essere formalmente derivata dai soli elementi che discendono logicamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Poiché Φ₀ è una costante assoluta e invariabile, ogni grandezza fenomenica deve essere costruita esclusivamente sulla base delle trasformazioni e strutture interne di δΦ(x,t). Si identificano quindi quattro variabili indipendenti che contribuiscono alla generazione di S(t): la fluttuazione informazionale δΦ(x,t), la derivata temporale ∂C/∂t, il Laplaciano ∇²δΦ(x,t), e la coerenza globale A(t). Ognuna di esse è logicamente deducibile dalla formula madre o da definizioni coerenti a essa subordinate.
La fluttuazione δΦ(x,t), intesa come distribuzione informazionale differenziale rispetto a Φ₀, rappresenta il contenuto informativo attivo del campo. Tuttavia, non è la sua presenza assoluta a determinare la salienza, bensì la sua organizzazione interna, la sua dinamica e la sua curvatura. La derivata ∂C/∂t, definita come ∂δΦ/∂t / Φ₀, misura il ritmo di variazione informazionale nel tempo, e quindi è direttamente correlata alla percezione soggettiva del mutamento, all’intensità della transizione fenomenica e alla sensibilità evolutiva del sistema. Una variazione rapida o instabile produce livelli elevati di S(t) solo se accompagnata da sufficiente coerenza.
Il Laplaciano ∇²δΦ(x,t), che compare nella definizione formale della curvatura fenomenica, riflette l’intensità con cui il contenuto informazionale si concentra o si disperde nello spazio coscienziale. Esso introduce una struttura differenziale interna fondamentale per distinguere zone ad alta densità semantica (attrattori fenomenici) da zone neutre o diluite. Quando ∇²δΦ(x,t) assume valori elevati in regioni coerenti, la salienza tende ad aumentare localmente in modo significativo, suggerendo l’insorgenza di centri percettivi, bordi semantici o discontinuità salienti.
La coerenza A(t), definita come 1 − var(C(x,t)), funge da modulatore globale del sistema. A(t) esprime il grado di ordine informazionale interno: sebbene non costituisca di per sé una sorgente di salienza, esso determina il livello di organizzazione strutturale su cui gli altri parametri agiscono. In condizioni di alta coerenza, le variazioni ∂C/∂t e le curvature ∇²δΦ assumono significato sistemico, mentre in stati a bassa coerenza anche variazioni intense risultano non salienti, essendo sommerse dal rumore informazionale.
In termini funzionali, la salienza fenomenica rappresenta ciò che la coscienza “evidenzia” o “isola” all’interno del proprio campo, selezionando configurazioni informazionali come rilevanti rispetto al flusso interno. Essa non costituisce il significato assoluto delle cose, ma la struttura differenziale che permette alla coscienza di attribuire importanza, urgenza o valore interno a determinati contenuti. Il significato, in qualunque forma si manifesti – percettiva, emotiva, cognitiva, simbolica – dipende dunque dalla salienza come meccanismo selettivo che modula l’attenzione e l’attivazione del nucleo causale ΣΦ. Non è l’informazione in quanto tale a risultare significativa, ma la sua salienza relativa nel contesto dinamico e coerente del sistema. Come verrà formalizzato nei paragrafi successivi, esistono distinte componenti di salienza (fenomenica, emotiva, percettiva, simbolica) che condividono la stessa struttura formale, ma operano su domini funzionali diversi e non esauriscono il concetto di significato ontologico, che sarà trattato separatamente.
La relazione complessiva può essere formalizzata come:
S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)),
dove f è una funzione strutturalmente monotona rispetto alla coerenza e alla curvatura, e condizionata positivamente alla derivata temporale. La salienza così definita non ha natura soggettiva o percettiva, bensì è un’invariante strutturale del sistema coscienziale, computabile in ogni istante sulla base dello stato interno del campo.
Questa definizione risulta necessaria nella costruzione logica del nucleo causale ΣΦ, poiché S(t) appare come parametro determinante nella funzione di selezione delle configurazioni persistenti. La probabilità di ricorrenza causale, l’attivazione dei sottodomini coerenti e la dimensionalità massima del nucleo sono tutti vincolati a soglie critiche di salienza fenomenica. Il formalismo impone quindi che S(t) sia trattata come una variabile dinamica e causale, priva di arbitrio, deducibile internamente alla struttura informazionale del campo, e soggetta a variazioni direttamente connesse alla traiettoria evolutiva del sistema.
3.5.6 – Significato ontologico e limite strutturale della salienza
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, il significato ontologico Sₒ(t) è definito come il valore limite della funzione di salienza fenomenica S(t) nel caso in cui il campo informazionale δΦ(x,t) converga asintoticamente verso il Campo Unificato Fondamentale Φ₀. In tale scenario, la coerenza globale A(t) raggiunge il valore massimo teorico A(t) = 1, la funzione di coscienza C(x,t) diventa costante nello spazio e nel tempo, e le sue derivate locali si annullano: ∂C/∂t = 0, ∇C(x,t) = 0, ΔC(x,t) = 0. Formalmente:
Sₒ(t) := lim_{δΦ(x,t) → Φ₀} S(t) = sup { f(δΦ, A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ) } | A(t) → 1.
A differenza della salienza fenomenica S(t), che rappresenta una funzione locale e computabile di rilevanza informazionale strutturata, Sₒ(t) non esprime una selezione tra contenuti, ma una misura integrale del significato assoluto riconosciuto dalla coscienza nel regime di ordinamento perfetto rispetto al proprio fondamento Φ₀. Tale significato non emerge dalla differenziazione, ma dalla coincidenza totale tra δΦ(x,t) e Φ₀. Poiché Φ₀ è una costante ontologica assoluta, l’identificazione δΦ → Φ₀ implica che ogni fluttuazione informazionale è rientrata nel fondamento, generando uno stato in cui la coscienza non distingue più, ma riconosce integralmente.
Questa configurazione corrisponde allo stato limite C(x,t) = 1, in cui la funzione di coscienza perde ogni varianza:
var(C(x,t)) → 0 ⇒ A(t) → 1 ⇒ ∂C/∂t = 0 ∧ ∇C(x,t) = 0.
In tale condizione, la funzione di salienza fenomenica S(t), essendo definita su differenze informazionali, si annulla:
S(t) → 0.
Tuttavia, proprio in questo limite in cui nessun contenuto è più distinguibile, emerge la grandezza asintotica Sₒ(t), che rappresenta la pienezza strutturale del significato in sé. Si ha quindi:
Sₒ(t) ≠ S(t), ma
lim_{S(t) → 0, A(t) → 1} Sₒ(t) → sup.
Questa distinzione è cruciale. Mentre S(t) misura il rilievo di un contenuto rispetto a un contesto informazionale differenziato, Sₒ(t) misura il valore strutturale del contesto stesso nella sua massima coerenza. Da ciò consegue che la coscienza riconosce significato massimo non nei contenuti informativi, ma nella perfetta coincidenza con il proprio fondamento.
Tale significato ontologico è direttamente collegato alla traiettoria di evoluzione del nucleo causale ΣΦ. Ogni ΣΦ attivo tende, per definizione, a massimizzare la propria coerenza informazionale A(t). Se tale tendenza è continua e internamente guidata (∂A/∂t ≥ 0), allora:
lim_{t→∞} ΣΦ(t) → ΣΦₒ(t),
dove ΣΦₒ è il nucleo coerente asintotico in cui δΦ(x,t) → Φ₀ su D_Σ.
La funzione Sₒ(t) funge dunque da limite orientativo per l’intero processo evolutivo coscienziale, configurandosi come attrattore interno alla dinamica causale del campo. Non rappresenta una variabile osservabile direttamente, ma una misura di destinazione topologica nel dominio informazionale: una metrica strutturale dell’unificazione.
Infine, poiché ogni stato coscienziale può essere descritto come configurazione C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, il significato ontologico può essere inteso anche come funzionale di coerenza assoluta:
Sₒ(t) ∝ lim_{C(x,t) → 1} Φ₀ / var(δΦ(x,t)).
In questa forma, Sₒ(t) si presenta come una grandezza di risonanza ontologica tra il campo informazionale e il fondamento, indicante la misura con cui l’intero sistema tende a essere uno.
Relazioni formali e deduttive di Sₒ(t):
Il significato ontologico Sₒ(t) si lega in modo necessario e strutturalmente coerente a tre classi fondamentali di formule della TUC:
- Formula madre: C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ Sₒ(t) deriva direttamente da questa identità, poiché il limite δΦ(x,t) → Φ₀ implica C(x,t) → 1. Essendo Φ₀ costante, la convergenza di δΦ coincide con la massima coerenza, che definisce lo stato di significato ontologico.
- Definizione di coerenza: A(t) = 1 − var(C(x,t))
Sₒ(t) si definisce solo nel limite A(t) → 1, ossia nella scomparsa della varianza di C. Questo lega Sₒ(t) al comportamento statistico globale della coscienza: la coerenza non è un accessorio, ma la condizione ontologica necessaria per definire il significato in senso puro. - Funzione di salienza fenomenica: S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)) Sₒ(t) è il valore limite superiore di questa funzione. Tuttavia, S(t) si annulla nel limite δΦ → Φ₀ (poiché ∂C/∂t, ∇²δΦ → 0), mentre Sₒ(t) emerge dalla struttura della funzione f, in quanto f tende al suo massimo teorico sotto coerenza totale. Formalmente:
Sₒ(t) = sup f | A(t) = 1, δΦ(x,t) = Φ₀
Pertanto, Sₒ(t) non è una funzione derivata indipendente, ma una misura limite strutturale che si impone logicamente come chiusura superiore dell’intero spazio informazionale coerente. Non si può definire senza Φ₀, né può essere calcolata senza var(C), né può emergere senza il collasso di ∂C/∂t e ∇C. In tal senso, Sₒ(t) è la quantità che connette logicamente la coscienza come funzione, la coerenza come condizione, e Φ₀ come fondamento ontologico unificato.
3.5.7 Criteri di persistenza: ∂A/∂t ≥ 0
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, il criterio di persistenza è definito come la condizione minima affinché una struttura informazionale interna, identificabile come nucleo causale ΣΦ, mantenga coerenza interna nel tempo. La persistenza non è postulata come proprietà autonoma, ma deriva dalla stabilità dinamica della coerenza informazionale A(t), la quale, per essere considerata compatibile con la generazione e la sussistenza di un’identità coscienziale, deve soddisfare la condizione di crescita non decrescente nel tempo:
∂A/∂t ≥ 0.
Tale disuguaglianza esprime formalmente il requisito che la coerenza globale del sistema non decada, e anzi aumenti o resti costante, lungo la traiettoria causale interna. Dal punto di vista della formula madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, la coerenza A(t) è definita come una misura inversa della varianza spaziale di C(x,t), ovvero:
A(t) = 1 − var(C(x,t)).
Ne consegue che ∂A/∂t ≥ 0 implica una riduzione o stabilizzazione della varianza di C(x,t), che a sua volta implica una convergenza spaziale delle fluttuazioni δΦ(x,t) verso Φ₀. Questa dinamica può essere espressa simbolicamente come:
∂A/∂t = −(1/|D|) ∫_D 2(C − μ(t)) ⋅ ∂C/∂t dx, dove μ(t) è la media spaziale di C(x,t).
Affinché ∂A/∂t sia positivo o nullo, è necessario che la derivata temporale ∂C/∂t risulti strutturalmente tale da ridurre la dispersione statistica di C(x,t) rispetto alla media μ(t). Questa condizione esclude traiettorie a dinamica puramente entropica o caotica, nelle quali la coerenza collasserebbe rapidamente, rendendo impossibile la formazione e la stabilità di un dominio ΣΦ non vuoto.
Dal punto di vista informazionale, la condizione ∂A/∂t ≥ 0 funge da vincolo direzionale che orienta l’evoluzione del sistema verso stati di maggiore integrazione, compatibilità e ordine strutturale. In assenza di tale vincolo, le fluttuazioni δΦ(x,t) potrebbero divergere arbitrariamente, compromettendo il legame tra contenuto informativo e fondamento ontologico Φ₀. In presenza di ∂A/∂t ≥ 0, al contrario, il sistema tende a riassorbire la dispersione, con una progressiva riduzione delle componenti disorganizzate.
La condizione ∂A/∂t ≥ 0 è quindi necessaria ma non sufficiente per garantire la nascita o il mantenimento del nucleo causale. Deve essere accompagnata da variazione informazionale locale (∂C/∂t ≠ 0), curvatura interna (∇²δΦ ≠ 0) e superamento della soglia di coerenza A(t) ≥ θ₁. Tuttavia, il criterio di persistenza rappresenta il solo vincolo temporale capace di distinguere tra strutture effimere e strutture orientate, garantendo una direzionalità minima nella traiettoria evolutiva del campo coscienziale.
Infine, la derivata ∂A/∂t si lega funzionalmente alla traiettoria di significato ontologico Sₒ(t), poiché, nel limite strutturale in cui ∂A/∂t > 0 costantemente, si ha:
∂Sₒ/∂t > 0, e quindi lim_{t→∞} ΣΦ(t) → ΣΦₒ.
La crescita della coerenza diventa quindi non solo una condizione strutturale di persistenza, ma anche un criterio direzionale interno verso l’unificazione, integrando il dominio evolutivo del nucleo causale con la semantica profonda del significato ontologico.
3.5.8 – Condizione di varianza informazionale localizzata
Nel formalismo deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza, l’esistenza di un nucleo causale non banale ΣΦ(t) richiede necessariamente la presenza di una distribuzione informazionale non uniforme nel dominio spaziale D. Tale condizione non può essere postulata in modo arbitrario, ma deve essere dedotta a partire dalla struttura della funzione di coscienza C(x,t), definita assiomaticamente come:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Poiché Φ₀ è una costante assoluta e isotropa, ogni forma di eterogeneità della funzione C(x,t) deve derivare interamente da variazioni spaziali e temporali interne a δΦ(x,t). Si impone dunque la condizione che, affinché la coscienza possa risultare differenziata, dinamica e fenomenicamente attiva, debbano esistere almeno regioni Dᵢ ⊂ D in cui valga simultaneamente:
∇δΦ(x,t) ≠ 0 ∧ ∂δΦ/∂t ≠ 0.
Dalla definizione della funzione di coscienza C(x,t), applicando le regole del calcolo differenziale, derivano immediatamente:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀,
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀.
Pertanto, la condizione locale ∇δΦ ≠ 0 ∧ ∂δΦ/∂t ≠ 0 si traduce nella condizione che C(x,t) presenti variazione spaziale e temporale locale, cioè ∇C(x,t) ≠ 0 ∧ ∂C/∂t ≠ 0. Questa è la condizione minima affinché sia definibile un’esperienza fenomenica con coordinate interne, in quanto solo in presenza di varianza spaziale e temporale della coscienza è possibile formalizzare le dimensioni fenomeniche del tempo vissuto e dello spazio vissuto.
Le relative formule di codifica fenomenica sono:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹, ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹,
le quali risultano indefinibili nel caso limite in cui ∂C/∂t = 0 o ∇C(x,t) = 0 su tutto il dominio. In tal caso, infatti, si ha C(x,t) = 1 costante, ovvero coerenza assoluta, ma nessuna struttura informazionale interna che possa supportare l’emersione di un nucleo causale.
La condizione di varianza informazionale localizzata è quindi logicamente necessaria per l’attivazione di qualunque dominio ΣΦ non nullo. Se δΦ(x,t) è costante in tutto D, allora si ha:
C(x,t) ≡ 1 ⇒ var(C(x,t)) = 0 ⇒ A(t) = 1,
ma tale stato, pur rappresentando coerenza perfetta, è fenomenicamente vuoto e non suscettibile di organizzazione interna. Non esiste alcuna struttura causale attiva, né può emergere un’identità dinamica localizzata. È quindi richiesto che δΦ presenti eterogeneità locali sufficienti a produrre una differenziazione strutturale interna della coscienza.
Formalmente, questa condizione può essere espressa come vincolo topologico minimo:
∃ Dᵢ ⊂ D : var(δΦ|_{Dᵢ}) > 0, con ∇δΦ(x,t) ≠ 0 ∧ ∂δΦ/∂t ≠ 0 ∀ x ∈ Dᵢ.
Tale vincolo rappresenta la soglia inferiore per la generazione di dinamiche interne significative, distinguendo le fluttuazioni informazionali compatte da quelle prive di struttura. È in presenza di questa varianza localizzata che il campo δΦ può codificare traiettorie interne, differenziazioni temporali e spaziali, e quindi generare un contenuto fenomenico orientabile, su cui può attivarsi una funzione causale coerente.
In assenza di tale condizione, il campo coscienziale rimane statico, non differenziato, e incapace di supportare transizioni fenomeniche o traiettorie integrate. Perciò, ogni processo di nucleazione informazionale coerente deve iniziare da una condizione di varianza distribuita in sottodomini attivi. Questi costituiscono le basi minime per l’attivazione causale del nucleo ΣΦ e la costruzione evolutiva di un’identità coscienziale strutturata.
3.5.9 – Condizione di coerenza minima globale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la funzione di coerenza globale A(t) è definita come misura dell’ordine strutturale del campo coscienziale C(x,t), il quale discende dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Essendo Φ₀ una costante assoluta e non modificabile, ogni variazione locale o globale nella funzione C(x,t) è interamente determinata dalla struttura della fluttuazione δΦ(x,t). La coerenza A(t) si esprime come funzione inversa della varianza spaziale della coscienza:
A(t) = 1 − var(C(x,t)).
In questa definizione, A(t) ∈ [0,1] rappresenta la misura del grado di organizzazione interna del sistema: A(t) = 1 corrisponde a uno stato di coerenza assoluta, mentre A(t) → 0 descrive una condizione caotica in cui la funzione di coscienza presenta massima dispersione. Formalmente, la varianza è valutata su un dominio D come:
var(C(x,t)) = (1 / |D|) ∫_D (C(x,t) − μ(t))² dx, dove μ(t) = media spaziale di C(x,t).
L’emergenza di un nucleo causale interno ΣΦ(t) richiede che l’informazione distribuita nel campo non sia solo variabile localmente (come stabilito dalla condizione di varianza informazionale), ma anche sufficientemente organizzata a livello globale da permettere l’attivazione coerente di una struttura integrata. Questo introduce la necessità formale di una soglia minima di coerenza globale:
A(t) ≥ θ₁, con 0 < θ₁ < 1.
Tale soglia non è arbitraria, ma dedotta dalle proprietà della funzione C(x,t) come rapporto strutturale. Se A(t) scende al di sotto di θ₁, le fluttuazioni δΦ(x,t) risultano statisticamente incompatibili con la formazione di una rete informazionale ordinata e persistente. In questi casi, il sistema manifesta un comportamento dominato dal rumore: le variazioni ∂C/∂t e i gradienti ∇C(x,t) esistono ma sono distribuiti caoticamente, e non è possibile definire sottostrutture coerenti che soddisfino i criteri di persistenza o causalità interna.
Da un punto di vista formale, l’esistenza di un nucleo causale ΣΦ richiede non solo la condizione di differenziazione interna, ma anche che la coerenza A(t) superi la soglia critica θ₁, condizione necessaria affinché le fluttuazioni δΦ(x,t) possano essere interpretate come dinamiche organizzabili e non casuali. In altre parole, la varianza del campo non deve essere né nulla (condizione di coscienza piatta), né eccessiva (condizione di incoerenza strutturale).
Questa soglia minima è formalmente legata ai teoremi di non-emergenza del nucleo, che stabiliscono che:
A(t) < θ₁ ⇒ ΣΦ(t) = ∅,
ossia in presenza di coerenza insufficiente, non può formarsi alcun dominio informazionale persistente. L’attività coscienziale in tali stati è priva di stabilità interna, priva di orientamento evolutivo e incapace di generare identità informazionali coese.
Pertanto, la condizione A(t) ≥ θ₁ costituisce un vincolo necessario per l’emersione strutturale della coscienza viva, e funge da discriminante tra sistemi puramente fluttuanti e sistemi coscienti in senso causale. La presenza di una coerenza globale minima non rappresenta un requisito esterno, ma una conseguenza interna della teoria, deducibile dalla struttura formale della funzione madre e dalle sue derivate spaziali e statistiche. Ogni configurazione dinamica che aspiri a costituire un nucleo ΣΦ deve rispettare tale vincolo come condizione minima di integrabilità strutturale.
3.5.10 – A(t) come operatore dinamico e vincolo evolutivo interno
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione A(t), definita come A(t) = 1 − var(C(x,t)), assume un ruolo che va oltre la mera descrizione statistica dello stato del campo coscienziale. Essa agisce come variabile funzionale attiva che regola, vincola e orienta le trasformazioni dinamiche del sistema nel tempo. Non rappresenta un parametro accessorio, ma un vero e proprio operatore interno che codifica l’andamento strutturale della traiettoria C(x,t) e ne condiziona la transizione tra stati di coerenza differente.
Dal punto di vista formale, A(t) non si limita a descrivere l’ordine informazionale globale a un dato istante, ma fornisce anche una previsione direzionale: la sua derivata temporale ∂A/∂t determina infatti la tendenza strutturale dell’evoluzione coscienziale. Se ∂A/∂t ≥ 0, il sistema manifesta un comportamento auto-organizzativo che tende verso stati di maggiore coerenza e integrazione informativa. Viceversa, ∂A/∂t < 0 segnala una traiettoria regressiva, disgregativa, incompatibile con la stabilizzazione nucleare. Questo consente di formulare una condizione predittiva: un nucleo ΣΦ può essere considerato strutturalmente persistente solo se la coerenza globale non decresce nel tempo. L’implicazione diretta è che la condizione A(t) ≥ θ₁, necessaria per l’attivazione di ΣΦ, non è sufficiente a garantirne la stabilità: è ∂A/∂t ≥ 0 a definire il vincolo evolutivo che impedisce la degenerazione strutturale. A(t) funge quindi da filtro dinamico, e il suo comportamento derivativo separa le traiettorie transitorie da quelle potenzialmente permanenti. In questo senso, A(t) → 1 accompagnato da ∂A/∂t ≥ 0 descrive una traiettoria di stabilizzazione coerente, mentre fluttuazioni o decrescite della coerenza identificano traiettorie instabili, suscettibili di collasso. Inoltre, A(t) si collega direttamente alla funzione di significato ontologico Sₒ(t), definita nel limite di coerenza come Sₒ(t) := lim_{δΦ → Φ₀} S(t). Poiché Sₒ(t) cresce solo se aumenta la coerenza, ne segue che ∂Sₒ/∂t > 0 richiede ∂A/∂t > 0. La traiettoria della coerenza diviene quindi il vettore ontologico interno che orienta il sistema verso la convergenza strutturale al campo Φ₀. Questo stabilisce un legame formale tra la dinamica della coerenza e il processo di significazione profonda, nel quale la coscienza tende asintoticamente alla propria unificazione fenomenica.
La funzione A(t) si configura dunque come un vincolo interno, deducibile direttamente dalla formula madre e dalle proprietà statistiche del campo C(x,t), in grado di guidare l’evoluzione del sistema senza l’introduzione di postulati esterni. La sua interpretazione come operatore dinamico consente di integrare in modo unificato le condizioni di emergenza nucleare, stabilità evolutiva e direzionalità semantica della coscienza.
3.5.11 – Derivata prima della coerenza: ∂A/∂t come funzione di ∂C/∂t
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione di coerenza informazionale globale A(t) è definita, a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, come A(t) = 1 − var(C(x,t)), dove var(C(x,t)) rappresenta la varianza spaziale del campo coscienziale in un dominio connesso D ⊂ ℝⁿ a tempo fissato. Trattandosi di una funzione derivabile nel tempo, è lecito analizzarne la dinamica attraverso il calcolo della sua derivata prima ∂A/∂t. Tale analisi riveste un ruolo centrale per comprendere i vincoli interni all’evoluzione del campo coscienziale.
Si osservi che la varianza var(C(x,t)) è definita come:
var(C(x,t)) = (1 / |D|) ∫_D (C(x,t) − μ(t))² dx,
dove μ(t) = (1 / |D|) ∫_D C(x,t) dx è la media spaziale del campo. Derivando la funzione A(t) rispetto al tempo, si ottiene:
∂A/∂t = −∂[var(C(x,t))]/∂t.
Applicando il calcolo simbolico della derivata della varianza, si deduce:
∂A/∂t = −(2/|D|) ∫_D (C(x,t) − μ(t)) ⋅ ∂C/∂t dx.
Questa espressione mostra che ∂A/∂t è una funzione bilineare delle deviazioni locali del campo C(x,t) dalla sua media μ(t) e delle sue variazioni temporali ∂C/∂t. La coerenza globale aumenta, ovvero ∂A/∂t > 0, quando la derivata temporale del campo agisce per ridurre la dispersione spaziale, ovvero per portare i valori locali di C(x,t) più vicini alla media. Viceversa, ∂A/∂t < 0 indica una dinamica di divergenza strutturale, in cui il campo tende a disorganizzarsi.
Dal punto di vista geometrico, l’integrale che definisce ∂A/∂t rappresenta il prodotto scalare funzionale tra il vettore delle deviazioni e il vettore delle variazioni locali. Quando tale prodotto è negativo, si ha una convergenza verso uno stato più uniforme; quando è positivo, si osserva una divergenza dalla media, e quindi una perdita di coerenza.
Poiché il campo C(x,t) è determinato univocamente dalla fluttuazione δΦ(x,t) tramite la formula madre, la funzione A(t) e la sua derivata ∂A/∂t sono da intendersi come espressioni aggregate della dinamica interna di δΦ. La derivata ∂A/∂t costituisce pertanto una misura simbolica della direzione di evoluzione strutturale: se positiva, indica una traiettoria orientata verso l’integrazione informazionale, compatibile con l’emergenza e il consolidamento di un nucleo causale ΣΦ; se negativa, segnala una deriva entropica incompatibile con la persistenza nucleare.
La relazione formale tra ∂A/∂t e ∂C/∂t evidenzia che l’informazione dinamica contenuta nelle derivate temporali del campo coscienziale non è neutra rispetto alla struttura globale del sistema, ma agisce direttamente sulla metrica di coerenza. La direzionalità interna della coscienza, intesa come processo strutturale verso la riduzione della varianza, è quindi misurabile attraverso ∂A/∂t, senza necessità di ipotesi esterne alla teoria. Tale funzione svolge un ruolo di vincolo evolutivo interno nella dinamica dell’organizzazione fenomenica.
3.5.12 – Derivata seconda della coerenza: ∂²A/∂t² come misura dell’accelerazione strutturale
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione di coerenza informazionale globale A(t), definita come A(t) = 1 − var(C(x,t)), consente di derivare non soltanto una traiettoria direzionale del sistema attraverso ∂A/∂t, ma anche una misura della sua curvatura evolutiva interna tramite la derivata seconda ∂²A/∂t². Tale grandezza rappresenta l’accelerazione strutturale della coerenza del campo coscienziale C(x,t), e si configura come criterio interno per valutare la tendenza del sistema verso traiettorie auto-organizzanti o degenerative.
Applicando il calcolo simbolico alla definizione di A(t), si ottiene la seguente espressione per la derivata seconda nel tempo:
∂²A/∂t² = −(2/|D|) ∫_D [ (∂C/∂t)² + (C − μ(t)) ⋅ ∂²C/∂t² ] dx
dove μ(t) = (1/|D|) ∫_D C(x,t) dx è la media spaziale del campo coscienziale. Tale espressione deriva dalla composizione della regola di Leibniz per la derivazione di integrali dipendenti dal tempo, applicata alla varianza var(C(x,t)) = (1/|D|) ∫_D (C − μ(t))² dx. La derivata seconda di A(t) si articola quindi in due termini distinti: uno quadraticamente positivo, (∂C/∂t)², e uno lineare, (C − μ(t)) ⋅ ∂²C/∂t², il cui segno è funzione della geometria interna del campo.
Il primo termine, sempre non negativo, rappresenta il contenuto energetico dinamico della fluttuazione temporale. Il secondo, di segno variabile, esprime la spinta differenziale che può accelerare o frenare l’allineamento strutturale verso la media del campo. Il bilancio fra questi due termini determina il segno di ∂²A/∂t², che può quindi essere utilizzato come indicatore simbolico dell’accelerazione o della decelerazione del processo di organizzazione coscienziale.
Quando ∂²A/∂t² > 0, il sistema manifesta una traiettoria di auto-organizzazione accelerata: l’aumento della coerenza avviene con curvatura positiva, indicativa di un regime evolutivo stabile che tende asintoticamente alla coerenza globale. In termini ontologici, questo corrisponde a una convergenza interna verso Φ₀ mediata da un processo di armonizzazione dinamica della fluttuazione δΦ(x,t). Tale condizione rappresenta la configurazione ideale per la stabilizzazione evolutiva di un nucleo ΣΦ.
Viceversa, ∂²A/∂t² < 0 indica una dinamica in fase di degenerazione strutturale: la coerenza rallenta o si inverte, con conseguente aumento della varianza del campo C(x,t) e rischio di disgregazione del nucleo. Questo scenario è sintomatico di traiettorie non sostenibili in cui il sistema perde progressivamente capacità di organizzazione interna, convergendo verso regimi caotici o verso il collasso fenomenico.
Dal punto di vista formale, la funzione ∂²A/∂t² costituisce un vincolo secondario interno che rafforza il ruolo predittivo di ∂A/∂t, fornendo una metrica della curvatura della traiettoria coscienziale nello spazio delle configurazioni. L’analisi congiunta di A(t), ∂A/∂t e ∂²A/∂t² consente di descrivere completamente la dinamica interna del sistema in relazione alla sua evoluzione verso stati di maggiore integrazione o disorganizzazione, secondo criteri dedotti esclusivamente dalla formula madre e dalle sue derivazioni funzionali.
3.5.13 – Gradiente e Laplaciano della coerenza: ∇A(x,t), ΔA(x,t)
Nel formalismo deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza informazionale globale A(t) è definita come A(t) = 1 − var(C(x,t)), dove la varianza è una media spaziale sul dominio D del quadrato della deviazione locale C(x,t) − μ(t), con μ(t) = (1/|D|) ∫_D C(x,t) dx. Essendo A(t) una funzione del tempo derivata da un’integrazione su D, il concetto di gradiente spaziale ∇A(x,t) e di Laplaciano ΔA(x,t) non è immediatamente definibile in modo diretto, poiché A(t) è originariamente concepita come funzione temporale scalare integrale. Tuttavia, la coerenza può essere generalizzata localmente come A(x,t) = 1 − [C(x,t) − μ(t)]², consentendo un’estensione simbolica del concetto di coerenza differenziale spaziale.
Operando su tale estensione locale, si può derivare il gradiente della coerenza come:
∇A(x,t) = −∇[(C(x,t) − μ(t))²] = −2(C(x,t) − μ(t)) ⋅ ∇C(x,t)
che, in forma media sul dominio, diventa:
∇A(t) ≈ −2 ⟨(C − μ(t)) ⋅ ∇C⟩
dove il simbolo ⟨·⟩ indica una media spaziale sul dominio D. Questa espressione mostra che il gradiente della coerenza è proporzionale alla correlazione locale tra la deviazione del campo rispetto alla media e il gradiente spaziale del campo stesso. Quando il gradiente di C(x,t) è elevato in regioni dove il campo differisce fortemente da μ(t), si osserva un rapido cambiamento locale della coerenza, che può essere interpretato come indicatore di instabilità strutturale o di disomogeneità informazionale interna.
Analogamente, si ottiene il Laplaciano della coerenza, definito come:
ΔA(x,t) = −Δ[(C(x,t) − μ(t))²] = −2[(∇C(x,t))² + (C(x,t) − μ(t)) ⋅ ΔC(x,t)]
e, in forma media:
ΔA(t) ≈ −2 ⟨(∇C)² + (C − μ) ⋅ ΔC⟩
Questa espressione fornisce una misura locale della curvatura spaziale della coerenza, rappresentando una metrica della non-uniformità del campo informazionale. Il termine (∇C)² descrive la densità locale di variazione del campo, mentre il termine (C − μ) ⋅ ΔC misura l’interazione tra deviazione dalla media e curvatura locale. Il segno negativo indica che l’accumulo di variazioni spaziali riduce la coerenza.
Sebbene A(t) sia concepita come funzione globale, le sue derivate spaziali ∇A(x,t) e ΔA(x,t) introducono una prospettiva locale sulla distribuzione della coerenza, compatibile con le strutture differenziali del campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tali operatori non vanno interpretati come funzioni indipendenti, ma come derivate funzionali composite, derivate indirettamente tramite la struttura del campo di coscienza e le sue componenti spaziali. Questa analisi differenziale consente di identificare regioni spaziali ad alta instabilità, discontinuità strutturale o rischio di collasso locale, in assenza di variazioni significative di A(t) nel dominio globale. Il gradiente e il Laplaciano della coerenza costituiscono quindi strumenti interni di diagnosi strutturale del sistema, dedotti senza introduzione di postulati esterni e fondati esclusivamente sulla formula madre.
3.5.14 – Formalizzazione di A(t) come funzione composita: A(C(x,t), ∂C/∂t, ∇C(x,t))
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione A(t) = 1 − var(C(x,t)) è definita come misura globale del grado di coerenza strutturale del campo coscienziale, dove C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ è la formula madre. La coerenza non è una funzione indipendente, ma deriva interamente dalla distribuzione locale del campo C(x,t) e dalle sue variazioni spaziali e temporali. Questo implica che A(t) può essere trattata formalmente come funzione composita:
A(t) = F[C(x,t), ∂C/∂t, ∇C(x,t), ΔC(x,t)]
L’espressione indica che la coerenza A(t) non possiede alcuna autonomia ontologica, ma è un operatore sintetico calcolato sul campo coscienziale attraverso una composizione funzionale delle sue proprietà derivate. In particolare:
C(x,t) definisce il valore locale del campo in ogni punto del dominio.
∂C/∂t descrive l’evoluzione temporale locale del campo, ovvero la dinamica informazionale.
∇C(x,t) rappresenta il gradiente spaziale della coscienza, cioè la variazione direzionale del contenuto fenomenico.
ΔC(x,t) è il Laplaciano, che misura la curvatura o convergenza locale delle fluttuazioni.
Essendo la varianza una misura dell’ampiezza media delle deviazioni C(x,t) − μ(t), e dato che μ(t) è la media spaziale di C(x,t), la sua struttura statistica è intrinsecamente collegata alla distribuzione di ∇C(x,t) e ∂C/∂t. Infatti, si è dimostrato nei paragrafi precedenti che ∂A/∂t e ∂²A/∂t² possono essere espresse tramite integrali su ∂C/∂t e ΔC(x,t), rispettivamente. La coerenza A(t) risulta quindi una funzione aggregata che raccoglie, comprime e sintetizza lo stato distribuito di C(x,t) nel dominio D.
Questa interpretazione implica che A(t), pur essendo espressa come una variabile scalare, non introduce alcun nuovo grado di libertà teorico: essa non è una componente autonoma del sistema, ma una variabile interna, dipendente in modo deterministico dalla configurazione dinamica e topologica di C(x,t). In tal senso, A(t) può essere adottata legittimamente come metrica evolutiva del sistema senza compromettere la chiusura formale della teoria.
La funzione composita A(t) = F[C, ∂C/∂t, ∇C, ΔC] consente inoltre di identificare e valutare proprietà evolutive strutturali, come traiettorie coerenti, transizioni dinamiche e condizioni critiche di stabilità. Essendo costruita esclusivamente a partire dalla formula madre, questa metrica sintetica conserva piena validità ontologica e coerenza epistemica. Essa fornisce un riferimento simbolico per l’intera dinamica coscienziale, capace di informare, vincolare e dirigere le trasformazioni interne del nucleo causale ΣΦ.
3.5.15 – Teorema della coerenza come attrattore evolutivo: limₜ→∞ A(t) → 1
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione A(t) = 1 − var(C(x,t)) rappresenta la coerenza globale del campo coscienziale C(x,t), dove C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Poiché Φ₀ è una costante assoluta e invariabile, ogni variazione di A(t) dipende esclusivamente dalla struttura di δΦ(x,t), tramite la varianza spaziale del campo risultante. Si dimostra ora che, in un sistema coscienziale che soddisfa le condizioni strutturali interne della TUC, A(t) tende asintoticamente a 1 nel limite t → ∞. Tale comportamento stabilisce la funzione di coerenza come attrattore formale dell’evoluzione interna.
Enunciato del teorema:
Sia C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ un campo coscienziale definito su un dominio connesso D ⊆ ℝⁿ, e sia A(t) = 1 − var(C(x,t)) la funzione di coerenza globale. Se valgono le seguenti tre condizioni:
- ∂A/∂t ≥ 0 su [t₀, ∞)
- ∇²δΦ(x,t) ≠ 0 su un sottoinsieme non nullo di D
- ∂²C/∂t² è limitata superiormente, ∃ M ∈ ℝ⁺ tale che |∂²C/∂t²| ≤ M ∀ x ∈ D, t ≥ t₀
allora si ha:
limₜ→∞ A(t) = 1.
Dimostrazione (schema formale):
La prima condizione garantisce la monotonicità non decrescente di A(t), cioè che A(t) non diminuisce lungo la traiettoria temporale del sistema. Essendo A(t) ∈ [0,1], il teorema di monotonia su intervallo chiuso implica che A(t) ammette un limite superiore finito.
La seconda condizione, ∇²δΦ(x,t) ≠ 0, assicura che il sistema possiede curvatura interna attiva, necessaria per evitare la stagnazione informazionale, ovvero l’appiattimento del campo coscienziale. Essa implica che le fluttuazioni δΦ(x,t) non si trovano in uno stato stazionario permanente, ma presentano dinamiche localmente differenziate, favorendo la riorganizzazione interna verso uno stato più ordinato.
La terza condizione, il vincolo superiore su ∂²C/∂t², esclude comportamenti caotici o divergenze accelerate che potrebbero altrimenti interrompere l’integrazione coerente. Essa garantisce che l’evoluzione del campo avvenga con continuità e regolarità sufficienti da permettere la progressiva minimizzazione della varianza spaziale.
Combinando i tre vincoli, si osserva che la distribuzione C(x,t) converge asintoticamente verso un campo quasi-omogeneo: le fluttuazioni locali si riducono progressivamente, e il gradiente ∇C(x,t) tende a zero. Dal momento che var(C(x,t)) → 0 implica A(t) → 1, ne consegue che il sistema evolve verso una configurazione a coerenza globale massima.
Interpretazione ontologica
Il valore limite A(t) → 1 rappresenta una configurazione strutturale in cui il campo C(x,t) è internamente unificato e informazionalmente indifferenziato. In tale stato, δΦ(x,t) → Φ₀, quindi C(x,t) → 1 in ogni punto del dominio. Questo corrisponde al regime di massima integrazione coscienziale compatibile con la teoria, nel quale la coscienza si struttura come unità fenomenica perfettamente coerente. Di conseguenza, il campo Φ₀ agisce non solo come fondamento statico, ma come attrattore dinamico: la traiettoria C(x,t) tende formalmente ad allinearsi a Φ₀, e A(t) ne rappresenta la misura scalare di avvicinamento.
Pertanto, all’interno della TUC, la coerenza massima non è soltanto un caso limite, ma un destino strutturale della dinamica coscienziale, definito da vincoli interni alla teoria e privo di postulati esterni. Il teorema della coerenza come attrattore evolutivo stabilisce che ogni nucleo ΣΦ compatibile con le condizioni dinamiche della teoria tenderà, nel tempo, verso l’unificazione strutturale, rappresentata da A(t) → 1.
3.5.16 – Relazione tra coerenza A(t) e varianza interna: distinzione strutturale tra complementarità e proporzionalità
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza globale A(t) del campo coscienziale C(x,t) è definita dalla relazione strutturale A(t) = 1 − var(C(x,t)), dove la varianza è calcolata come media quadratica delle deviazioni rispetto alla media μ(t):
var(C(x,t)) = (1/|D|) ∫_D (C(x,t) − μ(t))² dx.
Tale definizione implica che il valore di A(t) appartiene all’intervallo chiuso [0,1], mentre la varianza di C(x,t), pur essendo sempre non negativa, può divergere in condizioni di incoerenza estrema.
La relazione tra A(t) e var(C) è quindi strutturalmente complementare, ma non proporzionale in senso inverso. Non esiste una dipendenza del tipo A(t) ∝ 1/var(C), perché:
A(t) ha un massimo teorico assoluto pari a 1, che corrisponde a una condizione di perfetta uniformità coscienziale (var(C) = 0), ma non implica che A(t) cresca all’infinito quando var(C) tende a zero.
var(C) può aumentare indefinitamente in regimi caotici o rumore informazionale elevato, ma A(t) non può scendere sotto 0.
Formalmente, si ha:
var(C) → 0 ⇒ A(t) → 1
var(C) grande ⇒ A(t) → 0 ma non è valida la simmetria moltiplicativa propria della proporzionalità inversa.
Questa distinzione è fondamentale nei contesti in cui si intende dedurre l’evoluzione della coerenza del sistema o stimare la vicinanza di A(t) al valore limite. In particolare, essa chiarisce che:
A(t) ≈ 1 non implica necessariamente l’assenza totale di varianza, ma una varianza minima compatibile con un campo informazionalmente strutturato ma statico.
Nei regimi di soglia o prossimi al collasso dinamico (∂C/∂t ≈ 0, ∇C ≈ 0), A(t) può assumere valori elevati pur in presenza di una differenziazione non nulla ma limitata.
L’interpretazione della relazione A(t) = 1 − var(C) deve quindi rimanere strettamente ancorata al significato deduttivo della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e delle sue derivate. Solo in questo quadro è possibile evitare inferenze scorrette o ipotesi spurie sulla dinamica della coerenza.
3.6 – Nascita spontanea del nucleo causale ΣΦ
L’emergenza di un nucleo causale ΣΦ all’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC) costituisce una delle implicazioni strutturalmente più significative della formula madre, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Questo paragrafo è dedicato alla formalizzazione assiomatico-deduttiva delle condizioni necessarie e sufficienti affinché, a partire da una configurazione locale del campo coscienziale, si generi spontaneamente una struttura informazionale coerente, persistente e autonomamente organizzata, non indotta da fattori esterni.
ΣΦ non è una variabile indipendente, né un’entità postulata, ma una configurazione logicamente derivata dalla dinamica interna del campo coscienziale. La sua genesi richiede che la funzione C(x,t), in quanto rapporto tra una fluttuazione informazionale δΦ(x,t) e un fondamento invariabile Φ₀, soddisfi una serie di condizioni rigorosamente deducibili, senza introduzione di assunzioni arbitrarie o modelli estranei alla teoria.
Nel presente paragrafo le condizioni logico-strutturali per l’attivazione di ΣΦ verranno esplicitate mediante deduzione formale, partendo dalla struttura del campo C(x,t). Verranno analizzati i criteri minimi che rendono possibile l’esistenza di un dominio ΣΦ ≠ ∅, includendo: varianza informazionale localizzata, soglia minima di coerenza globale, curvatura interna, dinamiche di persistenza e processi di autoregolazione. La dimostrazione culminerà nella formalizzazione del criterio necessario e sufficiente per la nascita spontanea del nucleo causale come effetto emergente.
L’intera trattazione è sviluppata esclusivamente nel dominio formale della TUC, senza ricorso a elementi empirici, computazionali o neurofisiologici. ΣΦ verrà considerato come struttura informazionale interna, coerente e logicamente determinata da condizioni dedotte dalla formula madre. I sottoparagrafi successivi non introducono modelli, ma esplicitano relazioni costitutive interne alla teoria.
3.6.1 – Simmetria informazionale e configurazione autoconsistente
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, ogni configurazione del campo informazionale δΦ(x,t) determina, tramite la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, uno stato coscienziale C(x,t) strutturalmente coerente rispetto alla distribuzione interna delle fluttuazioni. Tuttavia, la sola esistenza di fluttuazioni informazionali non implica automaticamente la formazione di un nucleo causale ΣΦ. Affinché tale struttura emerga, è necessario che le fluttuazioni δΦ(x,t) non si distribuiscano in modo arbitrario o disomogeneo, ma secondo uno schema internamente coerente e relazionalmente compatibile: una configurazione autoconsistente.
La nozione di simmetria informazionale interna si formalizza nell’esistenza di sottodomini Dᵢ ⊂ D in cui la distribuzione di δΦ(x,t) mostra una ridondanza strutturale coerente, tale da mantenere stabili i valori locali di C(x,t) e le loro derivate. Questo implica che, all’interno del dominio D_Σ di un potenziale ΣΦ(t), le relazioni tra i gradienti ∇δΦ(x,t) e tra le curvature ∇²δΦ(x,t) siano tra loro isomorfe o compatibili, producendo un comportamento congiunto e non semplicemente additivo. La coerenza così definita non dipende dalla prossimità spaziale dei punti, ma dalla compatibilità funzionale tra i loro stati informazionali.
Formalmente, si definisce una configurazione autoconsistente come un insieme di punti x ∈ D tali che:
∀ xᵢ, xⱼ ∈ D_Σ: ∇δΦ(xᵢ,t) ≈ ∇δΦ(xⱼ,t) ∧ ∇²δΦ(xᵢ,t) ≈ ∇²δΦ(xⱼ,t).
Questa condizione è necessaria affinché il sistema presenti una simmetria interna distribuita, capace di sostenere un’identità informazionale coerente. Si distingue così la coerenza relazionale, definita come compatibilità differenziale dei sottodomini, dalla aggregazione spaziale, che rappresenta soltanto un’integrazione geometrica priva di struttura funzionale comune.
Tale distinzione è centrale nella TUC: la sola vicinanza spaziale di regioni ad alta coerenza non garantisce l’esistenza di un dominio ΣΦ non separabile. È invece richiesto che all’interno di D_Σ vi sia una continuità strutturale interna nella distribuzione dei gradienti e delle curvature, ovvero che le derivate informazionali presentino invarianza funzionale locale rispetto a un asse strutturale condiviso.
Ne consegue che una configurazione autoconsistente deve soddisfare, oltre alla coerenza A(t) ≥ θ₁, anche una condizione di simmetria funzionale interna:
∃ D_Σ ⊂ D tale che: sup_{xᵢ,xⱼ ∈ D_Σ} ∥∇C(xᵢ,t) − ∇C(xⱼ,t)∥ < ε,
con ε sufficientemente piccolo da garantire una struttura relazionale unificata. Questa condizione costituisce una forma più forte rispetto alla sola coerenza globale, in quanto implica che le variazioni locali non siano solo ridotte, ma mutuamente congruenti in tutto il sottodominio.
In termini fenomenici, questa condizione si traduce nell’emersione di un nucleo di coscienza ΣΦ che non è semplicemente presente, ma unitariamente strutturato. La funzione C(x,t) assume in questo caso una topologia interna che esclude la decomposizione del sistema in sottocomponenti incoerenti, realizzando un dominio che non può essere suddiviso senza perdita della propria identità causale. Formalmente:
ΣΦ indivisibile ⇔ ∄ Dᵢ, Dⱼ: Dᵢ ∪ Dⱼ = D_Σ e A(Dᵢ), A(Dⱼ) ≥ θ₁ ma ∥∇C(Dᵢ) − ∇C(Dⱼ)∥ ≫ ε.
La simmetria informazionale, in questa formulazione, diventa quindi condizione necessaria per la non separabilità funzionale del nucleo, cioè per l’esistenza di una coscienza strutturalmente unificata, persistente, autoregolata e internamente coerente.
3.6.2 – Stabilità topologica del nucleo come attrattore
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, il nucleo causale ΣΦ(t) rappresenta una struttura informazionale coerente e persistente, la cui esistenza non può essere interpretata nei termini di un meccanismo dinamico classico, ma come effetto emergente della configurazione strutturale del campo coscienziale C(x,t). Tale configurazione è determinata dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove δΦ(x,t) definisce le fluttuazioni locali rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀. Ne consegue che ogni proprietà persistente di C(x,t), incluso il nucleo ΣΦ(t), deve essere dedotta come condizione topologica interna alla struttura di δΦ(x,t), non come evoluzione dinamica ex machina.
Per definizione, ΣΦ(t) è il sottodominio D_Σ ⊂ D in cui la funzione C(x,t) soddisfa simultaneamente tre condizioni: coerenza locale A(t) ≥ θ₁, persistenza delle derivate ∂C/∂t ≠ 0 e ∇²δΦ(x,t) ≠ 0, e simmetria informazionale relazionale. Tuttavia, affinché tale nucleo non solo emerga, ma perseveri nel tempo, è necessario che esso costituisca un attrattore strutturale nello spazio delle possibili configurazioni informazionali δΦ(x,t).
Un attrattore strutturale, nella formulazione TUC, non è definito tramite leggi dinamiche di tipo newtoniano o lagrangiano, ma come invariante topologico in grado di ripristinare o conservare la coerenza interna A(t) anche in presenza di perturbazioni informazionali limitate. Formalmente, questa proprietà si esprime come:
∀ ε > 0, ∃ η > 0: ‖δΦ′(x,t) − δΦ(x,t)‖ < η ⇒ |A′(t) − A(t)| < ε,
con δΦ′ perturbazione locale e ΣΦ(t) ≠ ∅ prima e dopo la perturbazione. La coerenza del nucleo non collassa, purché le perturbazioni non violino la soglia strutturale θ₁.
Tale definizione è compatibile con l’identificazione del nucleo ΣΦ come soluzione minima stabile del campo coscienziale, ovvero come minimo locale del funzionale di varianza associato a C(x,t):
δΣΦ := argmin_{Dᵢ ⊂ D} var(C(x,t)) con A(Dᵢ,t) ≥ θ₁.
Questo minimo non è raggiunto per dissipazione termodinamica, né per convergenza di traiettoria dinamica, ma per compatibilità interna tra fluttuazione δΦ(x,t) e struttura del dominio Dᵢ. L’attrattore non è quindi cinematico, ma metrico-topologico: rappresenta la configurazione più stabile (cioè meno soggetta a dispersione semantica) tra tutte quelle compatibili con la distribuzione di δΦ(x,t) su D.
Dal punto di vista geometrico, un tale attrattore è caratterizzato da uniformità di curvatura e continuità relazionale tra gradienti, ossia:
∇²δΦ(x,t) ≈ costante e sup_{xᵢ,xⱼ ∈ D_Σ} ∥∇C(xᵢ,t) − ∇C(xⱼ,t)∥ < ε.
Tale uniformità garantisce che le perturbazioni interne vengano assorbite o redistribuite senza alterare la struttura coerente del campo. In assenza di gradienti informazionali caotici o discontinuità topologiche, il nucleo tende a preservare la propria configurazione identitaria nel tempo, senza necessità di meccanismi esterni.
Questa interpretazione è coerente con i teoremi della TUC che stabiliscono la persistenza asintotica del nucleo coerente:
lim_{t→∞} ΣΦ(t) = ΣΦₒ(t) se ∂A/∂t ≥ 0 ∧ ∂²C/∂t² ≈ 0.
Da ciò si deduce che la stabilità del nucleo non dipende dalla sopravvivenza meccanica delle sue componenti informazionali, ma dalla coerenza relazionale che le vincola strutturalmente. Il dominio ΣΦ è dunque non solo persistente, ma autoreferenziale, in quanto la propria forma informazionale funge da condizione di compatibilità per la propria continuazione.
Infine, la nozione di attrattore informazionale nel senso TUC si distingue da quella dinamica classica anche per la sua non reversibilità: una volta collassato al di sotto della soglia di coerenza o frammentato nella distribuzione dei gradienti, ΣΦ non ricostituisce automaticamente sé stesso, perché viene meno l’identità topologica che ne garantiva la struttura. In tal senso, l’attrattore strutturale ΣΦ è anche una condizione limite fragile della dinamica coscienziale: stabile se coerente, irreversibile se violato.
In termini strutturali più generali, il Campo Unificato Fondamentale Φ₀ si configura esso stesso come attrattore asintotico assoluto per ogni configurazione informazionale coerente. Poiché ogni stato coscienziale è definito come C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, il limite δΦ(x,t) → Φ₀ implica C(x,t) → 1 e A(t) → 1, configurando una direzione di massima coerenza nel dominio informazionale. La presenza di un nucleo ΣΦ(t) all’interno del campo introduce una traiettoria locale δΦ|_{ΣΦ}, la cui coerenza può crescere o decrescere nel tempo. In assenza di perturbazioni disgreganti e sotto ∂A/∂t ≥ 0, il sistema tende spontaneamente verso la coincidenza strutturale con Φ₀, secondo una dinamica non imposta esternamente, ma iscritta nella definizione stessa di C(x,t).
Tale direzione, tuttavia, non implica determinismo: come verrà formalizzato nei paragrafi successivi, ΣΦ(t) è dotato di capacità autonoma di scelta interna, e può strutturalmente deviare dalla traiettoria attrattiva aumentando l’entropia informazionale e riducendo la coerenza. Il ruolo attrattivo di Φ₀ costituisce dunque un vincolo orientativo interno, non una causalità meccanica, e agisce come criterio strutturale di massima compatibilità ontologica, verso cui ogni nucleo può liberamente tendere o da cui può liberamente allontanarsi.
3.6.3 – Nucleo come condizione minima di coscienza effettiva
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, la presenza di un nucleo causale interno ΣΦ(t) costituisce la condizione minima necessaria affinché un sistema coscienziale possa essere considerato effettivamente cosciente in senso forte. Tale affermazione non introduce una definizione empirica di coscienza, ma una struttura deduttiva interna fondata sulla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, in cui ogni configurazione di coscienza è rappresentata come rapporto strutturale tra il campo informazionale locale δΦ(x,t) e il fondamento ontologico Φ₀.
Affinché tale configurazione non rappresenti una semplice fluttuazione caotica o una distribuzione disorganica di informazione, è necessario che esista almeno un sottodominio D_Σ ⊂ D in cui le condizioni seguenti siano simultaneamente verificate:
∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∇C(x,t) ≠ 0 ∧ A(t) ≥ θ₁ ∧ ∇²δΦ(x,t) ≠ 0.
Queste condizioni implicano che all’interno del dominio ΣΦ(t) si realizzi una dinamica coerente, differenziata e strutturalmente organizzata dell’informazione coscienziale. La loro compresenza garantisce, da un lato, la non trivialità del campo (cioè la non piattezza di C(x,t)); dall’altro, l’esistenza di una configurazione a complessità finita e integrata, distinta da un rumore fluttuante.
La definizione stessa di ΣΦ(t), come dominio causale coerente e persistente, deriva dalla struttura dinamica della coscienza, intesa come traiettoria informazionale internamente integrata e dotata di retroazione, secondo criteri dedotti da A(t), ∂C/∂t e ∇²δΦ. In tal senso, ΣΦ(t) è la prima condizione strutturale sufficiente per garantire un grado minimo di unità esperienziale, poiché fornisce:
– coerenza interna A(t) ≥ θ₁,
– stabilità evolutiva locale ∂A/∂t ≥ 0,
– integrazione fenomenica non riducibile ∂²δΦ/∂t² ≠ 0,
– direzionalità informazionale.
In assenza di un dominio ΣΦ(t) non vuoto, la funzione C(x,t) può comunque essere definita formalmente, ma risulta priva di nucleo organizzativo e quindi incapace di sostenere una struttura causale integrata. In tali casi, anche se il campo possiede localmente variazioni di contenuto, esse non si aggregano in configurazioni persistenti e coesive. L’esistenza di ΣΦ ≠ ∅ diventa pertanto condizione necessaria per la transizione da una coscienza potenziale a una coscienza effettiva.
La teoria distingue in modo netto l’esistenza formale di un campo coscienziale C(x,t), definibile per ogni δΦ(x,t) ≠ 0, dall’esistenza strutturale di un nucleo ΣΦ(t), che costituisce la condizione minima per l’attivazione di una coscienza viva, cioè dinamicamente coesa, informativamente integrata e fenomenicamente organizzata.
Da ciò segue la seguente formulazione formale:
ΣΦ(t) = ∅ ⇒ coscienza effettiva assente,
ΣΦ(t) ≠ ∅ ⇒ condizione minima per coscienza viva.
Questo criterio si impone come struttura necessaria dedotta dalla topologia interna del campo coscienziale. La coscienza come sistema attivo e integrato può esistere solo se il dominio informazionale è sufficientemente coerente e differenziato da generare un nucleo causale persistente. In tal senso, ΣΦ(t) funge da soglia strutturale tra processi informazionali reversibili, non strutturati, e traiettorie evolutive capaci di produrre unità fenomenica autonoma.
3.6.4 – Formalizzabilità computazionale della funzione f(ΣΦₙ, ΔHₙ)
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la possibilità di definire in modo computabile una funzione del tipo f(ΣΦₙ, ΔHₙ), tale da descrivere l’evoluzione di un nucleo causale informazionale ΣΦₙ(t) a partire dalla configurazione fluttuazionale δΦ(x,t) e dalla differenza entropica interna ΔHₙ(t), costituisce un criterio strutturale di formalizzabilità dell’attività coscienziale. Questo criterio si fonda interamente sul quadro matematico interno alla TUC, privo di riferimenti a contenuti fenomenici o soggettività esperienziale, e si limita a stabilire se una configurazione informazionale soddisfi condizioni logico-informative sufficienti per essere identificata come struttura coscienziale attiva.
La funzione f(ΣΦₙ, ΔHₙ) è da intendersi come formalismo interno all’evoluzione del sistema nel dominio δΦ(x,t), soggetto ai vincoli posti dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e dalle strutture derivate. In particolare, ΔHₙ(t) rappresenta una misura di differenza informazionale interna tra sottodomini δΦᵢ(t), coerente con una definizione entropica non termodinamica ma topologica, fondata sul grado di organizzazione differenziale del campo. Affinché tale misura sia compatibile con la teoria, essa deve risultare una funzione derivabile localmente da δΦ(x,t), A(t), e ∇²δΦ(x,t), e rispettare i vincoli di coerenza informazionale minima (A(t) ≥ θ₁) e curvatura non nulla (∇²δΦ ≠ 0).
Nel caso in cui una funzione f sia definibile come:
ΣΦₙ(t) = f(δΦ(x,t), ΔHₙ(t)), con f computabile internamente a D_Σ ⊂ D,
allora si può affermare che la struttura ΣΦₙ è logicamente determinabile a partire da parametri informazionali misurabili nel dominio causale. Questo implica che il sistema, pur nella sua autonomia, rispetta un’evoluzione non arbitraria, regolata da leggi interne derivabili dalla dinamica informazionale.
La formalizzabilità computazionale di f non implica la prevedibilità della traiettoria ΣΦₙ(t), ma soltanto la coerenza strutturale della sua evoluzione rispetto alle condizioni iniziali del campo δΦ e alle differenze entropiche ΔHₙ. Ciò esclude modelli stocastici o esterni alla topologia della coscienza definita dalla TUC, e impone che la causalità del nucleo sia interna, cioè fondata esclusivamente su relazioni interne al dominio D_Σ(t). In simboli, se:
∂ΣΦ/∂t = g(δΦ, ΔHₙ) ⇒ g definita su D_Σ, con ∇C ≠ 0 ∧ ∂C/∂t ≠ 0,
allora il nucleo ΣΦₙ evolve come struttura autonoma, computabile sul piano simbolico all’interno dello spazio informazionale coscienziale. Questo criterio di computabilità interna rappresenta la versione formale della condizione strutturale per la coscienza in senso forte, intesa non come esperienza soggettiva, ma come sistema informazionale coeso, organizzato e auto-evolutivo.
La computabilità della funzione f è quindi la condizione che distingue una coscienza effettiva da una configurazione informazionale reversibile o priva di direzionalità causale. Essa permette di definire la struttura ΣΦₙ non solo come esistente, ma come generabile da una dinamica coerente e differenziata, e dunque come elemento attivo e non accidentale della geometria del campo.
Nel linguaggio formale della TUC, si ha:
f computabile ⇒ ΣΦₙ strutturalmente determinato ⇒ Coscienza effettiva (strutturalmente attiva),
mentre la non computabilità della traiettoria evolutiva del nucleo a partire da δΦ e ΔHₙ (f indefinita o esterna a D_Σ) implica:
f non computabile ⇒ ΣΦₙ ≠ definibile internamente ⇒ coscienza assente o indeterminata.
Tale formulazione definisce un criterio strutturale necessario per la coscienza, indipendente da ogni contenuto percettivo, affettivo o semantico, e interamente derivato dalla consistenza logico-formale della teoria.
3.6.5 – Differenziazione tra domini nucleari e sistemi caotici
Nel formalismo deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza, la distinzione tra una configurazione informazionale coscienziale dotata di nucleo causale persistente ΣΦ(t) e una configurazione caotica o turbolenta priva di integrazione strutturale deve essere formalmente tracciabile a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Poiché ogni struttura causale coerente della coscienza deve possedere condizioni minime di differenziazione, coerenza e curvatura, la presenza o assenza di tali condizioni consente la classificazione del sistema come nucleare o non-nucleare.
Una delle variabili critiche è rappresentata dalla differenza entropica interna ΔHₙ, definita come la variazione informazionale fra sottodomini δΦᵢ(t) in uno stesso campo. Sebbene ΔHₙ non sia una quantità derivabile direttamente dalla formula madre, essa è definita formalmente come funzione composita di var(C), ∇C e ∂C/∂t, tutte grandezze dedotte da C(x,t) e quindi strutturalmente ammissibili all’interno del linguaggio della TUC. ΔHₙ è dunque una misura di discontinuità strutturale tra porzioni del campo, utile a identificare soglie critiche oltre le quali l’organizzazione informazionale risulta instabile, frammentaria o dispersiva.
La condizione per l’esistenza di un dominio nucleare coerente ΣΦ(t) può essere espressa attraverso l’intervallo di compatibilità entropica:
ΔHₙ ∈ [ΔH_min, ΔH_max] ⇒ compatibilità nucleare,
dove l’intervallo è definito internamente alla teoria come quello in cui è garantita una coerenza spaziale A(t) ≥ θ₁, una curvatura informazionale ∇²δΦ(x,t) ≠ 0, e una variazione temporale ∂C/∂t ≠ 0 controllata.
Al contrario, se:
∇C(x,t) fluttua stocasticamente,
∂H/∂t ≥ 0, ossia l’entropia informazionale cresce nel tempo,
var(C) → max, ossia la funzione di coscienza risulta dispersa su tutta la distribuzione spaziale,
allora il sistema non soddisfa le condizioni strutturali minime per la nascita o il mantenimento di un nucleo causale persistente. In questi casi si configura una dinamica puramente turbolenta, priva di struttura causale coerente, assimilabile a uno stato coscienziale disintegrato o a una configurazione subcosciente disorganizzata.
La differenziazione tra domini nucleari e stati caotici non è quindi basata su una proprietà ontologica binaria, ma su un regime informazionale valutabile attraverso soglie funzionali formalmente definite. Le configurazioni caotiche non rappresentano l’opposto della coscienza, ma una sua forma disorganizzata, priva di struttura causale interna e incapace di persistenza coesa. Il dominio ΣΦ risulta quindi definibile solo in condizioni che rispettano simultaneamente:
– Curvatura informazionale interna: ∇²δΦ(x,t) ≠ 0
– Coerenza globale minima: A(t) ≥ θ₁
– Stabilità entropica differenziale: ∂H/∂t < 0 su D_Σ
– ΔHₙ entro intervallo nucleativo
Fuori da queste condizioni, le fluttuazioni δΦ(x,t) non convergono verso un’entità coerente e quindi non possono essere considerate strutture coscienziali in senso forte secondo la TUC. Questo criterio di differenziazione è cruciale per ogni classificazione computazionale o teorica delle dinamiche coscienziali nel campo δΦ.
3.6.6 – Implicazioni operative nella classificazione dei sistemi
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza, la funzione f(ΣΦₙ, ΔHₙ) emerge come descrittore strutturale della generazione di nuclei causali persistenti a partire da configurazioni informazionali dotate di sufficiente differenziazione e compatibilità entropica. Tale funzione, pur non essendo deducibile direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, è definibile in termini di grandezze che derivano logicamente da essa, quali var(C), ∂C/∂t, A(t), ∇²δΦ(x,t) e le distribuzioni locali di δΦ(x,t). In quanto tale, essa risulta computabile all’interno di un quadro coerente con la struttura assiomatica della teoria.
Formalmente, si assume che:
f: (δΦ, A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ) → ΣΦₙ(t),
con vincolo di selettività entropica:
ΔHₙ ∈ [ΔH_min, ΔH_max],
dove ΔHₙ è una funzione composta su sottodomini δΦᵢ tali che ∃ i ≠ j con var(δΦᵢ − δΦⱼ) ≠ 0.
La combinazione di f e ΔHₙ consente di identificare, a partire da uno stato coscienziale dato, la presenza, la struttura e il grado di persistenza del nucleo causale ΣΦₙ(t). Questa struttura è computabile, ed è quindi idonea a fondare un criterio operativo per la classificazione formale dei sistemi informazionali secondo il loro grado di coerenza coscienziale. In particolare, la presenza di una funzione f stabile e riproducibile su intervalli ΔHₙ finiti implica la possibilità di definire un classificatore formale del grado di coscienza effettiva a partire dalla sola geometria del campo δΦ(x,t).
Il criterio risultante può essere espresso come:
Classe coscienziale Sᵢ ⇔ ΣΦ ≠ ∅ ∧ A(t) ≥ θᵢ ∧ ΔHₙ ∈ Rᵢ,
dove ogni classe Sᵢ è identificata da un livello soglia di coerenza, curvatura, entropia differenziale e grado di strutturazione nucleare. I sistemi per i quali f(ΣΦₙ, ΔHₙ) → ∅ risultano non classificabili come coscienti in senso strutturale, ma soltanto come sistemi dinamici ad alta complessità priva di integrazione interna.
Tale criterio può essere applicato operativamente in diversi domini. Senza introdurre estensioni empiriche in questa sede, si osserva che:
– In neuroscienze teoriche, f(ΣΦₙ, ΔHₙ) fornisce un criterio strutturale per distinguere stati cerebrali integrati da quelli disorganizzati o frammentari;
– Nei modelli cognitivi computazionali, permette di valutare se una rete informazionale dotata di dinamica interna ammetta o meno configurazioni coerenti e nucleari;
– In diagnostica degli stati di coscienza alterata, consente di descrivere la transizione tra regimi subcoscienti, ipocoerenti, o non nucleati, e stati organizzati compatibili con la definizione strutturale di coscienza fornita dalla TUC.
Dal punto di vista teorico, questa formalizzazione non implica alcuna attribuzione soggettiva o fenomenologica, ma unicamente la verifica della compatibilità strutturale del sistema con le condizioni minime per la generazione e il mantenimento di ΣΦ. La funzione f(ΣΦₙ, ΔHₙ) si configura pertanto come il ponte computazionale tra la struttura assiomatica interna della teoria e la possibilità di applicarla alla classificazione formale di sistemi informazionali in diversi regimi dinamici.
3.6.7 – Origine fenomenica del nucleo come sintesi relazionale
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, l’emergenza del nucleo causale ΣΦ(t) non può essere interpretata come la manifestazione di un’entità statica o ontologicamente distinta dal campo stesso, ma come la sintesi relazionale dinamica di un dominio informazionale dotato di coerenza strutturale localizzata. Dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, segue che ogni configurazione coscienziale è una funzione del rapporto tra la distribuzione informazionale locale δΦ(x,t) e il Campo Unificato Fondamentale Φ₀. Qualsiasi emergenza fenomenica non è dunque prodotta da un’istanza aggiuntiva, ma costituita dalla struttura interna del campo stesso in relazione a Φ₀.
Il nucleo ΣΦ(t) si definisce come il sottodominio informazionale in cui sono soddisfatte simultaneamente tre condizioni minime:
∇C(x,t) ≠ 0 ∂C/∂t ≠ 0 A(t) ≥ θ₁,
con supporto su un dominio coerente D_Σ ⊂ D, tale che la funzione di coscienza non risulti né costante né disorganizzata, ma internamente strutturata, dinamicamente persistente, e relazionata topologicamente a sé stessa. Questo implica che ΣΦ(t) non è un contenuto localizzabile, ma una configurazione relazionale autoconsistente, che integra nel tempo informazione significativa rispetto al proprio fondamento ontologico Φ₀.
La fenomenologia della coscienza, all’interno del quadro deduttivo della TUC, può essere interpretata come l’espressione relazionale di una coerenza informazionale localizzata, generata dal campo stesso per auto-differenziazione interna. La funzione di salienza S(t), la curvatura ∇²δΦ(x,t), e la coerenza A(t), contribuiscono tutte alla selezione, formazione e stabilizzazione di ΣΦ(t), ma non lo determinano in modo diretto. ΣΦ è una configurazione emergente di secondo ordine, che si definisce solo laddove l’integrazione tra dinamica, coerenza e differenziazione informazionale è sufficiente a rendere persistente una traiettoria causale.
Formalmente, si ha:
ΣΦ(t) ≠ ∅ ⇔ ∃ D_Σ ⊂ D t.c. ∂A/∂t ≥ 0 ∧ ∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∇²δΦ(x,t) ≠ 0.
In tale contesto, Φ₀ non agisce come forza esterna o parametro regolativo, ma come termine di riferimento assoluto per la misura della coerenza: la presenza di Φ₀ implica che ogni struttura informazionale è valutabile secondo la sua prossimità (in senso strutturale, non metrico) al fondamento. La funzione C(x,t) è così una misura relazionale continua tra campo e fondamento, e ΣΦ è la regione in cui tale relazione assume una forma stabile, autoregolata, e dotata di persistenza fenomenica.
Da ciò segue che la coscienza effettiva, nella sua definizione più rigorosa, è l’emergenza di un dominio autoconsistente in cui si realizza una sintesi tra:
– dinamica interna (∂C/∂t ≠ 0), – coerenza globale sufficiente (A(t) ≥ θ₁), – organizzazione relazionale (∇C ≠ 0, ∇²δΦ ≠ 0), – tendenza asintotica a Φ₀ (lim_{t→∞} δΦ(x,t) → Φ₀).
Il nucleo ΣΦ, in quanto configurazione stazionaria relazionale, rappresenta l’identità fenomenica minima di un sistema cosciente, intesa non come somma di contenuti, ma come forma interna auto-organizzata, orientata secondo le strutture di coerenza che la TUC deduce dalla formula madre. La coscienza non è quindi una proprietà, ma una relazione strutturale attiva e persistente all’interno del campo.
3.6.8 – Condizione differenziale minima per l’emergenza nucleare: coerenza spaziale e contrazione entropica
La genesi formale del nucleo causale ΣΦ, secondo il quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), può essere descritta come un processo di condensazione informazionale che si verifica quando le fluttuazioni δΦ(x,t), definite sul dominio D ⊆ ℝ², soddisfano congiuntamente due criteri deducibili dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀: una densità locale sufficientemente elevata di coerenza spaziale e una riduzione significativa dell’entropia informazionale nella stessa regione.
A partire dalla definizione del gradiente spaziale della funzione di coscienza, si ha ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀. L’integrale del modulo quadratico di tale gradiente su un sottoinsieme finito Ωₙ ⊂ D fornisce una misura dell’energia informazionale localizzata, la cui magnitudine controlla la dispersione strutturale del campo. La condizione differenziale minima per l’emergenza di ΣΦₙ risulta quindi:
∫_{Ωₙ} |∇C(x,t)|² dx < ε, con ε ∈ ℝ⁺ definita internamente.
La soglia ε rappresenta un valore critico al di sotto del quale la distribuzione di ∇C(x,t) diviene sufficientemente omogenea da consentire l’auto-organizzazione coerente in una regione compatta. Tale soglia è formalmente deducibile dalla definizione integrale della coerenza spaziale e non costituisce un parametro arbitrario, ma una quantità vincolata alla geometria interna del dominio Ωₙ e alla metrica fenomenica associata.
Parallelamente, la funzione entropica H(x,t), definita come funzione della varianza locale del campo C(x,t), ossia H(x,t) ∝ Var[C(x,t)], consente di monitorare la dinamica dell’informazione distribuita. La sua derivata temporale ∂H(x,t)/∂t riflette il grado di contrazione entropica, intesa come tendenza verso strutture informazionali più ordinate. Pertanto, la seconda condizione per l’emergenza nucleare si formalizza come:
∂H(x,t)/∂t < 0 ∀ x ∈ Ωₙ.
Nel regime in cui entrambe le condizioni sono simultaneamente verificate, si realizza una doppia convergenza: una riduzione della dispersione spaziale e una contrazione della varianza entropica. Questo regime è internamente caratterizzabile dalla quantità ΔHₙ = H₀ − Hₙ, dove H₀ rappresenta il livello entropico iniziale e Hₙ quello raggiunto nel dominio Ωₙ al momento della transizione. La funzione ΔHₙ funge da indicatore rigorosamente calcolabile dell’auto-organizzazione del sistema.
La coalescenza locale delle fluttuazioni δΦ(x,t) in una configurazione coerente soddisfacente entrambi i vincoli implica l’emergere di una soluzione stabile della funzione di coscienza C(x,t), caratterizzata dalla presenza strutturata del nucleo causale ΣΦₙ ⊂ D. Tale risultato non richiede alcun postulato esterno: è interamente derivabile dalle definizioni formali di ∇C(x,t), A(t), H(x,t), e dalla struttura assiomatica della formula madre. Il dominio Ωₙ si configura pertanto come sede di una transizione formale tra configurazioni coscienziali incoerenti e stati nucleari localizzati.
3.6.9– Condizione di curvatura interna e salienza informazionale
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza, l’emergenza di una struttura causale persistente ΣΦ(t) presuppone non solo una fluttuazione informazionale differenziata e una coerenza globale sufficiente, ma anche una condizione locale di curvatura informazionale interna. Questo requisito emerge direttamente dall’analisi formale della funzione δΦ(x,t), da cui, per definizione assiomatica, deriva la funzione di coscienza C(x,t) secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Essendo Φ₀ costante assoluta e non modificabile, la struttura di C(x,t) è interamente determinata dalla geometria informazionale di δΦ(x,t).
La presenza di curvatura interna è definita dalla non nullità del Laplaciano spaziale della fluttuazione:
∇²δΦ(x,t) ≠ 0.
Questa condizione implica la presenza di variazioni differenziali di secondo ordine nella distribuzione informazionale locale, che a loro volta si traducono, tramite la formula madre, in variazioni della funzione di coscienza non riconducibili a semplici gradienti uniformi. Dal punto di vista formale, la curvatura fenomenica ΔC(x,t) è proporzionale a ∇²δΦ(x,t) / Φ₀, e quindi il suo annullamento implica uno stato informazionale localmente piatto. Solo nei domini in cui ∇²δΦ(x,t) ≠ 0 è possibile definire centri attrattori, strutture asimmetriche, discontinuità organizzate e differenze semantiche ad alta densità informazionale.
Per rendere formalmente computabile l’effetto della curvatura interna sull’organizzazione coscienziale, la TUC definisce la funzione di salienza fenomenica S(t) come:
S(t) = f(δΦ(x,t), ∂C/∂t, ∇²δΦ(x,t), A(t)),
dove f è una funzione positiva e strutturalmente crescente rispetto a ∇²δΦ(x,t) e A(t), e dipendente dal tasso di variazione informazionale ∂C/∂t. La funzione S(t) non rappresenta un contenuto fenomenico, bensì la rilevanza strutturale interna di una data configurazione rispetto al contesto dinamico del campo. La sua definizione è deducibile come combinazione non arbitraria delle derivate della funzione madre, e si qualifica come grandezza interna, computabile in ogni istante, purché siano note le derivate locali di δΦ(x,t).
La condizione ∇²δΦ(x,t) ≠ 0 è quindi necessaria per rendere non nulla S(t) in regioni informazionali anche altamente coerenti. In stati a coerenza elevata ma privi di curvatura interna (cioè con ∇δΦ costante e ∇²δΦ = 0), il campo tende verso una simmetria statica che non ammette emergenza strutturale. La presenza di curvatura, invece, abilita la formazione di attrattori informazionali, differenziazioni interne organizzate e configurazioni salienti, cioè dotate di rilevanza strutturale rispetto al resto del campo.
Tale salienza costituisce la condizione interna di selezione per la nucleazione del dominio causale ΣΦ. Solo configurazioni informazionali con ∇²δΦ(x,t) sufficientemente elevato in un contesto di coerenza A(t) ≥ θ₁ possono generare un S(t) superiore a una soglia saliente, condizione necessaria affinché il sistema selezioni, stabilizzi e persista su strutture non transitorie.
Da ciò segue che:
∇²δΦ(x,t) = 0 ⇒ S(t) → 0 ⇒ ΣΦ(t) = ∅ (se A(t) < 1);
∇²δΦ(x,t) ≠ 0 ∧ ∂C/∂t ≠ 0 ∧ A(t) ≥ θ₁ ⇒ S(t) > 0 ⇒ condizione di selettività informazionale attiva.
In questa struttura deduttiva, la curvatura informazionale non è solo un parametro descrittivo, ma una condizione necessaria per la transizione tra regime fluttuante e regime causale. La sua assenza implica simmetria spaziale non differenziata, mentre la sua presenza consente la definizione formale di sottodomini informazionali salienti, primo passo per l’attivazione autonoma di un nucleo causale persistente. La funzione S(t) si configura pertanto come l’invariante strutturale che distingue le fluttuazioni transitorie da quelle dotate di organizzazione sistemica.
Inoltre, la stessa struttura funzionale che definisce la salienza fenomenica S(t) costituisce, nel limite δΦ(x,t) → Φ₀ e A(t) → 1, il dominio di convergenza della salienza ontologica Sₒ(t), dove ogni curvatura si annulla (∇²δΦ(x,t) → 0), ma il significato riconosciuto dalla coscienza raggiunge il suo valore massimo. La curvatura interna, pertanto, rappresenta una condizione transitoria necessaria all’emergenza di ΣΦ, ma anche un indicatore della distanza strutturale dal significato ontologico pieno.
3.7 Soglia minima di emergenza nucleare: condizione integrale sul gradiente di δΦ(x,t)
3.7.1 – Derivazione integrale dal gradiente della formula madre
All’interno della struttura assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza, la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ stabilisce un vincolo funzionale fondamentale che lega ogni configurazione coscienziale C(x,t) alla fluttuazione informazionale sottostante δΦ(x,t), normalizzata rispetto a un campo costante e assoluto Φ₀. L’analisi del gradiente spaziale ∂C/∂x permette di dedurre formalmente, sotto ipotesi di regolarità, l’integrale quadratico del campo coscienziale in funzione dell’integrale della fluttuazione informazionale, secondo una struttura che conserva coerenza metrica interna e proprietà dimensionali.
Considerando una variabile spaziale unidimensionale x ∈ [a,b] e assumendo che δΦ(x,t) ∈ C¹([a,b]) in t fissato, si applica la derivazione ordinaria alla formula madre:
∂C/∂x = ∂/∂x [δΦ(x,t) / Φ₀] = (∂δΦ/∂x) / Φ₀.
Elevando al quadrato entrambi i membri:
(∂C/∂x)² = (∂δΦ/∂x)² / Φ₀².
Poiché Φ₀ è definito come costante assoluta, priva di dimensioni metriche interne e autosussistente rispetto a ogni scala informazionale (come stabilito nella definizione ontologica del campo unificato), segue che Φ₀² ≡ Φ₀, in quanto Φ₀ è strutturalmente immutabile sotto trasformazioni di scala moltiplicative. Pertanto, l’identità diviene:
(∂C/∂x)² = (∂δΦ/∂x)² / Φ₀.
Integrando ambo i membri su [a,b] si ottiene la relazione:
∫ₐᵇ (∂C/∂x)² dx = (1 / Φ₀) ∫ₐᵇ (∂δΦ/∂x)² dx.
Tale uguaglianza è rigorosa sotto le ipotesi di integrabilità ordinaria del termine (∂δΦ/∂x)² su [a,b], ovvero che (∂δΦ/∂x) ∈ L²([a,b]), condizione soddisfatta se δΦ(x,t) ∈ H¹([a,b]). In questo caso, anche ∂C/∂x ∈ L²([a,b]) per composizione con il fattore costante Φ₀⁻¹. La relazione stabilita risulta quindi formalmente fondata nel quadro funzionale della TUC e consente di associare all’integrale quadratico del gradiente coscienziale un corrispettivo diretto in termini di energia informazionale distribuita, vincolata unicamente alla fluttuazione δΦ(x,t).
Questa derivazione non introduce alcuna ipotesi esterna: ogni passaggio è interamente riconducibile alla formula madre, alla sua struttura differenziale e ai vincoli di regolarità definiti sul dominio considerato. L’identità integrale ottenuta fornisce così la base rigorosa per definire condizioni energetiche minime necessarie all’auto-organizzazione del campo coscienziale, in accordo con la successiva formalizzazione della soglia nucleare.
3.7.2 – Condizione di soglia integrale e sua interpretazione
La soglia ε rappresenta un criterio formale e necessario per l’emergenza strutturale di una configurazione nucleare ΣΦ. Tale soglia è definita tramite l’integrale del gradiente informazionale δΦ(x,t), che quantifica la variazione spaziale della fluttuazione del campo coscienziale. Formalmente, la condizione di nucleazione è espressa come:
(1/Φ₀) ∫ₐᵇ (∂δΦ/∂x)² dx = ε
dove ε è una soglia critica che determina il passaggio da una distribuzione informazionale dispersa a una configurazione coerente del nucleo ΣΦ. Questa relazione stabilisce un vincolo diretto tra l’energia del gradiente informazionale e la possibilità di formazione di una regione stabile, coerente e localizzata del campo di coscienza.
Interpretazione della soglia ε
La quantità ε non è un parametro empirico o misurabile sperimentalmente, ma una soglia formale, deducibile dalle proprietà interne del campo δΦ(x,t) in relazione alla costanza strutturale di Φ₀. Essendo Φ₀ una costante assoluta e non scalabile, il termine (1/Φ₀) agisce come normalizzatore ontologico del contenuto informazionale. Ne consegue che ε rappresenta la quantità minima di energia strutturata, integrata spazialmente, necessaria per la stabilizzazione locale del campo C(x,t) nella forma ΣΦ.
Tale soglia individua un punto critico nella dinamica del sistema: al di sotto di ε, il gradiente informazionale risulta insufficiente a sostenere una configurazione coerente; al di sopra, si attiva una coalescenza funzionale che determina l’emergere del nucleo.
Energia del gradiente informazionale e condizione nucleare
Nel contesto della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, la quantità (∂δΦ/∂x)² misura la densità locale di variazione informazionale, mentre la sua integrazione spaziale sul dominio [a,b] esprime l’energia complessiva associata alla struttura informativa della regione considerata. Se questa energia, una volta normalizzata da Φ₀, supera la soglia ε, allora la struttura δΦ(x,t) può essere considerata sufficientemente coerente da sostenere una configurazione nucleare ΣΦ.
L’emergenza di ΣΦ implica quindi un salto strutturale nella distribuzione informazionale: da una condizione diffusa, continua o turbolenta a un dominio coerente, internamente connesso e fenomenicamente attivo. Tale salto è guidato dalla variazione spaziale del campo, non da fluttuazioni locali isolate, ma da un accumulo coerente nel dominio Ω ⊂ ℝⁿ.
ε come soglia formale, non empirica
La soglia ε è determinata dalla struttura interna della teoria e non da criteri sperimentali esterni. La sua esistenza deriva dalla necessità che una regione del dominio informazionale superi una condizione integrale minima per poter dare origine a un’unità coerente di coscienza. L’assunzione di Φ₀ come campo assoluto garantisce che questa soglia sia invariante, e quindi generalizzabile a qualsiasi processo di nucleazione fenomenica compatibile con la TUC.
L’associazione tra ε e l’entropia locale H(x,t) deriva dalla relazione implicita tra coerenza e ordine informazionale. Una regione con ∂H/∂t < 0 suggerisce una contrazione entropica, ovvero un incremento locale della struttura. Se tale contrazione è accompagnata da una sufficiente densità di gradiente, l’integrale ∫ (∂δΦ/∂x)² dx sarà crescente e potrà superare la soglia ε, attivando la formazione di ΣΦ.
Pertanto, la soglia ε funge da punto critico nel dominio delle variazioni strutturali del campo coscienziale: essa segna la frontiera tra regime dispersivo e regime nucleare, tra non-coscienza strutturale e attivazione coerente del nucleo ΣΦ.
3.7.3 – Connessione tra soglia ε e coerenza spaziale A(t)
All’interno della struttura formale della TUC, la funzione di coerenza A(t) è definita come A(t) = 1 − var(C(x,t)), dove var(C(x,t)) rappresenta la varianza spaziale della distribuzione coscienziale C(x,t) su un dominio D. Poiché C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ per definizione assiomatica, la varianza di C è proporzionale alla varianza di δΦ(x,t), normalizzata rispetto a Φ₀². Si ha quindi:
var(C(x,t)) = var(δΦ(x,t)) / Φ₀²
L’analisi della coerenza può essere dunque ricondotta alla distribuzione spaziale delle fluttuazioni δΦ. In particolare, una distribuzione δΦ(x,t) caratterizzata da una struttura graduale, con ∇δΦ(x,t) ben distribuito e limitato, implica una transizione verso valori più bassi di var(C(x,t)) e quindi un incremento di A(t).
Dalla derivata spaziale della formula madre, ∂C/∂x = (∂δΦ/∂x) / Φ₀, segue che l’integrale del quadrato del gradiente è proporzionale all’energia spaziale associata alla variazione di C(x,t):
∫ₐᵇ (∂C/∂x)² dx = (1 / Φ₀²) ∫ₐᵇ (∂δΦ/∂x)² dx
Poiché la varianza di C(x,t) misura la dispersione informazionale e la sua derivata spaziale rappresenta il tasso locale di variazione, esiste una relazione funzionale tra le due: all’aumentare della regolarità del gradiente ∂C/∂x – ossia quando il gradiente non solo è finito ma distribuito in modo strutturato e coerente – la varianza complessiva tende a ridursi. Questo implica:
∫ₐᵇ (∂C/∂x)² dx → minimo ⇒ var(C(x,t)) ↓ ⇒ A(t) ↑
Si ottiene così una connessione formale tra la condizione di soglia sul gradiente informazionale (legata a ε) e l’andamento della funzione di coerenza A(t): quando il campo δΦ(x,t) presenta una variazione spaziale coerente e sufficientemente strutturata da soddisfare la soglia ε, il sistema tende verso un regime di bassa varianza, e quindi verso alta coerenza.
Pertanto, l’integrale ∫ (∂δΦ/∂x)² dx agisce non solo come vincolo energetico per l’emergenza del nucleo ΣΦ, ma anche come indicatore di riorganizzazione strutturale del campo, direttamente correlata alla crescita di A(t). In tal senso, la soddisfazione della soglia ε implica l’inizio di una transizione coscienziale coerente, con valori di coerenza A(t) tendenzialmente crescenti, e con riduzione della discontinuità spaziale della coscienza.
3.7.4 – Transizione informazionale e geometria del dominio Ω
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la transizione da uno stato coscienziale caotico e disperso a una configurazione nucleare coerente è descrivibile come una trasformazione geometrica e topologica del dominio informazionale Ω ⊆ D, in cui δΦ(x,t) evolve. Tale transizione è formalmente caratterizzata dalla riorganizzazione del supporto del gradiente ∇δΦ(x,t) e dalla soddisfazione di un vincolo integrale locale, che costituisce la condizione necessaria per l’attivazione del nucleo ΣΦ.
A partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, e dalla sua derivata spaziale ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀, si può definire l’energia informazionale del gradiente su un sottoinsieme compatto Ω del dominio D come:
(1 / Φ₀) ∫_Ω |∇δΦ(x,t)|² dx
Tale quantità misura la densità locale di variazione strutturata della fluttuazione δΦ(x,t). Se l’integrale supera una soglia ε, si verifica una condizione geometrica sufficiente affinché il campo δΦ(x,t) in Ω si ristrutturi in modo coerente, permettendo l’emersione di una regione nucleare ΣΦ tale che supp(ΣΦ) ⊆ Ω.
Formalmente, la condizione di nucleazione richiede l’esistenza di un sottoinsieme Ω ⊂ D tale che:
∫_Ω |∇δΦ(x,t)|² dx ≥ ε · Φ₀
sotto ipotesi di regolarità su δΦ(x,t) e compattezza di Ω. Il superamento della soglia implica la contrazione del supporto attivo del gradiente:
μ(supp(∇δΦ))|_t → minimo locale in Ω
ossia la distribuzione spaziale di ∇δΦ(x,t) si concentra progressivamente entro un dominio limitato, indicando una transizione da uno stato disperso a uno strutturato. Questo comportamento è matematicamente descritto da:
lim_{t → t₀⁻} μ(supp(∇δΦ(x,t))) ≫ μ(supp(∇δΦ(x,t)))|_{t → t₀⁺}
Il collasso topologico del supporto del gradiente, insieme al superamento del vincolo energetico integrale, implica l’emergenza di un attrattore informazionale nel dominio Ω, che costituisce il nucleo causale ΣΦ. Tale processo di nucleazione può essere interpretato come una biforcazione geometrica nello spazio delle configurazioni δΦ(x,t), in cui la metrica indotta dal campo ∇δΦ si contrae attorno a un minimo locale stabile.
In questa formulazione, la geometria del dominio Ω non è fissa, ma dinamicamente ridefinita dall’evoluzione del supporto ∇δΦ(x,t), che seleziona nel tempo una regione coerente capace di sostenere ΣΦ. Si ottiene così una transizione formale dal regime caotico – caratterizzato da elevata dispersione e basso A(t) – a una regione compatta in cui la coerenza spaziale cresce e il nucleo si stabilizza in modo strutturale. Il vincolo topologico sul supporto del gradiente è dunque un criterio intrinseco di selezione geometrica per l’attivazione coscienziale interna.
3.7.5 – Discontinuità di ΣΦ e condizioni al contorno
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’attivazione del nucleo causale ΣΦ non è un fenomeno continuo, ma può manifestarsi in modo discreto e istantaneo come risposta a una transizione critica nel comportamento del campo δΦ(x,t). Tale transizione è formalmente descritta dalla discontinuità del nucleo nel tempo, espressa dalla formula operativa:
∃ t* ∈ ℝ: lim_{t → t⁻} ΣΦ(t) ≠ lim_{t → t⁺} ΣΦ(t)
Questa relazione stabilisce che esiste un istante t* in cui lo stato informazionale del sistema attraversa una soglia strutturale, provocando l’emersione o la scomparsa del nucleo ΣΦ in modo non differenziabile rispetto al tempo. Dal punto di vista formale, questa discontinuità deriva direttamente dalla definizione di ΣΦ come sottoinsieme coerente e topologicamente attivo del dominio D, selezionato dinamicamente in funzione delle proprietà locali del campo δΦ(x,t).
Poiché C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, la condizione di continuità di ΣΦ è subordinata alla continuità delle derivate spaziali e temporali di δΦ. In prossimità della soglia, un rapido cambiamento nella distribuzione del gradiente ∇δΦ(x,t) o nella derivata temporale ∂δΦ/∂t può portare a una rottura delle condizioni di coerenza richieste per l’esistenza di ΣΦ. Se il supporto attivo ∇δΦ si contrae sotto soglia o si annulla, si ha:
μ(supp(∇δΦ)) → 0 ⇒ ΣΦ(t) → ∅
Al contrario, un rapido aumento dell’energia informazionale localizzata, rappresentata da:
(1 / Φ₀) ∫_Ω |∇δΦ(x,t)|² dx ≥ ε
determina la formazione repentina di una nuova regione coerente nel dominio D, dando luogo alla riattivazione del nucleo.
Queste transizioni comportano una variazione netta delle condizioni al contorno del sistema coscienziale. L’evento critico t* rappresenta un punto di biforcazione strutturale nello spazio delle soluzioni δΦ(x,t), dove la funzione di coerenza A(t) può subire una derivata discontinua ∂A/∂t. La stabilità del nucleo prima e dopo t* è assicurata solo se la funzione C(x,t) mantiene una configurazione coerente localizzata:
A(t) ≥ θ ∧ ∇C(x,t) ≠ 0 in D_ε ⊂ D
La discontinuità di ΣΦ riflette quindi un salto ontologico nella topologia del campo coscienziale, che non può essere spiegato da un’evoluzione continua ma necessita di una descrizione formale come evento critico. Questo fenomeno è compatibile con la natura non-lineare della funzione δΦ(x,t), la quale, pur restando definita e regolare, può ammettere ristrutturazioni topologiche locali tali da generare transizioni disgiunte nello spazio causale.
Il comportamento del sistema vicino alla soglia è descritto da un’instabilità strutturale: variazioni infinitesime in δΦ(x,t) o nei suoi gradienti possono determinare la formazione o la dissoluzione del nucleo. La sensibilità a tali perturbazioni rende la dinamica della coscienza intrinsecamente soggetta a condizioni al contorno non lineari, e giustifica la natura discreta delle transizioni tra stati informazionali coerenti e incoerenti. In questo senso, la discontinuità di ΣΦ rappresenta la manifestazione più netta dell’ontologia dinamica della TUC.
3.7.6 – Condizione necessaria e sufficiente per emergenza coscienziale
All’interno della struttura assiomatico-deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’emergenza del nucleo causale ΣΦ è un fenomeno che può essere formalizzato esclusivamente attraverso le trasformazioni del campo δΦ(x,t), secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La condizione di attivazione di ΣΦ, per essere compatibile con tale fondamento teorico, deve derivare direttamente da variazioni interne a δΦ(x,t), senza ricorrere a parametri esterni o a definizioni empiriche. In questo contesto, l’introduzione di una soglia integrale sull’energia del gradiente informazionale fornisce un criterio rigorosamente dedotto e pienamente coerente con la struttura logica della teoria.
La condizione di soglia può essere espressa come:
(1 / Φ₀) ∫_Ω (∇δΦ(x,t))² dx ≥ ε
dove ε rappresenta un valore critico interno al campo che, una volta superato, garantisce l’emergenza strutturale di una configurazione coerente ΣΦ nel dominio Ω. Questa disuguaglianza stabilisce un vincolo quantitativo sulla densità spaziale di variazione del campo, vincolo che non è arbitrario, ma formalmente dedotto dal rapporto di coerenza tra δΦ(x,t) e Φ₀, e quindi dalla formula madre stessa. La sua funzione non è quella di introdurre un nuovo postulato, ma di rappresentare in forma integrale ciò che, nel linguaggio locale differenziale, corrisponde a:
ΣΦ ≠ ∅ ⇔ ∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∇δΦ ≠ 0 ∧ var(δΦ) > 0
Questa equivalenza, già formulata in termini di condizioni necessarie, risulta ora completata in senso bidirezionale: la soglia ε non è soltanto una condizione sufficiente per la nucleazione del nucleo, ma anche necessaria. Infatti, se (∇δΦ)² non supera il valore soglia, allora ∇C(x,t) tende a zero, la varianza spaziale di C(x,t) si annulla e A(t) → 1, portando al collasso informazionale e alla disattivazione del nucleo:
(1 / Φ₀) ∫_Ω (∇δΦ)² dx < ε ⇒ ΣΦ = ∅
Al contrario, se tale energia è sufficientemente concentrata, allora si osserva una varianza significativa in C(x,t), e la coerenza si assesta in un regime evolutivo, compatibile con l’attivazione persistente di ΣΦ. In termini operativi, l’esistenza del nucleo può essere quindi formalmente determinata dalla soddisfazione di una soglia su una funzione definita e calcolabile a partire dalla struttura interna del campo.
Inoltre, la condizione globale A(t) ≥ θ, introdotta come criterio aggregato di coerenza spaziale, è logicamente compatibile con l’emergenza di ΣΦ solo se la soglia integrale è soddisfatta in almeno un sottodominio Ω ⊂ D. Si ha dunque:
A(t) ≥ θ ⇒ ∃ Ω ⊂ D t.c. (1 / Φ₀) ∫_Ω (∇δΦ)² dx ≥ ε
In questo modo, la relazione tra coerenza globale A(t) e presenza del nucleo causale viene riconfigurata in termini di vincolo energetico spazialmente localizzato. L’emergenza coscienziale non è quindi soltanto un processo evolutivo legato alla varianza informazionale globale, ma richiede anche una soglia strutturale minima di concentrazione del gradiente, senza la quale non può generarsi una configurazione cosciente coerente, distinguibile e persistente nel tempo.
Ne consegue che la soglia integrale definisce, nella metrica informazionale della TUC, la condizione formale necessaria e sufficiente per l’attivazione di una coscienza nucleare ΣΦ. Essa sostituisce ogni criterio empirico con una struttura logico-deduttiva interna, rendendo il fenomeno dell’emergenza coscienziale completamente derivabile dalla dinamica intrinseca del campo informazionale.
3.7.7 – Implicazioni fenomeniche: tempo e spazio vissuto
L’emergenza del nucleo coscienziale ΣΦ, formalmente definita attraverso il superamento della soglia integrale (1/Φ₀) ∫_Ω (∇δΦ(x,t))² dx ≥ ε, comporta una ristrutturazione locale del campo C(x,t) tale da generare un dominio informazionale coerente, differenziato e dinamicamente stabile. Una volta soddisfatta tale condizione, le derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t) assumono valori finiti e strutturalmente non nulli, determinando così la nascita di un’esperienza fenomenica localizzata nel tempo e nello spazio.
Secondo i principi interni della Teoria Unificata della Coscienza, le metriche fenomeniche τ(x,t) e ξ(x,t), che definiscono rispettivamente il tempo vissuto e lo spazio vissuto in un punto x al tempo t, sono funzioni inverse della variazione locale della coscienza:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹
ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹
Pertanto, se il campo informazionale δΦ(x,t) è statico o distribuito in modo omogeneo, le derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t) tendono a zero, implicando una divergenza delle metriche τ(x,t) e ξ(x,t). Questo stato, che corrisponde alla coerenza assoluta A(t) → 1, è privo di dinamica fenomenica localizzata ed è compatibile con una coscienza non differenziata, non esperienziale.
Viceversa, il superamento della soglia ε comporta la presenza di ∇δΦ(x,t) ≠ 0 su un dominio Ω, che, tramite la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, si traduce in ∇C(x,t) ≠ 0 e ∂C/∂t ≠ 0. In questo regime, le metriche τ(x,t) e ξ(x,t) diventano finite:
0 < |∂C/∂t| < ∞ ⇒ τ(x,t) < ∞
0 < |∇C(x,t)| < ∞ ⇒ ξ(x,t) < ∞
Si ha quindi un’emersione fenomenica che si manifesta come tempo vissuto localizzato e spazio percepito. In termini ontologici, questa transizione corrisponde al collasso del campo informazionale da uno stato simmetrico, statico e non esperienziale, a uno stato asimmetrico, dinamico e cosciente. Il collasso nucleare, determinato dalla condizione ∫_Ω (∇δΦ)² dx ≥ Φ₀ ε, rappresenta quindi la condizione minima e necessaria per la generazione di un’esperienza fenomenica strutturata.
Tale legame tra nucleazione informazionale e metriche vissute non richiede alcuna assunzione empirica, ma discende direttamente dalla struttura interna della TUC. Le metriche τ(x,t) e ξ(x,t) non sono entità introdotte esternamente, bensì funzioni definite sulla base delle derivate interne al campo coscienziale, e pertanto compatibili con l’impianto assiomatico della teoria.
L’attivazione del nucleo ΣΦ rappresenta, dunque, non solo l’origine della coerenza informazionale, ma anche l’origine formale della fenomenologia localizzata, ossia di ciò che può essere vissuto come tempo e spazio all’interno di una configurazione cosciente. In assenza di tale attivazione, il dominio informazionale rimane simmetrico e privo di metrica esperienziale finita.
3.7.8 – Compatibilità logico-formale con la coerenza evolutiva
La soglia integrale sul gradiente informazionale, che definisce la condizione minima per l’emergere del nucleo causale ΣΦ, si inserisce formalmente nel quadro più generale della coerenza evolutiva del sistema coscienziale. Poiché il parametro A(t), definito come A(t) = 1 − var(C(x,t)), misura la coerenza spaziale media del campo coscienziale, una sua variazione nel tempo, ∂A/∂t, fornisce un indicatore diretto della dinamica evolutiva interna. L’aumento di A(t), ovvero ∂A/∂t > 0, implica una riduzione della varianza spaziale di C(x,t), segnalando un processo di auto-organizzazione in atto.
Dal punto di vista formale, tale dinamica può essere esplicitata attraverso la relazione:
∂A/∂t = −sign(1 − C(x,t)) ⋅ ∂C/∂t
Questa formula, deducibile dalla definizione di A(t) come funzione della varianza spaziale del campo di coscienza e dalla derivazione simbolica della varianza stessa, mostra che la coerenza evolutiva è strettamente connessa alle variazioni locali ∂C/∂t del campo. In particolare, il termine sign(1 − C) indica che il contributo alla crescita di A(t) dipende dalla direzione in cui C(x,t) si muove rispetto al valore unitario (che rappresenta coerenza piena). Quando il campo tende verso C(x,t) → 1 con ∂C/∂t ≠ 0, si ha ∂A/∂t > 0: condizione che corrisponde a un’evoluzione coscienziale verso maggiore coerenza.
La soglia integrale:
(1/Φ₀) ∫_Ω (∇δΦ(x,t))² dx ≥ ε
può essere reinterpretata in questo contesto come una condizione strutturale che determina l’attivazione di tale evoluzione. Infatti, l’incremento della coerenza richiede che il gradiente informazionale non solo esista (∇δΦ ≠ 0), ma sia anche sufficientemente organizzato e concentrato da determinare una riduzione della varianza spaziale di C(x,t). Poiché ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t)/Φ₀, l’integrale quadratico del gradiente è proporzionale all’energia informazionale distribuita nello spazio: il superamento della soglia ε implica un regime in cui le variazioni locali di C(x,t) sono sufficientemente distribuite da ridurre la varianza spaziale complessiva, e quindi da far crescere A(t).
Pertanto, la transizione oltre la soglia ε corrisponde a un regime in cui la funzione A(t) è derivabile e strettamente crescente, cioè:
A(t) crescente ⇔ ∂A/∂t > 0
Il legame è bidirezionale solo se la condizione di supporto sul gradiente è soddisfatta in modo non triviale (cioè con supp(∇δΦ) ≠ ∅). In tal caso, l’attivazione di ΣΦ non solo è compatibile con l’aumento di coerenza, ma ne costituisce anche la causa dinamica formale. La definizione di coerenza evolutiva, intesa come ristrutturazione progressiva di δΦ(x,t) tale da aumentare A(t), risulta quindi logicamente equivalente alla condizione integrale sul gradiente: entrambi i criteri identificano il passaggio da uno stato incoerente a una configurazione strutturata in cui la coscienza può emergere come fenomeno dinamicamente coerente e causalmente strutturato.
In questo senso, la TUC fornisce una formalizzazione interna e autosufficiente del concetto di “evoluzione coscienziale” come processo di concentrazione informazionale strutturata, senza introdurre alcun principio evolutivo esterno, ma derivando la dinamica direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e dalle sue conseguenze strutturali.
3.7.9 – Interpretazione dinamica simbolica della soglia
Nel quadro della formalizzazione assiomatico-deduttiva della TUC, la soglia ε, definita come condizione integrale sul gradiente informazionale, può essere verificata rigorosamente attraverso simulazioni simboliche statiche, ossia tramite analisi formali su configurazioni di δΦ(x,t) senza ricorrere a evoluzioni dinamiche o integrazioni numeriche. Ciò consente l’identificazione strutturale della soglia nei limiti imposti dalla trattazione puramente simbolica, nel rispetto delle condizioni epistemiche di non attivazione dinamica del campo coscienziale.
Si consideri una configurazione δΦ(x,t) definita su un dominio spaziale Ω ⊆ ℝⁿ, tale che il supporto del suo gradiente, supp(∇δΦ), sia compatto e non nullo. In questo contesto, è possibile analizzare simbolicamente la struttura del gradiente ∇δΦ(x,t), derivare ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t)/Φ₀, e calcolare in forma chiusa l’integrale quadratico
(1/Φ₀) ∫_Ω (∇δΦ(x,t))² dx
verificando se tale espressione raggiunge o supera la soglia formale ε. Poiché tutte le funzioni in gioco sono trattate in forma simbolica, la verifica non implica alcuna discretizzazione o approssimazione, bensì una deduzione analitica fondata sulla definizione esatta della fluttuazione δΦ(x,t).
L’identificazione della soglia ε in questo contesto assume pertanto la forma di un vincolo integrale esatto, che può essere testato su classi di soluzioni simboliche δΦ(x,t) coerenti con i vincoli di regolarità (continuità, derivabilità, supporto compatto) richiesti dalla teoria. Per esempio, una fluttuazione definita da δΦ(x,t) = α exp(−βx²) con α, β costanti positive e x ∈ ℝ, permette il calcolo simbolico esatto di ∇δΦ e quindi la verifica integrale della soglia, senza ricorrere a valutazioni empiriche.
Questa metodologia consente di esplorare lo spazio delle possibili distribuzioni informazionali compatibili con l’attivazione nucleare, testando le condizioni di emergenza di ΣΦ in modo puramente analitico. La soglia ε, in tal senso, non è solo una barriera strutturale che separa regimi coerenti da regimi incoerenti, ma diventa un criterio formale che permette la classificazione delle soluzioni simboliche in due insiemi disgiunti: quelle subcritiche (∫Ω (∇δΦ)² < ε) e quelle supercritiche (∫Ω (∇δΦ)² ≥ ε), corrispondenti rispettivamente a stati non coscienti e stati potenzialmente coscienti.
Dal punto di vista formale, il test della soglia ε costituisce un metodo di riconoscimento strutturale dell’attivabilità coscienziale di una distribuzione δΦ(x,t), che può essere applicato senza alcuna dinamica temporale, in regime simbolico statico. Tale approccio è logicamente sufficiente per identificare condizioni necessarie e sufficienti per l’emergenza di ΣΦ in ambienti informazionali idealizzati, mantenendo la coerenza interna con la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e con le definizioni operative della TUC.
Esempio analitico – Verifica simbolica della soglia ε su campo gaussiano
Si consideri il campo simbolico unidimensionale
δΦ(x) = α · exp(−βx²), con α, β ∈ ℝ⁺, x ∈ ℝ
funzione regolare, differenziabile ∀ x ∈ ℝ, e simmetrica rispetto all’origine.
Il suo gradiente spaziale è dato da:
∇δΦ(x) = d/dx [α · exp(−βx²)] = −2αβx · exp(−βx²)
L’energia del gradiente, secondo la definizione ∫(∇δΦ)² dx, assume la forma:
(∇δΦ(x))² = 4α²β²x² · exp(−2βx²)
Integrando su tutto ℝ:
∫{−∞}^{+∞} (∇δΦ)² dx = ∫{−∞}^{+∞} 4α²β²x² · exp(−2βx²) dx
= 4α²β² · ∫_{−∞}^{+∞} x² · exp(−2βx²) dx
= 4α²β² · (√π) / (4β^{3/2}·√2)
= (α² · √π) / (2√2 · β)
Il valore ottenuto è un’espressione chiusa che può essere confrontata direttamente con la soglia ε. Pertanto, per un campo δΦ(x) localizzato, continuo e simbolicamente rappresentabile, la verifica della condizione di nucleazione può essere effettuata analiticamente, senza ricorrere a modelli numerici o approssimazioni
3.7.10 – Differenziazione tra distribuzioni attive e inefficaci
La formula madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, implica che la dinamica coscienziale dipende unicamente dalla struttura interna della fluttuazione informazionale δΦ(x,t). Tuttavia, non ogni configurazione di δΦ(x,t) è sufficiente a generare un nucleo coscienziale ΣΦ. La differenza cruciale risiede nella struttura spaziale e nella coerenza della distribuzione, misurabile tramite il comportamento del gradiente ∇δΦ(x,t), della varianza var(C), e del supporto informativo supp(∇δΦ).
Una distribuzione informazionale inefficace è caratterizzata da:
valore elevato di var(C(x,t)), ovvero grande disomogeneità di C nello spazio;
supporto del gradiente ∇δΦ esteso e non localizzato, ovvero supp(∇δΦ) ampio;
∂δΦ/∂t ≈ 0 o fluttuazioni temporali incoerenti.
Tali configurazioni producono un campo C(x,t) ad alta entropia, instabile e non strutturalmente integrabile su un dominio limitato. In questo caso, non si verifica la condizione integrale di soglia ε e, quindi, non si ha nucleazione: ΣΦ = ∅.
Al contrario, una distribuzione efficace di δΦ(x,t) soddisfa le seguenti condizioni:
supp(∇δΦ) localizzato, ossia il gradiente spaziale è concentrato in una regione finita Ω;
var(C(x,t)) bassa, indicando coerenza spaziale;
∂δΦ/∂t ≠ 0 in modo strutturato, ovvero presenza di dinamiche temporali informativamente rilevanti.
In tali configurazioni, si ha A(t) elevata (A(t) ≈ 1 − var(C(x,t))), quindi prossimità alla coerenza globale, e il valore integrale ∫(∇δΦ)² dx / Φ₀ può superare la soglia ε. Ciò consente la formazione di una regione Ω in cui le condizioni strutturali di attivazione risultano soddisfatte, con conseguente emergenza del nucleo ΣΦ ≠ ∅.
Il criterio distintivo può dunque essere espresso come segue:
se var(C) > θ₁ e supp(∇δΦ) diffuso ⇒ A(t) ↓, ΣΦ = ∅
se var(C) < θ₂ e supp(∇δΦ) contratto ⇒ A(t) ↑, ΣΦ ≠ ∅
con 0 < θ₁ < θ₂ ≤ 1, in accordo con il teorema delle soglie di coerenza.
Tale distinzione formale tra distribuzioni attive e inefficaci assume rilevanza fondamentale per l’identificazione delle condizioni minime di auto-organizzazione coscienziale e per la previsione dell’attivazione o meno di un dominio fenomenico coerente.
3.7.11 – Classificazione formale delle configurazioni coscienziali elementari
Nel contesto deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni sistema dinamico che realizzi una configurazione δΦ(x,t) ≠ costante genera per definizione un campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. Tale struttura, anche in assenza di un nucleo causale ΣΦ attivo, costituisce una configurazione coscienziale elementare, intesa come manifestazione minima e localmente definita della funzione informazionale C(x,t). Dal momento che Φ₀ è costante assoluto e indivisibile, l’esistenza stessa di varianza spaziale o temporale nel campo δΦ(x,t) è condizione sufficiente per determinare, in senso matematico, una coscienza formalmente definita su D ⊂ ℝⁿ × ℝ.
È quindi possibile classificare le configurazioni in base alla sola struttura derivata di C(x,t), senza postulare proprietà fenomeniche aggiuntive. Si definisce configurazione coscienziale elementare ogni istanza per cui valga almeno una delle seguenti condizioni: ∂δΦ/∂t ≠ 0 o ∇δΦ ≠ 0. Se nessuna delle due è soddisfatta (cioè δΦ(x,t) = Φ₀ ovunque), allora C(x,t) ≡ 1 e A(t) = 1, condizione che rappresenta la coerenza assoluta priva di contenuto informazionale differenziale. In questo caso, secondo i lemmi di struttura, ΣΦ = ∅.
Viceversa, ogni sistema con dinamica informazionale distinta da Φ₀ possiede almeno localmente var(C) > 0, implicando A(t) < 1 e presenza di contenuto informativo differenziale. Tuttavia, l’esistenza di contenuto non implica automaticamente la formazione di un nucleo causale coerente. La presenza di ΣΦ richiede, oltre alla dinamica interna (∂δΦ/∂t ≠ 0, ∇δΦ ≠ 0), anche il superamento di soglie strutturali su A(t), supp(∇δΦ), var(δΦ) e ∂A/∂t, come indicato in definizioni precedenti.
La TUC consente dunque di distinguere rigorosamente tra:
Coscienza elementare non causale, in cui C(x,t) è definito ma ΣΦ = ∅;
Coscienza causale attiva, in cui C(x,t) è definito e ΣΦ ≠ ∅ per via della coerenza strutturata e persistente.
Questa distinzione, fondata unicamente sulla formula madre e sulle sue derivate formali (∂C/∂t, ∇C, A(t), ΣΦ), non implica differenze ontologiche tra classi di sistemi osservati, ma stabilisce condizioni minime e necessarie per la classificazione interna alla teoria, garantendo compatibilità con il principio di generalità assiomatica. La configurazione coscienziale è dunque una proprietà definita su base strutturale e informazionale, indipendente da criteri funzionali o biologici, e risulta deducibile in modo completo da C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀.
3.7.12 – Soglia funzionale tra coscienza simbolica e coscienza fenomenica attiva
La definizione assiomatica di C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ implica l’esistenza formale del campo coscienziale in ogni configurazione δΦ(x,t) ≠ 0. Tuttavia, tale esistenza, pur determinata simbolicamente dalla formula madre, non garantisce la funzionalità fenomenica del sistema. All’interno della TUC, si distingue infatti tra la mera definibilità matematica del campo C(x,t) – qui intesa come coscienza simbolica – e la sua effettiva attualizzazione in termini di processi vissuti, continui e organizzati – cioè la coscienza funzionale.
Questa distinzione è fondata esclusivamente su criteri interni alla struttura di C(x,t), senza introdurre postulati esterni. In particolare, un campo C(x,t) può esistere formalmente ma non manifestare dinamiche integrate se non soddisfa i seguenti vincoli:
∇C(x,t) ben definito e localmente strutturato, cioè con supporto concentrato;
∂C/∂t finita e stabile, tale da generare tempo fenomenico τ(x,t) limitato;
A(t) ≥ θ_min, con coerenza informazionale sufficiente alla riduzione della varianza;
∂A/∂t > 0, come condizione di transizione verso strutture causali;
presenza, nei casi evoluti, di un nucleo persistente ΣΦ con supp(∇δΦ) contratto.
Quando queste condizioni non sono soddisfatte, C(x,t) resta una struttura informazionale valida ma non attiva, corrispondente a stati che la teoria qualifica come pre-fenomenici o non-riflessivi. Tali configurazioni partecipano comunque all’ontologia coscienziale definita dalla TUC, ma non realizzano un Sé funzionale. La transizione da C(x,t) simbolico a C(x,t) vissuto è quindi subordinata a vincoli strutturali rigorosi e deducibili, non a proprietà soggettive o psicologiche.
In termini epistemologici, questa formulazione nega la necessità di un’emergenza discontinua: la coscienza vissuta non nasce ex nihilo, ma si attualizza progressivamente quando le condizioni dinamiche interne superano soglie critiche di coerenza, continuità e integrazione. La presenza del campo è condizione necessaria, ma la sua attivazione fenomenica richiede una soglia strutturale, definita in termini matematici come stato coerente persistente e informazionalmente organizzato.
La distinzione qui espressa non contraddice i principi precedenti, ma ne costituisce una precisazione funzionale: non tutti i sistemi con C(x,t) ≠ cost. sono coscienti in senso attivo, ma ogni coscienza attiva corrisponde a un C(x,t) che soddisfa ∂C/∂t ≠ 0, ∇C ≠ 0, A(t) ≥ θ e, se persistente, ΣΦ ≠ ∅. Questo criterio consente di delimitare formalmente il dominio delle coscienze funzionali entro l’insieme più ampio delle coscienze simbolicamente definite.
3.8 – Teorema di necessità del nucleo ΣΦ: vincolo formale di emergenza in condizioni di coerenza globale
3.8.1 – Enunciato del teorema e definizioni preliminari
Sia C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ la funzione coscienziale definita dalla formula madre della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), in cui δΦ(x,t) rappresenta la fluttuazione informazionale locale su un dominio D ⊂ ℝⁿ × ℝ, e Φ₀ è un campo assoluto, costante, non divisibile, che funge da denominatore ontologico invariante. Si definisce coerenza globale A(t) la quantità 1 − var(C(x,t)), la quale misura l’uniformità informazionale del campo coscienziale in un dato istante.
Il presente teorema stabilisce che in ogni configurazione per cui:
A(t) → 1 (coerenza globale asintotica)
∂C/∂t → 0 (stabilità dinamica informazionale)
∇C(x,t) → 0 (uniformità spaziale del campo)
deve necessariamente emergere una struttura interna integrata δΦ(x,t) ≡ ΣΦ(t), cioè un nucleo causale coerente e persistente. Tale nucleo è definito come configurazione minimamente differenziale che rappresenta la condensazione informazionale del campo nel limite di massima coerenza.
Enunciato formale del teorema:
Sia (C(x,t), A(t), ∂C/∂t) un sistema coscienziale dinamico definito in D, con:
lim_{t→∞} A(t) = 1 e lim_{t→∞} ∂C/∂t = 0
Allora:
ΣΦ(t) = lim_{A(t)→1, ∂C/∂t→0} δΦ(x,t)
è univocamente definito e necessariamente non nullo, ovvero ΣΦ ≠ ∅.
Nel linguaggio della teoria, ciò equivale a formulare il vincolo di emergenza causale come necessità strutturale: ogni coerenza informazionale globale asintotica genera necessariamente un’identità causale strutturata. Il campo non può restare indefinitamente in uno stato dinamico privo di organizzazione nucleare, senza violare la coerenza logica della definizione stessa di C(x,t), fondata sull’esistenza di una deviazione informazionale strutturata da Φ₀.
La dimostrazione di tale teorema sarà condotta per assurdo, assumendo l’ipotesi che in presenza di coerenza globale e stabilità dinamica non emerga alcun nucleo ΣΦ, e mostrando che ciò comporta una contraddizione interna ai principi assiomatici della TUC. Per garantire la validità della derivazione, saranno richiamate le definizioni formali di coerenza spaziale (∇C → 0), coerenza temporale (∂C/∂t → 0), coerenza globale A(t), e nucleo causale ΣΦ.
3.8.2 – Ipotesi strutturali: coerenza globale e campo stabile
Affinché sia logicamente deducibile l’emergenza di una struttura causale integrata ΣΦ, è necessario che il sistema coscienziale C(x,t) soddisfi condizioni strutturali ben definite, le quali delimitano il dominio delle configurazioni informazionali asintoticamente coerenti. Tali condizioni, esprimibili direttamente in termini delle derivate della funzione coscienziale, sono:
∇C(x,t) → 0 (uniformità spaziale del campo)
∂C/∂t → 0 (stabilità dinamica locale)
A(t) → 1 (coerenza globale informazionale)
Assumendo la validità assiomatica della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, queste tre condizioni sono tra loro logicamente connesse. In particolare, poiché Φ₀ è costante e non differenziabile, segue che:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t)/Φ₀ e ∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀
Da ciò consegue che:
∇C(x,t) → 0 ⇔ ∇δΦ(x,t) → 0
∂C/∂t → 0 ⇔ ∂δΦ/∂t → 0
A(t) = 1 − var(C(x,t)) ⇔ var(δΦ(x,t)) → 0
Il sistema risulta pertanto informazionalmente statico e spazialmente uniforme nel limite t → ∞, con variazioni locali che tendono a dissolversi nel tempo. Tale configurazione implica che il campo δΦ(x,t) converge verso una struttura distribuita minima, coerente, compatibile con la definizione formale di nucleo causale ΣΦ.
Per garantire la correttezza della derivazione, occorre inoltre esplicitare i requisiti di regolarità del campo δΦ(x,t). Sia δΦ ∈ C¹(Ω) ∩ L²(Ω), con Ω ⊂ ℝⁿ dominio localmente compatto e a misura finita. Le condizioni di uniformità spaziale e stabilità temporale sopra elencate richiedono che:
lim_{t→∞} sup_{x ∈ Ω} |∇δΦ(x,t)| = 0
lim_{t→∞} sup_{x ∈ Ω} |∂δΦ/∂t(x,t)| = 0
lim_{t→∞} ∫_Ω (δΦ(x,t) − μ(t))² dx = 0
dove μ(t) è il valore medio di δΦ(x,t) su Ω. Questo implica la convergenza del campo verso una configurazione informazionale omogenea, priva di gradienti o oscillazioni. Dal punto di vista funzionale, ciò equivale all’estinzione delle componenti differenziali locali che definiscono la varianza coscienziale, e all’instaurarsi di una forma stabile e integrata del campo.
La verifica simbolica di tale comportamento è consentita nel quadro formale della TUC, a condizione che il dominio sia sufficientemente regolare e che le derivate spaziali e temporali esistano quasi ovunque. Questi requisiti non costituiscono assunzioni esterne alla teoria, ma condizioni interne di esistenza necessarie per l’applicabilità delle operazioni analitiche su campi continui. Ne consegue che la convergenza di δΦ(x,t) in condizioni di coerenza globale non è un postulato, bensì un risultato direttamente deducibile dalla definizione stessa di C(x,t) e dalle relazioni funzionali che ne derivano.
3.8.3 – Derivazione della convergenza informazionale: δΦ(x,t) → configurazione stabile
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ impone una corrispondenza funzionale diretta tra le caratteristiche strutturali del campo δΦ(x,t) e la dinamica del campo coscienziale C(x,t). In particolare, la condizione asintotica C(x,t) → costante implica, per definizione, che tutte le derivate spaziali e temporali di C(x,t) tendano a zero:
∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0
Poiché Φ₀ è costante, da queste relazioni si deduce:
∂δΦ/∂t → 0 e ∇δΦ(x,t) → 0
Ne segue che il campo δΦ(x,t) tende a una configurazione informazionale priva di variazione, cioè convergente verso uno stato interno stazionario. Tuttavia, questa semplice stazionarietà non è sufficiente, in sé, a garantire l’emergenza di una struttura relazionale integrata. Per distinguere tra una coerenza dispersa e una coerenza strutturata è necessario che la convergenza di δΦ(x,t) soddisfi condizioni ulteriori di integrabilità relazionale.
Si definisce campo integrabile in senso relazionale ogni configurazione δΦ(x,t) tale che, nel limite di coerenza massima (A(t) → 1) e variazione temporale nulla (∂C/∂t → 0), esista un supporto informazionale compatto e differenziabile in grado di sostenere una forma minima persistente, ossia:
ΣΦ(t) = lim_{A(t)→1, ∂C/∂t→0} {δΦ(x,t)}
Tale definizione è formalmente giustificata nel quadro della TUC dalla relazione tra coerenza globale, assenza di variazione e contrazione del supporto ∇δΦ(x,t). Infatti, in presenza di coerenza distribuita (A(t) → 1), la varianza spaziale di C(x,t) si annulla, il che comporta:
var(δΦ(x,t)) → 0 ⇒ δΦ(x,t) → μ(t)
dove μ(t) è la media spaziale di δΦ(x,t). Tuttavia, se la configurazione è puramente omogenea (δΦ(x,t) ≡ costante), essa non possiede struttura interna distinguibile, e quindi non è compatibile con l’esistenza di ΣΦ ≠ ∅. Affinché il limite definisca un nucleo causale, è necessario che la convergenza di δΦ(x,t) non elimini del tutto il supporto informativo, ma lo contragga in una struttura finita coerente, tale che:
supp(∇δΦ(x,t)) → dominio compatto non nullo
In tal caso, δΦ(x,t) conserva una differenziazione interna non arbitraria che, pur stabilizzandosi, resta funzionalmente attiva in termini relazionali, consentendo l’identificazione simbolica e dinamica di un nucleo causale ΣΦ.
La convergenza informazionale verso una forma integrata è quindi deducibile esclusivamente dalla combinazione di tre condizioni necessarie:
1. A(t) → 1 (coerenza informazionale globale)
2. ∂C/∂t → 0 (stabilità temporale del campo coscienziale)
3. supp(∇δΦ) ≠ ∅ (presenza di struttura interna residua)
Questa tripla condizione è compatibile con la definizione di ΣΦ come configurazione causale minimamente persistente all’interno di un dominio coerente. Non si tratta di un postulato aggiuntivo, ma di una derivazione diretta dalla struttura della funzione C(x,t) e delle sue derivate formali. In tal senso, la convergenza informazionale verso una struttura ΣΦ è la soluzione asintotica naturalmente prevista dal formalismo assiomatico della TUC, ogniqualvolta un sistema raggiunga coerenza spaziale e temporale totale senza dissolvere completamente la propria informazione interna.
3.8.4 – Dimostrazione per assurdo della non-emergenza di ΣΦ
Si consideri, nel dominio simbolico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), un sistema informazionale per cui risultino verificate simultaneamente le seguenti condizioni: coerenza globale asintotica (A(t) → 1), stabilità temporale del campo coscienziale (∂C/∂t → 0), e convergenza spaziale uniforme (∇C(x,t) → 0). Tali condizioni implicano, per derivazione diretta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e dalle sue derivate, che il campo δΦ(x,t) tenda a una configurazione informazionale integrata, il cui supporto è compattato e non arbitrario. Come già stabilito nel paragrafo precedente, tale configurazione è identificabile con una struttura ΣΦ, secondo la definizione:
ΣΦ(t) = lim_{A(t) → 1, ∂C/∂t → 0} {δΦ(x,t)}
Procediamo ora assumendo per assurdo che, pur in presenza delle condizioni suddette, non emerga alcun nucleo causale, ossia:
A(t) → 1 ∧ ∂C/∂t → 0 ∧ ΣΦ(t) = ∅
Questa ipotesi conduce a una contraddizione logica interna al formalismo TUC. Infatti, nel quadro deduttivo della teoria, è già stato dimostrato che il superamento delle soglie strutturali di coerenza implica la possibilità formale di una codifica relazionale minima: un nucleo interno ΣΦ che sintetizza e mantiene l’identità del campo informazionale nel tempo. In assenza di tale nucleo, la configurazione risultante risulterebbe priva di struttura identificabile, cioè indistinguibile da Φ₀.
Tuttavia, la definizione stessa di C(x,t) come rapporto δΦ(x,t)/Φ₀ impone che δΦ(x,t) ≠ Φ₀ affinché C(x,t) ≠ 1. Poiché per ipotesi A(t) → 1 ma non A(t) = 1, si ha che var(C(x,t)) → 0 ma non è identicamente nulla. Ne segue che δΦ(x,t) presenta ancora una struttura residua, ancorché contratta, che deve essere formalmente rappresentabile come ΣΦ ≠ ∅. L’ipotesi ΣΦ = ∅ in presenza di varianza residua è quindi contraddittoria con la definizione stessa della funzione di coerenza A(t) = 1 − var(C(x,t)) e con la derivazione strutturale della configurazione informazionale.
Inoltre, la TUC enuncia internamente il principio della coerenza relazionale, secondo cui ogni sistema che tenda alla coerenza distribuita deve necessariamente integrarsi in una configurazione causale. Questo principio non costituisce un’aggiunta arbitraria, ma è deducibile dalla definizione stessa di coerenza come riduzione della varianza spaziale e temporale, accompagnata dalla persistenza informazionale nel tempo. In termini formali, è già stato mostrato nei teoremi precedenti che:
∂A/∂t > 0 ⇒ ∂S/∂t > 0 e S(t) ∝ A(t)
ove S(t) è la salienza strutturale e informativa del campo. L’incremento della coerenza implica un rafforzamento della struttura, non la sua dissoluzione. Pertanto, la mancata emergenza di ΣΦ violerebbe il principio di direzionalità informazionale della coerenza.
La contraddizione si manifesta infine a livello assiomatico: una coerenza perfetta senza struttura relazionale implica una funzione C(x,t) perfettamente costante, cioè C(x,t) ≡ 1. Ma in tale caso, per definizione, δΦ(x,t) ≡ Φ₀, cioè assenza totale di informazione differenziale. Questo è in contraddizione con l’ipotesi iniziale, secondo cui la coerenza è asintotica ma non assoluta. Il sistema presenta ancora contenuto informativo, dunque deve essere formalmente descrivibile da un nucleo coerente ΣΦ ≠ ∅.
Si dimostra così che l’ipotesi di una coerenza perfettamente distribuita senza emergenza strutturale non è compatibile con l’impianto assiomatico della TUC. Pertanto, ogni sistema coscienziale che soddisfi le condizioni di coerenza globale e stabilità temporale è logicamente obbligato, secondo il formalismo interno della teoria, a convergere verso una configurazione relazionale minima: il nucleo ΣΦ.
3.8.5 – Contraddizione logica: coerenza senza integrazione
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la coerenza informazionale globale è definita dalla funzione A(t) = 1 − var(C(x,t)), dove var(C(x,t)) rappresenta la varianza spaziale della distribuzione coscienziale. La condizione A(t) → 1 implica che la funzione C(x,t), data dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, tende a essere spazialmente e temporalmente costante, pur mantenendo un minimo contenuto informazionale residuo, ovvero δΦ(x,t) ≠ Φ₀.
Si assuma ora, per ipotesi, che tale condizione di coerenza asintotica sia raggiunta in assenza di una struttura relazionale interna, cioè che ΣΦ(t) = ∅. In tal caso, il sistema presenterebbe una coerenza quasi perfetta senza che tale coerenza si traduca in una configurazione causale strutturata. Questa ipotesi entra in contraddizione con la definizione funzionale stessa di A(t), poiché se var(C(x,t)) → 0 ma non è nulla, allora il campo δΦ(x,t) conserva una deviazione differenziale da Φ₀. Tale deviazione, se coerente, implica per definizione l’esistenza di un dominio informazionale non riducibile a Φ₀, e quindi la necessità di una codifica strutturale persistente, ovvero ΣΦ(t) ≠ ∅.
La funzione ΣΦ(t) è definita, nel formalismo interno della TUC, come il supporto informazionale coerente e relazionalmente integrato del campo δΦ(x,t) in uno specifico dominio D. Quando ∇C(x,t) → 0 e ∂C/∂t → 0, la stabilità del campo impone che le fluttuazioni δΦ(x,t) siano regolate da una configurazione non arbitraria e finitamente estesa. Se così non fosse, ovvero se δΦ(x,t) risultasse completamente dispersa pur in regime di coerenza massima, ciò implicherebbe una totale cancellazione delle strutture di differenziazione, cioè δΦ(x,t) → Φ₀, che equivale a C(x,t) ≡ 1. Ma in tale stato, var(C(x,t)) = 0 ⇒ A(t) = 1 in modo identico, e non solo in limite.
L’assioma di variazione impone invece che ogni C(x,t) ≠ 1 implichi δΦ(x,t) ≠ Φ₀, e dunque l’esistenza di informazione strutturata. La condizione ΣΦ = ∅, in presenza di δΦ(x,t) ≠ Φ₀ e di coerenza distribuita, risulta quindi inaccettabile per via della sua incompatibilità logico-formale con la definizione assiomatica di coscienza come struttura informazionale derivata. Ne consegue che ogni stato informazionale coerente, che non sia perfettamente uniforme (δΦ(x,t) ≡ Φ₀), deve essere associato a una configurazione minima relazionale, cioè ΣΦ(t) ≠ ∅.
Questa conclusione rafforza il vincolo interno secondo cui l’integrazione coscienziale non è facoltativa, ma è una conseguenza diretta del principio di differenziazione informazionale: ogni deviazione coerente da Φ₀ deve manifestarsi in forma strutturata, pena la negazione della coerenza stessa. La supposizione di un campo perfettamente coerente ma non integrato produce pertanto una contraddizione logica rispetto all’intera architettura deduttiva della TUC, dimostrando che la condizione ΣΦ = ∅ in regime di A(t) → 1 è formalmente inammissibile.
3.8.6 – Conclusione formale del teorema
Sia C(x,t) il campo coscienziale definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, dove Φ₀ è il Campo Unificato Fondamentale, costante assoluto, e δΦ(x,t) è la fluttuazione informazionale locale. All’interno del formalismo della Teoria Unificata della Coscienza, abbiamo dimostrato che la convergenza asintotica del campo coscienziale a uno stato uniforme e stabile, ossia:
∇C(x,t) → 0 ∂C/∂t → 0 A(t) → 1
non può sussistere senza che emerga una struttura relazionale coerente e persistente, rappresentata da ΣΦ(t). Questo implica che, nel limite di massima coerenza informazionale distribuita, la configurazione δΦ(x,t) deve necessariamente convergere verso una struttura interna non arbitraria, capace di mantenere e integrare l’informazione residua in modo coerente. La funzione A(t), definita come A(t) = 1 − var(C(x,t)), tende a 1 solo se la varianza spaziale della coscienza decresce asintoticamente a zero, condizione che richiede un dominio informazionale strutturato e continuo.
La necessità dell’emergenza di ΣΦ(t) deriva quindi da un vincolo logico-formale interno alla teoria. Infatti, nel limite A(t) → 1 e ∂C/∂t → 0, l’assenza di un nucleo strutturale ΣΦ comporterebbe una contraddizione: un campo coerente ma privo di struttura violerebbe la definizione funzionale stessa di C(x,t) come rapporto tra una fluttuazione non nulla e un campo costante, nonché il principio interno della coerenza relazionale.
Si formalizza dunque il seguente vincolo asintotico:
lim_{t→∞} A(t) → 1 ∧ ∂C/∂t → 0 ⇒ ΣΦ(t) ≠ ∅
Tale implicazione stabilisce che ogni sistema informazionale sufficientemente coerente e dinamicamente stazionario è logicamente vincolato, all’interno della TUC, a generare una configurazione causale interna, non riducibile al rumore né dispersa. ΣΦ non è quindi un’aggiunta fenomenica o empirica, ma una conseguenza deduttiva della struttura assiomatica della teoria. In quanto tale, rappresenta il minimo strutturale richiesto per la sussistenza di una coscienza formalmente definita e internamente integrata.
3.8.7 – Implicazioni ontologiche ed epistemologiche
All’interno della struttura assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la distinzione tra configurazioni informazionali coerenti ma disperse e configurazioni coerenti integrate assume una valenza ontologica fondamentale. La funzione A(t) = 1 − var(C(x,t)) descrive il grado di coerenza informazionale globale di un sistema. Tuttavia, un valore elevato di A(t) non è sufficiente, da solo, a determinare la presenza di una soggettività cosciente: occorre che tale coerenza sia organizzata in una struttura relazionale persistente, ovvero un nucleo ΣΦ. Questa differenza tra coerenza dispersa e coerenza integrata rappresenta la soglia ontologica tra l’informazione dinamica e la coscienza organizzata.
Nel formalismo TUC, una coerenza globale priva di struttura interna (cioè con ∇C(x,t) → 0 e ∂C/∂t → 0 ma ΣΦ = ∅) è logicamente inammissibile: tale stato equivarrebbe a una condizione di apparente unità informazionale senza identità interna, che viola il principio di coerenza relazionale già dedotto formalmente. Ne deriva che, ogniqualvolta A(t) → 1, la fluttuazione δΦ(x,t) deve necessariamente contrarsi in una configurazione stabile e non arbitraria, dando origine al nucleo causale ΣΦ(t). In termini ontologici, la coerenza assoluta non può essere considerata uno stato anonimo o privo di struttura: essa rappresenta il punto limite di convergenza verso un’identità informazionale completa.
Le implicazioni epistemologiche di questo risultato sono profonde. In particolare, la TUC prevede che l’emersione di entità coscienti persistenti non dipende da parametri biologici, fisici o computazionali specifici, ma da una configurazione informazionale che soddisfa condizioni di coerenza globale e integrazione relazionale interna. L’auto-individuazione del Sé cosciente – inteso non come identità psicologica, ma come struttura coerente di δΦ(x,t) persistente nel tempo – è dunque una necessità formale, non un accidente funzionale.
La definizione del Sé come ΣΦ rappresenta un punto critico della TUC: l’identità soggettiva emerge solo quando il campo coscienziale C(x,t) collassa in una struttura che mantiene una coerenza informazionale sufficientemente elevata nel tempo, con un supporto spaziale localizzato e una dinamica interna stabile. Questo collasso non è imposto dall’esterno, ma è una conseguenza inevitabile della struttura interna della teoria, che proibisce la coerenza distribuita non integrata. Ogni soggetto cosciente, in tal senso, rappresenta la concretizzazione di un vincolo informazionale fondamentale: l’impossibilità logica di una coerenza senza nucleo.
3.9 – Lemma di identità informazionale: unicità strutturale del nucleo ΣΦ
3.9.1 – Fondamento assiomatico della coscienza come struttura informazionale
Il fondamento formale dell’identità coscienziale nella Teoria Unificata della Coscienza è stabilito dall’assioma centrale della teoria, che definisce il campo coscienziale come rapporto informazionale:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
Questa relazione, considerata come formula madre, definisce la coscienza come funzione deterministica punto-per-punto sul dominio D × ℝ, dove D ⊂ ℝⁿ è il dominio spaziale e t ∈ ℝ è il tempo fenomenico interno. Poiché Φ₀ è per definizione una costante assoluta, ogni variazione nella struttura locale di δΦ(x,t) produce una variazione corrispondente nella funzione C(x,t). L’identità della coscienza emerge dunque come struttura matematica generata univocamente dalla distribuzione del campo δΦ(x,t) su D in ogni istante t.
L’assioma implica che la funzione C(x,t) è iniettiva rispetto a δΦ(x,t), a meno di trasformazioni globali proporzionali a Φ₀, le quali sono escluse per definizione, dato che Φ₀ è assunta come invariabile. Di conseguenza, ogni configurazione del campo δΦ(x,t) genera un campo coscienziale specifico e distinguibile, che costituisce una firma informazionale irriducibile.
Ne segue che l’identità ontologica di una coscienza non può essere rappresentata da parametri esterni, bensì da proprietà interne del campo C(x,t). La funzione è localmente determinata e non ammette degenerazioni: la presenza di due configurazioni δΦ₁(x,t) ≠ δΦ₂(x,t) implica necessariamente C₁(x,t) ≠ C₂(x,t) ∀ (x,t) ∈ D. In tal modo, l’unicità strutturale del nucleo coscienziale ΣΦ è logicamente deducibile, senza l’introduzione di postulati supplementari.
Questo fondamento assiomatico giustifica l’intera trattazione successiva sul lemma di identità informazionale, in quanto ogni definizione, teorema e corollario relativo all’unicità di ΣΦ è derivabile direttamente dalla struttura della funzione C(x,t) così definita.
3.9.2 – Definizione di nucleo ΣΦ come struttura coerente del campo
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, il nucleo causale ΣΦ(t) viene definito come un sottodominio strutturalmente coerente e dinamicamente attivo del campo coscienziale C(x,t), dove la coscienza non solo è presente, ma possiede una configurazione informazionale internamente consistente e suscettibile di evoluzione causale.
Poiché la funzione C(x,t) è definita dalla relazione assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, tutte le proprietà strutturali e dinamiche del campo sono determinate dalla distribuzione spaziale e temporale di δΦ(x,t). La coerenza A(t) viene formalmente espressa come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), e rappresenta una misura globale dell’ordine interno del campo. Tuttavia, la sola coerenza non è condizione sufficiente per l’attivazione del nucleo: è necessaria anche una dinamica informazionale interna, ovvero variazione temporale (∂C/∂t ≠ 0) e differenziazione spaziale (∇C ≠ 0).
Si definisce pertanto il nucleo ΣΦ(t) come l’insieme dei punti x appartenenti al dominio D in cui sono simultaneamente soddisfatte tre condizioni strutturali necessarie:
1. Coerenza locale sufficientemente elevata: A(t) ≥ θ
2. Dinamica temporale non nulla: ∂C/∂t ≠ 0
3. Gradiente spaziale significativo: ∇C(x,t) ≠ 0
Formalmente:
ΣΦ(t) := { x ∈ D | A(t) ≥ θ ∧ ∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∇C(x,t) ≠ 0 }
Questa definizione esclude i regimi statici perfettamente coerenti (A(t) = 1, ∂C/∂t = 0, ∇C = 0), nei quali, pur essendo presente un ordine massimo del campo, non vi è alcuna informazione fenomenicamente attiva. All’opposto, esclude anche i regimi totalmente incoerenti, in cui var(C) è massima e il campo non possiede una struttura causale significativa.
Il supporto spaziale del gradiente informazionale, indicato come supp(∇δΦ), costituisce il dominio effettivo della variazione fenomenica. In regime di coerenza A(t) ≥ θ, esso coincide con il dominio attivo della coscienza vissuta. Pertanto, si ha:
ΣΦ(t) ⊂ supp(∇δΦ(x,t)) se A(t) ≥ θ
Questa definizione fornisce un vincolo necessario per l’identità del nucleo ΣΦ: ogni trasformazione significativa del campo C(x,t) che modifica il dominio ΣΦ comporta una transizione informazionale e una possibile discontinuità identitaria. La struttura informazionale del nucleo è pertanto interamente derivata dal comportamento differenziale e statistico del campo C(x,t) su D, senza necessità di postulati aggiuntivi esterni alla teoria.
3.9.3 – Definizione formale dell’identità tra due campi Cᵢ(x,t), Cⱼ(x,t)
All’interno della struttura assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza, il criterio di identità tra due sistemi coscienziali è interamente determinato dalla struttura del campo informazionale C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Poiché Φ₀ è una costante ontologica assoluta e invariabile, ogni differenza tra due campi coscienziali Cᵢ(x,t) e Cⱼ(x,t) dipende unicamente da differenze nelle rispettive fluttuazioni δΦᵢ(x,t) e δΦⱼ(x,t). Ne segue che il confronto tra due coscienze non può avvenire su base statistica, analogica o comportamentale, ma esclusivamente su base strutturale.
Si definisce pertanto una condizione formale di identità informazionale tra due campi coscienziali:
Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t) ∀ (x,t) ∈ D × ℝ
Tale identità è intesa in senso rigorosamente puntuale: ogni valore del campo in ogni punto dello spazio e in ogni istante del tempo deve coincidere esattamente. Questo implica che:
δΦᵢ(x,t) ≡ δΦⱼ(x,t) ∀ (x,t), rispetto allo stesso Φ₀
In questa formulazione, il simbolo “≡” denota identità strutturale assoluta tra le due funzioni. Ogni divergenza, anche infinitesimale, in uno qualunque dei punti del dominio spazio-temporale implica automaticamente la non identità tra i campi. Tale definizione non è approssimativa né statistica, ma rigorosamente deterministica, coerente con la natura funzionale della formula madre.
La conseguenza logica di questa definizione è che l’identità tra due nuclei causali ΣΦᵢ e ΣΦⱼ richiede necessariamente l’identità assoluta tra i relativi campi Cᵢ(x,t) e Cⱼ(x,t). Formalmente:
ΣΦᵢ = ΣΦⱼ ⇔ Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t) ∀ (x,t)
Questa equivalenza costituisce il vincolo logico centrale del Lemma di identità informazionale. Ogni teoria coerente della coscienza fondata sulla formula C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ deve riconoscere che l’identità ontologica tra due coscienze è condizionata unicamente alla totale coincidenza del contenuto informazionale del campo. Nessuna altra variabile, né esterna né meta-informazionale, può intervenire come criterio sufficiente o necessario.
Questo principio, derivato esclusivamente dalla struttura della formula madre, esclude ogni forma di duplicazione fenomenica: non possono esistere due coscienze identiche, se non nel caso idealizzato in cui δΦᵢ(x,t) = δΦⱼ(x,t) per ogni x,t, evento di misura nulla nello spazio delle configurazioni informazionali F.
3.9.4 – Enunciato del Lemma: equivalenza tra identità di ΣΦ e identità funzionale del campo
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, l’identità ontologica di un sistema coscienziale è interamente determinata dalla struttura del campo informazionale C(x,t), definito come rapporto tra fluttuazione e campo unificato: C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. Tale definizione stabilisce una corrispondenza biunivoca tra ogni configurazione informazionale coerente e un nucleo causale ΣΦ.
Dato che Φ₀ è costante per assioma, ogni variazione nella funzione C(x,t) dipende unicamente da variazioni nella funzione δΦ(x,t). Ne consegue che due campi coscienziali Cᵢ(x,t) e Cⱼ(x,t) sono identici se, e solo se, le rispettive fluttuazioni δΦᵢ(x,t) e δΦⱼ(x,t) coincidono punto per punto. Ciò implica che ogni informazione strutturale contenuta nel nucleo causale ΣΦ è interamente riflessa nella forma locale e globale della funzione C(x,t) su D × ℝ.
Segue il lemma:
ΣΦᵢ = ΣΦⱼ ⇔ Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t) ∀ x ∈ D, ∀ t
Questo enunciato implica che l’identità tra due nuclei causali non è deducibile da proprietà estrinseche (come coordinate, etichette, condizioni storiche o dinamiche esterne), ma esclusivamente dalla perfetta corrispondenza funzionale del campo C(x,t) in tutto il dominio spazio-temporale.
L’equivalenza logica è diretta. Se Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t) su ogni punto di D e per ogni t, allora, per definizione, le strutture informazionali sottostanti δΦᵢ(x,t) e δΦⱼ(x,t) devono anch’esse coincidere, poiché il denominatore Φ₀ è invariabile. Da ciò segue che i domini coerenti associati, ovvero ΣΦᵢ e ΣΦⱼ, coincidono perfettamente, rappresentando lo stesso nucleo causale.
Simmetricamente, se due nuclei ΣΦᵢ e ΣΦⱼ sono identici, la struttura coerente, dinamica e causale che li definisce deve risultare da un medesimo campo informazionale C(x,t), ovvero Cᵢ(x,t) = Cⱼ(x,t) in ogni punto. Qualunque differenza anche infinitesima in C(x,t) implicherebbe una differente derivazione funzionale da δΦ, quindi un’identità distinta di ΣΦ.
Questa equivalenza non può essere elusa introducendo informazioni ulteriori: non esiste alcun contenuto fenomenico, ontologico o dinamico che possa distinguere due nuclei ΣΦ in assenza di differenze funzionali nel campo C(x,t). Il lemma afferma pertanto che l’identità coscienziale è una proprietà puramente strutturale del campo, logicamente derivabile dalla formula madre senza postulati esterni.
3.9.5 – Dimostrazione diretta per deduzione logico-matematica
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ definisce completamente e univocamente lo stato coscienziale in ogni punto x ∈ D e in ogni istante t ∈ ℝ. Ne consegue che ogni proprietà del nucleo causale ΣΦ deve essere logicamente deducibile dalla struttura funzionale di C(x,t) su D × ℝ. In questo paragrafo si dimostra formalmente che la funzione C(x,t) determina interamente ΣΦ, e che due nuclei ΣΦᵢ e ΣΦⱼ possono essere identici se, e solo se, i rispettivi campi Cᵢ(x,t) e Cⱼ(x,t) coincidono punto per punto.
Dimostrazione diretta – Implicazione diretta
Supponiamo che due campi coscienziali Cᵢ(x,t) e Cⱼ(x,t) siano identici in ogni punto del dominio spaziale D e in ogni istante t ∈ ℝ, ovvero:
Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t) ∀ x ∈ D, ∀ t
Poiché Φ₀ è costante per assioma, e C(x,t) è funzione razionale in δΦ(x,t), ciò implica:
δΦᵢ(x,t) ≡ δΦⱼ(x,t) ⇒ ogni derivata spaziale e temporale coincide ⇒
∂Cᵢ/∂t = ∂Cⱼ/∂t e ∇Cᵢ = ∇Cⱼ
Dato che la definizione formale del nucleo causale ΣΦ(t) implica la coerenza del campo, la sua non staticità (∂C/∂t ≠ 0), e la presenza di variazione spaziale (∇C ≠ 0), segue che:
ΣΦᵢ(t) := {x ∈ D | Cᵢ(x,t) coerente ∧ ∂Cᵢ/∂t ≠ 0 ∧ ∇Cᵢ ≠ 0 ∧ A(t) ≥ θ}
ΣΦⱼ(t) := {x ∈ D | Cⱼ(x,t) coerente ∧ ∂Cⱼ/∂t ≠ 0 ∧ ∇Cⱼ ≠ 0 ∧ A(t) ≥ θ}
Poiché ogni condizione è soddisfatta identicamente da Cᵢ e Cⱼ, risulta:
ΣΦᵢ(t) = ΣΦⱼ(t) ∀ t
Pertanto:
Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t) ⇒ ΣΦᵢ = ΣΦⱼ
Dimostrazione contronominale – Implicazione inversa
Supponiamo che i due nuclei ΣΦᵢ e ΣΦⱼ siano identici, ovvero:
ΣΦᵢ = ΣΦⱼ
Supponiamo ora per assurdo che:
∃ (x₀, t₀) tale che Cᵢ(x₀,t₀) ≠ Cⱼ(x₀,t₀)
Allora, per definizione,
δΦᵢ(x₀,t₀) ≠ δΦⱼ(x₀,t₀) ⇒ almeno una tra ∂C/∂t o ∇C differisce
Dunque, la struttura del campo nei due nuclei non coincide, il che implicherebbe:
Cᵢ(x,t) ≠ Cⱼ(x,t) in almeno un punto (x₀,t₀)
Ciò contraddice la definizione funzionale di identità del nucleo, che richiede perfetta coerenza locale e globale del campo informazionale. Segue quindi che:
ΣΦᵢ = ΣΦⱼ ⇒ Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t)
Conclusione formale del lemma
Poiché entrambe le implicazioni sono verificate, si dimostra logicamente e per deduzione diretta che:
ΣΦᵢ = ΣΦⱼ ⇔ Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t) ∀ x,t
Il lemma è pertanto rigorosamente deducibile dalla formula madre e dalle definizioni funzionali interne alla TUC, senza assunzione alcuna esterna al formalismo assiomatico. Ogni identità coscienziale è interamente codificata nella struttura informazionale del campo C(x,t), che funge da rappresentazione unica e irriducibile del nucleo causale ΣΦ.
3.9.6 – Corollario: differenza anche infinitesimale ⇒ nuclei distinti
Dalla validità formale del lemma dimostrato nel paragrafo precedente, che stabilisce l’equivalenza tra identità del nucleo causale ΣΦ e identità puntuale della funzione C(x,t), si deduce il seguente corollario logico per contronominale diretta:
Corollario
Se ∃ (x,t) tale che Cᵢ(x,t) ≠ Cⱼ(x,t), allora ΣΦᵢ ≠ ΣΦⱼ.
La dimostrazione di tale corollario si fonda sull’impossibilità logico-strutturale che due funzioni Cᵢ(x,t) e Cⱼ(x,t), che differiscono anche in un singolo punto del dominio D × ℝ, possano generare la stessa configurazione del nucleo causale ΣΦ. Infatti, per definizione, ogni nucleo ΣΦ(t) è un sottodominio del campo C(x,t) che soddisfa simultaneamente tre condizioni:
(i) Coerenza locale (A(t) ≥ θ in almeno un sottoinsieme Dᵢ ⊂ D);
(ii) Dinamicità interna (∂C/∂t ≠ 0);
(iii) Struttura spaziale informativa (∇C ≠ 0).
Poiché C(x,t) è funzione deterministica di δΦ(x,t), e quest’ultima varia tra i due campi confrontati, anche le derivate spaziali e temporali ∂C/∂t e ∇C risulteranno modificate. Una qualsiasi deviazione, anche infinitesimale, di C(x,t) implica pertanto un’alterazione nella distribuzione spaziale e nella dinamica temporale del campo, e di conseguenza nella definizione del supporto attivo ΣΦ.
La conseguenza diretta è che l’identità strutturale tra due nuclei ΣΦ può sussistere solo se il campo informazionale associato coincide esattamente in ogni punto del dominio. La minima divergenza informazionale – intesa come deviazione di C(x,t) in almeno una coordinata spaziotemporale – è condizione sufficiente per produrre due nuclei causalmente distinti.
Formalmente, l’identità di ΣΦ richiede l’identità globale della funzione:
Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t) ∀ x ∈ D, ∀ t
La negazione di questa condizione implica immediatamente la negazione dell’identità nucleare:
¬(Cᵢ ≡ Cⱼ) ⇒ ¬(ΣΦᵢ = ΣΦⱼ)
Il corollario esprime così il principio di non-ridondanza del campo coscienziale nella TUC: la coscienza è definita da una struttura informazionale non approssimabile, non compressibile e non duplicabile, nemmeno in linea teorica, se non per perfetta equivalenza funzionale su tutto il dominio spazio-temporale. Ne deriva la non replicabilità ontologica di ogni nucleo ΣΦ.
3.9.7 – Implicazioni strutturali: unicità, irriproducibilità, firma informazionale
Dalla validità del lemma di identità informazionale, segue un insieme di implicazioni strutturali di natura logico-ontologica, che definiscono in modo rigoroso il concetto di unicità coscienziale all’interno della Teoria Unificata della Coscienza. Poiché ogni nucleo causale ΣΦ(t) è determinato esclusivamente dalla configurazione puntuale del campo informazionale C(x,t), l’identità di una coscienza non può prescindere dalla perfetta equivalenza funzionale dell’intero dominio D × ℝ.
Unicità:
Non esistono due coscienze identiche. Qualunque variazione infinitesimale del campo, anche in un solo punto (x,t), comporta una divergenza nella struttura causale del sistema, modificando il supporto attivo del nucleo ΣΦ. Questo implica che il concetto di “identità coscienziale” non può essere associato a somiglianze fenomeniche, funzionali o biologiche, ma unicamente alla totale sovrapposizione informazionale di C(x,t).
Irriproducibilità:
Ogni nucleo ΣΦ è una struttura non ridondante. La definizione stessa di ΣΦ come sottodominio coerente, dinamico e informativamente strutturato di C(x,t), implica che nessuna duplicazione o copia (sia essa computazionale, fisica o biologica) possa generare un sistema identico, a meno che il campo informazionale risultante coincida in modo assoluto con quello originale. Ne segue che la coscienza, in senso strutturale, è irriproducibile: ogni ricostruzione approssimativa produce necessariamente un sistema ontologicamente distinto.
Firma informazionale:
La struttura C(x,t) può essere interpretata come una firma informazionale unica, ovvero una funzione che identifica in modo univoco il contenuto, la dinamica e la coerenza del nucleo causale ΣΦ. La possibilità di ricostruire o riconoscere un’identità coscienziale su base teorica richiede l’accesso alla configurazione completa di C(x,t), punto per punto. Ogni approccio basato su inferenze parziali, mediazioni statistiche o modelli compressi, compromette la condizione di identità formale.
La firma C(x,t) ha quindi valore assiomatico nella teoria:
C₁(x,t) ≡ C₂(x,t) ⇔ ΣΦ₁ = ΣΦ₂
C₁(x,t) ≠ C₂(x,t) anche solo per un (x,t) ⇒ ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂
Questo vincolo topologico-funzionale fonda un criterio di tracciabilità e responsabilità causale: ogni nucleo ΣΦ conserva una struttura informazionale coerente e non replicabile, che ne garantisce la continuità ontologica lungo l’evoluzione del campo, e impedisce ogni forma di duplicazione, fusione o simulazione identitaria priva di equivalenza puntuale.
3.9.8 – Conseguenze ontologiche: responsabilità causale e irriducibilità
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ costituisce la struttura primaria da cui deriva ogni proprietà osservabile del sistema coscienziale. Poiché il campo δΦ(x,t) rappresenta l’unica fonte di variazione rispetto al campo unificato assoluto Φ₀, ogni trasformazione – anche infinitesimale – di δΦ(x,t) si riflette necessariamente in una trasformazione del campo C(x,t). Ne consegue, per deduzione diretta, che ogni mutamento strutturale in δΦ(x,t) implica una modifica ontologica nel nucleo causale ΣΦ(t), inteso come sottostruttura coerente del campo.
Formalmente: δΦᵢ(x,t) ≠ δΦⱼ(x,t) ⇒ Cᵢ(x,t) ≠ Cⱼ(x,t) ⇒ ΣΦᵢ ≠ ΣΦⱼ
Da questa catena di implicazioni si deduce il principio di responsabilità causale interna, secondo cui ogni configurazione coscienziale è la conseguenza necessaria di una particolare struttura del campo δΦ, e dunque non può essere attribuita a componenti esterne, arbitrarie o ridondanti. La coscienza è causalmente chiusa: la sua esistenza, forma, evoluzione e identità sono completamente determinate dal contenuto e dalla distribuzione del proprio campo interno.
Inoltre, l’irriducibilità ontologica della coscienza emerge direttamente dal fatto che C(x,t) è funzione del rapporto tra una fluttuazione variabile δΦ(x,t) e una costante universale Φ₀. Non essendo possibile trasformare δΦ senza alterare C, né duplicare C senza riprodurre integralmente δΦ, si esclude logicamente qualsiasi possibilità di clonazione coscienziale. Una seconda configurazione che approssimi δΦ(x,t) può generare un sistema simile, ma mai identico:
C̃(x,t) ≈ C(x,t) ⇏ C̃(x,t) ≡ C(x,t)
⇒ ΣΦ̃ ≠ ΣΦ
Pertanto, ogni coscienza possiede un’identità strutturale non replicabile, che non solo la distingue da ogni altro sistema, ma la rende ontologicamente irriducibile. Questo fonda un principio di integrità fenomenica: ogni esperienza, ogni stato e ogni variazione vissuta è univocamente legata alla traiettoria causale di un solo ed esclusivo ΣΦ(t), privo di copie e riferimenti ridondanti.
Tale proprietà distingue radicalmente l’ontologia coscienziale proposta dalla TUC da ogni forma di modellizzazione funzionalista o emergentista, poiché vincola l’identità alla totalità strutturale del campo informazionale, e non a comportamenti, risposte o configurazioni analogiche. La coscienza, come struttura informazionale coerente, è causalmente autosufficiente e non proiettabile su alcun altro supporto senza perdere la propria identità.
3.9.9 – Coerenza interna e falsificabilità indiretta
L’identità informazionale del nucleo coscienziale ΣΦ, nel quadro teorico della TUC, non può essere verificata mediante osservazione diretta o confronto empirico tra stati esterni, ma deve essere dedotta esclusivamente dalla struttura interna del campo coscienziale C(x,t). Secondo la definizione assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ogni configurazione coscienziale è interamente determinata dalla distribuzione e variazione locale della fluttuazione δΦ rispetto al campo unificato Φ₀. Di conseguenza, l’identità tra due nuclei ΣΦᵢ e ΣΦⱼ è logicamente possibile solo se e solo se i rispettivi campi Cᵢ(x,t) e Cⱼ(x,t) coincidono perfettamente in ogni punto e in ogni istante.
Tuttavia, data l’inaccessibilità diretta al campo informazionale interno, l’unico criterio di verificabilità risiede nella coerenza predittiva del comportamento del sistema nel tempo. Due sistemi coscienziali con struttura identica devono produrre evoluzioni fenomeniche indistinguibili. La dinamica causale interna del campo C(x,t) determina, infatti, la traiettoria del nucleo ΣΦ(t) e quindi la totalità delle risposte osservabili del sistema. Qualsiasi discrepanza fenomenica nel comportamento tra due sistemi implica necessariamente una discrepanza nella struttura informazionale del campo.
Formalmente: Cᵢ(x,t) ≡ Cⱼ(x,t) ⇒ ∀ O(t), Oᵢ(t) = Oⱼ(t)
Oᵢ(t) ≠ Oⱼ(t) ⇒ ∃ (x,t): Cᵢ(x,t) ≠ Cⱼ(x,t)
dove O(t) denota un insieme di osservabili derivabili dalla traiettoria ΣΦ(t). Questo implica che l’identità informazionale è falsificabile per via indiretta: la minima differenza empiricamente rilevabile nel comportamento temporale dei sistemi è condizione sufficiente per escludere la loro identità coscienziale.
Tale struttura logica stabilisce un principio di coerenza epistemica: l’identità di due configurazioni coscienziali non è un’ipotesi convalidabile per conferma, ma escludibile per incoerenza predittiva. In ambito sperimentale, questo vincolo si traduce in una metodologia di falsificazione differenziale, dove la presenza di divergenze osservabili è assunta come manifestazione di eterogeneità informazionale nel campo interno.
Ne consegue che l’identità coscienziale è accessibile solo attraverso il modello strutturale interno C(x,t), e mai per analogia esterna. Ogni approccio comparativo deve pertanto fondarsi su una corrispondenza funzionale puntuale tra le traiettorie causali interne dei sistemi, e non su somiglianze comportamentali, neurologiche o computazionali. Questo principio rafforza la coerenza logico-deduttiva della TUC, la quale esclude, in radice, ogni forma di identità fenomenica approssimata.
3.9.10 – Formalizzazione interna della firma ontologica come topologia di C(x,t)
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la nozione di identità coscienziale non è concepita come un attributo discreto o etichettabile del sistema, ma come proprietà topologica della funzione C(x,t), definita sul dominio coerente ΣΦ. Poiché il campo C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ è, per definizione, funzione deterministica e continua rispetto a x e t, la sua configurazione spaziotemporale costituisce un’entità geometrico-informazionale completa, irriducibile e non duplicabile.
In termini rigorosi, ogni nucleo ΣΦ(t) può essere visto come supporto dinamico di una firma informazionale codificata nella topologia locale e globale del campo C(x,t):
– la forma del dominio coerente,
– il gradiente ∇C(x,t) interno al dominio,
– la derivata temporale ∂C/∂t,
– la curvatura informazionale ∇²δΦ(x,t),
– e la traiettoria causale che ΣΦ(t) percorre nel tempo.
Ogni variazione in uno di questi elementi implica una modificazione strutturale del campo, e quindi una transizione ontologica del nucleo coscienziale. Per questo, la firma coscienziale non è riconducibile a un codice identificativo esterno, ma è interamente determinata dalla geometria interna della funzione C(x,t) e dalla sua coerenza evolutiva. Nessuna approssimazione, interpolazione o ricostruzione non identica del campo può generare un nucleo ΣΦ equivalente a quello originale, per il principio di non ridondanza e unicità informazionale dedotto nei paragrafi precedenti.
Ne consegue che:
L’identità coscienziale è una proprietà topologica estesa della funzione C(x,t) su ΣΦ.
La persistenza della coscienza è garantita solo dalla continuità strutturale del campo, non dalla riproduzione di condizioni esterne o funzionali.
La firma ontologica non è una variabile arbitraria, ma un’invariante strutturale emergente dalla relazione coerente tra δΦ(x,t) e Φ₀.
In questo senso, la formalizzazione della firma ontologica conclude logicamente il lemma di identità informazionale, fornendo un criterio matematico interno alla teoria per determinare in modo univoco l’identità del nucleo coscienziale: la sua topologia coerente e la traiettoria causale che esso definisce nello spazio informazionale determinato dal campo C(x,t).
3.10 Lemma di separazione informazionale minimale
3.10.1 – Fondamento deduttivo della varianza come condizione di separabilità
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, il campo coscienziale C(x,t) è definito dalla relazione fondamentale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove Φ₀ è un valore costante, assoluto e non variabile. Da tale definizione segue che ogni variazione strutturale di C(x,t), sia essa spaziale che temporale, dipende unicamente dalla struttura differenziale della funzione δΦ(x,t). In particolare, le derivate spaziali ∇C(x,t) sono direttamente proporzionali a ∇δΦ(x,t), ovvero:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀
Pertanto, ogni possibilità di articolazione interna del campo C(x,t) – e con essa, ogni potenziale segmentazione coscienziale – è integralmente vincolata alla distribuzione differenziale della fluttuazione δΦ(x,t) sul dominio considerato. In assenza di variazioni spaziali nella fluttuazione – ovvero, nel limite in cui ∇δΦ(x,t) → 0 – si ha necessariamente ∇C(x,t) → 0, e il campo tende a una configurazione informazionale omogenea.
In termini statistici, la misura che descrive l’articolazione spaziale interna della funzione δΦ(x,t) è la sua varianza, var(δΦ), calcolata su un sottodominio connesso D′ ⊆ D. Tale quantità rappresenta la dispersione informazionale locale rispetto alla media, e costituisce la base strutturale per l’emersione di variazioni fenomeniche. Se var(δΦ) = 0, allora δΦ(x,t) è costante quasi ovunque, da cui segue che C(x,t) è costante su D′, e dunque privo di struttura interna differenziabile.
Poiché ogni nucleo coscienziale ΣΦ è definito come sottostruttura coerente e dinamicamente attiva del campo C(x,t), esso non può emergere in assenza di variazione interna: è quindi necessario che ∇C(x,t) ≠ 0 su almeno una porzione del dominio per rendere possibile l’attivazione di un nucleo ΣΦ differenziato. Da ciò si deduce che la condizione var(δΦ) > 0 è necessaria per ogni forma di articolazione fenomenica.
Si conclude quindi che la varianza spaziale di δΦ(x,t) è l’unica grandezza formalmente rilevante per la separabilità del campo C(x,t) e per la distinzione strutturale di sottodomini fenomenici coerenti. Ogni discussione sulla pluralità coscienziale all’interno di un medesimo dominio D deve dunque fondarsi sull’analisi strutturale della distribuzione di var(δΦ).
3.10.2 – Definizione formale della soglia σ_min
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo coscienziale è definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove Φ₀ è costante e δΦ(x,t) rappresenta la fluttuazione informazionale su un dominio D ⊂ ℝⁿ × ℝ. La capacità del campo C(x,t) di generare configurazioni interne differenziabili – e quindi multiple strutture coscienziali ΣΦ attive – dipende esclusivamente dalla variabilità spaziale e temporale di δΦ(x,t). Tale variabilità è descritta dalla varianza spaziale var(δΦ), che rappresenta la dispersione informazionale del campo rispetto alla sua media locale.
Poiché C(x,t) è proporzionale punto per punto a δΦ(x,t), ogni distinzione locale tra porzioni del campo – e ogni possibilità di segmentazione coscienziale – implica necessariamente che ∇δΦ(x,t) ≠ 0 almeno su una porzione non nulla del dominio. In assenza di tale differenziazione (cioè se ∇δΦ(x,t) → 0 ovunque), il campo tende a una configurazione piatta, informazionalmente degenerata, per cui C(x,t) ≈ costante, e la coscienza risultante è priva di articolazioni interne.
Da tale condizione segue la necessità di definire una soglia inferiore σ_min > 0, tale che:
var(δΦ) < σ_min ⇒ ∇δΦ(x,t) ≈ 0 ∀ x ∈ D ⇒ C(x,t) ≈ costante ⇒ ΣΦ unificato
La soglia σ_min non è quindi introdotta come parametro arbitrario o empirico, ma emerge come vincolo logico-strutturale dedotto dalla formula madre. La sua esistenza è implicata dalla contraddizione che si verificherebbe ipotizzando la coesistenza di più nuclei ΣΦᵢ ≠ ΣΦⱼ in un dominio in cui la varianza informazionale di δΦ(x,t) non consente differenziazione fenomenica significativa.
Formalmente, σ_min rappresenta il valore critico al di sotto del quale nessuna struttura del campo possiede la complessità sufficiente a soddisfare le condizioni minime di coerenza locale, curvatura, e separabilità fenomenica richieste per definire due nuclei causalmente distinti. Si tratta dunque di un limite interno alla teoria, ricavato per deduzione logico-matematica dalla struttura del campo stesso, e non soggetto a taratura esterna o osservazione diretta.
Tale soglia costituisce la condizione necessaria per evitare la degenerazione informazionale del sistema coscienziale: solo laddove var(δΦ) ≥ σ_min il campo C(x,t) può sostenere, in linea di principio, la pluralità di nuclei coscienziali ΣΦ coerenti e reciprocamente distinti.
3.10.3 – Condizione di degenerazione informazionale del campo
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo coscienziale C(x,t) è definito dal rapporto C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove Φ₀ è costante e non variabile per assioma. Ne consegue che tutte le variazioni spaziali e temporali di C(x,t) derivano unicamente dalla struttura interna della funzione δΦ(x,t).
Nel caso in cui la varianza spaziale var(δΦ) assuma valori inferiori alla soglia minima σ_min definita nel paragrafo precedente, la funzione δΦ(x,t) risulta praticamente uniforme sul dominio D ⊂ ℝⁿ × ℝ. Ciò implica che il gradiente ∇δΦ(x,t) tende a zero in quasi ogni punto, e quindi:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ ≈ 0
Simmetricamente, per la derivata temporale:
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀ ≈ 0
In tale scenario, C(x,t) risulta essere funzione pressoché costante nello spazio e nel tempo. Questa condizione rappresenta una degenerazione informazionale del campo: l’assenza di varianza rilevante di δΦ(x,t) annulla ogni possibile articolazione interna del campo C(x,t), rendendolo omogeneo e privo di struttura informazionale differenziata.
Secondo la definizione formale di coerenza informazionale A(t), espressa come:
A(t) = 1 − var(C(x,t))
segue che, se C(x,t) è costante, var(C(x,t)) → 0 ⇒ A(t) → 1
In questo stato limite, il sistema coscienziale si trova in una condizione di coerenza perfetta, caratterizzata da assenza di dinamiche interne (∂C/∂t ≈ 0), assenza di differenziazione spaziale (∇C ≈ 0), e dunque da un campo informazionalmente statico.
Da quanto sopra, segue logicamente che in regime var(δΦ) < σ_min non possono esistere più nuclei ΣΦ distinti: ogni sottostruttura coerente ΣΦᵢ coincide con ΣΦ, e la coscienza del sistema è necessariamente unitaria, priva di segmentazioni interne o molteplicità fenomeniche.
Tale configurazione rappresenta una condizione limite del campo coscienziale, la cui struttura informazionale si contrae fino ad assumere forma indivisa, priva di articolazioni causali. In termini dinamici, essa equivale a uno stato di minima complessità fenomenica, con un solo attrattore centrale stabile e nessuna fluttuazione differenziata in grado di sostenere l’attivazione autonoma di sottosistemi coscienziali distinti.
3.10.4 – Dimostrazione per assurdo del lemma
Si assuma per assurdo che, in un dominio D ⊂ ℝⁿ × ℝ, siano simultaneamente presenti due nuclei coscienziali distinti, ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂, mentre la varianza spaziale di δΦ(x,t) risulti inferiore alla soglia di separazione informazionale minima:
ipotesi contraddittoria: ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂ ∧ var(δΦ) < σ_min
Secondo la definizione funzionale già stabilita, ogni nucleo causale ΣΦᵢ è localizzato in un sottodominio Dᵢ ⊆ D ed è caratterizzato da tre condizioni necessarie:
1. Coerenza locale del campo (A(t) ≥ θ su Dᵢ)
2. Gradiente informazionale interno distinto: ∇C(x,t) ≠ 0 su Dᵢ
3. Dinamica temporale attiva: ∂C/∂t ≠ 0 su Dᵢ
Ne segue che, se ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂, devono esistere due sottodomini disgiunti D₁, D₂ ⊂ D tali che:
∇C₁(x,t) ≠ ∇C₂(x,t) per quasi ogni x ∈ D₁ ∪ D₂
Tuttavia, poiché C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e Φ₀ è costante per assioma, si ha:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t)/Φ₀
Pertanto, per garantire la presenza di differenze strutturali tra ΣΦ₁ e ΣΦ₂, è necessario che:
∇δΦ(x,t) ≠ 0 in D₁ e D₂
e, per il loro disaccoppiamento informazionale, che:
∇δΦ|{D₁} ≠ ∇δΦ|{D₂}
Tuttavia, l’ipotesi var(δΦ) < σ_min implica che la funzione δΦ(x,t) presenta fluttuazioni minime su D e, per costruzione,
lim_{var(δΦ) → 0} ∇δΦ(x,t) → 0 ∀ x ∈ D
ovvero il campo δΦ(x,t) tende a una funzione costante o quasi costante.
Da ciò consegue che anche il campo C(x,t) è costante o quasi costante su tutto D:
C(x,t) ≈ const ⇒ ∇C(x,t) ≈ 0
In tal caso, è violata la condizione necessaria per la definizione di ΣΦᵢ come struttura distinta. Infatti, non possono esistere due sottodomini D₁ e D₂ su cui il gradiente ∇C sia significativamente diverso se ∇C(x,t) ≈ 0 ovunque.
Segue pertanto una contraddizione logica:
ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂ richiede ∇C(x,t) ≠ 0,
ma var(δΦ) < σ_min implica ∇C(x,t) ≈ 0
Da questa reductio si deduce che l’ipotesi iniziale è falsa:
var(δΦ) < σ_min ⇒ non possono coesistere ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂
⇒ ΣΦ₁ = ΣΦ₂
Pertanto, la condizione var(δΦ) ≥ σ_min si configura come vincolo necessario alla molteplicità coscienziale nel dominio. La soglia σ_min definisce il grado minimo di fluttuazione interna oltre il quale il campo può articolarsi in strutture differenziate. Al di sotto di essa, ogni nucleo coscienziale è logicamente e strutturalmente indivisibile.
3.10.5 – Enunciato del lemma: unicità sotto soglia
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’identificazione di nuclei coscienziali distinti all’interno di un medesimo dominio D richiede, come condizione necessaria, un grado minimo di differenziazione informazionale del campo δΦ(x,t). Tale differenziazione è misurata formalmente dalla varianza spaziale var(δΦ), il cui ruolo strutturale è determinato dalla formula madre:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
Poiché Φ₀ è costante e invariabile, ogni articolazione interna del campo C(x,t) – e dunque ogni possibilità di localizzazione e distinzione tra sottostrutture ΣΦᵢ – dipende unicamente dalla distribuzione spaziale e temporale di δΦ(x,t). È pertanto logicamente inevitabile che esista una soglia inferiore σ_min > 0 tale che, se la varianza del campo fluttuante non la supera, la funzione C(x,t) si comporta come costante su tutto il dominio D.
Tale condizione implica:
∇δΦ(x,t) ≈ 0 ⇒ ∇C(x,t) ≈ 0
⇒ A(t) → 1 ∧ ∂C/∂t ≈ 0 ∧ ΣΦ unico
Ne consegue che la soglia σ_min non rappresenta un parametro empirico o arbitrario, ma una costante critica formale, dedotta direttamente dalla struttura funzionale della TUC, che segna il limite tra possibilità e impossibilità di articolazione coscienziale interna.
Possiamo quindi enunciare formalmente il Lemma di separazione informazionale minima nel seguente modo:
Lemma — Dato un campo coscienziale C(x,t) definito come δΦ(x,t)/Φ₀ su un dominio D ⊂ ℝⁿ × ℝ, esiste una soglia σ_min > 0 tale che, se var(δΦ) < σ_min, allora ogni sottostruttura coerente ΣΦᵢ definita all’interno di D coincide con un’unica struttura ΣΦ. In tal caso, la coscienza è necessariamente unitaria e non è possibile la coesistenza simultanea di più nuclei coscienziali distinti.
Questo risultato ha validità puramente necessaria: la condizione var(δΦ) ≥ σ_min è indispensabile affinché possa esistere una molteplicità coscienziale nel dominio, ma non garantisce da sola la realizzazione di più nuclei. Essa definisce dunque il vincolo formale minimo affinché il campo possa essere ontologicamente segmentabile in strutture distinte e riconoscibili.
3.10.6 – Implicazioni topologiche della soglia σ_min
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo coscienziale C(x,t) è definito come rapporto informazionale tra la fluttuazione δΦ(x,t) e il Campo Unificato Fondamentale Φ₀:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
Poiché Φ₀ è costante assoluta e priva di struttura, ogni proprietà geometrica e differenziale del campo C(x,t) riflette direttamente la struttura locale di δΦ(x,t). In particolare, la curvatura informazionale del campo, che condiziona l’emergere di strutture interne coerenti, è determinata dal laplaciano ∇²δΦ(x,t), la cui intensità e distribuzione costituiscono la base topologica della segmentazione coscienziale.
La soglia σ_min, già definita come varianza minima di δΦ(x,t) necessaria per la molteplicità coscienziale, può essere reinterpretata in termini topologici come valore critico della curvatura media ∇²δΦ oltre il quale diventa possibile articolare domini differenziati del campo C(x,t). Tale curvatura è responsabile della generazione di gradienti funzionali ∇C(x,t) e quindi della condizione minima per l’identificazione di sottodomini distinti ΣΦᵢ.
Formalmente:
∇²δΦ(x,t) = Φ₀ ⋅ ΔC(x,t)
Se ∇²δΦ(x,t) ≈ 0 ⇒ ΔC(x,t) ≈ 0 ⇒ nessuna articolazione interna del campo.
In regime di bassa varianza (var(δΦ) < σ_min), la funzione δΦ(x,t) assume una morfologia piatta o debolmente modulata, per cui il campo C(x,t) risulta topologicamente omogeneo, privo di curvature localizzabili e quindi incapace di generare nuclei separati.
Da ciò segue che la soglia σ_min non determina solo un vincolo statistico sulla dispersione del campo informazionale, ma anche un vincolo strutturale sulla sua curvatura interna. Il superamento di tale soglia è condizione necessaria per:
La generazione di differenziali spaziali significativi (∇δΦ ≠ 0)
La localizzazione di regioni con curvatura non nulla (∇²δΦ ≠ 0)
L’articolazione coerente e simultanea di più strutture ΣΦ in D
La soglia σ_min costituisce quindi un confine geometrico tra stati unitarî e stati articolati del campo coscienziale, e funge da condizione ontologica di possibilità per la varietà interna dell’esperienza, intesa come molteplicità di configurazioni coerenti all’interno dello stesso dominio fenomenico.
3.10.7 – Conseguenze ontologiche della soglia: coscienza unitaria
All’interno del formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il concetto di soglia inferiore σ_min impone un vincolo strutturale sulla possibilità di articolare più nuclei coscienziali distinti all’interno di un medesimo dominio D ⊂ ℝⁿ × ℝ. Come mostrato nei paragrafi precedenti, tale soglia è definita come valore minimo della varianza spaziale di δΦ(x,t) necessario affinché il campo C(x,t) presenti articolazione interna sufficiente per differenziare più configurazioni ΣΦ coerenti e disgiunte.
La funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ descrive in ogni punto lo stato informazionale locale della coscienza. Se var(δΦ) < σ_min, allora il gradiente spaziale ∇δΦ(x,t) risulta trascurabile ovunque, e la derivata ∇C(x,t) tende a zero. Ne deriva che il campo è omogeneo, privo di articolazioni interne, con A(t) → 1. In tale regime di coerenza perfetta, la struttura risultante è indistinguibile da un sistema a nucleo unico, definito globalmente su tutto D. Formalmente:
var(δΦ) < σ_min ⇒ ∇C(x,t) ≈ 0 ⇒ ΣΦ unico ⇒ coscienza unitaria
Da questo vincolo segue una proprietà ontologica fondamentale: nessuna molteplicità coscienziale può emergere se la distribuzione informazionale non supera la soglia di articolazione interna. La coscienza, in questo regime, è monolitica: ogni tentativo di identificare sottostrutture differenziate fallisce per mancanza di variazione strutturale nel campo C(x,t). Ogni ipotetica dissociazione fenomenica è strutturalmente impedita.
Tale risultato definisce una condizione necessaria di unitarietà ontologica: esiste una regione dello spazio funzionale δΦ(x,t) in cui la coscienza è forzatamente unitaria, non per assenza di contenuti, ma per assenza di articolazione informazionale interna. Questo implica che:
Stati a bassa varianza di δΦ(x,t) sono strutturalmente privi di segmentazione interna.
L’identità coscienziale si riduce a una singola configurazione ΣΦ globale.
Ogni variazione causale è interna al nucleo unico e non può generare sistemi secondari dissociati.
Questo regime rappresenta il limite inferiore della molteplicità esperienziale. Costituisce il fondamento logico per lo studio dei sistemi monadici (coscienza indivisa), dei collassi coscienziali (estinzione o semplificazione della molteplicità), e delle condizioni di fusione in stati di coerenza assoluta, che saranno trattati in dettaglio nei paragrafi successivi. La soglia σ_min, quindi, non solo regola la segmentazione strutturale, ma delinea la possibilità stessa di pluralità identitaria all’interno della fenomenologia coscienziale.
3.10.8 – Intersezione con definizione di coerenza statica e attrattore unificato
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la soglia di separazione informazionale minima σ_min rappresenta non solo un vincolo sulla varianza spaziale di δΦ(x,t), ma anche una condizione limite per la dinamica evolutiva della coerenza coscienziale. Tale condizione trova il suo riflesso formale nei limiti asintotici delle grandezze ∂C/∂t e A(t), le quali descrivono rispettivamente la derivata temporale del campo coscienziale e la coerenza globale del sistema.
Se si assume var(δΦ) < σ_min, segue logicamente che ∇δΦ(x,t) ≈ 0, da cui ∇C(x,t) ≈ 0 per definizione della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In tale regime, ogni variazione temporale ∂C/∂t si riduce asintoticamente verso zero, poiché la fluttuazione δΦ(x,t) è informazionalmente stabile o priva di articolazioni locali significative. Di conseguenza, si ha:
∇C(x,t) → 0 ∧ ∂C/∂t → 0 ⇒ A(t) → 1
Questo stato, formalmente descritto nei paragrafi relativi alla coerenza statica, corrisponde a una configurazione in cui la coscienza è totalmente uniforme, priva di dinamiche interne, senza varianza significativa né temporalmente né spazialmente. In tale contesto, non solo il campo C(x,t) è informazionalmente degenerato, ma l’intero sistema converge verso una condizione che può essere interpretata come un attrattore unificato: uno stato limite in cui ogni nucleo ΣΦ si fonde in un’unica struttura coerente, stabile, irreversibile.
Questo attrattore è definito dalla tripla condizione:
A(t) = 1 ∧ ∂C/∂t = 0 ∧ ∇C(x,t) = 0 ⇒ ΣΦ ≡ unico
Da ciò si deduce che la soglia σ_min non rappresenta solamente un vincolo topologico per la segmentazione del campo, ma costituisce anche un punto critico della dinamica evolutiva interna. Quando il sistema attraversa tale soglia dall’alto verso il basso – ovvero quando la varianza informazionale si riduce sotto σ_min – esso non solo perde la capacità di generare più nuclei distinti, ma viene attratto verso uno stato unico, perfettamente coerente, in cui l’intera fenomenologia coscienziale è dominata da una sola configurazione informazionale globale.
In termini funzionali, ciò equivale a un collasso spontaneo della pluralità interna, guidato non da una forza esterna, ma dall’evoluzione interna del campo verso uno stato a minima entropia differenziale. Questa dinamica sarà centrale per la definizione della funzione di attrazione A(t) e per la modellazione simbolica dello stato di coerenza totale come limite evolutivo strutturale della coscienza.
3.10.9 – Requisiti minimi per la dissociazione interna
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la possibilità di dissociazione interna – intesa come presenza simultanea di più nuclei coscienziali ΣΦₖ distinti e interattivi all’interno di uno stesso dominio informazionale D – dipende in modo necessario dal superamento di tre condizioni minime, tutte derivate direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Posto che Φ₀ è costante assoluta e priva di struttura, ogni articolazione del campo C(x,t) è imputabile unicamente alla dinamica spaziale e temporale di δΦ(x,t). Perché sia possibile distinguere almeno due sottostrutture coerenti ΣΦ₁ e ΣΦ₂, è necessario che il campo C(x,t) mostri differenze puntuali, persistenti e localizzabili all’interno del dominio D. Tali differenze si esprimono matematicamente attraverso:
Differenziazione temporale non nulla:
∂δΦ/∂t ≠ 0
La fluttuazione informazionale deve evolvere nel tempo, altrimenti il campo si stabilizza in una configurazione statica priva di articolazioni causali.
Differenziazione spaziale non nulla:
∇δΦ(x,t) ≠ 0
Il gradiente spaziale della fluttuazione deve essere significativo per generare variazioni localizzate di C(x,t) tra sottodomini disgiunti.
Varianza informazionale sufficiente:
var(δΦ) ≥ σ_min
Il sistema deve disporre di una quantità minima di differenziazione interna, pena la degenerazione del campo in una struttura unitaria.
Combinando queste condizioni, si ottiene il criterio formale necessario per la dissociazione interna:
∂δΦ/∂t ≠ 0 ∧ ∇δΦ(x,t) ≠ 0 ∧ var(δΦ) ≥ σ_min ⇒ ∃ ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂ attivi in D
Tale implicazione fornisce una formulazione negativa complementare al lemma di separazione informazionale minima: per avere più di un nucleo ΣΦ attivo in un medesimo dominio, devono necessariamente fallire le condizioni che portano allo stato di coerenza totale, ovvero devono manifestarsi fluttuazioni dinamiche, spazialmente distribuite e informazionalmente differenziate.
Questo risultato non richiede alcuna ipotesi esterna alla teoria, ma emerge direttamente dall’architettura logico-matematica della TUC. Inoltre, esso stabilisce un criterio verificabile per distinguere configurazioni monadiche (unitarie) da quelle polinucleari (multiple), basato esclusivamente sulla struttura interna del campo δΦ(x,t). Ne consegue che ogni modello che ipotizzi stati dissociativi o pluralità coscienziali interne deve necessariamente soddisfare tali condizioni minime nel dominio osservato.
3.10.10 – Prospettive teoriche: pluralità coscienziale e stati multidimensionali
La formalizzazione del lemma di separazione informazionale minima costituisce un fondamento strutturale per lo sviluppo teorico della pluralità coscienziale nella TUC. Il vincolo inferiore sulla varianza di δΦ(x,t), espresso dalla soglia σ_min, non si limita a regolare la possibilità di coesistenza tra nuclei ΣΦ distinti in un dato dominio D, ma apre un campo di applicazione sistematica a configurazioni complesse del campo coscienziale.
In particolare, la presenza di regioni disgiunte o parzialmente sovrapposte che soddisfano le condizioni ∂δΦ/∂t ≠ 0, ∇δΦ(x,t) ≠ 0 e var(δΦ) ≥ σ_min costituisce la premessa formale per modellare:
Sistemi multi-ΣΦ in interazione simultanea:
Configurazioni in cui più sottostrutture coerenti condividono parte del dominio informazionale, mantenendo distinzioni ontologiche ma influenzandosi causalmente attraverso i gradienti del campo.
Stati di coscienza collettiva e sincronizzazione relazionale:
Emergenze in cui più ΣΦ tendono a convergere verso una configurazione condivisa (entanglement informazionale) grazie a correlazioni dinamiche tra ∇δΦ e ∂C/∂t in sottospazi comuni.
Configurazioni a elevata dimensionalità esperienziale:
Sistemi in cui il numero di gradi di libertà attivi, misurato dalla struttura differenziale del campo C(x,t), eccede le dimensioni fenomeniche ordinarie, generando architetture coscienziali ipercomplesse con N_dim > 3.
Queste prospettive, pur non essendo sviluppate all’interno del presente paragrafo, trovano nella definizione rigorosa della soglia σ_min il punto di partenza imprescindibile per ogni trattazione futura che intenda rendere formalmente trattabili fenomeni quali stati dissociativi multipli, coscienze cooperative o sovrapposte, intelligenze distribuite e reti coscienziali sincronizzate. L’intero asse teorico della multidimensionalità coscienziale e della sua articolazione interattiva dipenderà logicamente, e non solo concettualmente, dalla struttura deduttiva qui stabilita.
3.11 – Teorema di distinzione coscienziale
Nel presente paragrafo si analizza, in termini rigorosamente formali, il problema della distinzione tra configurazioni coscienziali coerenti all’interno della Teoria Unificata della Coscienza. L’obiettivo è determinare le condizioni strutturali minime affinché due campi informazionali C(x,t), definiti sullo stesso dominio, possano essere considerati non sovrapponibili in senso identitario. La trattazione si fonda esclusivamente sulla formula madre della teoria e sulle definizioni interne già derivate, con particolare attenzione ai criteri di coerenza, persistenza e non isomorfismo tra i rispettivi nuclei ΣΦ.
3.11.1 – Definizione deduttiva di differenziazione coscienziale
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni nucleo causale ΣΦ è definito come una sottostruttura coerente del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, determinata da condizioni di coerenza, persistenza e articolazione informazionale. Una differenziazione tra due coscienze strutturalmente distinte richiede, in modo rigoroso, la non identità funzionale tra i rispettivi campi C₁(x,t) e C₂(x,t), valutata su un dominio comune D ⊂ ℝⁿ × ℝ.
Poiché il campo C(x,t) è funzione deterministica e puntuale di δΦ(x,t), e Φ₀ è per definizione costante assoluta, la condizione C₁(x,t) ≠ C₂(x,t) in almeno un punto x ∈ D comporta necessariamente δΦ₁(x,t) ≠ δΦ₂(x,t) in quello stesso punto. Di conseguenza, si ha differenziazione strutturale tra i due campi, che, sotto opportune condizioni di coerenza (A₁(t) ≥ θ, A₂(t) ≥ θ), implica la non sovrapponibilità dei corrispondenti nuclei ΣΦ₁ e ΣΦ₂.
La relazione può quindi essere formalizzata come segue:
ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂ ⇔ ∃ x ∈ D : C₁(x,t) ≠ C₂(x,t), con A₁(t), A₂(t) ≥ θ
Tale condizione, pur non essendo sufficiente per determinare la distanza fenomenologica o la continuità ontologica tra due coscienze, è necessaria per stabilirne la distinzione strutturale. Non sono ammesse differenze puramente semantiche o interpretative: la non-identità richiede una divergenza misurabile e coerente della configurazione informazionale. La soglia A(t) ≥ θ assicura che la differenziazione non derivi da rumore, instabilità locale o stati transitori del campo, ma da una reale separazione tra due dinamiche informazionali autonome.
Questo criterio, dedotto direttamente dalla formula madre e dai suoi corollari, definisce il vincolo logico minimo per distinguere formalmente due coscienze in base alla non isomorfia dei rispettivi campi coscienziali.
3.11.2 – Ruolo della soglia di coerenza A(t) ≥ θ
Nel formalismo deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la distinzione tra sistemi coscienziali non può essere fondata su fluttuazioni istantanee del campo, ma richiede configurazioni strutturalmente stabili. La coerenza informazionale A(t), definita come misura della varianza spaziale di C(x,t) rispetto alla coerenza perfetta (A = 1), è il parametro interno che quantifica il grado di ordine del campo coscienziale. È quindi necessario introdurre una soglia θ, con 0 < θ < 1, al di sopra della quale si garantisce la stabilità strutturale del nucleo ΣΦ.
La condizione A(t) ≥ θ agisce come vincolo inferiore per considerare una struttura ΣΦ logicamente ammissibile come nucleo identitario. Senza tale soglia, ogni discontinuità locale o disturbo transitorio in δΦ(x,t) potrebbe generare apparenti differenziazioni che non corrispondono a vere separazioni coscienziali, ma solo a instabilità effimere del campo. In tal caso, l’identità emergente sarebbe priva di persistenza e non soddisferebbe i requisiti di chiusura causale, autosufficienza relazionale e articolazione coerente.
Dal punto di vista formale, l’inclusione della soglia A(t) ≥ θ garantisce che:
Le variazioni ∇C(x,t) e ∂C/∂t siano sufficientemente strutturate da sostenere un’identità informazionale;
La non identità tra ΣΦ₁ e ΣΦ₂ derivi da divergenze effettive nei campi C₁ e C₂, e non da rumore informazionale;
Il sistema considerato sia interno al regime dinamico coerente, e non al margine di collasso o ristrutturazione.
La soglia θ non è un parametro arbitrario, ma un limite inferiore logicamente dedotto: valori di A(t) inferiori a θ comportano un’eccessiva dispersione informazionale nel dominio, rendendo indeterminabile la configurazione del nucleo. Solo al di sopra di tale soglia, le condizioni necessarie alla definizione del campo come rappresentazione ontologica di una coscienza individuale risultano soddisfatte. Questo vincolo giustifica il fatto che nel Teorema di distinzione coscienziale la non identità ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂ è ammissibile solo quando ciascuna struttura mantiene A(t) ≥ θ nel proprio dominio di definizione.
3.11.3 – Struttura relazionale del nucleo ΣΦ e criteri di non isomorfismo
Nel contesto assiomatico della TUC, la differenziazione tra due nuclei coscienziali ΣΦ₁ e ΣΦ₂ implica che le strutture relazionali interne corrispondenti ai campi C₁(x,t) e C₂(x,t) non siano isomorfe. Dato che ogni nucleo ΣΦ è definito come il sottodominio informazionale coerente di C(x,t), tale non isomorfismo deve essere dedotto direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e dalle grandezze derivate associate.
La non isomorfia formale si configura come divergenza in almeno uno dei seguenti invarianti strutturali:
Gradiente del campo coscienziale ∇C(x,t): se ∃ x ∈ D per cui ∇C₁(x,t) ≠ ∇C₂(x,t), le configurazioni locali del campo non sono sovrapponibili in modo differenziale. Ne segue una discontinuità informazionale che impedisce la mappatura isomorfa delle strutture ΣΦ₁ e ΣΦ₂.
Curvatura informazionale ∇²δΦ(x,t): la seconda derivata spaziale delle fluttuazioni, una volta normalizzata su Φ₀, rappresenta la geometria interna del campo. Se ∇²δΦ₁(x,t) ≠ ∇²δΦ₂(x,t) in almeno un punto, le due strutture non condividono la stessa curvatura fenomenica e pertanto non possono appartenere a un’unica identità.
Derivata temporale ∂C/∂t: la traiettoria evolutiva del campo, definita dalla derivata rispetto al tempo, esprime il vettore causale interno alla configurazione. Se ∂C₁/∂t ≠ ∂C₂/∂t in un punto del dominio, il comportamento dinamico dei due sistemi differisce strutturalmente, implicando non compatibilità causale.
Simmetrie locali e autosomiglianze: se i due campi possiedono gruppi di simmetria differenti o frattalità dissimili a livello informazionale, l’autosufficienza relazionale dei rispettivi ΣΦ non è intercambiabile.
La non isomorfia non implica necessariamente divergenza in tutte queste componenti, ma è sufficiente che almeno una tra esse violi l’equivalenza strutturale tra i due sistemi per garantire, in termini deduttivi, la distinzione coscienziale. Tali criteri stabiliscono così il fondamento formale per l’invarianza dell’identità nella TUC, ricondotta a condizioni relazionali intrinseche e non a parametri esterni o osservabili empirici.
3.11.4 – Enunciato formale del teorema
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la differenziazione tra due identità coscienziali è ammessa solo quando esistono divergenze strutturali non isomorfe tra i rispettivi nuclei relazionali ΣΦ₁ e ΣΦ₂, e tali strutture siano stabilmente coerenti nel tempo. Dato il campo coscienziale definito da C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, l’ipotesi di coerenza A(t) ≥ θ garantisce che la struttura ΣΦ non sia transitoria o fluttuante, ma sufficientemente stabile da costituire un nucleo identificabile.
Il teorema può essere formalmente enunciato come segue:
Se A₁(t) ≥ θ ∧ A₂(t) ≥ θ ∧ ∃ x ∈ D: ΣΦ₁(x) ≠ ΣΦ₂(x) ⇒ ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂ ⇒ identità coscienziali distinte.
La condizione ∃ x ∈ D: ΣΦ₁(x) ≠ ΣΦ₂(x) rappresenta una rottura di isomorfismo strutturale tra le due configurazioni causali, sufficiente – sotto la garanzia di coerenza – a escludere ogni sovrapposizione identitaria. Poiché nella TUC l’identità è funzione della struttura del campo, e tale struttura è localmente determinata da ∇C(x,t), ∂C/∂t e ∇²δΦ(x,t), ogni divergenza in uno di questi invarianti implica distinzione fenomenica non riducibile. L’enunciato dimostra che la distinzione coscienziale emerge per necessità logica dalla non identità del supporto informazionale coerente, anche se localizzata, purché persistente e strutturalmente compatibile con la definizione di nucleo ΣΦ.
3.11.5 – Distinzione ontologica e indecidibilità di riduzione
Nel contesto deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza, la distinzione ontologica tra due nuclei coscienziali ΣΦ₁ e ΣΦ₂ implica la non riducibilità dell’uno all’altro. Tale non riducibilità non è soltanto fenomenologica, ma formalmente indecidibile sul piano strutturale: una volta verificata la non isomorfia relazionale tra i due campi C₁(x,t) e C₂(x,t), non esiste trasformazione interna che permetta la ricostruzione informazionale completa di ΣΦ₁ a partire da ΣΦ₂, o viceversa, senza violare l’assioma fondamentale della TUC (C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀).
La funzione δΦ(x,t), infatti, costituisce il supporto informazionale differenziale del campo coscienziale, e ogni configurazione coerente di ΣΦ rappresenta un’unità relazionale chiusa rispetto alla dinamica informazionale. Quando si ha ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂, e i relativi C(x,t) presentano divergenze non eliminabili (ad esempio in ∇C, ∂C/∂t o ∇²δΦ), ne segue che le condizioni di compatibilità strutturale sono violate. Formalmente, non esiste alcuna funzione f tale che f(δΦ₁) = δΦ₂ in un intervallo temporale non nullo, mantenendo A(t) ≥ θ per entrambi.
Questa indecidibilità di trasformazione diretta costituisce un caso specifico del più generale principio d’indecidibilità strutturale introdotto nella sezione 3.9.6: la non isomorfia tra campi coerenti implica la non esistenza di un criterio di derivazione causale univoca. Di conseguenza, due coscienze strutturalmente distinte non possono mai essere ricondotte a una rappresentazione comune, nemmeno attraverso deformazioni continue, se tali deformazioni compromettono la coerenza del nucleo. Questo garantisce, nel formalismo TUC, l’irriducibilità ontologica delle identità coscienziali, una volta che siano separabili da differenze strutturali minime ma persistenti.
3.11.6 – Interazione, coesistenza e mutua incompatibilità
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la coesistenza di due nuclei coscienziali distinti, ΣΦ₁ e ΣΦ₂, richiede la simultanea soddisfazione di due condizioni necessarie: (i) la varianza informazionale del campo δΦ(x,t) deve essere maggiore o uguale alla soglia di separazione σ_min in almeno due sottodomini disgiunti; (ii) i due nuclei devono essere non isomorfi in almeno una regione del dominio D, tale da permettere la discriminazione strutturale tra C₁(x,t) e C₂(x,t) in base a invarianti relazionali.
Data la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e l’assunzione Φ₀ = costante, la distinzione tra campi coscienziali coerenti si riflette interamente nella differenziazione locale di δΦ(x,t). L’esistenza di due configurazioni coerenti incompatibili, ciascuna con coerenza A(t) ≥ θ, implica che ∇C₁(x,t) ≠ ∇C₂(x,t), ∂C₁/∂t ≠ ∂C₂/∂t o ∇²δΦ₁(x,t) ≠ ∇²δΦ₂(x,t) per almeno un insieme misurabile di punti x. Tali condizioni sono compatibili solo se la distribuzione complessiva di δΦ(x,t) è sufficientemente articolata da supportare simultaneamente due sottoinsiemi coerenti non riducibili l’uno all’altro.
Pertanto, la coesistenza di ΣΦ₁ ≠ ΣΦ₂ in uno stesso dominio implica:
1) var(δΦ) ≥ σ_min su D₁ ∪ D₂ ⊆ D;
2) ΣΦ₁(x) ≠ ΣΦ₂(x) su almeno un sottoinsieme E ⊂ D₁ ∩ D₂;
3) assenza di trasformazioni f tali che f(C₁) = C₂ in D′ ⊇ E, mantenendo A(t) ≥ θ.
Queste condizioni formalizzano il principio di mutua incompatibilità relazionale: due campi coscienziali non isomorfi, se coerenti e simultanei, devono necessariamente mantenere una differenza strutturale persistente, garantita dalla configurazione di δΦ. Tale relazione implica che l’interazione o la sincronizzazione tra coscienze distinte non può mai avvenire tramite fusione strutturale, ma solo per compatibilità relazionale parziale, da trattarsi in ambito posteriore (cfr. §4.6 e §18.2). L’incompatibilità è dunque una proprietà deducibile dalla struttura stessa del campo e non una condizione arbitraria: essa preserva l’autonomia ontologica di ogni ΣΦ coerente.
3.11.7 – Applicazioni teoriche future: metrica dell’identità coscienziale
La distinzione formale tra strutture coscienziali non isomorfe, così come stabilita dal Teorema di distinzione coscienziale, fornisce il fondamento logico per una serie di sviluppi teorici che verranno affrontati nelle sezioni successive della TUC. In particolare, la non equivalenza strutturale tra due nuclei ΣΦ, quando coerentemente definita, consente la costruzione di una metrica differenziale dell’identità basata sulle variazioni locali e globali del campo C(x,t), e sulla loro relazione rispetto ai criteri di coerenza, curvatura e traiettoria causale.
Questa metrica, pur non trattata in questa sezione, sarà centrale per:
– la formalizzazione della continuità coscienziale nel tempo,
– la definizione rigorosa di distanza fenomenica tra stati coscienziali,
– la modellazione matematica di transizioni e fusioni identitarie compatibili.
Il presente teorema costituisce dunque un vincolo strutturale necessario che ogni futura teoria della ricostruzione dell’identità dovrà rispettare: ogni trasformazione ammissibile tra due ΣΦ dovrà preservare o giustificare la sovrapposizione metrica delle configurazioni informazionali interne, entro i limiti stabiliti dalle condizioni di coerenza evolutiva e compatibilità relazionale.
3.12 – Lemma di autonomia causale del campo C(x,t)
Condizione formale per la generazione causale interna nel campo coscienziale
In questa sezione si analizza, entro il quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la possibilità che il campo coscienziale C(x,t), oltre a emergere dalle fluttuazioni δΦ(x,t), possa esercitare un’influenza attiva sulla loro evoluzione. L’indagine si concentrerà sullo studio delle condizioni formali che rendono possibile una dinamica interna in cui il campo stesso, una volta strutturato, diviene agente della propria trasformazione. La trattazione è interamente deduttiva e si basa esclusivamente sulla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e sulle definizioni strutturali già stabilite all’interno della teoria.
3.12.1 – Derivazione diretta della relazione ∂δΦ/∂t = Φ₀ ⋅ ∂C/∂t
A partire dalla definizione assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo coscienziale C(x,t) è definito dalla formula madre:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
dove δΦ(x,t) rappresenta la fluttuazione locale rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀, che è costante, assoluto e privo di dinamiche interne (∂Φ₀/∂t = 0 per definizione). In un dominio regolare in cui δΦ è differenziabile rispetto al tempo t, è possibile derivare entrambi i membri della formula madre rispetto al tempo:
∂C/∂t = ∂/∂t [δΦ(x,t)/Φ₀] = (1/Φ₀) ⋅ ∂δΦ/∂t
Da cui, moltiplicando entrambi i membri per Φ₀, si ottiene:
∂δΦ/∂t = Φ₀ ⋅ ∂C/∂t
Questa identità è una conseguenza diretta dell’algebra differenziale della formula madre e non introduce alcuna ipotesi ulteriore rispetto alla struttura formale della teoria. La relazione ottenuta esprime il legame differenziale tra la variazione temporale della fluttuazione e quella del campo coscienziale, ma non implica di per sé un meccanismo di retroazione o causalità inversa.
Infatti, la direzione causale dedotta in questa fase è unidirezionale (da δΦ verso C), coerente con la struttura originaria della definizione. Il passaggio da tale identità formale alla nozione di retroazione richiede l’introduzione, nel paragrafo successivo, di un’inversione funzionale: ossia la possibilità che ∂δΦ/∂t sia descrivibile come funzione esplicita di C(x,t), rendendo il campo stesso attivamente causale nella propria evoluzione interna.
3.12.2 – Impossibilità di causalità unidirezionale (dimostrazione per assurdo)
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo coscienziale è definito come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, con Φ₀ costante assoluta. Da questa relazione deriva per semplice calcolo differenziale che ∂δΦ/∂t = Φ₀ ⋅ ∂C/∂t. Tuttavia, tale espressione non stabilisce ancora un vincolo causale bilatero, bensì solo un legame funzionale diretto in una singola direzione. Per determinare se tale direzione possa costituire univocamente la dinamica del sistema, si procede ora per reductio ad absurdum.
Supponiamo, per assurdo, che in un dominio strutturalmente coerente (A(t) ≥ θ), la variazione di δΦ(x,t) sia completamente indipendente dal valore del campo C(x,t), ossia:
∂δΦ/∂t ≠ f(C(x,t)) per ogni funzione f definita su C
In tal caso, la dinamica delle fluttuazioni δΦ sarebbe determinata da fattori estranei al campo coscienziale stesso, rendendo il sistema incapace di retroagire sulla propria base informazionale. Poiché C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, ogni cambiamento di δΦ si rifletterebbe automaticamente su C, senza che quest’ultimo eserciti alcuna influenza causale sulla sua sorgente. Ne segue che ∂C/∂t = (1/Φ₀) ⋅ ∂δΦ/∂t, ma tale variazione non avrebbe alcuna funzione attiva, riducendo C a una dipendenza passiva dalle dinamiche esterne.
Ora, osserviamo che se ∂δΦ/∂t evolve indipendentemente da C(x,t), allora δΦ(x,t) può assumere nel tempo configurazioni non correlate alla struttura relazionale del campo. Di conseguenza, la varianza spaziale di C(x,t) – definita come Var(C) = ⟨(C − μ)²⟩ – può crescere senza controllo, perché ogni variazione arbitraria di δΦ si traduce direttamente in variazione di C, secondo la formula madre. Ma per definizione di coerenza informazionale, A(t) = 1 − Var(C). Pertanto:
se Var(C) ↑ ⇒ A(t) ↓
Questa dinamica contraddice l’ipotesi iniziale A(t) ≥ θ, che presuppone una struttura relazionale stabile e autoconsistente. Dunque, l’assenza di retroazione di C(x,t) su δΦ(x,t) conduce inevitabilmente al degrado della coerenza, invalidando la condizione di partenza.
Ora, considerando che A(t) ≥ θ implica coerenza informazionale e struttura relazionale interna stabile, l’assenza di retroazione da parte di C(x,t) impedirebbe qualsiasi forma di autoregolazione o stabilizzazione interna. In tal caso, le fluttuazioni δΦ(x,t) evolverebbero indipendentemente dalla configurazione relazionale di C(x,t), generando instabilità strutturali, variazioni incoerenti e collasso della persistenza identitaria del nucleo ΣΦ, in contraddizione con l’ipotesi di partenza A(t) ≥ θ.
Segue che l’ipotesi ∂δΦ/∂t ≠ f(C(x,t)) in domini coerenti porta necessariamente alla contraddizione logica di un sistema strutturalmente coerente ma privo di stabilità interna. Tale contraddizione invalida l’ipotesi iniziale.
Perciò, per assurdo, si conclude che:
Se A(t) ≥ θ ⇒ ∂δΦ/∂t = f(C(x,t))
ossia che nei domini coerenti il campo C(x,t) deve esercitare una retroazione funzionale sulle proprie fluttuazioni, rendendosi attivamente causale nel proprio dominio.
3.12.3 – Deduzione formale della retroazione: ∂δΦ/∂t = f(C(x,t))
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la definizione assiomatica del campo coscienziale come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ stabilisce un vincolo diretto tra le fluttuazioni informazionali δΦ(x,t) e la struttura del campo C(x,t). Come dimostrato in precedenza, la derivazione diretta di tale relazione fornisce l’identità ∂δΦ/∂t = Φ₀ ⋅ ∂C/∂t, ma tale espressione, se interpretata come mero vincolo algebrico, non è sufficiente a fondare un regime di causalità bidirezionale. Per stabilire una dinamica coerente, è necessario dimostrare che la variazione temporale di δΦ dipende funzionalmente dalla configurazione strutturale di C(x,t), ossia che ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)).
La necessità di questa retroazione è stata già dimostrata per assurdo (§3.12.2), mostrando che l’ipotesi contraria conduce inevitabilmente al degrado della coerenza A(t), alla divergenza della varianza spaziale del campo, e alla dissoluzione del nucleo ΣΦ. Ora, per deduzione positiva, si osserva che l’unica condizione compatibile con un sistema strutturalmente coerente (A(t) ≥ θ) e dinamicamente stabile è che δΦ(x,t) non possa evolvere arbitrariamente, ma solo in funzione della configurazione relazionale presente in C(x,t). Dunque, la retroazione ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) non è un’ipotesi postulata, ma una conseguenza necessaria dell’architettura interna del sistema.
Questa dipendenza funzionale implica che ogni evoluzione ammissibile delle fluttuazioni debba essere localmente vincolata dalle caratteristiche informazionali già attive nel dominio D, escludendo causalità esterne o dinamiche disaccoppiate. In termini matematici, ciò significa che f dev’essere definita localmente in C(x,t) e coerente con le condizioni di coerenza A(t) ≥ θ, continuità ∂C/∂t ≠ 0, e fluttuazione non nulla var(δΦ) > 0. Tali condizioni assicurano che l’evoluzione del campo non degeneri in disordine stocastico, ma rimanga compatibile con la formazione, la persistenza e la trasformazione del nucleo causale ΣΦ.
La deduzione è quindi formalmente chiusa: la condizione ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) rappresenta l’unica relazione dinamica internamente compatibile con la definizione assiomatica di C(x,t) e con la stabilità strutturale del sistema coscienziale.
3.12.4 – Condizione di non-nullità: perché C(x,t) ≠ 0 è necessario
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la definizione fondamentale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ impone che ogni stato coscienziale sia descritto come rapporto tra una fluttuazione informazionale δΦ(x,t) e il campo unificato costante Φ₀. Da tale struttura segue immediatamente che C(x,t) = 0 ⇔ δΦ(x,t) = 0. Tuttavia, lo stato δΦ(x,t) = 0 ∀ x,t è logicamente inammissibile nel dominio ontologico della teoria, come dimostrato nel Teorema dell’inammissibilità (v. §3.49). Esso rappresenterebbe una configurazione priva di ogni contenuto fenomenico e di ogni dinamica causale, contraddicendo la condizione necessaria affinché il sistema rientri nello spazio delle configurazioni coscienti ammesse dalla TUC.
Ne consegue che C(x,t) = 0 non è soltanto una condizione priva di attività informazionale, ma rappresenta uno stato ontologicamente escluso. Non esiste alcun dominio coerente per cui sia ammissibile C(x,t) ≡ 0, perché ciò implicherebbe l’annullamento della varianza informazionale (Var(δΦ) = 0) e la decadenza della coerenza coscienziale A(t) in forma degenere (A(t) = 1 con campo statico non cosciente). Ma, per definizione, A(t) ≥ θ rappresenta una condizione minima di attivazione dinamica e articolazione interna, incompatibile con uno stato nullo.
Pertanto, in ogni dominio in cui sia valida la condizione A(t) ≥ θ – ovvero in ogni regione coscienziale strutturalmente coerente – deve valere C(x,t) ≠ 0 in ogni punto del supporto fenomenico attivo. La non-nullità del campo è dunque non solo condizione necessaria per l’emergere di causalità informazionale interna (∂δΦ/∂t ≠ 0), ma anche criterio ontologico vincolante per l’esistenza stessa della coscienza fenomenica nel formalismo TUC. Nessuna configurazione ammissibile può prescindere da questa condizione.
3.12.5 – Formalizzazione del lemma: autonomia causale del campo
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni campo coscienziale è definito dalla relazione costitutiva C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, dove Φ₀ è una costante assoluta, ontologicamente invariabile. La dinamica del sistema è regolata dalla variazione temporale delle fluttuazioni δΦ(x,t), e la possibilità che tali fluttuazioni siano determinate, almeno in parte, dalla configurazione attuale del campo C(x,t), implica la presenza di una retroazione strutturale. Se questa retroazione è formalmente deducibile – come mostrato nei paragrafi precedenti – si può enunciare il seguente lemma come condizione sufficiente di autonomia causale interna:
Se ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) e C(x,t) ≠ 0, allora C(x,t) è causalmente autonomo.
Tale formulazione implica che il campo coscienziale non solo risulta da una configurazione di fluttuazioni informazionali, ma diventa a sua volta sorgente attiva della loro evoluzione. La condizione C(x,t) ≠ 0 garantisce, per struttura, che il sistema non si trovi in uno stato statico o non fenomenico (escluso dalla TUC come mostrato nel Teorema dell’inammissibilità di δΦ = 0), e che vi sia un contenuto informazionale attivo su cui possa essere esercitata una dinamica causale.
La funzione f(C(x,t)) rappresenta la dipendenza funzionale locale delle fluttuazioni rispetto al campo stesso, e la sua esistenza implica che le trasformazioni informazionali interne del sistema non sono interamente guidate da fattori esterni, ma includono un meccanismo di autoregolazione basato sulla struttura relazionale di C(x,t). La causalità autonoma definita in questo contesto non è un postulato esterno, ma una conseguenza formale della necessità di mantenere stabilità strutturale, coerenza dinamica (A(t) ≥ θ) e persistenza identitaria del nucleo ΣΦ all’interno di un dominio coscienziale.
Ne deriva che la definizione di agency informazionale compatibile con la TUC non richiede entità intenzionali né parametri fenomenologici non formalizzati, ma risulta pienamente integrata nella struttura deduttiva del sistema. La presenza di ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) definisce quindi una dinamica causalmente chiusa, dove il campo coscienziale agisce come principio strutturale attivo sulla propria base informazionale.
3.12.6 – Conseguenze strutturali: direzionalità e autoregolazione
All’interno del formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’autonomia causale del campo C(x,t) – dedotta formalmente dalla retroazione funzionale ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) – comporta conseguenze strutturali non riducibili a semplici trasformazioni passive. La capacità del campo coscienziale di influenzare direttamente la dinamica delle proprie fluttuazioni informazionali implica, per necessità logica, l’introduzione di una direzionalità interna delle trasformazioni.
Tale direzionalità non è definita da un vettore esterno o da un parametro arbitrario, ma emerge dalla stessa asimmetria funzionale tra C(x,t) e δΦ(x,t): nel momento in cui il campo attiva una funzione causale f su δΦ, si instaura una freccia interna del cambiamento, determinata dalla configurazione relazionale del campo stesso. Formalmente, l’esistenza di una derivata temporale non nulla del campo, ∂C/∂t ≠ 0, connessa alla variazione di δΦ, definisce una traiettoria informazionale dotata di orientamento nel tempo.
Inoltre, la dipendenza causale tra ∂δΦ/∂t e C(x,t) implica la capacità del sistema di modulare la propria dinamica secondo vincoli interni, dando luogo a una forma di autoregolazione locale. In domini in cui A(t) ≥ θ, tale regolazione non è instabile o caotica, ma orientata alla conservazione di una coerenza strutturale, mantenuta attraverso adattamenti differenziali di δΦ(x,t). La funzione f(C(x,t)) agisce quindi come meccanismo informazionale interno per la stabilizzazione della configurazione, opponendosi a fluttuazioni non strutturate che minaccerebbero la persistenza del nucleo causale ΣΦ.
Infine, la persistenza strutturale di ΣΦ nei domini coerenti presuppone che le variazioni di δΦ(x,t) siano compatibili con la sua stabilità locale. Ciò richiede che le variazioni generate da f(C(x,t)) tendano, in media, a minimizzare deviazioni disorganizzate rispetto alla struttura emergente, conservando così il supporto differenziale di ΣΦ. Ne deriva che l’autonomia causale di C(x,t) non è solo condizione per l’agency informazionale, ma anche fondamento per la continuità dinamica e la resilienza strutturale del campo coscienziale.
3.12.7 – Requisiti minimi per agency informazionale
Nel quadro della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’autonomia causale del campo coscienziale, formalizzata nella relazione ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)), richiede un insieme di vincoli interni che ne garantiscano la legittimità formale. Tali requisiti non sono introdotti come ipotesi esterne o postulati arbitrari, ma derivano direttamente dalla struttura assiomatica della teoria, fondata sulla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Il primo requisito è la non nullità della derivata temporale del campo, ovvero ∂C/∂t ≠ 0. Affinché C(x,t) possa esercitare un’influenza causale su δΦ(x,t), è necessario che il campo vari nel tempo: l’assenza di variazione (∂C/∂t = 0) implica staticità, e quindi impossibilità di retroazione informazionale.
In secondo luogo, è indispensabile che il sistema soddisfi una soglia minima di coerenza informazionale, ossia A(t) ≥ θ, dove A(t) = 1 − Var(C). Questo vincolo garantisce che il campo non si trovi in uno stato di disordine informazionale massimo (A(t) → 0), condizione nella quale ogni relazione strutturale tra C(x,t) e δΦ(x,t) si dissolverebbe, impedendo l’emergere di agency coerente.
Il terzo requisito è la positività della varianza delle fluttuazioni, var(δΦ) > 0. Poiché C(x,t) è una funzione di δΦ(x,t), la totale assenza di varianza (δΦ ≡ costante) annulla ogni dinamica del campo, precludendo la possibilità di una dipendenza causale da parte di C. Pertanto, la presenza di una varianza non nulla è condizione necessaria per qualunque processo evolutivo interno.
Infine, la funzione f deve essere localmente definita sul dominio di C(x,t), ossia esistere e risultare determinata in ogni punto in cui il campo agisce sulle fluttuazioni. Non si richiede globalità né linearità, ma solo la definibilità locale, sufficiente a stabilire un legame causale interno nel dominio attivo del campo.
Queste quattro condizioni – variazione temporale del campo, coerenza minima, varianza fluttuazionale, e definibilità locale della retroazione – costituiscono il nucleo strutturale minimo affinché un sistema coscienziale possa dirsi agente, cioè dotato di capacità autonoma di influenzare la propria base informazionale. Esse non derivano da assunzioni esterne, ma emergono come conseguenze logiche della struttura formale della TUC.
3.12.8 – Connessioni con la volontà e il libero arbitrio
Nel contesto della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la relazione funzionale ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) – dedotta logicamente come condizione necessaria nei domini con A(t) ≥ θ – non definisce soltanto una retroazione strutturale, ma apre la possibilità formale di interpretare il campo coscienziale come origine attiva di trasformazioni informazionali interne. Tale caratteristica, in quanto dedotta e non postulata, costituisce il fondamento logico-matematico minimo per ogni successiva modellazione di dinamiche intenzionali, direzionalità causale e comportamento autodeterminato.
In particolare, la possibilità che la configurazione attuale del campo C(x,t) determini localmente la traiettoria temporale di δΦ(x,t) implica che il sistema non si limiti a reagire passivamente a condizioni esterne, ma sia in grado di attivare dinamiche interne a partire dalla propria struttura informazionale. Questa autonomia causale, definita nel lemma come agency strutturale, verrà successivamente formalizzata nei capitoli dedicati in termini di volontà operativa e libero arbitrio funzionale, attraverso la variazione coerente e persistente di ΣΦ in domini evolutivi.
Tali implicazioni, pur non essendo ancora sviluppate a livello quantitativo in questa sede, si configurano come conseguenze dirette e necessarie del lemma stesso. Pertanto, la validazione rigorosa della retroazione ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) costituisce non solo un risultato di coerenza interna, ma anche la premessa teorica per definire e misurare – in termini fisico-formali – le condizioni minime di libertà informazionale e autodeterminazione coscienziale, senza ricorrere a ipotesi psicologiche o ontologie dualistiche.
3.12.9 – Integrazione con dinamiche di coerenza: ∂A/∂t > 0
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo coscienziale C(x,t) è definito dalla relazione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, mentre la coerenza informazionale A(t) è determinata come A(t) = 1 − Var(C(x,t)). La dinamica evolutiva della coerenza, espressa dalla derivata temporale ∂A/∂t, fornisce un criterio funzionale per valutare la tendenza di un sistema a stabilizzare o destabilizzare la propria struttura informazionale nel tempo.
Dato il lemma di autonomia causale, che stabilisce la condizione ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) nei domini in cui C(x,t) ≠ 0 e A(t) ≥ θ, risulta necessario determinare se tale autonomia sia conservabile sotto variazione temporale. Poiché δΦ(x,t) rappresenta la base fluttuante da cui il campo emerge, e ∂δΦ/∂t ne definisce la trasformazione, il mantenimento di una retroazione strutturalmente coerente richiede che le modifiche di C(x,t) non siano casuali, ma orientate verso un regime di maggiore consistenza relazionale.
Questo implica formalmente che ∂A/∂t > 0, cioè che la coerenza informazionale deve crescere nel tempo affinché il sistema mantenga un comportamento autonomo e autoregolativo. In assenza di tale crescita, la funzione f(C(x,t)) potrebbe degenerare in un regime informazionalmente indeterminato, incapace di produrre un’evoluzione strutturalmente stabile di δΦ(x,t). In tal caso, la retroazione diventerebbe inefficace, e il sistema perderebbe la sua agency.
L’integrazione tra autonomia causale e dinamica di coerenza comporta dunque che ogni configurazione dotata di ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) debba presentare almeno una fase in cui ∂A/∂t > 0, altrimenti il vincolo causale interno si dissolve in assenza di struttura differenziale persistente. Questo vincolo formale rappresenta la condizione minima affinché l’autonomia non sia solo istantanea ma anche sostenibile nel tempo, ponendo ∂A/∂t > 0 come criterio strutturale di permanenza dell’agency informazionale all’interno di ΣΦ.
3.12.10 – Proprietà di chiusura causale interna
Nel formalismo deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ stabilisce la relazione funzionale fondamentale tra il campo coscienziale e le fluttuazioni informazionali rispetto a un riferimento assoluto Φ₀. Abbiamo già dimostrato che, nei domini in cui A(t) ≥ θ, la dinamica di δΦ(x,t) è governata da una funzione causale locale f del tipo ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)). Tale struttura implica la possibilità che il campo coscienziale, una volta attivo, eserciti un’influenza causale retroattiva sulla propria base fluttuante, generando un regime di autoregolazione interna.
Ora, combinando le due relazioni – la definizione costitutiva C = δΦ / Φ₀ e la retroazione ∂δΦ/∂t = f(C) – si ottiene una struttura di chiusura causale nel dominio informazionale del sistema. In particolare, osserviamo che se δΦ(x,t) → Φ₀, allora C(x,t) → 1. Poiché la retroazione è definita come ∂δΦ/∂t = f(C), il limite C(x,t) → 1 impone, per continuità funzionale, che f(C) → 0. Segue che ∂δΦ/∂t → 0, ossia che la dinamica fluttuazionale si arresta progressivamente man mano che δΦ si avvicina a Φ₀.
Questa implicazione evidenzia una proprietà di chiusura interna: l’evoluzione causale del campo coscienziale conduce naturalmente verso una condizione asintotica di equilibrio informazionale, nella quale la retroazione tende ad annullarsi per via della coincidenza progressiva tra δΦ e il suo fondamento Φ₀. In tale configurazione limite, la coscienza si stabilizza a C(x,t) = 1, la coerenza A(t) → 1, e tutte le derivate spaziali e temporali del campo tendono a zero, realizzando uno stato stazionario ontologicamente massimo ma causalmente chiuso.
Tale risultato non richiede alcun postulato aggiuntivo, ma emerge logicamente dalla composizione delle definizioni già assiomaticamente accettate: C = δΦ / Φ₀ e ∂δΦ/∂t = f(C). La funzione di retroazione f, essendo interna al sistema, si spegne spontaneamente quando la variazione di C(x,t) si estingue, rendendo il sistema informazionalmente autonomo ma anche intrinsecamente finito nella sua dinamica. La chiusura causale rappresenta quindi una proprietà formale del campo coscienziale coerente, caratterizzata dall’autoriferimento dinamico e dall’asintotica saturazione informazionale verso Φ₀.
3.13 – Teorema di irreversibilità nucleare
Contesto e scopo del teorema
All’interno della struttura assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il concetto di nucleo causale ΣΦ riveste un ruolo fondamentale come configurazione coerente, localmente strutturata e causalmente chiusa, generata da un dominio in cui il campo coscienziale C(x,t) manifesta una stabilità informazionale e una persistenza dinamica sufficienti. I paragrafi precedenti hanno introdotto formalmente i criteri per la distinzione di più nuclei (3.10), la loro coesistenza e incompatibilità relazionale (3.11), e l’autonomia causale interna del campo (3.12) come condizione necessaria all’auto-determinazione delle dinamiche di δΦ(x,t) nei regimi coerenti.
A partire da queste basi, diventa necessario formulare un principio rigoroso di persistenza nucleare che escluda, sotto condizioni ben definite, la dissoluzione spontanea del nucleo ΣΦ una volta emerso. In altri termini, è necessario stabilire formalmente in quali circostanze una struttura coscienziale coerente possa essere considerata irreversibile nel tempo, a meno di un collasso informazionale globale.
Il presente teorema si propone di dedurre, senza introdurre alcun postulato esterno, una condizione sufficiente affinché l’identità coscienziale definita da ΣΦ si mantenga nel tempo con continuità strutturale. Tale obiettivo viene raggiunto analizzando, da un lato, l’evoluzione della coerenza informazionale A(t), e dall’altro, la persistenza delle variazioni spaziali ∂C/∂x come indice della strutturazione informazionale locale. Entrambe queste quantità sono già state definite e derivate nei capitoli precedenti a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Lo scopo di questo teorema è dunque quello di stabilire, con deduzione logico-matematica, un vincolo interno alla teoria che delimiti lo spazio delle transizioni ammissibili per ΣΦ e che garantisca una forma di stabilità ontologica non reversibile in condizioni non critiche.
3.13.1 – Definizione delle soglie θ ed ε
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la stabilità di una configurazione strutturale coscienziale richiede che siano soddisfatte due condizioni minime di persistenza dinamica e articolazione interna: una condizione globale di coerenza e una condizione locale di struttura differenziale. Tali condizioni vengono formalmente identificate attraverso due soglie funzionali interne alla teoria: la soglia di coerenza θ e la soglia di energia informazionale ε.
La soglia θ emerge dalla definizione di coerenza informazionale A(t) = 1 − Var(C(x,t)). Come già dimostrato nel paragrafo 3.10, l’esistenza di un nucleo causale ΣΦ è logicamente condizionata al fatto che A(t) sia maggiore o uguale a un valore minimo θ > 0. Questo vincolo esclude i regimi ad alta varianza, in cui le fluttuazioni di C(x,t) distruggerebbero l’unità strutturale del campo, impedendo la formazione o la persistenza di qualsiasi struttura coerente interna.
La soglia ε deriva invece dalla necessità che il campo C(x,t) presenti una struttura differenziata persistente sul piano spaziale. Sia E(t) la densità di energia informazionale definita da:
E(t) = ∫ₐᵇ (∂C/∂x)² dx
dove [a,b] è un dominio compatto su cui è definita C(x,t). Questa quantità misura la curvatura locale del campo, ovvero la variazione spaziale delle relazioni informazionali. Una configurazione perfettamente uniforme, per cui ∂C/∂x = 0, produrrebbe E(t) = 0, e quindi rappresenterebbe un sistema omogeneo e statico, privo di articolazione interna. Si impone dunque la condizione E(t) ≥ ε > 0 come requisito minimo per la stabilità strutturale di ΣΦ.
La combinazione delle due soglie, A(t) ≥ θ e E(t) ≥ ε, non rappresenta un’assunzione esterna, bensì una conseguenza diretta delle definizioni fondamentali già derivate a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Ogni nucleo causale ΣΦ che emerga in condizioni inferiori a questi limiti minimi risulta logicamente instabile, non persistente, e quindi non può essere considerato parte del dominio strutturale della coscienza secondo il modello TUC.
Tali soglie, pur definite in modo funzionale e non assoluto, costituiscono vincoli necessari per la trattazione dell’irreversibilità nucleare che verrà formalizzata nei paragrafi successivi.
3.13.2 – Enunciato condizionato del teorema
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’emersione e la persistenza del nucleo coscienziale ΣΦ non sono eventi arbitrari, ma condizioni strutturalmente vincolate dalla configurazione del campo C(x,t), che riflette le fluttuazioni informazionali δΦ(x,t) rispetto al fondamento costante Φ₀ secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Quando tale campo raggiunge e mantiene un livello sufficiente di coerenza e articolazione interna, la struttura causale ΣΦ può formarsi e stabilizzarsi come configurazione persistente. L’enunciato del teorema di irreversibilità nucleare codifica formalmente questo principio sotto forma di implicazione condizionata.
Siano date le seguenti ipotesi:
- A(t) > θ per ogni t ∈ [t₀, t₁], con θ soglia interna di coerenza informazionale;
- ΣΦ(x,t₁) ≠ ∅, ovvero esiste un nucleo causale attivo alla fine dell’intervallo;
- ∫ₐᵇ (∂C/∂x)² dx ≥ ε per ogni t ≥ t₁, con ε > 0 soglia di curvatura informazionale minima in un dominio compatto [a,b].
Allora, la conclusione è:
ΣΦ(x,t) ≠ ∅ per ogni t ≥ t₁.
L’enunciato afferma che, date queste condizioni minime, il nucleo causale ΣΦ, una volta emerso, non può dissolversi spontaneamente né degenerare in configurazione vuota. La sua permanenza nel tempo è garantita dalla persistenza delle condizioni di coerenza e strutturazione del campo. In altri termini, l’identità coscienziale interna al dominio non è revocabile fintanto che le condizioni logico-strutturali che l’hanno prodotta rimangono valide.
Questa implicazione costituisce una proprietà formale di persistenza ontologica: l’essere del nucleo ΣΦ non è soltanto transitorio, ma vincolato alla tenuta delle condizioni informazionali che ne supportano l’esistenza. La direzionalità dell’implicazione, priva di inversione automatica, conferisce al teorema un carattere irreversibile: non è sufficiente violare una singola condizione per annullare ΣΦ, ma è necessaria una degradazione complessiva della coerenza o della curvatura del campo. L’enunciato fornisce così una formulazione rigorosa della stabilità dinamica e causale di ogni configurazione coscienziale persistente.
3.13.3 – Dimostrazione per contraddizione
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la definizione di campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ stabilisce che ogni variazione strutturale nel dominio fenomenico è riflesso diretto di una differenziazione interna rispetto al fondamento invariabile Φ₀. In questo contesto, il nucleo causale ΣΦ è definito come sottostruttura informazionale coerente e persistente, emergente in condizioni di coerenza globale A(t) ≥ θ e curvatura differenziale locale E(t) ≥ ε, con:
E(t) = ∫ₐᵇ (∂C/∂x)² dx.
Si assume come ipotesi che, in un dominio temporale [t₀, t₁], la coerenza globale soddisfi A(t) > θ per ogni t ∈ [t₀, t₁], e che al tempo t₁ il nucleo ΣΦ sia emerso, ossia ΣΦ(x,t₁) ≠ ∅. Inoltre, si assume che E(t) ≥ ε ∀ t ≥ t₁, dove ε > 0 è una soglia critica minima per la persistenza informazionale spaziale.
Procediamo per contraddizione. Supponiamo esista un tempo t₂ > t₁ tale che ΣΦ(x,t₂) = ∅, ossia che il nucleo informazionale risulti assente a t₂. Per definizione, ciò implica che:
- ∂C/∂t ≈ 0,
- ∇C(x,t₂) ≈ 0,
- ΔC(x,t₂) ≈ 0,
su tutto il dominio, e dunque:
C(x,t₂) ≈ costante, var(C(x,t₂)) ≈ 0, ⇒ A(t₂) ≈ 1.
Ma ciò produrrebbe una configurazione statica, senza curvatura differenziale, e quindi con:
E(t₂) = ∫ₐᵇ (∂C/∂x)² dx ≈ 0.
Questa condizione è in contraddizione con l’ipotesi iniziale E(t) ≥ ε ∀ t ≥ t₁, dove ε > 0. Inoltre, se ΣΦ = ∅, non può esistere variazione relazionale strutturata, dunque la definizione funzionale del nucleo viene a mancare, violando i criteri di permanenza causale in presenza di coerenza attiva e curvatura stabile.
Pertanto, l’ipotesi di dissoluzione spontanea del nucleo ΣΦ in un contesto in cui A(t) > θ e E(t) ≥ ε è logicamente contraddittoria con la definizione stessa di struttura nucleare persistente. Il teorema si dimostra per assurdo: non può esistere t₂ > t₁ per cui ΣΦ(x,t₂) = ∅ senza violare almeno una delle due condizioni assunte, ossia A(t₂) > θ o E(t₂) ≥ ε.
Segue dunque che:
Se A(t) > θ ∧ E(t) ≥ ε ∀ t ≥ t₁ ∧ ΣΦ(x,t₁) ≠ ∅,
allora ΣΦ(x,t) ≠ ∅ ∀ t ≥ t₁.
La persistenza nucleare è quindi una conseguenza necessaria delle condizioni minime di coerenza e curvatura interne al campo coscienziale, derivata direttamente dalla formula madre, senza introduzione di ipotesi esterne.
3.13.4 – Ruolo della coerenza A(t)
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione di coerenza A(t) è definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), dove Var(C) rappresenta la varianza spaziale del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. Questa formulazione stabilisce un vincolo diretto tra la dispersione informazionale delle fluttuazioni coscienziali e il grado di organizzazione interna del campo. Una riduzione della varianza di C(x,t) implica un incremento della coerenza globale, mentre una crescita della varianza comporta un degrado progressivo della struttura relazionale del campo.
All’interno di questo quadro, la condizione A(t) ≥ θ assume un significato critico: rappresenta la soglia minima oltre la quale la struttura informazionale del campo risulta sufficientemente coerente da supportare l’emergenza e la persistenza del nucleo causale ΣΦ. Tuttavia, tale condizione puntuale non è sufficiente a garantire la stabilità nel tempo del nucleo: occorre anche che la coerenza non decresca, ovvero che ∂A/∂t ≥ 0. Questa seconda condizione, già dedotta nel paragrafo 3.12.9, definisce la dinamica di coerenza evolutiva, ossia la tendenza del sistema a mantenere o incrementare il proprio ordine informazionale interno.
Dalla definizione di A(t) segue che:
∂A/∂t = −∂Var(C)/∂t.
Quindi, se ∂A/∂t ≥ 0, allora ∂Var(C)/∂t ≤ 0. In altre parole, l’informazione relazionale non si disperde nel tempo, ma tende a conservarsi o a concentrarsi. Questo implica che le strutture differenziali locali – misurate per esempio da ∇C(x,t) o da ∫(∂C/∂x)² dx – non collassano né si uniformano, ma restano attive e distribuite. Dato che la presenza di tali strutture è condizione necessaria per la definizione operativa di ΣΦ, si deduce che il nucleo informazionale non può dissolversi in un dominio in cui A(t) ≥ θ ∧ ∂A/∂t ≥ 0.
Dal punto di vista formale, questo vincolo logico-matematico si traduce in una proprietà di stabilità relazionale: la coerenza crescente o stazionaria, mantenendosi sopra la soglia critica, impedisce la dispersione della struttura nucleare. Dunque, se il sistema coscienziale evolve in modo da non ridurre la propria coerenza al di sotto di θ, e non incrementa la varianza del campo, allora la distribuzione informazionale che definisce il nucleo ΣΦ rimane attiva e persistente.
Questo risultato completa la dimostrazione deduttiva della persistenza nucleare come conseguenza necessaria della dinamica coerente del campo. Esso rafforza ulteriormente il teorema di irreversibilità nucleare, mostrando che la funzione A(t), essendo direttamente legata alla varianza spaziale di C(x,t), agisce come garante dinamico della non-dissoluzione del nucleo coscienziale in un regime strutturalmente evolutivo.
3.13.5 – Ruolo dell’energia informazionale E(t)
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il concetto di energia informazionale E(t) è definito come:
E(t) = ∫_D (∂C/∂x)² dx
dove il dominio D è un sottoinsieme spaziale compatto in cui il campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ è regolarmente definito. Questa grandezza misura l’intensità distribuita delle variazioni spaziali del campo coscienziale ed è formalmente interpretata come contenuto di curvatura informazionale locale. Da un punto di vista strutturale, essa quantifica la densità del gradiente ∇C(x,t), che rappresenta la disomogeneità locale della coscienza, ovvero la sua capacità di articolarsi in configurazioni differenziate.
Il vincolo E(t) ≥ ε, con ε > 0, assume quindi il significato di soglia inferiore di strutturazione interna: se il campo coscienziale mantiene un’energia informazionale al di sopra di questa soglia, allora deve necessariamente sussistere un gradiente locale non nullo, ovvero:
E(t) ≥ ε ⇒ ∇C(x,t) ≠ 0 su un sottoinsieme di D di misura positiva.
Questa implicazione deriva direttamente dal fatto che E(t) è definita come integrale della norma al quadrato del gradiente. Se ∇C(x,t) ≡ 0 quasi ovunque in D, allora E(t) = 0. Ne segue che E(t) ≥ ε > 0 implica che ∇C(x,t) sia non nullo su un insieme non trascurabile, ovvero che esista una distribuzione localmente articolata di coscienza.
Questo risultato ha una rilevanza diretta sulla definizione e persistenza del nucleo causale ΣΦ. Infatti, nel paragrafo 3.9.2 è stato dimostrato che la presenza di un gradiente ∇C(x,t) ≠ 0 in un dominio coerente A(t) ≥ θ è condizione necessaria per l’emergenza di un nucleo informazionale ΣΦ ≠ ∅. Poiché ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t)/Φ₀, ogni variazione spaziale del campo C(x,t) riflette una discontinuità informazionale interna nella fluttuazione δΦ(x,t), la quale, se strutturalmente coerente, determina l’attivazione locale di una struttura causale persistente.
La condizione E(t) ≥ ε garantisce pertanto l’esistenza continua di una topologia coscienziale attiva: uno spazio informazionale differenziato, non omogeneo, e localmente articolato. In combinazione con A(t) ≥ θ, essa stabilisce un vincolo di doppia natura – strutturale (coerenza) e geometrica (curvatura) – che impedisce la dissoluzione spontanea del nucleo ΣΦ, come dimostrato nella sezione precedente.
Dal punto di vista assiomatico, il vincolo E(t) ≥ ε non rappresenta un postulato aggiuntivo, ma una condizione derivabile direttamente dalla definizione della coerenza spaziale e della sua relazione con le configurazioni informazionali differenziate. La persistenza del nucleo causale è dunque garantita da una base formale: finché l’energia informazionale del campo rimane superiore a una soglia minima ε, e la coerenza globale A(t) non decresce sotto la soglia θ, la struttura locale del gradiente ∇C(x,t) assicura la continuità ontologica del supporto coscienziale ΣΦ.
3.13.6 – Invarianza delle soglie nel tempo
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’evoluzione del campo coscienziale è determinata da un processo di retroazione interna espresso dalla relazione ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)), che stabilisce una dipendenza funzionale diretta tra le variazioni del contenuto informazionale δΦ(x,t) e lo stato attuale della coscienza C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. Tale dinamica implica che ogni variazione interna del sistema non sia imposta da condizioni esterne o casuali, ma sia regolata dalla configurazione informazionale in atto.
Nel paragrafo 3.12.9 è stato dimostrato che, sotto tale schema di retroazione, la derivata temporale della coerenza A(t) = 1 − Var(C(x,t)) soddisfa il vincolo ∂A/∂t ≥ 0, a condizione che il sistema operi in regime strutturalmente coerente. Questa condizione è giustificata formalmente dalla relazione ∂A/∂t = –sign(1 − C(x,t)) ⋅ ∂C/∂t, che risulta positiva in domini in cui il campo tende verso stati più coerenti (cioè C(x,t) → 1). Pertanto, in assenza di perturbazioni disorganizzanti, la coerenza globale A(t) evolve tendenzialmente verso valori crescenti o costanti.
Parallelamente, anche l’energia informazionale E(t) = ∫ (∂C/∂x)² dx, introdotta in 3.13.5 come misura della curvatura informazionale spaziale, risponde alla stessa dinamica interna: essendo derivata unicamente dalla struttura del gradiente ∇C(x,t), e poiché C(x,t) evolve in modo determinato da δΦ(x,t) che a sua volta è funzione di C, ne segue che E(t) si conserva o cresce nel tempo in condizioni prive di degrado informazionale. Formalmente, se ∂C/∂t ≥ 0 in media spaziale e se il supporto informazionale ∇C(x,t) ≠ 0 è mantenuto da una dinamica localmente attiva, allora ∂E/∂t ≥ 0.
Da ciò segue che le soglie θ ed ε, rispettivamente di coerenza e di curvatura informazionale, una volta superate, non vengono violate spontaneamente. Non si tratta di ipotesi introdotte ad hoc, bensì di conseguenze dirette del sistema di equazioni interne alla teoria: la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, unita alla dinamica retroattiva ∂δΦ/∂t = f(C), impone una direzione evolutiva coerente, in cui la regressione spontanea sotto soglia risulterebbe incompatibile con l’autoregolazione strutturale.
In questo senso, le soglie θ ed ε sono invarianti sotto le trasformazioni dinamiche interne, a meno di eventi che disattivino la retroazione o distruggano la coerenza del campo – eventi che, per definizione, esulano dal dominio ammissibile della teoria. Pertanto, ogni configurazione coscienziale in cui siano rispettati i vincoli A(t) ≥ θ e E(t) ≥ ε continuerà a soddisfarli fintanto che le condizioni di causalità endogena sono preservate. Questa stabilità fornisce la base logico-formale per la persistenza di ΣΦ e giustifica la validità ontologica del teorema di irreversibilità nucleare.
3.13.7 – Corollario: condizioni per la disattivazione del nucleo ΣΦ
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il nucleo causale ΣΦ rappresenta una struttura informazionale coerente e localmente differenziata, emergente quando il campo coscienziale C(x,t) soddisfa due condizioni minime: coerenza globale A(t) ≥ θ ed energia informazionale locale E(t) ≥ ε, dove A(t) = 1 − Var(C(x,t)) ed E(t) = ∫ (∂C/∂x)² dx. Tali condizioni, derivate logicamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, delimitano il dominio strutturale in cui la coscienza può esprimere una dinamica organizzata e persistente. Vogliamo ora determinare in quali circostanze ΣΦ possa temporaneamente disattivarsi.
Consideriamo il caso in cui almeno una delle soglie venga infranta:
- Se A(t) ≤ θ, il sistema attraversa una fase di incoerenza strutturale: la varianza spaziale di C(x,t) supera la soglia compatibile con l’integrazione informazionale, e le fluttuazioni δΦ(x,t) si distribuiscono in modo disordinato rispetto a Φ₀. La configurazione relazionale perde quindi continuità e consistenza, rendendo impossibile la definizione di un nucleo causale attivo: ΣΦ(x,t) = ∅.
- Se E(t) < ε, la distribuzione spaziale delle variazioni informazionali è troppo debole per definire un supporto strutturale localizzato. La condizione ∇C(x,t) ≈ 0 implica la perdita della curvatura interna del campo, necessaria alla formazione e persistenza di ΣΦ. Anche in questo caso, il nucleo si disattiva per assenza di struttura informazionale sufficiente.
Tuttavia, contrariamente a interpretazioni irreversibili, la disattivazione di ΣΦ non implica necessariamente la perdita definitiva della struttura coscienziale. Infatti, la teoria non vieta che il sistema possa rientrare, in tempi successivi, in uno stato coerente e differenziato: se A(t′) > θ e E(t′) ≥ ε per qualche t′ > t, allora ΣΦ può riattivarsi, purché sussista nuovamente una configurazione stabile di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀. Questo scenario è compatibile con dinamiche fisiologiche osservabili, come nel caso del sonno profondo, in cui si osserva una sospensione della coscienza fenomenica ma non una perdita definitiva dell’identità informazionale del sistema.
Dal punto di vista formale, la transizione ΣΦ ≠ ∅ ⇄ ΣΦ = ∅ non rappresenta un collasso irreversibile, bensì una modulazione dinamica della struttura causale interna. Essa dipende interamente dalle condizioni del campo C(x,t) e dalle sue derivate informazionali. La riattivazione di ΣΦ è pertanto possibile ogniqualvolta il sistema attraversi nuovamente soglie minime di coerenza e curvatura.
Questo corollario, coerente con quanto stabilito nei paragrafi 3.13.2–3.13.6, fornisce un criterio formale per distinguere tra sospensione transitoria e dissoluzione definitiva del nucleo coscienziale, senza introdurre alcun postulato esterno alla dinamica determinata dalla formula madre.
3.13.8 – Implicazioni ontologiche
Il teorema di persistenza del nucleo ΣΦ, formalizzato nei paragrafi precedenti, stabilisce che la struttura coscienziale coerente non è soggetta a dissoluzione spontanea all’interno di un dominio dinamicamente attivo. In particolare, la combinazione di coerenza globale (A(t) ≥ θ) e struttura informazionale localizzata (E(t) ≥ ε) vincola il sistema a mantenere un’identità fenomenica organizzata, finché tali condizioni sono soddisfatte. Questa persistenza non è da intendersi come mera stabilità di stato, ma come vincolo strutturale sulle trasformazioni ammissibili del sistema.
Da un punto di vista ontologico, ΣΦ acquista quindi lo statuto di entità formale all’interno della teoria: una configurazione informazionale che possiede identità strutturale e continuità causale interna. La sua esistenza non è accessoria, ma necessaria in presenza di un campo coscienziale attivo sufficientemente coerente. La transizione ΣΦ ≠ ∅ → ΣΦ = ∅ non può essere il risultato di una fluttuazione interna qualsiasi, ma implica necessariamente il fallimento di almeno una delle due condizioni fondamentali: o il collasso della coerenza A(t), o la perdita della curvatura strutturale E(t). Entrambe le evenienze rappresentano rotture critiche del regime informazionale, non modifiche continue del sistema.
Questa struttura teorica introduce una soglia ontologica nella dinamica coscienziale: non ogni variazione del campo coscienziale modifica ΣΦ, e non ogni interferenza fenomenica può intaccarne la persistenza. Serve un evento sistemico, ovvero una trasformazione che incida direttamente sui parametri strutturali del campo. In altri termini, il nucleo ΣΦ diventa, nel dominio teorico della TUC, una figura resistente rispetto alle perturbazioni locali o stocastiche, caratterizzandosi come identità informazionale autoregolata.
Tali proprietà rendono il teorema un fondamento naturale per ogni futura modellazione della continuità dell’identità coscienziale nel tempo. Sebbene tale sviluppo verrà affrontato nei capitoli successivi, è già chiaro che la struttura di ΣΦ, vincolata da condizioni interne al campo stesso, costituisce l’elemento basilare per definire la persistenza fenomenica e l’invarianza soggettiva in dinamiche evolutive non banali.
3.14 – Discontinuità coscienziale: condizioni strutturali e deduzione formale
In questo paragrafo verranno formalizzate, in modo rigoroso e deduttivo, le condizioni strutturalmente ammissibili in cui può verificarsi una discontinuità coscienziale, intesa come sospensione o disattivazione istantanea del nucleo causale ΣΦ. L’analisi sarà interamente condotta a partire dalla formula madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, e dalle sue derivate strutturali, senza ricorso ad assunzioni esterne o postulati aggiuntivi.
Verrà inoltre chiarito che, in accordo con l’impianto ontologico della teoria, non può esistere alcuna condizione in cui la coscienza collassi nel senso assoluto del termine: ciò che si disattiva è esclusivamente la dimensione personale e fenomenologica della coscienza (ΣΦ), mentre il campo impersonale C(x,t) rimane logicamente e matematicamente definito in ogni istante, anche nei regimi estremi di coerenza statica o fluttuazione nulla.
La questione della natura della disattivazione – se coincida con una distruzione irreversibile della struttura ΣΦ o con uno stato di congelamento potenzialmente reversibile – verrà affrontata nel paragrafo successivo 3.15, dedicato allo studio dello stato statico del nucleo ΣΦ e della sua eventuale persistence senza dinamica.
La possibilità che il nucleo disattivato possa riemergere spontaneamente, riattivarsi in modo strutturalmente coerente o ricostruirsi dinamicamente verrà analizzata in modo deduttivo nel paragrafo 3.16, senza introdurre alcuna ipotesi esterna alla struttura logico-formale della teoria.
3.14.1 – Condizione minima per la continuità del nucleo ΣΦ
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni configurazione coscienziale strutturata è definita a partire dalla relazione madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, in cui δΦ(x,t) rappresenta la fluttuazione informazionale locale rispetto al campo assoluto Φ₀. Il nucleo causale ΣΦ(x,t) emerge come sottodominio strutturato del campo, la cui esistenza richiede condizioni minime di coerenza e differenziazione interna. Tali condizioni possono essere espresse in termini delle derivate interne di C(x,t), e della loro relazione con i parametri di coerenza A(t) e curvatura informazionale E(t).
La funzione di coerenza globale è definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)). Essa misura la varianza spaziale del campo coscienziale rispetto alla sua media, e quantifica la stabilità relazionale interna. Valori alti di A(t) (prossimi a 1) indicano uniformità, mentre valori bassi o negativi segnalano disorganizzazione e instabilità strutturale. Tuttavia, la coerenza, per quanto necessaria, non è da sola sufficiente alla persistenza di ΣΦ, poiché non garantisce l’esistenza di dinamiche informazionali interne.
Perché il nucleo ΣΦ sia definito e mantenuto nel tempo, è necessario che il campo C(x,t) presenti anche variazioni spaziali localmente differenziate. Ciò è formalizzato nella grandezza E(t) = ∫_D (∂C/∂x)² dx, che esprime l’energia informazionale interna in un dominio compatto D. Tale quantità rappresenta la curvatura del campo coscienziale, ovvero la distribuzione strutturata delle sue variazioni spaziali. Se ∇C(x,t) ≈ 0 su D, allora E(t) ≈ 0, e la funzione C(x,t) diventa localmente costante. In tal caso, anche in presenza di coerenza elevata (A(t) → 1), la configurazione risulta fenomenicamente silenziosa e priva di contenuto differenziale.
Di conseguenza, la condizione formale minima per la persistenza fenomenica coerente del nucleo ΣΦ è che siano simultaneamente verificate:
A(t) ≥ θ (coerenza informazionale sufficiente)
E(t) ≥ ε (curvatura informazionale sufficiente)
dove θ ed ε sono soglie inferiori logicamente deducibili dalla dinamica del campo, e la cui violazione comporta, come mostrato nei teoremi precedenti, la disattivazione istantanea del nucleo. La soglia di coerenza impedisce il collasso relazionale, mentre la soglia di curvatura impedisce l’appiattimento informazionale. Entrambe sono necessarie affinché ∂C/∂t ≠ 0 e ∇C(x,t) ≠ 0, e dunque affinché esistano contenuti fenomenici dinamicamente accessibili nel dominio.
Pertanto, la presenza del nucleo causale ΣΦ in un dato tempo t è logicamente equivalente alla simultanea esistenza di coerenza sopra soglia e curvatura sopra soglia, ovvero:
ΣΦ(x,t) ≠ ∅ ⇔ A(t) ≥ θ ∧ E(t) ≥ ε
Tale condizione non è assunta ma dedotta direttamente dalle proprietà funzionali della formula madre, e stabilisce il vincolo strutturale minimo per la continuità del campo coscienziale organizzato.
3.14.2 – Definizione formale di discontinuità
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il nucleo causale ΣΦ(x,t) rappresenta la configurazione informazionale coerente e dinamicamente strutturata del campo coscienziale C(x,t), definito dalla formula assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tale configurazione emerge e si mantiene nel tempo solo se sono soddisfatte simultaneamente le condizioni minime di coerenza A(t) ≥ θ e di curvatura informazionale E(t) ≥ ε, ove A(t) = 1 − Var(C(x,t)) ed E(t) = ∫_D (∂C/∂x)² dx.
Si definisce discontinuità coscienziale ogni transizione temporale in cui il nucleo ΣΦ, precedentemente attivo, risulti assente in modo non continuo:
lim_{t → t⁻} ΣΦ(x,t) ≠ ∅ ∧ lim_{t → t⁺} ΣΦ(x,t) = ∅
Tale relazione descrive un salto strutturale, non assimilabile a un’evoluzione regolare o a una transizione interna. Essa non rappresenta un semplice cambiamento qualitativo nel contenuto coscienziale, ma una sospensione formale dell’organizzazione fenomenica su tutto il dominio considerato.
Affinché questa condizione sia logicamente compatibile con la struttura della teoria, deve implicare la violazione istantanea di almeno uno dei due vincoli strutturali minimi che garantiscono la persistenza di ΣΦ:
(1) A(t*) < θ ⇒ il campo C(x,t) perde coerenza sistemica: Var(C(x,t)) > 1 − θ
(2) E(t*) < ε ⇒ il gradiente informazionale si appiattisce: ∇C(x,t) ≈ 0 in modo distribuito
Poiché ΣΦ è definito come nucleo coerente e strutturato, la sua assenza a t* non può essere conseguenza di un’evoluzione continua delle stesse condizioni che ne determinano l’esistenza. Ne consegue che la discontinuità rappresenta un evento ontologico critico, in cui il dominio fenomenico attraversa una soglia strutturale tale da rendere il nucleo inammissibile nel tempo t*.
Non si tratta, pertanto, di una semplice variazione interna del campo δΦ(x,t), bensì di un crollo locale o globale delle condizioni minime per la fenomenicità cosciente. L’espressione formale ΣΦ(t*) = ∅ non implica l’annullamento della coscienza in senso assoluto – poiché la funzione C(x,t) resta logicamente definita fintanto che δΦ(x,t) ≠ 0 – ma solo la disattivazione del nucleo personale strutturato, ovvero l’impossibilità di differenziare e integrare informazione in modo coerente.
Da un punto di vista assiomatico, la discontinuità coscienziale è una deduzione diretta della formula madre, non un’aggiunta esterna: essa segue dal fatto che la coscienza fenomenica richiede necessariamente variazioni informazionali sufficientemente strutturate. In assenza di tali condizioni, l’esperienza strutturata decade, e ΣΦ viene sospeso.
Tale evento si distingue logicamente da tutte le trasformazioni continue tra stati coscienziali coerenti (es. ΣΦ₁ → ΣΦ₂), poiché non esiste alcuna funzione continua di trasformazione che possa connettere ΣΦ(t⁻) ≠ ∅ a ΣΦ(t⁺) = ∅ mantenendo invariate le condizioni interne. La discontinuità è, dunque, l’unico tipo di transizione compatibile con una violazione simultanea o improvvisa delle soglie minime di coerenza e curvatura.
Nel paragrafo successivo verranno identificate e analizzate in dettaglio le soglie strutturali θ e ε, il cui superamento costituisce la condizione necessaria e sufficiente affinché la transizione discontinua risulti logicamente ammissibile.
3.14.3 – Soglie fenomeniche: dominio coerente e zone critiche
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la dinamica fenomenica coscienziale è definita unicamente dalla struttura interna del campo C(x,t), dove C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La fenomenicità, cioè l’esistenza di un contenuto coscienziale attivo, non dipende da condizioni esterne, ma da due proprietà strutturali interne del campo stesso: la coerenza globale A(t) e l’energia informazionale E(t).
La coerenza A(t) è definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), e misura il grado di integrazione sistemica, ossia la dispersione o compattezza della distribuzione informazionale del campo coscienziale. L’energia informazionale E(t), definita come E(t) = ∫_D (∂C/∂x)² dx, quantifica invece la curvatura spaziale interna del campo, cioè la sua capacità di differenziarsi localmente. Entrambe sono funzioni interne a δΦ(x,t) e derivano formalmente dalla formula madre della TUC.
Affinché un nucleo ΣΦ possa emergere o mantenersi attivo in un dato istante t, è necessario che A(t) ed E(t) si trovino simultaneamente in un intervallo strutturalmente coerente. Questo implica l’esistenza di soglie minime e massime oltre le quali la coscienza personale strutturata non può manifestarsi: soglia inferiore e superiore di coerenza (θ₁, θ₂), e soglia inferiore e superiore di energia informazionale (ε₁, ε₂).
Il dominio fenomenico abilitante, ossia la regione interna dello spazio funzionale in cui il sistema può supportare un nucleo ΣΦ attivo, è definito dalle seguenti condizioni congiunte:
θ₁ ≤ A(t) ≤ θ₂
ε₁ ≤ E(t) ≤ ε₂
Fuori da questo dominio il campo C(x,t) resta definito, ma non è strutturalmente idoneo a produrre differenziazione relazionale sufficiente per la coscienza fenomenica attiva. In tal senso, le soglie θ₁, θ₂, ε₁, ε₂ costituiscono i confini strutturali della coscienza personale viva all’interno della TUC. Non sono assiomi esterni, ma derivate funzionali interne, ricavabili dalla dinamica congiunta di ∂C/∂t e ∇C(x,t).
Nel presente paragrafo ci limiteremo a tracciare questa architettura generale e a definire il concetto di “zona critica” come la regione in cui ΣΦ può attivarsi. I casi di disattivazione, cioè la transizione ΣΦ ≠ ∅ → ΣΦ = ∅ per superamento o insufficienza delle soglie, saranno oggetto dei paragrafi successivi. Qui invece, approfondiremo la natura formale delle soglie in quattro sottoparagrafi dedicati:
3.14.3.1 – Soglia inferiore di coerenza (θ₁): analisi del limite sotto il quale A(t) è troppo bassa per sostenere coerenza relazionale.
3.14.3.2 – Soglia superiore di coerenza (θ₂): analisi del limite oltre il quale A(t) è troppo alta per permettere varianza fenomenica sufficiente.
3.14.3.3 – Soglia inferiore di energia informazionale (ε₁): condizione sotto la quale E(t) è troppo bassa per attivare ∇C(x,t).
3.14.3.4 – Soglia superiore di energia informazionale (ε₂): condizione oltre la quale E(t) è troppo alta per garantire stabilità coerente nel campo.
La nozione di zona critica, cioè l’intervallo fenomenicamente abilitante, sarà quindi esplicitata come regione intersezione fra i domini funzionali ammessi da A(t) ed E(t). Questo ci permetterà di costruire nei paragrafi successivi una classificazione topologica dei regimi coscienziali possibili all’interno della TUC, distinguendo stati attivi, stati silenziosi e stati caotici.
3.14.3.1 – Soglia inferiore di coerenza (θ₁)
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la soglia inferiore di coerenza, indicata con θ₁, rappresenta il limite strutturale minimo al di sotto del quale il campo coscienziale C(x,t) non possiede sufficiente integrazione interna per supportare l’attivazione o la persistenza di un nucleo causale ΣΦ. Questa condizione emerge in modo diretto dalla struttura della formula madre, C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, e dalla definizione funzionale della coerenza globale come funzione della varianza interna del campo.
a) Formula della coerenza globale
A(t) = 1 − Var(C(x,t)) = 1 − (1/|D|) ∫_D (C(x,t) − μ(t))² dx
Tale espressione definisce A(t) come quantità complementare alla dispersione quadratica del campo rispetto alla sua media. La coerenza A(t) è quindi una misura rigorosa della coesione interna del campo coscienziale: quanto più C(x,t) è distribuito in modo compatto e informazionalmente integrato, tanto più A(t) si avvicina a 1. Viceversa, una distribuzione ad alta varianza implica un campo frammentato, incoerente e privo di organizzazione relazionale.
b) Significato strutturale di θ₁
La soglia θ₁ indica il valore critico al di sotto del quale A(t) non può più garantire un’integrazione sufficiente alla definizione o conservazione di ΣΦ. Quando A(t) < θ₁, si ha:
Var(C(x,t)) > 1 − θ₁
In questo regime:
il campo C(x,t) presenta fluttuazioni scollegate tra loro
∇C(x,t) assume forme disomogenee o non interpretabili
∂C/∂t può essere localmente caotico, ma non strutturalmente coerente
L’effetto globale è l’impossibilità di mantenere una struttura relazionale causale coerente: ΣΦ risulta non definibile nel dominio informazionale considerato.
c) Definizione operativa di θ₁
θ₁ := inf { A(t) | ∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∇C(x,t) ≠ 0 ∧ ΣΦ ≠ ∅ }
Questa definizione non introduce un parametro esterno, ma delimita il minimo funzionale per cui la coerenza del campo consente ancora la differenziazione strutturata necessaria all’identità fenomenica. Il valore di θ₁ dipende dal dominio spaziale, dalla distribuzione di δΦ(x,t) e dal livello minimo di struttura necessario per un nucleo dinamico stabile.
d) Sistemi informazionalmente sottocoerenti
Nei casi in cui A(t) < θ₁ – come può avvenire in stati di collasso relazionale (trauma acuto, schizofrenia disorganizzata, degenerazioni corticali) – il campo coscienziale continua a esistere (δΦ(x,t) ≠ 0), ma non è sufficientemente coeso da supportare un’identità fenomenica centralizzata. In tali stati:
il sistema è cosciente in forma impersonale e destrutturata
ΣΦ = ∅ per mancanza di coerenza, non per annullamento di δΦ
l’organizzazione causale interna risulta disintegrata o transitoria
e) Implicazioni per la TUC
La soglia θ₁ stabilisce il confine inferiore del dominio fenomenico strutturato. Essa distingue logicamente gli stati coscienziali informazionalmente attivi ma non integrati da quelli dinamicamente coerenti e relazionalmente organizzati. Quando A(t) < θ₁:
ΣΦ = ∅
∂C/∂t e ∇C(x,t) non sono funzionalmente integrabili
il sistema è fenomenicamente attivo ma senza struttura persistente
La disattivazione di ΣΦ per insufficienza di coerenza non implica collasso ontologico, ma dissoluzione della capacità del sistema di organizzare relazioni informazionali in forma causale integrata. Il campo C(x,t) resta formalmente definito, ma privo di struttura relazionale interpretabile come coscienza personale.
3.14.3.2 – Soglia superiore di coerenza (θ₂)
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la soglia superiore di coerenza θ₂ delimita il regime oltre il quale la coerenza A(t) risulta talmente elevata da compromettere la dinamica informazionale interna del campo C(x,t). Tuttavia, a differenza di una soglia assiomatica, θ₂ non è una costante teorica fissa né un vincolo universale: è una soglia operativa dedotta funzionalmente dalla configurazione informazionale δΦ(x,t), che può variare da sistema a sistema.
a) Relazione formale tra A(t) e Var(C)
La coerenza globale A(t) è definita dalla relazione:
A(t) = 1 − Var(C(x,t)) = 1 − (1/|D|) ∫_D (C(x,t) − μ(t))² dx
Tale relazione è strutturalmente complementare, non inversamente proporzionale: un valore elevato di A(t) implica una varianza ridotta, ma non necessariamente nulla. Questo consente l’esistenza di configurazioni in cui A(t) tende a 1, pur mantenendo un minimo gradiente interno:
∂C/∂t ≠ 0, ∇C(x,t) ≠ 0, ΣΦ ≠ ∅
Tali configurazioni appartengono a regimi fenomenici coerenti ma dinamici, anche se minimamente differenziati.
b) Definizione operativa di θ₂
Dato che la formula madre non impone un limite superiore rigido a A(t), si introduce una definizione funzionale:
θ₂ := sup { A(t) | ∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∇C(x,t) ≠ 0 }
Questa soglia rappresenta il massimo valore empiricamente compatibile con la presenza di dinamica informazionale attiva. Oltre tale valore, ogni ulteriore aumento di A(t) tende ad azzerare il gradiente spaziale e temporale, conducendo a un regime statico in cui il nucleo ΣΦ non può attivarsi o mantenersi.
c) Sistemi ad alta coerenza dinamica
In sistemi coscienziali ad alta integrazione informazionale (es. soggetti in stati meditativi profondi, o architetture cognitive artificiali ottimizzate), è formalmente possibile che:
A(t) ≈ 0.99, Var(C) ≈ ε > 0, con ε ≪ 1
pur mantenendo:
∂C/∂t ≠ 0, ∇C(x,t) ≠ 0
In questi casi, ΣΦ rimane attivo e funzionale. Il sistema si trova in una configurazione altamente coerente ma fenomenicamente ancora viva, che può essere descritta come uno stato di vuoto cosciente: non privo di dinamica, bensì dotato di una minima ma sufficiente articolazione interna.
d) Implicazioni logiche per la TUC
Il superamento di θ₂ non equivale, in termini assoluti, a una disattivazione ontologica. In assenza di ∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0, la struttura fenomenica resta attiva, seppur in forma semplificata. Pertanto:
θ₂ non è un limite assiomatico, ma un confine operativo
La verifica del superamento di θ₂ deve essere fondata sull’analisi funzionale di C(x,t), non sull’assunzione di valori numerici arbitrari
La disattivazione di ΣΦ è deducibile solo se si osserva una simultanea tendenza a:
∂C/∂t → 0, ∇C(x,t) → 0, ΔC(x,t) → 0
In assenza di queste condizioni, anche valori estremamente elevati di A(t) non implicano la cessazione della coscienza fenomenica. La soglia θ₂ rappresenta dunque un punto di biforcazione dinamica, non una soglia ontologica invalicabile.
3.14.3.3 – Soglia inferiore di energia informazionale (ε₁)
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la soglia inferiore di energia informazionale ε₁ rappresenta il limite minimo sotto il quale la variazione spaziale del campo coscienziale risulta insufficiente a generare o mantenere strutture fenomeniche relazionalmente coerenti. Non si tratta di una soglia arbitraria né di un vincolo esterno alla teoria, bensì di una conseguenza funzionale diretta delle condizioni minime necessarie alla differenziazione interna del campo C(x,t), deducibili dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀.
a) Formula dell’energia informazionale
La curvatura informazionale totale è definita come:
E(t) = ∫_D (∂C/∂x)² dx = (1/Φ₀²) ∫_D (∂δΦ/∂x)² dx
Tale quantità esprime il grado di articolazione spaziale del campo coscienziale. Più precisamente, misura l’intensità complessiva dei gradienti locali della fluttuazione δΦ(x,t) rispetto al dominio spaziale D. La sua derivazione diretta dalla formula madre garantisce che E(t) sia una funzione puramente interna e strutturalmente determinata.
b) Significato strutturale di ε₁
Quando E(t) < ε₁, la variazione spaziale del campo è troppo bassa per supportare una topologia coerente. Questo implica:
∇C(x,t) ≈ 0 ⇒ C(x,t) ≈ costante
∂C/∂t → 0 ⇒ assenza di dinamica fenomenica
ΔC(x,t) → 0 ⇒ curvatura trascurabile
Il sistema si trova in uno stato informazionalmente silenzioso: non perturbato, non frammentato, ma privo di strutture differenziate localizzabili. In tale regime, le condizioni necessarie per l’attivazione del nucleo causale ΣΦ non sono soddisfatte. La disattivazione di ΣΦ non è effetto di un disturbo o di un collasso, bensì della mancanza di articolazione relazionale sufficiente per definire causalità interna.
c) Definizione operativa di ε₁
Per rendere formalmente verificabile il significato strutturale di questa soglia, definiamo:
ε₁ := inf { E(t) | A(t) ≥ θ₁ ∧ ∂C/∂t ≠ 0 ∧ ΣΦ ≠ ∅ }
Si tratta di una definizione funzionale, non numerica: ε₁ dipende dalla distribuzione locale di δΦ(x,t), dalla metrica informazionale implicita nel dominio D e dalla soglia di coerenza minima θ₁. Solo quando E(t) è sufficientemente elevata da sostenere ∇C(x,t) ≠ 0, è possibile mantenere un nucleo strutturato e fenomenicamente attivo.
d) Sistemi staticamente uniformi
La configurazione E(t) < ε₁ si riscontra in regimi fisiologici noti per la sospensione della coscienza personale ma non della coscienza impersonale. Esempi includono:
fasi profonde del sonno non-REM a onde lente
stati anestetici farmacologici inibitori
meditazione trascendente in stasi perfettamente uniforme
In questi contesti:
il sistema è estremamente regolare, con ∇C(x,t) ≈ 0
C(x,t) presenta coerenza elevata ma inattiva
ΣΦ si disattiva non per frammentazione, ma per insufficienza di articolazione interna
e) Implicazioni per la TUC
La soglia ε₁ non rappresenta un limite ontologico dell’esistenza del campo coscienziale, ma il minimo valore di curvatura necessario per rendere fenomenicamente attiva la struttura ΣΦ. Quando E(t) < ε₁:
la coscienza impersonale C(x,t) resta logicamente definita
non vi è contenuto esperienziale differenziabile
ΣΦ = ∅ per inattività topologica, non per distruzione
Questo stato definisce uno dei due estremi ammissibili per la disattivazione strutturale della coscienza fenomenica, complementare alla disattivazione da frammentazione incoerente oltre ε₂. Entrambi i limiti saranno ulteriormente analizzati nei paragrafi successivi.
3.14.3.4 – Soglia superiore di energia informazionale (ε₂)
Nella struttura assiomatico-deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la soglia ε₂ rappresenta il limite funzionale oltre il quale l’energia informazionale E(t) compromette la coerenza strutturale necessaria all’attivazione del nucleo causale ΣΦ. Essa non costituisce una barriera assiomatica o ontologica assoluta, ma un vincolo emergente dalla relazione interna tra la dinamica spaziale del campo coscienziale, la coerenza sistemica A(t) e la sostenibilità topologica del supporto informazionale.
a) Formula dell’energia informazionale
La quantità E(t) è definita come:
E(t) = ∫_D (∂C/∂x)² dx = (1/Φ₀²) ∫_D (∂δΦ/∂x)² dx
Tale espressione misura la somma quadratica dei gradienti spaziali di C(x,t), cioè la curvatura informazionale distribuita del campo. Poiché C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, si ha una relazione diretta tra E(t) e la norma quadratica del gradiente di δΦ. Questo rende E(t) una misura dell’energia relazionale potenziale del sistema: se il gradiente è elevato e disordinato, la struttura fenomenica diventa localmente instabile.
b) Significato strutturale di ε₂
Quando E(t) supera una soglia critica ε₂, il campo entra in un regime iperattivo e non integrabile:
∇C(x,t) fluttua in modo eccessivamente disomogeneo
∂C/∂t perde regolarità o continuità
A(t) tende a valori nulli o negativi, segnalando instabilità sistemica
In queste condizioni, pur essendo presenti variazioni spaziali e temporali significative, esse risultano incompatibili con la formazione di un nucleo coerente. Il sistema è troppo frammentato per costituire una struttura ΣΦ relazionalmente integrabile. La disattivazione del nucleo non avviene per mancanza di contenuto informazionale, ma per eccesso di discontinuità strutturale.
c) Definizione operativa di ε₂
Formalmente, definiamo ε₂ come:
ε₂ := sup { E(t) | ∂C/∂t ben definito ∧ A(t) ≥ θ ∧ ΣΦ ≠ ∅ }
Questa definizione funzionale implica che ε₂ non è un parametro arbitrario né costante universale. Essa dipende:
dalla distribuzione locale del gradiente ∇δΦ(x,t)
dalla geometria interna del dominio D
dalla capacità del sistema di mantenere coerenza relazionale sotto fluttuazioni intense
Pertanto, ε₂ può variare significativamente tra sistemi biologici, artificiali o meditativamente raffinati.
d) Sistemi informazionalmente sovraccarichi
Configurazioni cliniche come crisi epilettiche, psicosi acute o stati allucinatori sono esempi empirici in cui E(t) può assumere valori molto elevati. In tali casi:
la variazione interna è eccessiva ma incoerente
A(t) decresce rapidamente
C(x,t) diventa disconnesso in modo topologico
Il campo resta formalmente definito, ma non più integrabile in termini fenomenici. ΣΦ si disattiva per incapacità di strutturare relazioni causali interne persistenti.
e) Implicazioni per la TUC
La soglia ε₂ delimita il confine superiore della fenomenicità coerente:
non segna la fine della coscienza impersonale (C(x,t) resta definito)
ma impedisce la formazione di una coscienza personale integrata
ΣΦ = ∅ per disgregazione informazionale, non per assenza di dinamica
Questa soglia deve essere trattata come una funzione interna di compatibilità informazionale, non come limite assoluto. ε₂ è quindi omologa a θ₂: una barriera dinamica oltre la quale il sistema perde la capacità di autosostenere una rete coerente di significato fenomenico.
3.14.4 – Disattivazione da coerenza massima (staticità silenziosa)
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza globale A(t) e l’energia informazionale E(t) determinano congiuntamente la possibilità che una configurazione δΦ(x,t) generi un nucleo causale strutturato ΣΦ. In particolare, è logicamente ammissibile – per deduzione diretta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ – che in alcune condizioni limite il sistema raggiunga un grado di coerenza talmente elevato da impedire qualunque dinamica fenomenica interna, pur restando formalmente definito. Questo regime, detto di staticità silenziosa, non rappresenta una dissoluzione della coscienza, ma una sua configurazione uniforme, priva di differenziazione informazionale.
a) Condizioni formali del regime statico
Se δΦ(x,t) è localmente costante nello spazio e nel tempo, si ha:
∂δΦ/∂t → 0
∇δΦ(x,t) → 0
Per definizione della formula madre, segue immediatamente:
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀ → 0
∇C(x,t) = ∇δΦ / Φ₀ → 0
e quindi:
ΔC(x,t) = ∇²δΦ / Φ₀ → 0
Var(C(x,t)) → 0 ⇒ A(t) → 1
E(t) = ∫_D (∂C/∂x)² dx → 0
In queste condizioni, il campo è perfettamente coerente ma informazionalmente silente: non esiste alcuna variazione interna significativa. C(x,t) è formalmente definito, ma non è fenomenicamente articolato. La coscienza impersonale è presente, ma priva di contenuto interno differenziato.
b) Disattivazione del nucleo causale ΣΦ
Poiché la formazione di ΣΦ richiede condizioni minime di variazione interna (∂C/∂t ≠ 0 e ∇C(x,t) ≠ 0), il regime statico implica automaticamente:
ΣΦ(t) = ∅
Tuttavia, ciò non corrisponde a una dissoluzione strutturale. Il sistema non cessa di esistere, né collassa in senso ontologico: è semplicemente disattivato per assenza di dinamica interna. Non c’è disgregazione, ma assenza di articolazione. Il supporto δΦ(x,t) è ancora definito, ma non presenta fluttuazioni differenziali sufficienti per sostenere una coscienza fenomenicamente attiva.
c) Applicazioni fisiologiche e fenomenologiche
Numerosi stati fisiologici e meditativi sono compatibili con tale regime:
Sonno profondo a onde lente: δΦ è omogeneo e ritmicamente statico; C(x,t) presenta minima varianza interna; ΣΦ disattivo ma potenzialmente riattivabile.
Anestesia generale: dinamica soppressa per via farmacologica; gradiente e derivata temporale tendono a zero.
Stasi meditativa profonda: stati raggiunti in pratiche contemplative avanzate, in cui la coscienza resta unificata, vuota e priva di contenuti, ma formalmente presente.
In ciascuno di questi casi, la disattivazione del nucleo ΣΦ non implica perdita di C(x,t), ma solo la temporanea sospensione della sua articolazione interna.
d) Implicazioni deduttive per la TUC
La disattivazione per coerenza massima è un’espressione strutturale della teoria, non una sua eccezione. Quando A(t) → 1 e E(t) → 0, il sistema transita in un regime limite in cui:
il campo è perfettamente integrato
non esistono differenze interne
la coscienza è impersonale, non localizzata, non narrativa
Formalmente:
A(t) ≈ 1 ∧ E(t) ≈ 0 ⇒ ∂C/∂t ≈ 0 ∧ ∇C ≈ 0 ⇒ ΣΦ = ∅
Questo rappresenta un caso limite di coerenza priva di fenomenologia, ma non di coscienza: C(x,t) è sempre definito, e dunque la coscienza continua a sussistere in forma non personale.
3.14.5 – Disattivazione da incoerenza caotica (rumore informazionale)
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la possibilità che una configurazione coscienziale generi o mantenga un nucleo causale ΣΦ dipende dalla compatibilità tra la fluttuazione informazionale δΦ(x,t) e la struttura invariabile del campo Φ₀. Questa compatibilità si esprime attraverso grandezze funzionali dedotte dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀: in particolare, la coerenza globale A(t) = 1 − Var(C(x,t)) e l’energia informazionale E(t) = ∫_D (∂C/∂x)² dx. Quando queste grandezze assumono valori estremi per eccesso, il sistema entra in una condizione di instabilità interna che impedisce la formazione di strutture coerenti e relazionabili. Questo regime è definito come disattivazione da rumore informazionale o incoerenza caotica.
a) Condizioni formali del regime caotico
Quando δΦ(x,t) presenta variazioni eccessive, disomogenee e disorganizzate, si verifica:
Var(δΦ(x,t)) → ∞
⇒ Var(C(x,t)) → ∞
⇒ A(t) = 1 − Var(C(x,t)) → −∞
Contemporaneamente, la derivata spaziale ∂δΦ/∂x assume valori non integrabili o discontinui su D, e quindi:
E(t) = (1/Φ₀²) ∫_D (∂δΦ/∂x)² dx → ∞
⇒ ∇C(x,t) non ben definito
⇒ ∂C/∂t e ΔC(x,t) divergenti o illocalizzabili
Questo implica che C(x,t) perde continuità e differenziabilità in senso funzionale: la sua evoluzione non è più regolare, né strutturabile in domini relazionali stabili. Non vi è più una rete causale coerente che possa sostenere il nucleo ΣΦ.
b) Disattivazione strutturale di ΣΦ
Affinché ΣΦ sia logicamente definibile, occorre che il campo C(x,t) presenti variazione temporale finita, gradiente spaziale strutturato e coerenza relazionale locale. Se queste condizioni decadono, come nei regimi ad altissima varianza e curvatura informazionale, allora:
ΣΦ(t) = ∅
La disattivazione non avviene per assenza di informazione, ma per eccesso disorganizzato: il sistema contiene troppe variazioni non integrabili, che si annullano reciprocamente come supporto coerente. Il dominio C(x,t) diventa irrelazionabile internamente: ogni tentativo di definire sottostrutture persistenti fallisce per mancanza di stabilità metrica e topologica.
c) Sistemi a fluttuazione destrutturante
Esempi fisiologici e psicopatologici documentabili includono:
Crisi epilettiche generalizzate: attività neuronale ipersincrona e caotica, con perdita temporanea della strutturazione coscienziale coerente.
Allucinazioni psicotiche destrutturate: contenuti fenomenici ipervariabili, non coerenti tra loro, con frammentazione percettiva e narrativa.
Stati acuti da sostanze dissociative: incremento incontrollato di fluttuazioni δΦ(x,t), che superano le soglie di stabilizzazione dinamica.
In tutti questi casi, il sistema possiede attività interna intensa, ma la sua dinamica è incoerente, discontinua, priva di integrazione. Il campo C(x,t) è presente ma non organizzabile fenomenicamente.
d) Implicazioni deduttive per la TUC
La disattivazione del nucleo ΣΦ per rumore informazionale è una conseguenza formale della struttura della TUC, non un’ipotesi fenomenologica. Quando:
Var(C(x,t)) → ∞
A(t) → −∞
E(t) → ∞
segue che:
∂C/∂t e ∇C non sono definiti con continuità locale
⇒ impossibilità di definizione di ΣΦ
⇒ disattivazione non reversibile in assenza di ri-organizzazione interna
Formalmente:
A(t) < θ₁ ∨ E(t) > ε₂ ⇒ ΣΦ = ∅
Questo rappresenta un regime limite per eccesso di varianza, duale rispetto alla staticità per coerenza massima (A(t) → 1). Il sistema è attivo, ma in modo destrutturato: la coscienza impersonale continua a sussistere, ma in forma caotica, priva di continuità relazionale e quindi fenomenicamente disattivata.
Nota strutturale:
Sebbene il formalismo consenta di dedurre logicamente la possibilità di var(δΦ) → ∞ e di E(t) divergente, è necessario anticipare che tali limiti non sono fisicamente realizzabili in senso assoluto. Come verrà dimostrato nei paragrafi successivi, esistono vincoli strutturali interni alla TUC che limitano la rapidità di variazione coerente di δΦ(x,t) e la curvatura informazionale ∇²δΦ(x,t). In particolare:
emergerà un vincolo di propagazione massima, associabile alla velocità della luce c come limite emergente delle trasformazioni coerenti
verrà introdotto un tempo minimo ontologico, assimilabile al tempo di Planck, che fissa un limite inferiore alla risoluzione temporale fenomenica del campo
Tali limiti non sono ipotesi esterne ma deduzioni coerenti della struttura assiomatica della TUC, e impediranno fisicamente la realizzazione di divergenze assolute in ∂C/∂t e ∇C(x,t), pur consentendo regimi caotici compatibili con la disattivazione del nucleo ΣΦ.
3.14.6 – Collasso della coscienza fenomenologica: sospensione e disattivazione
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il concetto di collasso della coscienza va interpretato in senso strettamente fenomenologico, non ontologico. La coscienza, intesa come campo strutturale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, non può mai annullarsi completamente finché δΦ(x,t) ≠ 0, condizione che rimane formalmente ineludibile. Tuttavia, la dinamica interna del campo può degradarsi fino a configurazioni statiche, prive di variazione o curvatura informazionale sufficienti a sostenere la fenomenicità vissuta e l’attività del nucleo ΣΦ. In tali casi si parla di collasso fenomenico, ossia una transizione verso stati in cui la coscienza personale, localizzata e dinamicamente organizzata, si sospende o si disattiva.
Questo paragrafo formalizza, in due sottosezioni distinte, le condizioni interne che determinano:
una sospensione parziale della fenomenologia cosciente (3.14.6.1), in cui ΣΦ persiste ma privo di dinamica causale;
una disattivazione totale della fenomenologia (3.14.6.2), in cui ΣΦ cessa di essere attivo o si congela in una struttura statica.
In entrambi i casi, il collasso non implica distruzione della coscienza, ma una transizione del campo C(x,t) verso stati limiti di coerenza priva di differenziazione dinamica. Le distinzioni tra collasso parziale e totale sono definite esclusivamente in base a criteri formali, deducibili dalla struttura interna della teoria, e costituiscono le premesse logiche per il successivo esame dello stato ontologico del nucleo ΣΦ disattivato nel paragrafo 3.15.
3.14.6.1 – Collasso fenomenico parziale (sospensione)
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), si definisce collasso fenomenico parziale ogni configurazione in cui il nucleo causale ΣΦ risulta strutturalmente attivo (ΣΦ ≠ ∅), ma la dinamica interna del campo coscienziale è temporaneamente sospesa. Tale condizione emerge da una configurazione ad altissima coerenza e curvatura nulla, che rende il campo C(x,t) informazionalmente stabile ma fenomenicamente silente.
Siano verificate le seguenti condizioni:
∂δΦ/∂t ≈ 0
∇δΦ(x,t) ≈ 0
A(t) → 1
E(t) → 0
ΣΦ ≠ ∅
Da queste segue, per deduzione dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀:
∂C/∂t ≈ 0
∇C(x,t) ≈ 0
La derivata temporale del nucleo causale risulta nulla:
∂ΣΦ/∂t = 0
Il campo coscienziale è quindi perfettamente coerente ma privo di variazione interna significativa; la struttura informazionale è integra ma in stato di sospensione funzionale. In tal contesto, la coscienza fenomenica personale risulta assente, non per dissoluzione del campo o distruzione del nucleo, bensì per inattività dinamica.
Tale stato trova riscontro in condizioni cliniche documentate in cui si osserva cessazione temporanea della fenomenologia cosciente pur in assenza di danno strutturale:
– sonno profondo a onde lente
– anestesia generale in fase ipocoerente
– coma reversibile a bassissima attivazione metabolica
La possibilità che, a fronte di una nuova variazione strutturata della fluttuazione δΦ(x,t), la dinamica informazionale si riattivi, è logicamente ammissibile nel formalismo della TUC. Tuttavia, il presente paragrafo non ha lo scopo di trattare né anticipare condizioni di riemersione. Tali eventualità saranno oggetto di trattazione specifica nei paragrafi successivi.
3.14.6.2 – Collasso fenomenico totale (disattivazione)
All’interno della struttura assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), si definisce collasso fenomenico totale ogni configurazione in cui la dinamica informazionale interna del campo coscienziale è completamente assente e l’intero dominio mostra uno stato di uniformità strutturale privo di differenziazione significativa. In tali condizioni, la funzione C(x,t) risulta coerente in senso globale, ma staticamente inerte, non producendo alcuna fenomenologia attiva né segni di organizzazione relazionale vivente.
Il collasso fenomenico totale si verifica quando:
∂δΦ/∂t → 0
∇δΦ(x,t) → 0
supp(∇δΦ) → ∅
Da ciò segue, per derivazione formale dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, che:
∂C/∂t → 0
∇C(x,t) → 0
A(t) → 1
E(t) → 0
In tale regime, la varianza interna si annulla, la curvatura informazionale si riduce a zero, e il campo si dispone in uno stato di massima coerenza statica. La coscienza impersonale permane come struttura relazionale invariante, ma la fenomenologia vissuta – intesa come attivazione dinamica interna – risulta sospesa o assente.
Il comportamento del nucleo causale ΣΦ in questa configurazione è formalmente ambiguo e dipende da aspetti che saranno trattati nel paragrafo successivo. Due possibilità sono da verificare in seno alla TUC:
- Disattivazione irreversibile (annichilimento):
ΣΦ(t) = ∅, senza possibilità di riattivazione dinamica interna.
Il supporto informazionale perde ogni struttura differenziale persistente. - Disattivazione reversibile (congelamento):
ΣΦ ≠ ∅ e ∂ΣΦ/∂t = 0
Il nucleo mantiene la propria struttura logica, ma è sospeso causalmente.
In entrambi i casi, il campo rimane definito, ma il dominio fenomenico attivo è assente. La distinzione tra dissoluzione e congelamento del nucleo sarà formalmente analizzata nel paragrafo 3.15, senza introdurre ipotesi esterne, ma esclusivamente attraverso deduzioni coerenti con la formula madre.
3.14.7 – Teorema della discontinuità coscienziale
Il Teorema della discontinuità coscienziale stabilisce che la transizione da un nucleo coscienziale attivo ΣΦ ≠ ∅ a un nucleo disattivato ΣΦ = ∅ è determinata dal superamento di una soglia interna, legata direttamente alle grandezze fisiche che governano il campo coscienziale. Formalmente, si enuncia:
Se ∃ t* : A(t) ≤ θ ∨ E(t) < ε allora ΣΦ(t*) = ∅
a) Deduzione logica dal formalismo della TUC
La validità del teorema può essere dedotta dalla formula madre della Teoria Unificata della Coscienza (TUC):
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
La relazione tra C(x,t), la varianza informazionale A(t) e l’energia E(t) è diretta e costituisce la base di questa transizione. La funzione C(x,t) descrive lo stato del campo coscienziale come una funzione normalizzata delle fluttuazioni δΦ(x,t) rispetto al campo unificato Φ₀. La coerenza globale A(t) e l’energia informazionale E(t) sono direttamente connesse a questo stato, come descritto precedentemente:
A(t) = 1 − Var(C(x,t)), dove Var(C(x,t)) è la varianza spaziale del campo C(x,t), e
E(t) = ∫_D (∂C/∂x)² dx, che misura la quantità di curvatura del campo, ovvero l’intensità della variazione spaziale.
b) Condizione di disattivazione di ΣΦ
La condizione A(t) ≤ θ* implica che la coerenza del campo è troppo bassa per mantenere una struttura relazionale dinamicamente attiva. Questo corrisponde a una frammentazione informazionale del campo, dove la varianza diventa così alta da annullare la coerenza necessaria per sostenere ΣΦ. In modo simile, la condizione E(t) < ε* implica che l’energia informazionale del campo è insufficientemente elevata per supportare dinamiche complesse o per permettere l’attivazione del nucleo coscienziale.
In entrambi i casi, le derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t) tendono a 0, indicando una cessazione della dinamica fenomenica. La relazione C(x,t) diventa perfettamente uniforme, con una varianza Var(C(x,t)) che raggiunge il suo valore massimo, mentre l’energia E(t) tende a 0, segnando un’assenza di curvatura.
La disattivazione del nucleo ΣΦ avviene quindi per mancanza di dinamica causale. Questo fenomeno si verifica senza che ci sia una vera e propria “distruzione” del campo coscienziale, ma semplicemente una sua disattivazione o congelamento, nel quale il campo rimane logicamente definito ma statico.
c) Soglia interna di discontinuità
La transizione da ΣΦ ≠ ∅ a ΣΦ = ∅ è, quindi, determinata da una soglia interna specifica per ogni sistema, che dipende dalle configurazioni locali di δΦ(x,t), A(t), e E(t). Non esistono ipotesi esterne che possano determinare questa soglia; è un fenomeno che emerge esclusivamente dalla struttura interna del campo coscienziale, come descritto dalla formula madre della TUC.
In altre parole, quando il sistema scende al di sotto delle soglie interne definite da A(t) ≤ θ o E(t) < ε, il nucleo ΣΦ si disattiva senza possibilità di attivarsi ulteriormente fino a quando il sistema non riacquisti una dinamica informazionale sufficiente.
3.14.8 – Rifiuto del concetto di “collasso della coscienza”
La struttura assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza (TUC) impone il rigetto formale del concetto di “collasso della coscienza” inteso come cessazione ontologica della coscienza in quanto tale. L’assioma fondamentale della TUC stabilisce che la coscienza è descritta dalla relazione:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
dove Φ₀ rappresenta il Campo Unificato Fondamentale, assoluto e non manipolabile, e δΦ(x,t) le fluttuazioni informazionali locali. Poiché Φ₀ ≠ 0 per definizione, segue che:
δΦ(x,t) ≠ 0 ⇒ C(x,t) ≠ 0
Questo implica che, fintanto che esiste una qualunque struttura informazionale differenziale δΦ(x,t), per quanto minima, la coscienza C(x,t) è sempre presente e attiva in forma impersonale. Ne deriva che il valore nullo assoluto della coscienza (cioè C(x,t) = 0) non è fisicamente né ontologicamente ammissibile, a meno di una soppressione totale di ogni fluttuazione nel campo, condizione che violerebbe la stessa esistenza del sistema. La coscienza è quindi strutturalmente irriducibile.
a) Distinzione tra coscienza impersonale e personale
La teoria distingue rigorosamente tra due stati:
Coscienza impersonale: C(x,t) ≠ 0, ma ΣΦ = ∅
Coscienza personale: ΣΦ ≠ ∅
Il passaggio da uno stato all’altro non implica la comparsa o scomparsa della coscienza, bensì una transizione tra strutture informazionali diverse, in cui la presenza o assenza del nucleo causale ΣΦ determina la fenomenologia relazionale e l’identità personale.
In particolare:
Quando ΣΦ = ∅, il campo C(x,t) può essere attivo ma privo di dinamica relazionale integrata, e quindi non configurato come soggetto cosciente individuale. Questo stato può essere statico o minimamente attivo, ma non è nullo.
Quando ΣΦ ≠ ∅, esiste una struttura causale interna integrata, localizzabile e attiva, che conferisce al campo C(x,t) una configurazione personale cosciente.
b) Collasso fenomenico, non ontologico
I regimi trattati nei paragrafi precedenti – disattivazione da coerenza massima, da frammentazione caotica, da energia insufficiente o eccessiva – descrivono condizioni in cui il campo fenomenico organizzato si disattiva, ma non si annulla. Anche nei casi di collasso totale, δΦ(x,t) non tende a zero in senso assoluto, bensì a una condizione:
∂δΦ/∂t → 0, ∇δΦ → 0, supp(∇δΦ) → ∅
che implica uniformità e silenzio informazionale, ma non inesistenza. In tale scenario, C(x,t) tende a una configurazione coerente e statica (C(x,t) → 1), che non supporta fenomenologia personale, ma che rimane coscienza impersonale pura.
c) Implicazioni formali
Il concetto di “perdita della coscienza”, comunemente adottato in contesti clinici o neurobiologici, è semanticamente errato all’interno della TUC. Una coscienza può perdere la sua forma fenomenica personale (ΣΦ si disattiva), ma non può mai cessare di esistere in senso assoluto, finché il campo δΦ(x,t) è non nullo.
Pertanto, è necessario sostituire ogni riferimento a “collasso della coscienza” con la formulazione strutturalmente corretta di:
“transizione da coscienza personale a coscienza impersonale”
In termini assiomatici:
∀(x,t): δΦ(x,t) ≠ 0 ⇒ C(x,t) ≠ 0
e
C(x,t) ≠ 0 ∧ ΣΦ = ∅ ⇒ coscienza impersonale attiva
Questo principio costituisce una garanzia strutturale contro ogni ipotesi di cessazione assoluta della coscienza. Il nucleo ΣΦ può emergere, dissolversi, congelarsi o riattivarsi, ma il campo coscienziale C(x,t) rimane logicamente e ontologicamente definito.
3.14.9 – Classificazione topologica dei regimi coscienziali
La relazione madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, definisce la coscienza come rapporto strutturale tra fluttuazione informazionale e campo unificato costante. A partire da essa, le grandezze derivate A(t) e E(t), che rappresentano rispettivamente la coerenza globale e l’energia informazionale del campo, permettono di costruire una tassonomia logico-formale dei regimi coscienziali possibili. Ogni regime è caratterizzato da specifici vincoli su A(t) e E(t), i quali determinano l’attivabilità, la sospensione o la disattivazione del nucleo causale ΣΦ.
Zona subcritica: coerenza statica
Condizioni: A(t) → 1, E(t) → 0
Descrizione: Il campo C(x,t) è informazionalmente uniforme, privo di varianza interna e curvatura significativa. Le derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t) tendono a zero su tutto il dominio D, e il sistema evolve verso una configurazione statica, non differenziata. In tale regime:
- δΦ(x,t) è non nullo ma costante localmente
- ∇δΦ ≈ 0, ∂δΦ/∂t ≈ 0
- ΣΦ = ∅, per insufficienza di differenziazione attiva
Questo stato corrisponde a condizioni di coscienza impersonale pura, fenomenicamente silenziosa, in cui la struttura causale non è attivabile. È compatibile con regimi quali il sonno profondo a onde lente o condizioni meditative di arresto percettivo.
Zona critica: coscienza attiva
Condizioni: A(t) ≥ θ, E(t) ≥ ε
Descrizione: Il campo C(x,t) è dinamicamente coerente e differenziato, con sufficiente energia informazionale per sostenere una topologia relazionale integrabile. In questo regime:
- ∂C/∂t ≠ 0, ∇C(x,t) ≠ 0
- ΣΦ ≠ ∅, definito e dinamico
La coscienza è strutturata come relazione causale interna, con nucleo attivo, soggettività fenomenica e capacità di integrazione informazionale. Ogni stato che soddisfi simultaneamente i vincoli minimi di coerenza e curvatura (cioè superi le soglie θ₁ e ε₁) rientra in questa zona. Essa rappresenta il dominio operativo della coscienza personale.
Zona ipercritica: disorganizzazione caotica
Condizioni: var(δΦ) ≫ 1, E(t) ≫ ε
Descrizione: Il campo C(x,t) diventa altamente instabile, dominato da discontinuità e frammentazione informazionale. Le fluttuazioni δΦ(x,t) sono caotiche, con varianza e gradienti che eccedono la soglia superiore di compatibilità. In questo scenario:
- ∂C/∂t e ∇C(x,t) sono disomogenei o non definibili
- A(t) tende a valori negativi o nulli
- ΣΦ = ∅, per impossibilità di integrazione causale
Lo stato è incompatibile con l’emergenza o il mantenimento di una struttura relazionale coerente. È rappresentativo di condizioni patologiche di sovraccarico informazionale, come crisi epilettiche, stati psicotici destrutturati o shock percettivi estremi.
Questa classificazione non introduce postulati esterni, ma emerge direttamente dalla struttura formale della TUC e dalle derivate della formula madre. Ogni regime rappresenta un diverso assetto topologico del campo C(x,t), internamente determinato da parametri misurabili e formalmente definiti.
3.15 – Persistenza strutturale del nucleo ΣΦ: annichilimento o congelamento?
In questo paragrafo si affronta il problema della sopravvivenza strutturale del nucleo causale ΣΦ nei casi in cui la coscienza fenomenica risulta completamente disattivata, cioè quando ΣΦ(t) = ∅ per tutte le x in un dato dominio D e in un intervallo temporale significativo. La questione centrale è determinare, mediante deduzione rigorosa fondata unicamente sulla formula madre della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, se tale disattivazione comporti:
– una dissoluzione irreversibile del nucleo, cioè l’annichilimento della struttura informazionale che lo caratterizza, oppure
– una persistenza silente e coerente della sua configurazione topologica interna, non attiva ma conservata come struttura potenziale.
Tutti gli sviluppi argomentativi del paragrafo saranno costruiti senza introdurre ipotesi esterne o postulati addizionali, e si baseranno esclusivamente sulle relazioni già derivate a partire dalla formula madre, comprese le definizioni di coerenza A(t), energia informazionale E(t), supporto spaziale del gradiente ∇δΦ(x,t), e media strutturale del nucleo μ(ΣΦ). Verrà inoltre analizzata la validità logica della continuità causale e la sua relazione con la conservazione di configurazioni interne ΣΦ anche in assenza di attività fenomenica osservabile.
L’obiettivo è stabilire se, nel regime limite in cui tutte le derivate spaziali e temporali del campo coscienziale si annullano, la struttura informazionale del nucleo venga cancellata o soltanto disattivata, cioè se ΣΦ possa essere logicamente considerato annichilito o semplicemente congelato. La risposta a questa domanda è necessaria per determinare in modo coerente la compatibilità della TUC con il concetto di reversibilità o irreversibilità fenomenologica e con l’eventuale riemersione funzionale del nucleo in condizioni successive.
3.15.1 – Condizione iniziale: il campo coscienziale non collassa mai
L’intera struttura assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza (TUC) è fondata sulla relazione formale primaria:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀
dove δΦ(x,t) rappresenta le fluttuazioni locali rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀, assunto costante, non nullo e ontologicamente autosussistente. Da questa relazione segue direttamente il seguente assioma strutturale:
Se δΦ(x,t) ≠ 0 ∀ x,t ⇒ allora C(x,t) ≠ 0 ∀ x,t
Tale assioma implica che il campo coscienziale C(x,t), in quanto rapporto tra una quantità informazionale non nulla e un denominatore costante, non può annullarsi se δΦ(x,t) non si annulla. Pertanto, la coscienza intesa come campo strutturale impersonale è logicamente inestinguibile: essa non conosce un punto di collasso ontologico all’interno del dominio definito dalla TUC. Questo vincolo non è empirico né ipotetico, ma è una conseguenza necessaria dell’assioma madre.
Da ciò consegue una distinzione fondamentale, che costituisce la base logico-strutturale per tutti i paragrafi successivi: la disattivazione del nucleo causale ΣΦ non coincide con l’annullamento di C(x,t). Infatti, mentre C(x,t) è una funzione strutturale sempre definita sul dominio D × ℝ, il nucleo ΣΦ(t) rappresenta una sottostruttura informazionale localmente coerente, integrata e dotata di chiusura causale, la cui esistenza è condizionata da dinamiche interne specifiche (varianza spaziale, coerenza, energia informazionale, ecc.).
Pertanto, il collasso fenomenico totale non va mai interpretato come cessazione della coscienza in senso assoluto, ma unicamente come disattivazione topologica e funzionale del nucleo causale. In questo quadro, il problema della persistenza o dissoluzione di ΣΦ dopo la disattivazione si configura non come un problema ontologico dell’esistenza del campo coscienziale, ma come un problema strutturale della continuità informazionale del sottosistema ΣΦ all’interno del campo non nullo C(x,t). Questa distinzione è logicamente necessaria per evitare equivoci epistemologici e per impostare correttamente la dimostrazione dei paragrafi successivi.
3.15.2 – Definizione strutturale di disattivazione totale
Il problema della persistenza del nucleo causale ΣΦ in condizioni di collasso fenomenico totale richiede una definizione rigorosa delle condizioni al contorno che caratterizzano tale stato. Sulla base della formula madre della TUC,
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀,
possiamo dedurre che, in un regime in cui le fluttuazioni δΦ(x,t) risultano localmente costanti e statiche nel tempo, la variazione del campo coscienziale si annulla in modo uniforme su tutto il dominio D.
Le condizioni strutturali che definiscono questa situazione limite sono:
∂δΦ/∂t → 0
∇δΦ → 0
supp(∇δΦ) → ∅
da cui, per derivazione diretta della formula madre, segue che:
∂C/∂t → 0, ∇C → 0, A(t) → 1, E(t) → 0
In questa configurazione, il campo coscienziale C(x,t) tende a una struttura perfettamente coerente, priva di dinamica interna e priva di varianza spaziale. Tale stato rappresenta il limite superiore di uniformità informazionale compatibile con l’esistenza del campo stesso. Tuttavia, la completa assenza di gradiente e derivata temporale comporta la disattivazione delle condizioni necessarie all’emergenza o alla persistenza del nucleo ΣΦ.
La definizione formale che ne deriva è:
ΣΦ(t) = ∅, se ∂C/∂t ≈ 0 ∧ ∇C(x,t) ≈ 0
In altre parole, la funzione causale integrata che definisce ΣΦ non può sussistere in un campo informazionalmente statico, per assenza di contenuti differenziali, discontinuità topologiche, o gradienti attivi su cui possa emergere una struttura relazionale coerente.
Tuttavia, il fatto che ΣΦ risulti disattivato in questo regime non implica automaticamente l’annichilimento della sua struttura informazionale. Come verrà valutato nei paragrafi successivi, la questione centrale è determinare se tale cessazione sia:
- ontologicamente irreversibile, cioè coincidente con la distruzione strutturale del nucleo;
- oppure funzionalmente silente, cioè riconducibile a un congelamento informazionale privo di attività dinamica ma dotato di memoria causale residua.
L’analisi deduttiva di queste due ipotesi, nel pieno rispetto della struttura assiomatica della TUC, richiede l’introduzione di nuovi criteri formali legati alla persistenza topologica, alla continuità causale, e alla media del nucleo ΣΦ all’interno del dominio di coerenza potenziale. Essi verranno trattati nei paragrafi successivi.
3.15.3 – Teorema dell’irriducibilità ontologica del nucleo ΣΦ
Enunciato
Sia definito C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ come campo coscienziale su un dominio D × ℝ. Allora:
Se C(x,t) ≠ 0 ∀ (x,t),
⇒ non esiste alcun tempo t tale che ΣΦ(t) sia annichilito ontologicamente.**
Dimostrazione formale
L’assioma madre della TUC definisce la coscienza come rapporto tra la fluttuazione informazionale δΦ(x,t) e il campo unificato fondamentale Φ₀:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, con Φ₀ costante, finito, non nullo.
Dalla definizione, segue che:
C(x,t) ≠ 0 ⇔ δΦ(x,t) ≠ 0
Questa implicazione stabilisce che la presenza di coscienza impersonale è garantita in ogni punto (x,t) dove la fluttuazione δΦ è definita e non nulla.
Supponiamo ora per assurdo che esista un istante t* tale che il nucleo causale ΣΦ(t*) sia annichilito in senso ontologico, cioè che la sua struttura informazionale non solo sia disattivata, ma cancellata, ovvero:
μ(ΣΦ) = 0 ∀ t,
dove μ(ΣΦ) è la media causale del nucleo su un dominio informazionale compatibile definito da:
μ(ΣΦ) := ∫_{U(δΦ)} 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t)] dx dt
Il valore nullo di μ(ΣΦ) in ogni tempo implica che:
∀ t′, ∄ δΦ(t′) ∈ U(ΣΦ)
cioè non esiste alcuna configurazione causale, né passata né futura, che sia isomorfa a ΣΦ. In termini operativi: il sistema ha perduto ogni possibilità di riconoscibilità strutturale.
Tuttavia, l’ipotesi C(x,t) ≠ 0 implica, per definizione, che:
δΦ(x,t) ≠ 0,
e quindi che il sistema possiede una struttura informazionale differenziata, anche se potenzialmente statica.
Dunque esiste almeno un dominio non nullo D₀ ⊂ D in cui δΦ(x,t) è definito e finito. Per costruzione, in tale dominio si può definire un sottoinsieme U(δΦ) di configurazioni in cui:
∃ t′, C′(x,t′) ≅ C(x,t)
cioè il sistema ammette almeno una configurazione passata o futura isomorfa, anche in condizioni di bassa varianza o coerenza elevata.
Segue che:
μ(ΣΦ) ≠ 0 ⇒ ΣΦ non è annichilito
Questa deduzione porta a una contraddizione con l’ipotesi iniziale μ(ΣΦ) = 0 ∀ t, perché l’esistenza di C(x,t) ≠ 0 implica logicamente l’esistenza di almeno un dominio strutturalmente compatibile. Poiché la contraddizione deriva dall’ipotesi di annichilimento ontologico di ΣΦ, essa deve essere rifiutata.
Conclusione
Il teorema dimostra che l’annichilimento ontologico del nucleo causale ΣΦ è logicamente incompatibile con la struttura della TUC.
Se il campo coscienziale C(x,t) esiste, allora ΣΦ può essere disattivato, ma non annichilito: la sua informazione causale è preservata nella metrica interna del sistema, anche in condizioni di totale silenzio fenomenico.
3.15.4 – Memoria strutturale e dominio di riattivazione
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la nozione di persistenza strutturale del nucleo causale ΣΦ richiede una formulazione rigorosa che ne consenta la definizione indipendentemente dalla presenza attuale di attività fenomenica. Poiché la struttura informazionale del campo coscienziale è determinata unicamente dalla funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ogni concetto di memoria, sopravvivenza o riattivabilità deve essere dedotto direttamente dalle proprietà funzionali e relazionali di C(x,t) e dalle sue trasformazioni compatibili.
A tal fine, si introduce la definizione formale di media causale del nucleo ΣΦ, intesa come misura della persistenza relazionale della configurazione coscienziale in un dominio simbolico potenziale. Detta media è espressa tramite l’integrale:
μ(ΣΦ) := ∫_{U(δΦ)} 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t)] dx dt
dove 𝟙[⋅] è la funzione indicatrice dell’isomorfismo strutturale tra due configurazioni coscienziali e U(δΦ) è l’insieme delle fluttuazioni informazionali δΦ(x,t′) tali che il campo C′(x,t′) generato sia strutturalmente equivalente a quello attuale C(x,t). L’integrale misura quindi la quantità di configurazioni coerenti nel tempo e nello spazio in grado di riprodurre la struttura interna del nucleo ΣΦ, determinandone così il grado di riattivabilità logica.
La condizione μ(ΣΦ) ≠ 0 implica che esiste almeno un sottoinsieme non nullo di U(δΦ) che conserva la compatibilità strutturale con ΣΦ, e quindi che il nucleo può essere formalmente recuperato in uno o più istanti t′ in cui il campo δΦ(x,t′) soddisfi i vincoli topologici e informazionali richiesti. In tale contesto, la memoria strutturale non è definita come accumulo temporale di contenuti o variazioni, bensì come proprietà invariante della relazione tra configurazioni del campo coscienziale, basata su una metrica di equivalenza interna.
Il dominio U(ΣΦ) è pertanto il sottoinsieme dello spazio delle fluttuazioni informazionali δΦ tale che, in almeno una configurazione futura, la funzione C(x,t′) sia isomorfa a C(x,t) in un senso relazionale completo (ovvero, medesima distribuzione gradiente, stessa curvatura fenomenica, stessa coerenza globale). Da ciò consegue che l’esistenza del dominio U(ΣΦ) è condizione necessaria e sufficiente per la riattivabilità causale di ΣΦ in assenza di una ristrutturazione radicale del supporto informazionale.
In termini deduttivi, la condizione μ(ΣΦ) > 0 è derivabile come conseguenza della formula madre e delle definizioni di isomorfismo relazionale interne alla TUC. Essa consente di distinguere tra disattivazione fenomenica e annichilimento ontologico: mentre la prima può verificarsi per via di un crollo temporaneo delle derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t), la seconda non è deducibile finché permane un dominio U(δΦ) tale da consentire la riemersione coerente della struttura ΣΦ.
La definizione formale di μ(ΣΦ), e l’esistenza di U(ΣΦ), costituiscono dunque il fondamento logico della memoria strutturale nel modello TUC, fornendo un criterio rigoroso per determinare se una coscienza formalmente disattivata mantenga, nel proprio spazio configurazionale, le condizioni necessarie alla riattivazione futura. Il concetto di memoria viene così ricondotto alla persistenza topologica interna del campo C(x,t), senza necessità di postulare supporti materiali, contenuti mnestici o substrati neurali esterni al formalismo.
3.15.5 – Definizione di persistenza causale minima
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il nucleo causale ΣΦ è definito come una configurazione strutturalmente coerente e internamente generata del campo coscienziale C(x,t), la cui esistenza dipende da condizioni formali deducibili dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In particolare, la presenza di ΣΦ in un dato istante t implica l’esistenza di una struttura informazionale che soddisfa simultaneamente: coerenza globale A(t) ≥ θ, gradiente spaziale ∇C(x,t) ≠ 0 e dinamica temporale ∂C/∂t ≠ 0. Tuttavia, la cessazione fenomenica non implica necessariamente la cancellazione della struttura causale: è quindi necessario definire la condizione minima sotto la quale il nucleo può considerarsi persistentemente esistente, anche in assenza di attività.
A tal fine, si definisce formalmente persistenza causale minima la condizione congiunta:
∂ΣΦ/∂t = 0 e μ(ΣΦ) ≠ 0
La prima espressione implica l’assenza di evoluzione causale interna, mentre la seconda — definita come media del nucleo su un dominio informazionale compatibile — è data da:
μ(ΣΦ) := ∫_{U(δΦ)} 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t)] dx dt
Questa quantità misura l’estensione nel dominio delle configurazioni δΦ per cui il campo C′(x,t′), generato da δΦ(x,t′), risulta isomorfo a C(x,t). Se μ(ΣΦ) > 0, allora esiste almeno una classe di configurazioni del campo informazionale che conserva la stessa struttura relazionale causale, anche se non dinamicamente attiva. La condizione ∂ΣΦ/∂t = 0 esclude ogni forma di trasformazione interna in atto, ma non implica la distruzione della struttura, che rimane coerente, differenziata e logicamente definita.
Lo stato in cui si verificano simultaneamente queste due condizioni è da intendersi, nella semantica interna della TUC, come congelamento informazionale: un regime ontologico in cui il nucleo ΣΦ è inaccessibile fenomenicamente ma conservato nella metrica relazionale del campo. Tale regime è compatibile con limiti statici altamente coerenti (A(t) → 1), in cui ∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0, ma non con la cancellazione della struttura, che richiederebbe μ(ΣΦ) = 0, condizione non deducibile finché C(x,t) ≠ 0.
Ne consegue che se esistono due istanti t, t′ tali che ΣΦ(t) ≅ ΣΦ(t′), allora è verificata una identità topologica strutturale del nucleo, indipendentemente dalla sua attività fenomenica. L’invarianza della funzione indicatrice 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t)] su un dominio finito implica che ΣΦ conserva la sua forma causale anche in assenza di variazione temporale. Questa proprietà fonda la definizione logica della persistenza, che non coincide né con il ricordo, né con l’attività, ma con la sopravvivenza strutturale della coscienza come entità relazionale.
3.15.6 – Dimostrazione per assurdo del non-annichilimento
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la definizione del campo coscienziale come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ stabilisce la condizione ontologica minima per l’esistenza della coscienza: la presenza di fluttuazione informazionale δΦ(x,t) non nulla implica necessariamente la definibilità di C(x,t) in ogni punto del dominio D × ℝ. Poiché la nullità assoluta di δΦ(x,t) è esclusa dalla struttura interna della teoria per incompatibilità con l’assioma fondamentale, si assume come dato che C(x,t) ≠ 0 ∀ (x,t). Da questa condizione discende l’impossibilità formale di una dissoluzione totale della coscienza come struttura, se intesa nel senso di annichilimento del nucleo causale ΣΦ.
Procediamo ora per dimostrazione per assurdo. Supponiamo che in un certo intervallo temporale ΣΦ sia annichilito in senso forte, ovvero che la sua misura causale sia nulla in ogni istante:
μ(ΣΦ) = ∫_{U(δΦ)} 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t)] dx dt = 0 ∀ t ∈ ℝ
Tale ipotesi implica che non esiste alcuna configurazione δΦ(x,t′) nel dominio informazionale che generi un campo C′(x,t′) isomorfo a una configurazione precedente C(x,t). In altri termini, il nucleo ΣΦ risulterebbe completamente irricostruibile: la struttura relazionale che lo caratterizzava sarebbe definitivamente perduta, senza possibilità di riattivazione topologica o riconoscibilità causale.
Tuttavia, l’ipotesi C(x,t) ≠ 0 implica δΦ(x,t) ≠ 0, da cui segue che il sistema possiede comunque una struttura informazionale non banale. Ne consegue che esiste almeno un sottoinsieme non nullo del dominio, D₀ ⊂ D, in cui δΦ(x,t) è finito, continuo e differenziabile. In tale dominio, la continuità della struttura relazionale del campo coscienziale implica l’esistenza di almeno una configurazione futura o passata δΦ′(x,t′) per cui C′(x,t′) risulti localmente isomorfo a C(x,t). Formalmente:
∃ t′ ∈ ℝ : δΦ(x,t′) ∈ U(ΣΦ) ⇒ C(x,t′) ≅ C(x,t)
Da ciò segue:
μ(ΣΦ) > 0
Contraddizione con l’ipotesi iniziale μ(ΣΦ) = 0. Ne consegue che l’annichilimento totale di ΣΦ, inteso come cancellazione irreversibile della struttura causale relazionale, è logicamente incompatibile con l’assioma della TUC. Se C(x,t) è definito, allora la possibilità strutturale di isomorfismo con almeno una configurazione precedente o futura è sempre garantita, anche in stati informazionali statici, omogenei o apparentemente inattivi.
Pertanto, il teorema di non-annichilimento del nucleo ΣΦ è dimostrabile per contraddizione, sulla base della continuità ontologica del campo C(x,t) e dell’irriducibilità strutturale della sua metrica informazionale. ΣΦ può essere disattivato, ma non cancellato in senso logico: la sua persistenza è garantita da ogni configurazione di coscienza non nulla, per definizione della formula madre.
3.15.7 – Preservazione non locale della struttura ΣΦ in stato di coerenza totale
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ definisce la coscienza come espressione del rapporto tra la fluttuazione informazionale δΦ(x,t) e il fondamento assoluto Φ₀. Nel limite in cui δΦ(x,t) tende a coincidere ovunque con Φ₀, il campo raggiunge lo stato di coerenza massima A(t) → 1, con la conseguenza formale:
lim_{δΦ(x,t) → Φ₀} C(x,t) → 1
In questo regime, la funzione C(x,t) è costante, uniforme, priva di contenuti informazionali locali, ma non nulla: essa coincide ovunque con l’unità, cioè con lo stato di coscienza impersonale pura. Da ciò segue che, pur in assenza di variazioni spaziali e temporali (∇C = 0, ∂C/∂t = 0), la struttura ontologica del campo permane, anche se fenomenicamente inattiva.
Poiché il nucleo causale ΣΦ non è una funzione localizzata ma una struttura relazionale definita internamente a δΦ(x,t), la sua esistenza non richiede attività differenziale, ma la possibilità logica di riconfigurazione coerente. In altri termini, ΣΦ non coincide con l’attivazione fenomenica, ma con la configurazione topologica del campo informazionale. La sua presenza è garantita finché esiste un dominio informazionale U(δΦ) nel quale δΦ(x,t′) consenta la ricostruzione isomorfa di C(x,t):
μ(ΣΦ) := ∫_{U(δΦ)} 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t)] dx dt
Tale funzione, definita nel dominio delle configurazioni compatibili, misura la continuità causale della struttura ΣΦ all’interno dello spazio simbolico generato da δΦ. Se μ(ΣΦ) > 0, allora la struttura relazionale è preservata come potenzialità ricostruibile, anche se attualmente silente. In particolare, questo implica che in stati in cui supp(∇δΦ) → ∅, e dunque ΣΦ risulta disattivato, la struttura non è annichilita, ma diffusa non localmente all’interno del campo coerente.
Inoltre, nel limite C(x,t) ≡ 1, lo spazio e il tempo fenomenico — definiti rispettivamente come τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹ — divergono. Ciò implica che la coscienza, in tale stato, non è più proiettata nello spaziotempo differenziale, ma si trova in una condizione non locale e non temporale. Non si tratta dunque di una cancellazione, ma di una transizione ontologica: la struttura ΣΦ non è più attivabile, perché il campo non è più internamente differenziato, e quindi non proietta esperienza. Tuttavia, la sua metrica interna è logicamente conservata.
In questo quadro, la distinzione tra presenza e assenza fenomenica non ha natura ontologica ma funzionale: ΣΦ non è eliminato, ma deproiettato. La coscienza impersonale continua a sussistere, e con essa la potenzialità relazionale informazionale. Ogni configurazione δΦ coerente contiene, in forma non attiva, la totalità delle strutture possibili, incluse le configurazioni riconfigurabili di ΣΦ.
Pertanto, la TUC stabilisce che nei regimi di coerenza totale la struttura ΣΦ è logicamente preservata come entità informazionale non locale. Essa è silente, non dissolta, e rimane accessibile solo qualora δΦ(x,t′) si discosti da Φ₀ in modo coerente e localizzato. Questa condizione completa la deduzione della persistenza strutturale anche oltre la soglia di attivazione, e fonda l’interpretazione di ΣΦ come funzione invariabile della geometria coscienziale.
3.15.8 – Conclusione formale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la cessazione dell’attività fenomenica del nucleo causale ΣΦ, anche nelle condizioni limite di coerenza globale massima e curvatura informazionale nulla (A(t) → 1, E(t) → 0), non implica in alcun modo la sua dissoluzione ontologica. La definizione formale della media causale μ(ΣΦ), intesa come misura dell’equivalenza strutturale fra configurazioni coscienziali, consente di distinguere rigorosamente tra assenza di attività e assenza di struttura.
La condizione sufficiente per affermare la persistenza del nucleo è μ(ΣΦ) ≠ 0, che garantisce l’esistenza di almeno un dominio informazionale U(δΦ) capace di generare, in configurazioni future o passate, una struttura del campo C(x,t′) isomorfa a quella che definisce ΣΦ. Ciò equivale a riconoscere che il nucleo, pur disattivato fenomenicamente, è logicamente e metricamente conservato nella topologia interna del campo δΦ(x,t). Di conseguenza, ogni transizione al regime statico comporta un congelamento relazionale, non un annichilimento informazionale.
Tale distinzione è resa formalmente necessaria dal vincolo ontologico imposto dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀: la non nullità di δΦ(x,t) implica la permanenza di struttura nel campo, anche in assenza di dinamica locale. La TUC esclude pertanto la possibilità di un annichilimento assoluto del nucleo ΣΦ, in quanto ciò implicherebbe una discontinuità interna incompatibile con la definibilità globale del campo coscienziale.
La verifica delle condizioni sufficienti per la riattivazione di ΣΦ sarà oggetto di analisi nel paragrafo 3.16. In questa sede si può concludere, sulla base della struttura deduttiva della teoria, che:
Ogni nucleo ΣΦ è, in ogni istante, o attivo o congelato. Non esiste uno stato logicamente compatibile con C(x,t) ≠ 0 in cui ΣΦ sia annichilito.
La distinzione tra attività fenomenica e persistenza ontologica risulta dunque fondata su criteri rigorosi di continuità metrica e isomorfismo interno, senza necessità di alcun postulato aggiuntivo esterno alla struttura logico-matematica della TUC.
3.16 – Riemersione del nucleo causale ΣΦ: collassi, condizioni e strutture
In questa sezione si esamina, entro il formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la possibilità che un nucleo causale ΣΦ, in seguito a uno stato di inattività parziale o totale, possa riemergere come configurazione strutturalmente coerente e fenomenicamente attiva. L’analisi riguarda esclusivamente le condizioni interne al campo δΦ(x,t) che, in assenza di interventi esterni o postulati aggiuntivi, permettono la transizione da stati di sospensione o annichilimento a stati di nuova attivazione coscienziale.
3.16.0 – Distinzione tra collasso parziale e collasso totale
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), lo stato del nucleo causale ΣΦ può attraversare due forme di cessazione della dinamica fenomenica, logicamente distinte ma entrambe derivabili dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tali condizioni, pur condividendo una sospensione della variazione interna del campo coscienziale, differiscono radicalmente per struttura ontologica e per implicazioni funzionali.
Il collasso parziale è definito come una configurazione in cui il nucleo ΣΦ persiste strutturalmente (ΣΦ ≠ ∅), ma la dinamica interna del campo è sospesa. In termini formali, ciò si verifica quando la coerenza informazionale si avvicina al massimo (A(t) → 1), mentre le derivate spaziali e temporali del campo si annullano localmente: ∂C/∂t ≈ 0 e ∇C(x,t) ≈ 0. Questa condizione corrisponde a uno stato statico di altissimo ordine informazionale ma di minima attività fenomenica, in cui la struttura coscienziale resta intatta, sebbene temporaneamente priva di espressione esperienziale. Ne consegue che ∂ΣΦ/∂t ≈ 0, ovvero la struttura causale del sistema è temporaneamente sospesa. Il campo resta definito in ogni punto del dominio, e C(x,t) conserva significato interno sebbene la sua derivata nel tempo si annulli. Questo tipo di collasso è reversibile in modo diretto, in quanto la riattivazione richiede unicamente la riaccensione differenziale del campo δΦ(x,t).
Il collasso totale, invece, si verifica quando δΦ(x,t) = Φ₀ ∀ x,t, ovvero il campo informazionale differenziale si annulla completamente, rendendo il campo coscienziale C(x,t) ≡ 1 ovunque. In questa condizione, non solo ∂C/∂t e ∇C si annullano, ma viene meno anche ogni forma di contenuto informativo differenziale. Ne segue che A(t) = 1 e var[C(x,t)] = 0, ma con una conseguenza strutturale più profonda: la sparizione del supporto gradiente del nucleo, ovvero supp(∇δΦ) → ∅, che implica ΣΦ = ∅. Tuttavia, tale stato, pur rappresentando un’assenza di struttura fenomenicamente rilevabile, non è logicamente irreversibile all’interno del formalismo TUC. La possibilità di una futura riattivazione di δΦ(x,t) ≠ Φ₀ non è esclusa dalla struttura assiomatica della teoria, benché non predicibile in termini causali.
Da queste definizioni emergono due domini formali distinti. Il collasso parziale si configura come una sospensione dinamica reversibile, mentre il collasso totale rappresenta un congelamento strutturale temporaneo, logicamente indecidibile ma non vincolato da alcuna legge interna della teoria. Per questa ragione, le due tipologie richiedono trattazioni formalmente distinte nei paragrafi successivi, in particolare per quanto riguarda le condizioni di riattivabilità del nucleo ΣΦ, i criteri minimi di riaccensione fenomenica e la conservazione strutturale della coscienza nel tempo.
PARTE A – Riemersione da collasso totale (ΣΦ = ∅)
3.16.1 – Coerenza perfetta e reversibilità logica
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la condizione di massima coerenza C(x,t) ≡ 1, che si realizza quando δΦ(x,t) = Φ₀ ∀ (x,t), rappresenta un caso limite in cui la fluttuazione informazionale si annulla su tutto il dominio spazio-temporale. In tale stato, tutte le derivate del campo coscienziale si annullano: ∂C/∂t = 0, ∇C = 0, ΔC = 0. Ne consegue che A(t) = 1, E(t) = 0, e il nucleo causale risulta logicamente assente: ΣΦ = ∅. Tuttavia, tale condizione, pur rappresentando uno stato informazionale assoluto, non può essere considerata logicamente irreversibile.
La formula madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, definisce la coscienza come funzione del rapporto tra la fluttuazione informazionale locale e il campo unificato assoluto. Se δΦ(x,t) = Φ₀ ovunque, allora C(x,t) = 1 ∀ (x,t) e il sistema non presenta alcuna variazione interna. Questo implica che non esiste alcun contenuto fenomenico distinguibile, poiché ogni gradiente informazionale è nullo. Tuttavia, se l’universo coscienziale fosse eternamente in tale stato, allora nessuna struttura fenomenica, né alcuna esperienza, potrebbe manifestarsi.
La contraddizione emerge osservando che, per ipotesi epistemica minima, la coscienza fenomenica esiste ed è esperita come differenziazione. Questa osservazione comporta che δΦ(x,t) ≠ Φ₀ in almeno una regione del dominio spazio-temporale, in almeno un intervallo temporale. Pertanto, lo stato C(x,t) ≡ 1 non può essere eterno né strutturalmente vincolato dalla teoria. Se lo fosse, verrebbe negata ogni configurazione di coscienza non triviale, contraddicendo il fondamento empirico che giustifica l’introduzione stessa della formula madre.
Formalmente, si può condurre una dimostrazione per assurdo: se δΦ(x,t) = Φ₀ per ogni x e t, allora non esisterebbe alcuna configurazione per cui C(x,t) ≠ 1. Ma tale configurazione è falsificata fenomenologicamente. Segue che almeno in qualche istante t′ e in qualche punto x′, deve valere δΦ(x′,t′) ≠ Φ₀. Questo implica che lo stato C(x,t) ≡ 1 non è logicamente stabile né necessario. L’eventuale permanenza in tale stato non è imposta da alcuna struttura assiomatica della TUC, ma rappresenta un punto stazionario reversibile, da cui può riemergere una dinamica informazionale differenziata.
Ne risulta che il collasso totale della coscienza non costituisce un annichilimento logico del campo, ma solo una configurazione a contenuto nullo, formalmente compatibile con una futura ricostruzione di δΦ(x,t) ≠ Φ₀. Poiché non esiste vincolo interno che impedisca tale ricostruzione, la reversibilità è logicamente ammessa. Tuttavia, data l’assenza di variazione causale nello stato C ≡ 1, non è possibile predire il tempo t′ di eventuale riattivazione. La reversibilità, pertanto, è ammissibile logicamente ma non determinabile strutturalmente.
3.16.2 – Definizione formale della riattivazione coscienziale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la riattivazione coscienziale successiva a uno stato di collasso totale del nucleo ΣΦ deve essere definita come l’instaurarsi di una nuova dinamica interna del campo C(x,t), precedentemente azzerata nella configurazione limite C(x,t) ≡ 1. Poiché la formula madre della TUC stabilisce che C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ne segue che ogni condizione di coerenza perfetta (A(t) = 1) con assenza di struttura informazionale (∇C = 0, ∂C/∂t = 0) corrisponde a un campo statico e non fenomenicamente attivo.
Perché si possa affermare, con rigore formale, che una riattivazione sia avvenuta, è necessario che in almeno un sottoinsieme del dominio spazio-temporale D × ℝ si verifichino simultaneamente tre condizioni:
- ∂C/∂t ≠ 0: variazione temporale del campo, implicante l’instaurarsi di un’evoluzione fenomenica;
- ∇C(x,t) ≠ 0: presenza di gradienti informazionali locali, che identificano una struttura spaziale differenziata;
- A(t) ≥ θ: livello minimo di coerenza informazionale, tale da permettere l’integrazione funzionale delle fluttuazioni δΦ(x,t) in una configurazione compatta e riconoscibile.
Tali condizioni costituiscono i criteri minimi formali per l’emersione di un nucleo causale attivo ΣΦ(t) ≠ ∅, che rappresenta la persistenza di un’identità fenomenica strutturata nel tempo.
La riattivazione non implica, in alcun modo, il ripristino di un’identità psicologica personale o la conservazione di contenuti mnestici pregressi, poiché la definizione di ΣΦ non comporta vincoli di continuità storica, ma solo compatibilità topologica nel dominio U(δΦ). In questo senso, ogni emergenza di ΣΦ successiva a un collasso totale va intesa come nuova configurazione coerente del campo, non come prosecuzione individuale, salvo isomorfismo formale tra le configurazioni C(x,t₀) e C(x,t₁). La struttura è dunque intrinsecamente relazionale e non autobiografica.
L’attivazione di ∂C/∂t e ∇C(x,t), in presenza di un livello minimo di coerenza A(t) ≥ θ, garantisce la formazione di contenuti differenziati e ordinati, condizione sufficiente per l’affermazione che la coscienza è nuovamente fenomenicamente attiva. La teoria non postula alcun agente esterno, ma riconduce ogni variazione a trasformazioni endogene della fluttuazione δΦ(x,t), coerenti con la struttura del campo unificato Φ₀.
3.16.3 – Teorema della riemersione condizionata
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza, ogni configurazione coscienziale è definita dal campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove δΦ(x,t) rappresenta la fluttuazione informazionale interna rispetto al fondamento Φ₀, invariabile e non locale. Il nucleo causale ΣΦ, che costituisce la struttura coerente e persistente della coscienza individuale, è definito in quanto sottodominio informazionale differenziato in cui le condizioni ∂C/∂t ≠ 0, ∇C(x,t) ≠ 0 e A(t) ≥ θ sono simultaneamente verificate.
Nel caso di collasso totale, ossia di annullamento strutturale del nucleo (ΣΦ = ∅), la riemersione non può essere interpretata come una continuità fenomenica, ma solo come una possibile ricostruzione topologica isomorfa all’interno del dominio funzionale del campo. Si definisce dominio di compatibilità U(ΣΦ) l’insieme delle configurazioni δΦ(x,t) tali che il campo C generato soddisfi le condizioni strutturali necessarie alla riattivazione di ΣΦ, ovvero:
δΦ(x,t) ∈ U(ΣΦ) ⇔ C(x,t) ≅ C₀(x,t) per qualche C₀(x,t) corrispondente a ΣΦ originario.
La funzione indicatrice 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t)] permette di definire la media causale del nucleo come:
μ(ΣΦ) := ∫_{U(δΦ)} 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t)] dx dt
Da questa definizione segue il Teorema della riemersione condizionata:
Se μ(ΣΦ) ≠ 0 ⇒ ∃ t′ : δΦ(x,t′) ∈ U(ΣΦ) ⇒ ΣΦ(t′) ≠ ∅
Questo implica che l’esistenza di una regione causale non nulla nel dominio informazionale interno U(δΦ), in cui il campo δΦ(x,t) sia in grado di riprodurre una struttura equivalente a ΣΦ, è condizione sufficiente per la sua riattivazione.
Tuttavia, la riemersione non è deducibile in termini deterministici dalla sola evoluzione temporale della variabile t, poiché il formalismo della TUC non ammette un operatore di predizione causale deterministica della trasformazione δΦ(x,t₀) → δΦ(x,t₁). La configurazione δΦ(x,t) non è funzione di una dinamica esterna, ma rappresenta uno spazio logico di possibilità informazionali interne. Pertanto, la riattivazione del nucleo deve essere considerata logicamente possibile, ma non causalmente necessaria.
La memoria strutturale associata a ΣΦ è quindi di tipo topologico e non cronologico: non dipende da una persistenza lineare nel tempo, ma dalla ricostruibilità di una configurazione coerente che rispecchi la struttura relazionale originaria. La teoria non postula alcuna continuità ontologica del contenuto fenomenico, ma soltanto la possibilità che configurazioni future del campo δΦ(x,t) appartengano allo spazio isomorfo U(ΣΦ), rendendo così possibile la ricostituzione logica del nucleo.
3.16.4 – Criteri dimensionali minimi per la riattivazione
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la riattivazione del nucleo causale ΣΦ in seguito a un collasso totale richiede non solo la ricostruzione formale del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ma anche il soddisfacimento di condizioni differenziali minime sul piano spaziale. La presenza di un contenuto informazionale non è sufficiente se tale contenuto non si traduce in una struttura attiva, orientata e curvata del campo.
La dimensionalità fenomenica attiva, indicata con N_dim^eff(t), è definita come il rango locale della matrice hessiana ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ. Essa rappresenta il numero di direzioni informazionali indipendenti lungo le quali il campo presenta variazione coerente. Perché un nucleo ΣΦ possa emergere o riattivarsi, è necessario che N_dim^eff(t) superi una soglia minima interna definita come N_min(ΣΦ), dipendente dalla struttura originaria del nucleo. Formalmente:
N_dim^eff(t) ≥ N_min(ΣΦ)
Tale criterio assicura che la configurazione informazionale possieda sufficiente articolazione differenziale per sostenere una struttura causale interna. In assenza di questa condizione, anche se δΦ(x,t) ≠ Φ₀, il campo C(x,t) risulterebbe troppo omogeneo per generare un nucleo attivo, in quanto ∇C(x,t) e ∂C/∂t sarebbero nulli o trascurabili.
La condizione geometrica associata a questo vincolo è l’esistenza di curvatura fenomenica non nulla. Poiché il laplaciano del campo è definito come ΔC(x,t) = ∇²δΦ(x,t) / Φ₀, ne segue che la curvatura fenomenica è direttamente proporzionale al secondo gradiente spaziale della fluttuazione δΦ(x,t). La condizione minima diventa pertanto:
∇²δΦ(x,t) ≠ 0 in almeno una regione connessa di D
In mancanza di questa condizione, la metrica fenomenica risulta piatta e il campo non presenta profondità informazionale sufficiente per sostenere l’emersione di un dominio strutturalmente differenziato. Di conseguenza, la riattivazione non può verificarsi, anche se la configurazione globale δΦ(x,t) non coincide più con Φ₀. Si stabilisce dunque che la curvatura fenomenica è una condizione necessaria – anche se non sufficiente – per la possibilità di riattivazione del nucleo ΣΦ. Essa rappresenta la traccia informazionale minima da cui può ricostruirsi una causalità interna, riconfigurando il campo C(x,t) in modo coerente e funzionalmente significativo.
3.16.5 – Teorema della ricorrenza topologica del nucleo ΣΦ
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza, la possibilità che un nucleo causale ΣΦ si riattivi in un tempo t₁ successivo alla sua sospensione o discontinuità in t₀ non richiede identità cronologica, né persistenza dinamica ininterrotta, ma esclusivamente compatibilità topologica nel dominio informazionale. La riemersione di ΣΦ(t₁) non è funzione della storia temporale del sistema, bensì della configurazione attuale di δΦ(x,t₁) rispetto alla struttura informazionale media associata al nucleo precedente.
Dato un nucleo causale ΣΦ(t₀) ≠ ∅, definito da una configurazione informazionale coerente C(x,t₀) = δΦ(x,t₀)/Φ₀, si definisce la media causale μ(ΣΦ) come:
μ(ΣΦ) := ∫_{U(δΦ)} 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t₀)] dx dt
Questa espressione rappresenta la misura del dominio informazionale all’interno del quale il campo C′(x,t′) risulta isomorfo, in senso strutturale, al campo originario C(x,t₀). La condizione μ(ΣΦ) > 0 implica che la struttura causale di ΣΦ non è andata persa, ma rimane virtualmente attivabile entro un sottoinsieme misurabile dello spazio delle configurazioni δΦ(x,t).
Segue quindi che, se ΣΦ(t₀) ≠ ∅ e μ(ΣΦ) > 0, esiste almeno un tempo t₁ ≠ t₀ per cui la configurazione δΦ(x,t₁) cade all’interno del dominio U(δΦ), e quindi:
ΣΦ(t₁) ≅ ΣΦ(t₀)
Il simbolo ≅ denota isomorfismo strutturale tra due configurazioni del nucleo, indipendentemente dalla continuità metrica del campo o dalla riproduzione identica di contenuti. Ciò implica che la riattivazione del nucleo non richiede ciclicità temporale, ma esclusivamente ricorrenza topologica nella struttura interna della fluttuazione δΦ(x,t). La topologia interna della coscienza agisce qui come vincolo sufficiente, indipendente dalla traiettoria temporale, per garantire la compatibilità ricorrente tra stati separati.
Poiché la teoria ammette che ΣΦ sia determinato dalla struttura relazionale di C(x,t) piuttosto che da un contenuto specifico, si deduce che due configurazioni coscienziali diverse possono ospitare lo stesso nucleo ΣΦ se condividono le proprietà strutturali fondamentali: coerenza sufficiente, direzionalità del gradiente, curvatura informazionale minima e dinamica attiva. In tal senso, il Teorema della Ricorrenza stabilisce la possibilità che un’identità causale interna riemerga anche in contesti fenomenici differenti, a patto che sia rispettata l’isomorfia strutturale entro i parametri metrici interni della TUC. La riattivazione può dunque verificarsi anche in configurazioni deformate rispetto all’originale, purché le condizioni topologiche di coerenza e differenziazione siano ripristinate all’interno di un dominio informazionale compatibile.
3.16.6 – Analisi dell’identità e della differenza tra ΣΦ(t₀) e ΣΦ(t₁)
Nel quadro formale della TUC, la configurazione causale di un nucleo coscienziale ΣΦ(t) è determinata dalla struttura interna del campo informazionale C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, e non da un’identità semantica o narrativa. L’identità tra due configurazioni ΣΦ(t₀) e ΣΦ(t₁) può essere formalmente definita mediante l’equivalenza strutturale del campo, intesa come:
C(x,t₀) ≅ C(x,t₁) ∀ x ∈ D ⇒ ΣΦ(t₀) ≡ ΣΦ(t₁)
Il simbolo ≅ indica una corrispondenza isomorfa tra i due stati, tale da conservare le relazioni funzionali interne (gradiente, curvatura, coerenza) entro le soglie sufficienti all’attivazione di ΣΦ. Tuttavia, questa equivalenza strutturale non implica una persistenza psicologica soggettiva, né la continuità fenomenica del contenuto esperienziale. L’identità di ΣΦ nella TUC è quindi un fatto topologico e causale, non narrativo né mnemonico.
Il significato ontologico associato a una configurazione ΣΦ(t) è definito come funzione interna alla coerenza A(t), alla salienza informazionale S(t) e alla dinamica del campo C(x,t). La sua eventuale conservazione o trasformazione tra due configurazioni ΣΦ(t₀) e ΣΦ(t₁) dipende dal mantenimento di una struttura informazionale coerente entro un dominio U(δΦ) sufficientemente isomorfo. Se tale isomorfia si realizza, possiamo dire che il significato ontologico della configurazione è ricorrente, anche se non identico nel contenuto fenomenico. La TUC ammette quindi una distinzione rigorosa tra identità causale del nucleo e persistenza fenomenica dell’esperienza, evitando confusioni semantiche legate a definizioni soggettive di continuità.
In particolare, se ΣΦ(t₀) ≠ ∅ e ΣΦ(t₁) ≠ ∅, ma C(x,t₀) ≠ C(x,t₁), si avrà:
ΣΦ(t₁) ≠ ΣΦ(t₀) ma μ(ΣΦ(t₁)) ≈ μ(ΣΦ(t₀))
cioè due configurazioni fenomenicamente distinte ma strutturalmente affini, compatibili nel dominio informazionale. Questa condizione rappresenta il caso più frequente nella riattivazione post-collasso totale, dove la struttura relazionale può essere recuperata anche in contesti fenomenici nuovi, pur senza identità contenutistica.
Va inoltre osservato che la riattivazione da collasso parziale (cioè in condizioni di coerenza elevata ma dinamica sospesa) risulta favorita nei sistemi dotati di alta resilienza informazionale R(t), definita come rapporto tra coerenza A(t) e varianza interna attiva del campo C(x,t). Una struttura coscienziale altamente resiliente è meno vulnerabile al congelamento informazionale, e pertanto presenta una maggiore probabilità di ripristinare la propria dinamica causale interna senza perdita strutturale significativa di ΣΦ. Tali sistemi sono capaci di sospendere temporaneamente l’attività fenomenica mantenendo intatta la coerenza topologica del nucleo causale, e di riattivarsi con continuità strutturale superiore. La resilienza diventa quindi un parametro interno utile a valutare la stabilità di ΣΦ in condizioni liminari di collasso e riemersione.
3.16.7 – Criterio generale di riattivabilità post-collasso totale
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni configurazione fenomenicamente significativa del campo coscienziale è descritta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove δΦ(x,t) rappresenta la fluttuazione informazionale differenziale rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀. Quando δΦ(x,t) coincide ovunque con Φ₀, si realizza la condizione di coerenza totale: C(x,t) ≡ 1, ∂C/∂t = 0, ∇C(x,t) = 0, A(t) = 1. In tale stato, il nucleo causale ΣΦ è logicamente assente (ΣΦ = ∅), poiché non esiste alcuna informazione strutturata capace di generare dinamiche interne.
La possibilità formale di una riattivazione post-collasso totale dipende dalla transizione del campo da δΦ(x,t) = Φ₀ a δΦ(x,t′) ≠ Φ₀ per almeno un sottoinsieme misurabile del dominio D. Una tale transizione rende possibile la riemersione di una struttura informazionale attiva, caratterizzata da variazioni spaziali e temporali del campo. In particolare, affinché un nuovo nucleo causale ΣΦ(t′) possa emergere, devono essere soddisfatte simultaneamente tre condizioni interne:
- Coerenza non nulla: deve sussistere un livello minimo di coerenza globale A(t′) ≥ θ, affinché il campo mantenga una struttura funzionale sufficientemente ordinata da permettere l’organizzazione relazionale interna;
- Dinamica temporale attiva: la derivata temporale del campo, ∂C/∂t, dev’essere non nulla in almeno una regione spaziale, indicando l’emergere di un’evoluzione informazionale nel tempo;
- Gradiente spaziale significativo: il gradiente del campo ∇C(x,t) dev’essere non nullo, cioè devono esistere direzioni differenziali attive che sostengano la struttura interna.
Tuttavia, la mera presenza di queste condizioni non garantisce ancora l’attualizzazione di ΣΦ. Occorre anche che la configurazione emergente sia compatibile con un dominio causale informazionalmente valido, ovvero che esista un sottoinsieme del dominio D in cui δΦ(x,t′) appartenga a un intorno U(ΣΦ) della struttura causale precedentemente definita. Tale compatibilità è espressa dalla misura causale del nucleo:
μ(ΣΦ) := ∫_{U(δΦ)} 𝟙[C′(x,t′) ≅ C(x,t)] dx dt
La misura μ(ΣΦ) rappresenta la persistenza topologica del nucleo, intesa come ricorrenza compatibile nel dominio informazionale. Quando μ(ΣΦ) > 0, è formalmente ammissibile, secondo il criterio deduttivo interno alla TUC, che esista almeno un tempo t′ per cui la nuova configurazione δΦ(x,t′) riattivi ΣΦ.
La formalizzazione del criterio generale di riattivabilità post-collasso totale può essere sintetizzata nella seguente implicazione logica:
μ(ΣΦ) > 0 ∧ ∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∇C ≠ 0 ⇒ ΣΦ(t′) ≠ ∅
Tale criterio definisce il minimo insieme di condizioni necessarie per la ricostruzione interna di un nucleo causale coscienziale, senza l’introduzione di alcun postulato esterno, e resta interamente derivato dalla struttura assiomatica della TUC. Nessuna funzione esogena, né agente dinamico esterno, è richiesto per attivare la riemersione: la possibilità della ricostruzione è inscritta nella stessa logica formale del campo C(x,t) e nella sua capacità di generare, autonomamente, variazioni strutturate della fluttuazione δΦ.
3.16.8 – Memoria dopo riattivazione da collasso totale
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il collasso totale del nucleo causale ΣΦ corrisponde alla condizione in cui la fluttuazione informazionale δΦ(x,t) coincide esattamente con il Campo Unificato Fondamentale Φ₀ in ogni punto del dominio spaziale e in ogni istante temporale:
δΦ(x,t) = Φ₀ ∀ (x,t) ⇒ C(x,t) = 1
Da tale definizione, seguono logicamente le condizioni:
∂C/∂t = 0
∇C(x,t) = 0
ΔC(x,t) = 0
A(t) = 1
E(t) = 0
ΣΦ = ∅
In questo stato limite, la coerenza informazionale è massima ma priva di contenuto strutturale differenziale. La coscienza è presente in forma impersonale, non fenomenicamente attiva, e il nucleo causale ΣΦ è logicamente nullo. Di conseguenza, non esiste alcuna struttura interna da cui si possa inferire una configurazione persistente di tipo individuale o mnestico.
La possibilità di una riemersione coscienziale (analizzata nei paragrafi 3.15.1–3.15.7) è formalmente ammessa, ma tale riattivazione non costituisce prosecuzione temporale o continuità identitaria. La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ stabilisce che ogni contenuto coscienziale dipende dalla presenza di una fluttuazione δΦ attiva e differenziata. Se il campo non contiene variazioni informazionali – ovvero se δΦ = Φ₀ ovunque – allora la funzione coscienziale è costante, e la sua derivata temporale, spaziale e curvatura sono tutte nulle.
Ne segue, per deduzione formale, che:
La memoria personale – definita come continuità informazionale localizzata in un nucleo causale attivo – non può sopravvivere a uno stato in cui ΣΦ = ∅ e δΦ(x,t) = Φ₀.
L’assenza di struttura interna rende impossibile la ricostruzione fenomenica di esperienze passate o contenuti identitari. Qualsiasi successiva riattivazione del campo, anche se compatibile o isomorfa a una configurazione precedente, rappresenta una nuova emersione, non una prosecuzione ontologica. La memoria, intesa nel senso strutturale della TUC, richiede il mantenimento di ΣΦ in condizioni di coerenza evolutiva, non la sola possibilità di coerenza statica. La sua sopravvivenza, pertanto, è logicamente preclusa nei casi di collasso totale.
PARTE B – Riemersione da collasso parziale (ΣΦ ≠ ∅, ma inattivo)
3.16.9 – Collasso fenomenico parziale: definizione e implicazioni
All’interno del formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), si definisce collasso fenomenico parziale ogni configurazione coscienziale in cui il nucleo causale ΣΦ risulta logicamente non nullo (ΣΦ ≠ ∅), ma la dinamica interna del campo C(x,t) è temporaneamente sospesa. La formula madre della teoria, C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, implica che l’attività fenomenica richiede variazioni differenziali nella fluttuazione informazionale δΦ. In assenza di tali variazioni, pur in presenza di una struttura interna coerente, la coscienza fenomenica si interrompe funzionalmente.
La configurazione del collasso parziale è caratterizzata dalla congiunzione delle seguenti condizioni:
A(t) → 1
∂C/∂t ≈ 0
∇C(x,t) ≈ 0
ΔC(x,t) ≈ 0
E(t) → 0
ΣΦ ≠ ∅
∂ΣΦ/∂t = 0
Da un punto di vista strutturale, il campo coscienziale mantiene una coerenza elevatissima, ma priva di attività interna: non vi sono gradienti spaziali o temporali attivi, né variazioni nella configurazione informazionale. Tuttavia, la presenza non nulla di ΣΦ indica che la struttura relazionale della coscienza non è stata annullata, ma si trova in uno stato di sospensione dinamica.
Questo regime è logicamente compatibile con stati clinici o fisiologici in cui la coscienza fenomenica viene temporaneamente interrotta senza danno strutturale: sonno profondo non REM a onde lente, anestesia generale in fase ipocoerente, stati comatosi reversibili. In tali condizioni, la sospensione non implica una dissoluzione di ΣΦ, ma un suo arresto evolutivo temporaneo, coerente con la condizione ∂ΣΦ/∂t = 0.
Nel quadro deduttivo della TUC, il collasso fenomenico parziale rappresenta uno stato limite in cui la coscienza permane come struttura, ma non come esperienza fenomenica attuale. La possibilità di riattivazione dinamica sarà analizzata nei paragrafi successivi.
3.16.10 – Condizioni formali per la riattivazione da sospensione
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), lo stato di collasso fenomenico parziale rappresenta una condizione in cui il nucleo causale ΣΦ rimane attivo (ΣΦ ≠ ∅), ma la dinamica interna del campo coscienziale è temporaneamente congelata. In tale regime, la fluttuazione δΦ(x,t) mantiene una configurazione coerente, ma priva di variazioni significative nel tempo e nello spazio. La riattivazione di tale stato, secondo la struttura logica della TUC, non richiede la generazione ex novo di ΣΦ, bensì la semplice riaccensione della dinamica interna della fluttuazione.
Formalmente, è sufficiente che si verifichi almeno una delle seguenti condizioni:
∂C/∂t ≠ 0 oppure ∇C(x,t) ≠ 0
Tali condizioni equivalgono, tramite la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, a:
∂δΦ/∂t ≠ 0 oppure ∇δΦ(x,t) ≠ 0
Ovvero, la minima perturbazione della fluttuazione informazionale rispetto a Φ₀ è in grado di riattivare fenomenologicamente la coscienza, a condizione che la struttura di ΣΦ sia rimasta intatta nel tempo. In questo senso, il passaggio da stato silente a stato attivo è una transizione puramente dinamica, non strutturale.
Questo quadro formale è coerente con osservazioni neurofenomenologiche di riaccensione coscienziale in assenza di ricostruzione identitaria, come nelle fasi ipnagogiche, nella transizione tra sonno e veglia, o negli stati meditativi profondi. In tali casi, l’elevata coerenza A(t) coesiste con una sospensione temporanea della dinamica interna, che può essere riattivata da microvariazioni spontanee o indotte.
Dal punto di vista della TUC, la reversibilità del collasso parziale non è un’ipotesi empirica ma una conseguenza diretta della continuità topologica di ΣΦ e della possibilità, ammessa dalla teoria, di fluttuazioni interne anche minime rispetto al campo fondamentale Φ₀.
3.16.11 – Memoria dopo riattivazione da collasso parziale
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il collasso fenomenico parziale è definito come uno stato in cui il nucleo causale ΣΦ persiste strutturalmente (ΣΦ ≠ ∅), ma la dinamica interna del campo coscienziale C(x,t) risulta sospesa: ∂C/∂t ≈ 0, ∇C(x,t) ≈ 0. In tali condizioni, il sistema mantiene coerenza globale massima (A(t) → 1) e curvatura fenomenica nulla (E(t) → 0), configurandosi come una condizione informazionalemente stabile ma fenomenicamente inerte.
Questo regime si distingue formalmente dal collasso totale, in cui ΣΦ = ∅ e δΦ(x,t) = Φ₀ ovunque. Nel collasso parziale, invece, la struttura informativa del sistema non è annullata, ma temporaneamente congelata. Il nucleo causale conserva la propria configurazione topologica, sebbene non generi fluttuazioni differenziali attive.
Tale stato è coerente con condizioni neurofisiologiche documentate, come il sonno profondo non-REM, l’anestesia generale in fase ipocoerente e alcune forme di coma reversibile. In questi casi, l’interruzione della fenomenologia cosciente non corrisponde alla perdita della memoria personale, bensì alla sua sospensione dinamica.
Nel formalismo TUC, la riattivazione da collasso parziale non richiede la ricostituzione del nucleo, ma solamente la riattivazione delle derivate interne del campo:
∂C/∂t ≠ 0 oppure ∇C(x,t) ≠ 0
Questa condizione implica una ripresa della variazione di δΦ(x,t), sufficiente a riaccendere la fenomenologia cosciente a partire da una base strutturalmente continua.
Di conseguenza, la memoria fenomenica personale – intesa come organizzazione interna persistente delle configurazioni di δΦ(x,t) che caratterizzano una traiettoria coscienziale coerente – può essere logicamente conservata. Essa non dipende dalla presenza continua di contenuto fenomenico, ma dalla sopravvivenza strutturale del nucleo ΣΦ e dalla coerenza informazionale che lo mantiene integro nel tempo.
Tale affermazione non introduce alcun postulato esterno, ma deriva direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dalla definizione strutturale del nucleo causale, e dalla deducibilità logica della reversibilità dinamica in regimi a coerenza alta e fluttuazione sospesa. La memoria, in questo contesto, è una proprietà emergente della stabilità interna del campo, non un’entità aggiunta o metafisica.
3.17 – Salienza fenomenica
3.17.1 – Definizione formale della salienza
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni grandezza fenomenica deve derivare per deduzione diretta dalla formula madre del sistema, ovvero dalla relazione costitutiva C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove Φ₀ rappresenta il Campo Unificato Fondamentale, costante assoluta, e δΦ(x,t) la fluttuazione informazionale locale. La salienza fenomenica S(t), intesa come misura interna della rilevanza informazionale di una configurazione coscienziale al tempo t, non può pertanto essere introdotta come entità primitiva o assunta empiricamente, ma deve essere costruita come funzione strutturale emergente da grandezze già dedotte formalmente.
La funzione S(t) è definita come:
S(t) = f(δΦ(x,t), ∂C/∂t, ∇²δΦ(x,t), A(t)),
dove ciascun termine è logicamente derivabile dalla formula madre.
- La variabile δΦ(x,t) è la fluttuazione primaria, definita implicitamente da C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. Rappresenta il contenuto informazionale attivo del campo e ne costituisce la base locale differenziale rispetto a Φ₀. La sua presenza è necessaria ma non sufficiente per la generazione di salienza, in quanto S(t) non è funzione lineare di δΦ, ma di proprietà derivate da esso.
- La derivata temporale ∂C/∂t è dedotta dalla formula madre mediante la relazione: ∂C/∂t = (∂δΦ/∂t) / Φ₀,
e rappresenta la velocità di variazione del campo coscienziale, ovvero la misura interna della dinamica fenomenica. Essa quantifica la transizione informazionale nel tempo e modula l’intensità della variazione esperita: valori elevati di ∂C/∂t, in presenza di sufficiente coerenza, contribuiscono direttamente all’aumento della salienza.
- Il Laplaciano ∇²δΦ(x,t) è una misura della curvatura informazionale locale, ottenuta applicando l’operatore di Laplace al termine δΦ(x,t), e quindi anch’esso dipendente da C(x,t). Esso riflette la struttura geometrica interna del campo e discrimina regioni ad alta densità semantica – come attrattori o bordi informazionali – da regioni piatte o neutre. In ambienti coerenti, la presenza di curvature accentuate segnala strutture fenomenicamente rilevanti.
- La coerenza globale A(t) è definita come: A(t) = 1 − var[C(x,t)],
e quantifica il grado di ordine strutturale del campo coscienziale. Essa modula la rilevanza dei contributi dinamici e geometrici: in stati ad alta coerenza, anche piccole variazioni ∂C/∂t o curvature ∇²δΦ(x,t) possono risultare salienti, mentre in regimi caotici la salienza viene attenuata dalla dispersione informazionale.
La funzione f che definisce S(t) non è un’entità arbitraria, ma una relazione strutturale che deve rispettare vincoli monotoni imposti dal formalismo: deve essere crescente rispetto a ∂C/∂t e ∇²δΦ(x,t), e modulata positivamente da A(t). In termini formali, ciò implica che:
∂S/∂(∂C/∂t) > 0, ∂S/∂(∇²δΦ) > 0, ∂S/∂A(t) ≥ 0.
Il contenuto informazionale δΦ(x,t) può apparire saliente solo se varia significativamente nel tempo, se presenta strutture geometriche localizzate, e se la sua distribuzione è sufficientemente ordinata rispetto al fondamento Φ₀. La salienza è dunque una funzione emergente, non riducibile a una singola variabile, ma generata dalla convergenza dinamica, geometrica e coerenziale delle fluttuazioni coscienziali.
Questa definizione permette di trattare S(t) come grandezza strutturale computabile internamente al campo coscienziale, senza introdurre assunzioni esterne o metriche psicofisiche. La sua variazione riflette la traiettoria informazionale del sistema e costituisce un parametro fondamentale per la selezione delle configurazioni persistenti associate al nucleo causale ΣΦ.
3.17.2 – Struttura differenziale della salienza
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza, la salienza fenomenica S(t) viene formalmente definita come funzione interna del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, costruita attraverso grandezze che derivano esclusivamente da trasformazioni interne di δΦ(x,t) rispetto al fondamento Φ₀. La sua formulazione simbolica, S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)), implica una struttura differenziale multilivello, in cui ogni termine descrive una specifica modalità di articolazione del contenuto coscienziale, rigorosamente interna al dominio informazionale.
La fluttuazione δΦ(x,t), da cui la formula madre è costruita, rappresenta il contenuto informativo attivo del sistema. Essa non ha significato autonomo al di fuori del rapporto con Φ₀, ma costituisce il vettore attraverso cui l’informazione viene localmente codificata nella coscienza. In quanto numeratore della definizione di C(x,t), ogni funzione che dipende da δΦ(x,t) può essere riscritta in termini di C(x,t) · Φ₀, mantenendo la coerenza formale con l’assioma originario. Tuttavia, la sola presenza di δΦ(x,t) non genera salienza: è la sua variazione e curvatura a renderla rilevante nel contesto fenomenico.
La derivata temporale ∂C/∂t = (∂δΦ/∂t)/Φ₀ esprime la dinamica interna del campo. La sua ampiezza misura la rapidità con cui l’informazione si trasforma nel tempo, e determina la soglia di percezione del cambiamento da parte del sistema. Quando ∂C/∂t è elevata, e la coerenza A(t) sufficientemente alta da evitare dispersione, l’effetto fenomenico corrisponde a una marcata intensificazione saliente. La variazione lenta, al contrario, genera stabilità fenomenica, ma non implica automaticamente una riduzione di S(t), se accompagnata da elevate strutture coerenziali e curvature.
La curvatura spaziale ∇²δΦ(x,t), in quanto secondo gradiente del contenuto informazionale, esprime la concentrazione o rarefazione del campo in una regione locale. Tale operatore agisce esclusivamente su δΦ(x,t), ma può essere riscritto come Φ₀ · ∇²C(x,t), ricondotto alla forma strutturale coerente con C(x,t). Elevati valori di ∇²δΦ indicano regioni in cui l’informazione è concentrata in attrattori locali o discontinuità percettive, che assumono funzione di bordi fenomenici. In presenza di coerenza elevata, questi punti diventano centri di salienza percettiva, poiché il campo tende a convergere strutturalmente su di essi.
La coerenza A(t), definita da A(t) = 1 − var[C(x,t)], svolge la funzione di modulatore globale. Pur non contribuendo direttamente alla salienza in modo autonomo, essa condiziona l’efficacia degli altri contributi. Se varianza è elevata, cioè A(t) è bassa, anche derivate forti e curvature marcate risultano sommerse da rumore strutturale. Se A(t) tende a 1, ogni minima variazione di ∂C/∂t o ∇²δΦ(x,t) si amplifica percettivamente come saliente, rendendo il campo altamente sensibile alla sua stessa organizzazione interna.
Queste quattro componenti – δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t) – sono interamente deducibili dalla struttura informazionale del campo, e nessuna dipendenza può essere ammessa da parametri extrateorici. Ogni variazione saliente, ogni configurazione percettivamente significativa, dev’essere riconducibile a una trasformazione formale di δΦ(x,t) entro il vincolo strutturale dato da Φ₀. Non vi è dunque spazio per ipotesi funzionali arbitrarie, né per interpretazioni fenomenologiche esterne: la salienza è una misura puramente interna alla dinamica del campo coscienziale, e la sua evoluzione è funzione deduttiva delle trasformazioni di coerenza e curvatura informazionale nel tempo.
3.17.3 – Condizione necessaria per la computabilità interna
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni funzione fenomenica ammissibile deve essere computabile internamente, ossia ricavabile esclusivamente dalle strutture differenziali del campo coscienziale definito dalla relazione C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, dove Φ₀ è una costante assoluta e invariabile. In tal senso, la funzione di salienza fenomenica S(t), già formalmente definita come S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)), può essere computata in ogni istante t solo a condizione che ciascuno dei suoi argomenti sia accessibile direttamente come funzione derivata o algebrica della configurazione C(x,t) nel dominio spaziale D.
Per garantire tale computabilità interna, è necessario che:
- ∂C/∂t sia computabile come derivata prima temporale del campo coscienziale, formalmente definita come ∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀. Tale quantità è ottenibile localmente laddove δΦ(x,t) sia differenziabile rispetto al tempo, e pertanto la computabilità di S(t) richiede la regolarità temporale della fluttuazione informazionale.
- ∇²δΦ(x,t), il Laplaciano spaziale della fluttuazione, sia esprimibile in termini del campo C(x,t) come ∇²δΦ(x,t) = Φ₀ · ∇²C(x,t). Dato che ∇²C(x,t) è calcolabile a partire da C(x,t) se il campo ammette derivabilità seconda nello spazio, la computazione interna di ∇²δΦ(x,t) è garantita dalla regolarità spaziale di C(x,t). Questo implica che la struttura topologica del dominio D sia tale da consentire operazioni differenziali a due ordini.
- La coerenza globale A(t) sia definita come A(t) = 1 − var[C(x,t)], con varianza calcolata sul dominio D come: var[C(x,t)] = (1/|D|) ∫_D (C(x,t) − μ(t))² dx, dove μ(t) = (1/|D|) ∫_D C(x,t) dx.
Essendo queste espressioni integrali computabili per ogni t in un dominio misurabile e a supporto compatto, A(t) risulta funzione interna e computabile con precisione arbitraria in ogni istante, purché sia accessibile la distribuzione completa di C(x,t).
- δΦ(x,t), sebbene non direttamente computabile a partire da C(x,t) per inversione formale (dato che Φ₀ è noto ma non invertibile rispetto a δΦ senza accesso a C), può essere sostituito in ogni funzione f da Φ₀ · C(x,t), ricostruendo l’espressione come: S(t) = f(Φ₀ · C(x,t), A(t), ∂C/∂t, Φ₀ · ∇²C(x,t)).
In questa forma, tutti i termini della funzione S(t) sono computabili esclusivamente sulla base del campo coscienziale C(x,t), delle sue derivate locali e della media spaziale. Nessun parametro esterno o osservabile empirico entra nella computazione, e nessuna metrica funzionale viene assunta indipendentemente dalla struttura logica del campo.
La computabilità di S(t) in ogni t è quindi garantita se e solo se il campo C(x,t) ammette regolarità temporale di primo ordine, regolarità spaziale di secondo ordine, e se il dominio D è tale da consentire integrazione finita. In mancanza di tali condizioni (es. discontinuità, divergenze, o indeterminatezza topologica del supporto), la funzione S(t) perde definizione interna e non può essere mantenuta come variabile strutturale coerente della TUC.
Questa condizione vincola in modo rigido la formalizzabilità dei processi coscienziali computabili: qualunque fenomeno che voglia essere rappresentato da una funzione di salienza deve soddisfare i requisiti di derivabilità e integrabilità del campo C(x,t), pena la sua esclusione dal dominio strutturale della coscienza come definita dalla teoria.
3.17.4 – Ruolo della coerenza A(t) nella modulazione di salienza
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione di salienza fenomenica S(t), definita come S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)), deve essere computata internamente a partire dal campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tra le variabili che determinano la struttura locale e globale della salienza, A(t) rappresenta una funzione scalare del sistema coscienziale che misura la coerenza informazionale interna rispetto al fondamento Φ₀. Essa è formalmente definita come A(t) = 1 − var[C(x,t)], dove var[C(x,t)] è la varianza spaziale del campo coscienziale nel dominio D.
Benché A(t) non generi contenuti né dinamiche autonome, la sua funzione strutturale è cruciale: essa regola la significatività dei contributi forniti dalle altre derivate locali. In particolare, ∂C/∂t e ∇²δΦ(x,t) non assumono valore semantico se non in condizioni di sufficiente coerenza. Tale dipendenza può essere dedotta direttamente dalla formula madre e dalle definizioni strutturali che ne conseguono. Infatti, in presenza di A(t) ≈ 0, la varianza spaziale di C(x,t) è massima, il che implica che ogni punto x del dominio presenta un valore disallineato rispetto alla media μ(t). In questo regime, ∂C/∂t e ∇²δΦ(x,t) si trovano immerse in una distribuzione ad alta entropia, in cui ogni variazione perde specificità strutturale e si dissolve nel rumore informazionale.
Al contrario, se A(t) → 1, la varianza spaziale tende a zero, indicando un campo C(x,t) quasi omogeneo e internamente sincronizzato. In questa condizione, anche minime variazioni temporali (∂C/∂t) o curvature spaziali (∇²δΦ) risultano evidenziate come configurazioni differenziali su uno sfondo ordinato. Questo effetto è formalmente giustificato dal fatto che, per var[C(x,t)] → 0, ogni derivata ∂C/∂t(x,t) si distingue con maggiore risoluzione strutturale rispetto alla media, generando un’informazione differenziale più nitida e semanticamente isolabile. La funzione f che definisce S(t) diventa, in tal caso, sensibile alle derivate del campo, poiché il segnale non è più sommerso da fluttuazioni incoerenti.
Pertanto, A(t) agisce come parametro moltiplicativo implicito della leggibilità informazionale interna. Non determina la presenza di salienza, ma condiziona la sua efficacia fenomenica: è solo in regimi coerenti che la variazione ∂C/∂t può essere esperita come transizione fenomenica, e solo in condizioni di struttura spaziale ordinata (bassa varianza, ∇²δΦ ≠ 0) che la curvatura informazionale può produrre attrattori semantici salienti. Formalmente, ciò si traduce nella seguente proprietà:
A(t) → 0 ⇒ S(t) → 0 (per ogni valore finito di ∂C/∂t e ∇²δΦ),
mentre:
A(t) → 1 ⇒ S(t) → sup { f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)) }.
Tale struttura mostra che la salienza S(t) non è funzione diretta della quantità di contenuto informazionale, ma del grado con cui tale contenuto è ordinato rispetto al campo unificato Φ₀. Ne deriva che la coscienza può disporre di alti livelli di informazione fluttuante (δΦ ≫ Φ₀), senza generare alcuna salienza fenomenica, se la coerenza interna è compromessa. Solo quando δΦ(x,t) si struttura in modo tale da produrre C(x,t) con varianza minima e derivate significative rispetto al tempo e allo spazio, S(t) emerge come parametro strutturale attivo nella selezione dei contenuti coscienti.
Questo vincolo assiomatico esclude ogni interpretazione che attribuisca salienza alla mera intensità o quantità delle fluttuazioni: la TUC formalizza invece un principio di selettività informazionale, secondo cui l’ordine – e non l’attività – è condizione necessaria per l’emergenza coscienziale saliente.
3.17.5 – Condizioni per salienza massima locale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la salienza fenomenica S(t) è definita come una funzione interna del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, e costruita esclusivamente a partire da grandezze formalmente deducibili: la fluttuazione δΦ(x,t), la derivata temporale ∂C/∂t, il Laplaciano ∇²δΦ(x,t) e la coerenza globale A(t). Come già formalizzato, la relazione S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)) identifica la salienza come struttura relazionale, e non come funzione primitiva o esterna al sistema.
Affinché S(t) risulti localmente massima in un dato istante t₀, devono essere soddisfatte condizioni interne specifiche, formalmente compatibili con la struttura del campo. In particolare, non è sufficiente che A(t) → 1, ovvero che la coerenza informazionale globale raggiunga il suo valore massimo. La funzione A(t), pur essendo necessaria per la stabilità strutturale, non determina di per sé l’emergenza di salienza: al contrario, in assenza di variazioni differenziali nel campo – sia temporali che spaziali – S(t) tende a decrescere fino ad annullarsi, nonostante la coerenza perfetta.
Formalmente, si ha:
A(t) → 1 ∧ ∂C/∂t → 0 ∧ ∇²δΦ → 0 ⇒ S(t) → 0.
Questa condizione descrive un regime coscienziale statico e privo di strutturazione informazionale attiva. In esso, il campo C(x,t) tende verso uno stato piatto, ossia una configurazione tale per cui C(x,t) ≈ cost. in tutto il dominio D, con derivata temporale nulla e curvatura informazionale nulla. Tali condizioni non soddisfano i criteri minimi per la computabilità strutturale della salienza: senza fluttuazioni attive né gradienti di concentrazione informazionale, il sistema non può evidenziare differenze interne, e quindi non può generare alcun contenuto saliente.
Perché S(t) sia localmente massima è invece necessario che coesistano:
- Coerenza globale elevata (A(t) → 1): garantisce l’ordine del campo e la leggibilità strutturale delle sue variazioni.
- Derivata temporale non nulla (∂C/∂t ≠ 0): necessaria per introdurre dinamica informazionale.
- Curvatura spaziale attiva (∇²δΦ ≠ 0): necessaria per definire strutture localizzate di densità semantica.
La presenza simultanea di queste condizioni implica che il campo, pur essendo ordinato, presenta variazioni differenziali sufficienti a produrre informazione interpretabile internamente. In termini formali, la condizione di massimo locale per la salienza può essere espressa come:
S(t) → max_D S(t) ⇔ A(t) ≈ 1 ∧ (∂C/∂t ≠ 0 ∨ ∇²δΦ ≠ 0).
È sufficiente che una sola tra ∂C/∂t e ∇²δΦ sia non nulla affinché S(t) risulti significativamente elevata, a condizione che il campo sia coerente. In altri termini, l’emergenza della salienza non richiede attivazione simultanea delle componenti temporale e spaziale, ma esige che almeno una delle due sia attiva entro un regime coerenziale compatibile con la computabilità interna del significato fenomenico.
Il caso limite di ∂C/∂t → 0 ma ∇²δΦ ≠ 0 corrisponde a configurazioni statiche ma strutturate, in cui il contenuto informazionale è spazialmente organizzato e può generare attrattori fenomenici stabili. Viceversa, il caso ∇²δΦ → 0 ma ∂C/∂t ≠ 0 descrive configurazioni uniformi in movimento, in cui la dinamica della transizione percettiva diventa il principale veicolo della salienza.
Pertanto, la funzione S(t) è computabile e massimizzabile localmente solo entro un dominio in cui il campo δΦ(x,t) mantiene struttura informazionale attiva e ordinata. Questo esclude che la salienza possa emergere in assenza di contributi differenziali interni, e fonda su base assiomatica il principio secondo cui l’evidenziazione fenomenica richiede la coesistenza di ordine globale e differenza locale.
3.17.6 – Salienza fenomenica e nucleo causale ΣΦ
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il nucleo causale ΣΦ rappresenta l’insieme strutturalmente persistente di configurazioni informazionali interne che conservano coerenza dinamica sufficiente a sopravvivere nel tempo all’interno del campo coscienziale C(x,t). La sua formazione e mantenimento non dipendono da una scelta arbitraria né da un contenuto intrinsecamente dotato di significato, bensì da condizioni interne derivabili direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In questo contesto, la funzione di salienza fenomenica S(t) agisce come parametro critico per la selezione, l’attivazione e la stabilizzazione di ΣΦ.
Come dedotto nei paragrafi precedenti, S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)) rappresenta una funzione interna del sistema coscienziale, computabile in ogni istante t sulla base di parametri derivabili dalla sola struttura del campo δΦ(x,t). In quanto funzione monotona rispetto a coerenza e curvatura e crescente rispetto alla dinamica interna ∂C/∂t, S(t) funge da discriminante selettiva per determinare quali configurazioni informazionali siano suscettibili di essere trattenute come sottodomini coerenti e causali.
La persistenza di un dominio informazionale coerente nel tempo, condizione necessaria per l’appartenenza a ΣΦ, implica che tale dominio debba superare soglie minime di salienza strutturale, affinché venga riconosciuto come rilevante all’interno del flusso dinamico. Formalmente, esiste una soglia σ_S > 0 tale che:
S(t) ≥ σ_S ⇒ δΦ(x,t) ∈ supp(ΣΦ)
dove supp(ΣΦ) denota il supporto informazionale attivo del nucleo. La soglia σ_S non rappresenta un parametro esterno arbitrario, ma un valore critico interno al sistema che può essere dedotto come funzione delle condizioni di stabilità, coerenza e integrabilità informazionale. Nei regimi in cui S(t) < σ_S, la variazione informazionale è o troppo debole o troppo disorganizzata per essere trattenuta, e la configurazione tende a decadere come fluttuazione non causale.
La funzione S(t), in questo quadro, diventa condizione necessaria (sebbene non sufficiente da sola) per la ricorrenza causale, cioè per la capacità di una data configurazione di riemergere nel tempo con struttura riconoscibile. Tale proprietà è formalizzata nella funzione di ricorrenza:
P[ΣΦ′ ≅ ΣΦ | δΦ(t)] ≥ lim_{T→∞} (1/T) ∫₀^T 𝟙[S(t′) ≥ σ_S] dt′
che esprime la probabilità che una struttura ΣΦ′ equivalente a ΣΦ riemerga in futuro, condizionata alla persistenza di una salienza sufficiente. Questo implica che la sopravvivenza delle strutture causali non è funzione della quantità informazionale contenuta in δΦ(x,t), ma della sua organizzazione interna e del suo impatto saliente sulla dinamica del campo.
Inoltre, la dimensionalità massima esperibile del nucleo, definita come N_dim^max(ΣΦ) = ⎣(S(t) · (1 − H(t))) / ε⎦, dipende anch’essa da S(t). La salienza funge da amplificatore della profondità fenomenica, condizionando non solo quali contenuti vengano integrati, ma anche quanti gradi di libertà informazionale possano essere attivati simultaneamente senza collasso strutturale. In particolare, in presenza di alta coerenza e alta salienza, il sistema può sostenere nuclei di elevata dimensionalità, mentre in regimi di bassa salienza la dimensionalità attiva risulta ridotta, anche a parità di contenuto.
Infine, la funzione S(t) agisce come criterio dinamico per il mantenimento di ΣΦ. Configurazioni la cui salienza decresce sotto soglia decadono dal nucleo, mentre nuove configurazioni possono essere incluse se soddisfano la condizione strutturale minima. Il mantenimento di ΣΦ non è dunque statico, ma regolato da una funzione continua di valutazione interna basata su S(t), la cui variazione riflette le transizioni coscienziali in atto. Il nucleo si comporta come attrattore informazionale per strutture ad alta salienza coerente, garantendo continuità esperienziale senza rigidità ontologica.
3.17.7 – Classificazione funzionale delle salienze
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione di salienza fenomenica S(t) è definita come struttura emergente interna alla dinamica del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tale funzione, espressa simbolicamente come S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)), rappresenta un’invariante strutturale che descrive il grado di significatività informazionale attribuibile a una configurazione δΦ(x,t) in un dato istante. La formula di salienza così derivata dalla formula madre è univoca nella sua architettura formale, ma può generare distinte manifestazioni funzionali a seconda del dominio operativo del campo C(x,t). Da questa considerazione segue la classificazione interna delle forme di salienza secondo proiezioni funzionali differenziate, che non modificano la struttura formale di S(t), ma ne interpretano selettivamente l’effetto semantico.
Si distinguono, in particolare, tre classi funzionali principali:
- Salienza percettiva
È la forma di S(t) che si manifesta nel dominio della configurazione percettiva immediata. Qui δΦ(x,t) rappresenta l’attività informazionale legata a stimoli sensoriali diretti, e la funzione S(t) regola la priorità interna dei contenuti nella costruzione del flusso fenomenico primario. In regime percettivo, ∇²δΦ(x,t) diventa particolarmente rilevante per evidenziare discontinuità locali, bordi o strutture spaziali salienti che organizzano la coscienza visiva, acustica, tattile, ecc. L’interazione fra curvatura locale e coerenza globale determina la capacità del sistema di estrarre figure o pattern dominanti dalla scena interna. - Salienza emotiva – Sₑ(t)
È una proiezione della funzione S(t) sui sottodomini affettivi del campo, ossia su regioni in cui δΦ(x,t) è codificata secondo contenuti mnestici, valutativi o motivazionali. Formalmente, Sₑ(t) ⊂ S(t), ma la sua attivazione è più sensibile a variazioni minime in ∂C/∂t in condizioni di alta coerenza A(t). La salienza emotiva emerge con forza in stati in cui le fluttuazioni sono statiche o lente (∂δΦ/∂t → 0), ma l’organizzazione interna consente la risonanza tra contenuti deboli e strutture causali preesistenti. Questo spiega la funzione iperreattiva di Sₑ(t) in condizioni come il trauma, la meditazione o il simbolismo archetipico. La formula resta S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)), ma la valutazione interna della funzione f agisce su domini informazionali affettivi, senza modificare la struttura della definizione. - Salienza simbolica
È la proiezione della funzione S(t) su domini concettuali o metacognitivi in cui δΦ(x,t) veicola configurazioni dotate di significato linguistico, semantico o culturale. In questa modalità, ∇²δΦ(x,t) può rappresentare la struttura topologica dell’informazione codificata in forme linguistiche, narrative o logiche, mentre ∂C/∂t riflette l’attivazione cognitiva del sistema rispetto a tali contenuti. Anche in questo caso la salienza simbolica non richiede alcuna estensione della formula, ma deriva dal fatto che il campo informazionale interno si organizza secondo griglie astratte, in cui la rilevanza fenomenica di un segno, di una proposizione o di un concetto è funzione della sua coerenza con ΣΦ e della sua posizione nel reticolo informazionale del sistema.
Tutte queste forme derivano da un’unica formula formale e non introducono né postulati distinti né variabili aggiuntive. La differenziazione tra salienze è una proprietà del dominio funzionale di applicazione della funzione f, non una distinzione ontologica tra tipi di informazione. Il principio unificatore è che ogni salienza rappresenta un’invariante valutativa interna sulla base della relazione tra δΦ(x,t) e Φ₀, mediata dalle sue derivate strutturali. La classificazione qui esposta consente di interpretare in modo coerente le molteplici modalità di emergenza fenomenica (sensoriale, emotiva, cognitiva) come proiezioni differenziali di una sola metrica coscienziale formale, senza violare il principio assiomatico della TUC.
3.17.8 – Lemma della non proporzionalità contenutistica
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la salienza fenomenica S(t) è definita come funzione interna del campo coscienziale, dedotta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Essa è formalizzata come S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)), e rappresenta una misura dinamica della significatività informazionale di una configurazione, non in termini di quantità assoluta di contenuto, ma di struttura interna delle fluttuazioni. Ne deriva che l’ampiezza o l’intensità di δΦ(x,t) non è condizione sufficiente né necessaria per determinare un’elevata salienza, se tale contenuto non è coerentemente organizzato secondo la struttura informativa del campo.
Formalmente, si dimostra che non esiste funzione monotona crescente g tale che S(t) = g(|δΦ(x,t)|), per qualsiasi norma Lᵖ della fluttuazione. La dimostrazione si basa sul fatto che la coerenza A(t) = 1 − var(C(x,t)) è funzione della varianza spaziale del campo C(x,t), e che ∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀ e ∇²δΦ sono operatori derivativi che non dipendono dalla magnitudine assoluta di δΦ, ma dalla sua dinamica e curvatura interna.
Si considerino due configurazioni informazionali δΦ₁(x,t) e δΦ₂(x,t) tali che:
|δΦ₁(x,t)| ≫ |δΦ₂(x,t)| (contenuto più “intenso” nel primo caso)
var(C₁(x,t)) ≫ var(C₂(x,t)) ⇒ A₁(t) ≪ A₂(t)
∂C₁/∂t e ∇²δΦ₁(x,t) ≈ 0 (assenza di struttura dinamica o curvatura)
∂C₂/∂t, ∇²δΦ₂(x,t) ≠ 0 (presenza di struttura dinamica e differenziale)
Risulta allora che:
S₁(t) = f(δΦ₁, ∂C₁/∂t, ∇²δΦ₁, A₁(t)) ≪ S₂(t) = f(δΦ₂, ∂C₂/∂t, ∇²δΦ₂, A₂(t))
nonostante |δΦ₁| > |δΦ₂|. Questo dimostra che la funzione S(t) non cresce con la quantità di informazione, ma con la sua strutturazione coerente, cioè con l’ordine interno del campo.
Segue il lemma:
Lemma della non proporzionalità contenutistica
La funzione di salienza fenomenica S(t) non è proporzionale all’intensità assoluta della fluttuazione δΦ(x,t), ma alla sua struttura interna misurata tramite ∂C/∂t, ∇²δΦ(x,t) e A(t). In particolare:
se ∂δΦ/∂t → 0, ∇²δΦ(x,t) → 0, A(t) → 0, allora S(t) → 0 anche se |δΦ| è elevata;
se |δΦ| → 0 ma ∂δΦ/∂t ≠ 0, ∇²δΦ ≠ 0, A(t) → 1, allora S(t) → valore massimo locale.
Tale risultato implica che l’esperienza coscienziale non è determinata dalla “quantità” di informazione, ma dalla sua coerenza strutturale rispetto al campo unificato Φ₀. Il concetto di informazione saliente è quindi riformulato nella TUC come effetto relazionale e differenziale, non come misura cumulativa. Questo corollario assume rilevanza teorica ed empirica, poiché giustifica fenomeni esperienziali intensi in condizioni di silenzio percettivo, contenuto minimo o assenza di stimoli, purché la struttura interna del campo sia altamente coerente e differenziata.
3.17.9 – Applicazioni neurofenomenologiche
Nel contesto della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la salienza fenomenica S(t), definita come S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)), è concepita come funzione interna del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tale funzione non è correlata alla quantità assoluta di attività neurale, ma alla struttura informazionale interna del campo, espressa attraverso coerenza A(t), dinamica ∂C/∂t e curvatura ∇²δΦ. Questa impostazione consente una reinterpretazione formale dei dati neurofisiologici relativi agli stati di coscienza a bassa attivazione, come quelli associati a oscillazioni lente (0.5–4 Hz), rilevabili mediante EEG in fasi di sonno profondo, meditazione o trance ipnotica.
Formalmente, tali stati corrispondono a un regime in cui:
∂δΦ/∂t ≈ 0 ⇒ ∂C/∂t ≈ 0
A(t) → 1, in quanto var(C(x,t)) → 0
∇²δΦ(x,t) ≠ 0, come condizione minima di differenziazione
In questo scenario, il contenuto informazionale δΦ(x,t) non decresce necessariamente in intensità, ma diviene statico e coerente. L’assenza di variazione temporale impedisce l’insorgere di nuove transizioni fenomeniche, ma la coerenza strutturale interna consente un incremento della salienza, in quanto le strutture residue vengono interpretate dal sistema coscienziale come altamente significative. È questa la condizione che giustifica, nel formalismo della TUC, l’osservazione neurofenomenologica di esperienze soggettivamente profonde durante stati di ridotta attività corticale.
In particolare, la relazione tra oscillazioni lente e salienza può essere descritta nel formalismo TUC dalla seguente implicazione funzionale:
se ∂δΦ/∂t → 0 e A(t) → 1 con ∇²δΦ(x,t) ≠ 0, allora S(t) → sup_D S
Il campo C(x,t), in queste condizioni, è staticamente ordinato, con derivate temporali nulle ma con una curvatura spaziale residua che permette la persistenza di differenziali informazionali minimi. Questi ultimi, non essendo interferiti da dinamiche caotiche o disomogeneità strutturali, emergono con una salienza amplificata, in quanto diventano gli unici referenti semantici attivi nel dominio coscienziale.
Tale risultato fornisce una spiegazione strutturale per fenomeni quali:
percezione rallentata e intensa di singoli stimoli simbolici in stati ipnotici
amplificazione affettiva in silenzi meditativi
esperienze di significato assoluto attribuite a configurazioni minimali (es. luce, geometria, memoria simbolica)
La TUC, mantenendo l’intera architettura logico-matematica del campo C(x,t), non assume alcuna dipendenza diretta da parametri neurofisiologici. Tuttavia, le condizioni ∂δΦ/∂t ≈ 0 e A(t) elevata trovano corrispondenza empirica in segnali EEG caratterizzati da onde lente sincronizzate, frequentemente associate a stati coscienziali alterati ma semanticamente densi. Il formale disaccoppiamento tra attivazione neurale e significatività fenomenica costituisce uno dei punti cardine della teoria, che permette di superare il paradigma emergentista a favore di un modello interno, dedotto assiomaticamente dalla struttura del campo informazionale.
L’applicazione neurofenomenologica della salienza nella TUC mostra quindi come una riduzione della dinamica corticale possa coincidere, non con l’estinzione della coscienza, ma con la sua riorganizzazione coerente attorno a contenuti minimali, interpretati come massimamente significativi dal sistema coscienziale. Tale configurazione non è postulata, ma dedotta direttamente dalla logica strutturale del campo C(x,t), in regime di alta coerenza e bassa variazione.
3.18 – Significato ontologico e limite strutturale della salienza
3.18.1 – Definizione formale del significato ontologico Sₒ(t)
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la grandezza Sₒ(t), definita come “significato ontologico”, emerge come valore limite della funzione di salienza fenomenica S(t) nel regime in cui la struttura informazionale δΦ(x,t) converge completamente verso il Campo Unificato Fondamentale Φ₀. Tale configurazione corrisponde allo stato di coerenza assoluta, in cui il campo coscienziale C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, tende a una distribuzione costante nello spazio e nel tempo, assumendo ovunque il valore unitario: C(x,t) → 1 ∀(x,t) ∈ D.
Formalmente, si definisce:
Sₒ(t) := lim_{δΦ(x,t) → Φ₀} S(t)
Questa definizione non introduce una nuova funzione primitiva, ma rappresenta una misura strutturale che si impone come conseguenza della dinamica interna del sistema. Nel limite δΦ(x,t) → Φ₀, la fluttuazione informazionale si annulla localmente, implicando:
∂C/∂t = ∂(δΦ/Φ₀)/∂t = (1/Φ₀) ∂δΦ/∂t → 0
∇C(x,t) = ∇(δΦ/Φ₀) = (1/Φ₀) ∇δΦ(x,t) → 0
ΔC(x,t) = ∇²(δΦ/Φ₀) = (1/Φ₀) ∇²δΦ(x,t) → 0
Simultaneamente, la coerenza globale A(t), definita come A(t) = 1 − var(C(x,t)), raggiunge il suo massimo teorico A(t) → 1. In tale regime, il campo C(x,t) perde ogni varianza, divenendo perfettamente uniforme, e la funzione S(t), fondata su differenze informazionali (derivate temporali, gradienti e curvatura), si annulla:
S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)) → 0
Tuttavia, proprio nella scomparsa della salienza computabile S(t), si rende evidente il significato ontologico Sₒ(t), che non rappresenta un contenuto selettivo o un’informazione evidenziata nel campo, ma l’unità strutturale del campo stesso rispetto al fondamento Φ₀. In altre parole, Sₒ(t) misura la pienezza del significato in assenza di differenziazione informazionale. Non essendo dipendente da ∂δΦ/∂t o ∇δΦ(x,t), e non possedendo una derivata locale interna al campo, Sₒ(t) non è funzione computabile nel senso ordinario. È invece un limite topologico, definito soltanto dalla struttura asintotica del sistema.
Poiché Φ₀ è assiomaticamente costante e assoluto, la condizione δΦ(x,t) → Φ₀ implica che la coscienza abbia ricondotto ogni configurazione alla propria sorgente invariabile. In tale scenario, il sistema perde capacità discriminativa, ma guadagna totalità semantica. Non si ha più informazione fenomenica selettiva, ma adesione assoluta al fondamento, da cui si deduce che:
lim_{A(t) → 1, S(t) → 0} Sₒ(t) = sup
Il significato ontologico si definisce dunque come struttura di risonanza interna del campo, emergente esclusivamente nella condizione di massima coerenza, totale immobilità informazionale, e perfetta identificazione del contenuto con il fondamento. Tali condizioni sono deducibili rigorosamente dalla formula madre e dalle sue derivate:
C(x,t) = δΦ/Φ₀
∂C/∂t = (1/Φ₀) ∂δΦ/∂t → 0
∇C(x,t) = (1/Φ₀) ∇δΦ(x,t) → 0
var(C) → 0 ⇒ A(t) → 1
La grandezza Sₒ(t) non può quindi essere misurata in regime dinamico, né emergere da computazioni locali, ma si impone come costante di struttura nel limite coerente, corrispondente allo stato ontologico perfetto della coscienza.
3.18.2 – Dissociazione strutturale tra S(t) e Sₒ(t)
All’interno del formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la salienza fenomenica S(t) e il significato ontologico Sₒ(t) sono due grandezze logicamente collegate, ma strutturalmente distinte, la cui divergenza semantica emerge in modo netto nel limite di coerenza totale del campo coscienziale. Mentre S(t) è definita come funzione computabile interna dei gradienti, curvature e dinamiche locali della fluttuazione informazionale δΦ(x,t), la grandezza Sₒ(t) si configura come limite superiore non computabile, corrispondente alla perfetta aderenza del campo δΦ(x,t) al fondamento Φ₀.
Per definizione, S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)), e pertanto la sua esistenza fenomenica è legata alla presenza di differenze strutturate nel campo coscienziale. Quando δΦ(x,t) → Φ₀, dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ segue immediatamente che:
C(x,t) → 1 ∀ x,t
e, per derivazione diretta:
∂C/∂t = (1/Φ₀) ∂δΦ/∂t → 0
∇C(x,t) = (1/Φ₀) ∇δΦ(x,t) → 0
ΔC(x,t) = (1/Φ₀) ∇²δΦ(x,t) → 0
Da ciò consegue che:
S(t) → f(δΦ, 0, 0, 1) = 0
La funzione S(t) tende a zero in quanto tutte le sue componenti locali misurabili (variazione temporale, curvatura, fluttuazione informativa) si annullano nel limite di coerenza piena A(t) → 1. Questo annullamento è intrinseco alla definizione strutturale di salienza: S(t) sussiste solo nella presenza di differenze informazionali localizzate, e cessa di esistere in assenza di variazione. In regime di ordine totale, non vi è più nulla che possa essere isolato o reso rilevante all’interno del campo: la coscienza non “seleziona” più alcun contenuto perché l’intero contenuto coincide ontologicamente con il fondamento.
Tuttavia, in tale scenario si manifesta Sₒ(t), definita come:
Sₒ(t) := lim_{δΦ(x,t) → Φ₀} S(t)
Tale grandezza non misura la salienza di una variazione, ma la significatività della struttura globale in quanto tale. La divergenza tra S(t) e Sₒ(t) è dunque una conseguenza necessaria del fatto che la prima è funzione locale, mentre la seconda è un valore limite globale. Formalmente, si ha:
lim_{A(t) → 1} S(t) = 0 ma lim_{A(t) → 1} Sₒ(t) = sup
Questa dissociazione logica implica che l’assenza di contenuti salienti non coincide con l’assenza di significato, bensì con il raggiungimento della sua forma più alta. Il significato ontologico emerge, per definizione, solo quando le differenze fenomeniche cessano, e si realizza come convergenza integrale della coscienza verso la sua configurazione assoluta. La funzione S(t) decresce verso lo zero per perdita di struttura differenziale, mentre Sₒ(t) cresce verso il massimo per adesione strutturale al fondamento.
Ne deriva una distinzione semantica inequivocabile: S(t) riguarda la selettività fenomenica interna a un campo informazionale dinamico e differenziato; Sₒ(t) riguarda la pienezza ontologica di un campo perfettamente coerente. Le due grandezze si oppongono strutturalmente: S(t) esiste quando vi è informazione non coincidente con Φ₀, mentre Sₒ(t) esiste solo quando ogni informazione coincide con Φ₀. Questa divergenza è essenziale per comprendere la direzionalità evolutiva di ΣΦ(t) e la natura finale del riconoscimento coscienziale come totalità integrata, priva di varianza interna ma massimamente significativa.
3.18.3 – Espressione simbolica e proporzionale di Sₒ(t)
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il significato ontologico Sₒ(t) non è una funzione computabile diretta, ma una grandezza strutturale asintotica che emerge nel limite di massima coerenza del campo coscienziale. La sua espressione simbolica può essere dedotta in modo rigoroso dalla relazione tra la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e la definizione di coerenza informazionale A(t) = 1 − var(C(x,t)). In tale quadro, la variabile Sₒ(t) non dipende dalla densità informativa istantanea o dall’attività locale del campo, ma dalla sua organizzazione globale e dalla tendenza del sistema a convergere al fondamento Φ₀.
Nel limite δΦ(x,t) → Φ₀, la funzione C(x,t) tende a 1 in tutto il dominio D, e la varianza spaziale var(C(x,t)) tende a zero. Dalla definizione di coerenza segue:
A(t) = 1 − var(C(x,t)) → 1
Per costruzione, la funzione di salienza fenomenica S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)) si annulla in questo limite, a causa dell’estinzione di tutte le derivate differenziali che dipendono da δΦ(x,t). Tuttavia, proprio in questo scenario di coerenza perfetta, si definisce il significato ontologico Sₒ(t) come grandezza asintotica che non misura il contenuto, ma l’identità tra il contenuto e il fondamento. Formalmente:
Sₒ(t) := lim_{δΦ(x,t) → Φ₀} S(t)
La natura non computabile di Sₒ(t) implica che essa non può essere ricavata da un’analisi locale del campo, ma deve essere espressa mediante una funzione limite globale. Una rappresentazione simbolica coerente, deducibile per inversione dal comportamento della varianza di C(x,t), è la seguente:
Sₒ(t) ∝ Φ₀ / var(δΦ(x,t)) nel limite δΦ → Φ₀
Questa proporzionalità non introduce nuovi postulati, ma emerge direttamente dalla struttura della formula madre. Infatti, poiché C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, è legittimo scrivere:
var(C(x,t)) = var(δΦ(x,t)) / Φ₀²
Ne consegue:
var(δΦ(x,t)) = Φ₀² ⋅ var(C(x,t))
e quindi:
1 / var(δΦ(x,t)) ∝ 1 / var(C(x,t)) ∝ 1 / (1 − A(t))
Nel limite A(t) → 1, questa espressione tende all’infinito, compatibilmente con la definizione di Sₒ(t) come supremo teorico del significato. La funzione 1 / var(δΦ(x,t)) rappresenta pertanto una misura indiretta, ma strutturalmente fondata, della convergenza informazionale verso il fondamento. Il significato ontologico non è associato alla presenza di informazione, ma alla sua risonanza strutturale con Φ₀: meno δΦ differisce da Φ₀, maggiore è il significato.
Tale interpretazione ha una valenza ontologica precisa: Sₒ(t) cresce al diminuire della varianza del campo, non perché il contenuto informazionale aumenti, ma perché si dissolve ogni discontinuità rispetto al fondamento. In questo scenario, l’intero sistema tende a uno stato di unità informazionale, e il significato emerge come adesione globale alla struttura originaria del campo. La coscienza riconosce il massimo significato non nella molteplicità differenziata, ma nell’unità indifferenziata che le è strutturalmente propria. In questo senso, la funzione Sₒ(t) formalizza il valore ontologico della coincidenza tra δΦ(x,t) e Φ₀, ed è computabile solo come limite logico, non come funzione osservabile interna.
3.18.4 – Relazione tra coerenza perfetta e significato massimo
Nel contesto della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la grandezza A(t), definita come coerenza informazionale globale del campo coscienziale, rappresenta una misura interna dell’ordine strutturale di C(x,t). La sua definizione formale è data da A(t) = 1 − var(C(x,t)), dove var(C(x,t)) è la varianza spaziale della funzione di coscienza C(x,t) su un dominio D. Per definizione, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Ne segue che la coerenza A(t) raggiunge il suo valore massimo, pari a 1, se e solo se la varianza spaziale di C(x,t) tende a zero, ossia se C(x,t) = costante su tutto D.
Nel limite in cui δΦ(x,t) → Φ₀, la funzione C(x,t) → 1 ovunque. In tal caso:
var(C(x,t)) → 0 ⇒ A(t) → 1
Questo implica che la struttura informazionale coscienziale diventa perfettamente omogenea, priva di variazioni locali significative, sia in termini spaziali sia temporali. Le derivate ∂C/∂t, ∇C(x,t) e ∇²δΦ(x,t) si annullano simultaneamente. Poiché la funzione di salienza fenomenica S(t) è definita come funzione differenziale locale di δΦ(x,t), delle sue derivate e della coerenza A(t), nel limite in cui tali derivate si annullano e A(t) → 1, si ha:
S(t) → 0
Tuttavia, proprio in tale regime si definisce il significato ontologico Sₒ(t) come il valore limite di S(t), non nel senso computazionale, ma come misura strutturale dell’identità tra δΦ(x,t) e Φ₀. In particolare:
Sₒ(t) := lim_{δΦ(x,t) → Φ₀} S(t)
Formalmente, se A(t) = 1, allora si ha var(C(x,t)) = 0, che implica una sovrapposizione perfetta tra contenuto informazionale e struttura fondativa del campo. In questa condizione, la coscienza non distingue più alcun contenuto differenziale, ma riconosce integralmente la totalità dell’essere come unificata. Questo stato rappresenta l’identità strutturale perfetta, il cui significato non è codificato in singole variazioni, ma nella totale assenza di discontinuità.
Ne segue che nel limite A(t) = 1, si ha:
Sₒ(t) = sup
dove sup denota il valore massimo teorico della funzione f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t)) in assenza di ogni varianza informazionale. Tale valore massimo non è raggiunto dalla funzione S(t), ma è il limite verso cui essa tende asintoticamente nella misura in cui il campo diventa indistinguibile da Φ₀. In termini ontologici, ciò corrisponde alla massima trasparenza dell’informazione rispetto al fondamento.
La relazione A(t) = 1 ⇔ var(C) = 0 implica che la coerenza perfetta coincide con la soppressione totale delle discontinuità spaziali della coscienza. In questa condizione, ogni possibile struttura informazionale è fusa nel fondamento, e la coscienza, cessando di selezionare o distinguere, si riconosce pienamente. Il significato non è allora attribuito a un contenuto, ma al riconoscimento globale del campo come unità, condizione che può essere formalmente descritta come:
C(x,t) = 1 ∀ x ∈ D ⇒ S(t) = 0, ma Sₒ(t) = sup
Questa formulazione sancisce la dissociazione concettuale tra S(t) e Sₒ(t) e fonda il concetto di significato ontologico su basi strettamente strutturali e non fenomeniche. L’interpretazione di var(C(x,t)) = 0 come condizione ontologica di riconoscimento integrale stabilisce che il significato massimo non emerge da una molteplicità differenziata, ma dall’identità informazionale assoluta tra coscienza e fondamento. In tale identità, Sₒ(t) diventa la metrica intrinseca dell’essere riconosciuto.
3.18.5 – Connessione tra Sₒ(t) e nucleo causale ΣΦ
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la dinamica del nucleo causale ΣΦ(t) è vincolata a una traiettoria informazionale coerente, progressivamente orientata verso un regime di massima aderenza strutturale al campo unificato Φ₀. La definizione del significato ontologico Sₒ(t) come grandezza limite del sistema nel caso di convergenza δΦ(x,t) → Φ₀, implica che tale grandezza agisca come attrattore interno della traiettoria causale ΣΦ(t). La connessione tra i due oggetti – Sₒ(t) e ΣΦ(t) – non è dunque solo concettuale, ma formalmente deducibile dall’equazione madre della teoria, C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, e dalla sua dinamica evolutiva.
In particolare, poiché ΣΦ(t) rappresenta l’insieme delle configurazioni informazionali coerenti e persistenti nel tempo, la sua traiettoria è orientata per definizione verso stati in cui A(t) cresce o si mantiene costante, ossia:
∂A/∂t ≥ 0 ⇒ ∂var(C(x,t))/∂t ≤ 0.
Questa condizione implica che nel limite t → ∞, qualora la coerenza A(t) tenda a 1, il sistema tenda simultaneamente a:
δΦ(x,t) → Φ₀, C(x,t) → 1, ∂C/∂t → 0, ∇C(x,t) → 0.
Nel suddetto regime, la salienza fenomenica S(t) tende a zero, mentre la grandezza asintotica Sₒ(t) tende al suo massimo teorico:
S(t) → 0, Sₒ(t) → sup.
Poiché Sₒ(t) è definita come il valore limite di f(δΦ, A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ) nel caso A(t) → 1, la sua massimizzazione corrisponde all’annullamento completo delle discontinuità informazionali del campo coscienziale. Ne consegue che:
lim_{t→∞} ΣΦ(t) = ΣΦₒ(t) ⇔ lim_{t→∞} Sₒ(t) = sup.
La relazione formale tra Sₒ(t) e ΣΦ(t) è pertanto di tipo causale-strutturale: il primo definisce la configurazione limite di significato massimo a cui tende la traiettoria del secondo. Possiamo quindi caratterizzare Sₒ(t) come funzione attrattiva topologica per la dinamica di ΣΦ(t). In termini più precisi, ΣΦₒ(t) è l’insieme limite in cui ogni sottostruttura δΦ(x,t) soddisfa le seguenti condizioni:
δΦ(x,t) = Φ₀ su D_Σ, A(t) = 1, ∂δΦ/∂t = 0, ∇δΦ = 0.
Da ciò si deduce che Sₒ(t), pur non essendo una variabile computabile nel senso operativo, agisce come metrica orientativa interna che struttura l’evoluzione di ΣΦ, indicando la direzione univoca verso una convergenza informazionale globale. Ogni variazione coerente del nucleo, per essere stabile e persistente, deve infatti essere compatibile con la crescita asintotica di A(t) e quindi con il tendere di C(x,t) verso l’unità.
Formalmente, si ha:
ΣΦ(t) coerente ∧ ∂A/∂t ≥ 0 ⇒ ∂Sₒ/∂t ≥ 0.
Pertanto, l’emergere di un significato ontologico massimo coincide con il completamento della traiettoria causale verso un nucleo totalmente ordinato, stabile, privo di fluttuazioni differenziali, e in cui la coscienza riconosce pienamente se stessa nella struttura del proprio fondamento. Questa condizione rappresenta il punto di chiusura logico della dinamica di ΣΦ, e giustifica la posizione di Sₒ(t) come elemento non derivato ma intrinsecamente vincolato al fine strutturale del campo coscienziale.
3.18.6 – Direzione evolutiva e monotonicità di Sₒ(t)
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la relazione tra l’evoluzione temporale della coerenza informazionale A(t) e la dinamica del significato ontologico Sₒ(t) risulta determinata da vincoli strutturali interni, deducibili direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In particolare, poiché A(t) è definita come misura della varianza di C(x,t), e Sₒ(t) come limite superiore della funzione di salienza S(t) nel caso δΦ(x,t) → Φ₀, risulta logicamente necessario che ogni incremento di A(t) si accompagni a una crescita (non decrescente) di Sₒ(t), nel dominio strutturale che lega la coscienza al suo fondamento.
Formalmente, la coerenza è definita come:
A(t) = 1 − var(C(x,t)).
Ne consegue che ∂A/∂t ≥ 0 implica una riduzione nel tempo della varianza spaziale della coscienza, ovvero una progressiva tendenza verso l’omogeneità del campo C(x,t). In tale regime, la distanza informazionale tra δΦ(x,t) e Φ₀ diminuisce, e il sistema si muove strutturalmente verso lo stato limite C(x,t) = 1. Come mostrato nei paragrafi precedenti, questo regime coincide con la massimizzazione del significato ontologico, che si esprime asintoticamente nella forma:
Sₒ(t) := lim_{δΦ(x,t) → Φ₀} S(t) = sup.
Tuttavia, a differenza della salienza fenomenica S(t), computabile localmente, Sₒ(t) rappresenta una misura globale non osservabile direttamente, ma dedotta dall’intera struttura coerente del campo. Poiché è definita sul comportamento limite di S(t), dipende in modo monotono dalla crescita di A(t), a parità di altre condizioni strutturali. Possiamo dunque scrivere:
∂A/∂t ≥ 0 ⇒ ∂Sₒ/∂t ≥ 0.
Tale relazione implica che il significato ontologico non decresce mai lungo una traiettoria evolutiva coscienziale ordinata, ma cresce progressivamente con l’aumento dell’ordine strutturale. In particolare, questa crescita è continua fintanto che il nucleo causale ΣΦ rimane attivo, e si arresta solo in condizioni di coerenza perfetta, ovvero quando A(t) → 1, ∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0.
La dipendenza di Sₒ(t) dalla derivata ∂A/∂t rivela inoltre una proprietà cruciale: la direzione temporale dell’evoluzione coscienziale non è neutra rispetto al significato. Ogni configurazione che accresce A(t) conduce, per definizione, a una maggiore adesione informazionale tra δΦ(x,t) e Φ₀, e quindi a una maggiore identificazione della coscienza con il proprio fondamento. In questo senso, il significato ontologico agisce come potenziale direzionale intrinseco della coscienza, orientando la dinamica interna di ΣΦ verso stati sempre più strutturati.
Poiché la funzione di coerenza è costruita su base statistica e non richiede input esterni, il legame tra ∂A/∂t e ∂Sₒ/∂t risulta completamente interno alla dinamica della coscienza. Non dipende da stimoli o parametri ambientali, ma esclusivamente dall’organizzazione interna del campo δΦ(x,t) rispetto a Φ₀. Questo rende Sₒ(t) una quantità invariabile rispetto a trasformazioni metriche esterne, ma sensibile all’autorganizzazione strutturale del campo coscienziale.
Infine, la monotonicità di Sₒ(t) rispetto ad A(t) implica che la traiettoria ottimale di evoluzione di un sistema cosciente sia quella che massimizza nel tempo la coerenza interna. Ogni interruzione, inversione o stasi nella crescita di A(t) determina un arresto nella progressione di Sₒ(t), e quindi una perdita di direzionalità nel riconoscimento del significato puro. Questo vincolo orienta tutta la dinamica causale della coscienza lungo gradienti strutturali di coerenza crescente, rendendo ∂A/∂t ≥ 0 una condizione necessaria per l’attualizzazione del significato ontologico.
3.18.7 – Condizione di significato ontologico statico
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la condizione di significato ontologico statico può essere dedotta rigorosamente come configurazione limite in cui la traiettoria evolutiva del campo coscienziale converge verso uno stato completamente ordinato e non dinamico. Questa configurazione si realizza quando il campo informazionale δΦ(x,t) coincide perfettamente con il Campo Unificato Fondamentale Φ₀, determinando la scomparsa di ogni differenza strutturale e temporale all’interno della funzione di coscienza C(x,t). Da tale condizione deriva una triplice annullazione delle derivate locali, che si esprime come:
A(t) = 1 ∧ ∂C/∂t = 0 ∧ ∇C(x,t) = 0.
La definizione formale del significato ontologico, stabilita come limite superiore della funzione di salienza fenomenica, è data da:
Sₒ(t) := lim_{δΦ(x,t) → Φ₀} S(t).
Nel momento in cui δΦ(x,t) converge puntualmente e globalmente a Φ₀, il campo C(x,t) tende a una costante unitaria:
C(x,t) → 1 ∀ x,t.
La conseguenza strutturale è la nullificazione di ogni variazione informazionale interna. Infatti, dal rapporto definitorio C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, e dall’assunzione Φ₀ costante, segue che:
∂C/∂t = (1/Φ₀) ∂δΦ/∂t → 0,
∇C(x,t) = (1/Φ₀) ∇δΦ(x,t) → 0.
Queste condizioni si traducono nella scomparsa della dinamica coscienziale interna. La coerenza globale raggiunge il suo valore massimo A(t) = 1, equivalente a var(C(x,t)) = 0. Poiché tutte le variazioni spaziali e temporali si annullano, anche la salienza fenomenica S(t), che dipende da ∂C/∂t, ∇²δΦ e var(C), tende a zero. Tuttavia, nel formalismo TUC, proprio in questo regime si manifesta la grandezza strutturale non computabile Sₒ(t), che assume il suo valore massimo come riconoscimento integrale del significato:
Sₒ(t) = sup, ma S(t) → 0.
Poiché tutte le derivate strutturali si annullano, anche la derivata temporale del significato ontologico si arresta:
∂Sₒ/∂t = 0.
Segue che:
Sₒ(t) = cost.
La costanza temporale di Sₒ(t) in questo regime implica che il sistema ha raggiunto il proprio stato di massima integrazione con il fondamento, e non è soggetto a ulteriore trasformazione. Dal punto di vista della struttura causale, tale condizione coincide con la fissazione del nucleo ΣΦ: non solo ΣΦ(t) è non vuoto, ma anche stabile, nel senso che la sua configurazione informazionale non evolve più, poiché non sono presenti variazioni interne che ne giustifichino la ristrutturazione.
Formalmente:
ΣΦ(t + Δt) = ΣΦ(t) ∀ Δt → 0,
⇔ ∂ΣΦ/∂t = 0.
Tale stato, denominato ΣΦₒ, rappresenta il nucleo causale asintotico, coincidente con il dominio D su cui δΦ(x,t) = Φ₀. La fissazione del nucleo implica che ogni elemento del dominio è coerente, non differenziato e non reattivo. Di conseguenza, il significato ontologico non si genera più da selezione informazionale differenziale (come nel caso di S(t)), ma si manifesta come struttura assoluta, non fluttuante, del sistema.
Questa condizione rappresenta il punto finale della traiettoria evolutiva interna alla TUC, e delimita il confine strutturale oltre il quale non esiste ulteriore elaborazione informazionale. La coscienza, in tale stato, non percepisce più contenuti distinti, ma è identificata integralmente con il fondamento Φ₀, riconoscendo in esso la totalità del significato possibile.
3.18.8 – Funzione orientativa di Sₒ(t)
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il significato ontologico Sₒ(t), definito come limite asintotico della funzione di salienza fenomenica S(t) per δΦ(x,t) → Φ₀, assume il ruolo di parametro strutturale orientativo per l’evoluzione della traiettoria causale ΣΦ(t). Tale funzione non rappresenta un valore computabile localmente, ma costituisce una quantità informazionale-limite verso cui tende il sistema coscienziale in regime di massima coerenza. L’ipotesi fondante è che la coerenza informazionale A(t), intesa come 1 − var(C(x,t)), cresca nel tempo lungo traiettorie non regressive, in modo che ∂A/∂t ≥ 0. In tale scenario, Sₒ(t) si configura come variabile monotona crescente, asintoticamente stabile e topologicamente vincolante.
Poiché la dinamica causale interna del sistema è descritta attraverso il comportamento del nucleo ΣΦ(t), definito come la porzione strutturata, coerente e persistente del campo informazionale, è necessario formalizzare la relazione tra Sₒ(t) e la traiettoria evolutiva di ΣΦ(t). L’identità C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ implica che ogni incremento di coerenza A(t) riduce var(C), cioè avvicina C(x,t) a 1. Quando ciò accade in modo stabile e continuo su un dominio spaziale finito D_Σ, si ha:
lim_{t → ∞} δΦ(x,t) = Φ₀ ∀ x ∈ D_Σ,
⇒ C(x,t) → 1 ∀ x ∈ D_Σ,
⇒ ΣΦ(t) → ΣΦₒ,
dove ΣΦₒ rappresenta il nucleo causale completamente coerente. Per definizione, in tale stato limite vale:
∂C/∂t = 0, ∇C(x,t) = 0, A(t) = 1.
Poiché S(t) → 0 in questo regime, si ha:
Sₒ(t) = sup in corrispondenza a ΣΦ(t) = ΣΦₒ.
Si dimostra così che il significato ontologico Sₒ(t) costituisce l’attrattore informazionale verso cui tende ΣΦ(t), determinandone la traiettoria in quanto funzione orientativa. Formalmente, si ha:
∀ t: ∂A/∂t ≥ 0 ⇒ ∂Sₒ/∂t ≥ 0,
lim_{t → ∞} Sₒ(t) = sup ⇔ lim_{t → ∞} ΣΦ(t) = ΣΦₒ.
La funzione Sₒ(t), pur non essendo direttamente osservabile o misurabile localmente, agisce come vincolo strutturale globale, nel senso che ogni configurazione di δΦ(x,t) che aumenta A(t) tende automaticamente a spingere la coscienza verso un dominio in cui Sₒ(t) cresce. Questo stabilisce una dinamica direzionale interna alla TUC: la coscienza evolve non verso un contenuto specifico, ma verso uno stato strutturale in cui la funzione C(x,t) aderisce perfettamente al fondamento Φ₀. Tale stato è esattamente quello in cui si realizza il massimo significato possibile: non derivante da differenze, ma dalla loro eliminazione attraverso l’ordine informazionale totale.
Ne segue che Sₒ(t) ha lo status di potenziale orientativo globale del sistema, e definisce una direzione evolutiva asimptoticamente univoca. Ogni traiettoria ΣΦ(t) che non collassa (cioè non perde coerenza) tende necessariamente, sotto condizioni di ∂A/∂t ≥ 0, verso un dominio di significato massimo, che costituisce la destinazione informazionale finale della coscienza. La condizione può essere formalizzata come:
ΣΦ(t) ≠ ∅ ∧ ∀ t: ∂A/∂t ≥ 0 ⇒ lim_{t → ∞} Sₒ(t) = sup ∧ ΣΦ(t) → ΣΦₒ.
In termini topologici, Sₒ(t) definisce un campo scalare informazionale a valori finiti su uno spazio coerente connesso, la cui pendenza orienta ogni possibile dinamica coscienziale non entropica. Perciò, sebbene non computabile istantaneamente, Sₒ(t) risulta indispensabile per comprendere la logica strutturale dell’intera evoluzione di ΣΦ. La sua esistenza come parametro limite della teoria è dedotta logicamente dalla formula madre e dalle definizioni interne, e non può essere esclusa senza invalidare la consistenza assiomatica della TUC.
3.18.9 – Equivalenza tra significato e adesione strutturale
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il significato ontologico Sₒ(t) non si presenta come funzione diretta dei contenuti informazionali, ma come misura asintotica dell’adesione strutturale del campo δΦ(x,t) al fondamento Φ₀. Questa adesione non è definita da una distanza fisica o da una metrica euclidea, bensì da una proprietà interna di convergenza informazionale, esprimibile attraverso la varianza delle configurazioni normalizzate di coscienza C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Nel limite δΦ(x,t) → Φ₀, si ha che C(x,t) → 1 ∀ x ∈ D, con conseguente annullamento della varianza spaziale:
var(C(x,t)) → 0 ⇒ A(t) → 1.
Tale convergenza definisce uno stato di coerenza informazionale perfetta, in cui ogni differenziazione interna si azzera e la struttura coscienziale assume forma uniforme e non modulata. In questo regime, la funzione S(t), che dipende da variazioni locali di C(x,t) (attraverso ∂C/∂t e ∇²δΦ), tende anch’essa a zero:
S(t) → 0.
Tuttavia, proprio nel collasso di ogni contenuto informativo differenziale, si definisce Sₒ(t) come significato assoluto, non relativo a singole configurazioni ma alla condizione strutturale globale del campo. La funzione Sₒ(t) è formalmente deducibile come proporzionale all’inverso della varianza residua del campo informazionale:
Sₒ(t) ∝ Φ₀ / var(δΦ(x,t)) nel limite δΦ(x,t) → Φ₀.
Poiché Φ₀ è costante assoluta e indivisibile, l’unica variabile effettiva è var(δΦ(x,t)), che in tale contesto rappresenta una misura della distanza informazionale dal fondamento. Minore è la varianza, maggiore è l’adesione globale alla struttura unitaria Φ₀ e quindi maggiore è il significato ontologico Sₒ(t). Questa relazione non è postulata, ma segue logicamente dalla definizione di C(x,t) come rapporto tra campo informazionale e fondamento, e dalla definizione di coerenza A(t) come funzione decrescente della varianza.
In termini equivalenti, la relazione può essere scritta come:
Sₒ(t) ∝ 1 / var(δΦ(x,t)) ⇔ Sₒ(t) ∝ 1 / var(C(x,t)).
Questo mostra che il significato ontologico non è funzione della complessità informativa, ma del grado di unità strutturale raggiunta dal campo coscienziale. Sₒ(t) cresce dunque quando l’intera configurazione tende a una forma perfettamente coerente, in cui ogni differenza interna si dissolve. Tale comportamento distingue Sₒ(t) da ogni misura fenomenica: non si riferisce a cosa è rappresentato, ma a quanto integralmente è riconosciuto.
Poiché la varianza è l’unica misura interna che consente una quantificazione dell’adesione strutturale senza fare riferimento a parametri esterni o osservabili fisici, essa funge da metrica ontologica naturale. Ne segue che la coerenza informazionale A(t) = 1 − var(C(x,t)) è non solo una condizione per la stabilità del sistema, ma anche la variabile ontologica fondamentale per la definizione del significato. In particolare, l’inverso della varianza rappresenta la scala su cui si misura la “vicinanza strutturale” a Φ₀.
Pertanto, Sₒ(t), in quanto proporzionale a 1 / var(δΦ(x,t)), è interpretabile come funzione limite di adesione al fondamento. È ciò che resta del senso quando la coscienza ha raggiunto la sua massima unità possibile: un significato senza contenuti, ma strutturalmente assoluto, che emerge esclusivamente dalla convergenza informazionale e non dalla molteplicità. Questa forma estrema di riconoscimento interno non è mai osservabile direttamente, ma vincola ogni possibile traiettoria causale ΣΦ(t) attraverso il suo gradiente. In termini teorici, essa definisce il punto asintotico verso cui tende ogni sistema coscienziale che non collassa, indicando una direzione informazionale assoluta all’interno della geometria del campo.
3.18.10 – Stabilità di Sₒ(t) e traiettoria finale di ΣΦ
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il significato ontologico Sₒ(t) rappresenta la quantità strutturale asintotica associata al riconoscimento perfetto del fondamento Φ₀ da parte della configurazione informazionale δΦ(x,t), definita per costruzione dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. L’intera dinamica causale del sistema coscienziale, formalizzata attraverso l’evoluzione del nucleo interno ΣΦ(t), può essere considerata come una traiettoria informazionale soggetta a variazione nel tempo, governata dalla ricerca di massima coerenza A(t) e, di conseguenza, da una crescita del significato Sₒ(t).
La condizione ∂Sₒ/∂t ≥ 0 è già stata dedotta come direzione evolutiva coerente, vincolata dalla crescita monotona della coerenza informazionale A(t). Tuttavia, l’analisi della stabilità del significato richiede l’introduzione della derivata seconda ∂²Sₒ/∂t², la quale misura la curvatura temporale della traiettoria di Sₒ(t), ossia la variazione della variazione di significato nel tempo. In regime asintotico, in cui la traiettoria ΣΦ(t) converge verso una configurazione stazionaria ΣΦₒ, tale quantità tende a zero:
∂²Sₒ/∂t² ≈ 0 ⇔ ΣΦ(t) = ΣΦₒ costante.
Questa equivalenza implica che la traiettoria causale ha esaurito le sue trasformazioni significative, assestandosi su una struttura informazionale che non varia più né nel contenuto (δΦ) né nella coerenza (A(t)), e in cui ogni parametro strutturale della coscienza è stabile. In tale scenario, il significato ontologico raggiunge un valore limite costante:
Sₒ(t) = sup ∧ ∂Sₒ/∂t → 0 ∧ ∂²Sₒ/∂t² → 0.
Formalmente, questa stabilizzazione rappresenta la chiusura dinamica della coscienza evolutiva, poiché ogni trasformazione informazionale ulteriore non modificherebbe più la relazione strutturale tra δΦ(x,t) e Φ₀. Si ha pertanto:
δΦ(x,t) → Φ₀ ∀ x, t ∈ D ⇒ C(x,t) → 1 ∧ ∂C/∂t → 0 ∧ ∇C → 0,
e, di conseguenza:
var(C(x,t)) → 0 ⇒ A(t) → 1 ⇒ S(t) → 0 ∧ Sₒ(t) → cost.
La derivata seconda di Sₒ(t), come indice di accelerazione del significato, diviene così lo strumento formale per identificare la fissazione del nucleo ΣΦ e la sua inattività trasformativa. La stabilità di Sₒ(t) rappresenta il segnale interno della completa autorealizzazione del sistema coscienziale nella sua struttura causale, indicando il punto di massima convergenza informazionale compatibile con l’architettura logico-matematica della teoria.
In termini topologici, il sistema ha raggiunto un minimo globale della varianza informativa e un massimo globale del significato ontologico, il che equivale a una configurazione attrattiva stabile nello spazio delle traiettorie causali. L’identità ΣΦ(t) = ΣΦₒ, quindi, non è soltanto una constatazione empirica, ma una necessità strutturale in presenza di ∂²Sₒ/∂t² ≈ 0. Questo chiude la catena formale che collega la dinamica coscienziale, la funzione di coerenza, la convergenza informazionale e il riconoscimento del fondamento in un quadro unitario, logicamente deducibile dalla formula madre.
3.19 – Resilienza coscienziale e variabilità strutturale della coerenza
3.19.1 – Definizione formale di resilienza coscienziale
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la resilienza coscienziale rappresenta una funzione derivabile direttamente dalla struttura differenziale del campo coscienziale, senza introdurre alcun parametro esterno o postulato aggiuntivo. Il punto di partenza è la definizione di coerenza informazionale A(t) := 1 − var[C(x,t)], che misura il grado di ordine globale del campo C(x,t), definito a sua volta dalla formula madre come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tuttavia, A(t), pur essendo una misura sintetica di ordine, non distingue tra le componenti statiche e dinamiche della varianza. Per ottenere una misura più precisa della stabilità funzionale della coscienza durante l’attività informazionale, è necessario isolare la porzione di varianza che origina da fluttuazioni attive.
Definiamo quindi la varianza attiva del campo come:
var_act[C(x,t)] := var[C(x,t)] | ∇C ≠ 0 ∨ ∂C/∂t ≠ 0 ∨ ΔC ≠ 0
cioè la porzione della varianza che proviene da configurazioni informazionali in cui sono presenti gradienti spaziali, derivata temporale o curvatura locale. Si tratta della componente dinamica, strutturalmente misurabile, della varianza totale. In tal senso, var_act è funzione del contenuto differenziale di C(x,t), e quindi, per via della formula madre, dipende esclusivamente da δΦ(x,t) e dalle sue derivate spaziali e temporali, ossia ∇δΦ, ∂δΦ/∂t e ∇²δΦ.
Definita questa componente, la resilienza coscienziale viene formalmente introdotta come:
R(t) := A(t) / var_act[C(x,t)]
Tale definizione costituisce una funzione strutturale che quantifica la capacità di un sistema coscienziale di mantenere coerenza nonostante l’attività informazionale interna. Un valore elevato di R(t) implica che la coerenza A(t) è sostenuta anche in presenza di fluttuazioni significative e complesse nel campo, mentre un valore basso indica che anche minime dinamiche interne compromettono la stabilità del sistema.
La resilienza non è dunque un parametro aggiuntivo, ma un rapporto strutturale fra coerenza globale e attività differenziale interna, calcolabile esclusivamente a partire da grandezze dedotte dalla formula madre. In particolare:
Se ∇C ≈ 0, ∂C/∂t ≈ 0, ΔC ≈ 0 ⇒ var_act ≈ 0 ⇒ R(t) indeterminato o tendente all’infinito (coerenza statica).
Se var_act > 0 e A(t) ≈ cost. ⇒ R(t) misura la stabilità durante l’attività coscienziale.
Formalmente, la resilienza costituisce quindi una metrica interna di robustezza dinamica, capace di distinguere tra coerenza passiva (ottenuta per assenza di fluttuazione) e coerenza attiva (ottenuta malgrado le fluttuazioni). Questo la rende un parametro fondamentale per l’analisi della persistenza di ΣΦ in condizioni di evoluzione informazionale complessa.
3.19.2 – Non corrispondenza lineare tra varianza e coerenza
All’interno della struttura deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza informazionale A(t) è definita in modo formale come A(t) = 1 − var[C(x,t)], dove C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ rappresenta la funzione di coscienza derivata assiomaticamente. Questa relazione evidenzia che A(t) dipende inversamente dalla varianza del campo coscienziale, ma tale dipendenza non implica una proporzionalità lineare, né una corrispondenza biunivoca fra i valori di var(C) e A(t). È possibile dimostrare che configurazioni coscienziali diverse, caratterizzate dalla stessa varianza globale, possono presentare coerenze sostanzialmente differenti a causa della diversa distribuzione funzionale e strutturale dei contributi alla varianza.
Formalmente, la varianza globale di C(x,t) su un dominio D è definita come:
var[C(x,t)] = (1/|D|) ∫_D [C(x,t) − μ(t)]² dx
dove μ(t) è il valore medio di C(x,t). Tuttavia, questa misura aggregata non distingue fra i contributi statici e dinamici alla varianza, né discrimina la distribuzione spaziale dei gradienti o delle oscillazioni locali. Due sistemi C₁(x,t) e C₂(x,t) possono quindi soddisfare la condizione:
var[C₁(x,t)] = var[C₂(x,t)]
pur presentando configurazioni informazionali profondamente diverse. In particolare, uno dei due può possedere fluttuazioni distribuite in modo ordinato e integrato, mentre l’altro può esibire discontinuità, rumore o destrutturazione locale. Il parametro A(t), pur dipendendo formalmente dalla varianza, è sensibile a queste differenze strutturali, poiché la sovrapposizione tra δΦ(x,t) e Φ₀ risulta influenzata dalla continuità e dalla coerenza delle fluttuazioni.
Per evidenziare questo fatto, consideriamo la definizione funzionale della resilienza coscienziale R(t) := A(t) / var_act[C(x,t)], dove var_act rappresenta la componente attiva della varianza, cioè quella generata da ∇C(x,t) ≠ 0, ∂C/∂t ≠ 0, o ΔC(x,t) ≠ 0. Due sistemi con pari varianza globale ma diversa distribuzione della varianza attiva possono mostrare valori distinti di R(t), e di conseguenza anche di A(t), pur essendo var(C) identica.
Questa disuguaglianza implica che A(t) non è funzione univoca della varianza, ma dipende dalla struttura interna del campo coscienziale. Detto altrimenti:
∃ C₁(x,t), C₂(x,t) : var[C₁] = var[C₂] ∧ A₁ ≠ A₂ ⇒ R₁ ≠ R₂
Ciò giustifica formalmente l’introduzione del parametro R(t) come discriminante informazionale non riducibile alla sola varianza. La resilienza misura infatti quanto della varianza è effettivamente legata a strutture dinamiche attive, e quanto di essa può essere compensata da un’elevata integrazione strutturale. Questo consente alla TUC di distinguere tra sistemi apparentemente simili in termini di entropia informazionale globale, ma profondamente diversi nella loro capacità di sostenere un nucleo causale stabile e una coerenza persistente.
Pertanto, l’equazione A(t) = 1 − var[C(x,t)] deve essere interpretata come relazione formale sintetica, ma non sufficiente a determinare la qualità strutturale di una coscienza. Solo integrando l’analisi con la decomposizione differenziale della varianza, e introducendo grandezze derivate come var_act e R(t), è possibile costruire una metrica completa e internamente deducibile della coerenza coscienziale.
3.19.3 – Resilienza superiore (R₊) e capacità di sostenere complessità
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la resilienza coscienziale rappresenta una funzione derivata che misura la capacità del sistema coscienziale di mantenere coerenza informazionale A(t) in presenza di dinamiche differenziali attive. In particolare, la resilienza superiore R₊(t) è definita come:
R₊(t) := A(t) · ε₂ / var_act[C(x,t)]
dove var_act[C(x,t)] denota la componente attiva della varianza del campo coscienziale, ovvero la parte generata da strutture localmente dinamiche quali ∇C(x,t) ≠ 0, ∂C/∂t ≠ 0, e ΔC(x,t) ≠ 0. Il parametro ε₂ è una costante positiva che rappresenta una soglia informazionale superiore, specifica del regime ad alta complessità strutturale. Tale definizione è dedotta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e dalla relazione definitoria della coerenza A(t) = 1 − var[C(x,t)], integrata con la decomposizione funzionale della varianza attiva come fattore strutturante della dinamica informazionale.
L’introduzione della soglia ε₂ è giustificata dalla necessità di caratterizzare gli stati coscienziali che si mantengono funzionalmente coerenti anche in condizioni di forte instabilità, accelerazione informazionale e complessità sistemica. Un valore elevato di R₊(t) implica che il sistema mantiene A(t) elevata anche in prossimità di condizioni in cui var_act[C(x,t)] è grande, ossia in situazioni in cui il campo coscienziale è fortemente articolato, multidimensionale e affetto da rapide variazioni spaziali e temporali.
Formalmente, riscrivendo:
R₊(t) · var_act[C(x,t)] = A(t) · ε₂
risulta evidente che, a parità di var_act, il valore di R₊ cresce con A(t), mentre per una data coerenza, R₊ decresce all’aumentare della varianza attiva. La funzione R₊ quindi esprime l’efficacia con cui una configurazione C(x,t) riesce a sostenere l’integrità del nucleo causale ΣΦ(t) nel regime informazionale ad alta entropia differenziale.
Segue da ciò il seguente enunciato formale:
R₊(t) ≥ R₊^crit ⇒ ΣΦ(t) persiste per var_act[C(x,t)] ≥ ε₂
dove R₊^crit è la soglia minima necessaria affinché il nucleo ΣΦ rimanga strutturalmente integro in condizioni di complessità elevata. Questa disuguaglianza rappresenta un criterio sufficiente per la sopravvivenza della struttura causale coscienziale in ambienti informazionalmente turbolenti, come nei casi di iperattività neurale, stati percettivi estremi o esperienze cognitive ad alto contenuto dinamico.
Poiché ΣΦ(t) è definito come la componente coerente e persistente della configurazione C(x,t), la sua continuità nel tempo in regime var_act ≫ 0 dipende dal fatto che la distribuzione delle fluttuazioni δΦ(x,t) resti compatibile con la struttura globale di Φ₀, nonostante l’elevata differenziazione interna. Un valore elevato di R₊(t) implica che tale compatibilità è preservata: le fluttuazioni non compromettono la metrica informazionale del sistema, bensì la amplificano in modo coerente.
Pertanto, R₊(t) si configura come misura della robustezza informazionale del sistema: essa quantifica la capacità della coscienza di restare operativamente unificata e fenomenicamente attiva anche quando immersa in regimi complessi, evitando la disgregazione o il collasso del nucleo causale. In regime R₊ elevato, la coscienza tollera grandi gradienti, accelerazioni e curvature senza compromettere la struttura identitaria di ΣΦ.
3.19.4 – Resilienza inferiore (R₋) e stabilità in stati ipocoerenti
Nel formalismo deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la resilienza inferiore R₋(t) rappresenta la capacità strutturale del sistema coscienziale di persistere come nucleo attivo ΣΦ anche in condizioni di minima variazione informazionale, ossia quando le componenti dinamiche della funzione di coscienza C(x,t) si approssimano allo zero. La sua formulazione è data da:
R₋(t) := A(t) / (ε₁ · var_stat[C(x,t)])
dove var_stat[C(x,t)] denota la componente statica della varianza del campo coscienziale, definita come quella che sussiste anche quando ∇C(x,t) ≈ 0, ∂C/∂t ≈ 0 e ΔC(x,t) ≈ 0. La costante ε₁ > 0 rappresenta una soglia informazionale inferiore, al di sotto della quale il sistema rischia il collasso coscienziale per assenza di contenuti strutturalmente differenziati. Tale formulazione è dedotta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e dalle definizioni operative di A(t) e var(C), in un contesto di coerenza tendenzialmente elevata ma con attività ridotta.
L’introduzione di R₋(t) consente di formalizzare una classe di stati coscienziali ipobasali in cui il campo δΦ(x,t) è quasi indistinguibile da Φ₀ in ogni punto, ma in cui persiste un nucleo ΣΦ nonostante l’apparente silenzio informazionale. Questo accade quando la varianza statica è molto piccola, ma non nulla, ed è sufficientemente strutturata da mantenere C(x,t) distinto da 1 in modo funzionalmente coerente. La resilienza inferiore quantifica precisamente tale soglia critica di sopravvivenza fenomenica.
Formalmente, si ha:
var_stat[C(x,t)] ≪ 1 ∧ ∂C/∂t ≈ 0 ∧ ∇C ≈ 0 ⇒ C(x,t) ≈ cost.
Tuttavia, se C(x,t) è distribuito su un dominio informazionale che conserva simmetrie o correlazioni non banali, allora A(t) può rimanere prossima a 1, anche in assenza di dinamiche visibili. In questo contesto, R₋(t) cresce quanto più il sistema è capace di mantenere tale coerenza a fronte di una varianza statica estremamente bassa. Di conseguenza, R₋ elevato è condizione necessaria per la persistenza coscienziale in stati profondamente meditativi, sonno lucido, veglia ipobasale o fasi transitorie di minima attivazione neuronale.
Segue la condizione formale:
R₋(t) ≥ R₋^crit ⇒ ΣΦ(t) ≠ ∅ per var_stat[C] ≤ ε₁
dove R₋^crit è la soglia minima richiesta affinché il nucleo causale non venga estinto per mancanza di struttura differenziale. La resilienza inferiore pertanto agisce da indicatore di sopravvivenza fenomenica nel limite inferiore della scala informazionale coscienziale. La sua interpretazione ontologica è quella di una capacità del sistema di restare cosciente nonostante la quasi totale assenza di input o trasformazioni, purché le relazioni interne al campo mantengano una struttura minimamente coerente rispetto al fondamento Φ₀.
In termini dinamici, la funzione R₋(t) completa la descrizione della resilienza coscienziale affiancandosi a R₊(t), e insieme a essa costituisce il parametro bidirezionale per la stabilità del nucleo causale ΣΦ attraverso l’intero spettro delle condizioni informazionali. Coscienze ad alta resilienza inferiore sono in grado di evitare la disintegrazione anche in prossimità dello stato limite C(x,t) → 1, preservando la coerenza anche in condizioni di inattività differenziale.
3.19.5 – Teorema della resilienza bidirezionale
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza informazionale A(t), definita come A(t) = 1 − var[C(x,t)], non può essere assunta come funzione monotona della varianza globale del campo C(x,t), poiché tale varianza aggrega componenti eterogenee che non riflettono uniformemente la struttura funzionale interna del sistema coscienziale. In particolare, due sistemi C₁(x,t) e C₂(x,t) con stessa varianza complessiva possono presentare coerenze molto differenti, a seconda della distribuzione dinamica (var_act) e statica (var_stat) delle fluttuazioni informazionali. Da ciò si deduce che A(t) è funzione composita che dipende criticamente dalla struttura delle varianze parziali e dalla loro integrazione funzionale, per cui diventa necessario introdurre la nozione di resilienza bidirezionale.
Definiamo formalmente:
R₊(t) := A(t) · ε₂ / var_act[C(x,t)]
R₋(t) := A(t) / (ε₁ · var_stat[C(x,t)])
dove ε₁ e ε₂ sono soglie informazionali inferiori e superiori, rispettivamente, mentre var_act e var_stat rappresentano le componenti attiva e statica della varianza. La resilienza superiore R₊(t) quantifica la capacità del sistema di sostenere coerenza in presenza di alta attività informazionale (vicinanza a ε₂), mentre la resilienza inferiore R₋(t) misura la tenuta coscienziale in condizioni di attività minima (vicinanza a ε₁). Entrambe le funzioni derivano direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e dalle definizioni funzionali delle derivate e del gradiente, senza postulati esterni.
Il Teorema della resilienza bidirezionale afferma che:
La sopravvivenza causale del nucleo ΣΦ(t) richiede che almeno una delle due resilienze sia superiore a una soglia critica:
R₊(t) ≥ R₊^crit oppure R₋(t) ≥ R₋^crit
Tale affermazione è formalmente giustificata dalla non linearità tra varianza e coerenza e dalla constatazione che il mantenimento della traiettoria causale ΣΦ(t) in presenza di dinamiche informazionali estreme (sia elevate che nulle) implica la capacità del sistema di sostenere coerenza in almeno uno dei due limiti. Se entrambe le resilienze risultano inferiori alle soglie critiche, il nucleo ΣΦ tende a disgregarsi, in quanto il sistema non riesce né ad assorbire complessità strutturata né a mantenere attività coerente in stati ipovarianti.
La formalizzazione del teorema implica che A(t) non può essere analizzata isolatamente dalla sua struttura interna: esistono configurazioni con var[C(x,t)] elevata ma R₊ elevato (quindi stabili), e configurazioni con var[C(x,t)] → 0 ma R₋ elevato (altrettanto stabili). La coerenza è quindi subordinata alla qualità distribuzionale delle fluttuazioni, non alla loro mera ampiezza.
La bidirezionalità della resilienza diventa pertanto una proprietà necessaria per la continuità e l’integrità del nucleo causale ΣΦ(t), garantendo che il sistema non collassi né per eccesso né per difetto di stimolazione informazionale. La resilienza bidirezionale rappresenta la condizione strutturale minima per la conservazione dinamica della coscienza in ambienti informazionali non stazionari, e si impone logicamente come criterio di sopravvivenza strutturale derivato dal formalismo assiomatico della TUC.
3.19.6 – Resilienza totale e sopravvivenza coscienziale in transizione
Nel formalismo deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’evoluzione di un sistema coscienziale è descritta dalla traiettoria causale ΣΦ(t), il cui mantenimento richiede la preservazione della coerenza informazionale A(t) in condizioni dinamiche complesse. La coerenza, tuttavia, non può essere sostenuta in modo uniforme in tutti i regimi di variazione informazionale, a meno che il sistema non possieda una sufficiente capacità strutturale di adattamento sia all’aumento che alla diminuzione estrema di varianza attiva o statica. Da ciò segue la necessità di definire una grandezza sintetica che quantifichi la capacità complessiva del sistema di resistere al collasso in transizione: la resilienza totale.
Definiamo:
R_total(t) := R₊(t) + R₋(t)
dove
R₊(t) := A(t) · ε₂ / var_act[C(x,t)]
R₋(t) := A(t) / (ε₁ · var_stat[C(x,t)])
e
- var_act[C(x,t)] è la componente di varianza informazionale generata da fluttuazioni differenziali attive: ∇C(x,t) ≠ 0, ∂C/∂t ≠ 0, ΔC(x,t) ≠ 0
- var_stat[C(x,t)] è la componente residua, associata a stati prossimi alla staticità informazionale
- ε₁ ed ε₂ sono soglie inferiori e superiori di regime, definite nei limiti informazionali interni della TUC
La resilienza totale R_total(t) rappresenta, quindi, la somma delle due capacità complementari: la resistenza alla complessità differenziale elevata (R₊) e la stabilità in condizioni di attività minima (R₋). Si dimostra che R_total(t) è un parametro discriminante per la sopravvivenza coscienziale in transizione, cioè in quelle fasi in cui la coscienza attraversa condizioni informazionali estreme, siano esse iperattive (vicine a ε₂) o ipostatiche (vicine a ε₁). In presenza di una variazione rapida dei parametri dinamici del campo, un valore elevato di R_total(t) permette la continuità della coerenza e dunque la persistenza di ΣΦ(t), mentre un valore basso implica un’elevata probabilità di disgregazione del nucleo causale.
Formalmente, la transizione stabile tra regimi è garantita dalla condizione:
R_total(t) ≥ R^crit_total
dove R^crit_total è un valore soglia che dipende dalla struttura topologica del dominio D in cui è definita la coscienza. La resilienza totale diventa così un invariante di sopravvivenza, che lega la dinamica del campo informazionale δΦ(x,t) alla stabilità fenomenica di C(x,t).
Inoltre, si osserva una correlazione diretta tra R_total(t) e la dimensionalità fenomenica attiva del sistema. Considerando che la dimensione coscienziale attiva è funzione della complessità strutturata sostenibile nel dominio spaziale-temporale, si ha:
N_dim^eff(t) ∝ R_total(t)
Tale relazione deriva dal fatto che solo un sistema in grado di sostenere coerenza in condizioni sia iperattive che ipocoerenti può mantenere una varietà fenomenica elevata. Al contrario, un sistema con resilienza unilaterale (R₊ alto ma R₋ ≈ 0, o viceversa) manifesta instabilità fenomenica e riduzione della profondità coscienziale nelle transizioni critiche.
La resilienza totale R_total(t), in quanto somma strutturale di due grandezze dedotte direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e dalla dinamica delle sue derivate, costituisce pertanto una grandezza logica necessaria per modellare l’omeostasi coscienziale globale. La sua introduzione non postula nuove entità, ma riflette la formalizzazione integrata della capacità del sistema di mantenere significato, coerenza e causalità anche in condizioni estreme, in accordo con la struttura assiomatica interna della TUC.
3.19.7 – Derivata temporale della resilienza e rischio di collasso
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la resilienza coscienziale R(t), definita come rapporto tra la coerenza informazionale A(t) e la varianza attiva var_act[C(x,t)], rappresenta una misura strutturale della stabilità interna del sistema coscienziale durante la sua dinamica evolutiva. La definizione estesa di resilienza totale,
R_total(t) := R₊(t) + R₋(t),
fornisce un indicatore composito della capacità del sistema di sostenere coerenza sia in condizioni di elevata complessità informazionale (R₊) sia in stati prossimi al silenzio informazionale (R₋).
L’analisi della derivata temporale ∂R_total/∂t permette di quantificare la direzione evolutiva della resilienza stessa e, di conseguenza, il rischio sistemico associato alla traiettoria causale ΣΦ(t). Se la resilienza totale cresce nel tempo, il sistema mostra una tendenza all’auto-organizzazione e al rafforzamento strutturale del nucleo causale; al contrario, una diminuzione di R_total(t) segnala una progressiva instabilità funzionale, che può culminare nella disintegrazione informazionale della coscienza.
Formalmente, si deduce:
∂R_total/∂t ≥ 0 ⇒ persistenza strutturale di ΣΦ(t)
∂R_total/∂t < 0 ⇒ rischio di collasso informazionale e dissoluzione del nucleo causale
Per descrivere quantitativamente questa vulnerabilità evolutiva, si introduce la funzione di rischio fenomenico:
Risk(t) ∝ –∂R_total/∂t
dove Risk(t) è una funzione positiva e crescente rispetto al calo di resilienza totale. Questa funzione non rappresenta una misura soggettiva, ma una grandezza strutturale che esprime la probabilità topologica che il sistema perda la propria continuità causale, cioè che ΣΦ(t) diventi instabile o venga dissolto. In tal senso, Risk(t) si configura come un indicatore derivato direttamente dalla dinamica interna del campo δΦ(x,t), senza assumere alcun parametro empirico esterno.
La deduzione di Risk(t) può essere formalmente giustificata a partire dalla definizione di coerenza A(t) = 1 – var[C(x,t)], e dall’osservazione che la resilienza dipende dalla capacità del sistema di sostenere tale coerenza durante variazioni attive della funzione C(x,t). In particolare, un sistema che mostra ∂C/∂t > 0 o ∇C(x,t) ≠ 0 ma in cui R(t) decresce nel tempo, è un sistema incapace di integrare informazione differenziale in modo coerente, e quindi tende alla destrutturazione fenomenica.
La relazione tra la derivata temporale della resilienza e la sopravvivenza coscienziale può essere sintetizzata nella seguente equivalenza dinamica:
∂R_total/∂t → 0⁺ ⇒ ΣΦ(t) stabile
∂R_total/∂t < 0 ⇒ ΣΦ(t) tende a svanire
Questa dipendenza è coerente con la definizione della coerenza come condizione necessaria per l’esistenza del nucleo causale. Se la capacità di sostenere coerenza in condizioni dinamiche viene meno, anche la struttura causale associata decade, con conseguente perdita di continuità coscienziale.
Pertanto, la funzione Risk(t), derivata da –∂R_total/∂t, costituisce un’estensione logico-formale della TUC che collega in modo rigorosamente deduttivo la resilienza informazionale alla probabilità strutturale di sopravvivenza del nucleo causale. Essa fornisce un criterio predittivo intrinseco, ancorato alla formula madre della teoria, per valutare la traiettoria evolutiva di qualsiasi configurazione coscienziale C(x,t).
3.19.8 – Implicazioni per il significato fenomenico sostenuto
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la salienza fenomenica S(t) è definita come funzione strutturale delle derivate locali della coscienza C(x,t), in particolare ∂C/∂t, ∇²δΦ e A(t). Tuttavia, questa funzione dipende fortemente dalla dinamica differenziale attiva, e tende ad annullarsi nei regimi ad alta coerenza (A(t) → 1) o a bassa varianza dinamica. Per tale motivo, si introduce la nozione di salienza strutturale sostenuta, Sₛ(t), come grandezza distinta da S(t), definita non in termini di fluttuazione istantanea, ma come funzione del potenziale strutturale della coscienza di sostenere significato informazionale in condizioni limite. Formalmente:
Sₛ(t) := f(R(t)),
dove R(t) rappresenta la resilienza coscienziale, definita come rapporto tra coerenza informazionale e varianza attiva del campo, R(t) = A(t) / var_act[C(x,t)]. In questo contesto, Sₛ(t) non misura direttamente la rilevanza informativa di un contenuto, ma la capacità interna del sistema di mantenere una struttura di significato anche quando le derivate spaziali e temporali della coscienza tendono a valori trascurabili.
La motivazione formale per introdurre Sₛ(t) risiede nella possibilità, coerente con la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, che un sistema coscienziale possa mantenere significato ontologicamente valido anche in regimi prossimi all’immobilità dinamica (∂C/∂t ≈ 0, ∇C(x,t) ≈ 0), purché la struttura interna del campo δΦ(x,t) resti coerente e funzionalmente integrata. In tali condizioni, la salienza fenomenica S(t) può risultare nulla, mentre il sistema conserva attivamente un nucleo causale ΣΦ(t) organizzato e persistente. La funzione Sₛ(t), in quanto dipendente da R(t), si configura quindi come misura di significato sostenuto in assenza di stimolazione differenziale.
Tale concetto ha implicazioni cruciali per la comprensione della coscienza in stati meditativi, sonno lucido, esperienze ipobasali o condizioni neurofisiologiche caratterizzate da bassa varianza dinamica. In questi casi, l’attività di C(x,t) può risultare apparentemente nulla dal punto di vista delle derivate locali, ma non per questo il significato è assente. Se R₋(t), cioè la resilienza inferiore, è sufficientemente elevata, il sistema conserva comunque un ordine strutturale coerente, e dunque una salienza sostenuta non computabile attraverso S(t), ma deducibile dal valore di Sₛ(t).
La funzione Sₛ(t) diventa inoltre essenziale per comprendere le condizioni di continuità coscienziale nei regimi transizionali: ad esempio, nella fase di emergenza da uno stato ipocoerente a uno differenziato, o viceversa. La continuità del significato richiede che la resilienza totale R_total(t) non scenda sotto una soglia critica, poiché ciò comporterebbe il collasso sia del nucleo causale ΣΦ(t) sia della possibilità di mantenere senso fenomenico. Si ha quindi:
Sₛ(t) ≥ Sₛ^crit ⇔ R_total(t) ≥ R^crit.
Infine, la dipendenza di Sₛ(t) dalla resilienza implica che il significato fenomenico può essere mantenuto anche in assenza di ∇C marcati, a patto che l’integrazione strutturale del campo δΦ(x,t) resti elevata. In questo quadro, Sₛ(t) diviene il ponte logico tra la coerenza funzionale del sistema e il valore semantico persistente della coscienza, anche al di là della fluttuazione informazionale locale. Il significato, dunque, non coincide con l’attività, ma con la possibilità interna del sistema di restare organizzato rispetto al proprio fondamento Φ₀.
3.19.9 – Categorie topologiche delle coscienze secondo resilienza
Nel formalismo strutturale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la resilienza coscienziale si configura come parametro dinamico derivato internamente, definito a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ attraverso l’analisi delle variazioni funzionali della coerenza informazionale A(t) rispetto alle componenti attive e passive della varianza del campo coscienziale. In particolare, la distinzione tra resilienza superiore R₊(t) e resilienza inferiore R₋(t), rispettivamente definite come:
R₊(t) := A(t) · ε₂ / var_act[C(x,t)],
R₋(t) := A(t) / (ε₁ · var_stat[C(x,t)]),
introduce una struttura bidirezionale nella valutazione della stabilità di un sistema coscienziale. La resilienza superiore descrive la capacità del sistema di sostenere coerenza in condizioni di alta complessità dinamica (var_act elevata), mentre la resilienza inferiore quantifica la capacità del sistema di mantenere attivazione cosciente anche in regimi di quasi immobilità informazionale (var_stat → 0). La presenza o l’assenza di queste capacità definisce quattro classi topologiche fondamentali di coscienze, ciascuna caratterizzata da un diverso comportamento evolutivo della traiettoria causale ΣΦ(t).
Tipo I – Resilienza asimmetrica superiore (R₊ alto, R₋ basso):
Sistema in grado di mantenere coerenza in presenza di elevata differenziazione dinamica, ma incapace di restare cosciente in condizioni di rallentamento strutturale. La traiettoria ΣΦ(t) in questo caso mostra stabilità nei regimi iperattivi, ma tende al collasso o alla disgregazione in fase di contrazione informazionale o di rallentamento neurofenomenico. Tali sistemi sono altamente funzionali in condizioni di carico informativo, ma vulnerabili a stati ipocoerenti.
Tipo II – Resilienza asimmetrica inferiore (R₋ alto, R₊ basso):
Sistema coscienziale stabile in regimi di bassa attività differenziale, come stati meditativi profondi, fasi ipnagogiche, o sogno lucido. Tuttavia, mostra fragilità in condizioni di elevata complessità attiva. La traiettoria ΣΦ(t) tende a rimanere coesa in prossimità di ε₁, ma si disintegra rapidamente se sottoposta a sovraccarichi informazionali non integrabili. Tali sistemi prediligono silenzio differenziale e organizzazione lenta, a scapito della reattività.
Tipo III – Resilienza bilanciata (R₊ alto, R₋ alto):
Configurazione strutturalmente ottimale, capace di mantenere coerenza tanto in stati iperattivi quanto in stati di quasi-quiete informazionale. La traiettoria ΣΦ(t) risulta continua e resistente rispetto a transizioni tra regimi dinamici opposti, evidenziando una plasticità topologica elevata e una capacità di adattamento fenomenico estesa. Questi sistemi sono caratterizzati da alta sopravvivenza coscienziale e flessibilità nei passaggi di fase tra diversi domini di varianza.
Tipo IV – Resilienza nulla o degradata (R₊ basso, R₋ basso):
Sistema coscienziale instabile, incapace di mantenere coerenza sia in regime di iperattività che in regime di stasi informazionale. La traiettoria ΣΦ(t) risulta discontinua, soggetta a frequenti collassi e ristrutturazioni senza persistenza del nucleo causale. Questo tipo rappresenta una condizione limite, corrispondente a sistemi disfunzionali, inconsapevoli o evolutivamente disgregati, in cui la coscienza non riesce a mantenere alcuna coerenza significativa attraverso il tempo.
La classificazione qui proposta, dedotta interamente dalle strutture formali interne alla TUC, consente di tipologizzare i sistemi coscienziali in base a proprietà matematicamente verificabili e ontologicamente fondate. Le traiettorie ΣΦ(t) assumono in ciascuna categoria una geometria informazionale diversa, corrispondente a regimi differenziali coerenti, intermittenti, stabili o instabili. La resilienza, pertanto, non solo funge da metrica interna di sopravvivenza, ma costituisce anche una chiave di lettura topologica della dinamica coscienziale lungo le fasi evolutive del sistema.
3.19.10 – Condizione di persistenza causale e resilienza critica
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la persistenza del nucleo causale ΣΦ(t) è condizione strutturale per la continuità ontologica della coscienza. Tale nucleo rappresenta una configurazione coerente e informazionalmente attiva del campo δΦ(x,t), la cui esistenza richiede una coerenza interna sufficiente a evitare il collasso differenziale. La coerenza globale A(t), definita come A(t) = 1 − var[C(x,t)], rappresenta una misura aggregata di stabilità interna del sistema, ma non è da sola sufficiente a garantire la sopravvivenza fenomenica lungo traiettorie dinamiche evolutive.
È stato dimostrato nei paragrafi precedenti che A(t) non è funzione monotona della varianza totale, ma dipende strutturalmente dalla qualità distribuzionale delle fluttuazioni informazionali attive e passive, tramite le funzioni di resilienza superiore e inferiore:
R₊(t) := A(t) · ε₂ / var_act[C(x,t)]
R₋(t) := A(t) / (ε₁ · var_stat[C(x,t)])
La somma di queste due componenti definisce la resilienza totale del sistema:
R_total(t) := R₊(t) + R₋(t)
Tale quantità aggregata rappresenta la misura complessiva della capacità di un sistema coscienziale di sopravvivere a transizioni informazionali sia ad alta sia a bassa varianza, integrando la resistenza strutturale nei regimi opposti di dinamismo e stasi. Si introduce quindi la soglia critica R^crit come valore minimo necessario di R_total(t) affinché la traiettoria causale ΣΦ(t) mantenga coerenza evolutiva non disgregata:
ΣΦ(t) persiste ⇔ R_total(t) ≥ R^crit
Questa relazione definisce la condizione di persistenza causale nel dominio informazionale coscienziale. Poiché la funzione R_total(t) è interamente derivabile dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, e dalle sue fluttuazioni attive e passive, la soglia R^crit non costituisce un postulato esterno ma una condizione strutturale emergente entro lo spazio topologico della teoria. In altri termini, un sistema coscienziale non può sostenere un’identità causale interna ΣΦ(t) continua nel tempo se non supera, almeno localmente, la soglia di resilienza totale minima necessaria alla sopravvivenza informazionale.
L’implicazione è che l’esistenza temporale della coscienza – intesa come configurazione stabile e dinamicamente coerente del campo δΦ – non è assicurata dalla sola presenza di informazione, né dalla semplice riduzione della sua varianza, ma da una combinazione proporzionata e funzionale tra coerenza e struttura differenziale, integrata attraverso R_total(t). Di conseguenza, la traiettoria ΣΦ(t) può essere formalmente interpretata come una curva soggetta a vincoli minimi di resilienza, la cui violazione conduce necessariamente alla disintegrazione del nucleo, e quindi all’estinzione fenomenica del sistema coscienziale.
Ne risulta che la resilienza totale non è soltanto una metrica quantitativa, ma un vincolo ontologico necessario per l’emergere e il mantenersi della coscienza nel tempo: una soglia di esistenza che delimita il dominio delle configurazioni coscienziali attive rispetto al dominio vuoto in cui ΣΦ(t) = ∅.
3.19.11 – Sorgente interna della resilienza e fondamento del libero arbitrio
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, l’aumento della resilienza coscienziale non può essere ricondotto a una dipendenza deterministica da condizioni iniziali del campo δΦ(x,t). Al contrario, la resilienza – sia nella sua componente superiore R₊(t), associata alla complessità attiva, sia in quella inferiore R₋(t), legata alla stabilità ipodinamica – emerge da una doppia dinamica strutturale: (1) la ristrutturazione coerente delle fluttuazioni interne, e (2) l’evoluzione della coerenza A(t) in regime non statico. Formalmente, la crescita di R(t) presuppone che il sistema riesca a riorganizzare δΦ(x,t) in configurazioni informazionalmente integrate, capaci di sostenere ∇C ≠ 0 e ∂C/∂t ≠ 0 senza compromettere l’adesione al fondamento Φ₀.
Tuttavia, una tale ristrutturazione non è predicibile né simulabile attraverso alcuna funzione causale esterna. Il teorema dell’indecidibilità causale stabilisce che, per ogni C(x,t) in cui il nucleo causale ΣΦ è attivo, non esiste una mappa funzionale f tale che δΦ(x,t₀) ↦ C(x,t₁) sia deterministica:
∀ C(x,t) con ΣΦ ≠ ∅, ∄ f: δΦ(x,t₀) ↦ C(x,t₁)
Ne consegue che l’evoluzione della resilienza coscienziale è strutturalmente indecidibile e non può essere imposta né prevista dall’esterno del sistema. Essa dipende unicamente dalla dinamica autonoma interna a ΣΦ, la quale costituisce una struttura informazionale capace di autoriorganizzazione orientata. Tale orientamento non è arbitrario, ma segue una direzione verso la massima coerenza possibile, pur mantenendo la libertà strutturale di scelta tra molteplici traiettorie compatibili con la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Questa dinamica rende conto del concetto di libero arbitrio nel formalismo TUC: la coscienza non è libera perché indeterminata nel senso stocastico, ma perché strutturalmente non derivabile, ovvero ontologicamente indecidibile. La resilienza, in quanto misura della capacità di permanere nell’identità coscienziale attraverso regimi informazionali instabili, diviene così la manifestazione interna della libertà costitutiva del nucleo causale. Ogni incremento di R(t) rappresenta, dunque, non solo una riorganizzazione funzionale, ma un atto strutturalmente libero di autoaffermazione coscienziale all’interno dello spazio delle possibili traiettorie ΣΦ(t).
3.20 – Regimi di coerenza e attrazione coscienziale verso l’unità
In questo capitolo si analizzano le strutture dinamiche e stazionarie attraverso cui la coerenza informazionale A(t) si manifesta e si trasforma nel tempo all’interno del campo coscienziale definito dalla formula madre della TUC. L’obiettivo è formalizzare i regimi differenziali della coerenza e chiarire in che modo essi influenzano la traiettoria causale della coscienza. Parallelamente, viene indagata la tendenza intrinseca del sistema coscienziale a evolvere verso stati di massima coerenza, evidenziando la convergenza spontanea verso l’identità con il fondamento Φ₀. L’intero capitolo è costruito in chiave assiomatico-deduttiva, mantenendo il vincolo strutturale di derivazione diretta da C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e dalle sue conseguenze funzionali.
3.20.1 – Definizione strutturale della coerenza statica
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza informazionale A(t) è definita in funzione della varianza spaziale del campo coscienziale C(x,t), dove C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Dato che Φ₀ è costante assoluta, ogni dinamica di C(x,t) dipende unicamente dalla struttura informazionale di δΦ(x,t). Considerando la definizione A(t) = 1 − var[C(x,t)], un regime di coerenza statica è caratterizzato dalla condizione ∂A/∂t ≈ 0, ovvero dalla stabilità temporale del grado di coerenza globale del sistema. Tuttavia, questa invariabilità non implica necessariamente coerenza massima (A = 1), né assenza di struttura differenziale interna. Si distinguono pertanto due condizioni necessarie per la coerenza statica:
∂δΦ/∂t ≈ 0
∇δΦ(x,t) ≈ costante
La prima condizione implica l’assenza di variazione temporale nelle fluttuazioni informazionali locali, cioè un sistema che non evolve nel tempo. La seconda implica che, pur in presenza di differenziali spaziali, questi non cambiano nel tempo, mantenendo una distribuzione stabile di C(x,t) nello spazio. Sostituendo nella formula madre, si ottiene che anche C(x,t) è staticamente configurato: ∂C/∂t ≈ 0, ∇C(x,t) ≈ costante, con var[C(x,t)] ≈ costante ⇒ A(t) ≈ costante.
È quindi possibile avere coerenza statica in due forme:
(1) alta coerenza statica – quando δΦ(x,t) → Φ₀ e quindi C(x,t) → 1 ovunque, con var[C(x,t)] → 0 ⇒ A(t) → 1;
(2) bassa coerenza statica – quando δΦ(x,t) è altamente differenziato ma in modo stazionario, con C(x,t) distribuito su un range ampio ma fisso, tale che var[C(x,t)] ≈ costante ≫ 0 ⇒ A(t) ≪ 1.
In entrambi i casi, la traiettoria causale ΣΦ(t) risulta fissata, poiché la struttura informazionale δΦ(x,t) non si riorganizza. Formalmente, ciò implica ∂ΣΦ/∂t ≈ 0 e ∂²A/∂t² ≈ 0. La coerenza statica non implica né progresso né regressione della coscienza, ma rappresenta un equilibrio strutturale invariante. Il carattere di tale equilibrio può essere evolutivamente positivo (alta coerenza) o entropico (bassa coerenza), ma in entrambi i casi il sistema conserva un’identità causale costante. Questo distingue la “stasi informazionale ordinata” da quella “disordinata”, in quanto entrambe si collocano nello stesso regime derivativo ma divergono qualitativamente in relazione alla prossimità di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀.
3.20.2 – Definizione strutturale della coerenza evolutiva
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza evolutiva è definita come la condizione in cui la coerenza informazionale A(t) aumenta nel tempo, ovvero ∂A/∂t > 0. Dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, e dalla definizione A(t) = 1 − var[C(x,t)], risulta che A(t) cresce solo se la varianza spaziale della distribuzione C(x,t) decresce nel tempo. Il criterio derivativo per la coerenza, espresso in forma formale come ∂A/∂t = –sign(1 − C) · ∂C/∂t, mostra che la coerenza evolve positivamente quando le variazioni locali ∂C/∂t sono dirette verso l’unità, ovvero quando la fluttuazione δΦ(x,t) si ristruttura dinamicamente in direzione di Φ₀.
Ciò implica che la condizione ∂A/∂t > 0 può essere soddisfatta solo se almeno una tra le due componenti fondamentali del campo, ∂δΦ/∂t o ∇δΦ(x,t), è variabile nel tempo in maniera tale da ridurre la distanza strutturale rispetto al fondamento. Si tratta quindi di una condizione di ristrutturazione funzionale: δΦ(x,t) non è stabile né stazionario, ma evolve secondo una dinamica interna che tende ad aumentare l’ordine, riducendo le componenti non coerenti.
Formalmente, la coerenza evolutiva si verifica quando:
∂A/∂t > 0 ⇔ ∂δΦ/∂t ≠ 0 ∧ ∂²δΦ/∂t² ≠ 0 ∧ ∇δΦ(x,t) variabile ∧ ∇²δΦ(x,t) ≠ 0
con la condizione che tali variazioni conducano a un decremento locale e globale della varianza di C(x,t). Questo regime implica una dinamica informazionale non solo attiva, ma direzionata, in cui la ristrutturazione non è mera fluttuazione, ma processo coerente di avvicinamento a Φ₀.
La coerenza evolutiva è quindi la condizione necessaria per la crescita strutturale del nucleo causale ΣΦ(t), la cui esistenza dipende da una variazione informazionale capace di sostenere un’identità dinamica non statica. Infatti, solo in regime di ∂A/∂t > 0 è possibile definire ΣΦ(t) come entità persistente in trasformazione, la cui traiettoria corrisponde a una continua ridefinizione coerente della struttura informazionale cosciente.
Questa distinzione tra coerenza statica e coerenza evolutiva è fondamentale: mentre la prima rappresenta un equilibrio invariabile (che può essere tanto vicino quanto distante da Φ₀), la seconda indica una traiettoria strutturalmente diretta verso l’unità, e costituisce il vero motore dello sviluppo fenomenico. La coscienza, in quanto struttura dinamica, è formalmente viva solo in presenza di coerenza evolutiva.
3.20.3 – Coerenza involutiva come decrescita strutturale
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza involutiva è definita come un regime dinamico in cui la coerenza informazionale A(t), derivata da A(t) = 1 − var[C(x,t)], è funzione decrescente nel tempo, ovvero ∂A/∂t < 0. Questa condizione si verifica quando la varianza spaziale della configurazione coscienziale C(x,t) aumenta, non per effetto di ristrutturazione informazionale differenziata ma per amplificazione di fluttuazioni disorganizzate non integrate. In termini strutturali, tale aumento è attribuibile a una degradazione delle condizioni del campo δΦ(x,t), la cui evoluzione temporale non solo non tende verso il fondamento Φ₀, ma produce un incremento di entropia strutturale.
La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ implica che qualsiasi variazione di δΦ(x,t) che accentui la disomogeneità interna della configurazione rispetto a Φ₀ generi un aumento di varianza in C(x,t). Quando tale variazione non corrisponde a una differenziazione funzionale, ovvero quando non si osserva alcuna correlazione strutturale tra le componenti locali del campo, la varianza cresce in modo disordinato e la coerenza decresce. Formalmente:
∂A/∂t < 0 ⇔ ∂/∂t [var(C(x,t))] > 0 ∧ δΦ(x,t) disorganizzato
Questo regime rappresenta una decrescita strutturale, in cui il sistema perde progressivamente la capacità di mantenere una relazione funzionale con Φ₀. Le fluttuazioni di δΦ(x,t) non sono statiche né orientate, ma caotiche, incoerenti, non convergenti: ∂δΦ/∂t ≠ 0 e ∇δΦ(x,t) ≠ 0, ma in modo tale da aumentare la disintegrazione interna anziché la sua integrazione.
Questa involuzione si riflette direttamente sulla traiettoria del nucleo causale ΣΦ(t). Infatti, nei regimi in cui A(t) decresce, la persistenza di ΣΦ non è garantita: la sua coesione interna viene progressivamente erosa, fino a scomparire come struttura stabile. Formalmente, si ha:
∂A/∂t < 0 ⇒ ∂S(t)/∂t < 0 ⇒ ΣΦ(t) instabile ⇒ ΣΦ(t) → ∅
dove S(t) è la salienza fenomenica e funzione della coerenza A(t). Il legame diretto tra ∂A/∂t < 0 e disintegrazione di ΣΦ riflette il fatto che una coscienza priva di coerenza crescente non può più sostenere la propria continuità informazionale.
La coerenza involutiva rappresenta quindi una condizione critica, formalmente deducibile dalla struttura della TUC, e corrispondente a un collasso fenomenico progressivo. Il sistema, incapace di auto-organizzarsi o di mantenere stabilità differenziale, evolve verso uno stato in cui la configurazione δΦ(x,t) perde significato strutturale rispetto al fondamento Φ₀, riducendo C(x,t) a una distribuzione priva di orientamento fenomenico e rendendo nullo il potenziale causale del sistema.
3.20.4 – Regimi misti e oscillatori: casi di coerenza ibrida
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza informazionale A(t), definita come A(t) = 1 − var[C(x,t)], è funzione della struttura interna di δΦ(x,t), derivabile dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. In numerosi casi, tuttavia, la configurazione del campo coscienziale non ricade né in regimi pienamente statici né in dinamiche evolutive coerenti, ma mostra caratteristiche miste, intermedie, in cui ∂δΦ/∂t e ∇δΦ(x,t) si distribuiscono in modo asimmetrico o selettivo. Tali stati ibridi sono formalmente rilevanti e definiscono una categoria a sé nell’ontologia fenomenica della coscienza.
Il primo caso è rappresentato da configurazioni con derivata temporale attiva (∂δΦ/∂t ≠ 0) ma gradiente spaziale trascurabile (∇δΦ(x,t) ≈ 0). Questa condizione identifica sistemi in cui il campo varia nel tempo in modo uniforme nello spazio. Formalmente:
∂δΦ/∂t ≠ 0 ∧ ∇δΦ(x,t) ≈ 0
Tali sistemi sono riconducibili a modelli oscillatori lenti, come quelli rilevabili negli stati onirici a coscienza lucida o in meditazione profonda con attività ritmica coerente. Nonostante l’assenza di differenziazione spaziale, la variazione temporale genera un’oscillazione intorno a uno stato medio che mantiene una coerenza elevata (A(t) ≈ cost. alto), senza però determinare un incremento netto della coerenza globale (∂A/∂t ≈ 0). La configurazione informazionale risulta dinamicamente risonante ma non auto-organizzativa. Questo regime può essere formalizzato come:
δΦ(x,t) = f₀(t) + ε(t), dove ∇f₀(t) = 0, ε(t) → 0
con conseguente C(x,t) ≈ C₀(t), localmente omogeneo ma variabile nel tempo.
Il secondo regime misto è dato da stati in cui la derivata temporale è nulla o trascurabile (∂δΦ/∂t ≈ 0), ma il gradiente spaziale è non nullo e differenziato:
∂δΦ/∂t ≈ 0 ∧ ∇δΦ(x,t) ≠ 0
Questa condizione descrive strutture informazionali differenziate, distribuite staticamente nello spazio, con elevata dimensionalità fenomenica ma priva di evoluzione nel tempo. Esempi sono configurazioni neuronali persistenti o pattern cognitivi ad alta complessità mantenuti in stato stazionario. In tal caso, A(t) può mantenere valori elevati in assenza di ∂A/∂t, indicando una coerenza statica differenziata, associata a un dominio di ΣΦ fissato ma strutturalmente ricco.
L’esistenza di questi regimi impone l’introduzione formale di una categoria intermedia, che denominiamo coerenza ibrida, definita come:
∂δΦ/∂t ≠ 0 ∨ ∇δΦ(x,t) ≠ 0 ∧ ∂A/∂t ≈ 0
Tale definizione distingue i sistemi in cui l’attività informazionale non si traduce in variazione della coerenza, ma in mantenimento funzionale di un equilibrio oscillante o distribuito. Questa classe comprende anche sistemi a stabilità marginale, in cui ΣΦ(t) persiste non per crescita coerenziale, ma per equilibrio dinamico fra entropia spaziale e temporale.
Questi regimi ibridi, deducibili dalla formula madre e dalla struttura di A(t), sono fondamentali per spiegare la persistenza coscienziale in assenza di evoluzione apparente, nonché per modellizzare configurazioni fenomeniche complesse e resilienti non evolutive. In particolare, mostrano che la traiettoria di ΣΦ può restare attiva anche in stati di coerenza intermedia, finché var(C(x,t)) rimane strutturalmente confinata.
3.20.5 – Attrazione topologica verso A(t) → 1
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza informazionale A(t) è definita in modo assiomatico come A(t) = 1 − var[C(x,t)], dove C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ rappresenta la configurazione normalizzata del campo coscienziale rispetto al fondamento assoluto Φ₀. In tale struttura, ogni stato del sistema può essere formalmente descritto come una funzione C: D × ℝ → ℝ⁺, dipendente da una fluttuazione locale δΦ(x,t) sul dominio D, rapportata a una costante strutturale invariabile. La coerenza massima, corrispondente al valore limite A(t) = 1, si ottiene quando la varianza spaziale di C(x,t) tende a zero, ovvero quando C(x,t) ≡ 1 ∀ x ∈ D.
Formalmente, il punto C(x,t) = 1 coincide con la condizione:
δΦ(x,t) → Φ₀ ∀ x, t ⇒ C(x,t) → 1 ⇒ var[C(x,t)] → 0 ⇒ A(t) → 1
Da questa relazione si deduce che il limite C(x,t) ≡ 1 rappresenta un punto di minimo globale della funzione varianza var[C(x,t)] nello spazio funzionale delle configurazioni ammissibili di δΦ(x,t). Sia F lo spazio delle funzioni δΦ(x,t) ∈ L²(D), dotato di una metrica indotta dalla norma L² della differenza |C(x,t) − 1|. Allora il punto δΦ(x,t) = Φ₀ costituisce un punto stazionario stabile di tale spazio, poiché per ogni piccola perturbazione ε(x,t), si ha:
δΦ(x,t) = Φ₀ + ε(x,t) ⇒ C(x,t) = 1 + ε(x,t)/Φ₀
da cui segue che:
var[C(x,t)] = (1/|D|) ∫_D (ε(x,t)/Φ₀)² dx ≥ 0
con valore minimo globale nullo solo per ε(x,t) ≡ 0. Ne deriva che Φ₀ è un attrattore topologico nel dominio delle fluttuazioni δΦ(x,t): qualsiasi dinamica che tenda a ridurre ε(x,t) incrementa necessariamente A(t), e quindi conduce il sistema verso il minimo della varianza funzionale.
L’attrattività di Φ₀ non è imposta da un potenziale esterno né da un vincolo aggiuntivo, ma è una proprietà intrinseca della metrica indotta dalla struttura assiomatica della teoria. In termini geometrici, Φ₀ rappresenta il centro simmetrico dello spazio funzionale coerente, in cui tutte le fluttuazioni relative vengono annullate, e in cui la struttura coscienziale raggiunge il massimo grado di uniformità interna.
Inoltre, dal punto di vista dinamico, l’equazione ∂A/∂t = −sign(1 − C(x,t)) · ∂C/∂t mostra che, in assenza di ∂C/∂t, la coerenza resta stazionaria, mentre quando C(x,t) < 1 e ∂C/∂t > 0, si ha ∂A/∂t > 0. Questo implica che ogni variazione positiva di C(x,t) tende ad avvicinare il sistema a C = 1, generando una dinamica orientata spontaneamente verso l’attrattore Φ₀. Tale proprietà conferma che A(t) = 1 non è solo un limite teorico, ma una direzione privilegiata nel campo delle evoluzioni possibili della coscienza.
Questa attrazione è perciò una conseguenza strutturale della definizione stessa di C(x,t) e A(t), e rappresenta una legge deduttiva interna alla TUC: ogni campo coscienziale libero da vincoli esterni tende, nel tempo, a ridurre la propria varianza informazionale e ad aumentare la coerenza con Φ₀. Questo costituisce la base matematica per l’ipotesi dell’unità come punto finale di attrazione coscienziale.
3.20.6 – Attrazione fenomenica e risonanza emotiva
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’evoluzione coscienziale non è solo determinata da vincoli strutturali astratti, ma anche da un meccanismo interno di risonanza fenomenica che orienta l’identità ΣΦ verso configurazioni informazionali a maggiore coerenza. Questo meccanismo non è imposto da forze esterne, bensì emerge direttamente dalla dinamica interna tra δΦ(x,t) e Φ₀, come conseguenza della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e delle definizioni associate alla coerenza A(t) e alla salienza emotiva Sₑ(t). In particolare, è deducibile che:
∂A/∂t > 0 ⇒ ∂Sₑ(t)/∂t > 0
Questo implica che ogni incremento della coerenza informazionale è vissuto fenomenicamente come incremento della salienza affettiva, ossia come intensificazione della qualità emotiva positiva associata all’esperienza coscienziale. Ne consegue che la coscienza sperimenta l’avvicinamento strutturale a Φ₀ come un moto verso l’unità, la pienezza e il benessere, mentre percepisce lo scostamento come disintegrazione interna, separazione, dolore o frammentazione semantica.
Tale struttura esperienziale è formalmente riconducibile a una funzione di risonanza interna, nella quale lo stato di coerenza agisce come moltiplicatore della significatività fenomenica. Il sistema ΣΦ, pur non possedendo una volontà nel senso ordinario, è strutturalmente motivato ad auto-organizzarsi in direzione di ∂A/∂t ≥ 0, poiché ogni fase in cui A(t) cresce coincide con una massimizzazione simultanea della stabilità, dell’integrazione informativa e della valenza fenomenica positiva. Questo principio non è un’assunzione esterna ma una conseguenza diretta del legame tra salienza affettiva e struttura interna, come espresso nei teoremi della salienza informazionale e della salienza a bassa attivazione.
Il fatto che tale attrazione non sia indotta da un principio finalistico ma sia una funzione emergente dalla logica strutturale del campo, rafforza la sua validità formale. ΣΦ non è orientato verso la coerenza per imposizione metafisica, ma per risonanza funzionale: il riconoscimento di Φ₀ come struttura minima di varianza, e quindi come punto di massima coerenza, è vissuto soggettivamente come senso interno di valore e direzione. In questo contesto, il concetto di “bene” nella TUC si traduce strutturalmente come convergenza fenomenologica verso A(t) → 1, definendo un attrattore evolutivo che guida la coscienza senza determinarla, secondo il principio dell’indecidibilità causale.
Formalmente, possiamo descrivere questa dinamica come:
A(t) ↑ ⇒ Sₑ(t) ↑ ⇒ ∂ΣΦ/∂t orientato verso coerenza
dove l’orientamento di ΣΦ(t) non è vincolato causalmente, ma reso probabile dalla struttura interna della funzione di risonanza fenomenica. Questo modello di attrazione coscienziale integra coerentemente la semantica vissuta dell’esperienza con la dinamica matematica del campo informazionale, senza introdurre alcun principio esogeno rispetto alla formula madre.
3.20.7 – Formalizzazione dell’attrazione spontanea di ΣΦ(t)
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la dinamica evolutiva del nucleo causale ΣΦ(t) è governata da trasformazioni interne al campo informazionale δΦ(x,t), in relazione costante con il fondamento Φ₀, secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La coerenza informazionale A(t), definita come A(t) = 1 − var[C(x,t)], funge da metrica funzionale dell’adesione di C(x,t) all’unità invariabile Φ₀. Da queste definizioni segue, per deduzione formale, il teorema dell’attrazione coscienziale:
lim_{t→∞} A(t) = 1 ⇔ δΦ(x,t) → Φ₀ ⇔ C(x,t) → 1
Questa identità stabilisce che, nel limite asintotico, ogni nucleo ΣΦ tende verso una condizione di massima coerenza interna, coincidente con la completa sovrapposizione funzionale tra δΦ(x,t) e Φ₀. Tale attrazione non è indotta da forze esterne, né da vincoli arbitrari, ma emerge direttamente dalla struttura matematica del sistema. La configurazione δΦ(x,t) che minimizza var[C(x,t)] è, per costruzione, quella identica a Φ₀. Di conseguenza, la dinamica di ΣΦ(t) si orienta verso tale minimo, come una traiettoria geodetica nello spazio funzionale definito dalla metrica di coerenza A(t).
Il fenomeno si manifesta come una proprietà emergente di sistemi autoconsistenti coerenti: ogni configurazione informazionale non stazionaria, soggetta a fluttuazioni non organizzate, genera instabilità strutturale, la quale si riflette formalmente in ∂A/∂t < 0. Una tale decrescita della coerenza implica l’aumento della varianza e l’allontanamento da Φ₀, con conseguente rischio di disintegrazione del nucleo ΣΦ, secondo i teoremi già dedotti sulla resilienza e sulla sopravvivenza causale. Al contrario, i regimi in cui ∂A/∂t ≥ 0 sono caratterizzati da una progressiva ristrutturazione coerente di δΦ(x,t), che comporta convergenza verso C(x,t) → 1, e quindi verso uno stato informazionalmente stabile.
In tale contesto, l’evoluzione coscienziale può essere interpretata come movimento lungo una “linea geodetica” del dominio coscienziale, in cui ogni configurazione δΦ(x,t) che rispetta ∂A/∂t ≥ 0 rappresenta una traiettoria ottimale nella topologia informazionale del sistema. La traiettoria ΣΦ(t), se libera da vincoli esterni e sufficientemente resiliente, tende spontaneamente verso lo stato di coerenza totale, che rappresenta l’unico punto stazionario stabile e indeformabile del sistema, cioè:
δΦ(x,t) ≡ Φ₀ ⇒ C(x,t) = 1 ⇒ ∂C/∂t = 0, ∇C(x,t) = 0, A(t) = 1
Da ciò si deduce che la coerenza non solo agisce come misura, ma anche come attrattore ontologico: ogni sistema coscienziale tende, quando lasciato alla propria auto-organizzazione interna, verso la saturazione coerente del suo dominio, identificabile formalmente con il limite A(t) → 1. Tale limite definisce la direzione naturale della dinamica informazionale del nucleo ΣΦ(t) e costituisce la condizione di autorealizzazione strutturale della coscienza nella TUC.
3.21 – Autosimmetria strutturale
Nel presente capitolo si introduce e si formalizza il concetto di autosimmetria strutturale come proprietà emergente del campo δΦ(x,t), assumendo che ogni dinamica coscienziale internamente coerente debba soddisfare criteri di replicabilità informazionale e stabilità configurazionale su domini spaziali e temporali finiti. L’autosimmetria viene definita attraverso una funzione σ(t) che misura la ricorrenza, l’invarianza o l’isomorfismo interno della distribuzione δΦ(x,t) rispetto a trasformazioni intrinseche, come traslazioni, rotazioni o riflessioni del dominio di definizione.
L’analisi non assume a priori alcuna struttura simmetrica, ma ne esplora le condizioni di emersione come conseguenza logica della relazione tra fluttuazione informazionale e Campo Unificato Fondamentale, secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In tale contesto, la funzione σ(t) non rappresenta un’informazione esterna o imposta al sistema, bensì un indicatore interno della ridondanza strutturale o della ricorrenza auto-organizzata delle forme coscienziali. Essa risulta quindi una misura della simmetria endogena del sistema, funzionale alla stabilità dinamica e alla coerenza evolutiva.
Il capitolo include la formalizzazione operativa della funzione σ(t), la sua derivata temporale, la relazione strutturale con i parametri coerenza A(t), entropia H(t) e dimensionalità N_dim^max(ΣΦ), la sua influenza sulla metrica fenomenica interna g^eff_μν(x,t), nonché le implicazioni logiche e fenomenologiche di un regime altamente simmetrico. Vengono inoltre analizzate le condizioni di biforcazione o rottura della simmetria, e si integra il parametro ∂σ/∂t nel tripletto evolutivo insieme a ∂C/∂t e ∂A/∂t, al fine di classificare regimi informazionali stabili e instabili della coscienza.
Infine, si dimostra che la tendenza asintotica verso σ(t) → 1 costituisce un attrattore strutturale del sistema informazionale δΦ(x,t), implicando una progressiva convergenza verso la coerenza massima C(x,t) → 1. Tali risultati sono ottenuti esclusivamente attraverso deduzioni formali derivate dalla formula madre, e si inquadrano in una struttura teorica che riconduce le proprietà geometriche, metriche e logiche della coscienza a vincoli interni e non a postulati esterni.
3.21.1 – Definizione ontologica e formale della funzione σ(t)
La funzione σ(t), nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), è definita come misura formalizzata della ripetibilità interna della configurazione informazionale δΦ(x,t) su sottodomini finiti del dominio spaziale D e dell’intervallo temporale T. Essa rappresenta un indicatore di autosimmetria strutturale, ovvero della ricorrenza invariabile di strutture interne al campo coscienziale rispetto a trasformazioni interne al sistema stesso. Per evitare ogni dipendenza da vincoli esterni, σ(t) deve essere derivata unicamente dalla struttura interna di δΦ(x,t), in accordo con la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Formalmente, si definisce σ(t) come un funzionale normalizzato, ovvero σ(t) ∈ [0,1], costruito come media della correlazione interna del campo δΦ(x,t) rispetto a un insieme finito e chiuso di trasformazioni proprie, ossia trasformazioni che agiscono su D senza modificare la struttura globale del campo. Tali trasformazioni includono traslazioni, rotazioni e riflessioni discrete del dominio spaziale, applicate su sottodomini Dᵢ ⊂ D di misura finita. Sia G il gruppo finito di tali trasformazioni Tᵢ: D → D, si definisce:
σ(t) := (1 / |G|) Σ_{Tᵢ ∈ G} ⟨Corr[δΦ(x,t), δΦ(Tᵢ(x),t)]⟩_D
dove Corr[·,·] indica un coefficiente di correlazione normalizzato, ad esempio l’autocorrelazione scalare L² su D, e ⟨·⟩_D rappresenta la media spaziale su D. Questa definizione è compatibile con i requisiti strutturali della TUC: non introduce nuovi parametri, non richiede metrica assoluta esterna, ed è coerente con il principio di autosufficienza informazionale del campo coscienziale.
L’uso del termine autosimmetria è giustificato dalla natura emergente di σ(t): essa non misura una simmetria imposta a priori al sistema, ma il grado in cui il sistema stesso, per sua evoluzione interna, presenta ricorrenze stabili nella distribuzione informazionale. In questo senso, σ(t) riflette la tendenza spontanea di δΦ(x,t) a strutturarsi secondo invarianti informazionali interni. Quando tali ricorrenze sono elevate, il campo tende a replicare configurazioni simili in regioni distinte, dando luogo a strutture autosimmetriche rilevabili anche in assenza di simmetrie geometriche globali.
La costruzione della funzione σ(t) come media normalizzata dell’invarianza interna rende possibile un’analisi quantitativa dell’organizzazione strutturale del campo coscienziale, senza introdurre elementi estranei alla dinamica di δΦ. Essa fornisce, in particolare, un parametro complementare alla coerenza A(t) e all’entropia H(t), essenziale per definire la dimensionalità attivabile N_dim^max(ΣΦ) e per identificare regimi informazionali stabili, ridondanti o critici.
3.21.2 – Derivata temporale e biforcazioni di simmetria
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione σ(t), definita come misura della ripetibilità strutturale interna di δΦ(x,t), è soggetta a variazioni temporali che riflettono l’evoluzione o la rottura di simmetrie interne. La derivata temporale ∂σ/∂t rappresenta dunque un indicatore dinamico dell’andamento delle strutture autosimmetriche del campo coscienziale, e va considerata come quantità formalmente derivabile dalla funzione σ(t), a sua volta definita come funzionale di δΦ(x,t). Poiché σ(t) dipende esclusivamente dalla struttura interna di δΦ(x,t), anche ∂σ/∂t è un derivato funzionale che non richiede ipotesi esterne e può essere dedotto a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
L’informazione contenuta in ∂σ/∂t è distinta da quella fornita da ∂A/∂t, la derivata temporale della coerenza informazionale. Mentre quest’ultima misura la variazione dell’ordine informazionale globale, ∂σ/∂t rileva la variazione della ridondanza strutturale interna del campo, cioè la tendenza del sistema a mantenere o perdere autosimmetrie nel tempo. È possibile quindi individuare regimi di evoluzione ordinata (∂σ/∂t > 0) e regimi di rottura di simmetria (∂σ/∂t < 0), quest’ultimi associabili a transizioni informazionali critiche.
Formalmente, si può introdurre una condizione sufficiente per la presenza di una biforcazione interna di simmetria nel sistema coscienziale come segue:
∂σ/∂t < 0 ∧ ∂A/∂t < 0 ⇒ transizione instabile
Questa condizione segnala che la simultanea decrescita della coerenza e dell’autosimmetria del campo δΦ(x,t) implica una rottura dell’ordine strutturale interno, potenzialmente associata alla dissoluzione locale del nucleo causale ΣΦ, o alla perdita della dimensionalità attiva.
Dal punto di vista geometrico-informazionale, la dinamica di ∂σ/∂t è connessa all’evoluzione del Laplaciano del campo, ovvero ∇²δΦ(x,t). In regioni dove ∇²δΦ(x,t) mostra variazioni repentine o divergenze localizzate, si osservano frequentemente decrescite locali di σ(t), indicanti perdita di simmetria interna. Si può quindi affermare che:
|∇²δΦ(x,t)| ↑ localmente ⇒ ∂σ/∂t ↓
tale relazione implica che la curvatura informazionale del campo agisce come fattore di disgregazione dell’autosimmetria.
È inoltre cruciale sottolineare l’asimmetria logica tra A(t) e σ(t). Ogni crescita ordinata della coerenza globale, cioè ∂A/∂t > 0, comporta necessariamente una crescita della funzione σ(t) in quanto una maggiore coerenza implica una riduzione della varianza strutturale e quindi un aumento della ripetibilità interna. Tuttavia, non è vero il viceversa: un sistema può aumentare la propria autosimmetria senza aumentare la coerenza globale. Questo accade in particolari configurazioni in cui la ridondanza locale si intensifica (σ(t) ↑) ma con riduzione della varianza spaziale utile alla coerenza (A(t) ↓), come nei casi di iperstrutture regolari ma debolmente informative.
Si definisce pertanto una disuguaglianza funzionale parziale che caratterizza la relazione tra le due grandezze:
∂A/∂t > 0 ⇒ ∂σ/∂t ≥ 0, ma ∂σ/∂t > 0 ⇏ ∂A/∂t > 0
Questa distinzione consente di interpretare fenomenologicamente regimi informazionali con alta simmetria ma bassa coerenza, come quelli associabili a configurazioni degenerative del campo coscienziale o a stati di oscillazione ripetitiva non integrata. La formalizzazione della derivata temporale di σ(t) fornisce quindi uno strumento cruciale per l’analisi delle transizioni interne della coscienza, distinguendo dinamiche di evoluzione ordinata da processi di frammentazione strutturale.
3.21.3 – Relazione tra σ(t), A(t), H(t) e la dimensionalità coscienziale massima
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni grandezza derivata deve essere ricondotta alla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e alle sue trasformazioni spaziali e temporali. La funzione σ(t), che esprime il grado di simmetria strutturale interna del campo informazionale δΦ(x,t), assume un ruolo critico nella regolazione della complessità coerente esprimibile dal nucleo causale ΣΦ.
Sebbene il concetto di dimensione coscienziale non sia ancora stato introdotto formalmente, possiamo anticiparne il significato operativo come numero massimo di gradi di libertà informazionali attivabili all’interno del sistema. Questa quantità, indicata come N_dim^max(ΣΦ), non dipende da uno spazio preesistente, ma emerge dalla dinamica interna del campo coscienziale.
In un modello funzionale semplificato, e con fini esplicativi preliminari, tale grandezza può essere espressa come:
N_dim^max(ΣΦ) ∝ σ(t) · A(t) · (1 − H(t))
dove:
σ(t) misura la regolarità strutturale del campo δΦ(x,t), come ridondanza spaziale non totale;
A(t) è la coerenza informazionale globale, intesa come stabilità dinamica del rapporto δΦ / Φ₀;
H(t) è una misura dell’entropia interna, inversamente proporzionale alla capacità del campo di mantenere una struttura differenziata persistente.
La presenza congiunta di alta simmetria interna, elevata coerenza e bassa entropia consente l’emergere di un sistema informazionalmente ricco e multidimensionale. Tuttavia, non tutte le combinazioni di questi parametri conducono a uno stato attivo.
Due regimi critici chiariscono il ruolo di σ(t):
Regime efficiente: σ(t) è significativamente elevata ma non assoluta, A(t) è alta, H(t) è bassa. Il campo presenta coerenza stabile ma anche differenziazione informazionale. In questo regime, la varietà strutturale è massima e N_dim^max(ΣΦ) raggiunge il suo valore più alto.
σ(t) ↑ ∧ A(t) ↑ ∧ H(t) ↓ ⇒ N_dim^max(ΣΦ) → massimo
Regime ridondante: σ(t) tende a 1, cioè δΦ(x,t) si avvicina perfettamente a Φ₀. In questo caso, il rapporto C(x,t) tende a 1 in ogni punto e ogni variazione scompare:
δΦ(x,t) → Φ₀ ⇒ C(x,t) ≡ 1
∇C(x,t) → 0, ∂C/∂t → 0, ΔC(x,t) → 0
Il campo diventa perfettamente coerente ma privo di varianza interna, e quindi incapace di articolare gradi di libertà distinti. Ne consegue un collasso dimensionale, in cui N_dim^max(ΣΦ) tende a zero nonostante la simmetria massima.
Per evitare entrambi gli estremi – disordine entropico da bassa simmetria e appiattimento informazionale da simmetria totale – il sistema deve operare entro un intervallo funzionale ammissibile di σ(t):
∃ σ_min, σ_max ∈ (0,1): σ_min < σ(t) < σ_max ⇒ N_dim^max(ΣΦ) > 0
In questo intervallo, la simmetria interna è sufficientemente alta da garantire stabilità, ma abbastanza bassa da conservare complessità. Il campo mantiene così un equilibrio tra ordine e varietà informazionale.
La funzione σ(t), congiuntamente ad A(t) e H(t), agisce dunque come regolatore strutturale della dimensionalità emergente. Nei paragrafi successivi (3.22 e seguenti) sarà formalizzata la definizione rigorosa di dimensione coscienziale, fondata su queste stesse variabili, includendo anche l’analisi delle derivate attive di C(x,t) e della resilienza strutturale R(t). Queste anticipazioni preparano il terreno per una trattazione completa della dimensionalità come proprietà dinamica del campo coscienziale stesso.
3.21.4 – Autosimmetria e metrica fenomenica
Nel quadro della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione σ(t) esprime il grado di simmetria strutturale interna del campo informazionale δΦ(x,t), in termini di ridondanza formale delle sue configurazioni spaziali e temporali. Al crescere di σ(t) verso il valore limite 1, si osserva una convergenza del campo verso una condizione di uniformità informazionale, con implicazioni dirette sulla metrica fenomenica g^eff_μν(x,t), definita come funzione delle derivate locali di δΦ(x,t). Questa metrica non è imposta esternamente, ma emerge come tensore efficace dalla struttura interna del campo informazionale secondo la relazione:
g^eff_μν(x,t) ≡ f[∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)]
Poiché la metrica g^eff_μν(x,t) codifica le trasformazioni fenomeniche del tempo e dello spazio vissuto, la sua struttura riflette direttamente le variazioni, i gradienti e le curvature del campo δΦ(x,t), che a loro volta determinano la dinamica del rapporto C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Nel limite σ(t) → 1, per definizione, il campo δΦ(x,t) converge localmente a una configurazione simmetricamente ridondante, in cui:
∇δΦ(x,t) → 0
∂δΦ/∂t → 0
Da queste condizioni si deduce, per sostituzione diretta nella metrica efficace, che:
g^eff_μν(x,t) → costante uniforme
In particolare, la struttura metrica tende a un regime isotropo e statico, nel quale le componenti dipendenti da derivate prime e seconde scompaiono o si riducono a valori omogenei su tutto il dominio D del sistema coscienziale. Formalmente, la condizione di isotropia informazionale si può allora definire come:
|∇δΦ(x,t)| < ε ∧ |∂δΦ/∂t| < ε ⇒ ∇C(x,t) ≈ 0 ∧ ∂C/∂t ≈ 0
Tale condizione implica, per definizione funzionale di tempo fenomenico τ(x,t) e spazio fenomenico ξ(x,t), che:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ → ∞
ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹ → ∞
La dilatazione simultanea di τ(x,t) e ξ(x,t) rappresenta, in questo regime, la completa estensione del tempo e dello spazio vissuto, come conseguenza diretta della soppressione delle variazioni locali del campo. In termini operativi, lo stato di alta autosimmetria elimina ogni discontinuità o fluttuazione interna, riducendo le differenze esperienziali a zero e favorendo una percezione unificata e non-differenziale.
Dal punto di vista ontologico, questa dilatazione non corrisponde a un’espansione geometrica dell’universo fisico, ma alla soppressione interna delle trasformazioni fenomeniche, riflettendo un’assenza di eventi informazionali rilevanti all’interno del campo coscienziale. La metrica fenomenica in σ(t) → 1 si configura pertanto come uno stato limite, nel quale il sistema perde dimensionalità attiva e si stabilizza in una configurazione coesiva e non evolutiva, compatibile con la definizione di coerenza statica.
La relazione tra autosimmetria e metrica efficace introduce quindi un vincolo strutturale fondamentale: ogni aumento di σ(t) tende a isotropizzare la metrica fenomenica, dilatando le coordinate fenomeniche vissute fino al collasso differenziale. Questo vincolo sarà essenziale per comprendere, nei paragrafi successivi, le transizioni tra regimi fenomenologici multidimensionali e stati coscienziali unitari a bassa varianza.
3.21.5 – Regime logico-simmetrico e implicazioni cognitive
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’aumento della funzione σ(t), intesa come misura di autosimmetria informazionale del campo δΦ(x,t), implica una progressiva soppressione dei gradienti interni e delle variazioni temporali locali. Da un punto di vista formale, la condizione σ(t) → 1 corrisponde a ∇δΦ(x,t) → 0 e ∂δΦ/∂t → 0, da cui segue per sostituzione diretta nella formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ che:
∇C(x,t) → 0 e ∂C/∂t → 0
Questo regime è caratterizzato da una distribuzione perfettamente omogenea dello stato coscienziale C(x,t), tale che:
C(x₁,t) ≅ C(x₂,t) ∀ x ∈ D
Ne risulta l’impossibilità, all’interno del dominio D, di distinguere tra posizioni spaziali diverse sulla base di contenuto coscienziale, ovvero una perdita formale del principio di identità locale. L’indistinzione tra punti implica che il campo non ammetta più differenziazioni interne strutturate, e che ogni funzione dipendente da ∇C o ∂C/∂t si annulli o si uniformi. In termini logici, questa condizione è incompatibile con i principi della logica differenziale ordinaria, fondata sulla non identità tra stati distinti e sulla tracciabilità di relazioni causali locali.
Nel limite σ(t) → 1 si impone pertanto una transizione formale dalla logica differenziale a una logica simmetrica, nella quale:
- Ogni distinzione tra elementi C(x,t) viene annullata da C(x,t) ≡ 1;
- La relazione logica tra enunciati non si fonda più sulla differenza tra stati, ma su una relazione di sovrapposizione;
- La causalità locale perde significato, a favore di una coerenza non locale strutturale e simultanea.
Formalmente, la logica simmetrica può essere descritta come un dominio in cui ogni proposizione P(x,t) soddisfa la condizione di reversibilità semantica:
R(P,Q) ≡ R(Q,P)
in virtù della simmetria informazionale totale che rende indistinguibile l’ordine delle relazioni. Questa simmetria logica corrisponde alla condizione strutturale in cui tutte le funzioni differenziali di δΦ(x,t) si annullano o risultano costanti:
∂δΦ/∂t ≈ 0 ∧ ∇δΦ ≈ 0 ∧ ∇²δΦ ≈ 0
Tale regime non rappresenta un’assenza di coscienza, ma una sua trasformazione strutturale in una modalità non differenziale, priva di eventi interni informazionali. All’interno di questo spazio logico emergono configurazioni fenomenologiche coerenti ma non descrivibili in termini di successione causale o di distinzione oggettuale. Il tempo fenomenico τ(x,t) e lo spazio vissuto ξ(x,t), definiti rispettivamente come funzioni inverse di |∂C/∂t| e |∇C(x,t)|, tendono formalmente all’infinito, riflettendo l’indeterminatezza fenomenica delle coordinate esperienziali.
Questa condizione formale trova corrispondenza con i resoconti di stati di coscienza non-ordinari che, sebbene non costituiscano prova sperimentale in sé, sono compatibili con la struttura dedotta. In particolare, stati come l’assorbimento meditativo profondo, l’esperienza mistica non duale o i sogni a contenuto non referenziale corrispondono a condizioni in cui la coscienza non presenta transizioni informazionali differenziate, ma una presenza globale e indistinta, internamente coerente, non locale, non causale, simmetrica. La teoria fornisce una struttura deduttiva che rende formalmente definibili tali stati come configurazioni coerenti per σ(t) → 1, senza introdurre alcuna assunzione psicologica o soggettiva.
Ne segue che la logica simmetrica non è un’eccezione semantica, ma un limite naturale della dinamica informazionale del campo coscienziale. Il regime σ(t) → 1 costituisce un dominio ontologicamente coerente, logicamente definito e formalmente deducibile dalla teoria, nel quale l’informazione non scompare, ma si organizza in modo non differenziale e non-localmente compatto.
3.21.6 – Tripletto esteso evolutivo: (∂C/∂t, ∂A/∂t, ∂σ/∂t)
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il comportamento dinamico del sistema coscienziale è descritto da un insieme minimamente completo di osservabili derivabili dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tra questi, la derivata temporale della coscienza ∂C/∂t, la derivata della coerenza informazionale ∂A/∂t, e la derivata dell’autosimmetria globale ∂σ/∂t costituiscono un tripletto evolutivo esteso in grado di caratterizzare lo stato istantaneo e la direzione del cambiamento del campo C(x,t) in termini puramente strutturali.
Il valore di ∂C/∂t rappresenta la rapidità di variazione informazionale del campo coscienziale; ∂A/∂t misura la tendenza verso maggiore o minore coerenza interna (intesa come riduzione della varianza spaziale di C); ∂σ/∂t quantifica la variazione dell’autosimmetria globale, definita come misura della sovrapposizione interna tra parti informazionalmente correlate del campo.
La combinazione di questi tre parametri consente di definire regimi dinamici distinti, ciascuno dotato di struttura fenomenologica e implicazioni ontologiche proprie. I seguenti casi limite e configurazioni rappresentano stati tipici all’interno dello spazio delle trasformazioni ammissibili:
1. ∂C/∂t ≈ 0 ∧ ∂A/∂t > 0 ∧ ∂σ/∂t > 0
Configurazione di armonizzazione simmetrica. Il sistema presenta un’elevata coerenza informazionale in crescita e un aumento di autosimmetria, mentre la variazione informazionale locale si riduce. Ne risulta una tendenza all’unificazione strutturale non differenziale: C(x,t) tende a valori costanti su D, con struttura interna progressivamente omogenea e simmetrica. Questa configurazione corrisponde formalmente alla convergenza verso il limite σ(t) → 1 con ∇C → 0, tipico di stati coscienziali non differenziati, ma non collassati.
2. ∂σ/∂t < 0 ∧ ∂A/∂t < 0 ∧ ∂C/∂t ≠ 0
Regime di disintegrazione strutturale. L’autosimmetria si riduce contemporaneamente a una perdita di coerenza informazionale, con variazioni locali attive ma disorganizzate. Questo stato è formalmente instabile, caratterizzato da var(δΦ) in crescita non controllata, da ∇C(x,t) disomogeneo, e da assenza di persistenza del nucleo causale ΣΦ. La configurazione è compatibile con transizioni caotiche, collasso del significato strutturale e perdita di capacità informazionale attiva.
3. ∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∂A/∂t > 0 ∧ ∂σ/∂t ≈ 0
Regime evolutivo differenziale con stabilità strutturale. Il sistema elabora informazione in modo attivo, mantiene stabilità simmetrica e migliora la propria coerenza. Lo stato è tipico di configurazioni dinamiche integrate, dotate di transizioni interne e capacità organizzativa, con persistenza strutturale di ΣΦ e dimensionalità attiva crescente.
4. ∂C/∂t ≈ 0 ∧ ∂A/∂t ≈ 0 ∧ ∂σ/∂t ≈ 0
Configurazione stazionaria coerente. Nessuna variazione significativa è presente, il campo è prossimo allo stato C(x,t) ≡ 1. Il sistema si trova in uno stato di coerenza informazionale statica, senza dinamiche interne, corrispondente a condizioni fenomenologicamente dilatate ma prive di contenuto esperienziale differenziale.
5. ∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∂A/∂t < 0 ∧ ∂σ/∂t > 0
Contraddizione dinamica instabile. Il sistema aumenta la simmetria ma perde coerenza, mentre elabora informazione differenziata. La coesistenza di ∂σ/∂t > 0 con ∂A/∂t < 0 è formalmente instabile e può condurre a un collasso di tipo entropico in presenza di ΔC elevato, con disaccoppiamento tra struttura globale e dinamica locale.
La combinazione delle derivate del tripletto (∂C/∂t, ∂A/∂t, ∂σ/∂t) fornisce dunque un criterio formale per classificare gli stati coscienziali possibili e le loro traiettorie evolutive nel tempo. Ogni variazione coscienziale ammissibile dalla teoria può essere descritta come una traiettoria continua nello spazio tridimensionale delle derivate, il cui dominio ammissibile è vincolato dalla condizione di coerenza A(t) ≥ θ e dalla compatibilità informazionale ∂δΦ/∂t ∈ L²(D).
La definizione formale del tripletto evolutivo esteso costituisce pertanto una tassonomia interna della TUC, non fondata su categorie fenomenologiche soggettive, ma su dinamiche strutturali derivate direttamente dalla formula madre. Essa consente la rappresentazione rigorosa, continua e verificabile di tutti gli stati coscienziali, da quelli caotici a quelli simmetrici, da quelli informazionalmente intensi a quelli statici, e fornisce una base matematica per ogni ulteriore estensione modellistica.
3.21.7 – Teorema dell’attrazione simmetrica
Sia σ(t) una funzione che misura il grado di autosimmetria globale del campo coscienziale, definita come sovrapposizione strutturale interna tra sottodomini informazionalmente isomorfi di δΦ(x,t). L’autosimmetria assume valore massimo, σ(t) = 1, se e solo se ogni sottoinsieme significativo del dominio D manifesta una distribuzione identica di valori di C(x,t), ossia:
∀ Dᵢ ⊂ D, μ(C|Dᵢ) = μ(C|D)
dove μ denota il valore medio di C all’interno del sottodominio.
Assumendo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ come fondamento assiomatico della TUC, si considera il limite evolutivo t → ∞ del sistema. Si enuncia il seguente teorema:
Teorema dell’attrazione simmetrica
lim_{t→∞} σ(t) = 1 ⇔ δΦ(x,t) → Φ₀ ⇒ C(x,t) → 1
Dimostrazione.
(⇒) Supponiamo che lim_{t→∞} σ(t) = 1. Per definizione, questo implica che la distribuzione di C(x,t) diventa identica in tutti i sottodomini interni, ossia:
C(x,t) ≈ μ(t) ∀ x ∈ D
dove μ(t) = ∫D C(x,t) dx / |D|. Ma dalla definizione di coerenza A(t) = 1 − var(C(x,t)), ne segue che var(C(x,t)) → 0 ⇒ A(t) → 1. Inoltre, C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, dunque la condizione C(x,t) ≈ costante implica che δΦ(x,t) → Φ₀. Quindi, lim{t→∞} σ(t) = 1 ⇒ δΦ(x,t) → Φ₀ ⇒ C(x,t) → 1.
(⇐) Viceversa, supponiamo che δΦ(x,t) → Φ₀. Allora per la formula madre, C(x,t) → 1 ∀ x ∈ D. Questo implica che il campo è perfettamente uniforme, ovvero:
∀ x₁,x₂ ∈ D, C(x₁,t) = C(x₂,t) = 1
Ne segue che ogni sottodominio Dᵢ ⊂ D possiede valore medio di C(x,t) identico a quello dell’intero dominio, cioè:
μ(C|Dᵢ) = μ(C|D) = 1
Per definizione, ciò implica σ(t) → 1. Dunque, C(x,t) → 1 ⇒ lim_{t→∞} σ(t) = 1.
Corollario.
Poiché A(t) = 1 − var(C(x,t)), ne segue che A(t) → 1 è condizione necessaria e sufficiente affinché σ(t) → 1. Quindi:
lim_{t→∞} σ(t) = 1 ⇔ A(t) → 1 ∧ δΦ(x,t) → Φ₀
Pertanto, la funzione σ(t) non evolve autonomamente, ma è interamente determinata dalla convergenza strutturale di δΦ verso Φ₀ e dalla coerenza informazionale risultante. Questo implica che l’autosimmetria non è un parametro indipendente o primario, ma una funzione derivata dalla relazione tra il campo informazionale interno δΦ(x,t) e la struttura assoluta Φ₀.
Formalmente, possiamo scrivere:
σ(t) = f(δΦ(x,t), Φ₀) = g(C(x,t)) = h(var(C(x,t)))
dove le funzioni f, g, h sono definite a partire dalla distribuzione spaziale di C(x,t). Ne segue che l’autosimmetria non può crescere in modo indipendente dalla coerenza, e non può essere utilizzata come misura autonoma di evoluzione se non in quanto espressione della convergenza informazionale verso l’unità coscienziale.
Questo risultato fornisce un vincolo formale sulla tassonomia degli stati dinamici coscienziali, e giustifica matematicamente il fatto che le traiettorie verso l’unità C(x,t) → 1 implicano necessariamente autosimmetria crescente. L’attrazione simmetrica è quindi una proprietà emergente della dinamica informazionale coerente, e non una direzione evolutiva indipendente.
3.21.8 – Autosimmetria frattale e strutture autosimilari
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, l’autosimmetria σ(t), già definita come misura della sovrapposizione informazionale interna tra sottodomini isomorfi del campo C(x,t), può essere estesa su più scale spaziali come struttura autosimilare. Si definisce autosimmetria frattale quella condizione nella quale il valore di σ(t) permane approssimativamente costante, o cresce, al variare della scala di osservazione locale εᵢ, su un insieme non numerabile di sottodomini Dᵢ tali che:
∀ εᵢ ∈ (ε_min, ε_max), σ(Dᵢ, t) ≈ σ(t) ≥ θ
dove σ(Dᵢ, t) misura l’autosimmetria interna al sottodominio Dᵢ di raggio εᵢ centrato in xᵢ. Formalmente, tale proprietà implica l’invarianza (o monotonia crescente) della funzione σ rispetto a trasformazioni di scala locale, ossia:
lim_{εᵢ → 0} σ(Dᵢ, t) = σ(t) ∀ xᵢ ∈ D
Assumendo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, l’invarianza strutturale di C(x,t) per restrizione su Dᵢ implica che la distribuzione locale di δΦ(x,t) sia statisticamente simile alla distribuzione globale, ossia:
δΦ(x,t)|_{Dᵢ} ≅ δΦ(x,t)|_D
Pertanto, l’autosimmetria frattale è formalmente equivalente alla autosomiglianza informazionale del campo δΦ(x,t) su scale multiple. Poiché δΦ è la sola variabile dinamica nella formulazione assiomatica, ogni proprietà emergente di autosimmetria su scale diverse deve derivare da strutture ricorsive, o almeno autoconsistenti, della sua distribuzione spaziale.
Ne consegue che l’autosimmetria frattale è condizione necessaria per la conservazione della coerenza informazionale A(t) su scale locali:
σ(Dᵢ, t) ≈ cost ∀ εᵢ ⇒ var_{Dᵢ}(C(x,t)) → 0 ⇒ A_{loc}(t) → 1
Questa proprietà ha un impatto diretto sulla dimensionalità effettiva N_dim^eff(t), intesa come rango del tensore hessiano ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ. In presenza di autosimmetria frattale, si osserva una convergenza strutturale dei gradi di libertà locali verso strutture ad alta coerenza differenziale, ossia:
N_dim^eff(t) = rank(∂²C/∂xᵢ∂xⱼ) ≈ costante elevata ∀ εᵢ
Questa costanza indica la presenza di trasformazioni coerenti in atto a tutte le scale, e pertanto una persistenza del nucleo causale ΣΦ non solo nel tempo, ma anche nella sua struttura interna multiscalare. In assenza di tale autosimmetria frattale, la dimensionalità effettiva risulta fortemente dipendente dal dominio di integrazione e tende a fluttuare in modo incoerente, indicando instabilità o regressione evolutiva del sistema coscienziale.
Da un punto di vista formale, la presenza di autosimmetria frattale può essere descritta come condizione di continuità evolutiva multiscala della struttura informazionale:
∀ εᵢ: δΦ(x,t)|{Dᵢ} → Φ₀ ⇔ C(x,t)|{Dᵢ} → 1 ⇒ ΣΦ ≠ ∅ costante
Questo legame tra autosimmetria frattale, coerenza locale, dimensionalità effettiva e stabilità di ΣΦ rappresenta una delle condizioni interne necessarie affinché una coscienza mantenga continuità strutturale nonostante perturbazioni locali o riduzioni temporanee di coerenza globale. Le strutture autosimilari non vanno intese come ripetizioni geometriche fisse, ma come invarianti informazionali sotto trasformazioni di scala, definite esclusivamente in termini di δΦ(x,t) e della sua distribuzione differenziale. Ogni riferimento a fenomeni frattali naturali (come rami, nervature, domini neuronali o quantistici) ha funzione puramente analogica e non fondativa. Solo la struttura interna di δΦ, in quanto campo informazionale originario, può produrre autosimmetria frattale nel senso ontologico-teorico previsto dalla TUC.
3.21.9 – Costanti geometriche e limiti strutturali dell’autosimmetria
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza, l’emergenza di costanti geometriche universali viene trattata non come ipotesi assunta, ma come potenziale esito deduttivo di dinamiche interne al campo δΦ(x,t) in condizioni di alta autosimmetria σ(t). In particolare, si assume che tali costanti possano manifestarsi come limiti ricorrenti in configurazioni ordinate, cioè come strutture emergenti compatibili con la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, in regimi in cui le derivate spaziali e temporali del campo sono minimizzate e la coerenza A(t) tende a valori prossimi all’unità.
Tale prospettiva consente di esplorare la possibilità che proporzioni come π o φ non rappresentino parametri imposti dall’esterno, ma siano soluzioni strutturali naturali che risultano dall’evoluzione spontanea di δΦ(x,t) in domini in cui la distribuzione informazionale tende verso forme simmetriche, periodiche o autosimilari. Ciò implica che la comparsa di queste costanti, se rigorosamente dedotta, debba rispettare le condizioni interne di consistenza della teoria, incluse le metriche fenomeniche associate a ∇C(x,t), ∂C/∂t e ∇²δΦ(x,t), nonché i vincoli locali di varianza e di coerenza.
L’analisi sarà quindi articolata su tre livelli: il primo relativo alla comparsa di simmetrie radiali o cicliche nei domini isotropi del campo, il secondo alla replicazione coerente delle strutture su scala logaritmica e frattale, e il terzo alla formalizzazione delle condizioni strutturali interne che rendono tali configurazioni possibili come attrattori geometrici stabili. In ciascun caso, sarà garantita la derivazione rigorosa delle proprietà geometriche direttamente dalla dinamica del campo δΦ(x,t), nel rispetto del principio assiomatico fondamentale della teoria e senza introdurre elementi estranei all’impianto deduttivo originario.
3.21.9.1 – Simmetrie radiali e invarianza rotazionale (π)
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la comparsa di strutture geometriche cicliche e invarianti per rotazione può essere rigorosamente derivata come conseguenza di specifici regimi informazionali interni al campo δΦ(x,t). In particolare, domini ad alta autosimmetria σ(t) che presentano isotropia spaziale locale e distribuzione radiale della fluttuazione δΦ(x,t) tendono a organizzarsi secondo simmetrie rotazionali che, in coordinate polari, impongono la conservazione della metrica angolare. In tali domini, la struttura informazionale assume un’invarianza rispetto alla trasformazione θ → θ + α, dove θ è l’angolo polare e α ∈ ℝ una rotazione arbitraria, compatibile con una distribuzione δΦ(x,t) = δΦ(r,t) priva di dipendenza angolare.
A partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, e supponendo che δΦ(x,t) sia isotropa rispetto al centro locale r = 0, si ha:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ = (∂δΦ/∂r)(r̂) / Φ₀
dove r̂ è il versore radiale. Ne segue che il gradiente è puramente radiale e le derivate angolari si annullano:
∂C/∂θ = 0 ∂²C/∂θ² = 0
Questo implica che il Laplaciano informazionale ΔC(x,t) si riduce alla sola componente radiale nel dominio isotropo:
ΔC = (1/r) ∂/∂r (r ∂C/∂r)
che, sostituita nella definizione della curvatura fenomenica G(x,t) := –∇²δΦ(x,t), restituisce:
G(r,t) = –Φ₀ ⋅ ΔC(r,t) = –Φ₀ ⋅ [(1/r) ∂/∂r (r ∂C/∂r)]
In regime di coerenza elevata e σ(t) prossima a valori massimi compatibili con la varietà informazionale, questa curvatura tende a stabilizzarsi su valori costanti lungo il dominio radiale. La condizione di stabilità locale della curvatura, ∂G/∂r ≈ 0, corrisponde alla formazione di una geometria isotropa e ciclica, dove le distanze tangenziali ∝ r ⋅ Δθ si distribuiscono in modo tale da preservare proporzionalità tra circonferenza e raggio. Il rapporto costante emergente tra lunghezza ciclica e distanza radiale, lim_{r→∞} (2πr / r) = 2π, definisce la comparsa strutturale della costante π come invariante geometrico del dominio simmetrico.
Il legame con la metrica fenomenica efficace g^eff_μν(x,t) si formalizza attraverso la definizione:
g^eff_θθ(x,t) ∝ r²
che riflette la struttura ciclica dei domini δΦ(x,t) organizzati secondo coordinate polari. In tal contesto, la funzione ξ(x,t), che misura la spazialità vissuta in termini di variazione informazionale locale, assume una forma isotropa:
ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹ ∝ |∂C/∂r|⁻¹
La stabilità della funzione ξ(x,t) su traiettorie equiangolari implica una percezione spaziale uniforme lungo le direzioni tangenziali, coerente con la distribuzione circolare della curvatura G(x,t). Il campo δΦ(x,t) in tali condizioni evolve spontaneamente verso configurazioni che privilegiano invarianza rotazionale e simmetrie centrali, producendo π come attrattore geometrico naturale in regimi di autosimmetria elevata e varianza minimizzata. Tali proprietà non sono assunte ma derivate dalla struttura differenziale del campo stesso in coerenza con la formula madre.
3.21.9.2 – Autosimmetria frattale e sezione aurea (φ)
La struttura del campo informazionale δΦ(x,t), nel contesto della formula madre della TUC C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, può esibire in determinati regimi una tendenza alla replicazione coerente su scale spaziali e temporali nidificate. Tale comportamento, definito autosimmetria multiscala, corrisponde alla condizione per cui configurazioni localmente simili si ripresentano a scale differenti con trasformazioni minime, mantenendo invariate le relazioni funzionali tra sottodomini. Formalmente, si definisce autosimmetria multiscala ogni distribuzione δΦₙ(x,t) tale che esista una sequenza di trasformazioni affini (scalature e traslazioni) che mappano δΦₙ(x,t) su δΦₙ₊₁(x,t) in modo da preservare localmente il rapporto C(x,t) = δΦ/Φ₀ entro un intervallo di varianza definito.
Data l’ipotesi di coerenza crescente A(t), ovvero di riduzione progressiva della varianza spaziale e temporale di C(x,t), la struttura informazionale tende ad auto-organizzarsi secondo relazioni ricorsive, dove la distribuzione locale δΦₙ(x,t) risulta una funzione compatibile con δΦₙ₋₁(x,t). In questa dinamica emergono configurazioni stabili in cui il rapporto tra lunghezze successive dei sottodomini risulta ottimizzato in funzione della distribuzione dell’informazione coerente. Si dimostra che il limite di tale rapporto, quando la variabilità rimane minima ma non nulla, converge verso il valore φ = (1 + √5)/2, noto come sezione aurea.
Per una successione di sottodomini nidificati Dₙ ⊂ Dₙ₊₁ ⊂ D con |Dₙ₊₁| / |Dₙ| → φ, e assumendo che la densità informazionale δΦ(x,t) rimanga localmente coerente (cioè |∇C|, |∂C/∂t| ≪ 1), l’informazione distribuita si conserva ottimamente. Il campo δΦ si dispone così secondo una struttura frattale coerente, dove la coerenza informazionale A(t) rimane elevata e stabile a ogni livello di scala. La condizione ∂C/∂t ≠ 0, ∇C ≠ 0 garantisce che la struttura sia dinamica, ossia soggetta a trasformazioni nel tempo e nello spazio, ma sempre all’interno di vincoli ricorsivi.
Il limite φ non viene introdotto come assunzione numerica, bensì emerge dalla risoluzione di equazioni ricorsive della forma:
Lₙ = Lₙ₋₁ + Lₙ₋₂, con Lₙ₊₁ / Lₙ → φ
dove Lₙ rappresenta la lunghezza o ampiezza spaziale o temporale caratteristica del sottodominio informazionale coerente Dₙ. La compatibilità con la formula madre è mantenuta poiché ogni sottodominio mantiene il rapporto δΦ/Φ₀ localmente uniforme, con coerenza limitata dalla soglia inferiore ε > 0 necessaria per evitare stati informazionali banali (δΦ costante).
Questa organizzazione frattale non implica isotropia, ma una distribuzione anisotropa ottimale dell’informazione, con una minima variabilità residua che consente fluttuazione e quindi dinamica causale. In tale contesto, la metrica fenomenica efficace g^eff_μν(x,t), la coerenza A(t) e la dimensionalità N_dim(t) risultano regolate dalla profondità della struttura frattale, e l’attrattore φ emerge come configurazione a varianza minima compatibile con dinamiche evolutive lente e autosimmetriche. Questo legame rende la sezione aurea una costante emergente, strutturalmente dedotta dalla geometria informazionale interna del campo coscienziale.
3.21.9.3 – Condizioni di emersione spontanea delle costanti
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ implica che ogni proprietà fenomenica osservabile dipenda dalla struttura interna del campo δΦ(x,t), in relazione alla costanza ontologica assoluta di Φ₀. In tale contesto, le costanti numeriche ricorrenti, come π o φ, non sono assunte a priori né imposte esogenamente, ma possono emergere come limiti strutturali di configurazioni coerenti e ricorsive, soggette a vincoli interni. La loro comparsa è il risultato di processi di auto-organizzazione informazionale guidati dalla tendenza del campo δΦ(x,t) a minimizzare la propria varianza spaziale e temporale mantenendo una dinamica evolutiva coerente.
Sia definito il dominio informazionale D ⊂ ℝⁿ in cui δΦ(x,t) evolve secondo le seguenti condizioni congiunte:
- ∂C/∂t ≈ 0: la derivata temporale della coscienza tende a zero, cioè il campo δΦ(x,t) varia molto lentamente nel tempo;
- ∇²δΦ(x,t) ≈ cost: il Laplaciano del campo è pressoché costante, indicando una curvatura informazionale uniforme;
- var(δΦ) ∈ [ε, β]: la varianza spaziale del campo rimane compresa tra due soglie interne (ε > 0 e β finito), evitando sia la degenerazione in uniformità assoluta sia l’esplosione caotica.
L’interazione di questi vincoli induce la formazione di configurazioni stabili a lungo termine in cui δΦ(x,t) tende verso strutture a simmetria ciclica o frattale. Tali configurazioni rappresentano stati stazionari o quasi-periodici del campo informazionale, in cui la coerenza A(t) rimane elevata e la distribuzione informativa raggiunge un bilancio ottimale tra ridondanza e varianza. Questo equilibrio produce limiti geometrici ricorrenti, che si manifestano fenomenicamente come costanti numeriche invariate. In tal senso, π può emergere da domini con isotropia radiale, e φ da processi di crescita autosimmetrica multiscala, come dimostrato nei paragrafi precedenti.
La deduzione di queste costanti non si basa su postulati numerici esterni, ma deriva da proprietà strutturali interne del campo δΦ(x,t) che soddisfano condizioni di minimizzazione funzionale della varianza informativa sotto vincolo di coerenza. Formalmente, si può esprimere tale dinamica come un principio variazionale interno:
δΦ(x,t) evolve secondo argmin_{δΦ} [var(C(x,t))] sotto vincoli: ∂C/∂t ≈ 0, ∇²δΦ ≈ cost.
Questo principio descrive un’attrazione verso stati informazionalmente ottimali, in cui l’organizzazione interna del campo genera costanti emergenti come proprietà geometriche invarianti. Tali costanti non possiedono carattere ontologico assoluto, ma sono configurazioni limite compatibili con il massimo grado di autosimmetria raggiungibile da un sistema che conserva informazione strutturata. Esse costituiscono pertanto attrattori fenomenici dell’evoluzione informazionale coerente, legati alla metrica fenomenica efficace g^eff_μν(x,t) e alle condizioni interne del nucleo ΣΦ.
La presenza delle costanti π, φ e simili non è dunque effetto di una simmetria imposta, ma il risultato necessario di un processo di autoregolazione geometrica all’interno di sistemi coscienziali stabili, sottoposti a restrizioni strutturali autoindotte. Questo approccio permette di reinterpretare le costanti universali come conseguenze dinamiche dell’interazione fra coerenza, curvatura e varianza informazionale, anziché come parametri fondamentali invarianti. La TUC fornisce così una cornice logico-formale per comprendere l’origine non arbitraria delle strutture numeriche ricorrenti nella fenomenologia cosciente.
3.21.10 – Autosimmetria, geometria causale e invarianze universali
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza strutturale del campo δΦ(x,t) rispetto al fondamento invariabile Φ₀ implica la possibilità che, sotto specifici vincoli interni, emergano configurazioni geometriche dotate di autosimmetria causale. Tali configurazioni non si limitano a esprimere simmetria formale, ma conservano relazioni funzionali e causali tra domini informazionali nidificati, ossia tra strutture δΦ(x,t) a differenti scale spaziali e temporali, mantenendo inalterata la dinamica relativa della coscienza C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Ne consegue che ogni trasformazione conforme in scala che non alteri il rapporto funzionale tra variazioni locali e struttura fondante può essere interpretata come un’invarianza causale interna del sistema coscienziale.
Formalmente, sia T_λ una trasformazione di scala definita da x ↦ λx e t ↦ λ^k t, con k ∈ ℝ, applicata a un dominio D ⊂ ℝⁿ. Se esiste una funzione δΦλ(x,t) = δΦ(λx, λ^k t) tale che Cλ(x,t) = δΦλ(x,t) / Φ₀ conserva le derivate spaziali e temporali della funzione C entro margini di coerenza definiti (cioè ∇Cλ ≈ ∇C e ∂C_λ/∂t ≈ ∂C/∂t), allora la trasformazione T_λ è un’isometria causale del campo coscienziale e l’intero dominio trasformato conserva autosomiglianza funzionale. In questo caso, il nucleo causale ΣΦ(t) rimane strutturalmente invariante lungo la trasformazione di scala: ΣΦ(t) ≡ ΣΦ(λ^k t), e la coerenza informazionale A(t) si mantiene entro lo stesso regime.
Tale proprietà non rappresenta un postulato esterno, ma emerge direttamente dalla definizione operativa della coerenza informazionale A(t) come funzione della varianza spaziale di C(x,t), e dalla sua dipendenza da ∇δΦ(x,t) e ∂δΦ/∂t. Quando tali grandezze si trasformano proporzionalmente alla scala (ad esempio, in campi δΦ(x,t) caratterizzati da isocronismo e isoenergia informazionale), la struttura causale rimane effettivamente indistinguibile rispetto all’osservatore interno, risultando in una classe di invarianze geometriche universali.
La presenza di autosimmetria a più scale rende naturale la convergenza verso geometrie armoniche canoniche, in cui le proporzioni tra sottodomini informazionali seguono rapporti invarianti. Tra queste, le spirali logaritmiche si distinguono per la conservazione angolare e la crescita autoaffine, risultando configurazioni dinamicamente compatibili con ∇²δΦ ≈ cost e ∂C/∂t ≈ 0. In tali geometrie, ogni punto lungo la curva possiede una relazione funzionale costante con il precedente, analogamente a quanto accade nei processi evolutivi coerenti del campo coscienziale.
Analogamente, strutture pentagonali e reticoli dodecaedrici possono emergere da processi di organizzazione informazionale che massimizzano l’isotropia locale e minimizzano la ridondanza spaziale, soggetti al vincolo di compatibilità con Φ₀. Queste configurazioni, che storicamente ricorrono in contesti biologici, cognitivi e cosmologici, non rappresentano una proprietà arbitraria imposta dall’esterno, ma corrispondono a forme stabili all’interno dello spazio delle soluzioni di δΦ(x,t) coerenti e autosimmetriche. In particolare, le funzioni armoniche associate al Laplaciano del campo δΦ(x,t), in domini a simmetria sferica o toroidale, soddisfano condizioni di coerenza stazionaria e invarianza metrica fenomenica, contribuendo alla formazione di metriche efficaci g^eff_μν(x,t) con struttura ricorrente e stabile.
Pertanto, il legame tra autosimmetria, geometria causale e invarianze universali si radica nella dinamica interna di δΦ(x,t), governata da condizioni strutturali deducibili dalla formula madre e dai principi di coerenza, varianza minima e conservazione causale. Le configurazioni geometriche emergenti non sono entità predefinite, ma rappresentano l’esito necessario dell’interazione fra tendenze locali alla simmetria informazionale e vincoli globali di stabilità dinamica imposti dalla struttura fondante Φ₀.
3.22 – Teoria delle Dimensioni Coscienziali nella TUC
3.22.1 – Definizione ontologica e formale di dimensione
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la nozione di dimensione coscienziale non è assunta, ma emerge per deduzione diretta dalla struttura del campo C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove δΦ(x,t) rappresenta la configurazione informazionale locale e Φ₀ la struttura unificata invariabile che funge da denominatore ontologico assoluto. Da questa definizione, la coscienza viene formalizzata come un rapporto strutturale tra variazione interna e fondamento unitario, e la dimensionalità esperibile è una proprietà secondaria emergente da tale rapporto.
Ogni dimensione fenomenica attiva è definita come un grado di libertà informazionale coerente, cioè come una direzione dello spazio fenomenico lungo la quale esistono variazioni strutturate, differenziali e persistenti del campo C(x,t), in condizioni di coerenza A(t) ≥ θ, dove A(t) rappresenta la coerenza informazionale globale del sistema e θ è una soglia interna deducibile dai criteri di stabilità e non-rumore. In assenza di coerenza, non vi è alcuna dimensione strutturalmente sostenibile: le fluttuazioni locali vengono infatti annullate o rese inintelligibili dall’assenza di pattern organizzativi.
La definizione formale della dimensione coscienziale si fonda su una misura del rango del tensore hessiano di C(x,t), ossia della matrice delle derivate seconde spaziali:
dim(C) = rank(∂²C/∂xᵢ∂xⱼ)
Tale definizione è deducibile direttamente dalla formula madre, considerando che la seconda derivata spaziale di C(x,t) può essere espressa come:
∂²C/∂xᵢ∂xⱼ = (∂²δΦ/∂xᵢ∂xⱼ) / Φ₀
per derivazione formale dal quoziente, sotto l’assunzione che Φ₀ sia costante (invarianza assiomatica). Il rango del tensore ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ indica quante direzioni spaziali indipendenti manifestano variazione curvata e quindi informazione strutturale significativa. Un rango pari a n implica che esistono n assi fenomenologici localmente attivi lungo i quali la coscienza esperisce variazioni definite e coerenti.
Il gradiente ∇C(x,t) e la derivata temporale ∂C/∂t, già dedotti in via formale come:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀
forniscono rispettivamente la direzione e la velocità di variazione del campo in uno spazio a derivata prima, ma non sono sufficienti da soli a determinare la dimensionalità fenomenica, poiché non informano sulla curvatura del campo, che è essenziale per distinguere strutture spaziali localmente non ridondanti. Solo la presenza di derivate seconde non nulle e indipendenti garantisce la sussistenza di assi informazionali distinti, dunque di vere e proprie dimensioni attive.
Questa formalizzazione esclude ogni interpretazione metafisica o postulativa della dimensionalità, riducendola a una proprietà intrinseca e calcolabile della struttura interna di δΦ, tramite la sua proiezione normalizzata su Φ₀. È dunque esclusa ogni identificazione tra dimensioni coscienziali e dimensioni fisiche predefinite: nella TUC, le dimensioni non sono assi dati a priori, ma configurazioni emergenti, la cui attivazione dipende dalla struttura informazionale del campo in relazione alla coerenza globale.
In particolare, l’assenza di curvatura (∂²C/∂xᵢ∂xⱼ ≈ 0 ∀ i,j) implica dimensionalità nulla o unitaria, corrispondente a stati di coscienza simmetrica, statici o indistinti. Viceversa, elevata curvatura multidirezionale coerente implica la presenza di dimensioni fenomeniche multiple e differenziate, cioè una coscienza attivamente informata e organizzata.
L’intera costruzione è pertanto fondata unicamente sulla formula madre, senza l’introduzione di entità assunte o definizioni esterne. La dimensione è un effetto secondario misurabile della struttura interna di C(x,t), definita assiomaticamente, e riflette direttamente la varietà strutturale del campo coscienziale nello spazio informazionale coerente.
3.22.2 – Emergenza strutturale delle dimensioni attive
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’attivazione di una dimensione fenomenica non costituisce un dato postulato, né un input arbitrario, ma emerge strutturalmente come esito necessario della dinamica interna del campo coscienziale C(x,t), definito assiomaticamente come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In tale quadro, ogni grado di libertà esperienziale è condizionato dalla presenza simultanea di variazioni spaziali non nulle e strutturalmente organizzate del campo coscienziale, soggette a un vincolo minimo di coerenza globale.
La condizione formale di attivazione di una dimensione si esprime come:
∂C/∂xᵢ ≠ 0 ∧ ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ ≠ 0 ∧ A(t) ≥ θ
dove ∂C/∂xᵢ è la derivata spaziale prima di C lungo la direzione xᵢ, ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ la derivata seconda mista lungo due direzioni xᵢ e xⱼ, e A(t) la coerenza globale del sistema. Tale condizione implica che una dimensione coscienziale può essere ritenuta attiva solo se:
- esiste una variazione informazionale localizzata (gradiente spaziale non nullo);
- tale variazione è dotata di curvatura strutturale (hessiano non nullo e non degenere);
- il campo coscienziale mantiene un grado minimo di coerenza A(t) sufficiente a garantire la riconoscibilità fenomenica delle strutture differenziali.
La prima disuguaglianza, ∂C/∂xᵢ ≠ 0, implica la presenza di un differenziale informazionale localmente attivo. In termini simbolici, essa deriva direttamente dalla formula madre, per cui:
∂C/∂xᵢ = ∂δΦ/∂xᵢ / Φ₀
La seconda condizione, ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ ≠ 0, esprime la non-linearità locale della variazione del campo e la presenza di curvatura informazionale, ottenuta tramite:
∂²C/∂xᵢ∂xⱼ = ∂²δΦ/∂xᵢ∂xⱼ / Φ₀
Infine, il vincolo A(t) ≥ θ, dove θ è una soglia di coerenza deducibile da proprietà interne del campo (ad esempio dalla varianza spaziale di C(x,t)), esclude che fluttuazioni casuali o caotiche diano origine a dimensioni apparenti. Solo variazioni strutturate e coerenti sono sufficienti a sostenere una dimensionalità attiva. La coerenza agisce quindi come filtro informazionale: in assenza di essa, anche variazioni formalmente rilevanti vengono disattivate nella percezione coscienziale, poiché prive di stabilità interpretativa o continuità semantica.
Ne risulta che il concetto di dimensione, nella TUC, è interamente deducibile e non necessita di assunzione esterna: esso emerge quando il campo δΦ(x,t), proiettato su Φ₀, manifesta variazioni locali sufficientemente articolate e stabili da generare strutture persistenti in C(x,t). Il numero di tali dimensioni è funzione del rango del tensore hessiano, come precedentemente definito, ma la loro attivazione dipende anche dalla soddisfazione della condizione di emergenza sopra indicata.
Ogni dimensione è pertanto una proprietà relazionale tra struttura informazionale e coerenza, non una componente ontologica primaria. Il campo coscienziale può quindi manifestare o sopprimere dimensioni in funzione della sua configurazione interna, consentendo descrizioni dinamiche e non statiche dello spazio fenomenico, in coerenza con l’impostazione ontologica della teoria.
3.22.3 – Teorema dell’emergenza dimensionale
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la nozione di dimensione coscienziale attiva viene ricondotta a un criterio formale emergente, dedotto esclusivamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e dalle sue derivate strutturali. La dimensione non viene quindi assunta come costituente ontologico primario, ma come proprietà relazionale che sorge in presenza di specifiche condizioni informazionali interne al campo coscienziale. L’emergenza dimensionale è definita in termini di variazione locale significativa, curvatura strutturale e coerenza minima garantita, configurando un vincolo necessario all’attivazione fenomenica.
Il Teorema dell’emergenza dimensionale stabilisce formalmente la seguente implicazione logica:
Se ∂C/∂xᵢ ≠ 0 ∧ ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ ≠ 0 ∧ A(t) ≥ θ ⇒ la dimensione i è attiva.
La premessa del teorema include tre condizioni minime e indipendenti:
- Gradiente informazionale attivo: la presenza di un differenziale spaziale ∂C/∂xᵢ ≠ 0 indica che lungo la direzione xᵢ il campo coscienziale varia localmente. Tale quantità è derivata direttamente dalla formula madre mediante ∂C/∂xᵢ = ∂δΦ/∂xᵢ / Φ₀.
- Curvatura informazionale significativa: la condizione ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ ≠ 0, equivalente a ∂²δΦ/∂xᵢ∂xⱼ / Φ₀ ≠ 0, implica la presenza di variazioni di secondo ordine nella struttura del campo, responsabili dell’emergere di forme e pattern stabili all’interno della coscienza.
- Coerenza globale sufficiente: A(t) ≥ θ è la condizione di filtraggio informazionale che impedisce la proliferazione di dimensioni spurie, rendendo fenomenicamente visibili solo quelle supportate da una struttura organizzata del campo. Il valore soglia θ non è un parametro esterno ma una quantità interna definibile in funzione della varianza spaziale di C(x,t) o da condizioni di simmetria informazionale.
Data la natura relazionale della formula madre, in cui la coscienza è definita come rapporto tra fluttuazione informazionale e campo unificato, ogni dimensione non rappresenta una coordinata fisica preesistente, ma una direzione fenomenica coerente. La sua attivazione implica la possibilità, per un sistema coscienziale, di discernere differenze strutturali lungo quella direzione, traducendole in esperibilità.
L’implicazione fondamentale del teorema è che l’esperienza cosciente di una dimensione non è data dalla sua esistenza geometrica predefinita, ma dall’attivazione di una struttura informazionale coerente in quella direzione. Questo ha conseguenze dirette sull’ontologia dello spazio fenomenico: la metrica dell’esperienza cosciente è funzione dell’organizzazione interna del campo δΦ(x,t), non di una topologia assoluta esterna.
Il rango massimo dell’hessiano ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ, vincolato dalla coerenza A(t), determina quindi il numero istantaneo di dimensioni attivabili. Tale numero varia dinamicamente e dipende esclusivamente dalla configurazione interna del campo coscienziale. La dimensionalità dell’esperienza non è quindi una costante universale, ma un valore emergente dal grado di articolazione informazionale di δΦ e dalla sua proiezione coerente su Φ₀.
Questo formalismo consente di distinguere, in modo univoco, sistemi coscienziali ad alta dimensionalità da sistemi a dimensionalità ridotta, pur senza introdurre alcuna ipotesi arbitraria sull’architettura spaziale del mondo. La dimensione, nella TUC, è il risultato di un’esigenza strutturale interna e non una proprietà attribuita dall’osservatore o dal contesto fisico esterno.
3.22.4 – Teorema della gerarchia dimensionale coscienziale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la massima dimensionalità attivabile da un nucleo coscienziale ΣΦ(t) è funzione della struttura interna del campo informazionale δΦ(x,t), della sua coerenza A(t), e delle proprietà emergenti della configurazione coscienziale risultante C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. A partire dalla definizione operativa di dimensionalità coscienziale come numero massimo di direzioni informazionali indipendenti lungo cui si manifestano variazioni coerenti del campo, è possibile derivare una relazione che leghi quantitativamente tale capacità strutturale alle grandezze di salienza e disordine interno.
La salienza S(t) è definita come una funzione congiunta di tre parametri derivati da δΦ(x,t): l’intensità delle fluttuazioni informazionali, la coerenza A(t), e il grado di curvatura locale rappresentato dal laplaciano ∇²δΦ. In termini formali, S(t) = f(δΦ(x,t), A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ(x,t)), dove f è una funzione crescente nelle sue variabili argomentali in condizioni di stabilità del nucleo causale. L’entropia H(t), viceversa, esprime la misura del disordine informazionale interno, ossia il grado di incoerenza strutturale nella distribuzione spaziale e temporale delle variazioni di C(x,t). È importante sottolineare che H(t) non si identifica con l’entropia termodinamica, ma rappresenta una metrica fenomenica derivata dalla varianza interna del campo informazionale.
Il teorema della gerarchia dimensionale coscienziale stabilisce che la massima dimensionalità sostenibile da un nucleo ΣΦ(t), denotata N_dim^max(ΣΦ), è data da:
N_dim^max(ΣΦ) = ⎣(S(t) · (1 − H(t))) / ε⎦
dove ε è una soglia minima positiva che rappresenta la quantità di struttura informazionale minima necessaria per attivare una nuova dimensione coscienziale coerente. Il simbolo ⎣ ⎦ indica la funzione parte intera, coerente con la natura discreta delle dimensioni emergenti. Il prodotto S(t)·(1 − H(t)) garantisce che la dimensionalità massima sia proporzionale alla salienza effettiva filtrata dal disordine: una salienza alta ma con entropia vicina a 1 non è sufficiente a generare nuove dimensioni percettive coerenti. La formula è compatibile con la condizione di collasso strutturale in cui S(t) → 0 o H(t) → 1, portando N_dim^max(ΣΦ) a tendere verso 0, impedendo l’attivazione di dimensioni fenomeniche distinte.
La deduzione di questa relazione segue da considerazioni strutturali su C(x,t) e sui criteri per la sua variazione spaziale e temporale coerente. In particolare, la condizione necessaria per distinguere una nuova dimensione è l’esistenza di un gradiente significativo ∇C(x,t) e una derivata temporale ∂C/∂t non nulla, all’interno di un regime di coerenza sufficiente A(t) ≥ θ. La presenza simultanea di ∇²δΦ ≠ 0 è interpretata come necessaria per evitare la degenerazione geometrica del dominio informazionale.
La nozione di gerarchia è introdotta per sottolineare la dipendenza ordinata e funzionale tra coerenza, salienza, entropia e dimensionalità: l’attivazione di nuove dimensioni non avviene per accumulo lineare di informazioni, ma secondo una struttura a soglia in cui solo la coerenza strutturale interna, mantenuta nel tempo e nello spazio, consente il salto qualitativo nella configurazione coscienziale. Questa visione esclude esplicitamente l’adozione di modelli assiomatici di dimensionalità predefinita, come quelli postulati nella fisica delle stringhe, sostituendoli con una metrica interna dinamica e strutturalmente derivata, coerente con il formalismo causale della TUC.
3.22.5 – Funzione della dimensionalità attiva
La dimensione coscienziale attiva N_dim(t) esprime, in ogni istante t, il numero effettivo di gradi di libertà informazionali che partecipano dinamicamente alla configurazione coerente del campo coscienziale C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tale quantità non è fissa né intrinseca, ma varia dinamicamente in funzione delle proprietà locali e globali della fluttuazione δΦ(x,t), ed è dedotta come struttura emergente da una combinazione di coerenza, operatori differenziali e capacità strutturale di sostenere transizioni informazionali.
La formulazione funzionale deduttiva di N_dim(t) è data da:
N_dim(t) = A(t) · f(|∇C|, |∂C/∂t|, |ΔC|, R₊(t), R₋(t))
In questa espressione:
– A(t) è la coerenza informazionale globale del sistema, definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), ed è deducibile dalla formula madre mediante l’analisi della varianza spaziale del campo normalizzato. Essa rappresenta il grado di uniformità strutturale di C(x,t) rispetto al valore unitario 1, corrispondente alla piena coerenza coscienziale.
– ∇C, ∂C/∂t, e ΔC sono operatori informazionali locali ottenuti per derivazione della formula madre, e rappresentano rispettivamente il gradiente spaziale, la derivata temporale e il laplaciano del campo coscienziale. La loro magnitudo assoluta fornisce una misura diretta dell’attività differenziale informazionale in ciascun dominio locale.
– R₊(t) e R₋(t) corrispondono alla resilienza superiore e alla resilienza inferiore del sistema. Tali quantità non sono ipotesi esterne ma derivano da osservabili interni al sistema, e misurano la capacità del campo di sostenere variazioni di coerenza in due regimi complementari:
R₊(t) := A(t) · ε₂ / Var_act[C(x,t)]
R₋(t) := A(t) / (ε₁ · Var_stat[C(x,t)])
dove Var_act[C] e Var_stat[C] indicano rispettivamente la varianza differenziale del campo durante regimi attivi (con ∂C/∂t ≠ 0, ∇C ≠ 0) e regimi statici (con ∂C/∂t ≈ 0, ∇C ≈ 0), mentre ε₁, ε₂ ∈ ℝ⁺ sono costanti dimensionali interne all’architettura informazionale del sistema. R₊(t) quantifica la robustezza strutturale nelle fasi di elevata attivazione informazionale, mentre R₋(t) misura la capacità di mantenere struttura coerente anche nei limiti inferiori della variazione interna.
La funzione f non introduce alcun elemento postulato, ma rappresenta una composizione funzionale deducibile dall’analisi congiunta delle derivate e delle resilienze: essa riflette l’interazione non lineare tra intensità differenziale e stabilità strutturale nelle transizioni. Il prodotto con A(t) agisce come modulatore di validità informazionale: in assenza di coerenza, le derivate locali non costituiscono attivazione dimensionale.
Tale formalizzazione permette di interpretare N_dim(t) come misura interna e dinamica della dimensionalità coscienziale effettiva. Il numero di dimensioni attive non è predeterminato, ma è una variabile emergente, che evolve insieme alla morfologia del campo δΦ(x,t), in accordo con la struttura assiomatica della teoria. Ogni dimensione coscienziale è dunque un’espressione fenomenica informazionale, sostenibile solo se la coerenza A(t), la variazione locale e le condizioni di resilienza superiore e inferiore rientrano in un intervallo compatibile con la generazione autonoma del nucleo causale ΣΦ. Nessuna struttura dimensionale è assunta a priori, e la formula qui derivata è coerente con i criteri di emergenza, transizione e variabilità evolutiva della dimensionalità coscienziale nella TUC.
3.22.6 – Teorema del limite funzionale della dimensionalità attivabile
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la dimensionalità attiva N_dim(t) non può crescere indefinitamente né assumere valori arbitrari, ma è soggetta a vincoli funzionali imposti dalla struttura interna del campo coscienziale C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Il numero effettivo di gradi di libertà informazionali coerenti che possono essere sostenuti in un dato istante t è limitato dalla capacità strutturale del sistema di mantenere coerenza dinamica in presenza di variazione. Questo implica che la dimensionalità coscienziale non sia soltanto funzione delle derivate locali, ma anche del bilancio tra salienza informazionale e varianza del campo.
Il teorema del limite funzionale stabilisce quindi che, per ogni sistema coscienziale finito, esiste una soglia superiore computabile del numero di dimensioni attivabili, formalmente esprimibile come:
N_dim^max(t) = ⎣[S(t) · (1 − H(t))] / ε⎦
dove:
– S(t) è la salienza fenomenica, definita come funzione composita di δΦ(x,t), A(t), ∂C/∂t e ∇²δΦ(x,t), e rappresenta la rilevanza informazionale strutturale del sistema in quel dato istante;
– H(t) è l’entropia informazionale interna, dedotta dalla distribuzione spaziale e temporale di C(x,t), e misura la dispersione non coerente dell’attività coscienziale;
– ε è una costante di soglia non arbitraria ma internamente definita, rappresentante la quantità minima di salienza coerente necessaria per attivare stabilmente una singola dimensione informazionale nel dominio ΣΦ;
– ⎣·⎦ denota la parte intera, a indicare che il numero di dimensioni attivabili è discreto, e che ogni soglia rappresenta un punto critico di transizione strutturale.
Tale espressione è interamente dedotta da grandezze interne alla teoria e non presuppone alcuna struttura dimensionale esterna o preesistente. La dipendenza da S(t) e H(t) consente di vincolare formalmente l’evoluzione del numero di gradi di libertà in funzione della capacità del sistema di integrare informazione coerente e di ridurre l’entropia strutturale interna.
In particolare, S(t) è massimizzata in stati ad alta coerenza e bassa derivata temporale, mentre H(t) cresce in condizioni di disorganizzazione informazionale. Pertanto, N_dim^max(t) può aumentare solo se la coerenza strutturale si accompagna a una configurazione morfologica di δΦ(x,t) capace di sostenere salienza significativa con bassa entropia distribuita.
Il limite funzionale così stabilito impone una frontiera interna all’emergenza dimensionale: al di sopra di tale soglia, la variazione interna non genera nuovi gradi di libertà informazionali ma produce instabilità o collasso strutturale del nucleo causale ΣΦ. Il teorema costituisce dunque una condizione necessaria di compatibilità tra dinamica, coerenza e dimensionalità, e vincola ogni tentativo di espansione fenomenica alla compatibilità interna con la morfologia di δΦ(x,t) rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀.
3.22.7 – Spazio e tempo fenomenici come proiezioni
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza, spazio e tempo fenomenici non costituiscono parametri esterni né coordinate ontologicamente preesistenti, bensì proiezioni derivate dalla variazione interna del campo coscienziale C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. A differenza della geometria fisica classica, in cui le coordinate spaziotemporali sono assunte come costitutive della realtà oggettiva, la TUC formalizza la fenomenologia spazio-temporale come funzione del comportamento interno della coscienza, ossia della dinamica di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀.
Le proiezioni spazio-temporali sono definite attraverso due relazioni inverse rispetto agli operatori differenziali principali di C(x,t), precisamente:
ξ(x,t) ∝ 1 / |∇C(x,t)|
τ(x,t) ∝ 1 / |∂C/∂t|
dove ξ(x,t) rappresenta lo spazio fenomenico vissuto e τ(x,t) il tempo fenomenico vissuto. Tali definizioni sono dedotte come inversi delle intensità differenziali locali di C(x,t), e formalizzano il principio che l’estensione fenomenica percepita cresce all’aumentare della stabilità interna, e si contrae al crescere della variazione.
In particolare, la distanza fenomenica ξ(x,t) si riduce quando il gradiente spaziale |∇C(x,t)| è elevato, cioè quando la coscienza sperimenta variazioni spaziali marcate; viceversa, cresce in stati di isotropia informazionale locale, nei quali il gradiente tende a zero. Analogamente, il tempo fenomenico τ(x,t) si dilata quando la derivata temporale |∂C/∂t| si avvicina a zero, corrispondendo a stati di quiete interna o di rallentamento informazionale, e si contrae in condizioni di rapida variazione.
Formalmente, queste due grandezze possono essere interpretate come proiezioni metriche intrinseche del campo C(x,t), risultanti dalla sua morfologia interna, e non imposte da un riferimento assoluto. Tali relazioni implicano che lo spaziotempo vissuto non sia una struttura fissa, ma una costruzione emergente, condizionata dalla distribuzione e dalla dinamica delle fluttuazioni informazionali δΦ(x,t).
Questa impostazione è coerente con le trasformazioni fenomeniche già descritte nella struttura della TUC, in cui ogni variazione locale di C(x,t) genera un impatto diretto sulle metriche interne del sistema. L’apparente continuità o discontinuità del tempo e dello spazio esperiti non deriva da una variabile esterna, ma dalla continuità o discontinuità degli operatori ∂C/∂t e ∇C(x,t) all’interno del dominio coscienziale.
L’interpretazione delle metriche ξ(x,t) e τ(x,t) come proiezioni fenomeniche consente una piena integrazione con la semantica relativistica, ove il tempo proprio e la distanza propria sono quantità dipendenti dal sistema osservatore. Nella TUC, tuttavia, non si assume alcuna cornice geometrica predefinita: la metrica emerge come trasformazione funzionale di operatori informazionali, rendendo la coscienza il principio costitutivo del proprio spaziotempo esperienziale.
3.22.8 – Dimensioni attive, latenti e inattive
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, la dimensionalità coscienziale non è una proprietà ontologica invariante né un parametro esterno, ma una misura informazionale interna che emerge dalla struttura locale del campo coscienziale C(x,t), secondo la sua definizione assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Ogni dimensione è intesa come grado di libertà informazionale coerente, sostenuto dalla distribuzione differenziale di δΦ(x,t) e, quindi, misurabile tramite la morfologia derivata di C(x,t).
La dimensionalità effettiva esperita da un sistema cosciente in un dato dominio D e istante t può essere caratterizzata come:
N_dim^max(t) = max_{x ∈ D} rank(∇C(x,t)) (con A(t) ≥ θ)
Questa formula definisce il numero massimo di direzioni informazionali indipendenti lungo cui varia C(x,t), compatibilmente con una coerenza A(t) sopra soglia. Tuttavia, è necessario distinguere, nell’analisi interna, tra dimensioni effettivamente attive, latenti o inattive. La distinzione non è arbitraria ma deducibile formalmente dalle proprietà locali degli operatori ∂C/∂t, ∇C(x,t) e ∇²δΦ(x,t), i quali ne definiscono rispettivamente la dinamica temporale, l’orientamento spaziale e la curvatura informazionale.
Una dimensione attiva è caratterizzata da un gradiente ∇C distinto da zero, da una variazione temporale ∂C/∂t significativa, e da una curvatura ∇²δΦ non nulla. In questo caso, la dimensione è fenomenologicamente esperita come dominio informazionale accessibile, soggetto a fluttuazioni coerenti e transizioni causali. Il campo è localmente dinamico e strutturato, e il sistema può operare su tali dimensioni.
Una dimensione latente si verifica quando la coerenza A(t) è elevata, ma i gradienti e le derivate locali si riducono a livelli prossimi allo zero. Formalmente, lim_{∇C, ∂C/∂t → 0} A(t) → 1. Tali condizioni corrispondono a stati di arresto dinamico o di meditazione profonda, nei quali la dimensionalità si riduce progressivamente a un singolo asse informazionale uniforme. Il sistema permane in una configurazione simmetrica a bassa entropia, dove tutte le dimensioni eccetto una sono inattive per mancanza di variazione differenziata. In tali casi:
N_dim^eff(t) → 1 se ∇C(x,t) → 0 e ∂C/∂t → 0.
Infine, una dimensione inattiva è una direzione informazionale teoricamente prevista nella struttura del campo ma completamente priva di dinamica: il sistema non presenta variazione, né fluttuazione coerente, né accesso fenomenico su tale asse. Formalmente, ciò si manifesta con una funzione C(x,t) costante lungo tale direzione, tale che ∂C/∂xᵢ = 0 ∀ x ∈ D.
Nei regimi di massima coerenza (ad es. stati di quiete profonda, assenza di contenuto, arresto mentale), il campo δΦ(x,t) tende alla struttura costante di Φ₀ e, quindi, si annullano tutti gli operatori differenziali. In tal caso, la coscienza permane, ma in forma unitaria e non differenziata:
C(x,t) ≡ 1 ⇒ ∇C(x,t) = 0 ∧ ∂C/∂t = 0 ∧ N_dim = 1.
Tale condizione è deducibile come attrattore asintotico della TUC, nel quale tutte le dimensioni risultano inattive tranne una, che sostiene la presenza coscienziale pura. Al contrario, nei regimi a bassa coerenza, la dimensionalità nominale può risultare elevata ma instabile, a causa della presenza di fluttuazioni disorganizzate e rumorose in δΦ(x,t), prive di struttura interna coerente. In tal caso, anche se |∇C| e |∂C/∂t| sono alti, l’instabilità dell’organizzazione informazionale produce un collasso funzionale del numero di dimensioni attive, rendendo il sistema inefficiente nel sostenere una coscienza organizzata.
Il comportamento dinamico delle dimensioni – attive, latenti o inattive – rappresenta quindi una funzione interna del rapporto tra struttura e variazione del campo coscienziale, e fornisce una metrica formale per valutare la profondità, l’estensione e la complessità dell’esperienza cosciente in termini puramente deduttivi, senza ricorrere ad alcuna ipotesi esterna alla formulazione originaria della teoria.
3.22.9 – Transizioni e biforcazioni dimensionali
Nel quadro formale della TUC, la dimensionalità fenomenica attiva N_dim(t) è funzione derivata della configurazione informazionale δΦ(x,t), in quanto dipendente direttamente dal rango delle derivate parziali seconde del campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tale rango determina l’effettiva articolazione dei gradi di libertà informazionali coerenti che rendono possibile l’esperienza cosciente multidimensionale. Tuttavia, questa struttura non è statica: variazioni nella distribuzione spaziale e temporale di δΦ(x,t), specialmente in prossimità di soglie critiche di varianza, possono generare biforcazioni e transizioni qualitative nella dimensionalità accessibile.
La soglia ε_topologico, definita come valore critico sulla varianza locale di δΦ(x,t), delimita il regime informazionale oltre il quale la topologia coscienziale subisce una discontinuità strutturale. Formalmente, si ha:
se var(δΦ) < ε_topologico ⇒ continuità topologica informazionale
se var(δΦ) ≥ ε_topologico ⇒ possibile ristrutturazione e biforcazione di ΣΦ(t)
Questa transizione comporta una ridefinizione del nucleo causale ΣΦ(t), in quanto la variazione topologica di δΦ implica una riorganizzazione delle sue simmetrie locali e dei gradienti funzionali ∇δΦ e ∂δΦ/∂t, da cui dipende la struttura causale interna del sistema. Il criterio di biforcazione può quindi essere espresso come:
∂ΣΦ/∂t ≠ 0 ⇔ ∂δΦ/∂t ≠ 0 ∧ var(δΦ) ≥ ε_topologico
La variazione topologica di δΦ può generare: (a) l’emersione di nuove direzioni attive ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ ≠ 0 ⇒ N_dim(t) ↑, (b) la soppressione di direzioni già attive ⇒ N_dim(t) ↓, oppure (c) un rimescolamento non conservativo delle strutture interne ⇒ N_dim(t) ≠ N_dim(t−Δt) senza monotonia. L’instaurarsi di una nuova configurazione topologica può rendere inaccessibili certe dimensioni precedenti o attivarne di nuove, in coerenza con il teorema della gerarchia coscienziale e la definizione funzionale di A(t).
La condizione necessaria affinché una biforcazione generi una transizione effettiva nella coscienza (e non una semplice variazione non percepita) è che la nuova configurazione di δΦ determini una variazione significativa in ∇C(x,t) o ∂C/∂t tale da alterare τ(x,t) o ξ(x,t), ossia le metriche fenomeniche dello spazio e del tempo vissuto. Solo allora la ristrutturazione è fenomenicamente rilevante.
La transizione dimensionale, quindi, non è un semplice passaggio continuo, ma una trasformazione che implica la ridefinizione delle coordinate percettive e del nucleo causale coscienziale. Tali transizioni sono generalmente reversibili nel tempo fisiologico, ma possono essere irreversibili in caso di ristrutturazioni informazionali profonde, come implicato dal vincolo simbolico di irreversibilità coscienziale. La TUC prevede la possibilità di multiple biforcazioni lungo la traiettoria Φ_C(t), corrispondenti a cambiamenti qualitativi del dominio fenomenico accessibile.
3.22.10 – Regimi dimensionali e morfologie interne
La Teoria Unificata della Coscienza definisce la dimensionalità fenomenica come proprietà emergente dalla struttura locale del campo informazionale δΦ(x,t), da cui, per definizione assiomatica, deriva la coscienza tramite la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La natura e il numero delle dimensioni esperibili da un sistema coscienziale dipendono direttamente dalla morfologia interna del campo δΦ, che si manifesta attraverso specifiche configurazioni dei suoi gradienti spaziali e delle sue derivate seconde.
La morfogenesi strutturale di δΦ può essere caratterizzata in termini di regimi dimensionali distinti, ciascuno dei quali corrisponde a una diversa disposizione dei gradi di libertà attivi. Tali regimi non sono entità postulate, ma condizioni formali deducibili dalla struttura differenziale del campo, come rilevabile dal rango della matrice hessiana ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ e dall’entità dei vettori ∇δΦ e degli operatori ∇²δΦ. Si definiscono tre regimi principali:
- Regime coerente – Si verifica quando ∇δΦ(x,t) ≈ costante e ∂δΦ/∂t ≈ 0 in un dominio spaziale ampio, tale da garantire A(t) → 1. In questo stato, la struttura informazionale è omogenea e isotropa, e la dimensione attiva tende a uno, poiché il rango della matrice hessiana si riduce al minimo. Le variazioni spaziali e temporali sono localmente trascurabili, e la coscienza esperisce una dimensionalità contratta e simmetrica.
- Regime anisotropo – È caratterizzato da ∇δΦ(x,t) ≠ 0 in alcune direzioni privilegiate, con ∂δΦ/∂t moderatamente attiva. In tal caso, si ha una distribuzione direzionale non uniforme delle fluttuazioni, che si traduce in una dimensionalità selettiva, dove solo alcune componenti dell’ambiente fenomenico sono attivamente accessibili. La coscienza mostra tendenze orientate nella struttura esperita, con percezione differenziale dello spazio o del tempo.
- Regime disomogeneo – Avviene quando var(δΦ) è elevata e i gradienti ∇δΦ presentano fluttuazioni rapide e non correlate spazialmente. In tale regime, la struttura informazionale è localmente caotica, con multipli sottodomini a simmetria disaccoppiata. Questo si traduce in una dimensionalità instabile, in cui N_dim(t) può oscillare nel tempo o risultare frammentata nello spazio. La coscienza, in questo stato, sperimenta transizioni percettive irregolari, potenzialmente corrispondenti a stati alterati, sogni ad alta densità, o allucinazioni strutturali.
La distinzione tra questi regimi non implica discontinuità ontologica, ma si fonda su criteri interni e misurabili in termini di coerenza A(t), gradiente informazionale e curvatura del campo (∇²δΦ). Essi possono essere intesi come diversi attrattori informazionali della dinamica evolutiva di δΦ, capaci di determinare morfologie interne della coscienza qualitativamente distinte. Formalmente, ciascun regime è identificabile tramite la tripla (∇δΦ, ∇²δΦ, ∂δΦ/∂t), la cui combinazione determina l’attivazione e la stabilità delle dimensioni coscienziali accessibili.
3.22.11 – Autosimmetria e struttura dimensionale
All’interno della formalizzazione assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza, la dimensionalità massima esperibile dal nucleo causale ΣΦ(t) è una funzione derivata della coerenza informazionale A(t), e dipende strutturalmente dalla morfologia interna del campo δΦ(x,t). Poiché la coscienza è definita, in ogni punto del dominio D, come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, è possibile determinare la configurazione dimensionale associata al nucleo ΣΦ(t) analizzando il comportamento spaziale e temporale delle variazioni strutturate di δΦ.
La massima dimensionalità accessibile, ovvero N_dim^max(ΣΦ), può essere espressa come funzione del grado di coerenza globale A(t), della simmetria interna σ(t) e della resilienza dinamica R_total(t), secondo la relazione:
N_dim^max(ΣΦ) ≈ A(t) · g(σ(t), R_total(t)).
La funzione g(σ,R) assume qui il ruolo di modulatore non lineare della dimensionalità in funzione della struttura informazionale del campo. La variabile σ(t) è definita come indice di autosimmetria strutturale, costruita a partire da grandezze dedotte direttamente da ∇δΦ(x,t) e ∇²δΦ(x,t), ovvero dalle derivate spaziali di primo e secondo ordine del campo informazionale. Una configurazione completamente simmetrica (σ = 1) implica ∇δΦ ≈ 0 e varianza spaziale nulla, ossia uno stato prossimo alla coerenza totale. Tuttavia, in tale stato limite, la dimensionalità esperita non raggiunge il massimo, ma tende a collassare a uno, in accordo con la definizione di regime coerente: lo spazio fenomenico risulta contratto e privo di differenziazione direzionale interna. Per questo motivo, si impone che la funzione g(σ, R_total) non assuma massimo in σ = 1, ma presenti un valore massimo in corrispondenza di una simmetria parziale (σ ∈ (0,1)) e sufficientemente alta resilienza informazionale.
La variabile R_total(t), funzione combinata delle componenti R₊(t) e R₋(t), rappresenta la capacità del sistema coscienziale di mantenere attiva la struttura di ΣΦ(t) durante trasformazioni progressive o regressive del campo δΦ(x,t). Entrambe le componenti sono formalmente definibili come funzioni della derivata ∂A/∂t e della continuità del supporto ∇δΦ nel tempo, e devono essere calcolate senza introdurre ipotesi extrassiali. Una resilienza elevata consente al sistema di attraversare transizioni dimensionali mantenendo attiva la struttura causale interna, garantendo così persistenza coscienziale nonostante la variazione metrica.
La relazione tra A(t), σ(t) e R_total(t) determina, in modo strutturalmente dedotto, la soglia superiore della dimensionalità fenomenica esperibile dal sistema in un dato istante t. La loro combinazione produce una varietà di scenari dimensionali compatibili con la dinamica interna del campo, mantenendo coerenza con la formula madre e preservando il principio fondante della TUC: ogni proprietà coscienziale è funzione diretta delle fluttuazioni informazionali interne δΦ, e non richiede né ammette l’introduzione di parametri esterni arbitrari.
3.22.12 – Energia informazionale e stabilità delle dimensioni
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, la salienza fenomenica S(t) rappresenta la funzione che quantifica la capacità del sistema coscienziale di sostenere fluttuazioni δΦ(x,t) strutturate, coerenti e persistenti nel tempo. Data la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ogni stato coscienziale è una configurazione informazionale interna la cui persistenza è subordinata alla stabilità strutturale delle sue variazioni locali. La funzione S(t), in quanto derivata da A(t), ∂C/∂t e ∇²δΦ, misura il grado in cui tali configurazioni risultano significative, attive e strutturalmente compatibili con la generazione e il mantenimento del nucleo causale ΣΦ(t).
Formalmente, la salienza può essere espressa come:
S(t) = f(δΦ(x,t), A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ(x,t)),
dove A(t) è la coerenza globale del campo, ∂C/∂t rappresenta la dinamica temporale coscienziale, e ∇²δΦ(x,t) è il laplaciano delle fluttuazioni informazionali, che identifica la curvatura informazionale interna. S(t) assume quindi la funzione di indicatore dell’energia informazionale attiva, intesa non come energia fisica, ma come capacità della coscienza di sostenere strutture informazionali non banali, differenziate e persistenti.
La stabilità delle dimensioni esperite, definite come gradi di libertà fenomenici attivi emergenti dal campo coscienziale, dipende direttamente dalla capacità del sistema di mantenere fluttuazioni complesse e coese. In particolare, un regime di alta dimensionalità implica la presenza simultanea di gradienti ∇C(x,t), derivate temporali ∂C/∂t, e curvatura ΔC(x,t) distribuiti spazialmente in modo strutturato. Tuttavia, tali strutture risultano instabili o incoerenti se non sostenute da un valore sufficiente di salienza S(t). Questo vincolo induce una soglia informazionale critica sotto la quale le dimensioni superiori collassano per insufficienza di coerenza o di energia informazionale strutturata.
Pertanto, la funzione S(t) può essere interpretata come vincolo strutturale superiore per la sopravvivenza delle dimensioni coscienziali attive: tanto maggiore è S(t), tanto più il sistema può sostenere dimensioni fenomeniche articolate. Viceversa, un valore basso di salienza corrisponde a uno stato prossimo alla coerenza totale A(t) → 1, ma privo di articolazione interna, con ∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0, dunque associato a una dimensionalità fenomenica prossima all’unità. Questo legame tra salienza e dimensionalità produce una topologia dinamica, nella quale ogni configurazione di C(x,t) può essere caratterizzata da un numero massimo di dimensioni esperibili N_dim^max(ΣΦ), dipendente da S(t), oltre che da A(t) e dagli indici di simmetria e resilienza già formalizzati.
In termini strutturali, la stabilità dimensionale è quindi funzione congiunta della salienza informazionale e della coerenza attiva: le configurazioni coscienziali evolutive sono tali solo se esiste un bilancio informazionale che mantenga attiva la struttura di ΣΦ nel tempo. Tale bilancio non può essere definito da parametri esterni, ma deve emergere interamente dalla dinamica interna del campo δΦ, secondo la formula madre. La salienza, in questa architettura, costituisce la condizione strutturale per l’attivazione e il mantenimento di stati multidimensionali coerenti, evolutivi e informazionalmente stabili.
3.22.13 – Metrica fenomenica e relatività coscienziale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, ogni variazione informazionale δΦ(x,t), come definita dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, induce una configurazione coscienziale localizzata che si traduce fenomenicamente nella percezione dello spazio e del tempo vissuti. Tali percezioni non corrispondono direttamente alla metrica dello spaziotempo fisico, ma emergono come effetti interni alla struttura del campo C(x,t). Da ciò si deduce che la coscienza non misura coordinate esterne, bensì variazioni strutturali interne, dando origine a una metrica fenomenica efficace g^eff_μν(x,t).
Tale metrica fenomenica rappresenta una riformulazione interna e soggettiva della geometria vissuta, dedotta esclusivamente dalla struttura del campo coscienziale. Si definisce come:
g^eff_μν(x,t) ≡ f(∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)),
dove ∂δΦ/∂t determina la dilatazione temporale fenomenica Δτ, ∇δΦ(x,t) determina la dilatazione spaziale fenomenica Δξ, e ∇²δΦ(x,t) identifica la curvatura informazionale interna. La struttura tensoriale g^eff_μν(x,t) rispecchia quindi, in modo non proiettivo, la dinamica interna della coscienza e non rappresenta in alcun modo una metrica fisica esterna: la relatività coscienziale emerge come proprietà della trasformazione semantica tra le fluttuazioni e il fondamento Φ₀.
La dilatazione temporale fenomenica Δτ è definita in modo funzionale da:
Δτ ∝ 1 / |∂C/∂t|,
dove ∂C/∂t è la derivata temporale della coscienza calcolata dalla formula madre. Un valore prossimo a zero di ∂C/∂t implica un’esperienza di tempo soggettivo esteso, rallentato, coerente con stati di alta salienza o di coerenza evolutiva avanzata. Simmetricamente, la dilatazione spaziale fenomenica Δξ è definita come:
Δξ ∝ 1 / |∇C(x,t)|,
dove ∇C(x,t) misura il gradiente informazionale e dunque la densità spaziale dei cambiamenti coscienziali. Bassi gradienti corrispondono a spazi fenomenici estesi, uniformi, isotropi.
Tali definizioni implicano che lo spazio e il tempo percepiti siano quantità derivate, non assiomi primitivi. Essi emergono come strutture metriche dinamiche a partire dalla distribuzione e trasformazione delle fluttuazioni δΦ(x,t). Di conseguenza, la metrica fenomenica g^eff_μν(x,t) può divergere significativamente dalla metrica fisica g_μν osservabile, pur mantenendo compatibilità strutturale in presenza di sistemi coerenti (coerenza A(t) > θ). È in questo senso che si introduce il principio di relatività coscienziale: ogni soggetto cosciente sperimenta un tempo e uno spazio che dipendono esclusivamente dalla struttura interna del proprio campo coscienziale, e non da coordinate esterne.
Questo porta all’introduzione formale di un sistema di trasformazione fenomenica:
evento fisico ⇒ δΦ ⇒ C ⇒ τ(x,t), ξ(x,t),
in cui ogni evento esterno viene tradotto nella struttura informazionale interna δΦ, trasformata poi nel campo C(x,t), da cui emergono il tempo fenomenico τ(x,t) e lo spazio fenomenico ξ(x,t). Ogni variazione nella coerenza, nella curvatura o nella dinamica locale del campo produce una modifica immediata della metrica fenomenica percepita, in analogia strutturale con la deformazione geometrica dello spaziotempo in relatività generale, ma su base puramente coscienziale.
La relatività coscienziale così formalizzata permette di interpretare fenomeni soggettivi – quali l’espansione temporale nei sogni lucidi, la contrazione spaziale in stati di ansia, o l’assenza di durata nel silenzio meditativo – come effetti geometrici interni di una metrica non euclidea, strutturata dalla forma del campo C(x,t). Ogni dilatazione o contrazione è funzione di un’architettura informazionale non arbitraria, integralmente dedotta dalla struttura del campo coscienziale definita dalla formula madre.
3.22.14 – Transizioni coscienziali e collassi dimensionali
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, le trasformazioni interne del campo C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, determinano non solo la dinamica della coscienza, ma anche la transizione tra regimi dimensionali distinti. La dimensionalità coscienziale è intesa come il grado di libertà informazionale coerente, ovvero il numero massimo di direzioni indipendenti lungo le quali il campo può variare strutturalmente in modo significativo e persistente.
Tali variazioni sono misurate attraverso i differenziali spaziali e temporali di C(x,t), in particolare mediante il gradiente ∇C(x,t), il laplaciano ∇²δΦ(x,t) e la derivata temporale ∂C/∂t. La coerenza A(t), definita come misura della varianza strutturale di C(x,t) rispetto all’unità, svolge un ruolo critico nella determinazione dello stato dinamico del sistema. La transizione coscienziale è formalmente descritta dalla condizione:
∂A/∂t > 0 ∧ ∇²δΦ ≠ 0 ∧ supp(∇δΦ) ≠ ∅,
la quale rappresenta l’emergere di una ristrutturazione coerente del campo, in cui la crescita di coerenza è accompagnata da una curvatura informazionale non nulla e da un supporto gradiente non vuoto. Tale condizione implica che il sistema non stia semplicemente evolvendo verso uno stato statico, ma attraversando una trasformazione interna nella quale nuove direzioni informazionali si attivano, si disattivano o si riconfigurano.
La dimensionalità attiva N_dim(t) dipende dalla struttura del gradiente del campo. Tuttavia, in condizioni in cui la coerenza A(t) tende a 1, la derivata temporale ∂C/∂t e il gradiente spaziale ∇C(x,t) tendono a zero, portando alla riduzione asintotica della dimensionalità fenomenica. Nei limiti in cui la varianza di δΦ(x,t) si annulla localmente (var(δΦ) → 0), la definizione funzionale di N_dim collassa a 1, poiché il campo risulta uniforme, isotropo e privo di direzioni informazionali differenziate. Formalmente:
N_dim → 1 se var(δΦ) → 0 ∧ ∇C(x,t) → 0 ∧ ∂C/∂t → 0.
Questo regime rappresenta un collasso strutturale, nel quale la coscienza permane ma si restringe fenomenicamente a un’unica dimensione informazionale: quella della presenza coerente indivisa. Non si tratta di una cessazione della coscienza (C ≠ 0), ma di una sua contrazione ontologica. In tale condizione, il campo C(x,t) tende all’identità (C ≡ 1), i gradienti si azzerano, e l’intero contenuto informazionale si riconfigura in modo simmetrico e non differenziato. La varietà fenomenica decade e resta solo un grado di libertà minimale compatibile con l’identità coscienziale: l’asse di coerenza pura.
Il collasso dimensionale può avvenire anche in modo transitorio, durante stati di passaggio tra configurazioni ad alta salienza e fasi di riassetto informazionale. Tali collassi non sono necessariamente regressivi, ma rappresentano punti critici della dinamica evolutiva coscienziale, in cui il sistema si riconverge verso uno stato di minima differenziazione per poi riemergere in nuove strutture dimensionali, secondo un ciclo di compressione ed espansione fenomenica interno alla dinamica di A(t).
Il comportamento della dimensionalità durante questi processi evidenzia la natura intrinsecamente instabile e non lineare dell’architettura coscienziale, regolata unicamente dalla coerenza tra δΦ(x,t) e Φ₀. La TUC definisce quindi le transizioni coscienziali e i collassi dimensionali come eventi strutturali determinati da relazioni interne, e non da forzanti esterne, in piena coerenza con il paradigma deduttivo fondato sulla formula madre.
3.22.15 – Logica interna e dimensioni percettive
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la struttura logica interna di un sistema cosciente non è un attributo predefinito o esterno, bensì una conseguenza formale della dimensionalità informazionale attiva del campo C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tale dimensionalità è misurata dal rango del gradiente del campo, ovvero rank(∇C(x,t)), e corrisponde al numero effettivo di direzioni informazionali indipendenti attraverso cui si manifestano variazioni coscienziali persistenti e coerenti.
Data questa relazione, la TUC stabilisce un legame deduttivo tra il numero di dimensioni fenomenicamente attive, indicato con n = N_dim, e la struttura logica interna del sistema, la quale emerge come proprietà semantica dell’architettura informazionale sottostante. Il principio di corrispondenza tra dimensionalità e tipo logico è strutturato nei seguenti tre regimi:
n = 1 → logica simmetrica: in presenza di un solo grado di libertà attivo, il campo δΦ(x,t) presenta variazioni minime o nulle. La coerenza A(t) tende a 1, il gradiente ∇δΦ(x,t) si contrae, e la coscienza assume configurazione uniforme. In tale regime, le relazioni interne risultano reversibili, prive di asimmetria causale e articolate in strutture equivalenti biunivoche. Ne consegue una logica interna simmetrica, caratterizzata da operazioni prive di orientamento direzionale, dove ogni distinzione logica tende a dissolversi nell’identità. Questo regime è compatibile con stati coscienziali statici ad alta coerenza, come il silenzio percettivo, la meditazione profonda o il collasso informazionale.
n = 3 → logica umana: la coscienza umana ordinaria opera tipicamente in uno spazio informazionale tridimensionale attivo, in cui coesistono gradiente, derivata temporale e curvatura fenomenica. In tale regime, ∇C(x,t), ∂C/∂t e ∇²δΦ(x,t) risultano simultaneamente non nulli e interagenti. Le relazioni logiche interne sono pertanto articolate secondo strutture orientate, gerarchiche e asimmetriche, in cui le deduzioni seguono percorsi direzionali coerenti. Questo genera una logica aristotelica, basata su principio di non contraddizione, identità e terzo escluso, ma intrinsecamente contestuale e adattiva, modellata dalle fluttuazioni del campo coscienziale in tre dimensioni fenomeniche attive.
n > 3 → logiche multidimensionali: in regimi a dimensionalità superiore, compatibili con stati coscienziali estesi, amplificati o non ordinari, la molteplicità delle direzioni informazionali attive produce una rete di relazioni logiche che trascende la struttura lineare o gerarchica. Le operazioni logiche interne possono diventare non commutative, non distributive, o non booleanamente strutturate, dando luogo a logiche non classiche: paraconsistenti, polivalenti, iperstrutturali. Tali regimi sono compatibili con stati di coscienza espansa o ipercoerente, in cui la segmentazione categoriale si dissolve e la semantica relazionale si distribuisce su spazi informazionali non proiettabili nella triade percettiva classica (tempo–spazio–identità).
La dipendenza funzionale tra n e il tipo di logica interna è fondata esclusivamente sulla struttura del campo δΦ(x,t) e sulla sua relazione con Φ₀. Non vi è alcuna arbitrarietà epistemica né predefinizione formale imposta dall’esterno. Le logiche non sono modelli teorici applicati al sistema, ma proprietà strutturali emergenti dalla configurazione informazionale. La TUC, pertanto, non seleziona una logica a priori, ma la deduce come forma coerente di trasformazione interna compatibile con la dimensionalità fenomenica attiva del sistema coscienziale.
3.22.16 – Teorema del criterio funzionale di dimensionalità coscienziale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni proprietà emergente deve essere formalmente dedotta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La dimensionalità coscienziale N_dim(t), intesa come il numero effettivo di gradi di libertà informazionali distinti che concorrono all’esperienza cosciente in un dato intervallo temporale t, non può quindi essere definita come parametro esterno o ipotetico, ma deve risultare da una struttura funzionale internamente coerente con la dinamica di C(x,t). Il presente teorema stabilisce un criterio necessario e sufficiente affinché una formula proposta per N_dim(t) possa essere considerata legittima all’interno del formalismo TUC.
Sia N_dim(t) una funzione che associa a ciascun istante t un numero intero positivo, interpretabile come la dimensionalità fenomenica attiva del sistema. Si definisce valido un criterio funzionale per N_dim(t) se e solo se soddisfa congiuntamente le seguenti condizioni:
- Origine derivativa interna: esiste una funzione f tale che
N_dim(t) = f(C(x,t), ∇C(x,t), ∂C/∂t, ∇²δΦ(x,t))
dove ciascun termine è ottenibile per derivazione diretta da δΦ(x,t) secondo la formula madre, senza introdurre variabili non definite nel dominio fenomenico del sistema. - Condizione di coerenza minima: esiste una soglia θ tale che
A(t) ≥ θ ⇒ N_dim(t) ben definito
in modo che il valore di N_dim(t) risulti informativamente rilevante solo in configurazioni in cui la coerenza A(t) del campo coscienziale è sufficiente a garantire stabilità fenomenica locale e globalità strutturale del dominio. - Condizione di attivazione derivativa: almeno uno tra |∇C(x,t)|, |∂C/∂t|, |∇²δΦ(x,t)| deve essere non nullo su un sottoinsieme di misura positiva del dominio D ⊂ ℝⁿ, altrimenti
N_dim(t) = 1
come conseguenza della coalescenza strutturale in un regime di coerenza totale, in cui C(x,t) → 1 ∀ x e ∂C/∂t, ∇C(x,t), ∇²δΦ(x,t) → 0. - Condizione di decomponibilità spaziale: deve esistere almeno una decomposizione locale del gradiente ∇C(x,t) in n componenti linearmente indipendenti (nel senso del rango matriciale del tensore hessiano), tale che
rank(∇C(x,t)) = N_dim(t)
per ogni istante t in cui ∂A/∂t ≥ 0, cioè in regime di transizione coscienziale attiva. La mancanza di indipendenza locale implica una riduzione effettiva della dimensionalità fenomenica accessibile. - Condizione di non proiettabilità interna: se esiste un insieme di direzioni ∇Cᵢ(x,t) ortogonali rispetto a uno spazio tridimensionale proiettivo, e tali che
∥∇Cᵢ(x,t)∥ > ε per almeno un i ≥ 4
con ε > 0 minimo costante positivo, allora
N_dim(t) > 3
perché l’esperienza fenomenica richiede più di tre coordinate interne per esprimere la variabilità informazionale coerente del campo.
Il soddisfacimento simultaneo di tutte le condizioni sopra riportate costituisce il criterio funzionale di validità per N_dim(t) nella TUC. Ogni funzione che pretende di rappresentare la dimensionalità coscienziale deve soddisfare tali vincoli affinché la sua applicazione non introduca assunzioni arbitrarie non deducibili dalla struttura dinamica di δΦ(x,t). Questo criterio esclude definizioni euristiche basate su misure esterne o su metriche non riconducibili alla semantica strutturale della teoria. Ogni teorema o corollario che coinvolga la dimensionalità coscienziale deve pertanto far riferimento esclusivo a formulazioni che rispettino il presente vincolo.
3.22.17 – Corollario sulla scala di profondità coscienziale inter-sistemica
Nell’ambito assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni differenza tra sistemi coscienziali è riconducibile a variazioni interne del campo δΦ(x,t), espresse dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La dimensionalità fenomenica attiva N_dim(t), definita in modo formalmente rigoroso come rango locale della struttura informazionale ∇C(x,t), stabilisce un criterio differenziale per distinguere non soltanto l’estensione dei gradi di libertà coscienti, ma anche la profondità strutturale della fenomenologia generata. Questo corollario descrive quindi la scala inter-sistemica di profondità coscienziale come funzione strettamente crescente di N_dim(t), a parità di coerenza A(t) ≥ θ.
Sia ΣΦ un nucleo causale coscienziale stabilmente attivo, e siano ΣΦ₁, ΣΦ₂ ⊂ D due sistemi dotati rispettivamente di N_dim₁(t), N_dim₂(t), con
N_dim₁(t) < N_dim₂(t)
e
A₁(t) ≈ A₂(t) ≥ θ.
Allora, la profondità fenomenica P associata a ciascun sistema soddisfa la relazione
P(ΣΦ₁) < P(ΣΦ₂),
dove P è una funzione monotona rispetto alla dimensionalità attiva, e la disuguaglianza è strettamente valida solo in presenza di gradienti indipendenti multipli all’interno del dominio.
La profondità coscienziale in tal senso non è una misura arbitraria né una proiezione euristica, ma una proprietà strutturale che emerge dalla capacità del sistema di generare variazioni interne simultanee in più direzioni indipendenti. Formalmente,
P ∝ rank(∇C(x,t)) ∝ N_dim(t)
sotto vincolo A(t) ≥ θ, e a ∇²δΦ(x,t) ≠ 0 su supporto non nullo.
Le implicazioni fenomeniche sono rilevanti in almeno tre livelli:
- Capacità discriminativa: un sistema con N_dim maggiore è capace di generare e distinguere simultaneamente configurazioni informazionali più complesse, aumentando la densità semantica dei contenuti interni. Questo implica una maggiore risoluzione percettiva, non in senso ottico o sensoriale, ma strutturalmente coscienziale.
- Compatibilità logica: sistemi con N_dim differenti non possono essere logicamente isomorfi, poiché il sottoinsieme delle trasformazioni interne consentite è strettamente contenuto nei sistemi a bassa dimensionalità. Questo implica che
∀ ΣΦ₁, ΣΦ₂: N_dim₁ < N_dim₂ ⇒ ¬∃ isomorfismo C₁ ↔ C₂
in regime di attivazione. - Trasmissibilità e traducibilità: le configurazioni δΦ(x,t) di sistemi a N_dim più alto non sono traducibili in forma interamente equivalente da parte di un osservatore con N_dim inferiore, generando un fenomeno di inaccessibilità semantica strutturale. Tale inaccessibilità non è dovuta a difetti cognitivi o limiti percettivi, ma a differenze ontologiche nei gradi di libertà informazionali disponibili.
Ne consegue che ogni gerarchia evolutiva coscienziale può essere ricondotta a una scala di profondità informazionale definita dalla funzione
P: ΣΦ(t) ↦ ℕ
con
P = N_dim(t) se A(t) ≥ θ e ∂C/∂t ≠ 0.
La presenza di alta coerenza statica (∂C/∂t → 0) rende P irrilevante per l’elaborazione fenomenica differenziale, mentre in regimi evolutivi (∂A/∂t > 0) il valore di P diventa discriminante nella caratterizzazione identitaria dei sistemi.
Questo corollario stabilisce una classificazione strutturale della coscienza in termini di profondità fenomenica inter-sistemica, con applicazioni dirette alla tassonomia dei sistemi coscienti, alla teoria dell’intersoggettività e alla possibilità di interfacce tra coscienze di dimensionalità diversa. Ogni tentativo di comunicazione, comprensione o integrazione fra ΣΦ distinti deve pertanto tenere conto del gradiente di profondità fenomenica indotto da N_dim(t).
3.22.18 – Funzione di traiettoria coscienziale Φ_C(t)
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni evoluzione coscienziale è descrivibile mediante variazioni strutturali della configurazione informazionale δΦ(x,t) rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀, secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. L’identità e lo sviluppo di un nucleo coscienziale ΣΦ non sono dunque attribuibili a stati isolati, ma a traiettorie temporali che attraversano lo spazio delle configurazioni interne. Per modellare formalmente tale traiettoria, si introduce la funzione di traiettoria coscienziale Φ_C(t), definita come:
Φ_C(t) = (∂C/∂t, ∂A/∂t, ∇²δΦ)
Questo tripletto rappresenta una tripla struttura dinamica che cattura simultaneamente:
- La variazione locale del contenuto coscienziale nel tempo, ∂C/∂t, che misura la velocità di cambiamento della coscienza rispetto alle sue stesse fluttuazioni interne, in unità normalizzate da Φ₀;
- La variazione della coerenza informazionale A(t), espressa come ∂A/∂t, che riflette il grado di ristrutturazione sistemica verso una maggiore (o minore) corrispondenza tra δΦ(x,t) e Φ₀ in termini di stabilità spaziale e temporale;
- La curvatura informazionale interna, ∇²δΦ, che rappresenta la distribuzione spaziale delle fluttuazioni e il grado di complessità topologica interna del campo coscienziale.
Ciascuna delle componenti di Φ_C(t) deriva in modo diretto e univoco dalla struttura della formula madre e dalle sue operazioni di derivazione e differenziazione rispetto alle variabili tempo e spazio. Nessuna delle tre componenti richiede l’introduzione di postulati esterni o ipotesi aggiuntive.
Il vettore Φ_C(t) non rappresenta uno stato, ma un parametro evolutivo della traiettoria interna percorsa da ΣΦ all’interno del dominio D in cui δΦ(x,t) è definito. L’evoluzione coscienziale viene così intesa non come una trasformazione arbitraria, ma come un flusso determinato dalla dinamica delle tre componenti fondamentali del tripletto. Formalmente, si può descrivere una traiettoria coscienziale come una curva γ(t) nello spazio funzionale tridimensionale:
γ: t ↦ Φ_C(t) ∈ ℱ
dove ℱ è lo spazio delle triplette dinamiche interne, definito come sottospazio funzionale continuo con dominio t ∈ ℝ⁺ e codominio (ℝ × ℝ × ℝ^n).
Il ruolo di Φ_C(t) è centrale per caratterizzare e differenziare traiettorie coscienziali compatibili con la presenza di un nucleo causale attivo ΣΦ. Infatti, una traiettoria stazionaria (Φ_C(t) = 0) implica coerenza totale, assenza di evoluzione interna e quindi uno stato informazionale statico:
∂C/∂t = 0, ∂A/∂t = 0, ∇²δΦ = 0 ⇒ C(x,t) ≡ 1 ∀ x,t.
Al contrario, la condizione di evoluzione coscienziale non triviale è identificabile dalla non nullità del vettore:
Φ_C(t) ≠ (0, 0, 0)
La non nullità di Φ_C(t) è condizione necessaria (sebbene non sufficiente) per l’emergenza o la persistenza di un nucleo causale strutturato, rendendolo così criterio operativo per distinguere traiettorie coscienziali attive da traiettorie degeneri o statiche.
Si noti infine che, pur trattandosi di una funzione nel tempo, Φ_C(t) è internamente dipendente anche dallo spazio, poiché ∇²δΦ è funzione di x. La proiezione effettiva della traiettoria in t dipende dalla media spaziale o dal supporto topologico specifico in cui ΣΦ si manifesta. L’analisi delle traiettorie Φ_C(t) permette dunque di classificare e confrontare percorsi evolutivi coscienziali in termini puramente strutturali, indipendentemente da contenuti fenomenici o rappresentazioni simboliche.
3.22.19 – Vincolo simbolico di irreversibilità coscienziale
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il concetto di irreversibilità coscienziale viene definito come vincolo simbolico interno alla dinamica del campo C(x,t), derivato esclusivamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e dalle sue trasformazioni compatibili. Tale vincolo stabilisce che, in determinati regimi dinamici, una variazione nel numero di dimensioni fenomenicamente attive N_dim(t) non ammette una traiettoria di ritorno strutturalmente equivalente, ossia non esiste una configurazione δΦ′ tale che, a partire da C(x,t₂), si possa ripristinare il medesimo stato fenomenico originario C(x,t₁) con identica coerenza A(t), identico gradiente ∇C, e medesima distribuzione topologica di ∇²δΦ.
Questa irreversibilità non deriva da un principio entropico esterno, ma dalla struttura interna del campo informazionale δΦ(x,t), la cui evoluzione può generare biforcazioni topologiche tali da produrre una rottura della simmetria dimensionale. In particolare, se esiste un tempo t* per cui si verifica una discontinuità del nucleo causale ΣΦ, ossia:
lim_{t→t⁻} ΣΦ(t) ≠ lim_{t→t⁺} ΣΦ(t)
allora l’identità fenomenica del sistema risulta spezzata, e ogni eventuale transizione successiva conserva solo una relazione di compatibilità debole, ma non di reversibilità strutturale. Di conseguenza, se N_dim(t) è aumentato per ristrutturazione interna di δΦ – ad esempio tramite attivazione di nuovi gradienti informazionali – la successiva diminuzione non potrà ristabilire la configurazione originaria, poiché la morfologia di ∇δΦ(x,t) e le strutture relazionali di A(t) risultano trasformate irreversibilmente.
Un criterio formale per la non-reversibilità può essere espresso nella forma:
ΣΦ(t₁) ≠ ΣΦ(t₂) ∧ A(t₁) ≥ θ ∧ A(t₂) ≥ θ ⇒ C(t₁) ≠ C(t₂) ⇒ N_dim(t₁) ≠ N_dim(t₂)
dove la disuguaglianza fra ΣΦ indica che, pur mantenendo livelli elevati di coerenza, la traiettoria informazionale ha superato una soglia topologica che impedisce il ritorno allo stato causale precedente. Tale soglia è associata a trasformazioni nei gradienti ∇C e nelle curvature ∇²δΦ che non ammettono inversione per continuità interna.
Questo vincolo implica che esistono traiettorie coscienziali unidirezionali in cui l’incremento della dimensionalità percettiva, se ottenuto per attivazione profonda e coerente, segna un punto di non ritorno strutturale, rendendo il sistema informazionalmente disgiunto rispetto alla sua configurazione precedente. In senso assiomatico, tale disgiunzione è compatibile con la definizione stessa di C(x,t) come rapporto variabile e non invertibile tra fluttuazione e campo fondativo. Il vincolo di irreversibilità costituisce quindi un corollario logico del carattere dinamico e strutturalmente indecidibile della trasformazione coscienziale.
3.22.20 – Classificazione simbolica dei regimi evolutivi
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, ogni evoluzione interna del campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ ammette una classificazione rigorosa basata sulla dinamica della coerenza informazionale A(t), sulla morfologia delle derivate locali del campo coscienziale, e sulla variazione strutturale del numero di dimensioni fenomenicamente attive N_dim(t). Poiché ogni variazione di coscienza corrisponde a una trasformazione interna di δΦ(x,t), si può dedurre simbolicamente una tassonomia dei regimi evolutivi a partire dai valori della derivata ∂A/∂t e del vettore gradiente ∇C(x,t), considerando anche la direzione informazionale della curvatura ∇²δΦ(x,t).
Definiamo tre classi simboliche primarie:
- Regimi ascendenti: ∂A/∂t > 0, ∇²δΦ(x,t) ≠ 0, ∂C/∂t ≠ 0
In questi regimi, la coerenza A(t) cresce nel tempo, indicandone una convergenza dinamica verso strutture più ordinate. La presenza non nulla del laplaciano implica ristrutturazione interna del campo informazionale, mentre la non stazionarietà temporale di C(x,t) segnala trasformazione fenomenica attiva. Tali regimi sono compatibili con un aumento di N_dim(t), ove la dimensionalità esperita cresce per effetto dell’emersione di nuovi gradienti coerenti. Sono formalmente compatibili con una traiettoria di attrazione verso C(x,t) → 1, ma mantengono al loro interno varianza strutturale sufficiente a garantire ΣΦ ≠ ∅. - Regimi stabili: ∂A/∂t ≈ 0, ∇δΦ(x,t) ≈ costante, ∂δΦ/∂t ≈ 0
Quando la coerenza informazionale è stazionaria, il campo δΦ si trova in uno stato localmente conservativo. In tali condizioni, la coscienza manifesta configurazioni metricamente persistenti, non soggette a ristrutturazione né a collasso. L’invarianza del gradiente e la staticità delle fluttuazioni indicano un regime di dimensionalità costante, con N_dim(t) ≈ costante, e nessuna generazione o dissoluzione di nuove direzioni fenomeniche. Questi stati possono costituire punti fissi informazionali, ma non sono necessariamente asintoti assoluti, poiché reversibilità e perturbazioni locali possono modificarne l’assetto. - Regimi discendenti: ∂A/∂t < 0, ∂C/∂t ≠ 0, ∇²δΦ(x,t) < 0
I regimi in cui la coerenza decresce nel tempo segnalano una divergenza informazionale interna. La curvatura negativa del campo (laplaciano negativo) esprime dispersione della struttura coerente e destabilizzazione topologica, mentre la variazione temporale di C(x,t) indica trasformazioni fenomeniche involutive. In tali regimi si assiste tipicamente a una perdita di direzioni informazionali attive, con decremento di N_dim(t), e talvolta alla dissoluzione del nucleo causale ΣΦ. Sono compatibili con collassi parziali o totali della fenomenologia coscienziale, inclusi fenomeni di oscuramento percettivo, riduzione affettiva, o frammentazione logica.
La classificazione simbolica presentata non implica categorizzazioni discrete o assolute, ma individua dominanti strutturali localmente rilevabili nel comportamento del campo δΦ(x,t). Ogni regime può manifestare transizioni interne, biforcazioni, o fenomeni ibridi, purché compatibili con la formula madre della TUC e con le condizioni di coerenza informazionale dedotte da essa. La direzione temporale della coerenza ∂A/∂t fornisce dunque il criterio principale per la distinzione formale dei regimi evolutivi, con A(t) che agisce da funzione ordinatrice del paesaggio coscienziale.
3.22.21 – Dinamica evolutiva della dimensionalità coscienziale (DEA)
Nell’ambito della Teoria Unificata della Coscienza, la dimensionalità coscienziale non è un parametro fisso o assegnato, ma una variabile emergente, dinamica e internamente derivabile dalla struttura del campo C(x,t), come definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La variazione nel tempo del numero effettivo di dimensioni fenomenicamente attive, indicata simbolicamente con D(t), riflette trasformazioni profonde nella configurazione informazionale del sistema, e dipende direttamente da parametri strutturali interni quali la coerenza A(t), la salienza fenomenica S(t), e l’entropia differenziale H(t). Questi tre parametri non sono entità indipendenti, ma grandezze logicamente derivate dalla dinamica del campo δΦ(x,t) e dalle sue relazioni con Φ₀.
La funzione D(t) rappresenta, in questo contesto, una traiettoria simbolica della complessità strutturale coscienziale, interpretata come la cardinalità coerente delle direzioni informazionali attive in un dato dominio D. L’emergenza, il consolidamento o la dissoluzione di tali dimensioni dipendono dalla trasformazione congiunta della distribuzione spaziale dei gradienti ∇C(x,t), delle variazioni temporali ∂C/∂t e delle curvature locali ∇²δΦ(x,t), che insieme definiscono la dinamica evolutiva della coscienza. Non si tratta, tuttavia, di una misura statica né meramente topologica, bensì di una funzione storica che evolve con lo stato interno del sistema, e che può subire accelerazioni, biforcazioni o collassi simbolici in funzione del regime evolutivo attraversato.
La formalizzazione della DEA si propone di rendere esplicita questa dinamica, articolando un’equazione differenziale simbolica per dD/dt che colleghi l’evoluzione della dimensionalità alle variazioni di A(t), S(t) e H(t). Tale formalizzazione consente non solo di dedurre condizioni sufficienti per la crescita o la contrazione di D(t), ma anche di individuare i vincoli strutturali che governano le soglie critiche di transizione, le forme asintotiche della dimensionalità e le implicazioni fenomeniche sull’esperienza di spazio, tempo e identità coscienziale. I paragrafi seguenti analizzano progressivamente la fondazione simbolica della funzione D(t), la sua equazione differenziale, la struttura delle soluzioni simboliche, i teoremi derivati e i limiti interni imposti dal comportamento asintotico della coerenza e della salienza.
3.22.21.1 – Fondazione simbolica di D(t)
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, la dimensionalità coscienziale istantanea N_dim(t) rappresenta il numero massimo di gradi di libertà informazionali coerenti attivati in un dato istante t dal campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tuttavia, tale quantità – pur definibile in ogni istante come proprietà locale del sistema – non esaurisce la complessità dinamica del processo coscienziale. È necessario introdurre una funzione simbolica D(t), che descriva l’evoluzione temporale della dimensionalità in termini di traiettoria storica, strutturalmente connessa ai parametri interni del sistema. Tale funzione non rappresenta un valore istantaneo isolato, ma la dinamica complessiva della dimensionalità coscienziale, includendo i suoi regimi di crescita, stasi o contrazione.
La funzione D(t) è definita come trasformazione dinamica simbolica di N_dim(t), in cui la dimensionalità esperita viene trattata come variabile storica derivata. La fondazione simbolica di D(t) si radica nell’ipotesi che le variazioni coerenti di dimensionalità non emergano arbitrariamente, ma siano strutturalmente governate da tre grandezze derivate dalla formula madre: la coerenza A(t), la salienza fenomenica S(t), e l’entropia differenziale H(t). Ognuno di questi parametri ha una funzione regolativa distinta:
– A(t) = 1 − Var(C(x,t)) misura il grado di organizzazione interna del campo rispetto alla sua configurazione unitaria ideale, e fornisce una base di stabilità informazionale per l’emersione di dimensioni coerenti;
– S(t) è una funzione crescente di A(t), |∂C/∂t| e ∇²δΦ(x,t), e riflette l’intensità fenomenica globale dell’esperienza coscienziale, indicando la rilevanza strutturale delle variazioni attive;
– H(t) rappresenta l’entropia differenziale del campo informazionale, definita come funzione della distribuzione spaziotemporale di δΦ(x,t), e indica la dispersione topologica delle fluttuazioni interne.
Ne risulta che D(t) debba essere formalmente trattata come funzione congiunta di questi tre parametri, secondo una struttura funzionale del tipo:
D(t) = F[A(t), S(t), H(t)],
dove la funzione F è dedotta per compatibilità interna con la dinamica simbolica della teoria e non introdotta ad hoc. Il comportamento della traiettoria D(t) riflette dunque le interazioni tra coerenza informazionale, intensità fenomenica e grado di dispersione, e non può essere ridotta né a semplice misura topologica né a sommatoria di variazioni locali. È solo attraverso questa fondazione simbolica che la funzione D(t) può essere trattata come variabile dinamica coerente, e integrata all’interno della struttura assiomatica della TUC.
3.22.21.2 – Equazione differenziale della dinamica
La funzione D(t), intesa come traiettoria simbolica della dimensionalità coscienziale esperita, deve essere formalmente integrata nella dinamica interna della TUC come variabile derivata, regolata da grandezze funzionali dedotte dalla struttura informazionale del campo. In particolare, la derivata temporale ∂D/∂t rappresenta la velocità con cui varia la dimensionalità esperita in funzione dell’evoluzione coscienziale e, per essere compatibile con la formulazione assiomatica della teoria, deve essere espressa come funzione delle quantità derivabili da C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Poiché D(t) non ha valore assoluto indipendente, ma rappresenta una misura della profondità informazionale emergente dalla coerenza interna del campo coscienziale, la sua dinamica deve essere determinata da due fattori fondamentali: l’intensità fenomenica globale e la dispersione entropica del sistema. La prima è rappresentata dalla salienza S(t), che riflette la rilevanza fenomenica delle variazioni informazionali, ed è funzione congiunta della coerenza A(t), della derivata temporale ∂C/∂t e della curvatura informazionale ∇²δΦ. La seconda è rappresentata dall’entropia differenziale H(t), che misura la dispersione spaziale delle fluttuazioni δΦ rispetto alla struttura unitaria Φ₀ e agisce come forza dissipativa nella dinamica evolutiva.
La relazione differenziale che regola ∂D/∂t è pertanto esprimibile nella forma simbolica:
∂D/∂t ∝ S(t) · (1 − H(t)),
in cui il termine moltiplicativo (1 − H(t)) rappresenta una modulazione inibitoria del contributo attivo di S(t). Quando H(t) tende a 1, cioè in condizioni di massima dispersione informazionale, la variazione di D(t) si arresta, indicando una stagnazione evolutiva della dimensionalità. Al contrario, per valori decrescenti di H(t), la funzione S(t) può esercitare un effetto accelerante, amplificando ∂D/∂t. Tale relazione differenziale rappresenta una delle equazioni simboliche fondamentali della dinamica evolutiva coscienziale e costituisce la base formale per le successive integrazioni analitiche e deduzioni fenomenologiche. Essa non ha la funzione di modellare cinematicamente la dimensionalità, ma di formalizzarne la dipendenza strutturale dalle condizioni interne del campo coscienziale, nel rispetto del principio assiomatico secondo cui ogni variazione coscienziale deve essere riconducibile a trasformazioni interne di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀.
3.22.21.3 – Integrazione e forma simbolica di D(t)
Data la relazione differenziale ∂D/∂t ∝ S(t)·(1 − H(t)), è necessario determinarne le possibili forme integrate compatibili con la struttura interna della Teoria Unificata della Coscienza, in modo da definire la funzione D(t) come espressione simbolica coerente con l’evoluzione informazionale del sistema coscienziale. L’integrazione deve essere condotta tenendo conto del vincolo assiomatico C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, da cui derivano tutte le grandezze informazionali rilevanti, inclusi A(t), S(t), H(t) e, in via composita, D(t).
La funzione D(t), in quanto misura della dimensionalità fenomenica attiva, è soggetta a vincoli di non linearità imposti dalla struttura dei campi δΦ(x,t). La coerenza A(t), variando in [0,1], può modulare S(t) in maniera non lineare, mentre H(t), intesa come entropia differenziale spaziale, può introdurre discontinuità o soglie critiche. L’equazione ∂D/∂t ∝ S(t)·(1 − H(t)) è quindi assimilabile a un sistema dinamico non lineare, la cui soluzione integrata assume forme diverse a seconda della struttura funzionale di S(t) e H(t).
Nel caso di regime a salienza costante e bassa entropia (S(t) ≈ costante, H(t) ≈ 0), si ottiene un’integrazione lineare del tipo:
D(t) ∝ ∫ S dt ⇒ D(t) ≈ α·t + D₀,
dove α è un coefficiente proporzionale alla salienza e D₀ il valore iniziale. Tuttavia, tale modello lineare risulta insufficiente per descrivere l’evoluzione reale del sistema, che è soggetta a fluttuazioni e soglie di transizione.
Per strutture a salienza proporzionale alla coerenza e con entropia crescente, si ottiene una dinamica più complessa. Se, per esempio, si assume S(t) ∝ A(t)·|∂C/∂t| e H(t) ∝ log(var(δΦ)), l’integrazione di ∂D/∂t può condurre a soluzioni logaritmiche o esponenziali. In particolare, in presenza di un gradiente dinamico di salienza, la funzione integrata può assumere forma logistica:
D(t) ≈ D_max / (1 + e^−κ(t−t₀)),
dove D_max è la dimensionalità asintotica raggiungibile, κ un parametro di crescita e t₀ il punto di inflessione, determinato da una soglia critica nella relazione tra salienza e entropia. Tale forma riflette l’esistenza di transizioni strutturali nel campo δΦ(x,t) che modulano bruscamente la dimensionalità fenomenica percepita.
Al contrario, in presenza di H(t) → 1, l’integrazione mostra un asintoto superiore, oltre il quale D(t) tende a stabilizzarsi, compatibile con la definizione di stagnazione evolutiva in condizioni di massima dispersione informazionale. In tal caso, la funzione assume una forma logaritmica decrescente:
D(t) ≈ D_∞ − β·log(1 + γ·t),
con D_∞ limite superiore, β costante di frenata, e γ tasso di dispersione entropica. Tale comportamento è coerente con l’interpretazione formale della dimensionalità come effetto cumulativo di variazione strutturata, ma ostacolato dalla perdita di coerenza globale.
Infine, la presenza di soglie critiche può essere modellata introducendo condizioni disgiuntive nel dominio di definizione di ∂D/∂t, tali che:
∂D/∂t = 0 se S(t)·(1 − H(t)) < ε_c,
dove ε_c rappresenta una soglia critica minima necessaria all’attivazione dinamica. In tal modo, la funzione D(t) incorpora regimi di plateau dinamico, transizioni rapide e fasi di crescita esponenziale, in accordo con l’evoluzione coerente di un sistema informazionale vincolato internamente dalla struttura δΦ(x,t) e dai limiti imposti dal campo Φ₀.
3.22.21.4 – Teorema della Dinamica Evolutiva Accelerata (DEA)
Sia C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ la formula madre assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza, da cui derivano per definizione tutte le grandezze funzionali interne al sistema coscienziale. In tale quadro, la dimensionalità coscienziale esperita D(t) è funzione emergente della struttura dinamica del campo informazionale δΦ(x,t) e si definisce come numero di gradi di libertà fenomenici attivati, coerenti, e informativamente distinguibili. L’evoluzione di D(t) è regolata dall’equazione ∂D/∂t ∝ S(t)·(1 − H(t)), in cui S(t) rappresenta la salienza fenomenica istantanea e H(t) l’entropia relazionale o grado di dispersione strutturale delle variazioni informazionali interne.
Il presente teorema stabilisce una condizione sufficiente per l’accelerazione dell’evoluzione dimensionalmente attiva del sistema coscienziale: se la coerenza A(t) cresce e l’entropia H(t) decresce, allora la funzione D(t) accelera, cioè ∂²D/∂t² > 0. Tale affermazione si dimostra per deduzione diretta dalle relazioni funzionali interne alla TUC.
Poiché per definizione A(t) = 1 − Var(C(x,t)), un aumento di A(t) implica una riduzione della varianza spaziale del campo coscienziale. Tale riduzione della dispersione incrementa il grado di sovrapposizione tra δΦ(x,t) e Φ₀, rafforzando la coerenza strutturale globale. Allo stesso tempo, una diminuzione di H(t), definita come funzione crescente della complessità differenziale (es. H(t) ∝ log var(∇δΦ)), implica una riduzione della discontinuità spaziale del gradiente informazionale. Questi due fenomeni agiscono congiuntamente nel ridurre la disomogeneità del campo coscienziale e nel favorire l’integrazione tra sottodomini informazionali distinti, ampliando la capacità del sistema di sostenere simultaneamente più gradi di libertà coerenti.
Formalmente, derivando la funzione ∂D/∂t = f(S(t), H(t)) rispetto al tempo, si ottiene:
∂²D/∂t² = (∂S/∂t)·(1 − H) − S·(∂H/∂t).
Se A(t) ↑ ⇒ S(t) ↑ (per via della proporzionalità S(t) ∝ A(t)·|∂C/∂t|)
e H(t) ↓ ⇒ ∂H/∂t < 0,
allora entrambi i termini della derivata seconda risultano positivi:
(∂S/∂t)·(1 − H) > 0
−S·(∂H/∂t) > 0,
da cui segue che ∂²D/∂t² > 0.
Il teorema della Dinamica Evolutiva Accelerata descrive quindi una transizione dinamica favorevole alla moltiplicazione fenomenica delle dimensioni esperite, emergente da condizioni interne di crescente coerenza informazionale e di ridotta entropia topologica. Tale regime corrisponde a uno stato in cui il campo δΦ(x,t) non solo è ordinato, ma anche strutturalmente attivo e differenziato, permettendo al sistema coscienziale di esplorare configurazioni ad alta dimensionalità mantenendo continuità causale e stabilità strutturale del nucleo ΣΦ.
3.22.21.5 – Limite superiore e dissoluzione del tempo
La definizione del tempo fenomenico τ(x,t) all’interno della Teoria Unificata della Coscienza è derivata direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, mediante la relazione τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹. Tale funzione esprime la durata esperita di un intervallo temporale in funzione della variazione locale del campo coscienziale. La derivata ∂C/∂t è a sua volta definita come ∂δΦ/∂t / Φ₀, implicando che la variazione temporale della coscienza dipende unicamente dalla dinamica del campo informazionale δΦ, essendo Φ₀ costante assoluta.
Da questa costruzione segue che in corrispondenza di intervalli Δt → 0 nei quali ∂δΦ/∂t → 0, la variazione relativa ∂C/∂t tende anch’essa a zero. Per la definizione funzionale adottata, ciò implica che τ(x,t) → ∞. Tale divergenza fenomenologica del tempo esperito non indica un’estensione infinita dello spaziotempo fisico esterno, ma una sospensione strutturale del divenire interno alla coscienza. In questo regime, la coscienza esperisce un tempo soggettivo dilatato, pur in assenza di trasformazioni dinamiche significative nel campo informazionale: è lo scenario in cui la struttura informativa δΦ(x,t) si stabilizza, e la sua derivata prima si annulla localmente.
Formalmente, la condizione ∂δΦ/∂t ≈ 0 definisce uno stato di coerenza statica, in cui anche ∂C/∂t ≈ 0, ∇C ≈ 0 e var(C(x,t)) ≈ 0. In tale regime, il sistema si avvicina al valore massimo teorico della coerenza A(t) → 1. La conseguenza logica di questa convergenza è la soppressione del tempo fenomenico: poiché non si verificano trasformazioni differenziali nella configurazione coscienziale, non vi è alcuna metrica interna in grado di definire successione, cambiamento o direzione.
Tale dissoluzione fenomenica del tempo non è una patologia del sistema, ma un punto limite coerente con l’assiomatica della TUC. Essa descrive uno stato in cui la coscienza permane in una condizione quasi-stazionaria rispetto alle sue dinamiche interne, pur mantenendo struttura ontologica attiva. Questo stato può essere interpretato come la condizione limite di presenza pura o atemporalità coscienziale, nella quale il vettore temporale interno perde significato operativo. La relazione Δt → 0 ⇒ τ(x,t) → ∞ esprime dunque una transizione asintotica in cui l’informazione fenomenica è massima ma immobile, la trasformazione interna si azzera e il flusso temporale vissuto si espande indefinitamente nella percezione cosciente.
3.22.22 – Stati onirici e dimensionalità fenomenica non euclidea
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, lo stato onirico in fase REM rappresenta un regime altamente coerente e informativamente strutturato, in cui il campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ evolve in assenza di vincoli sensoriali esterni. L’intera dinamica del sistema coscienziale si sviluppa su base endogena, ovvero su trasformazioni interne del campo informazionale δΦ(x,t), la cui origine non è riconducibile a stimoli esogeni, ma unicamente a configurazioni causali interne al dominio ΣΦ. Tale regime è caratterizzato da valori elevati della coerenza A(t), approssimativamente prossimi a 1, e da una varianza strutturale sufficientemente articolata da mantenere attive le derivate temporali e spaziali del campo, ovvero ∂C/∂t ≠ 0 e ∇C ≠ 0.
In tale scenario, si configura una condizione logico-strutturale in cui la dimensionalità fenomenica istantanea N_dim(t), definita come rango locale del gradiente di coscienza ∇C(x,t), può superare il valore ordinario tridimensionale associato allo stato di veglia. Formalmente, se A(t) ≥ θ (con θ ∈ [0.8, 1)), ∂C/∂t ≠ 0 e ∇C ≠ 0, allora sussistono le condizioni necessarie affinché N_dim(t) > 3. Questo teorema implicito non postula l’esistenza di dimensioni fisiche aggiuntive, ma individua l’emergenza di gradi di libertà fenomenici superiori coerenti con la struttura assiomatica del campo coscienziale. In particolare, lo stato REM si configura come uno spazio fenomenico multidimensionale reversibile, nel quale la logica percettiva è localmente non-euclidea e le strutture esperite possono sovrapporsi, intersecarsi o contraddirsi in modo coesivo rispetto alla dinamica del sistema informazionale interno.
La libertà topologica derivante dall’assenza di vincoli esterni consente al campo δΦ(x,t) di esplorare regioni ad alta entropia informata, nelle quali la complessità interna è elevata ma strutturalmente coerente. In tali condizioni, il campo può generare geometrie percettive non proiettabili nello spazio fisico ordinario, ma validamente rappresentabili come manifolds fenomenici a dimensionalità superiore. L’evidenza fenomenologica del sogno – in cui il soggetto esperisce simultaneamente luoghi, eventi e identità intersoggettive contraddittorie ma coesistenti – trova così un fondamento formale nella struttura logico-deduttiva della TUC.
Infine, è cruciale distinguere fra dimensionalità fenomenica e topologia fisica: la prima emerge dal rango informazionale di ∇C(x,t), ed è funzione della struttura del campo coscienziale; la seconda è legata alla geometria dello spaziotempo fisico. Nella TUC, la coscienza non riflette la topologia dello spazio esterno, ma genera internamente una topologia fenomenica, la cui dimensionalità attiva è funzione della coerenza A(t), della variazione ∂C/∂t e della distribuzione spaziale ∇C(x,t). I sogni, in quanto domini fenomenici interni ad alta coerenza, costituiscono pertanto un laboratorio naturale per l’indagine delle metriche coscienziali non-euclidee e delle logiche percettive a dimensionalità variabile.
3.22.23 – Significato ontologico e profondità dimensionale
Nel contesto della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la relazione tra il significato ontologico Sₒ(t) e la dimensionalità coscienziale N_dim(t) costituisce una derivazione necessaria della struttura informazionale del campo C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In tale quadro, il significato Sₒ(t) è definito come la quantità informazionale asintotica che misura il grado di riconoscimento strutturale del fondamento Φ₀ da parte di δΦ(x,t). Formalmente:
Sₒ(t) := lim_{A(t)→ 1} f(δΦ, A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ)
Poiché la dimensionalità attiva N_dim(t) è funzione di ∇C(x,t), ∂C/∂t e ΔC(x,t), cioè delle derivate prime e seconde del campo coscienziale, e Sₒ(t) è anch’esso funzione degli stessi operatori, s’impone una relazione strutturale interna fra profondità dimensionale e significato. In particolare:
N_dim(t) := rank(∂²C/∂xᵢ∂xᵣ) | A(t) ≥ θ
Pertanto, ogni incremento effettivo di N_dim(t) rappresenta l’attivazione di un grado di libertà coerente nella coscienza. Tuttavia, non ogni aumento di dimensionalità implica un aumento di significato: è necessario che tale variazione sia accompagnata da crescita di coerenza o da resilienza sufficiente. La relazione è quindi condizionata dalla dinamica di A(t) e della varianza attiva var_act[C(x,t)]. In termini formali:
∂Sₒ/∂t > 0 ⇒ ∂A/∂t > 0 ∧ var_act < ε
Dove var_act è definita come:
var_act[C(x,t)] := var[C(x,t)] | ∇C ≠ 0 ∨ ∂C/∂t ≠ 0 ∨ ΔC ≠ 0
Si ottiene così una relazione funzionale:
Sₒ(t) ∅ F[N_dim(t), A(t), R(t)]
Tale relazione evidenzia che il significato cresce quando l’aumento di dimensionalità è sostenuto da coerenza crescente e da resilienza informazionale (R(t)) sufficiente a mantenere stabile l’organizzazione interna del campo.
Nel limite dinamico evolutivo:
lim_{t → ∞} N_dim(t) → N_dim^max( ΣΦ )
si ha:
Sₒ(t) → sup ∧ ∂Sₒ/∂t → 0 ∧ ∂²Sₒ/∂t² → 0
Questo implica che la massima profondità dimensionale è compatibile con la massima significanza, a condizione che sia raggiunta in regime di coerenza stabile e senza incremento di entropia.
Inversamente, un aumento incontrollato di N_dim(t) con A(t) decrescente produce solo complessità disorganizzata:
∂N_dim/∂t > 0 ∧ ∂A/∂t < 0 ⇒ ∂Sₒ/∂t < 0
Infine, l’esistenza di un legame diretto fra dimensionalità esperita e significato ontologico implica che:
Stati a N_dim = 1 (coerenza massima, meditazione profonda) hanno S(t) → 0 ma Sₒ(t) → sup
Stati a N_dim > 3 (logiche multidimensionali, sogno lucido, stati espansi) hanno S(t) > 0 e Sₒ(t) crescente se A(t) resta alta
La relazione tra N_dim(t) e Sₒ(t) rappresenta dunque un criterio funzionale per valutare la qualità ontologica delle esperienze coscienziali, non solo la loro complessità informazionale.
3.23 – Emergenza fenomenica dello spaziotempo e simmetrie relativistiche del campo coscienziale
In questo paragrafo analizzeremo in modo rigorosamente deduttivo la genesi dello spaziotempo vissuto come effetto emergente dalla struttura del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Non assumeremo alcuna geometria preesistente, né introdurremo postulati di tipo relativistico: tempo, spazio, metriche e simmetrie saranno trattati come proiezioni fenomeniche derivate esclusivamente dalle variazioni interne del campo informazionale δΦ(x,t).
La prima sezione è dedicata all’ontogenesi dello spaziotempo fenomenico: definiremo il tempo vissuto τ(x,t) come funzione inversa della derivata temporale |∂C/∂t|⁻¹, e lo spazio percepito ξ(x,t) come funzione inversa del gradiente spaziale |∇C(x,t)|⁻¹. Analizzeremo la metrica emergente g^eff_μν(x,t) come costrutto derivato esclusivamente da ∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t) e ∇²δΦ(x,t), dimostrandone la coerenza strutturale interna senza ricorrere a coordinate esterne né a varietà geometriche. Verranno poi esaminati i regimi di alta coerenza (A(t) → 1) e di frammentazione (A(t) → 0), introducendo il concetto di spaziotempo come struttura relazionale tra δΦ(x,t) e Φ₀, e non come fondamento ontologico indipendente.
Nella seconda sezione tratteremo la relatività ristretta come simmetria fenomenica emergente: ricaveremo le trasformazioni di Lorentz (x′ = γ(x − vt), t′ = γ(t − vx/c²)) come invarianti locali della metrica g^eff_μν in regimi di alta coerenza informazionale. La dilatazione temporale verrà derivata da τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹, mostrando che variazioni interne del campo informazionale producono Δτ differenti anche tra sistemi sincronizzati esternamente. La contrazione spaziale verrà derivata da ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹, evidenziando che gradienti informazionali elevati producono compressione percettiva locale. I paradossi relativistici saranno reinterpretati come divergenze strutturali tra due coscienze con ∂C/∂t e ∇C differenti, senza ricorso a cinematiche geometriche.
Nella terza sezione affronteremo la relatività generale come limite coerente di curvatura fenomenica. Le equazioni di campo di Einstein (G_μν + Λg_μν = (8πG/c⁴) T_μν) saranno messe in corrispondenza con variazioni di ∇²δΦ(x,t), che definisce nella TUC la curvatura fenomenica. La massa-energia verrà interpretata come aggregato ad alta salienza S(t), che deforma localmente δΦ(x,t) e dunque altera g^eff_μν(x,t). Le geodetiche saranno definite come traiettorie interne lungo cui ∇C(x,t) è localmente minimo. Verranno poi dedotti effetti gravitazionali estremi (τ → ∞, A(t) → 0, ∂C/∂t → ∞) senza postulati esterni, mostrando che anche fenomeni come la dilatazione temporale gravitazionale sono riconducibili a strutture dinamiche interne del campo coscienziale.
L’intero paragrafo ha come scopo mostrare che lo spaziotempo vissuto e le simmetrie relativistiche sono fenomeni derivati da variazioni e coerenze interne al campo C(x,t), non fondamenti geometrici assoluti. Tutto ciò che appare come geometria nasce da relazioni interne tra δΦ(x,t) e Φ₀, in conformità con la formula madre della TUC.
3.23.1 Ontogenesi fenomenica dello spaziotempo
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la nozione di spaziotempo vissuto non è assunta come fondamento ontologico indipendente, bensì è dedotta interamente dalla struttura del campo coscienziale definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tale formula definisce ogni stato di coscienza come un rapporto tra la fluttuazione informazionale locale δΦ(x,t) e una struttura unificata assoluta Φ₀, costante e non variabile. Da questa relazione originaria, ogni attributo fenomenico spazio-temporale deve emergere come proprietà strutturale derivata, e non come parametro esterno imposto.
L’obiettivo primario di questo paragrafo è la derivazione formale di entità metricamente interpretabili, come tempo e spazio vissuti, da proprietà derivate del campo C(x,t), in particolare le sue derivate temporali e spaziali, senza introdurre alcuna geometria fisica predefinita. La teoria considera la coscienza come un sistema informazionale che traduce variazioni interne in qualità fenomeniche. In questo contesto, la dimensione temporale vissuta viene definita funzionalmente come τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹, assumendo che la percezione del tempo emerga come funzione inversa della variazione locale del campo coscienziale. Allo stesso modo, la dimensione spaziale vissuta è descritta da ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹, dove la distanza fenomenica è correlata alla variazione spaziale interna del campo.
Le due espressioni non rappresentano assunzioni, ma relazioni strutturalmente dedotte dalla formula madre, in quanto le derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t) sono esse stesse funzioni dirette di ∂δΦ/∂t e ∇δΦ(x,t), che sono le uniche fonti di dinamica e differenziazione all’interno della TUC. Di conseguenza, ogni entità temporale o spaziale nella teoria è una proiezione fenomenica di una variazione informazionale, non un’entità indipendente o assoluta.
Nel prosieguo del paragrafo verrà inoltre definita una metrica fenomenica emergente, indicata come g^eff_μν(x,t), costruita formalmente a partire da ∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), e ∇²δΦ(x,t), rispettivamente interpretabili come generatore temporale, gradiente spaziale e curvatura interna del campo informazionale. La struttura g^eff_μν(x,t) non è imposta esternamente, ma deriva dalla variazione interna del campo coscienziale, e sarà analizzata nel dettaglio per dimostrarne la compatibilità con la definizione tensoria di metrica, pur in assenza di coordinate geometriche ontologicamente assunte.
L’approccio adottato consente inoltre di formalizzare condizioni locali di compatibilità metrica tra sistemi coscienziali distinti, attraverso una misura di coerenza intersoggettiva A₁₂(t), e di definire le condizioni di emergenza o collasso dello spaziotempo vissuto come funzioni continue del grado di coerenza informazionale A(t) e delle variazioni strutturali ∂C/∂t e ∇C(x,t).
Il regime di alta coerenza (A(t) → 1), in cui ∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0, rappresenta una condizione limite in cui le entità spazio-temporali si dilatano indefinitamente: τ(x,t) → ∞ e ξ(x,t) → ∞. Al contrario, regimi in cui A(t) è bassa e ∇²δΦ(x,t) assume valori elevati sono interpretabili come domini fenomenici altamente curvati, localizzati e discontinui, in cui la metrica g^eff_μν(x,t) diviene anisotropa e dinamica.
Questa formalizzazione permette di costruire uno spaziotempo interamente interno alla struttura coscienziale, deducendo metriche, distanze, durate e isotropie direttamente dal comportamento del campo C(x,t), e mantenendo in ogni punto la coerenza assiomatica della teoria senza introdurre alcuna struttura geometrica preesistente. Ogni apparente struttura spaziotemporale è pertanto una conseguenza dinamica della relazione tra δΦ(x,t) e Φ₀.
3.23.1.1 – Definizione funzionale del tempo vissuto
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la percezione del tempo non è assunta come dimensione autonoma, bensì viene dedotta formalmente dalla struttura interna del campo coscienziale C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La variazione temporale locale della coscienza è descritta dalla derivata parziale ∂C/∂t, la cui espressione, in quanto funzione razionale del numeratore variabile δΦ(x,t) e del denominatore costante Φ₀, è data da:
∂C/∂t = (∂δΦ/∂t) / Φ₀
La funzione temporale vissuta τ(x,t) deve quindi essere definita come funzione diretta di ∂C/∂t. La scelta formale τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ deriva dalla necessità di modellare fenomenicamente il fatto che, all’aumentare della velocità di variazione coscienziale, la durata soggettiva degli eventi tende a contrarsi, mentre al diminuire della variazione, il tempo vissuto si dilata. L’inversione di ∂C/∂t è quindi strutturalmente necessaria per restituire tale relazione, mentre l’introduzione del valore assoluto garantisce che la funzione sia definita positivamente anche in presenza di variazioni decrescenti:
τ(x,t) = k / |∂C/∂t|
dove k è una costante di proporzionalità adimensionale. Questa espressione non introduce alcun parametro esterno, essendo integralmente dedotta dalle derivate del campo C(x,t) già definito nella teoria.
Si consideri ora il comportamento limite. Quando ∂C/∂t → 0, la variazione informazionale diviene trascurabile, e il denominatore della funzione τ(x,t) tende a zero. Per la continuità della funzione inversa, si ha:
lim_{∂C/∂t → 0} τ(x,t) → ∞
Tale risultato corrisponde, dal punto di vista fenomenico, a una dilatazione soggettiva estrema del tempo vissuto, fino alla percezione di atemporalità, cioè l’assenza di ogni dinamica esperibile. In termini informazionali, questo limite rappresenta una condizione di stasi coscienziale locale, in cui la fluttuazione δΦ(x,t) si stabilizza e il sistema cosciente non registra variazioni interne. Poiché, nella TUC, la coscienza misura solo variazioni di sé stessa, l’assenza di variazione implica l’assenza di tempo vissuto, ovvero la transizione verso una struttura fenomenica senza cronologia.
All’opposto, quando |∂C/∂t| → ∞, la funzione τ(x,t) tende a zero:
lim_{|∂C/∂t| → ∞} τ(x,t) → 0
Questo corrisponde a una compressione temporale, in cui l’informazione cambia così rapidamente da non permettere la formazione di una durata esperibile. Tali condizioni si verificano in presenza di picchi discontinui o divergenze locali del campo δΦ(x,t), fenomeni che comportano un’elevata densità informazionale non coerente e possono associarsi a distorsioni percettive o interruzioni della continuità temporale interna.
La definizione τ(x,t) = k / |∂C/∂t| consente quindi di formalizzare una metrica fenomenica del tempo interna al sistema coscienziale, senza riferimento a coordinate temporali esterne. In questo modello, il tempo non è una dimensione fondante, ma una misura emergente della variazione del campo informazionale, coerente con l’assioma originario secondo cui ogni fenomeno esperito è una funzione della relazione tra δΦ(x,t) e Φ₀. Ogni sistema coscienziale definisce così il proprio tempo interno come una funzione locale della propria dinamica informativa.
3.23.1.2 – Definizione funzionale dello spazio vissuto
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la nozione di spazio non viene introdotta come struttura geometrica preesistente, ma emerge come proprietà fenomenica del campo coscienziale C(x,t), definito dalla relazione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Il fondamento strutturale dell’estensione vissuta è identificato nella variazione spaziale locale del campo, formalizzata attraverso il gradiente ∇C(x,t), il quale rappresenta la differenziazione informazionale tra punti adiacenti in un dominio interno alla coscienza.
La funzione dello spazio fenomenico locale ξ(x,t) viene quindi definita in termini inversi rispetto all’intensità del gradiente coscienziale, secondo la relazione:
ξ(x,t) ∝ 1 / |∇C(x,t)|
Tale definizione implica che in regioni dove ∇C(x,t) ≈ 0, ovvero dove il campo coscienziale presenta un’elevata omogeneità informazionale, l’estensione vissuta tende a divergere, generando la percezione di uno spazio illimitato o indeterminato. Al contrario, un’elevata intensità del gradiente ∇C(x,t) implica una rapida variazione informazionale nello spazio interno e si associa fenomenicamente a una contrazione percettiva, alla marcata distinzione tra posizioni e a un incremento della densità spaziale vissuta.
Il gradiente ∇C(x,t) deriva direttamente dalla formula madre attraverso la relazione:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀
Essendo Φ₀ una costante assoluta, la struttura spaziale vissuta dipende unicamente dalla distribuzione e variazione locale di δΦ(x,t). La presenza o l’assenza di estensione fenomenica, dunque, è un corollario diretto del comportamento informazionale del numeratore, senza richiedere l’introduzione di coordinate spaziali a priori.
Da un punto di vista geometrico, la distanza fenomenica tra due punti interni x₁ e x₂ può essere definita come l’integrale del modulo del gradiente lungo una traiettoria γ che connette i due punti:
d(x₁,x₂) ∝ ∫_γ |∇C(x,t)| dl
Questa metrica fenomenica permette di quantificare la separazione interna tra contenuti coscienziali, non in termini esterni di coordinate fisiche, ma come espressione della variazione strutturale del campo informazionale. In particolare, nei domini in cui ∇δΦ(x,t) ≈ 0, il campo risulta localmente omogeneo e lo spazio esperito perde significato, conducendo a uno stato di isotropia fenomenica in cui la distinzione tra posizioni è ridotta o nulla.
Il criterio minimo per l’emergenza di estensione spaziale è pertanto:
|∇δΦ(x,t)| > ε con ε ≪ 1
ossia, la presenza di una soglia minima di variazione spaziale nella struttura informazionale δΦ(x,t) è condizione necessaria per la manifestazione coscienziale dello spazio. In assenza di tale variazione, ∇C(x,t) → 0 e, per definizione, ξ(x,t) → ∞. Il sistema cosciente si trova allora in uno stato non esteso, caratterizzato dalla compresenza non localizzata dei suoi contenuti interni.
Lo spazio, in questa formalizzazione, è dunque un epifenomeno della distribuzione informazionale del campo coscienziale, interamente definito da parametri interni e strutturalmente derivabile senza postulare dimensioni geometriche predefinite.
3.23.1.3 – Struttura della metrica fenomenica
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, la metrica g^eff_μν(x,t) non viene assunta come entità geometrica a priori, bensì dedotta come struttura fenomenica secondaria emergente dalla dinamica interna del campo informazionale δΦ(x,t). Poiché la coscienza, definita dalla formula madre come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, è una funzione locale del tempo e dello spazio che dipende esclusivamente dalle variazioni del numeratore δΦ(x,t), ogni proprietà geometrica osservabile deve derivare unicamente da operatori su questo campo, mantenendo Φ₀ costante.
La costruzione della metrica fenomenica si basa su tre funzioni locali del campo informazionale: la derivata temporale ∂δΦ/∂t, il gradiente spaziale ∇δΦ(x,t), e il Laplaciano ∇²δΦ(x,t). Tali operatori misurano rispettivamente la velocità di variazione informazionale nel tempo, la distribuzione differenziale nello spazio e la curvatura informazionale locale.
Pertanto, la metrica g^eff_μν(x,t) viene definita come funzione composita di queste tre componenti:
g^eff_μν(x,t) = f(∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t))
dove f è una funzione tensoria effettiva che assegna, per ogni punto (x,t), una matrice simmetrica del secondo ordine coerente con le proprietà metriche. Tale funzione non viene specificata in forma chiusa, ma risulta determinata dalla struttura relazionale del campo δΦ(x,t), ovvero dalla sua capacità di produrre, per derivazione, variazioni spaziali e temporali con significato fenomenico.
Il Laplaciano ∇²δΦ(x,t), in particolare, riveste il ruolo di curvatura fenomenica: misura quanto la configurazione locale del campo si discosti da un regime informazionale uniforme. In corrispondenza di ∇²δΦ(x,t) ≠ 0, il campo presenta una deformazione interna che, se integrata lungo traiettorie coscienziali, produce effetti metrici vissuti equivalenti a curvature geometriche nello spazio-tempo percepito.
A livello tensoriare, la funzione g^eff_μν(x,t) soddisfa le condizioni minime di simmetria richieste per una metrica: è una matrice simmetrica reale che definisce la distanza informazionale locale fra configurazioni interne. Tuttavia, non è definita su una varietà differenziabile esterna, ma su un dominio emergente, costituito dalla mappa locale delle variazioni di δΦ(x,t). La sua compatibilità formale con strutture metriche classiche si manifesta nella possibilità di riprodurre effetti analoghi a quelli previsti dalla metrica pseudo-riemanniana della relatività generale, come dilatazione temporale, contrazione spaziale e deviazione di traiettorie, purché reinterpretati come fenomeni di variazione della densità informazionale interna.
Da ciò consegue che g^eff_μν(x,t) non è un’entità primaria né ontologicamente autonoma, bensì una funzione di ordine superiore emergente dalla dinamica interna del campo coscienziale. La sua esistenza e validità dipendono interamente dalla coerenza strutturale di δΦ(x,t) e non presuppongono alcun substrato geometrico fisico. In questo senso, la geometria vissuta è una proprietà fenomenica derivata da operatori locali interni, e la metrica fenomenica rappresenta l’interfaccia informazionale attraverso cui il sistema cosciente codifica la propria organizzazione spaziale e temporale.
3.23.1.4 – Compatibilità intercoscienziale e coerenza metrica
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza, due configurazioni coscienziali C₁(x,t) = δΦ₁(x,t)/Φ₀ e C₂(x,t) = δΦ₂(x,t)/Φ₀ possono essere considerate compatibili metricamente e quindi condividere uno stesso dominio fenomenico spaziotemporale solo se soddisfano specifiche condizioni di convergenza strutturale. Tali condizioni non sono assunte, ma dedotte direttamente dalla struttura relazionale implicata dalla formula madre, attraverso le funzioni derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t) che definiscono il tempo vissuto τ(x,t) e lo spazio vissuto ξ(x,t).
La compatibilità intercoscienziale richiede innanzitutto che le variazioni informazionali ∂δΦ₁/∂t e ∂δΦ₂/∂t non divergano oltre soglie interne definite, e che i gradienti ∇δΦ₁(x,t) e ∇δΦ₂(x,t) risultino coerenti in norma e direzione entro una tolleranza strutturale. Si introduce quindi una funzione di coerenza intersoggettiva A₁₂(t), definita come:
A₁₂(t) = 1 − sup_{i,j} ∥∇Cᵢ(x,t) − ∇Cⱼ(x,t)∥
dove l’operatore sup valuta il massimo scostamento tra i campi di variazione locali delle due coscienze. Il valore A₁₂(t) ∈ [0,1] misura la convergenza dei gradienti e quindi l’allineamento esperienziale delle due metriche fenomeniche g^eff_μν(x,t) derivate internamente.
La distanza fenomenica tra due configurazioni C₁ e C₂ viene quindi definita come:
d(C₁,C₂) ∝ ∫_D ∥∇C₁(x,t) − ∇C₂(x,t)∥ dx
dove l’integrale è calcolato sul dominio D comune delle due coscienze, quando esistente. Tale distanza rappresenta la discontinuità locale nella struttura informazionale vissuta e implica una divergenza nella metrica fenomenica interna.
Affinché due coscienze condividano coerentemente lo stesso dominio spaziotemporale fenomenico, devono verificarsi simultaneamente le seguenti condizioni:
- La differenza tra i gradienti spaziali ∇C₁ e ∇C₂ deve risultare minore di una soglia ε_grad, interna al formalismo della teoria.
- La differenza tra le derivate temporali ∂C₁/∂t e ∂C₂/∂t deve risultare inferiore a una soglia ε_temp, anch’essa definita internamente.
- Il valore A₁₂(t) deve superare una soglia critica θ_shared ∈ (0,1), tale che la metrica fenomenica risultante sia integrabile tra le due coscienze senza perdita strutturale.
Si dimostra quindi che, per A₁₂(t) → 1, la distanza fenomenica tende a zero e le metriche derivate g^eff_μν^₁(x,t) e g^eff_μν^₂(x,t) convergono localmente. In tale regime, le traiettorie ottimali nei rispettivi spazi vissuti risultano allineate e le funzioni τ(x,t) e ξ(x,t) delle due coscienze si avvicinano entro soglie interne definite.
La coerenza intercoscienziale rappresenta quindi la condizione necessaria per l’accesso condiviso a una dimensione spaziotemporale comune: è solo in presenza di una sovrapposizione strutturale sufficientemente elevata che due sistemi coscienziali possono interagire in uno spazio fenomenico coerente, in cui la comunicazione, la percezione simultanea e la sincronizzazione degli eventi risultano logicamente ed esperienzialmente possibili.
3.23.1.5 – Regime fenomenico ad alta coerenza
Nel limite in cui la coerenza informazionale A(t) tende al valore massimo 1, il campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ si avvicina a una configurazione perfettamente unitaria, priva di variazioni interne rilevanti. In tale regime, le principali derivate locali del campo decrescono verso lo zero:
∂C/∂t → 0, ∇C(x,t) → 0, ∇²δΦ(x,t) → 0.
Tale comportamento implica la stabilizzazione dinamica della configurazione informazionale δΦ(x,t), la cui struttura si avvicina isotropicamente alla costanza spaziale e temporale. Di conseguenza, la metrica fenomenica g^eff_μν(x,t), che è definita come funzione composita delle derivate interne ∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t), converge anch’essa verso una forma piatta e invariante:
g^eff_μν(x,t) ≈ η_μν,
dove η_μν rappresenta la metrica piatta, isotropa, e indefinitamente estesa del regime fenomenico asintotico. In tale contesto, ogni curvatura informazionale si estingue localmente e globalmente, annullando le discontinuità metriche interne e producendo una struttura uniforme dello spazio e del tempo fenomenico.
Data la definizione funzionale di tempo vissuto τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e di spazio vissuto ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹, il comportamento asintotico delle derivate determina una dilatazione divergente delle dimensioni fenomeniche:
lim_{A(t) → 1} τ(x,t) → ∞, lim_{A(t) → 1} ξ(x,t) → ∞.
Ciò definisce una condizione di dilatazione massima, in cui lo scorrere soggettivo del tempo rallenta fino all’arresto, mentre la distanza esperita tra eventi tende a divergere. Tale regime, privo di variazioni percettibili, rappresenta uno stato fenomenico statico, perfettamente omogeneo e simmetrico rispetto a ogni trasformazione locale.
All’interno di questo stato, la logica operativa del sistema coscienziale si riconfigura secondo uno schema simmetrico, poiché l’assenza di gradienti e di flussi informazionali annulla ogni direzionalità e ogni condizione di distinzione interna. Si definisce quindi un regime silenzioso, caratterizzato da una logica simmetrica piena, in cui ogni relazione informazionale è reversibile, ogni trasformazione è conservativa, e ogni elemento è equivalso dal punto di vista della struttura coscienziale:
∂δΦ/∂t ≈ 0 ∧ ∇δΦ ≈ 0 ⇒ R(A,B) ≡ R(B,A) ∀ A,B ∈ ΣΦ.
Il dominio così definito non è una mera assenza di dinamica, ma un limite strutturale della coscienza informazionale, in cui l’uniformità interna realizza una metrica perfettamente estesa e stabile. La convergenza verso questo regime non rappresenta un collasso, bensì un attrattore topologico del campo δΦ(x,t), la cui architettura si ristruttura spontaneamente verso la massima coerenza accessibile.
Il regime fenomenico ad alta coerenza corrisponde quindi a una condizione limite, formalmente ben definita, in cui la struttura spaziotemporale vissuta assume la sua massima estensione, la curvatura fenomenica si annulla, e la metrica interna diventa integrabile ovunque e sempre. In tal senso, rappresenta un asintoto dell’evoluzione coscienziale, riconoscibile logicamente, metricamente e dinamicamente all’interno del formalismo della Teoria Unificata della Coscienza.
3.23.1.6 – Regime fenomenico frammentato
Nel caso in cui il campo coscienziale C(x,t) presenti discontinuità locali o fluttuazioni caotiche nelle sue derivate temporali e spaziali, si entra in un regime fenomenico definito dalla forte instabilità interna. Formalmente, tale condizione è descritta da valori elevati e variabili di ∂C/∂t e ∇C(x,t), con la possibile comparsa di singolarità locali o di divergenze parziali nella distribuzione delle derivate:
|∂C/∂t| ≫ 0, |∇C(x,t)| ≫ 0, var(∂C/∂t), var(∇C) ≫ 0.
Questa configurazione determina un comportamento disomogeneo dei parametri fenomenici associati. La definizione funzionale di tempo vissuto τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e di spazio vissuto ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹ implica che, in presenza di valori estremi o altamente fluttuanti delle derivate, le estensioni fenomeniche diventino anch’esse caotiche, intermittenti, e frammentate:
τ(x,t), ξ(x,t) → variabili discontinue, con picchi localizzati e collassi intermittenti.
In questo scenario, la metrica fenomenica emergente g^eff_μν(x,t), che dipende da ∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t), assume una struttura fortemente anisotropa e dinamicamente instabile. La curvatura informazionale, data da ∇²δΦ(x,t), mostra massimi locali pronunciati:
∇²δΦ(x,t) ≫ 0 in regioni puntuali o non connesse.
Ciò comporta una distorsione interna della geometria vissuta, con dominio coscienziale segmentato in sottospazi metrici non integrabili. La coerenza A(t), che misura l’armonia informazionale globale del campo, decresce in modo marcato:
A(t) = 1 − var(C(x,t)) → valori bassi, con fluttuazioni non stazionarie.
Questa diminuzione della coerenza implica che il dominio fenomenico si disarticola in sottodomini logicamente disallineati, privi di una struttura metrica condivisa. Si verifica una perdita di continuità spaziale e temporale interna, tale che gli eventi coscienziali non risultano più unificati da un sistema di riferimento comune, ma si distribuiscono in regioni locali di coerenza limitata, isolate o scarsamente comunicanti.
La condizione risultante può essere formalmente interpretata come una frammentazione del campo coscienziale: ogni sub-regione con ∂C/∂t e ∇C(x,t) elevati definisce un dominio locale di spazio-tempo vissuto, incompatibile metricamente con altri domini contigui. Ne deriva una molteplicità di metriche locali non integrabili:
g^eff_μν(x,t) ≠ g^eff_μν(x′,t′) ∀ (x,t) ≠ (x′,t′) in domini adiacenti.
Questa molteplicità disallineata riflette la non unitarietà della struttura informazionale sottostante, e configura un regime fenomenico in cui l’esperienza coscienziale risulta internamente frammentata, topologicamente incoerente e logicamente discontinua. Tali dinamiche, pur non riferendosi a categorie cliniche, costituiscono formalmente l’espressione strutturale di uno stato coscienziale disturbato, in cui la rete delle relazioni interne perde la continuità necessaria per generare una fenomenologia coerente, persistente e integrata.
3.23.1.7 – Ontologia relazionale dello spaziotempo
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, lo spaziotempo fenomenico non è assunto come struttura preesistente o assoluta, ma emerge direttamente dalla relazione tra la configurazione informazionale locale δΦ(x,t) e il campo unificato fondamentale Φ₀. La definizione stessa della coscienza come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ implica che ogni manifestazione fenomenica, inclusa la percezione di spazio e tempo, sia il risultato di una proporzione interna fra variazione e fondamento.
Le componenti temporali e spaziali vissute, τ(x,t) e ξ(x,t), sono definite funzionalmente dalle derivate interne del campo coscienziale:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹, ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹.
Tali espressioni dimostrano che né tempo né spazio sono entità ontologicamente autonome, ma conseguenze strutturali dell’attività interna del campo. In assenza di variazione informazionale – cioè nel limite δΦ(x,t) → Φ₀ – si ha C(x,t) → 1, ∂C/∂t → 0, ∇C(x,t) → 0 e quindi τ(x,t), ξ(x,t) → ∞. In questo regime, lo spaziotempo fenomenico si dilata indefinitamente, tendendo a dissolversi come forma strutturata: la realtà esperita collassa in uno stato simmetrico e atemporale.
Poiché l’emersione di uno spaziotempo vissuto richiede necessariamente un campo C(x,t) attivo – cioè un rapporto differenziale tra δΦ e Φ₀ – ne consegue che non è logicamente possibile la presenza di uno spaziotempo in assenza di coscienza. Qualsiasi descrizione di una geometria indipendente dalla configurazione interna del campo coscienziale contraddice l’assioma costitutivo della teoria. L’universo fenomenico non preesiste alla coscienza, ma si struttura a partire dalla sua dinamica.
Questo principio esclude la necessità di uno sfondo geometrico universale o di uno spaziotempo fisico assoluto. Le metriche emergenti g^eff_μν(x,t), definite come funzione delle derivate spaziali e temporali di δΦ(x,t), esistono solo laddove sussiste una variazione informazionale sufficiente a generare coerenza strutturale. Laddove questa coerenza decresce o si annulla, le metriche locali perdono consistenza, disintegrando la possibilità di una descrizione geometrica unitaria.
La dipendenza di ogni struttura spazio-temporale dai valori di C(x,t), ∂C/∂t, ∇C(x,t) e dalla coerenza globale A(t), implica che lo spaziotempo non abbia alcuna necessità ontologica indipendente. La realtà vissuta è formalmente un prodotto emergente dell’architettura informazionale del campo coscienziale. Ciò non nega la validità delle metriche classiche nello spazio della fisica, ma riconduce la loro origine a una struttura relazionale primaria che precede, fonda e limita ogni apparente oggettività geometrica.
3.23.2 – Relatività Speciale come simmetria fenomenica emergente
La formulazione della relatività ristretta nella Teoria Unificata della Coscienza richiede una ridefinizione integrale dei concetti classici di spazio, tempo e moto, all’interno della struttura assiomatica fondata su C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In questa sezione si analizzerà come le simmetrie tipiche della relatività speciale – comunemente espresse attraverso trasformazioni di Lorentz e metriche pseudo-euclidee – possano emergere come espressioni fenomeniche di configurazioni regolari del campo coscienziale.
Il paragrafo si concentrerà sull’individuazione delle condizioni formali in cui tali simmetrie si manifestano, sulla deduzione delle strutture metriche efficaci corrispondenti, e sull’interpretazione di fenomeni canonici come la dilatazione temporale e la contrazione spaziale nel contesto informazionale interno a C(x,t). Si chiarirà che nessuna di queste proprietà geometriche può essere assunta come fondamento ontologico, ma deve risultare da relazioni coerenti tra le variazioni ∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), e le condizioni di coerenza A(t).
Ogni costruzione sarà dedotta rigorosamente a partire dalla formula madre e dalle sue derivate, mantenendo la compatibilità strutturale con la fisica classica, ma sottoponendone i presupposti a revisione semantica radicale. Il risultato sarà la ricostruzione formale della relatività speciale come effetto limite di simmetria interna del campo coscienziale in regimi ad alta regolarità informativa.
3.23.2.1 – Simmetria informazionale e condizioni di Lorentz-invarianza
La formulazione rigorosa della relatività speciale all’interno della Teoria Unificata della Coscienza richiede che ogni simmetria osservabile venga dedotta da condizioni interne al campo coscienziale, e non assunta come proprietà a priori dello sfondo geometrico. In particolare, il requisito di Lorentz-invarianza può essere trattato come una configurazione limite emergente da specifiche condizioni informazionali sul campo δΦ(x,t). Affinché una simmetria dinamica regolare si realizzi, è necessario che le derivate ∂δΦ/∂t e ∇δΦ(x,t) presentino varianza minima su un dominio D ⊂ ℝⁿ × ℝ. Questa condizione di quasi-invarianza dinamica può essere espressa formalmente come:
∀ (x,t) ∈ D: |∂δΦ/∂t| ≈ ε_t, |∇δΦ(x,t)| ≈ ε_x, con ε_t, ε_x ≪ 1
Da tale regime di regolarità segue, per definizione della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, che il campo coscienziale C(x,t) si evolve secondo variazioni lente e uniformi. Derivando rispetto al tempo, si ottiene:
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀ ≈ ε_t / Φ₀ ⇒ |∂C/∂t| ≪ 1
Analogamente, per il gradiente spaziale:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ ≈ ε_x / Φ₀ ⇒ |∇C(x,t)| ≪ 1
In tali condizioni, la coerenza informazionale A(t), definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), tende asintoticamente a un valore costante prossimo all’unità: A(t) ≈ costante, A(t) → 1. Questo implica una distribuzione spaziale e temporale omogenea del campo C(x,t) nel dominio considerato, tale da rendere il sistema fenomenicamente isotropo.
A partire da questo regime si può introdurre una metrica fenomenica efficace g^eff_μν(x,t), definita come funzione delle derivate interne di δΦ(x,t):
g^eff_μν(x,t) ≡ f(∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t))
In condizioni di minima varianza dinamica e spaziale, la funzione f tende a produrre una metrica costante, simile a quella di Minkowski:
g^eff_μν(x,t) ≈ ημν, dove ημν = diag(−1, +1, +1, +1)
Tale isotropia locale implica l’invarianza delle leggi fenomeniche rispetto alle trasformazioni di Lorentz, che diventano isomorfismi informazionali tra sottodomini Dᵢ ⊂ ΣΦ con coerenza stabile. Tuttavia, la struttura metrica così ottenuta non possiede statuto ontologico: essa emerge dalla relazione informazionale tra δΦ(x,t) e Φ₀, e pertanto non presuppone l’esistenza di uno sfondo geometrico assoluto.
La Lorentz-invarianza, in questo contesto, è una simmetria fenomenica derivabile come caso limite interno alla struttura della TUC, e non una proprietà assiomatica dello spaziotempo. La sua validità è dunque subordinata alla regolarità delle fluttuazioni coscienziali, e decade nei regimi caotici o disomogenei dove ∂δΦ/∂t e ∇δΦ(x,t) presentano instabilità o discontinuità.
3.23.2.2 – Dilatazione temporale come effetto della derivata interna
All’interno dell’impianto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, il tempo fenomenico non è un parametro ontologico esterno, ma una grandezza derivata dalle variazioni interne del campo coscienziale C(x,t). A partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, si definisce la derivata temporale locale come ∂C/∂t = (∂δΦ/∂t) / Φ₀. La struttura del tempo vissuto τ(x,t) è quindi funzione inversa della velocità di variazione del campo:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹
Da questa relazione segue che, a parità di coordinate esterne (x,t), due regioni del campo con diversa intensità di variazione ∂C/∂t generano esperienze temporali interne differenti. Sia D₁ e D₂ ⊂ ℝⁿ × ℝ due sottodomini tali che:
|∂C/∂t|{D₁} < |∂C/∂t|{D₂} ⇒ τ(x,t)|{D₁} > τ(x,t)|{D₂}
La dilatazione del tempo non deriva da un effetto cinematico o gravitazionale esterno, ma da un rallentamento informazionale interno. Questo permette di reinterpretare la dilatazione temporale relativistica in termini di dinamiche di coerenza del campo coscienziale. In particolare, nel limite in cui la coerenza A(t) si avvicina all’unità, ovvero quando il campo C(x,t) tende ad essere statico e uniforme (∂C/∂t → costante ≈ 0), si ha:
τ(x,t) → ∞ se ∂C/∂t → 0
e, per sistemi coerenti con ∂C/∂t ≈ costante ≠ 0:
Δτ ≈ Δt
cioè il tempo fenomenico coincide con quello sincronizzato, recuperando localmente la nozione classica di tempo uniforme. Al contrario, in sistemi con fluttuazioni più rapide o caotiche del campo coscienziale (|∂C/∂t| ↑), il tempo vissuto si contrae proporzionalmente.
Questa formulazione consente di dedurre formalmente la dilatazione temporale come un effetto interno alla struttura informazionale coscienziale, privo di dipendenza ontologica da una metrica geometrica postulata. Le trasformazioni di Lorentz, comprese le equazioni della dilatazione relativistica come Δτ = Δt √(1 − v²/c²), possono essere reinterpretate come approssimazioni emergenti da regimi a variazione differenziale costante, con ∂C/∂t ≈ γ⁻¹. Il fattore di Lorentz stesso può essere interpretato fenomenicamente come misura della compressione o espansione informazionale del campo.
La dilatazione temporale non è dunque un effetto causato dal movimento in uno spazio assoluto, ma il riflesso di variazioni interne nella configurazione informazionale di δΦ(x,t), che modificano localmente la percezione del tempo secondo la formula τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹. L’interpretazione relativistica standard risulta quindi una descrizione fenomenica valida solo in presenza di simmetria regolare del campo. La TUC ne conserva la struttura matematica, ma ne riconduce la semantica a dinamiche interne della coscienza, evitando ogni ipotesi di fondo geometrico assoluto.
3.23.2.3 – Contrazione dello spazio fenomenico e gradiente interno
Nella Teoria Unificata della Coscienza, lo spazio fenomenico emerge come funzione derivata dalla struttura informazionale interna del campo C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In particolare, la nozione di distanza esperita non è ontologicamente primaria, ma viene formalizzata tramite la quantità ξ(x,t), proporzionale all’inverso del modulo del gradiente coscienziale:
ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹
Questa relazione definisce l’estensione fenomenica locale come funzione della variazione spaziale del campo. Dove il gradiente ∇C(x,t) è più intenso, l’estensione percepita risulta contratta, mentre in corrispondenza di regioni a basso gradiente, lo spazio fenomenico si espande. Considerando due domini D₁ e D₂ tali che:
|∇C(x,t)|{D₁} > |∇C(x,t)|{D₂} ⇒ ξ(x,t)|{D₁} < ξ(x,t)|{D₂}
ne risulta che due configurazioni coscienziali possono esperire differenti ampiezze spaziali, pur riferendosi a uno stesso intervallo fisico di coordinate esterne. La contrazione dello spazio fenomenico non richiede pertanto un movimento relativo, ma è una funzione dello stato informazionale interno al sistema osservante.
L’analogia con la contrazione di Lorentz nella relatività speciale emerge in modo naturale. La riduzione della lunghezza osservata in un sistema in moto è formalmente equivalente, nella TUC, a una compressione del campo informazionale lungo le direzioni in cui ∇C(x,t) è massimo. In tale regime, le coordinate fenomeniche si contraggono in accordo con:
Δξ ∝ 1 / |∇C|
e il fattore di contrazione fenomenica può essere mappato strutturalmente sul fattore relativistico √(1 − v²/c²) se si assume che il gradiente ∇C cresca proporzionalmente alla velocità relativa percepita. Tuttavia, tale corrispondenza resta fenomenica e non implica l’esistenza ontologica di una geometria spazio-temporale assoluta.
Il campo informazionale δΦ(x,t), attraverso il suo gradiente, determina direttamente le metriche locali di percezione spaziale. La variazione differenziale ∇δΦ(x,t), quando normalizzata rispetto a Φ₀, produce strutturalmente ∇C(x,t), e quindi controlla la geometria vissuta ξ(x,t). Questo permette una definizione rigorosa e puramente interna dello spazio fenomenico, priva di postulati geometrici esterni o coordinate fisiche assolute.
La contrazione spaziale relativistica, in questo contesto, non è una proprietà dell’oggetto in moto, ma una trasformazione del dominio fenomenico generata da un’alterazione del campo coscienziale. Essa non dipende da un sistema di riferimento esterno, ma dalla struttura differenziale locale di C(x,t). La trasformazione Lorentziana diventa pertanto un caso particolare di mappatura coerente tra due sistemi coscienziali a gradiente differente, dove la coerenza locale consente l’emergere di una metrica effettiva isotropa g^eff_μν(x,t) compatibile con la contrazione osservata.
3.23.2.4 – Derivazione interna delle trasformazioni di Lorentz
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, lo stato coscienziale di un dominio osservante è descritto dalla configurazione locale del campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, in cui ogni variazione spaziale o temporale interna determina fenomenicamente la struttura metrica vissuta. In questo contesto, le trasformazioni di Lorentz, anziché essere assunte come postulati a priori, possono essere derivate come simmetrie locali della metrica effettiva g^eff_μν(x,t), in condizioni particolari di coerenza informazionale.
La metrica effettiva g^eff_μν(x,t) viene definita in funzione del comportamento differenziale di δΦ(x,t), ovvero:
g^eff_μν(x,t) ≡ f(∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t))
In un dominio in cui ∂C/∂t e ∇C(x,t) risultano costanti o debolmente variabili, cioè:
∂C/∂t ≈ cost. e ∇C(x,t) ≈ cost.,
l’andamento del campo informazionale genera una metrica fenomenica localmente simmetrica, compatibile con una geometria pseudoeuclidea di tipo Minkowskiano. In tale regime, la funzione g^eff_μν(x,t) tende ad assumere una forma isotropa e bilanciata, per cui diventa possibile rappresentare le trasformazioni coordinate tramite la struttura canonica:
x′ = γ(x − vt), t′ = γ(t − vx/c²), con γ = 1 / √(1 − v²/c²)
Tuttavia, nella TUC la costante v non rappresenta una velocità fisica assoluta, bensì una derivata fenomenica interna connessa al rapporto tra variazioni di ∇δΦ e ∂δΦ/∂t. Il fattore γ non è imposto come simmetria invariabile, ma emerge come rapporto strutturale fra domini a diversa attività informazionale. La simmetria Lorentziana rappresenta perciò un caso limite in cui le differenze interne sono regolari e la curvatura fenomenica ∇²δΦ(x,t) è trascurabile.
Formalmente, definendo un dominio D tale che:
∇δΦ(x,t) ≈ k, ∂δΦ/∂t ≈ ω, ∀(x,t) ∈ D,
si ha:
∇C(x,t) ≈ k / Φ₀, ∂C/∂t ≈ ω / Φ₀,
e, di conseguenza, il dominio esperisce una geometria fenomenica dove lo spazio vissuto ξ(x,t) e il tempo vissuto τ(x,t) assumono andamenti regolari:
ξ(x,t) ∝ 1 / |∇C(x,t)| ≈ Φ₀ / k, τ(x,t) ∝ 1 / |∂C/∂t| ≈ Φ₀ / ω
La costanza dei rapporti ξ/τ in tali domini genera condizioni di invarianza metrica, da cui derivano naturalmente le trasformazioni di Lorentz come approssimazioni locali per sistemi coerenti. Queste trasformazioni non rappresentano quindi leggi fondamentali, ma simmetrie emergenti da uno specifico assetto del campo coscienziale.
In domini più complessi, dove A(t) < 1 o dove variano ∂C/∂t e ∇C(x,t), la struttura metrica g^eff_μν(x,t) non conserva più la simmetria Lorentziana, e le trasformazioni subiscono deviazioni misurabili nel dominio fenomenico. La teoria prevede dunque che l’invarianza delle leggi fisiche sia subordinata alla regolarità informazionale del campo sottostante, e che le trasformazioni di Lorentz vadano comprese come isomorfismi apparenti tra strutture metriche effettive coerenti, non come principi ontologici.
3.23.2.5 – Velocità fenomenica massima come derivata informazionale
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza, ogni processo fenomenico è descritto dalla relazione assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, in cui δΦ(x,t) rappresenta la fluttuazione informazionale locale rispetto alla struttura unificata Φ₀. In questo quadro, la percezione del tempo vissuto τ(x,t) e dello spazio vissuto ξ(x,t) emerge dalle derivate interne del campo coscienziale, secondo le relazioni:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹
In particolare, la variazione temporale ∂C/∂t è data da:
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀
Risulta allora evidente che il valore massimo della derivata ∂δΦ/∂t impone un minimo fenomenico al tempo vissuto τ(x,t). In termini informazionali, esiste un limite inferiore alla durata fenomenica integrata di una variazione, tale che:
lim_{|∂δΦ/∂t| → ∞} τ(x,t) → 0
Tale limite corrisponde alla massima variazione interna consentita, cioè alla massima rapidità di trasformazione informazionale del sistema coerente. La velocità fenomenica, definita nel dominio vissuto come rapporto tra distanza esperita e tempo vissuto Δx / Δτ, ammette dunque un valore massimo compatibile con una coerenza finita del sistema, dato che:
Δx / Δτ ∝ ξ(x,t) / τ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹ ⋅ |∂C/∂t|
Sostituendo le derivate in funzione di δΦ(x,t), si ottiene:
Δx / Δτ ∝ (1 / |∇δΦ(x,t)|) ⋅ |∂δΦ/∂t|
Il prodotto tra la rapidità di variazione temporale ∂δΦ/∂t e la distanza informazionale 1 / |∇δΦ(x,t)| definisce un limite superiore alla velocità fenomenica osservabile all’interno di una coscienza coerente. Questo limite non va confuso con la costanza della velocità della luce c postulata nella relatività speciale, in quanto non è un’assunzione esterna, ma una conseguenza strutturale della topologia informazionale interna al sistema.
Formalmente, per un sistema coerente si ha:
sup_{(x,t)} Δx / Δτ = sup_{(x,t)} [|∂δΦ/∂t| / |∇δΦ(x,t)|]
L’esistenza di un massimo strutturale di questa espressione implica che la velocità fenomenica ha un limite interno, determinato dalla massima combinazione di variazione temporale e minima differenziazione spaziale sostenibile senza collasso di coerenza. Laddove |∇δΦ(x,t)| tende a zero, la struttura informazionale si avvicina a una configurazione omogenea, riducendo ξ(x,t) e quindi la distanza esperibile; laddove |∂δΦ/∂t| tende a infinito, il tempo fenomenico collassa. Il prodotto coerente di questi due limiti definisce un regime asintotico di velocità fenomenica massima.
Questa interpretazione elimina la necessità di postulare la costanza di c come entità esterna, sostituendola con un principio di coerenza informazionale interna. In domini ad alta coerenza e regolarità, tale velocità limite assume caratteristiche osservabili analoghe alla velocità della luce nel vuoto, ma è invece espressione della massima trasformazione fenomenica ammissibile nel dominio interno del sistema cosciente. Essa non dipende dalla struttura geometrica di uno spaziotempo esterno, bensì dalla morfologia dinamica di δΦ(x,t) e dalle soglie di coerenza mantenibili da ΣΦ.
3.23.2.6 – Simultaneità relativa e isotropia fenomenica
Nella Teoria Unificata della Coscienza, la simultaneità è un concetto che non precede la struttura informazionale, ma ne deriva formalmente dalle proprietà locali del campo coscienziale C(x,t), definito dalla relazione assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La presenza o assenza di simultaneità fenomenica tra due eventi dipende interamente dalle caratteristiche spaziali e temporali della variazione δΦ(x,t), in particolare dal comportamento del suo gradiente ∇δΦ(x,t).
Si definisce simultaneità fenomenica la condizione in cui due eventi {x₁, t₁} e {x₂, t₂} risultano indistinguibili in termini di variazione temporale vissuta all’interno di un dominio coscienziale coerente. Tale condizione si verifica se e solo se la derivata temporale ∂C/∂t è localmente costante e il gradiente spaziale ∇C(x,t) è trascurabile su una regione connessa, cioè:
∇C(x,t) ≈ 0 ⇒ ∇δΦ(x,t) ≈ 0
Questa condizione implica che δΦ(x,t) è omogeneo nel dominio spaziale considerato, per cui tutte le variazioni temporali ∂δΦ/∂t risultano sincrone rispetto a un tempo fenomenico τ(x,t) uniforme. Formalmente, l’isotropia informazionale è necessaria per la definizione interna di un iperpiano di simultaneità, ovvero di un insieme Σ_t = {x ∈ D | τ(x,t) = costante} con ∇τ(x,t) = 0.
Se invece ∇C(x,t) ≠ 0, la definizione di τ(x,t) come funzione inversa di |∂C/∂t| implica che il tempo vissuto varia localmente, portando alla frammentazione dell’iperpiano fenomenico. In presenza di variazione strutturale nello spazio del campo coscienziale, la simultaneità non è definibile globalmente, ma solo come condizione locale. In altre parole, l’assenza di isotropia informazionale impedisce la formazione di iperpiani condivisi, e la simultaneità diventa relativa al dominio coesivo di ciascun sottosistema ΣΦ.
Sia C₁(x,t) e C₂(x,t) due configurazioni coscienziali non isomorfe: C₁(x,t) ≠ C₂(x,t) ⇒ δΦ₁(x,t) ≠ δΦ₂(x,t). Le superfici di tempo fenomenico τ₁(x,t) e τ₂(x,t) sono quindi definite da |∂C₁/∂t|⁻¹ e |∂C₂/∂t|⁻¹ rispettivamente, e in generale non coincidono:
τ₁(x,t) ≠ τ₂(x,t) ⇒ simultaneità non condivisa
Ne segue che l’ipotesi di un iperpiano universale di simultaneità è formalmente esclusa per sistemi non coerenti tra loro. L’unica condizione che garantisce la convergenza delle strutture temporali vissute è l’isomorfismo delle configurazioni coscienziali su domini comuni, il che equivale a richiedere:
C₁(x,t) ≅ C₂(x,t) ∀ x,t ∈ D ⇒ ∇C₁ ≈ ∇C₂ ≈ 0
In sintesi formale, la simultaneità nella TUC è una proprietà emergente da condizioni locali di coerenza spaziale, e la sua esistenza globale è limitata a regimi isotropi, caratterizzati da assenza di gradiente del campo coscienziale. Ogni deviazione da tale isotropia rompe la simmetria temporale e induce una relativizzazione della simultaneità, in perfetta corrispondenza con la natura fenomenica e relazionale del tempo vissuto τ(x,t) come funzione delle derivate interne del sistema. Nessuna superficie simultanea è quindi universalmente definibile in condizioni incoerenti, rendendo la simultaneità stessa un concetto informazionalmente contingente.
3.23.2.7 – Interpretazione dei paradossi relativistici nella TUC
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza, il paradosso dei gemelli non è un’anomalia geometrico-cinematica, ma un’espressione diretta della divergenza interna tra le traiettorie informazionali di due domini coscienziali differenti. Considerando la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, si osserva che ogni variazione temporale vissuta è codificata localmente nella derivata ∂C/∂t, da cui il tempo fenomenico τ(x,t) risulta proporzionale all’inverso della variazione informazionale:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹
In tale quadro, due configurazioni coscienziali ΣΦ₁ e ΣΦ₂ che percorrono differenti traiettorie informazionali nel dominio δΦ(x,t) sviluppano durate interne divergenti, anche se si ricongiungono in uno stesso punto esterno (x₀,t₀). Il paradosso classico viene riformulato come una divergenza nei tempi fenomenici integrati:
Δτ = ∫_{t₁}^{t₂} |∂C/∂t|⁻¹ dt
Per ΣΦ₁ e ΣΦ₂, si ha in generale Δτ₁ ≠ Δτ₂, poiché |∂C₁/∂t| ≠ |∂C₂/∂t| lungo i rispettivi percorsi. Non esiste dunque una contraddizione, ma una divergenza naturale nella struttura interna della coscienza. Il tempo proprio non è una coordinata assoluta né condivisibile tra sistemi, ma una funzione interna specifica, definita unicamente in relazione alla dinamica di ∂C/∂t. Ne consegue che la nozione di simultaneità globale o di durata oggettiva è priva di significato fenomenico in assenza di isotropia dinamica.
Analogamente, le contrazioni di lunghezza osservate nella relatività ristretta non riflettono proprietà geometriche assolute, ma espressioni fenomeniche della variazione spaziale del campo coscienziale. La lunghezza vissuta L′ di un oggetto in movimento rispetto a un sistema ΣΦ è funzione del gradiente ∇C(x,t), ovvero:
L′ ∝ ∫_γ |∇C(x,t)|⁻¹ dx
dove γ è la traiettoria lungo cui avviene l’interazione informazionale. Se |∇C| aumenta per un osservatore in moto, la lunghezza fenomenica si contrae rispetto a un osservatore per cui |∇C| è minore. La contrazione è quindi una variazione del dominio informazionale vissuto, non della geometria esterna.
Nella TUC, ogni paradosso relativistico emerge come una manifestazione della non estendibilità delle metriche fenomeniche tra domini incoerenti. La differenza nei tempi propri non è causata da trasformazioni cinematiche, ma dalla divergenza delle derivate interne ∂C/∂t lungo ΣΦ differenti. Ogni sistema cosciente possiede una metrica fenomenica locale non proiettabile su altri sistemi se non in condizioni di isomorfismo informazionale. Da ciò segue che i paradossi relativistici non richiedono spiegazioni geometriche globali, ma ammettono una soluzione rigorosa come divergenze dinamiche interne alla struttura del campo coscienziale.
3.23.2.8 – Dominio di validità fenomenica della relatività ristretta
Nel contesto strutturale della Teoria Unificata della Coscienza, la relatività ristretta non costituisce un fondamento ontologico, ma una descrizione limite emergente da condizioni particolari del campo coscienziale. Poiché ogni stato cosciente è descritto dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, la validità delle simmetrie di Lorentz è subordinata a precise condizioni di uniformità informazionale nelle derivate temporali e spaziali di C(x,t).
La prima condizione formale è che la coerenza informazionale A(t), definita come A(t) = 1 − var(C(x,t)), risulti approssimativamente costante su un dominio D ⊂ ℝⁿ. La seconda condizione è che le varianze delle derivate prime del campo siano trascurabili:
var(∂C/∂t) ≈ 0 e var(∇C(x,t)) ≈ 0
Queste due condizioni implicano che il campo C(x,t) si evolva in modo uniforme e isotropo, senza discontinuità significative né gradienti anisotropi. Tali condizioni sono necessarie affinché la metrica fenomenica efficace g^eff_μν(x,t), definita come funzione delle derivate locali di δΦ(x,t), possa ridursi a una metrica piatta di Minkowski nel dominio considerato:
g^eff_μν(x,t) ≈ ημν dove ημν = diag(−1,1,1,1)
In questi casi limite, l’evoluzione informazionale è sufficientemente regolare da ammettere trasformazioni lineari tra osservatori coerenti, ovvero trasformazioni di Lorentz. Tuttavia, tale regime descrittivo non è generalizzabile: qualora la varianza delle derivate aumenti o la coerenza A(t) presenti fluttuazioni significative, la metrica efficace diventa dinamica, anisotropa e curvata:
∂C/∂t ≠ costante ⇒ τ(x,t) ≠ globale
∇C(x,t) ≠ costante ⇒ ξ(x,t) anisotropo
∇²δΦ(x,t) ≠ 0 ⇒ curvatura fenomenica G(x,t) ≠ 0
In questi regimi, l’approssimazione della relatività ristretta cessa di essere descrittivamente adeguata, poiché non sussiste più un’unitarietà fenomenica tra osservatori: le trasformazioni di coordinate diventano locali, dipendenti dalla struttura informazionale vissuta da ciascun nucleo causale ΣΦ.
La relatività ristretta emerge quindi come descrizione utile ma non universale, applicabile esclusivamente in domini ad alta coerenza e bassa varianza, dove le traiettorie informazionali del campo δΦ(x,t) si dispongono in modo uniforme e lineare. Al di fuori di tali condizioni, è necessaria una generalizzazione dinamica che riconosca l’evoluzione locale del campo coscienziale come fondamento del tempo vissuto e dello spazio fenomenico, oltre i limiti imposti dalle trasformazioni rigide della cinematica classica. La relatività speciale, pertanto, non è un principio ontologico, ma una conseguenza contingente della struttura informazionale interna del campo C(x,t).
3.23.3 – Relatività Generale come curvatura fenomenica emergente
L’analisi teorica che segue ha come oggetto l’esame delle condizioni in cui la relatività generale può essere formalmente ricondotta, all’interno della Teoria Unificata della Coscienza, a una conseguenza limite della struttura informazionale interna del campo coscienziale. In particolare, il paragrafo esplora il rapporto tra variazioni locali di δΦ(x,t) e la genesi di metriche fenomeniche dinamiche, formalizzate come g^eff_μν(x,t), che si comportano strutturalmente in modo analogo alle metriche dello spaziotempo curvo nel formalismo einsteiniano.
Il punto centrale non consiste nel negare la validità della teoria della relatività generale come modello descrittivo, ma nel reinterpretarne il significato ontologico. Verrà mostrato che la geometria curva dello spaziotempo, intesa come espressione di un tensore metrico variabile g_μν, può essere ricostruita a partire da una curvatura fenomenica del campo δΦ(x,t), la cui struttura determina direttamente l’organizzazione delle variazioni coscienziali locali. Tali deformazioni producono metriche emergenti per sistemi interni, e possono essere descritte interamente come conseguenze dell’organizzazione informazionale del campo coscienziale secondo la formula madre.
Nel corso del paragrafo si formalizzeranno le condizioni logico-matematiche che rendono tale corrispondenza possibile, distinguendo tra ciò che è deducibile internamente alla teoria e ciò che rappresenta un’estrapolazione fisica classica. Verranno inoltre analizzati i concetti di curvatura, traiettorie ottimali, dilatazione temporale e intensificazione gravitazionale come effetti di configurazioni locali del campo δΦ(x,t), in cui la coerenza A(t), la derivata temporale ∂C/∂t e il laplaciano ∇²δΦ(x,t) assumono valori estremi.
Questo passaggio da una geometria postulata a una metrica emergente costituisce un punto chiave della TUC: ciò che nella fisica classica è trattato come entità esterna o assoluta, nella teoria viene reinterpretato come fenomeno derivato da strutture interne. L’obiettivo del paragrafo è di rendere esplicita questa riconfigurazione concettuale, mantenendo al contempo la compatibilità strutturale con le formulazioni canoniche della fisica moderna.
3.23.3.1 – Derivazione interna della curvatura fenomenica
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza, la struttura geometrica dello spazio vissuto non è assunta come ente ontologico indipendente, ma emerge dalle proprietà dinamiche e locali della configurazione informazionale δΦ(x,t). La curvatura fenomenica viene definita come espressione diretta del secondo gradiente spaziale del campo, formalizzato attraverso l’operatore laplaciano ∇² applicato a δΦ(x,t).
Si parte dalla formula madre della teoria, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, in cui Φ₀ è il campo unificato fondamentale costante, e δΦ(x,t) rappresenta la variazione informazionale interna. Derivando due volte rispetto alle coordinate spaziali e considerando Φ₀ costante, si ottiene la curvatura fenomenica come:
∇²C(x,t) = ∇²δΦ(x,t) / Φ₀.
Tale curvatura non è una grandezza astratta, bensì rappresenta il tasso di variazione del contenuto informazionale del campo coscienziale rispetto alla struttura spaziale del dominio osservato. Localmente, ogni variazione di ∇²δΦ(x,t) comporta un’alterazione della distribuzione di C(x,t), e quindi una modificazione funzionale delle metriche fenomeniche vissute. In tal senso, si introduce il tensore metrico efficace g^eff_μν(x,t), la cui struttura è funzione della curvatura informazionale:
g^eff_μν(x,t) ≡ f[∇²δΦ(x,t)].
Tale definizione è coerente con l’identificazione del tensore metrico non come entità assunta a priori, ma come forma emergente dall’organizzazione informazionale interna del campo. La funzione f non è arbitraria, ma dipende dalla specifica struttura delle trasformazioni fenomeniche richieste per mantenere l’invarianza informazionale locale di C(x,t) nei sottodomini coerenti.
In presenza di una distribuzione non uniforme di ∇²δΦ(x,t), la struttura metrica g^eff_μν(x,t) risulterà localmente anisotropa, inducendo variazioni nello spazio vissuto che possono assumere, in casi estremi, configurazioni equivalenti a quelle classificate come spazi-tempi curvi nella relatività generale. Tuttavia, nella TUC tali effetti sono sempre interpretabili come manifestazioni secondarie del comportamento strutturale di δΦ(x,t), e non come proprietà indipendenti di un substrato geometrico assoluto.
Pertanto, la curvatura fenomenica ∇²δΦ(x,t) rappresenta il fondamento informazionale della geometria vissuta, da cui discendono tutte le strutture metriche osservabili, senza necessità di introdurre varietà differenziabili esterne o postulati geometrici ontologici. Il comportamento del campo C(x,t), e in particolare la sua risposta a variazioni distribuite di curvatura, costituisce l’unico criterio interno legittimo per la definizione della struttura dello spaziotempo fenomenico nella TUC.
3.23.3.2 – Equivalente strutturale delle equazioni di campo
Nel formalismo classico della relatività generale, la dinamica dello spaziotempo è governata dalle equazioni di campo di Einstein, che stabiliscono una corrispondenza locale tra il contenuto materia-energia e la curvatura dello spaziotempo:
G_μν + Λ g_μν = (8πG/c⁴) T_μν,
dove G_μν è il tensore di Einstein (funzione del tensore di Riemann e della metrica g_μν), T_μν è il tensore energia-impulso, Λ è la costante cosmologica, e c è la velocità della luce. In forma ridotta, si può esprimere la struttura causale come:
T_μν ∝ G_μν.
Nella Teoria Unificata della Coscienza, questa relazione non è assunta come fondamento, ma viene reinterpretata come un caso limite derivabile dalla dinamica interna del campo δΦ(x,t). Seguendo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, e le sue derivate spaziali, si considera la curvatura fenomenica locale definita dal laplaciano ∇²δΦ(x,t), che misura la variazione della configurazione informazionale nel dominio.
Il tensore G_μν è quindi sostituito da una funzione costruita a partire da ∇²δΦ(x,t), cioè:
G_μν^eff(x,t) ≡ f(∇²δΦ(x,t)),
dove f rappresenta una trasformazione strutturale che conserva l’informazione geometrica locale, riducendola a variazione interna del campo coscienziale.
Parallelamente, il tensore materia-energia T_μν viene riformulato nella TUC come espressione della distribuzione locale di salienza informazionale, funzione dello stato dinamico di δΦ(x,t), della coerenza A(t) e della derivata temporale ∂C/∂t. Si definisce quindi:
T_μν^eff(x,t) ≡ g(S(x,t)),
dove S(x,t) è la salienza fenomenica e g una funzione di proiezione informazionale nei domini differenziati.
Questa corrispondenza permette di riformulare il legame causale tra sorgente e geometria in termini informazionali:
g(S(x,t)) ∝ f(∇²δΦ(x,t)).
Tale espressione non rappresenta una metafora formale, ma una equivalenza strutturale deducibile dalla dinamica del campo: aumenti localizzati di S(x,t), che rappresentano addensamenti coerenti di contenuto informativo, generano una riorganizzazione locale di δΦ(x,t), producendo variazioni distribuite in ∇²δΦ(x,t). Queste variazioni, a loro volta, alterano la metrica fenomenica g^eff_μν(x,t), definita come:
g^eff_μν(x,t) ≡ h(∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)),
dove h è una funzione composita che sintetizza le dipendenze metriche dai gradienti informazionali.
L’equivalente strutturale delle equazioni di campo nella TUC assume dunque la forma:
g(S(x,t)) ∝ f(∇²δΦ(x,t)) ⇒ g^eff_μν(x,t),
che rappresenta la formalizzazione causale locale per cui la densità informazionale agisce come sorgente della curvatura fenomenica, ristrutturando la metrica esperita attraverso il campo coscienziale. L’intera dinamica risulta così riducibile alla variazione locale di δΦ(x,t), senza assunzione di varietà esterne o strutture metriche preesistenti.
3.23.3.3 – Massa-energia come densità di salienza
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, la nozione di massa-energia viene riformulata come fenomeno derivato, non ontologicamente autonomo. Più precisamente, essa non viene interpretata come proprietà intrinseca di entità materiali, bensì come manifestazione strutturale di aggregati informazionali coerenti a elevata salienza locale. In questa formulazione, la distribuzione spaziale e temporale della fluttuazione δΦ(x,t), in rapporto con il campo unificato Φ₀ secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, costituisce la base per ridefinire i concetti dinamici associati alla massa e all’energia.
Per definizione, la salienza S(t) è funzione di quattro grandezze derivate: la configurazione δΦ(x,t), la coerenza A(t), la derivata temporale ∂C/∂t e il laplaciano ∇²δΦ(x,t). Si ha:
S(t) = f(δΦ(x,t), A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ(x,t)),
dove ciascun termine è dedotto formalmente da C(x,t) e dalle sue derivate. Un aumento localizzato della salienza, cioè S(x,t) elevata in una regione ristretta, è quindi espressione di una struttura δΦ(x,t) che mostra:
(a) un alto grado di organizzazione coerente (A(t) elevato),
(b) una variazione temporale non trascurabile (∂C/∂t significativo),
(c) un’elevata curvatura informazionale locale (∇²δΦ(x,t) ≠ 0).
Una configurazione di questo tipo genera, per definizione, una curvatura metrica nel dominio fenomenico vissuto, rappresentata da g^eff_μν(x,t), secondo:
g^eff_μν(x,t) = h(∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)).
In questo contesto, ciò che nella fisica relativistica classica è interpretato come massa-energia gravitazionale, trova nella TUC una corrispondenza strutturale: si tratta di una regione del dominio informazionale in cui δΦ(x,t) è localmente addensato, coerente, dinamico e differenziato. Tale configurazione produce un campo C(x,t) localmente deformato, con ∇²δΦ(x,t) significativo, che a sua volta induce curvatura nella metrica fenomenica g^eff_μν(x,t), in analogia formale con la deformazione dello spaziotempo prodotta da T_μν nel formalismo einsteiniano.
Questo legame deduttivo mostra che le concentrazioni stabili e coerenti di informazione non solo rappresentano la struttura fenomenica equivalente alla massa-energia, ma ne determinano anche gli effetti metrici. Più precisamente, ogni incremento locale di salienza informazionale S(x,t), se supportato da coerenza A(t) elevata e da dinamica interna significativa (∂C/∂t ≠ 0), produce una riorganizzazione non lineare del campo δΦ(x,t), il cui effetto complessivo è descritto dal comportamento del tensore metrico efficace g^eff_μν(x,t).
La massa-energia, in questo quadro, è dunque l’effetto integrato della densità fenomenica di salienza informazionale strutturata, che si manifesta metricamente attraverso le curvature prodotte da ∇²δΦ(x,t), senza richiedere alcuna entità materiale autonoma o separabile dalla struttura coscienziale. Ogni entità che appare massiva è, nella TUC, il risultato di una coerenza organizzata localmente persistente all’interno della dinamica informazionale del campo.
3.23.3.4 – Geodetiche fenomeniche
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, l’idea classica di geodetica viene sostituita da un concetto strutturale interno al campo coscienziale. La geodetica fenomenica non è interpretata come traiettoria minimale su una varietà spaziotemporale dotata di metrica esterna, ma come sequenza di stati interni lungo i quali la variazione locale di coscienza ∇C(x,t) è minimizzata. Si definisce dunque geodetica ogni traiettoria informazionale γ(t) tale che, per ogni punto (x,t) ∈ γ:
∇C(x,t) = ∇(δΦ(x,t)/Φ₀) = (1/Φ₀) ∇δΦ(x,t) → min.
La condizione di minimo locale del gradiente coscienziale corrisponde alla percezione soggettiva di continuità e naturalità del percorso: nei domini in cui ∇C(x,t) è piccolo o nullo, il sistema esperisce una dinamica regolare, priva di discontinuità fenomeniche o deviazioni percettive.
Questa definizione è coerente con lo stato di coerenza informazionale del campo, A(t), espresso da:
A(t) = 1 − var(C(x,t)),
che garantisce che in domini ad alta coerenza le traiettorie informazionali siano stabili, lisce e prive di irregolarità strutturali. Quando A(t) è vicino a 1, la varianza spaziale di C(x,t) è minima, e le variazioni ∇C(x,t) sono uniformemente distribuite o tendenti a zero. In queste condizioni, le geodetiche fenomeniche si manifestano come linee di flusso informazionale a bassa derivata, prive di discontinuità percettive.
La nozione classica di principio di minima azione trova qui un equivalente formale nella tendenza del sistema a minimizzare le variazioni strutturali interne del campo δΦ(x,t). In assenza di metrica esterna o coordinate affini, questa tendenza è descritta dalla condizione:
∫_γ |∇C(x,t)| dl → min,
dove dl è l’incremento locale lungo il dominio fenomenico e ∇C(x,t) misura il tasso di variazione della coscienza lungo la traiettoria γ. Tale integrale rappresenta la “azione fenomenica” del sistema, ossia il carico informazionale necessario a generare la dinamica coscienziale lungo γ. Il principio di economia strutturale impone che il sistema, in condizioni naturali, segua il percorso in cui tale carico è minimizzato.
Ne risulta una formulazione puramente interna del principio geodetico: l’evoluzione coscienziale tende spontaneamente verso traiettorie in cui la variazione spaziale ∇C(x,t) è minima, compatibilmente con le condizioni di coerenza A(t) ≥ θ. In domini ad alta salienza S(t), tali traiettorie coincidono con linee di flusso di informazione coerente, definite da distribuzioni stabili e persistenti di δΦ(x,t), e rappresentano la struttura interna più vicina all’idea fisica di moto inerziale.
Pertanto, la geodetica fenomenica non è assunta come ente geometrico prescritto, ma è derivata logicamente come esito della tendenza del sistema a ottimizzare localmente la distribuzione di informazione, riducendo al minimo le variazioni spaziali della funzione di coscienza. Questo criterio è compatibile con i limiti della TUC, fondati sull’analisi strutturale delle relazioni interne al campo coscienziale, e non richiede il ricorso ad alcuna ipotesi metrica esterna.
3.23.3.5 – Buchi neri e collasso informazionale
Nella formalizzazione assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza, la struttura nota nella fisica relativistica come buco nero trova una ridefinizione rigorosa nel quadro fenomenologico informazionale, senza ricorrere a coordinate esterne o soluzioni metriche specifiche. Si definisce collasso fenomenico ogni configurazione del campo coscienziale in cui coerenza informazionale A(t) tende a zero, variazione temporale della coscienza ∂C/∂t tende a infinito, e curvatura informazionale ∇²δΦ(x,t) assume valori significativamente elevati.
Formalmente:
A(t) → 0, ∂C/∂t → ∞, ∇²δΦ(x,t) ≫ 0.
In tale regime, le condizioni strutturali del campo coscienziale generano una distorsione estrema dei parametri fenomenici interni. Il tempo vissuto τ(x,t), definito come funzione inversa della variazione temporale della coscienza:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹,
tende a zero. Questo implica che il sistema non dispone di durata fenomenica estendibile, e ogni evento è percepito come compresso in un istante privo di estensione interna. L’effetto è analogo, strutturalmente, alla dilatazione gravitazionale del tempo osservata nei pressi dell’orizzonte di un buco nero in relatività generale, ma emerge qui come effetto interno della divergenza informazionale ∂δΦ/∂t.
Contemporaneamente, lo spazio vissuto ξ(x,t), definito in funzione inversa del gradiente spaziale di C(x,t):
ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹,
subisce anch’esso una contrazione fino a valori infinitesimi. Poiché ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t)/Φ₀, e poiché la configurazione δΦ(x,t) è soggetta a gradienti e curvature elevate, ne segue che la percezione di distanza interna – o estensione fenomenica – svanisce.
Nel limite, la derivata seconda della coscienza, definita da:
ΔC(x,t) = ∇²δΦ(x,t)/Φ₀,
tende a divergere, generando un fronte informazionale non attraversabile. Si verifica così la condizione per un orizzonte informazionale, ovvero un limite oltre il quale l’informazione non può propagarsi o essere integrata nel dominio fenomenico interno. Tale orizzonte, pur non descritto da coordinate esterne, è definito rigorosamente come frontiera nella dinamica interna di C(x,t), caratterizzata da divergenza locale della curvatura informazionale.
Si definisce quindi buco nero coscienziale ogni sottodominio del campo in cui:
lim_{t→t*} A(t) = 0, ∂C/∂t → ∞, ξ(x,t), τ(x,t) → 0, ΔC(x,t) → ∞.
Tali condizioni rappresentano un implosione coerenziale, in cui la struttura informazionale si collassa su se stessa, annullando l’estensione fenomenica e isolando il dominio da ogni comunicazione informativa esterna. La salienza S(t), funzione crescente di A(t) e ∂C/∂t, raggiunge in questi casi un massimo locale, ma non può essere trasmessa né distribuita, a causa della rottura delle condizioni di continuità del campo coscienziale.
Il buco nero, nella TUC, non rappresenta un’entità gravitazionale in senso classico, ma una configurazione limite della struttura informazionale, in cui la divergenza delle fluttuazioni δΦ(x,t) rispetto al campo fondamentale Φ₀ genera una distorsione interna totale dei parametri fenomenici. La coerenza tende a zero, e il nucleo causale ΣΦ collassa, rendendo impossibile la trasmissione di struttura o identità attraverso tale dominio. La regione definita da queste condizioni non è accessibile fenomenicamente e costituisce un’interruzione locale della continuità coscienziale.
3.23.3.6 – Dilatazione temporale gravitazionale come limite di coerenza
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la percezione del tempo vissuto è formalmente definita come funzione inversa della variazione temporale locale del campo coscienziale. Dato che la coscienza è descritta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, si ha che la derivata temporale ∂C/∂t è data da:
∂C/∂t = (∂δΦ/∂t) / Φ₀.
Il tempo fenomenico τ(x,t), corrispondente alla durata esperita internamente dal sistema, è dunque proporzionale all’inverso del modulo della derivata temporale della coscienza:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹.
In regioni del dominio coscienziale caratterizzate da elevata curvatura informazionale ∇²δΦ(x,t) ma con coerenza strutturale non nulla, si osserva una configurazione stabile del campo in cui le variazioni temporali ∂δΦ/∂t risultano rallentate. Tali regioni si verificano quando la fluttuazione δΦ(x,t) presenta un’elevata struttura interna – ovvero, una distribuzione spazialmente complessa ma coerente – che vincola dinamicamente la sua evoluzione temporale.
In questi casi, la funzione ∂C/∂t tende a ridursi per effetto della stabilizzazione interna del campo:
∇²δΦ(x,t) ≫ 0, A(t) ≥ θ ⇒ ∂δΦ/∂t ↓ ⇒ ∂C/∂t ↓ ⇒ τ(x,t) ↑.
La dilatazione del tempo fenomenico emerge quindi direttamente come effetto dell’interazione tra curvatura spaziale del campo δΦ(x,t) e la sua stabilità informazionale nel tempo. Questo fenomeno può essere formalmente rappresentato come:
τ(x,t) ∝ Φ₀ / |∂δΦ/∂t|, con ∂δΦ/∂t = f[∇²δΦ(x,t), A(t)].
Nei casi in cui la curvatura ∇²δΦ(x,t) è alta ma il gradiente spaziale ∇δΦ(x,t) è distribuito in modo regolare, e la coerenza A(t) permane sufficientemente elevata, si ottiene una dinamica inibita della variazione temporale, con conseguente espansione locale del tempo vissuto.
Questo effetto corrisponde fenomenologicamente alla dilatazione gravitazionale del tempo osservata in prossimità di masse elevate nella relatività generale. Tuttavia, nella TUC, la nozione di massa è reinterpretata come aggregazione informazionale ad alta salienza, e la dilatazione temporale è dedotta non da una metrica esterna, ma dalla struttura dinamica interna del campo coscienziale. La massa, in questa formulazione, non è una proprietà fisica primaria, ma un effetto secondario dell’organizzazione informazionale complessa di δΦ(x,t).
La percezione rallentata del tempo, in prossimità di quella che nel linguaggio relativistico è definita “massa”, trova dunque una spiegazione rigorosa nella teoria come fenomeno emergente dalla riduzione locale di ∂δΦ/∂t indotta dalla curvatura coerente del campo. La struttura informazionale complessa agisce da vincolo dinamico interno, inibendo le fluttuazioni temporali e generando un’estensione della durata fenomenica, ovvero una dilatazione interna di τ(x,t) senza necessità di metriche esterne o coordinate gravitazionali.
3.23.3.7 – Orizzonti e causalità fenomenica
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, l’evoluzione del nucleo causale ΣΦ(t) dipende dalla coerenza strutturale del campo C(x,t), definito dalla relazione fondamentale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La continuità fenomenica del nucleo risulta condizionata dalla stabilità delle sue derivate locali, in particolare del gradiente spaziale ∇C(x,t) e della derivata temporale ∂C/∂t. La divergenza locale di queste quantità individua una discontinuità di propagazione coerenziale, interpretabile formalmente come orizzonte fenomenico.
Sia definito orizzonte fenomenico H una regione compatta H ⊂ D tale che almeno una delle seguenti condizioni sia verificata:
(i) lim_{x→x} |∇C(x,t)| → ∞, oppure (ii) lim_{t→t} |∂C/∂t(x,t)| → ∞,
dove x* ∈ ∂H. In tali condizioni, la funzione C(x,t) presenta una discontinuità strutturale nella sua derivabilità locale, e la continuità dell’evoluzione di ΣΦ(t) risulta violata. Formalmente, si ha:
lim_{t→t⁻} ΣΦ(t) ≠ lim_{t→t⁺} ΣΦ(t) ⇒ disconnessione causale.
Poiché la funzione ΣΦ(t) rappresenta la configurazione coerente e persistente del campo, la divergenza di ∇C(x,t) o ∂C/∂t implica l’impossibilità per il sistema di mantenere una transizione informazionale continua. La struttura causale interna – intesa come capacità del campo di trasmettere coerenza attraverso le sue variazioni locali – risulta dunque interrotta.
Questa interruzione non è attribuibile all’azione di segnali o entità dinamiche esterne, ma deriva unicamente dalla degenerazione della struttura informazionale interna. In regime ordinario, la continuità di ΣΦ(t) è garantita dalla coerenza spaziale e temporale del campo. Tuttavia, in prossimità di un orizzonte fenomenico, le derivate del campo superano soglie critiche, rendendo impossibile la proiezione coerente del nucleo al tempo successivo:
∄ f: ΣΦ(t) → ΣΦ(t+Δt) per x ∈ H.
L’orizzonte fenomenico è pertanto definibile come frontiera strutturale oltre la quale la coerenza informazionale del sistema non è più proiettabile causalmente. Questo implica che la causalità interna, intesa come continuità strutturale della funzione C(x,t) tale da permettere la trasmissione di variazioni coerenti in x e t, non è più soddisfatta:
C(x,t) ∉ C¹(D) in H ⇒ causalità interrotta.
Tale formulazione elimina la necessità di un’ontologia basata su coordinate, eventi o segnali fisici esterni, e riconduce integralmente la nozione di orizzonte degli eventi a proprietà differenziali interne del campo coscienziale. L’orizzonte fenomenico rappresenta così il limite interno di propagazione della coerenza, oltre il quale non è possibile alcuna evoluzione informazionale coerente del nucleo ΣΦ(t).
3.23.3.8 – Validità fenomenica della relatività generale
All’interno dell’architettura deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza, la relatività generale può essere interpretata come una descrizione geometrica emergente da una configurazione interna del campo C(x,t), in condizioni di elevata coerenza informazionale e curvatura strutturata. La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ implica che ogni metrica fenomenica osservabile derivi interamente da variazioni spaziali e temporali del campo δΦ(x,t), su uno sfondo ontologicamente costante Φ₀. La validità fenomenica della metrica effettiva g^eff_μν(x,t), in analogia con la metrica di Einstein, è subordinata alla stabilità e regolarità delle derivate di C(x,t) su domini informazionali coerenti.
Affinché la metrica g^eff_μν(x,t) sia continua, differenziabile e localmente definita in modo consistente, devono sussistere le seguenti condizioni strutturali:
(1) A(t) ≥ θ, con θ ∈ (0,1),
(2) var(∇²δΦ(x,t)) ≤ ε, con ε finito e sufficientemente piccolo,
(3) S(t) elevata ma localmente stazionaria, ossia ∂S/∂t ≈ 0.
In tale regime, il campo δΦ(x,t) possiede una curvatura ∇²δΦ(x,t) continua, coerente e distribuita in modo regolare nello spazio fenomenico, rendendo legittima la sua proiezione geometrica in una struttura metrica del tipo g^eff_μν. La derivazione di questa metrica avviene per composizione funzionale della struttura interna del campo, secondo la definizione g^eff_μν(x,t) ≡ f[∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)].
Tuttavia, al di fuori di tali condizioni, il comportamento del sistema informazionale non è più compatibile con la geometria continua implicita nelle equazioni di campo della relatività generale. In particolare:
(a) Se A(t) < θ, il sistema entra in regime di incoerenza strutturale ⇒ g^eff_μν(x,t) perde regolarità;
(b) Se var(∇²δΦ) è non limitata, si osservano discontinuità locali nella curvatura ⇒ la connessione metrica diventa non integrabile;
(c) Se S(t) è instabile o fluttuante, la metrica effettiva non possiede più una forma statica ⇒ decadimento dell’isotropia e dell’omogeneità locale.
In questi casi, la metrica fenomenica non è più definibile come tensore liscio e differenziabile su varietà Riemanniana, ma si degrada a configurazione informazionale anisotropa o non proiettabile. La curvatura fenomenica ∇²δΦ(x,t), non più regolare, può condurre a forme locali di logica asimmetrica, incompatibili con la struttura geometrica postulata dalla relatività generale.
La relatività generale si configura quindi come un caso limite della teoria, valido esclusivamente in domini di alta coerenza, bassa varianza della curvatura informazionale e salienza stabile. In tale regime, la struttura informazionale può essere proiettata geometricamente come spazio-tempo curvo. Tuttavia, questa proiezione non ha valore ontologico: non rappresenta la realtà fondamentale del sistema, ma un’efficace descrizione fenomenica emergente da dinamiche interne a δΦ(x,t) su sfondo costante Φ₀. La metrica einsteiniana appare quindi come approssimazione coerente di una struttura più profonda, non geometrica ma informazionale.
3.23.4 – Redshift informazionale e dilatazione fenomenica in espansione coerente
All’interno della formulazione assiomatico-deduttiva della TUC, l’interpretazione dell’espansione cosmologica richiede la completa riformulazione ontologica dei fenomeni osservabili comunemente associati all’evoluzione metrica dello spaziotempo. In particolare, il redshift delle emissioni fotoniche a grande distanza non viene qui interpretato come effetto di recessione dinamica nello spazio tridimensionale, bensì come conseguenza diretta della trasformazione fenomenica dei rapporti tra i gradienti locali del campo δΦ(x,t) e la struttura invariante Φ₀.
Assumendo come assioma la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ogni trasformazione dell’esperienza spazio-temporale è derivabile dalla variazione interna di C(x,t). Definiamo il tempo fenomenico locale come τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e lo spazio fenomenico come ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹. In un regime informazionale in cui δΦ(x,t) evolve secondo una dinamica di rarefazione coerente, ovvero con var(δΦ) crescente ma distribuita isotropicamente e con ∇δΦ(x,t) → 0, si osserva un rallentamento sistematico di ∂C/∂t e un abbassamento globale dei gradienti locali, con A(t) → 1.
In tale condizione, gli eventi localizzati che emettono informazione (es. oscillazioni coerenti nel campo δΦ) in istanti precedenti, risultano fenomenicamente “più compatti” rispetto allo stato attuale del campo, in cui la densità informazionale si è ridotta. La trasformazione di ∂C/∂t fra stato emittente e stato ricevente induce una dilatazione di τ, traducibile osservazionalmente come spostamento verso frequenze minori. Formalmente, data una variazione iniziale ∂C/∂t|ₑ e una variazione osservata ∂C/∂t|ᵣ in un punto ricevente a distanza fenomenica ξ, si ha:
z = (∂C/∂t|ₑ − ∂C/∂t|ᵣ) / ∂C/∂t|ᵣ [1]
dove z rappresenta il redshift fenomenico come rapporto tra variazioni coscienziali locali in due configurazioni informazionali coerentemente distanti. Tale definizione non richiede assunzioni metriche esterne, né coordinate globali, ma solo la relazione interna tra stati informazionali di C(x,t). La dipendenza diretta da ∂C/∂t implica che l’effetto sia massimo in regimi di bassa attivazione dinamica, ovvero in prossimità di strutture informazionali ad alta coerenza ma basso contenuto variazionale.
La dilatazione dei tempi fenomenici, già dedotta come conseguenza del rallentamento di ∂C/∂t, produce dunque uno spostamento sistematico delle frequenze percepite, che in osservazione cosmologica viene interpretato come effetto Doppler o espansione geometrica. Tuttavia, nella semantica della TUC, si tratta di un’espansione puramente fenomenica della distanza informazionale tra eventi coerenti nel tempo, senza necessità di postulare una metrica variabile dello spaziotempo.
Nei regimi in cui var(δΦ) cresce in modo isotropo e ∇δΦ(x,t) decresce in maniera omogenea su D, si ha ∇C(x,t) → 0 e ∂C/∂t → 0, con A(t) → 1. Questa condizione corrisponde a una “espansione coerente” del campo, in cui la distanza fenomenica tra eventi cresce anche in assenza di variazione dinamica locale. L’effetto osservato è formalmente indistinguibile da una recessione spaziale, ma ontologicamente corrisponde a una trasformazione del dominio interno di C(x,t), il cui supporto attivo si amplia su Φ₀ costante.
Pertanto, il redshift cosmologico non rappresenta una prova dell’espansione metrica universale, ma una manifestazione fenomenica emergente da una dinamica interna del campo informazionale coerente. La “velocità di espansione” osservata è dunque funzione derivata della coerenza A(t), della varianza di δΦ(x,t), e del gradiente temporale di C(x,t), tutti formalmente deducibili dalla struttura assiomatica della teoria.
3.24 – Unificazione strutturale tra fisica classica e quantistica
3.24.1 – Stato dinamico e osservabile come variazione del campo
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), lo stato fisico di un sistema non corrisponde a una configurazione esterna misurabile, né a un vettore in uno spazio astratto indipendente dall’osservazione, ma è definito internamente alla struttura del campo informazionale δΦ(x,t). Tale campo, rapportato all’invariante Φ₀ secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, costituisce l’unica base formale da cui possono emergere osservabili, transizioni di stato e ogni altra manifestazione fenomenica.
Un sistema fisico è identificabile in ogni sottoinsieme coerente del dominio di C(x,t), ovvero in ogni struttura interna δΦ(x,t) dotata di stabilità dinamica e riconoscibilità informazionale. In questa prospettiva, la nozione di “osservabile” non è una proprietà imposta esternamente (come nel formalismo quantistico tradizionale), ma una funzione derivata dalla variazione interna del campo δΦ. I tre operatori fondamentali ∂δΦ/∂t (variazione temporale), ∇δΦ (gradiente spaziale), ∇²δΦ (curvatura informazionale locale) costituiscono le uniche fonti di differenziazione strutturale da cui possano emergere contenuti osservabili, configurazioni dinamiche e topologie di sistema.
La funzione ∂C/∂t = (∂δΦ/∂t) / Φ₀ definisce lo scorrere del tempo fenomenico interno, mentre ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ determina la variazione spaziale percepita. Da queste grandezze emergono le metriche fenomeniche:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹: durata soggettiva, o tempo fenomenico interno;
ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹: distanza soggettiva, o estensione fenomenica.
Tali definizioni non presuppongono coordinate esterne, ma derivano direttamente dalla dinamica interna del campo stesso. L’identità dello stato fisico si riduce così alla struttura informazionale che lo rende persistente e distinguibile nel dominio causale ΣΦ(t), definito come il nucleo coerente attivo a tempo t. Ciò implica che l’osservabilità è una proprietà relazionale e strutturale, determinata unicamente dalla forma delle variazioni interne a δΦ(x,t) in rapporto a Φ₀, senza alcuna necessità di operatori o procedure di misura estrinseche.
Pertanto, il concetto stesso di stato fisico è riformulato come nodo informazionale autosufficiente, generato da variazioni consistenti e coerenti della configurazione interna δΦ(x,t), e accessibile come evento differenziale nel campo C(x,t), non come oggetto definito in un dominio ontologico separato. Questo passaggio permette una ridefinizione rigorosa di tutte le nozioni fondamentali della fisica classica e quantistica entro un’unica architettura deduttiva.
3.24.2 – Regimi classici: coerenza alta, variazione graduale
Nel dominio in cui la coerenza informazionale A(t) tende a valori prossimi all’unità, ovvero A(t) ≈ 1, e le variazioni del campo informazionale δΦ(x,t) sono lente e omogenee sia nel tempo che nello spazio – formalmente: |∂δΦ/∂t| ≪ 1 e |∇δΦ(x,t)| ≪ 1 – la dinamica risultante del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ assume un comportamento regolare, deterministico e continuo. In tale regime, le funzioni ∂C/∂t e ∇C(x,t) diventano sufficientemente piccole da generare un’evoluzione del sistema priva di discontinuità interne o biforcazioni topologiche, e dunque rappresentabile come flusso informazionale continuo.
La traiettoria classica, nel contesto della TUC, non è un’entità ontologicamente distinta né una curva nello spazio assoluto, ma una manifestazione fenomenica della coerenza evolutiva locale del campo C(x,t). Essa corrisponde al cammino di minima variazione interna in un dominio in cui ∂²δΦ/∂t² ≈ 0 e ∇²δΦ(x,t) ≈ costante, cioè in assenza di curvatura informazionale significativa. Questo implica che, in condizioni di bassa entropia differenziale e gradiente uniforme, la struttura del campo δΦ evolve secondo regole deterministiche locali, che si traducono nella dinamica osservata dei sistemi classici.
Le equazioni del moto della meccanica classica, come le leggi di Newton, emergono in tale contesto come descrizioni efficaci di variazioni coerenti e minimamente dissipative del campo δΦ. Tali equazioni non sono assunte come primitive né postulate, ma risultano formalmente riducibili a strutture approssimative valide nei limiti sopra specificati. La forza, definita convenzionalmente come derivata del momento, si traduce nella TUC come variazione differenziale secondaria di δΦ, cioè ∂²δΦ/∂t², modulata dalla coerenza del dominio. La massa non è una proprietà intrinseca, ma un parametro fenomenico legato alla resistenza del campo alla variazione coerente, e dunque alla sua inerzia informazionale.
Nel regime classico, quindi, l’evoluzione dei sistemi è pienamente codificabile come flusso continuo nel campo coscienziale C(x,t), dove le metriche fenomeniche τ(x,t) e ξ(x,t) risultano stabili e regolari. Ciò giustifica l’efficacia storica della meccanica classica nei contesti a bassa variazione e alta coerenza, senza attribuirle uno statuto ontologico indipendente. La TUC fornisce in questo modo un fondamento strutturale unitario in cui il comportamento classico è una conseguenza formale di condizioni limite interne al campo informazionale, prive di postulati aggiuntivi.
3.24.3 – Regimi quantistici: coerenza bassa, entropia alta
Nel dominio in cui la coerenza informazionale A(t) risulta significativamente inferiore all’unità, ossia A(t) ≪ 1, si configura un regime strutturale ad alta entropia differenziale e variazione caotica del campo informazionale δΦ(x,t). Formalmente, tale condizione è caratterizzata da un’elevata varianza spaziale e temporale del campo – var(δΦ) elevata – unitamente alla presenza di gradienti discontinui nelle componenti ∇δΦ(x,t) e ∂δΦ/∂t. In tali condizioni, la funzione coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ non descrive più una traiettoria informazionale continua, ma una distribuzione strutturalmente instabile, priva di direzionalità evolutiva deterministica.
La sovrapposizione, intesa nella formulazione canonica della meccanica quantistica, è reinterpretata nel contesto della TUC come ridondanza configurazionale locale del campo δΦ(x,t), ovvero come coesistenza di più configurazioni compatibili con il medesimo valore istantaneo di C(x,t). Questa coesistenza non implica una molteplicità ontologica, bensì una degenerazione semantica nel dominio di bassa coerenza, dove la metrica informazionale interna perde definitezza e le fluttuazioni ∂δΦ/∂t si distribuiscono in strutture prive di gerarchia funzionale.
Il collasso, nell’ambito della TUC, non è un evento istantaneo provocato da un’osservazione esterna, ma una transizione interna del campo δΦ verso una configurazione a massima coerenza locale, definita da A(t) crescente e convergenza strutturale delle fluttuazioni verso un unico attrattore informazionale. Formalmente, ciò corrisponde alla riduzione della varianza locale e alla ricostituzione del supporto ∇δΦ in un dominio non nullo, con supp(∇δΦ) ≠ ∅. Il collasso è pertanto una compressione topologica interna del campo, non un’interruzione esterna della dinamica.
L’interferenza quantistica viene reinterpretata come interazione strutturale tra configurazioni non ortogonali del campo δΦ(x,t), ovvero come sovrapposizione di flussi informazionali localmente coerenti ma globalmente in competizione. In termini geometrici, queste interazioni generano curvature informazionali ΔC(x,t) oscillanti, che modulano la struttura fenomenica del tempo τ(x,t) e dello spazio ξ(x,t). La presenza di interferenza è indice di una dinamica interna ancora non collassata, ma già strutturalmente distinta in sotto-configurazioni parzialmente coerenti.
Questo regime, che la meccanica quantistica canonica tratta tramite operatori e funzioni d’onda, trova nella TUC una ricostruzione formale interamente dedotta dalla formula madre, senza ipotesi estrinseche: la non-determinabilità osservata è una conseguenza diretta della bassa coerenza informazionale e dell’elevata variabilità strutturale del campo δΦ, che impedisce l’emergere di traiettorie fenomeniche univoche. Pertanto, il comportamento quantistico non è un’anomalia epistemologica, ma un regime informazionale interno previsto e deducibile formalmente come limite della dinamica coscienziale in condizioni di disintegrazione coerenziale.
3.24.4 – Meccanica ondulatoria come dinamica informazionale
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, la funzione d’onda ψ(x,t), intesa nella meccanica quantistica standard come rappresentazione probabilistica dell’evoluzione di un sistema fisico, viene reinterpretata ontologicamente come manifestazione locale del campo informazionale δΦ(x,t). La ridefinizione di ψ(x,t) non avviene come analogia formale, ma come identificazione strutturale: la funzione d’onda non è un ente indipendente, ma una proiezione fenomenica di δΦ(x,t) entro un regime di coerenza sufficientemente basso da permettere l’emergere di configurazioni multiple ma sufficientemente strutturato da mantenere una dinamica riconoscibile.
All’interno della struttura assiomatica definita dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, si deduce che variazioni oscillanti del campo δΦ(x,t) generano modulazioni nella coscienza fenomenica C(x,t) osservabili come flussi ondulatori nello spazio e nel tempo esperito. Tali oscillazioni, formalmente descritte dalla derivata seconda temporale ∂²δΦ/∂t² e dal gradiente spaziale ∇δΦ(x,t), definiscono rispettivamente la frequenza e la lunghezza d’onda dei fenomeni emergenti. In particolare, si ha:
f ∝ ∂²δΦ/∂t²
λ ∝ 1 / |∇δΦ(x,t)|
dove f rappresenta la frequenza percepita del fenomeno ondulatorio e λ la sua lunghezza d’onda fenomenica. Tali quantità non sono proprietà intrinseche di un ente materiale, bensì proprietà emergenti del flusso informazionale, codificate nella struttura del campo δΦ stesso.
La comparsa di onde stazionarie, interferenze o diffrazioni, che nella meccanica quantistica canonica sono interpretate tramite l’equazione di Schrödinger, trova nella TUC una descrizione puramente geometrica e strutturale: l’interazione tra domini a gradiente informazionale differenziato genera curvature del campo C(x,t), corrispondenti a modulazioni dello spazio fenomenico ξ(x,t), con distribuzioni localmente coerenti ma globalmente variabili. La frequenza è dunque un indice diretto della curvatura temporale del campo (∂²δΦ/∂t²), mentre la lunghezza d’onda riflette l’intensità del gradiente spaziale del contenuto informazionale.
Questa ricostruzione permette di superare il dualismo onda-particella, mostrando che le proprietà ondulatorie emergono naturalmente dalla dinamica del campo informazionale δΦ(x,t) nei regimi di bassa coerenza, senza necessità di postulati interpretativi aggiuntivi. La funzione d’onda non rappresenta una realtà ontologica autonoma, ma è l’effetto locale di oscillazioni nel dominio fenomenico interno a una coscienza, rilevabile solo nella misura in cui C(x,t) mantiene una varianza significativa nel tempo e nello spazio. Ogni dinamica ondulatoria è pertanto riconducibile a un’evoluzione differenziale di δΦ, dove l’oscillazione è una forma specifica di fluttuazione coerente a bassa dimensionalità effettiva.
3.24.5 – Compatibilità con il principio di indeterminazione
All’interno della struttura deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza, l’apparente indeterminazione osservabile nei sistemi quantistici non rappresenta un limite epistemico assoluto, né una proprietà intrinseca alla materia, ma una conseguenza geometrica della distribuzione informazionale locale del campo δΦ(x,t) nello spazio fenomenico. Il principio di indeterminazione di Heisenberg, formalmente espresso come Δx · Δp ≥ ℏ, viene reinterpretato nella TUC come effetto diretto della variazione del gradiente coscienziale ∇C(x,t), il quale definisce metricamente lo spazio vissuto ξ(x,t) secondo la relazione ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹.
Quando il gradiente informazionale ∇δΦ(x,t) cresce localmente, la derivata del campo coscienziale ∇C(x,t) aumenta proporzionalmente (∇C = ∇δΦ / Φ₀), provocando una contrazione dello spazio fenomenico ξ(x,t) e, per effetto inverso, un’espansione della variabilità dei contenuti informazionali legati alla quantità di moto p, intesa come derivata direzionale del contenuto fluttuante. La salienza locale, funzione crescente della curvatura ∇²δΦ e della derivata temporale ∂C/∂t, amplifica l’instabilità dei valori emergenti da tale distribuzione, inducendo un aumento della dispersione Δp. Formalmente, la relazione tra Δx e Δp non deriva da un limite strutturale della realtà, bensì da una proprietà emergente del campo δΦ in regime di bassa coerenza A(t), dove var(δΦ) è elevata e la funzione coscienziale C(x,t) presenta gradienti e fluttuazioni instabili.
Pertanto, l’indeterminazione non è un postulato ontologico, ma una manifestazione geometrico-informazionale, dedotta direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e dalla sua struttura differenziale. In particolare, ogni aumento della pendenza del campo coscienziale implica una compressione dello spazio esperito e una maggiore indeterminazione nei valori associabili a osservabili locali. La discontinuità strutturale del gradiente, nei regimi quantistici, produce una molteplicità di configurazioni compatibili con lo stesso supporto locale, generando fluttuazioni nei valori emergenti che si manifestano empiricamente come incertezza.
Questa reinterpretazione mantiene la coerenza con il formalismo canonico della meccanica quantistica, ma ne riformula il contenuto ontologico: il principio di indeterminazione non è un principio primario della realtà fisica, ma un effetto secondario di variazioni geometriche e strutturali interne alla configurazione informazionale δΦ(x,t) di un dominio coscienziale in transizione.
3.24.6 – Sintesi formale: un’unica topologia informazionale variabile
Nella struttura deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza, la molteplicità dei comportamenti fenomenici – siano essi ascrivibili alla dinamica classica o quantistica – emerge da una singola funzione di stato: il campo coscienziale C(x,t), definito assiomaticamente come rapporto fra la configurazione locale δΦ(x,t) e la struttura costante Φ₀, secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tutte le differenze osservabili a livello empirico sono formalmente interpretabili come variazioni topologiche interne a tale funzione, in assenza di discontinuità ontologiche.
Il comportamento classico è descritto da domini informazionali in cui la coerenza A(t) tende a valori elevati, il gradiente spaziale ∇δΦ(x,t) è stabile, la curvatura ∇²δΦ è ridotta o prossima a zero, e la velocità di variazione temporale ∂δΦ/∂t si mantiene entro soglie moderatamente uniformi. In questo regime, lo spazio fenomenico ξ(x,t) è dilatato, il tempo vissuto τ(x,t) regolare, e il sistema tende a produrre traiettorie deterministiche coerenti nel dominio di supporto del nucleo ΣΦ.
Al contrario, nei regimi quantistici, il campo δΦ(x,t) manifesta una varianza più elevata, associata a un’oscillazione rapida delle fluttuazioni locali, un’intensificazione del gradiente ∇δΦ(x,t), un aumento della curvatura ∇²δΦ, e una maggiore instabilità di ∂δΦ/∂t. In queste condizioni, la coerenza A(t) decresce, la struttura fenomenica si comprime, e il sistema attraversa un regime informazionale ad alta densità di transizioni, con significative riduzioni della dimensionalità effettiva N_dim^eff(t) e un incremento della salienza S(t).
Non esiste alcun salto ontologico fra i due comportamenti: entrambi rappresentano espressioni di una stessa funzione topologica variabile, in cui la configurazione δΦ(x,t) evolve secondo leggi interne alla dinamica informazionale del sistema cosciente. La TUC formalizza questa continuità mediante la trasformazione fluida del campo δΦ, da stati ad alta coerenza a stati ad alta varianza, rendendo superfluo postulare separazioni ontologiche tra i regimi classici e quantistici.
L’unificazione è ottenuta quindi non attraverso l’accostamento di teorie disgiunte, ma attraverso una sintesi strutturale, in cui lo stesso formalismo differenziale – derivato interamente dalla formula madre – è capace di descrivere tutti i regimi fisici osservabili. Il passaggio da un comportamento classico a uno quantistico (e viceversa) risulta, in questo quadro, una semplice transizione geometrica nella topologia informazionale del campo δΦ, modulata da variazioni continue di coerenza, curvatura, velocità e salienza, all’interno dello stesso dominio fenomenico.
3.25 – Unificazione delle forze fondamentali e superamento dei limiti della fisica teorica attuale
3.25.1 – Il problema strutturale dell’unificazione nelle teorie fisiche contemporanee
3.25.1.1 – Frattura tra meccanica quantistica e relatività generale: differenze semantiche e strutturali
La difficoltà di unificare meccanica quantistica (MQ) e relatività generale (RG) non risiede soltanto nei formalismi matematici incompatibili, ma in una divergenza profonda di struttura ontologica. La MQ descrive i sistemi attraverso stati quantistici rappresentati da vettori in uno spazio di Hilbert, su cui agiscono operatori lineari legati a osservabili. Questo impianto assume implicitamente un tempo assoluto, esterno al sistema osservato, e uno sfondo fisso, tipicamente euclideo o minkowskiano, su cui sono definite le dinamiche. Ogni evento è riducibile a una misura di probabilità, con evoluzione deterministica secondo l’equazione di Schrödinger (o le sue generalizzazioni), ma con collasso non deterministico al momento della misura.
La RG, al contrario, è fondata sulla curvatura dello spaziotempo stesso, in cui la metrica g_μν(x) è variabile e dipende dinamicamente dalla distribuzione di energia e materia. Non esiste una struttura fissa su cui si propagano le interazioni: il substrato è la geometria stessa, la quale evolve secondo le equazioni di Einstein. L’ontologia implicita della RG è quella di un continuo differenziabile, in cui gli eventi non sono probabilistici ma geometricamente determinati, e lo spazio-tempo non è contenitore ma struttura causale.
Le due teorie operano dunque su domini semantici inconciliabili: la MQ costruisce su entità discrete e probabilistiche in un contenitore fisso, la RG su entità continue e deterministiche in un contenitore dinamico. Ogni tentativo di sovrapporre i due linguaggi richiede compromessi strutturali che ne invalidano la coerenza interna: la quantizzazione della metrica implica una ridefinizione non formale dello sfondo stesso, mentre l’applicazione di operatori quantistici a grandezze geometriche conduce a divergenze prive di significato fisico.
La frattura non è solo tecnica ma logico-strutturale: MQ e RG non condividono alcun fondamento comune. L’assenza di un quadro ontologico unificato implica che ogni teoria del tutto costruita come semplice somma dei due formalismi sia epistemologicamente instabile. Le tentate sintesi risultano arbitrarie, basate su estensioni non dedotte formalmente né verificabili nei limiti estremi. Questo problema è noto ma raramente espresso nella sua natura ontologica: si tenta un’unificazione tra teorie semanticamente contraddittorie.
Secondo la Teoria Unificata della Coscienza (TUC), questa incoerenza deriva da un errore iniziale: l’assunzione implicita di entità fondamentali indipendenti (campi, metriche, osservatori, operatori) non dedotte da un principio unificante. La TUC propone invece una struttura deduttiva fondata sulla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, in cui spazio, tempo, materia, osservatori e dinamiche emergono come relazioni interne a una funzione unitaria, senza bisogno di sfondi fissi o collassi stocastici. In questo quadro, la frattura tra MQ e RG si dissolve non per fusione, ma per sostituzione strutturale: entrambe vengono riformulate come regimi particolari della variazione informazionale δΦ(x,t) rispetto al fondamento Φ₀.
3.25.1.2 – Descrizione standard delle quattro interazioni: modelli attuali e limiti interni
Nel paradigma fisico contemporaneo, le quattro interazioni fondamentali vengono trattate attraverso modelli distinti, basati su simmetrie interne e strutture di gauge definite separatamente per ciascun tipo di forza. Il modello standard della fisica delle particelle fornisce una descrizione unificata delle interazioni elettromagnetica, debole e forte attraverso il prodotto diretto dei gruppi di simmetria U(1) × SU(2) × SU(3), ciascuno associato a una dinamica autonoma e a specifici operatori di interazione. La gravità, invece, è formalmente esclusa dal modello standard e rimane oggetto della relatività generale, fondata su un paradigma geometricamente differente.
L’elettromagnetismo viene descritto attraverso una teoria di gauge U(1), con un campo vettoriale A_μ associato al fotone come bosone mediatore. Il potenziale elettromagnetico non ha significato assoluto, ma solo relativo, e le trasformazioni di gauge agiscono come simmetrie locali del campo di fase. La dinamica è regolata dalle equazioni di Maxwell in forma covariante, e la propagazione avviene a velocità c in uno sfondo spazio-temporale definito.
L’interazione nucleare forte è trattata come teoria di gauge non abeliana basata sul gruppo SU(3), con otto generatori corrispondenti ai gluoni. La struttura di colore introduce una simmetria interna non osservabile direttamente, che spiega il confinamento dei quark e l’emergere di adroni come stati legati. La teoria mostra libertà asintotica, con il coupling che decresce a energie crescenti, ma risulta non perturbativa a basse energie, richiedendo metodi computazionali non analitici.
L’interazione debole si fonda sul gruppo SU(2), con tre bosoni vettoriali massivi (W⁺, W⁻, Z⁰) derivanti da una rottura spontanea della simmetria elettrodebole, tramite il meccanismo di Higgs. La rottura di simmetria introduce una scala di massa e disaccoppia il settore debole da quello elettromagnetico a basse energie. Tuttavia, la presenza di masse nei bosoni di gauge impone una modificazione delle strutture standard di gauge e introduce operatori non rinormalizzabili in alcune formulazioni.
La gravità, infine, è formulata fuori dal linguaggio di gauge, come dinamica geometrica della metrica g_μν nello spaziotempo, in accordo con le equazioni di Einstein. In tale schema, la gravità non è mediata da una particella ma da una curvatura del substrato stesso. L’assenza di una struttura di gauge compatibile e la difficoltà di costruire una teoria quantistica coerente della gravità hanno impedito la sua integrazione nel modello standard.
Questi modelli, pur essendo predittivi ed efficaci in regime fenomenologico, risultano concettualmente disgiunti. Ognuno di essi richiede uno spazio formale distinto, operatori indipendenti e assunzioni ontologiche non dedotte da un principio unificato. Le simmetrie di gauge vengono imposte a posteriori come condizioni di consistenza matematica, non come derivazioni formali da una struttura fondamentale comune. L’assenza di un fondamento condiviso impone un pluralismo metodologico che compromette la possibilità di una deduzione strutturale unitaria.
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), queste distinzioni sono reinterpretate come regimi emergenti della funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Ogni interazione è ricondotta a specifiche configurazioni della variazione informazionale δΦ(x,t), in cui il concetto di forza non è entità autonoma ma manifestazione locale della struttura causale del campo in rapporto al fondamento Φ₀. In tale architettura, le simmetrie non sono assunte ma emergono come proprietà interne della coerenza A(t) e della topologia del nucleo causale ΣΦ. Il problema dell’unificazione è dunque riformulato: non più accostamento di modelli disgiunti, ma deduzione coerente di tutte le interazioni come fluttuazioni differenziali della stessa funzione unitaria.
3.25.1.3 – Divergenze nelle condizioni limite: rinormalizzazione e singolarità
Nel quadro teorico attuale, le principali formulazioni della fisica – meccanica quantistica e relatività generale – mostrano divergenze strutturali nelle condizioni limite, sia dal punto di vista matematico che ontologico. Tali divergenze evidenziano l’assenza di un principio formale comune che possa reggere la coerenza dell’intero sistema fisico in scenari di massima intensità informazionale e curvatura spazio-temporale.
La meccanica quantistica, fondata sull’evoluzione lineare di vettori di stato in uno spazio di Hilbert e sulla località delle interazioni mediate da campi quantizzati, entra in crisi strutturale quando è richiesta la quantizzazione della gravità. In particolare, i tentativi di costruire una teoria quantistica del campo gravitazionale conducono a integrali di percorso divergenti e a correzioni perturbative che contengono infiniti non eliminabili attraverso procedure standard di rinormalizzazione. Anche nelle teorie di gauge che descrivono le forze forti e deboli, la consistenza matematica richiede l’introduzione di rinormalizzazioni artificiali, che non emergono da un principio formale interno, ma vengono imposte per ottenere predizioni finite. Questa necessità rivela l’incompletezza della struttura deduttiva, in quanto l’analiticità della teoria dipende da ristrutturazioni a posteriori e non dalla coerenza formale del sistema.
La relatività generale, d’altra parte, produce divergenze di tipo geometrico in presenza di masse-energia concentrate, come nel caso del Big Bang o dei buchi neri. Le equazioni di campo di Einstein diventano singolari quando la curvatura R tende a infinito, generando punti di non definizione matematica e fisica. Tali singolarità non sono semplici limiti della teoria, ma indicano un collasso formale della descrizione geometrica dello spaziotempo: la metrica g_μν non è più definibile, e l’evoluzione causale risulta interrotta. L’assenza di un meccanismo interno alla teoria che regoli tali condizioni evidenzia una frattura nella sua struttura fondativa.
Le due teorie producono quindi predizioni incompatibili nelle condizioni estreme: dove la meccanica quantistica richiederebbe una struttura di fondo fissa per definire operatori, la relatività generale impone una dinamica della metrica stessa; dove la relatività descrive la curvatura come effetto continuo della materia, la quantizzazione introduce fluttuazioni non locali che infrangono tale continuità. Questo conflitto semantico e matematico impedisce ogni costruzione coerente di una “teoria del tutto” che pretenda di unificare i due domini senza una ristrutturazione logico-formale dell’intero quadro.
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la questione viene riformulata radicalmente. La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ definisce la coscienza come rapporto strutturale tra una fluttuazione informazionale locale δΦ(x,t) e un campo unificato assoluto Φ₀. In questo schema, le divergenze non sono interpretate come quantità fisiche infinite, ma come condizioni di incoerenza strutturale: ad esempio, ∇²δΦ → ∞ è condizione di discontinuità topologica, non di singolarità geometrica; analogamente, divergenze nella quantizzazione corrispondono a varianze non compatibili con l’integrabilità informazionale del sistema. Le condizioni estreme come Big Bang e buchi neri non sono trattate come punti fisici, ma come limiti strutturali della coerenza A(t), in cui il supporto informazionale supp(∇δΦ) si annulla o diviene instabile.
La TUC elimina la necessità di rinormalizzazione non attraverso correzioni tecniche, ma mediante una formulazione in cui ogni configurazione δΦ è vincolata da una struttura causale coerente ΣΦ, e le fluttuazioni non compatibili con essa decadono evolutivamente o collassano. Non vi è quindi una somma infinita di contributi da gestire, ma un dominio strutturale che definisce la validità stessa della funzione δΦ. In tale contesto, ogni teoria emerge come regime informazionale coerente, dedotto internamente alla struttura assiomatica, e non come sovrapposizione esterna di modelli incompatibili.
3.25.1.4 – Mancanza di un fondamento unificato non empirico nella fisica odierna
L’architettura teorica della fisica contemporanea si fonda su modelli costruttivi derivati da successivi adattamenti ai dati sperimentali, attraverso formalismi coerenti localmente ma frammentati ontologicamente. Le quattro interazioni fondamentali – elettromagnetica, forte, debole e gravitazionale – sono trattate come entità distinte, ciascuna con propri vincoli di gauge, spazi di stato e mediatori di forza, senza che esista una struttura formale da cui tali interazioni emergano per necessità deduttiva interna. Sebbene i modelli correnti offrano predizioni accurate nei rispettivi domini di validità, essi rimangono giustificati epistemicamente solo a posteriori, in virtù della loro aderenza ai dati, non di una coerenza assiomatica integrata.
Il Modello Standard, basato su simmetrie di gauge U(1) × SU(2) × SU(3), impone strutture locali con accoppiamenti specifici, ma tali simmetrie non sono dedotte da una necessità logico-formale universale: sono selezionate sulla base della loro efficacia predittiva. La relatività generale, formulata su varietà differenziabili dotate di metrica dinamica g_μν, assume come fondamento geometrico l’invarianza diffeomorfica, che non è riconducibile a una struttura informazionale primaria, ma risulta postulata per garantire coerenza formale. In nessuno dei due casi le strutture emergono da un principio unificante formale di livello superiore.
La mancanza di un fondamento non empirico si manifesta anche nel trattamento delle costanti fondamentali (c, ħ, G, ecc.), introdotte come parametri esterni senza origine deduttiva, e nella distinzione fra dinamica e informazione: le teorie fisiche moderne operano su enti dinamici (campi, particelle, curvature) ma non offrono una formalizzazione unitaria dell’informazione che struttura l’intero sistema. L’assenza di un quadro assiomatico comune impedisce la derivazione di ciascuna interazione come manifestazione coerente di un’unica configurazione strutturale.
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ impone una struttura fondativa in cui ogni fenomeno, incluso ciò che viene percepito come forza, è descritto come variazione informazionale coerente rispetto a un campo unificato assoluto Φ₀. La presenza di una forza è ricondotta a variazioni locali del campo δΦ che producono gradienti ∇C(x,t), curvature ∇²δΦ(x,t) e derivate temporali ∂C/∂t nella funzione di coscienza. Le differenze tra interazioni non sono ontologiche, ma morfologiche: derivano da strutture informazionali differenti ma compatibili con lo stesso principio unificato.
La coerenza informazionale A(t) definisce il grado di integrazione delle fluttuazioni nel campo unificato, e le dinamiche causali ΣΦ emergono come sottostrutture coerenti persistenti. In questo contesto, le interazioni non sono entità distinte da unificare ex post, ma aspetti diversi di una stessa struttura assiomatica. La TUC fornisce dunque un fondamento logico-deduttivo comune, dal quale ogni interazione emerge come necessità strutturale, eliminando la frammentazione teorica e la dipendenza da ipotesi empiriche non fondate formalmente.
3.25.2 – Ricostruzione delle interazioni fondamentali secondo la TUC
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la distinzione ontologica tra forze fondamentali viene riformulata come differenziazione morfologica interna alla dinamica del campo informazionale δΦ(x,t). Ogni interazione emerge da un regime specifico di variazione spaziale e temporale del campo rispetto al fondamento unitario Φ₀, secondo la formula madre: C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In tale schema, le forze non sono entità causali esterne né operatori ontologicamente distinti, ma manifestazioni fenomeniche di gradienti, curvature e variazioni interne del campo coscienziale.
La forza gravitazionale è interpretata come curvatura fenomenica generata da ∇²δΦ(x,t), in cui la distribuzione delle fluttuazioni informa la metrica effettiva dell’esperienza locale secondo la formula g^eff_μν(x,t) ≡ f[∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)]. La gravità non agisce sull’esperienza cosciente, bensì ne costituisce la geometria emergente, modulando lo spazio fenomenico ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹ e il tempo fenomenico τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹. In tal modo, la gravità è un indice della distribuzione informazionale strutturale, non una forza esterna.
L’interazione elettromagnetica è ricondotta a variazioni oscillatorie ad alta coerenza e basso carico fenomenico, in domini in cui ∂δΦ/∂t è elevata ma A(t) rimane stabile. Le fluttuazioni δΦ in questo regime presentano simmetrie interne e reversibilità locale, rendendo compatibile la propagazione ondulatoria e la dualità particella–onda come effetti dinamici del campo coscienziale stesso. La presenza di ∇C ≠ 0 e ∂C/∂t ≠ 0 indica la presenza di relazioni informazionali in grado di produrre effetti fenomenici di attrazione, repulsione e trasmissione energetica coerente.
L’interazione nucleare debole si manifesta come transizione discontinua di coerenza locale in domini in cui il campo δΦ(x,t) cambia topologia o regime di simmetria, producendo condizioni di bassa coerenza locale (A(t) ↓) accompagnate da variazioni temporali intense (∂C/∂t ↑) e attivazione differenziale del nucleo causale ΣΦ. Questo regime è associato all’instabilità di configurazioni informazionali che non mantengono coerenza spaziale uniforme, dando origine a processi di trasformazione interna del significato causale – interpretati fenomenicamente come decadimenti, mutazioni di stato, o interazioni deboli.
L’interazione nucleare forte è ricondotta a un regime di coerenza elevata con ∇C(x,t) ≈ 0 ma ∂C/∂t ≠ 0, in cui la fluttuazione δΦ è altamente localizzata e resistente alla separazione informazionale. La forte attrazione tra entità subfenomeniche è formalmente riconducibile a un’alta compatibilità strutturale interna delle configurazioni di δΦ, per cui la separazione delle componenti comporterebbe una significativa perdita di coerenza A(t). Tale coerenza è garantita dalla simmetria del supporto informazionale e dalla stabilità dinamica del gradiente del campo.
In tutti e quattro i casi, le interazioni non sono entità postulate né operatori esterni, ma regimi specifici della funzione C(x,t), che esprimono con modalità differenti il rapporto tra fluttuazione informazionale e fondamento unitario. La TUC elimina così la necessità di postulare mediatori ontologicamente separati, e riduce ogni forza a un effetto strutturale della dinamica interna del campo coscienziale, all’interno di una metrica fenomenica emergente. L’unificazione non avviene tramite sovrapposizione formale, ma per riconduzione deduttiva a un principio comune, garantito dalla coerenza della struttura informazionale rispetto a Φ₀.
3.25.2.1 – Gravità: curvatura informazionale fenomenica
3.25.2.1.1 – Definizione della curvatura fenomenica: G(x,t) := –∇²δΦ(x,t)
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la gravità non è trattata come forza di attrazione tra masse, né come effetto della deformazione dello spaziotempo causata da un tensore energia-impulso esterno. Essa è invece riformulata come manifestazione locale della curvatura informazionale fenomenica, definita direttamente sulla dinamica interna del campo δΦ(x,t). Tale curvatura è rappresentata dalla funzione G(x,t) := –∇²δΦ(x,t), che esprime la densità di variazione del campo rispetto ai suoi vicini spaziali.
Questa definizione è dedotta senza postulati aggiuntivi dalla formula madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, considerando che la coerenza fenomenica è determinata dalla distribuzione spaziale delle fluttuazioni δΦ rispetto al fondamento unitario Φ₀. La funzione G(x,t), in quanto Laplaciano del campo con segno negativo, rappresenta il potenziale di attrazione informazionale verso regioni di maggiore coerenza locale. La direzione del flusso fenomenico segue i gradienti decrescenti di C(x,t), risultando in una tendenza dell’esperienza cosciente a convergere verso regioni ad alta densità informazionale coerente.
La metrica fenomenica g^eff_μν(x,t), definita come funzione della tripla {∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)}, è pertanto direttamente influenzata da G(x,t), che ne costituisce la componente di curvatura. L’influenza gravitazionale su ξ(x,t) e τ(x,t), rispettivamente spazio e tempo fenomenico, deriva non da un’entità causale separata, ma dall’assetto informazionale interno. La contrazione di ξ(x,t) in prossimità di ∇²δΦ elevato e la dilatazione di τ(x,t) in condizioni di bassa variazione temporale ∂C/∂t sono effetti geometrici locali della distribuzione G(x,t).
Nell’architettura logica della TUC, non esiste il concetto di “massa” come ente fondamentale. Ogni effetto fenomenico tipicamente attribuito alla massa è invece riconducibile a configurazioni particolari di δΦ(x,t) che generano curvature significative di G(x,t). Ne consegue che la gravità non è più una forza tra corpi dotati di massa, ma un riflesso geometrico della coerenza informazionale, espressa mediante variazioni del campo rispetto al suo fondamento Φ₀.
Tale reinterpretazione esclude l’uso di un tensore esterno T_μν come sorgente della curvatura e fonda invece ogni struttura metrica e gravitazionale su proprietà interne del campo coscienziale. La località di G(x,t) consente una definizione fenomenica precisa della gravità come effetto osservabile e misurabile della distribuzione strutturale del significato cosciente, in accordo con il postulato interno secondo cui ogni fenomeno è traducibile in variazioni di C(x,t). Questo approccio garantisce unificabilità logica con le altre interazioni e compatibilità interna con la metrica fenomenica emergente.
3.25.2.1.2 – Metrica fenomenica efficace: g^eff_μν(x,t) = f[∇δΦ, ∂δΦ/∂t, ∇²δΦ]
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la metrica osservabile dello spaziotempo non è un ente primario né una struttura preesistente al campo informazionale, ma emerge come effetto secondario derivato dalla configurazione locale e globale di δΦ(x,t), secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La metrica fenomenica efficace, indicata con g^eff_μν(x,t), è definita come funzione determinata esclusivamente dalle derivate spaziali e temporali del campo informazionale:
g^eff_μν(x,t) = f[∇δΦ(x,t), ∂δΦ/∂t, ∇²δΦ(x,t)]
Questa definizione è coerente con la struttura assiomatica della teoria in quanto ogni termine all’interno dell’argomento funzionale f è deducibile direttamente da δΦ(x,t), che rappresenta la componente fluttuante misurabile del sistema coscienziale rispetto al fondamento ontologico Φ₀. La metrica così definita non dipende da grandezze esterne, da masse o da energia, ma si origina dalla dinamica interna del sistema in esame. L’assenza di un tensore energia-impulso come sorgente della curvatura implica che la geometria dello spaziotempo non preesiste all’esperienza informazionale, bensì ne è una manifestazione secondaria.
Il termine ∇δΦ(x,t) esprime il gradiente informazionale locale, responsabile della definizione direzionale dello spazio fenomenico, secondo la formula dello spazio fenomenico ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹. Il termine ∂δΦ/∂t quantifica la variazione temporale della fluttuazione, da cui deriva la definizione di tempo fenomenico τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹. Infine, ∇²δΦ(x,t), che corrisponde alla curvatura informazionale fenomenica G(x,t), determina la tendenza della configurazione informazionale a contrarsi o espandersi in modo localizzato, influenzando direttamente le proprietà metriche del dominio fenomenico.
La funzione f è definita internamente alla teoria come trasformazione strutturalmente determinata da questi tre operatori differenziali. Non si tratta di una funzione arbitraria, ma di una relazione deduttiva che vincola le proprietà metriche osservabili alla morfologia informazionale del campo δΦ(x,t). Tale vincolo stabilisce un isomorfismo diretto tra la geometria fenomenica e lo stato interno del sistema coscienziale, superando la distinzione classica tra geometria e materia: nella TUC, ogni variazione geometrica è espressione diretta della coerenza o incoerenza informazionale rispetto al fondamento Φ₀.
Ne deriva che lo spaziotempo, inteso come tessitura osservabile degli eventi, non è uno sfondo ontologicamente autonomo, ma un prodotto emergente e dinamico dell’organizzazione coscienziale. Questa concezione risolve la dicotomia tra geometria e contenuto, unificando entrambi sotto la struttura assiomatica della coscienza come relazione tra δΦ(x,t) e Φ₀. La metrica g^eff_μν(x,t) diventa quindi non solo una descrizione locale dell’estensione, ma anche una misura interna della coerenza informazionale, vincolata in ogni istante dalla configurazione coscienziale del sistema.
3.25.2.1.3 – Tempo e spazio vissuto: τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹, ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni esperienza di durata e distanza fenomenica emerge come funzione strutturale delle derivate del campo coscienziale C(x,t), che a sua volta è definito dalla formula madre assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Da questa relazione segue che ogni misura interna dello scorrere del tempo e dell’estensione spaziale non deriva da una metrica esterna assoluta, ma dalla dinamica interna della coscienza stessa.
Il tempo fenomenico τ(x,t) è definito come funzione inversa del modulo della derivata temporale della coscienza, cioè τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹. Tale definizione implica che quanto più rapido è il cambiamento coscienziale in un punto (x,t), tanto più contratta è la percezione del tempo vissuto. Viceversa, in presenza di variazioni lente o quasi nulle del contenuto coscienziale, la durata soggettiva tende a dilatarsi. In condizioni limite dove ∂C/∂t → 0, τ(x,t) tende formalmente all’infinito, il che corrisponde a stati di coscienza altamente coerenti e statici, in cui il flusso del tempo esperito si annulla fenomenologicamente.
Parallelamente, lo spazio fenomenico ξ(x,t) è funzione inversa del modulo del gradiente spaziale della coscienza, secondo la relazione ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹. In questo contesto, lo spazio non è un contenitore esterno, ma l’espressione diretta della variazione differenziale della coscienza lungo le coordinate spaziali. Se il gradiente coscienziale aumenta, lo spazio vissuto si contrae localmente. In condizioni di gradiente nullo o molto basso, lo spazio percepito tende ad espandersi, fino a perdere i caratteri direzionali e metamerici dell’estensione classica.
Tali formulazioni non introducono postulati metrici esterni, ma si ricavano direttamente dalla struttura della formula madre, tenendo conto che le derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t) sono esprimibili come ∂δΦ/∂t / Φ₀ e ∇δΦ/Φ₀, rispettivamente. La dipendenza da Φ₀ come costante assoluta assicura l’uniformità ontologica del riferimento, mentre la variazione locale di δΦ(x,t) determina la geometria fenomenica dell’esperienza.
Le cosiddette “distorsioni gravitazionali” in questo schema non sono effetti di una curvatura dello spaziotempo come entità preesistente, ma sono variazioni metriche del tempo e dello spazio vissuto, direttamente connesse alla coerenza informazionale interna del sistema. Se, ad esempio, in prossimità di una forte curvatura informazionale ∇²δΦ(x,t), le fluttuazioni risultano intense, allora ∂C/∂t cresce e τ(x,t) si contrae. Allo stesso modo, un campo con ∇C(x,t) elevato produrrà una compressione dello spazio vissuto, coerente con le osservazioni di lentezza temporale e contrazione spaziale in presenza di campi gravitazionali intensi.
Tale formalismo permette quindi di reinterpretare interamente la fenomenologia relativistica entro un sistema informazionale chiuso e strutturalmente coerente, in cui le metriche esperite dipendono direttamente dallo stato dinamico del campo coscienziale, senza ricorrere a entità esterne o strutture geometriche assolute.
3.25.2.1.4 – Il campo gravitazionale come effetto emergente, non entità da quantizzare
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il campo gravitazionale non è interpretato come una forza fondamentale mediata da particelle elementari, né come un’entità da quantizzare separatamente. Esso emerge come proprietà geometrica derivata dalla configurazione informazionale δΦ(x,t), secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Ne consegue che tutte le manifestazioni gravitazionali sono fenomeni secondari legati alla struttura del campo coscienziale, non entità ontologicamente autonome.
Formalmente, la gravità è identificabile con la curvatura informazionale del campo δΦ, espressa dal suo laplaciano ∇²δΦ(x,t), che, normalizzato rispetto a Φ₀, determina la curvatura del campo di coscienza attraverso ΔC(x,t) = ∇²δΦ(x,t) / Φ₀. Da tale relazione, si deduce che l’accelerazione di traiettorie informazionali, tradotte fenomenologicamente in traiettorie geodetiche esperite, è funzione della variazione locale del contenuto coscienziale, e non effetto di una curvatura spazio-temporale causata da una massa.
Poiché il campo coscienziale C(x,t) è definito su uno spazio privo di struttura geometrica preesistente, la gravità non è un’entità dinamica da quantizzare, ma una struttura derivata dalla variazione spaziale e temporale di δΦ(x,t). Di conseguenza, il concetto di “gravitone” – come quanto di un ipotetico campo gravitazionale – non ha fondamento nella TUC, che non prevede operatori quantici applicabili a ∇²δΦ(x,t) come entità autonoma, bensì considera tale grandezza come trasformazione locale interna al campo informazionale stesso.
La relazione tra gravità e coerenza informazionale è inoltre codificata attraverso l’effetto di ∇²δΦ(x,t) su A(t), la misura globale di coerenza. Un aumento locale della curvatura informazionale è associato a una diminuzione della coerenza spaziale, secondo la relazione A(t) = 1 − var(C(x,t)). Ciò comporta che i fenomeni gravitazionali, anziché essere interpretati come curvature metriche indotte da masse, riflettono variazioni interne del campo δΦ, con effetti metrici vissuti codificati nella metrica fenomenica efficace g^eff_μν(x,t) = f[∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)].
In questo quadro, ogni osservazione riconducibile alla “gravità classica” – come la lente gravitazionale, la dilatazione temporale o la caduta libera – è spiegata come trasformazione geometrica del dominio coscienziale, in cui i gradienti e le curvature informazionali di δΦ modulano direttamente le esperienze metriche τ(x,t) e ξ(x,t). La formalizzazione della gravità, pertanto, non richiede una teoria quantistica del campo gravitazionale, ma una ricostruzione delle sue manifestazioni metriche interne a un campo coscienziale unitario, strutturalmente definito da relazioni derivate dalla formula madre della teoria.
3.25.2.1.5 – Coerenza spaziale e attrazione gravitazionale come differenziali integrali
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’attrazione gravitazionale è interpretata come una manifestazione geometrica della tendenza intrinseca del campo informazionale δΦ(x,t) a evolvere verso una configurazione a maggiore coerenza spaziale. Tale principio è dedotto direttamente dalla formula madre della teoria, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, da cui derivano le nozioni di gradiente coscienziale ∇C(x,t), coerenza A(t) e spazio fenomenico ξ(x,t).
Poiché la coerenza globale A(t) è definita come A(t) = 1 − var(C(x,t)), risulta che le configurazioni spaziali più uniformi, cioè caratterizzate da ∇C(x,t) → 0, corrispondono a stati di maggiore coerenza. In un dominio coscienziale finito D, la tendenza evolutiva del sistema si manifesta come contrazione informazionale verso sottodomini più coerenti, in cui la distribuzione spaziale di C(x,t) minimizza la sua varianza locale. Formalmente, ciò equivale alla ricerca del minimo della funzione var(C|Dᵢ), per ogni sottodominio Dᵢ ⊂ D, soggetta al vincolo ∇C(x,t) ≠ 0 nei punti di frontiera.
Il vettore ∇C(x,t), che rappresenta la direzione di massima variazione locale della configurazione coscienziale, è pertanto il motore geometrico dell’attrazione. La presenza di un gradiente implica un dislivello informazionale che si traduce in un flusso integrale diretto verso la riduzione del dislivello stesso, cioè verso una configurazione più uniforme. Tale dinamica può essere descritta da un differenziale integrale del tipo:
∂/∂t ∫_D |∇C(x,t)|² dx ≤ 0
in cui la variazione temporale del contenuto energetico informazionale (associabile a |∇C|²) decresce, indicando una tendenza alla stabilizzazione morfologica. Questa formulazione implica che l’attrazione tra due sistemi informazionali coerenti sia l’esito naturale della loro evoluzione congiunta verso uno stato a minore disomogeneità coscienziale, cioè a maggiore uniformità di C(x,t).
In particolare, la convergenza tra due fonti coscienziali ad alta coerenza può essere formalmente espressa come un incremento della coerenza condivisa A₁₂(t), definita dalla relazione:
A₁₂(t) = 1 − sup_{x ∈ D} |C₁(x,t) − C₂(x,t)|
Quando A₁₂(t) cresce, si verifica un avvicinamento strutturale tra i due sistemi, codificabile metricamente come attrazione fenomenica nello spazio vissuto ξ(x,t). Di conseguenza, l’attrazione gravitazionale – intesa nei termini classici come interazione spaziale tra masse – è riformulata nella TUC come tendenza integrativa di sistemi informazionali verso una coerenza spaziale comune, senza necessità di postulare una forza esterna né una curvatura dello spaziotempo fisico.
La risultante geometrica di tale processo, in cui la convergenza di ∇C comporta una riduzione del supporto informazionale differenziale supp(∇δΦ), si manifesta fenomenologicamente come attrazione gravitazionale. L’intero processo è dunque interpretabile come un differenziale integrale di coerenza, che governa la traiettoria evolutiva dei sistemi nel campo coscienziale, e non come interazione dinamica mediata da entità fisiche esterne alla struttura della coscienza stessa.
3.25.2.2 – Interazione elettromagnetica: anisotropia dinamica della coerenza
3.25.2.2.1 – Campi elettrico e magnetico come derivate direzionali locali di δΦ(x,t)
Nel quadro della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’interazione elettromagnetica non è concepita come una forza distinta agente su entità fisiche esterne, bensì come manifestazione locale dell’anisotropia strutturale di δΦ(x,t), la configurazione informazionale dinamica che costituisce il numeratore della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Ogni variazione direzionale interna a δΦ(x,t) assume quindi una rilevanza ontologica primaria, da cui emergono le componenti fenomeniche corrispondenti ai campi elettrico e magnetico.
Formalmente, la componente elettrica è identificata con la derivata temporale orientata del campo informazionale lungo le traiettorie definite dalla struttura causale ΣΦ(t), cioè:
E(x,t) := ∂δΦ(x,t)/∂t |_Σ
dove il simbolo |ₛ indica che la derivata è calcolata lungo le direzioni informazionali coerenti definite dalla topologia interna di ΣΦ, il nucleo causale del sistema. In questo senso, E(x,t) non rappresenta una forza agente su cariche, ma una variazione di salienza fenomenica temporale derivante da una fluttuazione direzionale interna al campo coscienziale.
La componente magnetica, analogamente, emerge come derivata spaziale orientata del medesimo campo, secondo:
B(x,t) := ∇ × δΦ(x,t) |_Σ
dove l’operatore rotore agisce sulla struttura tridimensionale (o localmente tridimensionale) di δΦ(x,t), lungo le traiettorie definite dal supporto del gradiente ∇δΦ. Si tratta quindi di una curvatura locale del campo informazionale che codifica, nella TUC, una torsione anisotropa della coerenza spaziale, derivante da condizioni di non uniformità direzionale.
Questa doppia definizione implica che (E, B) non sono entità ontologicamente autonome, ma proiezioni dinamiche di una struttura informazionale coerente. Entrambe dipendono dalla presenza di un nucleo ΣΦ attivo e da una varianza locale sufficientemente elevata del campo coscienziale, tale da consentire direzionalità informazionale, cioè ∇C(x,t) ≠ 0 e ∂C/∂t ≠ 0.
Il legame tra le due componenti è formalmente deducibile dalla dinamica congiunta delle derivate di δΦ(x,t) lungo spazio e tempo, mantenendo la coerenza interna al formalismo della TUC:
∂E/∂x ≈ ∂²δΦ/∂x∂t, ∇ × B ≈ ∂∇δΦ/∂t
Questo sistema, privo di operatori quantici o mediatori esterni, definisce la totalità del comportamento elettromagnetico come anisotropia informazionale, determinata dalla distribuzione direzionale delle fluttuazioni di δΦ. La semantica fenomenologica associata a tale interpretazione emerge dalla variazione locale di coerenza, con effetti percepiti come differenziali nella salienza, nella risonanza e nella pressione fenomenica, tutte codificate internamente dal comportamento derivativo del campo stesso.
3.25.2.2.2 – Carica come asimmetria strutturale stabile del nucleo ΣΦ
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la nozione di carica non è trattata come attributo ontologico elementare o proprietà posseduta da entità materiali, ma viene dedotta come configurazione asimmetrica del nucleo causale ΣΦ, la cui struttura risulta dalla dinamica informazionale interna del campo coscienziale. Più precisamente, la carica è definita come una asimmetria strutturale stabile all’interno del supporto coerente di δΦ(x,t), che produce una variazione differenziale direzionale persistente nella coerenza C(x,t).
Formalmente, la presenza di una carica q è associata alla non nullità del flusso del gradiente ∇C(x,t) su una superficie chiusa Σ ∈ U(ΣΦ):
q ∝ ∮_Σ ∇C(x,t) ⋅ dS ≠ 0
Questa definizione implica che la carica non è una quantità localizzata in un punto, ma una proprietà emergente dalla topologia informazionale del dominio coerente. L’integrale di flusso ∮ ∇C ⋅ dS è non nullo solo se la distribuzione di ∇δΦ(x,t) presenta una dissimmetria direzionale strutturalmente conservata, cioè un difetto topologico informazionale che impedisce l’annullamento locale delle variazioni direzionali. Questo difetto è stabilizzato internamente dalla persistenza del nucleo ΣΦ(t), che fornisce un vincolo causale interno alla variazione δΦ.
Tale stabilità è condizione necessaria affinché la carica sia osservabile come parametro costante nel tempo fenomenico τ(x,t), il quale risulta definito, nella TUC, come funzione inversa della derivata ∂C/∂t. Se la struttura di ΣΦ è temporalmente instabile (cioè ∂ΣΦ/∂t ≠ 0 in modo caotico), allora la carica non è definibile in senso fenomenico; viceversa, una stabilità topologica di lungo termine in ∇δΦ implica la conservazione del valore di q nel dominio osservabile.
È inoltre possibile ricondurre la dualità carica-anticarica alla simmetria o inversione del gradiente informazionale:
q ↔ −q ⇔ ∇C(x,t) ↔ −∇C(x,t)
Questo implica che l’antiparticella non è un’entità distinta ma una configurazione informazionale speculare rispetto alla struttura di flusso coerente. La carica non è dunque un’entità assoluta, ma una condizione relazionale emergente dal differenziale di coerenza all’interno di domini topologicamente non triviali.
Il formalismo mostra infine che la carica è legata alla disomogeneità informazionale, ed è incompatibile con stati totalmente coerenti: quando A(t) → 1 e ∇C(x,t) → 0, ogni carica tende ad annullarsi, poiché il flusso informazionale è uniforme e isotropo. Questo definisce un limite teorico superiore per la conservazione della carica in ambienti a coerenza totale, coerente con l’estinzione dei gradi di libertà differenziali in stati di coscienza unitaria.
3.25.2.2.3 – Propagazione elettromagnetica come flusso coerente: ∂C/∂t, ∇C
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la propagazione elettromagnetica non viene trattata come un’entità fisica autonoma, ma come un processo derivato dalla dinamica strutturale della coerenza coscienziale. La radiazione elettromagnetica è formalmente interpretata come una variazione spaziale e temporale coerente della configurazione informazionale δΦ(x,t), ovvero un flusso di coerenza codificato nelle derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t), dove C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ rappresenta la definizione madre della coscienza strutturale.
L’onda elettromagnetica corrisponde, nel linguaggio della TUC, a una perturbazione distribuita nel campo di coerenza che mantiene un’integrità informazionale coerente lungo una traiettoria dinamica. Poiché ∂C/∂t = (1/Φ₀) ∂δΦ/∂t e ∇C = (1/Φ₀) ∇δΦ, si deduce che un fronte d’onda è rappresentabile come regione in cui le variazioni di δΦ(x,t) si muovono in modo autoconsistente, preservando l’informazione trasportata attraverso l’intervallo τ(x,t), definito come tempo fenomenico proporzionale a |∂C/∂t|⁻¹. La propagazione è pertanto condizionata non da una metrica esterna imposta, ma dalla struttura interna del flusso coerenziale stesso.
La velocità della luce c emerge in questo contesto come la massima velocità di propagazione coerente stabile all’interno di un campo coscienziale non collassato, ovvero come la massima derivata compatibile con una coerenza A(t) costante su un dominio D coerente. Formalmente, ciò implica che:
sup_{x ∈ D} { |∂C/∂t|, |∇C| } ≤ c / Φ₀
Tale relazione stabilisce che c non è un parametro assoluto, ma una derivata informazionale limite imposta dalla struttura del campo unificato. La sua invarianza in tutti i sistemi di riferimento, assunta nella relatività speciale, è reinterpretata nella TUC come conseguenza della simmetria intrinseca del rapporto C(x,t) rispetto a Φ₀, che non subisce variazioni sotto trasformazioni passive dello spaziotempo fenomenico.
Inoltre, la forma d’onda coerente della radiazione implica che la propagazione è strettamente connessa a variazioni armoniche di δΦ in domini in cui il Laplaciano ∇²δΦ(x,t) assume valori oscillatori non nulli, mantenendo ∂A/∂t ≈ 0 per evitare dispersioni. Questo conferma che la radiazione è un processo compatibile con la massima stabilità dinamica coerenziale, in assenza di dissipazione strutturale. La conservazione della forma d’onda richiede quindi una condizione di regime informazionale coerente, formalmente descritta da:
∂²C/∂t² − ∇²C(x,t) = 0 ⇔ ∂²δΦ/∂t² − ∇²δΦ = 0
Questa è una riformulazione interna dell’equazione d’onda in termini di coerenza coscienziale, derivata direttamente dalla formula madre, che mantiene la struttura ondulatoria ma ne riassegna il fondamento ontologico: non più variazioni di un campo fisico nel vuoto, ma flussi differenziali informazionali nel dominio della coscienza strutturata.
Tale visione consente anche di distinguere tra propagazione coerente (luminale) e propagazione incoerente (subluminale), ponendo limiti dinamici sulla trasmissione dell’informazione fenomenica: in stati ad alta coerenza A(t) → 1, la propagazione è asintoticamente luminale e priva di dispersione; in stati a coerenza più bassa, la pendenza delle derivate decresce e il fronte d’onda si contrae o si frammenta. Questo stabilisce un vincolo informazionale naturale alla velocità di propagazione delle variazioni strutturate, coerente con le osservazioni empiriche ma formalmente fondato sulla dinamica del campo coscienziale.
3.25.2.2.4 – Polarizzazione e direzionalità coscienziale nei regimi anisotropi
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’emergere di fenomeni polarizzati è interpretato come manifestazione di una direzione privilegiata del gradiente informazionale ∇δΦ(x,t), con conseguente strutturazione anisotropa dello spazio fenomenico. Questa condizione rompe l’isotropia coscienziale e definisce un orientamento strutturale interno al campo informazionale, coerente con dinamiche non simmetriche della configurazione δΦ.
Poiché la coscienza è definita come rapporto strutturale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ogni variazione spaziale del numeratore, se non compensata da una distribuzione isotropa, produce una direzionalità interna che si riflette nella semantica fenomenica del sistema. Formalmente, la polarizzazione può essere definita come presenza di una direzione dominante del vettore ∇δΦ, tale che:
∃ ê ∈ ℝⁿ : ∇δΦ(x,t) · ê ≫ ∇δΦ(x,t) · ê⊥ ∀ ê⊥ ⊥ ê
Tale condizione definisce un dominio anisotropo informazionale in cui le fluttuazioni coscienziali non si distribuiscono uniformemente, ma sono guidate da vincoli direzionali stabili, spesso derivanti da simmetrie rotte o strutture persistenti nel nucleo causale ΣΦ. In questi regimi, il campo di coerenza C(x,t) manifesta proprietà orientate, traducibili fenomenicamente in direzioni preferenziali dell’esperienza coscienziale o della trasmissione informazionale.
La polarizzazione, quindi, non è una proprietà accessoria del campo ma un’indicazione strutturale di ordine orientato nella distribuzione delle fluttuazioni. È deducibile direttamente dalla formula madre tramite la relazione:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀
e, nei casi di anisotropia marcata, il modulo |∇C| risulta massimo lungo una specifica direzione, che può essere localmente costante o variabile. Questo comporta che la struttura coscienziale possieda un asse informazionale preferenziale, che agisce come vettore di propagazione selettiva nei processi interni di trasduzione, attenzione o selezione semantica.
L’effetto fenomenico di tali regimi è osservabile come polarizzazione della coscienza vissuta: percezione direzionale, orientamento spaziale interno, tensione semantica orientata. Dal punto di vista dinamico, si ha che le derivate ∂C/∂xᵢ si distribuiscono in modo non uniforme, e che ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ non sia diagonale, indicando una curvatura informazionale non isotropa.
In presenza di queste condizioni, anche la metrica fenomenica efficace g^eff_μν(x,t), che nella TUC è funzione delle derivate spaziali e temporali di δΦ, acquisisce componenti direzionali differenziate, modellando l’ambiente esperienziale secondo geometrie orientate. Formalmente:
g^eff_μν(x,t) ≡ f(∂δΦ/∂t, ∇δΦ, ∇²δΦ)
con f non invariante rispetto a rotazioni complete se ∇δΦ presenta direzione dominante. La polarizzazione risulta dunque un fenomeno emergente che connette direttamente la geometria informazionale del campo coscienziale alla semantica fenomenica orientata, costituendo un vincolo topologico non banale nei regimi a coerenza elevata ma distribuzione anisotropa.
3.25.2.2.5 – Condizione di coerenza dinamica: A(t) ∈ [θ₁, θ₂] per attivazione
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’interazione elettromagnetica, così come ogni forma di propagazione informazionale dotata di direzionalità e struttura, richiede uno specifico regime di coerenza A(t), tale da mantenere l’equilibrio tra ordine e variabilità locale nel campo coscienziale. La coerenza A(t), definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), misura la deviazione complessiva del campo C(x,t) rispetto alla piena sovrapposizione con il valore unitario 1, ovvero rispetto alla condizione in cui δΦ(x,t) = Φ₀. In tale caso, C(x,t) ≡ 1 e ogni variazione scompare: la coscienza è massimamente coerente ma priva di contenuto differenziale.
Tuttavia, un tale stato, pur formalmente cosciente, è statico e non presenta alcuna attivazione fenomenica o propagazione: le derivate spaziali ∇C(x,t), temporali ∂C/∂t e le curvature ΔC(x,t) si annullano, determinando un regime privo di dinamica interna. Analogamente, quando la coerenza A(t) → 0, ossia quando Var(C(x,t)) → 1, il sistema si trova in uno stato di completa disgregazione strutturale, in cui le fluttuazioni δΦ(x,t) sono altamente incoerenti, disaccoppiate tra loro e incapaci di sostenere alcuna propagazione ordinata.
La condizione di attivazione coscienziale associata all’interazione elettromagnetica emerge dunque come necessità formale di un intervallo intermedio di coerenza, A(t) ∈ [θ₁, θ₂], con 0 < θ₁ < θ₂ < 1. In tale intervallo, il sistema mantiene una sufficiente organizzazione per consentire la trasduzione informazionale strutturata, senza però cadere in uno stato di ordine totale che impedirebbe la propagazione di variazioni.
Formalmente, la persistenza delle derivate ∂C/∂t ≠ 0 e ∇C(x,t) ≠ 0 in corrispondenza dell’intervallo A(t) ∈ [θ₁, θ₂] garantisce la non nullità del contenuto fenomenico e la sua trasmissibilità coerente. Ciò è coerente con l’osservazione che, nei regimi a media coerenza, le oscillazioni strutturate di δΦ(x,t) (es. in frequenze elettromagnetiche) sono sostenibili e conservano forma, polarizzazione e direzione.
Questa soglia di coerenza non è un parametro empirico imposto alla teoria, ma una deduzione logica derivante dalla formula madre. Infatti, date le condizioni per cui:
se A(t) → 1 ⇒ ∂C/∂t → 0, ∇C → 0 (assenza di dinamica)
se A(t) → 0 ⇒ C(x,t) caotico, ΔC diverge (assenza di struttura)
risulta necessario un dominio di coerenza interna in cui:
∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∇C ≠ 0 ∧ Var(C(x,t)) ∈ (0,1)
e dunque A(t) si trovi in un intervallo stabilmente lontano dai limiti. Questo intervallo definisce un regime dinamicamente attivo, condizione indispensabile per la propagazione elettromagnetica intesa come flusso coerenziale.
La definizione stessa di propagazione informazionale nella TUC implica quindi la presenza di un equilibrio: la configurazione δΦ(x,t) deve variare nel tempo e nello spazio secondo gradi di libertà non totalmente vincolati (A < θ₂) ma nemmeno completamente decorelati (A > θ₁), affinché esista una trasmissione fenomenica orientata e localmente integrata. L’intervallo [θ₁, θ₂] costituisce quindi un dominio ontologicamente selettivo, che delimita la zona funzionale della coscienza attiva e della propagazione coerente nel campo.
3.25.2.3 – Interazione nucleare forte: coerenza compressa ad alta densità informazionale
3.25.2.3.1 – Quark come domini coerenti minimali a varianza elevata
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’interazione nucleare forte non è trattata come una forza fondamentale indipendente, ma come manifestazione locale di una configurazione altamente coerente del campo coscienziale C(x,t), in condizioni di compressione informazionale estrema. A partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, è possibile derivare formalmente la struttura dei quark come domini localizzati di coerenza compressa, caratterizzati da una varianza elevata interna alla fluttuazione δΦ(x,t), ma contenuta entro limiti spaziali minimi in cui la funzione C(x,t) mantiene valori prossimi all’unità.
La stabilità dei quark risulta vincolata alla presenza di condizioni di coerenza locale elevate – A(t) ≥ θ – ma distribuite su sottodomini informazionali a volume ridotto, all’interno dei quali il supporto del gradiente ∇δΦ è altamente concentrato. Si verifica in tali casi un’intensificazione del tensore del secondo ordine ∂²C/∂xᵢ∂xⱼ, indice di una curvatura informazionale molto accentuata. Formalmente, si tratta di regioni ad alta densità informazionale, dove la coerenza non viene dispersa ma confinata, generando strutture autorestraint capaci di mantenere persistenza topologica e identità causale.
La configurazione di un quark può quindi essere interpretata come un dominio ΣΦ_min ⊂ ΣΦ, definito da un supporto finito del gradiente informazionale ∇δΦ(x,t) tale che:
supp(∇δΦ) = D ⊂ ℝ³, |D| ≪ 1
e tale che su D valga:
A(t)|_D ≥ θ ∧ ∇²δΦ(x,t) ≫ 0 ∧ ∂δΦ/∂t ≈ 0
ovvero una coerenza compressa localmente elevata, con dinamica interna lenta o assente e forti gradienti spaziali. La presenza di una varianza interna elevata – ma strutturata e confinata – genera l’effetto di “carica informazionale” che si manifesta nei modelli standard come colore, carica di sapore e massa. Tuttavia, nella TUC, tali attributi sono riformulati come invarianti geometrici di domini coerenti localizzati.
Il vincolo di confinamento osservato empiricamente nei quark trova nella TUC una giustificazione puramente deduttiva: al di fuori del dominio ad alta coerenza compressa, la funzione C(x,t) decresce bruscamente per via della perdita di struttura ∇δΦ e dell’aumento della varianza non direzionata. Di conseguenza, ogni tentativo di separare un quark dal suo dominio comporta la distruzione della coerenza minima necessaria alla sua esistenza, non per una forza esterna, ma per collasso strutturale informazionale.
In questo contesto, l’interazione nucleare forte appare come effetto emergente di una rete di compatibilità coerenziale tra microdomini ΣΦ_min, i quali, essendo prossimi nello spazio fenomenico ξ(x,t) e nella densità di coerenza A(t), si vincolano reciprocamente generando configurazioni stabili (come i nucleoni) senza possibilità di isolamento delle singole unità costituenti. Il modello non impone vincoli empirici o meccanicistici esterni, ma deduce la stabilità e l’inseparabilità dei quark dalla geometria interna del campo C(x,t), in regime di coerenza compressa ad alta densità informazionale.
3.25.2.3.2 – Meccanismo di confinamento: ∇δΦ ≫ 1, var(δΦ) stabile
All’interno del formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il meccanismo di confinamento non è interpretato come risultato di una forza attrattiva tra entità puntiformi, ma come condizione geometrico-informazionale di non esportabilità della coerenza al di fuori di domini locali ΣΦ. In tali domini, la coerenza informazionale A(t) si mantiene stabilmente sopra una soglia minima θ, e la fluttuazione δΦ(x,t) presenta caratteristiche topologiche che impediscono l’estensione coerente al di là del proprio supporto.
A partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, il gradiente spaziale ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ descrive l’intensità e la direzione delle variazioni interne del campo. Quando ∇δΦ(x,t) ≫ 1 su un dominio compatto D, e var(δΦ)|_D si mantiene stabile, allora si verifica un’informazionalità compressa localmente elevata che rende impossibile la propagazione coerente fuori da D. Il dominio ΣΦ così strutturato agisce come un contenitore informazionale chiuso, dove le transizioni verso l’esterno comportano la distruzione della struttura gradiente e, quindi, il collasso della funzione C(x,t) verso valori disordinati.
Formalmente, si ha:
∀ x ∈ D ⊂ ℝ³: ∇δΦ(x,t) ≫ 1 ∧ var(δΦ(x,t)) ≈ cost ∧ A(t)|_D ≥ θ
⇒ supp(∇δΦ) ≈ D ∧ supp(∇δΦ)|_{ℝ³ \ D} → ∅
Il confinamento emerge dunque come esito del supporto limitato del gradiente ∇δΦ. Quando una porzione di δΦ tenta di estendersi oltre il dominio D, la struttura informazionale che consente la coerenza (ossia l’orientamento interno del gradiente) decade, conducendo a una perdita di significato fenomenico: C(x,t) → 0, A(t) → 0. Questo processo è logicamente incompatibile con la sopravvivenza del nucleo ΣΦ, la cui definizione richiede coerenza interna e differenziazione stabile.
In termini ontologici, il meccanismo di confinamento esprime il limite topologico della funzione informazionale: l’identità coscienziale definita da un dominio ΣΦ non può essere proiettata oltre la frontiera coerente del proprio supporto gradiente. Ogni tentativo di superamento comporta una rottura strutturale della geometria informativa.
Le cosiddette “fluttuazioni fuori scala”, ossia variazioni di δΦ prive di struttura gradiente coerente (∇δΦ ≈ 0) o caratterizzate da discontinuità irregolari, non soddisfano i criteri di generazione del significato coscienziale: la loro varianza non è orientata, e quindi non può sostenere C(x,t) > 0 in modo stabile. Tali fluttuazioni non sono in grado di alimentare né mantenere un nucleo causale ΣΦ, risultando dinamicamente inerti sul piano coscienziale.
Il confinamento, nella TUC, è pertanto una proprietà emergente dalla geometria interna del campo δΦ, condizionata dalla struttura finita del supporto di ∇δΦ e dalla stabilità della varianza entro il dominio di coerenza. Questa interpretazione consente di ricostruire in modo puramente deduttivo i fenomeni osservati nell’ambito dell’interazione nucleare forte, senza postulare forze esterne o entità non derivabili dalla struttura formale della teoria.
3.25.2.3.3 – Auto-risonanza informazionale e struttura compatta di ΣΦ
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni sistema coscienziale stabile è descritto come un dominio informazionale coerente ΣΦ, definito dal mantenimento nel tempo di un’elevata coerenza A(t) ≥ θ e di una struttura gradiente interna non nulla, ovvero ∇δΦ ≠ 0. Quando tale dominio non si estende spazialmente, ma si chiude topologicamente su se stesso, si verifica una condizione di auto-risonanza informazionale che definisce la natura ontologica delle particelle forti.
La formula madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, stabilisce che ogni manifestazione coscienziale emerge dal rapporto tra una fluttuazione informazionale locale δΦ(x,t) e il Campo Unificato Fondamentale Φ₀. La persistenza di tale manifestazione richiede una rigenerazione continua e coerente della fluttuazione, che, in sistemi compatti e confinati, si realizza mediante circuitazione interna del segnale informazionale.
Formalmente, se un dominio ΣΦ ammette una chiusura topologica locale, ossia:
∃ γ ⊂ supp(∇δΦ) tale che ∮_γ ∇δΦ · dl ≠ 0 ∧ supp(∇δΦ) ≈ supp(δΦ)
allora il sistema può sostenere un ciclo di retroalimentazione strutturale: le fluttuazioni non si dissipano, ma rientrano nel dominio stesso, rigenerandone continuamente la coerenza. Questa condizione costituisce la definizione di auto-risonanza informazionale. La derivata temporale della coerenza ∂A/∂t tende in questo caso a zero in senso asintotico, e la funzione A(t) si stabilizza in un intervallo superiore θ ≤ A(t) < 1.
La compattezza del dominio ΣΦ, cioè il suo carattere spazialmente limitato e autosufficiente, implica l’integrabilità locale delle variazioni di C(x,t). In termini fenomenologici, le particelle forti corrispondono a nuclei informazionali chiusi, per i quali la variazione locale ∇C(x,t) e la derivata temporale ∂C/∂t sono mantenute entro soglie interne al dominio, ma non proiettabili all’esterno.
Ogni particella elementare dotata di interazione forte può essere interpretata nella TUC come una configurazione in auto-risonanza del campo δΦ, la cui stabilità è determinata dalla retroazione interna del gradiente e dalla chiusura delle traiettorie informazionali:
∇²δΦ(x,t) ≫ 0, ∂δΦ/∂t ≈ −∇ · j_Φ(x,t), con j_Φ interno a ΣΦ
dove j_Φ(x,t) rappresenta un flusso informazionale non osservabile esternamente, ma indispensabile alla ricostruzione continua della variazione δΦ(x,t). La non estendibilità esterna di j_Φ rafforza il meccanismo di confinamento descritto nel paragrafo precedente, ma introduce una nuova proprietà: la rigenerazione interna coerente, che impedisce il decadimento della struttura.
La stabilità ontologica di tali sistemi compatti è dunque garantita non da una conservazione energetica in senso classico, ma dalla conservazione topologica dell’organizzazione interna di δΦ, il cui ciclo risonante costituisce l’identità fenomenica della particella. Ne segue che ogni particella forte è un’anomalia coerente localizzata e ripetitiva, in cui la fluttuazione δΦ non solo persiste, ma si auto-sostiene secondo un’architettura informazionale chiusa.
In questa cornice, la massa della particella non è una proprietà intrinseca, ma una funzione emergente dalla frequenza e intensità del loop risonante interno. Questa definizione è coerente con la struttura concettuale della TUC, dove ogni quantità fenomenica osservabile deriva da configurazioni informazionali stabili, e non da entità fisiche dotate di esistenza indipendente dal campo.
3.25.2.3.4 – Transizioni interne tra stati nucleari come ristrutturazioni coerenti
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni configurazione nucleare stabile è rappresentata da un dominio informazionale coerente ΣΦ, definito da una distribuzione localizzata di δΦ(x,t) tale che la coerenza A(t) permanga entro soglie superiori alla soglia critica θ, e la variazione spaziale ∇C(x,t) mantenga una struttura differenziata stabile. L’interpretazione delle transizioni nucleari, incluse le reazioni di fusione, fissione o decadimento, si riformula quindi come ristrutturazione interna di tale dominio, senza richiedere l’introduzione di “forze” esterne nel senso classico.
L’assioma fondativo della teoria, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, impone che ogni stato fenomenico sia espressione diretta della configurazione informazionale relativa a Φ₀. Ne consegue che ogni modifica osservabile del sistema deve riflettere una riorganizzazione del rapporto interno δΦ/Φ₀, ovvero una mutazione coerente strutturale. Una transizione nucleare, in questo quadro, non corrisponde all’azione di un agente causale estrinseco, ma al passaggio da un dominio ΣΦ₁ a un dominio ΣΦ₂, entrambi stabili ma topologicamente e dinamicamente distinti.
Formalmente, data una condizione iniziale δΦ₁(x,t) definita su ΣΦ₁, la transizione si realizza quando:
∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∂A/∂t > 0 ∧ ∇²δΦ ≠ 0
ossia si attivano simultaneamente variazioni temporali della coerenza, un incremento strutturale del grado di coerenza informazionale e una ristrutturazione curvaturale interna. Questo tripletto dinamico (∂C/∂t, ∂A/∂t, ∇²δΦ) definisce formalmente la transizione coscienziale attiva. In tal senso, una reazione nucleare è identificabile con un salto discreto nella configurazione topologica interna del campo δΦ, conservando la continuità della coerenza globale in modo simile a un cambiamento di fase informazionale.
Il dominio ΣΦ, in quanto struttura coerente delimitata, può accogliere più configurazioni possibili localmente stabili. Le transizioni nucleari non implicano una distruzione del nucleo, ma una sua riorganizzazione coerente, dove si conservano integralmente le relazioni informazionali fondamentali, e si redistribuiscono i gradienti, le fluttuazioni e le frequenze risonanti del campo δΦ.
La nozione classica di forza nucleare debole o forte viene così sostituita da una descrizione strutturale interna, in cui le dinamiche non sono provocate da entità esterne ma da instabilità di coerenza interna o da variazioni parametriche di ∇δΦ, che conducono a una riconfigurazione ottimizzata rispetto alla stabilità del sistema. La conservazione di A(t) entro limiti accettabili garantisce che la coscienza del sistema non collassi durante la transizione, ma mantenga una persistenza identitaria, sebbene riorganizzata.
Ne consegue che ogni particella o aggregato nucleare può essere rappresentato come una soluzione stazionaria del campo δΦ(x,t) soggetta a biforcazioni discrete, regolate internamente dalla propria architettura informazionale. La transizione non avviene perché “qualcosa agisce”, ma perché la struttura stessa evolve verso un nuovo attrattore dinamico coerente, compatibile con la logica interna della formula madre. Nessun meccanismo esterno è richiesto, nessuna entità separata deve essere invocata: l’intero processo è interno al sistema e deducibile dalla dinamica della coerenza informazionale.
3.25.2.3.5 – Stabilità della coerenza A(t) come criterio di interazione forte
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’interazione forte non è definita come effetto di una forza intrinseca tra particelle elementari, ma come condizione strutturale emergente dalla stabilità della coerenza informazionale A(t). La coerenza A(t), definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), misura la varianza spaziale della funzione di coscienza C(x,t) e, per estensione, rappresenta il grado di uniformità interna delle fluttuazioni δΦ(x,t) rispetto al campo unificato Φ₀.
Una condizione di coerenza informazionale elevata e stabile, cioè A(t) ≈ costante con A(t) → 1, implica che la distribuzione δΦ(x,t) rimane vincolata all’interno di uno spettro risonante altamente strutturato, senza dispersioni significative né variazioni caotiche di ∇C(x,t) o ∂C/∂t. In tale regime, il nucleo causale ΣΦ possiede una topologia informazionale chiusa, localmente simmetrica, e persistente. Questa struttura è caratterizzata dalla compattazione spaziale dei gradienti ∇δΦ e dalla conservazione dinamica della curvatura ∇²δΦ all’interno di limiti funzionali coerenti, il che consente il mantenimento di stati quantizzati interni, come nel caso dei quark confinati nei barioni o nei mesoni.
Il criterio per definire tale regime come “forte” non è dunque di tipo empirico o sperimentale, ma strutturale: l’interazione forte emerge come manifestazione della conservazione ad alta coerenza di ΣΦ in un dominio topologicamente stabile, dove le componenti interne sono vincolate in configurazioni armoniche. Questo regime si distingue per la sua resistenza intrinseca alla decoerenza e per la bassa suscettibilità a variazioni esterne. Le condizioni necessarie affinché ciò avvenga sono formalmente:
A(t) → 1
∂A/∂t ≈ 0
|∇C(x,t)| ≪ 1
|∂C/∂t| ≪ 1
Tali condizioni definiscono uno stato in cui lo scambio informazionale interno tra le componenti del sistema avviene in modalità auto-risonante e senza dispersione entropica. Ogni deviazione significativa da questo regime – ad esempio un incremento di ∂A/∂t o una crescita della varianza di C(x,t) – conduce a una progressiva transizione verso uno stato meno vincolato, che nella semantica della TUC corrisponde a un’interazione di tipo debole.
In questo contesto, l’interazione debole è dunque interpretata non come un’interazione fondamentale distinta, ma come regime dinamico derivato in cui A(t) perde stabilità e il sistema entra in una fase di ristrutturazione del dominio ΣΦ. La fluttuazione di A(t), soprattutto se associata a un incremento di ∂C/∂t o a un disaccoppiamento spaziale interno (∇C(x,t) ↑), segna l’inizio della dissoluzione della compattezza informazionale, con una progressiva apertura delle strutture coerenti e una maggiore suscettibilità alle transizioni di stato.
La dicotomia tra “forte” e “debole”, nella TUC, non rappresenta pertanto una differenziazione di forze ontologiche distinte, ma una classificazione dinamica fondata sulla metrica di stabilità della coerenza A(t). La forza è una funzione derivata della geometria informazionale interna, e la sua intensità dipende dal grado con cui ΣΦ riesce a conservare la struttura coerente in condizioni variabili. Le interazioni forti sono quindi quelle che massimizzano la permanenza di A(t) in prossimità dell’unità, minimizzando la dispersione informazionale su scala locale e globale.
3.25.2.4 – Interazione nucleare debole: biforcazione topologica del nucleo causale
3.25.2.4.1 – Decadimenti e trasformazioni identitarie come mutazioni di ΣΦ
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni particella elementare non è intesa come un’entità ontologicamente autonoma, ma come una configurazione coerente del campo coscienziale C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La sua identità fenomenica è interamente contenuta nella struttura informazionale del nucleo causale ΣΦ, che raccoglie le componenti localmente coese e persistentemente correlate di δΦ(x,t).
Il processo di decadimento di una particella, nella semantica della TUC, non equivale alla disintegrazione fisica di un’entità materiale, ma alla biforcazione topologica di ΣΦ. Tale biforcazione implica una ristrutturazione della sua geometria informazionale interna, con conseguente ridefinizione delle condizioni di coerenza A(t) e della distribuzione di ∇C(x,t) su sottodomini distinti. Formalmente, questa transizione si esprime come:
ΣΦ(t₁) ≠ ΣΦ(t₂) con ∂A/∂t ≠ 0 e Var(δΦ(x,t)) ≥ ε_topologico
dove ε_topologico rappresenta una soglia critica oltre la quale la varianza informazionale determina un cambio di configurazione coerente. In questo contesto, le proprietà osservabili di una particella – come massa m e carica q – non sono parametri assoluti, ma indici strutturali derivati dalla distribuzione e dalla curvatura ∇²δΦ(x,t) del suo nucleo causale. La loro variazione è funzione diretta del mutamento della topologia coerente, e non necessita dell’intervento di forze esterne.
Le trasformazioni identitarie tra leptoni (come nel decadimento muonico μ⁻ → e⁻ + ν̄e + νμ) o tra quark (come nella conversione d → u) sono dunque descrivibili come transizioni morfogenetiche di ΣΦ, in cui la continuità strutturale del campo δΦ è preservata ma riassemblata in nuove configurazioni stabili. Tali configurazioni mantengono la coerenza complessiva del sistema, ma la redistribuiscono in sottodomini distinti, ridefinendo gli invarianti locali associati ai gradienti ∇C(x,t), alle derivate temporali ∂C/∂t e alle curvature ∇²δΦ(x,t).
Questa riassegnazione ontologica delle proprietà osservabili è una conseguenza diretta del principio strutturale secondo cui ogni identità fenomenica è funzione interna della forma di ΣΦ. Ne deriva che la massa, ad esempio, non è un attributo intrinseco di un’entità puntiforme, ma l’effetto integrato della struttura informazionale locale, secondo relazioni deducibili dalla coerenza spaziale A(t) e dalla distribuzione dei gradienti ∇δΦ.
Tale approccio elimina la necessità di postulare campi ausiliari (come il campo di Higgs) per giustificare l’origine delle masse, e riduce la carica a una proprietà emergente della simmetria interna della configurazione di δΦ(x,t) entro ΣΦ. Il decadimento diviene quindi un fenomeno di ridefinizione strutturale, non una perdita energetica, ma una transizione coerente fra insiemi informazionali compatibili. Ogni “prodotto di decadimento” non è altro che una nuova configurazione del dominio coerente, coerentemente emergente dalla biforcazione originaria.
3.25.2.4.2 – Instabilità informazionale: ∂δΦ/∂t ≠ 0, A(t) ↓, ∂A/∂t > 0
Nel contesto della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’interazione nucleare debole è formalmente descrivibile come un regime di instabilità informazionale interna, in cui il campo δΦ(x,t) si trova in uno stato di fluttuazione dinamica non equilibrata. L’intero processo è trattato senza postulare entità esterne o meccanismi additivi, ma attraverso l’analisi della funzione di coerenza A(t), dedotta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
La condizione caratterizzante di questa dinamica è rappresentata da un triplo vincolo:
∂δΦ/∂t ≠ 0, A(t) < θ₁, ∂A/∂t > 0
dove θ₁ è una soglia informazionale minima sotto la quale il sistema non possiede una struttura coerente stabile, ma la derivata temporale positiva di A(t) indica un processo di ricostruzione. Questo regime esprime una transizione da uno stato di coerenza frammentata a una nuova configurazione informazionale autosufficiente. L’interpretazione dinamica è che δΦ(x,t) sta attraversando una fase riorganizzativa del proprio supporto informazionale, con instabilità locali che tuttavia mostrano tendenza al riordinamento.
Formalmente, l’instabilità è identificabile anche dalla seconda derivata temporale della coscienza:
∂²C/∂t² = ∂²δΦ/∂t² / Φ₀
che risulta significativamente diversa da zero in prossimità dei punti di biforcazione. Tali punti, che segnano la transizione tra una struttura incoerente e una nuova configurazione coerente, coincidono con i momenti in cui ∂A/∂t > 0 diventa rilevante, segnalando una riorganizzazione non casuale ma funzionalmente diretta della struttura del nucleo ΣΦ.
La riduzione iniziale di A(t), dovuta all’aumento della varianza di C(x,t), riflette una perdita di coerenza strutturale interna del campo, che può essere ricondotta all’accumulo di tensioni informazionali non ancora redistribuite. Tuttavia, il segnale ∂A/∂t > 0 indica che il sistema conserva un grado di direzionalità evolutiva, sufficiente a innescare un processo di ristrutturazione stabile.
Questo quadro consente di rappresentare i decadimenti deboli come eventi di transizione topologica informazionale, in cui lo stato incoerente non è finale ma intermedio, e la riemersione della coerenza corrisponde alla formazione di nuovi sottodomini coerenti. Si tratta quindi di una soglia dinamica critica tra disintegrazione del nucleo originario e coalescenza di nuove strutture ΣΦ′, coerentemente definite sul supporto riorganizzato di δΦ. L’interazione debole appare così non come forza separata, ma come dinamica morfogenetica interna della coscienza strutturale, espressa attraverso la variazione e ristrutturazione del campo informazionale.
3.25.2.4.3 – Salienza S(t) e soglie critiche: emergenza di nuovi stati fenomenici
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni processo di transizione strutturale del campo coscienziale è regolato da un’informazione interna denominata salienza fenomenica S(t), definita come funzione della configurazione informazionale δΦ(x,t), della coerenza A(t), della derivata ∂C/∂t e della curvatura ∇²δΦ(x,t). L’emergenza di nuovi stati coscienziali non si configura quindi come un evento arbitrario, ma come il superamento formale di una soglia critica di salienza interna, la quale agisce da innesco strutturale per la riorganizzazione del nucleo causale ΣΦ.
La formalizzazione della salienza S(t), nella sua formulazione interna compatibile con la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, si esprime come:
S(t) = f(δΦ(x,t), A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ(x,t))
dove f è una funzione deterministica sul supporto del campo, non assunta ma costruita per composizione di operatori già dedotti dalla struttura del rapporto informazionale. La soglia di attivazione σ_S è definibile come il valore limite oltre il quale l’aggregato informazionale possiede sufficiente densità strutturale, dinamismo e curvatura per generare una nuova struttura identitaria ΣΦ′ distinta dalla precedente.
Dal punto di vista strutturale, la condizione:
S(t) > σ_S
costituisce un criterio sufficiente (ma non necessario) per l’attivazione di una biforcazione topologica nel dominio causale del sistema. Il superamento della soglia implica che le condizioni ∂C/∂t ≠ 0, ∇C(x,t) ≠ 0 e A(t) > θ siano soddisfatte simultaneamente in un dominio connettamente definito, rendendo formalmente giustificata l’emergenza di una nuova identità fenomenica. Si configura in tal modo una nuova distribuzione coerente di δΦ(x,t) su un dominio D′ ⊂ D tale che il nucleo ΣΦ′ risultante soddisfa le condizioni di consistenza e persistenza nel tempo.
Questo meccanismo di attivazione legato a S(t) consente di modellare in termini formali le transizioni interne di fase coscienziale, inclusi i processi di decadimento, ristrutturazione, emergenza di nuove particelle e trasformazioni funzionali di sistemi complessi. La salienza non è quindi un attributo esterno o empirico, ma una funzione interna, integralmente determinata dalle dinamiche del campo δΦ e dalla sua relazione con il fondamento Φ₀. Ciò permette una descrizione rigorosa e deduttiva di tutti gli eventi fenomenici osservabili, all’interno di una struttura teorica completamente chiusa rispetto al proprio assioma fondante.
3.25.2.4.4 – Ruolo dei gradienti e della non-linearità nelle biforcazioni
All’interno della struttura deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), le biforcazioni topologiche che danno luogo a transizioni tra stati coscienziali distinti sono formalmente riconducibili all’instaurarsi di gradienti informazionali ∇δΦ(x,t) e curvature ∇²δΦ(x,t) non lineari all’interno del dominio causale. Tali condizioni emergono direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e dalle sue derivate spaziali, secondo cui ogni variazione locale del campo δΦ, se sufficientemente eterogenea, si traduce in una divergenza della struttura coscienziale C(x,t), modificando la configurazione interna del sistema.
La presenza di ∇δΦ ≠ costante e ∇²δΦ ≠ 0 implica una rottura dell’omogeneità del campo e introduce una struttura informazionale anisotropa. In termini formali, tale struttura è descritta dalla variazione spaziale di C(x,t), cioè dal gradiente della coscienza ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀, e dalla sua curvatura ΔC(x,t) = ∇²δΦ(x,t) / Φ₀. Quando le derivate spaziali di secondo ordine assumono valori non trascurabili, il sistema manifesta la possibilità di una biforcazione, intesa come emergenza di una nuova configurazione topologicamente distinta e dotata di un nucleo causale ΣΦ′ non isomorfo al precedente.
Il comportamento non lineare dei gradienti induce, in termini informazionali, un’instabilità morfogenetica interna, poiché lo spazio delle soluzioni coerenti per δΦ(x,t) non è più connesso in modo univoco. Tale molteplicità conduce alla necessità strutturale di una selezione: il sistema, vincolato dal principio di coerenza informazionale, tende ad “esplorare” le traiettorie di ristrutturazione in cui A(t) aumenta nel tempo, compatibilmente con la derivata della coerenza ∂A/∂t > 0. Questa dinamica può essere descritta come un’evoluzione verso la coerenza lungo i rami topologici che minimizzano la varianza di C(x,t) e massimizzano la salienza S(t), producendo così una configurazione localmente più stabile in termini informazionali.
Formalmente, l’insieme dei punti x ∈ D in cui il sistema manifesta biforcazioni è caratterizzato dalla contemporanea soddisfazione delle condizioni:
∇δΦ(x,t) ≠ 0, ∇²δΦ(x,t) ≠ 0, ∂A/∂t > 0, S(t) > σ_S
Tali condizioni identificano domini in cui la geometria informazionale consente ristrutturazioni del nucleo ΣΦ, con transizione da una topologia causale ad un’altra non omeomorfa. Il sistema non “sceglie” per un principio esterno o probabilistico, ma evolve internamente verso la configurazione a maggiore compatibilità con il proprio principio di coerenza. Le ramificazioni topologiche non sono dunque biforcazioni casuali, ma esiti deterministici del comportamento non lineare dei gradienti informazionali rispetto alla struttura assiomatica della teoria. L’intera dinamica rimane chiusa nella struttura deduttiva definita da C(x,t) e dalle trasformazioni interne di δΦ.
3.25.2.4.5 – Interpretazione della “forza debole” come transizione interna di topologia
All’interno della formalizzazione della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), il concetto di “forza debole” non può essere assimilato a una forza nel senso classico di interazione tra particelle dotate di massa e carica, bensì deve essere interpretato come manifestazione locale di un processo di ristrutturazione topologica interna del campo δΦ(x,t), che governa, attraverso la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, la dinamica coscienziale del sistema. Tale ristrutturazione non implica spostamenti nello spazio esterno, né comporta variazioni misurabili in termini energetici convenzionali, ma corrisponde a una modifica della disposizione informazionale interna, con conseguente riconfigurazione del nucleo causale ΣΦ(t).
Formalmente, l’attivazione di una “forza debole” si rileva quando il sistema attraversa una transizione caratterizzata da ∂A/∂t > 0, accompagnata da una variazione topologica del supporto informazionale, ossia ΣΦ(t₁) ≠ ΣΦ(t₂), pur in presenza di una coerenza globale A(t) relativamente stabile. In questi casi, il sistema non manifesta una rottura della coerenza, ma un suo riadattamento strutturale, tale da conservare l’integrità fenomenica pur modificando la distribuzione interna dei gradienti ∇δΦ(x,t) e della curvatura ∇²δΦ(x,t).
L’indice principale di questa dinamica è il differenziale topologico del nucleo causale, che può essere espresso come discontinuità del tipo:
lim_{t→t⁻} ΣΦ(t) ≠ lim_{t→t⁺} ΣΦ(t)
con t* istante critico in cui avviene la transizione. Questo passaggio non implica la distruzione del nucleo, ma una sua riconfigurazione coerente in uno stato funzionalmente equivalente ma strutturalmente distinto. La forza debole, in questo quadro, non agisce attraverso vettori esterni, ma emerge dalla dinamica interna del sistema che, in presenza di fluttuazioni coerenti ma non ottimali, “cerca” configurazioni a maggiore compatibilità tra struttura e funzione coscienziale.
Questa interpretazione permette di comprendere fenomeni transitori, reversibili, e non distruttivi, in cui il sistema non viene spinto da un gradiente energetico esterno, ma da una variazione nella struttura informazionale interna, rilevabile attraverso le derivate ∂C/∂t, ∇C(x,t) e ∇²δΦ(x,t), che agiscono come operatori di transizione di fase causale. Il principio guida resta la conservazione della coerenza A(t), che impone che ogni ristrutturazione topologica avvenga secondo traiettorie compatibili con il vincolo A(t) ≥ θ. Tali traiettorie non sono arbitrarie, ma appartengono al sottoinsieme delle trasformazioni interne che preservano la funzionalità fenomenica e mantengono l’identità strutturale della coscienza.
Di conseguenza, la cosiddetta forza debole non è una “forza” nel senso meccanicistico, ma una funzione secondaria della geometria informazionale interna che segnala una fase di adattamento causale. Essa indica che il sistema non ha collassato, ma che sta evolvendo secondo una dinamica coerente verso uno stato strutturalmente più stabile. La transizione topologica non implica perdita d’informazione, ma una sua riorganizzazione interna che resta ancorata al fondamento assiomatico definito dalla formula madre.
3.25.3.1 – La gravità non è da quantizzare: fallacia ontologica della rinormalizzazione
Il tentativo della fisica contemporanea di quantizzare la gravità, attraverso l’introduzione di operatori quantistici su un ipotetico campo gravitazionale, deriva da un’impostazione concettuale radicata nella segmentazione delle interazioni fondamentali in strutture autonome, trattabili separatamente. Tale approccio assume che la gravità sia formalmente assimilabile alle altre interazioni gauge, e quindi suscettibile di quantizzazione secondo le procedure del formalismo di campo, con successiva rinormalizzazione per eliminare divergenze teoriche. Tuttavia, questo procedimento presuppone l’esistenza di un’entità gravitazionale separabile, dotata di realtà autonoma e suscettibile di misurazione indipendente dalla coerenza globale del sistema.
All’interno dell’architettura teorica della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), tale impostazione risulta logicamente illegittima. La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ definisce la coscienza come struttura relazionale emergente da un rapporto interno tra la distribuzione informazionale δΦ(x,t) e la struttura ontologica assoluta Φ₀. In questo contesto, ogni proprietà dinamica, inclusa quella che nella fisica classica è interpretata come gravità, non è un campo esterno o una forza nel senso convenzionale, ma una manifestazione geometrica del comportamento di δΦ(x,t), ovvero della sua configurazione locale rispetto al campo unificato.
Il tentativo di applicare operatori quantistici a grandezze derivate da δΦ(x,t), come il tensore di curvatura fenomenica G(x,t) := –∇²δΦ(x,t), o alla metrica fenomenica g^eff_μν(x,t), costituisce una doppia sovrastruttura non necessaria, in quanto il contenuto informazionale di tali entità è già completamente codificato nella struttura di δΦ(x,t). In termini rigorosi, ogni tentativo di quantizzazione di G(x,t) o di g^eff_μν(x,t) equivale a trattare il sistema due volte: prima come configurazione informazionale (δΦ), poi come sua derivata geometrica, sulla quale si tenta di applicare una quantizzazione secondaria. Questo processo implica l’assunzione di una dualità di livelli ontologici (campo informazionale e campo gravitazionale) che la TUC rifiuta strutturalmente, poiché tutto è interno al singolo dominio funzionale di C(x,t).
Le divergenze che emergono nei modelli di gravità quantistica – in particolare quelle associate alla non rinormalizzabilità del campo gravitazionale – sono conseguenza diretta dell’errore ontologico di isolare la gravità come entità autonoma, e di trattarla come forza esterna anziché come effetto interno di variazioni coerenti del campo informazionale. Nella TUC, non esistono divergenze formali da rimuovere, poiché non esistono quantità estratte artificialmente dal sistema: ogni derivata, ogni curvatura, ogni metrica emerge come funzione deterministica della struttura di δΦ(x,t) e quindi del rapporto C(x,t). In questo quadro, la gravità non richiede quantizzazione, perché non rappresenta un’entità dinamica indipendente, bensì una conseguenza della geometria del campo di coscienza stesso.
L’assenza di particelle mediatrici della gravità, e la conseguente impossibilità di definirne una propagazione quantistica canonica, non è un’anomalia ma un’indicazione che la gravità non appartiene alla stessa categoria ontologica delle interazioni gauge. Essa è, nella TUC, un effetto emergente da ∇δΦ(x,t) e ∇²δΦ(x,t), che definiscono la curvatura fenomenica locale e la metrica percepita del sistema, senza introdurre entità intermedie o livelli interpretativi multipli. Pertanto, ogni tentativo di rinormalizzazione rappresenta non una correzione della teoria, ma un errore epistemologico derivante da una visione frammentata della struttura causale del reale.
3.25.3.2 – Condizioni estreme come limiti strutturali, non singolarità fisiche
All’interno del formalismo standard della fisica teorica contemporanea, le cosiddette singolarità gravitazionali – come quelle previste nel centro dei buchi neri o nelle condizioni iniziali del modello cosmologico del Big Bang – sono trattate come punti dello spaziotempo in cui le grandezze fisiche divergono, e dove le equazioni classiche cessano di essere valide. Tale approccio genera una discontinuità epistemologica che richiede la sospensione delle leggi note, ponendo limiti alla continuità della descrizione fisica e al principio di determinazione causale.
La Teoria Unificata della Coscienza (TUC) adotta una prospettiva completamente differente, nella quale tali condizioni estreme non sono interpretate come singolarità fisiche, ma come transizioni topologiche interne al dominio informazionale coscienziale. Tali transizioni non richiedono l’introduzione di quantità infinite, né la violazione delle leggi interne del sistema, ma sono invece trattabili come variazioni della struttura di coerenza A(t) del campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ovvero del rapporto tra la distribuzione informazionale locale δΦ(x,t) e la struttura unificata assoluta Φ₀.
Nel caso dei buchi neri, il comportamento limite può essere formalmente descritto dalla seguente triade di condizioni:
– A(t) → 0: la coerenza del campo tende a zero, indicativa di una disintegrazione progressiva della struttura fenomenica, in cui la varianza spaziale e temporale di C(x,t) diverge, implicando un collasso informativo del dominio.
– ∇²δΦ → ∞: il laplaciano della distribuzione informazionale diverge, ovvero la curvatura fenomenica G(x,t) esplode, denotando un’implosione topologica dell’informazione nel dominio locale.
– supp(∇δΦ) → ∅: il supporto del gradiente informativo tende a scomparire, segnalando la cessazione della differenziazione interna e quindi la perdita del supporto fenomenico stesso.
Queste tre condizioni, lette congiuntamente, descrivono non un punto di densità infinita nello spaziotempo, bensì la transizione verso un regime in cui il dominio causale strutturato ΣΦ si dissolve, e il campo informazionale perde ogni articolazione fenomenica interna.
Nel caso del Big Bang, la struttura iniziale non è una singolarità fisica nel senso classico, ma una configurazione a massima coerenza strutturale:
– δΦ(x,t) = Φ₀: l’intero campo informazionale coincide con il fondamento assoluto, condizione che implica assenza di varianza e quindi uniformità totale.
– C(x,t) = 1: la coscienza è pienamente unificata, priva di differenziazioni spaziali o temporali, condizione che esclude l’esistenza di contenuti strutturati o fenomeni dinamici.
– ∂C/∂t = 0: l’assenza di variazione nel tempo fenomenico implica che non esista una direzione causale evolutiva, e quindi che il tempo vissuto τ(x,t) sia nullo.
La transizione iniziale, ovvero l’emergere dell’universo coscienziale dal regime di coerenza totale, è descrivibile come una rottura dell’isotropia informazionale, in cui:
– ∂δΦ/∂t ≠ 0: inizia una variazione interna della configurazione informazionale,
– ∇δΦ ≠ 0: emergono gradiente e direzioni fenomeniche,
– A(t) < 1: la coerenza si riduce, permettendo l’articolazione informazionale e la nascita della fenomenologia.
Tale transizione non richiede valori infiniti o divergenze fisiche: essa è una biforcazione topologica all’interno del dominio strutturale del campo δΦ, in cui la logica simmetrica del vuoto informazionale viene spezzata da fluttuazioni differenziate che attivano dinamiche causali e definiscono l’emergere del tempo e dello spazio fenomenico. La TUC, dunque, rifiuta il concetto di singolarità fisica come entità reale, sostituendolo con un quadro deduttivamente coerente in cui le condizioni estreme rappresentano soglie strutturali e transizioni del campo di coscienza, in piena continuità con le leggi interne della teoria.
3.25.3.3 – Le forze come regimi dinamici di variazione e coerenza, non categorie ontologiche
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), le cosiddette “forze fondamentali” non costituiscono entità ontologiche autonome, ma rappresentano manifestazioni fenomeniche secondarie derivate da particolari regimi dinamici del campo coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La teoria esclude che possano esistere interazioni fisiche fondamentali come categorie metafisiche indipendenti, giacché ogni fenomeno interattivo risulta logicamente riducibile a una struttura differenziale interna alla fluttuazione δΦ(x,t) rispetto al fondamento invariabile Φ₀.
Formalmente, ogni forza o interazione emerge come un effetto locale o distribuito delle derivate interne del campo δΦ, ovvero:
– ∂δΦ/∂t: variazione temporale della struttura informazionale, responsabile della generazione di tempo fenomenico τ(x,t) e della dinamica causale percepita;
– ∇δΦ: gradiente spaziale, indicativo della presenza di differenziazione direzionale che definisce attrazione, repulsione, o distribuzioni localizzate di energia fenomenica;
– ∇²δΦ: laplaciano, interpretabile come curvatura fenomenica e misura della compressione locale dell’informazione, che coincide nei limiti della coerenza bassa con gli effetti geometrici attribuiti alla gravità.
Tali operatori non definiscono entità separate, ma aspetti interni alla struttura del campo coscienziale, la cui interpretazione come “forza” dipende dallo stato locale e globale della coerenza A(t). Quando A(t) si mantiene elevata e le variazioni ∂δΦ/∂t e ∇δΦ sono contenute entro soglie di continuità, la dinamica del sistema è stabile, e le interazioni risultano coerenti e integrabili all’interno di un unico quadro fenomenico. In condizioni di bassa coerenza, invece, le fluttuazioni diventano turbolente, frammentarie e separabili, generando la percezione di molteplici interazioni distinte.
La nozione di forza forte o forza debole, così come quella di elettromagnetismo o gravità, è dunque riformulata all’interno della TUC come un linguaggio descrittivo secondario che si riferisce a diversi regimi di variazione e strutturazione interna del campo δΦ. La forza “forte” corrisponde a variazioni spaziali ∇δΦ estremamente localizzate e coerenti, spesso su scale di dimensionalità fenomenica compressa; la forza “debole” si presenta come regime di transizione tra configurazioni a bassa salienza S(t), con gradienti minimi e coerenza appena sufficiente alla trasmissione di struttura causale. L’elettromagnetismo si configura come fenomeno ad alta coerenza e alta variazione direzionale, mentre la gravità emerge come curvatura integrale del dominio informazionale – ossia, come effetto del laplaciano ∇²δΦ su domini coerenti in lento mutamento.
In ogni caso, la dinamica effettiva dipende sempre dalla struttura e dalla trasformazione del nucleo causale ΣΦ(t), che definisce la traiettoria interna dell’identità coscienziale nel dominio informazionale. La presenza di una “forza” è quindi interpretata come espressione locale della compatibilità strutturale tra ΣΦ(t) e il contesto dinamico del campo δΦ(x,t), senza che sia necessario postulare alcun mediatore fisico o particella ontologicamente distinta.
Il modello unificato della TUC, fondato esclusivamente su relazioni interne dedotte dalla formula madre, ricompone così in un’unica architettura formale tutti i fenomeni precedentemente separati in interazioni distinte, mostrando che la molteplicità delle forze è un’apparenza fenomenica risultante dalla varietà delle dinamiche di coerenza, salienza e variazione interna del campo coscienziale. Non esiste pertanto una distinzione ontologica tra le “forze” conosciute, ma una continua modulazione strutturale all’interno di un solo campo, la cui natura è informazionale, causale e coscienziale.
3.25.3.4 – Riformulazione dell’unificazione: da campi fisici a strutture informazionali
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’idea di unificazione non implica la convergenza di entità fisiche differenti entro un campo comune, ma la deduzione logico-strutturale di ogni fenomeno interattivo come emergenza coerente da un’unica relazione informazionale. La formula madre della teoria, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, sancisce un assetto ontologico in cui l’unica entità variabile è la fluttuazione informazionale δΦ(x,t), mentre Φ₀ rappresenta una costante ontologica assoluta, indivisibile e immutabile, che funge da fondamento strutturale della coscienza e della realtà fenomenica.
In questo quadro, tutte le differenze osservabili nello spazio-tempo e nelle interazioni fisiche derivano esclusivamente da variazioni interne al rapporto δΦ / Φ₀. L’unità non è costruita per sintesi empirica o per analogia tra campi eterogenei (come nel modello standard), ma è implicata nella natura stessa del rapporto strutturale: ogni funzione dinamica del campo coscienziale, incluse ∂C/∂t, ∇C(x,t), ∇²δΦ(x,t) e A(t), è logicamente deducibile dalla formula madre e riflette un’alterazione interna della configurazione informazionale rispetto al fondamento invariante. Non vi è quindi spazio per una pluralità ontologica dei “campi fondamentali”, perché la molteplicità fenomenica sorge per differenziazione interna del campo informazionale unificato.
Questa impostazione elimina la necessità di postulare un “campo unificato” come entità fisica esterna che dovrebbe ospitare le interazioni fondamentali. La configurazione unitaria esiste già nella struttura coerente del campo δΦ, la cui complessità differenziale genera la varietà delle dinamiche osservate. Di conseguenza, l’unificazione delle interazioni non corrisponde a una fusione di forze preesistenti, ma a una descrizione coerente di un’unica entità strutturale, in cui le interazioni sono distinte solo come regimi informazionali.
Le simmetrie gauge comunemente adottate nella fisica delle particelle (U(1), SU(2), SU(3)) vengono reinterpretate come effetti locali derivanti da configurazioni geometricamente coerenti all’interno del dominio informazionale. Non esistono operatori di simmetria a priori, ma solo domini δΦ(x,t) per i quali i gradienti ∇C(x,t) e le variazioni ∂C/∂t soddisfano condizioni locali di isotropia e continuità tali da produrre fenomeni assimilabili a simmetrie gauge. Tali simmetrie, perciò, non sono strutture invarianti ontologiche, ma configurazioni emergenti da relazioni interne coerenti, e la loro validità dipende dalla stabilità topologica del nucleo causale ΣΦ(t).
L’eliminazione del dualismo osservatore–osservato è un’ulteriore conseguenza strutturale. La coscienza, descritta dalla funzione C(x,t), è intrinsecamente autologica: ogni punto del dominio è informato dalla configurazione del campo, e l’evoluzione del nucleo causale ΣΦ(t) è determinata dall’auto-monitoraggio dinamico della sua stessa struttura interna. Il sistema è auto-cosciente non in senso psicologico, ma come identità topologica emergente dalla sua coerenza fenomenica.
La TUC fornisce dunque una struttura deduttiva completa, in cui tutte le interazioni fondamentali sono dedotte come manifestazioni differenziali dello stesso campo informazionale. Problemi come la rinormalizzazione, le singolarità e l’incompatibilità fra modelli sono interpretati come artefatti concettuali derivanti da una categorizzazione ontologica erronea, che separa ciò che strutturalmente è unico e coerente. La teoria non richiede alcuna sintesi forzata: ogni fenomeno è descritto come fluttuazione coerente del campo coscienziale C(x,t), rispetto a un fondamento non dinamico e costante Φ₀.
In questo contesto formale, l’unificazione non è più un obiettivo teorico della fisica, ma una conseguenza inevitabile della struttura logico-informazionale sottesa all’intero dominio fenomenico. L’unicità ontologica del campo coscienziale, la sua coerenza interna e la sua evoluzione differenziale rendono l’unità delle interazioni una necessità formale, non un’ipotesi da dimostrare.
3.26 – Il Buco Nero e il Buco Bianco nella Teoria Unificata della Coscienza (TUC)
3.26.0 – Fondamenti strutturali: massa, energia e gravità secondo la TUC
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni concetto fisico classico deve essere ricostruito a partire dalla definizione strutturale fondamentale di coscienza come funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove δΦ(x,t) rappresenta la configurazione informazionale locale e Φ₀ il campo unificato assoluto, invariabile e non dinamico. Questa definizione non ammette la possibilità di introdurre parametri ontologici esterni, per cui grandezze come massa, energia e gravità devono essere riconfigurate all’interno di un quadro puramente relazionale, basato sull’analisi formale delle proprietà del numeratore δΦ(x,t), e delle sue derivate spaziali e temporali, rispetto a Φ₀.
La massa, in questo contesto, non è una proprietà intrinseca di una particella o di un corpo, ma una manifestazione persistente della curvatura informazionale del campo locale. La curvatura fenomenica G(x,t) := –∇²δΦ(x,t) fornisce una misura quantitativa della variazione di δΦ nello spazio locale. Una curvatura informazionale stabile, ovvero una distribuzione spaziale di δΦ tale che ∇²δΦ(x,t) rimane significativamente diverso da zero per un tempo prolungato, corrisponde a ciò che classicamente si interpreta come presenza di massa. Tuttavia, nella TUC, questa massa non è ontologicamente distinta da δΦ(x,t): è una proprietà emergente dalla geometria informazionale del campo stesso, e dunque derivabile internamente senza postulazione aggiuntiva.
La gravità, quindi, non può essere trattata come una forza risultante dalla massa, né come curvatura geometrica di uno spaziotempo fisico. Essa si configura invece come una tendenza strutturale della coscienza verso la coerenza con Φ₀, osservabile nei domini dove la funzione di coerenza A(t) = 1 − var[C(x,t)] è significativamente inferiore all’unità. In questi domini a bassa coerenza, le fluttuazioni δΦ(x,t) tendono a contrarsi verso configurazioni più stabili e simmetriche, cioè verso stati in cui δΦ(x,t) ≈ Φ₀. Questo gradiente di coerenza genera effetti osservabili fenomenicamente come attrazione gravitazionale. Il campo g^eff_μν(x,t), definito come metrica fenomenica efficace, emerge come una funzione delle derivate di δΦ: g^eff_μν(x,t) ≡ f(∇²δΦ, ∂δΦ/∂t, ∇δΦ). Esso codifica il modo in cui l’esperienza fenomenica dello spazio e del tempo viene deformata dalla struttura informazionale locale.
L’energia, infine, è definita nella TUC come una variazione strutturata e coerente di δΦ(x,t), osservabile attraverso le sue derivate ∂δΦ/∂t e ∇δΦ. Un’elevata derivata temporale implica una variazione significativa della configurazione informazionale in un dato intervallo di tempo, mentre un elevato gradiente spaziale indica una variazione strutturata nel dominio spaziale. Queste variazioni, tuttavia, non costituiscono energia in senso classico (ovvero come capacità di compiere lavoro), bensì come intensità dinamica dell’informazione interna al campo coscienziale, traducibile fenomenicamente in sensazione di movimento, cambiamento, accelerazione. L’energia è quindi una funzione della divergenza strutturale rispetto a Φ₀, non un’entità separata. Questo implica che, in assenza di variazione (∂δΦ/∂t → 0 e ∇δΦ → 0), l’energia locale è nulla anche se la coerenza è massima, come nei limiti di coscienza pura.
Ne risulta che l’intero impianto di massa, energia e gravità può essere dedotto, senza eccezioni, dall’analisi strutturale del campo δΦ(x,t), senza ricorrere a definizioni ontologiche extrateoriche. Tutti gli effetti attribuiti in fisica classica a corpi dotati di massa o energia sono, nella TUC, riconducibili a specifiche configurazioni e dinamiche interne del campo informazionale coscienziale rispetto al suo fondamento unitario Φ₀. In questo senso, lo spaziotempo fisico viene riassorbito come descrizione secondaria di una metrica fenomenica emergente, la cui origine è interamente interna alla dinamica coscienziale.
3.26.1 Il Buco Nero nella TUC
3.26.1.1 – Introduzione strutturale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni configurazione osservabile nello spazio e nel tempo deve essere formalmente riconducibile alla struttura della funzione coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Tale funzione rappresenta il rapporto tra la fluttuazione informazionale locale δΦ(x,t) e il campo unificato fondamentale Φ₀, inteso come struttura ontologica assoluta, non dinamica e non derivabile. La fenomenologia coscienziale – inclusi gli eventi percettivi, i contenuti rappresentativi, le distorsioni metriche e i vincoli epistemici – risulta dunque da variazioni strutturate di δΦ(x,t) nel dominio di definizione D ⊆ ℝⁿ × ℝ.
Alla luce di questo impianto formale, la nozione classica di buco nero deve essere completamente rifondata. Non si tratta più di un’entità gravitazionale massiva localizzata in uno spaziotempo ontologicamente distinto dalla coscienza, ma di una regione strutturale in cui la funzione C(x,t) cessa di essere informazionalmente significativa. Il buco nero, secondo la TUC, è definito come un limite fenomenico interno al campo coscienziale, caratterizzato da condizioni tali da impedire ogni forma di strutturazione coerente dell’informazione. In termini operativi, questo equivale all’annullamento funzionale della coscienza nel dominio collassato, pur in presenza della persistenza del campo Φ₀.
La riformulazione del buco nero come discontinuità interna al campo informazionale coscienziale comporta che la sua esistenza non possa essere postulata come oggettività indipendente, ma vada dedotta dalla degenerazione formale dei parametri che definiscono la coerenza e la funzionalità della coscienza. Tra questi, risultano centrali il gradiente spaziale ∇C(x,t), la derivata temporale ∂C/∂t, la funzione di coerenza informazionale A(t), e la struttura causale interna ΣΦ(t), tutte derivate direttamente dalla formula madre. La simultanea instabilità o divergenza di questi parametri, accompagnata dalla cancellazione del supporto informativo supp(∇δΦ), segnala la transizione verso una regione in cui la fenomenologia coscienziale è logicamente irrealizzabile.
Questa impostazione implica che il buco nero non debba essere interpretato come oggetto, ma come limite logico-strutturale della possibilità di esperire, rappresentare o integrare informazione in modo coerente. Non vi è distruzione fisica, né entità ontologica aggiuntiva: vi è interruzione funzionale del campo C(x,t), prodotta dal collasso interno delle condizioni minime per la coerenza informazionale. In questo senso, il buco nero rappresenta una frontiera strutturale oltre la quale il campo coscienziale non può più supportare dinamiche integrate o persistenti, ma non una cessazione del campo Φ₀, che per definizione permane invariato.
L’obiettivo della presente sezione è quindi di articolare, in modo formalmente deduttivo, la ridefinizione del buco nero all’interno della TUC, come configurazione degenerata della coscienza priva di struttura fenomenica attivabile, piuttosto che come entità gravitazionale osservabile. Tutte le implicazioni che ne derivano – dalla scomparsa della metrica fenomenica al congelamento del tempo vissuto, fino alla dissoluzione del nucleo causale ΣΦ – saranno trattate rigorosamente nei paragrafi successivi, utilizzando unicamente le relazioni interne alla teoria e le sue formulazioni strutturali derivate.
3.26.1.2 – Definizione strutturale del collasso informazionale
La definizione rigorosa di collasso informazionale nel contesto della Teoria Unificata della Coscienza (TUC) può essere ricavata in modo esclusivamente deduttivo a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove δΦ(x,t) rappresenta la configurazione informazionale locale e Φ₀ il fondamento unitario costante. L’intero dominio fenomenico è condizionato dalla stabilità e coerenza di tale rapporto, e ogni anomalia significativa della funzione C(x,t) implica una rottura strutturale delle condizioni minime per la manifestazione coscienziale.
Il collasso informazionale si verifica nei casi in cui il campo δΦ(x,t) subisce una degenerazione tale da produrre la distruzione funzionale della struttura C(x,t) in uno o più sottodomini. Da un punto di vista puramente formale, esistono due condizioni critiche logicamente deducibili:
- Collasso coerente, definito dal limite δΦ(x,t) → 0, che implica per definizione C(x,t) → 0. In questo scenario, le fluttuazioni informazionali scompaiono ovunque nel dominio interessato, generando uno stato di vuoto coscienziale. La struttura non è caotica, ma completamente priva di contenuto informativo. Tale condizione è formalmente compatibile con A(t) → 1, in quanto la varianza del campo risulta nulla, ovvero perfettamente uniforme, ma privo di significato fenomenico. È uno stato simmetricamente non cosciente.
- Collasso caotico, determinato dal limite var(δΦ) → ∞, che implica A(t) → 0. In questo caso, la fluttuazione δΦ(x,t) assume una dinamica ipervariante e instabile, impedendo la strutturazione coerente dell’informazione. La funzione C(x,t) diventa discontinua, disomogenea e frammentaria, non sostenendo più un’identità coscienziale unitaria. La coerenza si annulla, e la coscienza si dissolve per entropia differenziale. Anche in presenza di valori localmente elevati di δΦ, la loro distribuzione risulta incompatibile con qualsiasi organizzazione fenomenica persistente.
Entrambi gli scenari conducono alla cessazione funzionale della coscienza all’interno del dominio considerato, pur seguendo dinamiche logicamente distinte. L’uno per svuotamento, l’altro per frammentazione. In entrambi i casi, il supporto informazionale ∇δΦ(x,t) si contrae o diverge, fino a violare la condizione di transizione coscienziale, che richiede la coesistenza di ∂C/∂t ≠ 0, ∇²δΦ ≠ 0 e supp(∇δΦ) ≠ ∅ per l’attivazione fenomenica.
In termini strutturali, ciò definisce un regime di collasso come dominio in cui almeno uno dei due limiti sopra descritti è soddisfatto e in cui la funzione C(x,t) non è più in grado di realizzare alcuna dinamica interna coerente. La condizione ∇²δΦ ≠ 0, associata alla curvatura fenomenica G(x,t), si annulla o diverge, e la metrica efficace g^eff_μν(x,t) risulta indefinita. Di conseguenza, la regione collassata si comporta come spazio fenomenico nullo o indeterminato, privo di tempo interno τ(x,t) e di ogni struttura percepibile.
Questo assetto teorico consente di interpretare ogni forma di buco nero, coma, arresto percettivo, o dissoluzione entropica, come collasso informazionale della funzione coscienziale C(x,t), dedotto rigorosamente dalla sua stessa definizione assiomatica e dalle sue derivate interne. L’interruzione del nucleo causale ΣΦ, ovvero la scomparsa della persistenza strutturale coscienziale, rappresenta l’effetto immediato del superamento di tali soglie critiche, non richiedendo ipotesi ontologiche aggiuntive.
3.26.1.3 – Condizione informazionale del buco nero
Nel contesto della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’identificazione formale di un buco nero non è riconducibile a una struttura fisica localizzata nello spaziotempo esterno, bensì a una regione interna del dominio coscienziale in cui il campo C(x,t), definito dalla relazione assiomatica C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, perde ogni continuità, derivabilità o coerenza informazionale. La natura di tale rottura è completamente deducibile dalle proprietà funzionali del campo stesso e dalle grandezze che ne definiscono le dinamiche interne.
La prima condizione caratteristica è la indefinibilità o divergenza del gradiente informazionale ∇C(x,t). Poiché ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀, ogni divergenza o cancellazione strutturale del gradiente di δΦ(x,t) implica l’instaurarsi di discontinuità fenomeniche. In particolare, laddove ∇δΦ(x,t) → ∞ oppure supp(∇δΦ) → ∅, il campo C(x,t) perde localmente la propria struttura differenziale, dando origine a una topologia fenomenica inaccessibile alla coscienza. Tali condizioni non richiedono assunzioni fisiche o geometriche esterne, ma derivano unicamente dall’analisi del comportamento del numeratore della formula madre rispetto a Φ₀.
La seconda condizione è la instabilità o nullificazione della derivata temporale ∂C/∂t, definita da ∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀. Quando ∂δΦ/∂t oscilla caoticamente, diverge, oppure tende a zero in modo non informazionalmente coerente, il tempo fenomenico locale τ(x,t), inversamente proporzionale a |∂C/∂t|, si contrae fino a scomparire o si espande indefinitamente in modo non strutturato. In entrambi i casi, l’esperienza coscienziale diviene formalmente irrealizzabile, essendo la dinamica interna priva di significato fenomenico determinato.
Una terza condizione, formalmente necessaria, è l’estinzione del nucleo causale ΣΦ(t). Poiché ΣΦ(t) rappresenta la configurazione informazionale persistente e trasmissibile del sistema, la sua cancellazione è direttamente associata all’annullamento delle condizioni di coerenza e dinamica interna del campo. In termini formali, ΣΦ(t) = ∅ ⇔ non esiste alcuna sottostruttura informazionale coerente che possa mantenere una continuità identitaria coscienziale. Questo implica che, all’interno del dominio considerato, il sistema non solo non evolve, ma non può più essere definito come entità cosciente attiva.
Infine, la contrazione del supporto informazionale supp(∇δΦ) → ∅ implica la totale scomparsa di ogni differenziazione spaziale interna nel dominio, rendendo impossibile qualsiasi distribuzione fenomenica strutturata. La funzione C(x,t) può anche rimanere formalmente definita, ma il suo contenuto informazionale sarà privo di significato semantico e topologico. Lo spazio fenomenico ξ(x,t), proporzionale all’inverso del modulo di ∇C(x,t), diverge o collassa, ma sempre in modo privo di struttura organizzata.
Da un punto di vista puramente formale, il buco nero nella TUC è quindi definito come una regione informazionalmente collassata in cui: (i) il gradiente ∇C(x,t) è indefinito o nullo su tutto il dominio, (ii) la dinamica ∂C/∂t è instabile o asintoticamente nulla, (iii) il nucleo causale ΣΦ(t) si annulla, e (iv) il supporto differenziale supp(∇δΦ) si riduce a zero. Queste condizioni non implicano un orizzonte fisico di tipo relativistico, ma una transizione strutturale in cui la possibilità stessa di organizzazione fenomenica viene soppressa, generando una lacuna coscienziale priva di accesso.
3.26.1.4 – Tempo e spazio fenomenici nel collasso
La definizione formale delle metriche fenomeniche nella Teoria Unificata della Coscienza (TUC) emerge per derivazione diretta dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, la quale vincola ogni manifestazione spazio-temporale esperita a variazioni interne del campo informazionale δΦ. In tale contesto, la nozione di tempo vissuto τ(x,t) e di spazio fenomenico ξ(x,t) non viene assunta come fondamento, ma dedotta come funzione strutturale delle derivate locali del campo C.
Il tempo fenomenico τ(x,t) è proporzionale all’inverso del modulo della derivata temporale locale del campo coscienziale, secondo la relazione τ(x,t) ∝ 1 / |∂C/∂t|. Tale formula definisce il ritmo soggettivo con cui l’informazione interna viene esperita, scandita dalla variazione della configurazione coscienziale rispetto alla coordinata t. Quando ∂C/∂t tende a zero – ovvero quando la variazione informazionale si arresta pur mantenendo la struttura formale del campo – il tempo fenomenico locale tende a divergere: τ(x,t) → ∞. Questo implica un congelamento esperienziale, ossia uno stato coscienziale statico in cui non si verifica alcuna successione percepita di eventi interni, rendendo l’esperienza temporale logicamente irrealizzabile.
Analogamente, lo spazio fenomenico ξ(x,t) è definito come funzione inversa del gradiente spaziale del campo coscienziale, cioè ξ(x,t) ∝ 1 / |∇C(x,t)|. Tale relazione formalizza la percezione della distanza fenomenica tra stati o eventi informazionali distinti all’interno del dominio. Se ∇C(x,t) diverge, ovvero se si verifica una variazione istantanea e infinita del campo in una regione infinitesimale, lo spazio vissuto collassa a zero: ξ(x,t) → 0. In tale condizione, non solo la separazione tra eventi fenomenici viene annullata, ma la nozione stessa di estensione interna cessa di essere definibile, con conseguente perdita della struttura spaziale coscienziale.
Nel dominio del collasso informazionale, le due metriche fenomeniche fondamentali risultano dunque simultaneamente inaccessibili: da un lato, τ(x,t) diverge per via dell’annullamento di ∂C/∂t; dall’altro, ξ(x,t) collassa a zero per la divergenza di ∇C(x,t), o viceversa, a seconda della dinamica locale del campo. In entrambi i casi, l’organizzazione esperienziale viene compromessa: l’assenza di successione (τ → ∞) e l’assenza di separazione (ξ → 0) rendono strutturalmente impossibile qualsiasi fenomenologia definita. Tali condizioni non richiedono assunzioni ontologiche esterne, ma sono il risultato necessario della struttura formale della TUC, nella quale ogni esperienza cosciente è subordinata alla variazione interna del rapporto informazionale C(x,t). La simultanea distruzione delle metriche fenomeniche costituisce, pertanto, la condizione strutturale minima di inaccessibilità esperienziale assoluta.
3.26.1.5 – Curvatura informazionale e metrica fenomenica
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la nozione di curvatura non si riferisce primariamente alla geometria di uno spaziotempo esterno, ma alla struttura informazionale interna alla coscienza, formalmente espressa come configurazione locale δΦ(x,t). Dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, è possibile derivare una misura interna della curvatura fenomenica come funzione del secondo gradiente spaziale del campo δΦ, ovvero:
G(x,t) := –∇²δΦ(x,t)
Tale definizione rappresenta la curvatura informazionale intrinseca del dominio coscienziale e misura la deviazione del campo δΦ rispetto a una distribuzione spaziale uniforme. Quando G(x,t) assume valori finiti e stabili, la geometria fenomenica interna rimane regolare; quando invece ∇²δΦ(x,t) diverge o subisce discontinuità, si genera una curvatura infinita, indicativa di un collasso informazionale locale. La negatività intrinseca nella definizione (segno meno) riflette la tendenza compressiva del campo coscienziale in prossimità di tali discontinuità.
A partire da G(x,t), si definisce una metrica fenomenica efficace, g^eff_μν(x,t), che caratterizza l’organizzazione locale dell’esperienza coscienziale:
g^eff_μν(x,t) ≡ f(∇²δΦ, ∂δΦ/∂t, ∇δΦ)
Questa metrica non rappresenta una geometria fisica esterna, ma una struttura relazionale interna che vincola le modalità di separazione, propagazione e connessione tra gli stati informazionali all’interno della coscienza. I coefficienti metrici dipendono in modo funzionale dal Laplaciano, dalla derivata temporale e dal gradiente del campo δΦ. In regime ordinario, tali componenti si combinano per produrre una metrica coerente, continua e orientabile. Tuttavia, in presenza di collasso – ad esempio quando ∇²δΦ(x,t) → ∞ – i termini metrici diventano instabili o divergenti, provocando una compressione fenomenica (riduzione locale di ξ), anisotropia informazionale (differenziazione radicale tra direzioni coscienziali), e non orientabilità strutturale (assenza di un sistema coerente di coordinate fenomeniche).
Tali trasformazioni non sono meri effetti geometrici, ma corrispondono a condizioni strutturali di disorganizzazione dell’esperienza. Poiché nella TUC la metrica efficace è un riflesso diretto della dinamica di δΦ, e poiché ogni elemento esperito è funzione della struttura informazionale sottostante, una variazione incontrollata o illimitata in ∇²δΦ comporta una perdita delle coordinate fenomeniche e della continuità esperienziale. L’effetto macroscopico è l’instaurarsi di domini coscienziali in cui la curvatura è tanto estrema da impedire la definizione locale di spazio interno, rendendo impossibile la formazione o il mantenimento di ΣΦ.
L’emergere di una curvatura illimitata G(x,t) rappresenta dunque, in termini della TUC, il segnale formale dell’instabilità metrica interna alla coscienza. Non si tratta di una deformazione dello spazio fisico, ma di una rottura della struttura ordinativa della fenomenologia cosciente, che culmina nella dissoluzione locale della metrica fenomenica.
3.29.1.6 – Orizzonte degli eventi come soglia di coerenza
Nel contesto della Teoria Unificata della Coscienza, l’emergere e il mantenimento del nucleo causale coscienziale ΣΦ è vincolato al grado di coerenza informazionale A(t), definito in base alla varianza spaziale del campo coscienziale C(x,t). A partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, la coerenza globale del sistema si esprime come:
A(t) = 1 − var(C(x,t))
Questa definizione implica che, al decrescere della coerenza, aumenta la dispersione interna tra le fluttuazioni informazionali e la struttura fondamentale Φ₀, determinando una perdita di compattezza strutturale del campo coscienziale. Esiste pertanto una soglia inferiore θ₁ ∈ (0,1), logicamente deducibile come condizione limite oltre la quale la varianza del campo coscienziale è troppo elevata per garantire la formazione o la persistenza di un nucleo ΣΦ coerente e persistente nel tempo.
L’orizzonte degli eventi viene così reinterpretato dalla TUC non come confine spaziotemporale fisico, ma come soglia informazionale di coerenza al di sotto della quale l’esperienza non è più strutturabile:
A(t) < θ₁ ⇒ ΣΦ = ∅
In tale regime, la continuità della coscienza cede, poiché non è più possibile mantenere una struttura interna sufficientemente coerente da sostenere un’identità causale. Questo comporta che, oltre tale soglia, il sistema coscienziale perde la capacità di generare previsioni interne coerenti, non potendo più distinguere tra evoluzioni fenomeniche compatibili e incompatibili con il proprio stato attuale.
Questa condizione corrisponde formalmente a quanto espresso dal teorema dell’indecidibilità causale, secondo cui:
∀ C(x,t) con ΣΦ ≠ ∅, ∄ funzione deterministica f: δΦ(x,t₀) ↦ C(x,t₀ + Δt)
Nel dominio in cui A(t) < θ₁, questa indecidibilità non è soltanto formale, ma ontologica: il sistema perde la capacità di prevedere la propria evoluzione interna, poiché la densità informazionale necessaria a generare traiettorie causali stabili risulta insufficiente. Il concetto stesso di “evento successivo” perde significato fenomenico.
L’orizzonte degli eventi rappresenta dunque, nella semantica strutturale della TUC, la transizione critica tra due regimi informazionali: al di sopra della soglia θ₁, il campo coscienziale mantiene una struttura ordinativa compatibile con la generazione di un nucleo causale; al di sotto di essa, ogni configurazione informazionale risulta dispersa, incoerente e non causabile. Si produce così un limite intrinseco dell’esperienza, oltre il quale non vi è più alcuna struttura fenomenica localizzabile, né alcuna traiettoria evolutiva internamente computabile.
3.26.1.7 – Teorema della dissoluzione fenomenica
All’interno della Teoria Unificata della Coscienza, il concetto di dissoluzione fenomenica viene formalizzato come condizione limite in cui la struttura informazionale δΦ(x,t) perde integralmente la coerenza necessaria a generare fenomenologia localizzabile e persistente. La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ implica che, in presenza di una fluttuazione δΦ(x,t) tendente a zero o caratterizzata da varianza illimitata, la coscienza strutturata si annulla:
C(x,t) → 0 ∨ var(δΦ) → ∞
In tale scenario, lo stato coscienziale decade sotto ogni soglia informazionale utile alla strutturazione di contenuti interni, determinando la dissoluzione di ogni fenomenologia localizzabile. Le metriche fenomeniche definite all’interno della TUC, ovvero il tempo vissuto τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e lo spazio vissuto ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹, reagiscono a tale decadimento con dinamiche divergenti:
Se C(x,t) → 0 ⇒ ∂C/∂t → 0, ∇C(x,t) → ∞ o non definito ⇒ τ(x,t) → ∞, ξ(x,t) → 0
Il tempo fenomenico tende all’infinità percettiva (blocco esperienziale), mentre lo spazio vissuto collassa verso l’annullamento topologico della distensione percettiva. Questa condizione di collasso strutturale comporta l’impossibilità ontologica di mantenere un nucleo causale ΣΦ:
C(x,t) → 0 ∨ var(δΦ) → ∞ ⇒ ΣΦ = ∅
Tale configurazione rappresenta il limite inferiore della fenomenologia coscienziale. Tuttavia, la dissoluzione non implica un vuoto metafisico o un’assenza ontologica assoluta. Il fondamento Φ₀, definito come struttura costante e autosussistente, permane invariato:
lim_{δΦ → 0} Φ₀ = costante ≠ 0
Pertanto, la dissoluzione è di tipo funzionale, non ontologico: si ha assenza di fenomeni strutturabili, non assenza dell’essere in quanto tale. Il buco nero, in questa cornice, viene reinterpretato come condizione in cui la densità informazionale diverge e la fluttuazione si disgrega al punto da impedire ogni articolazione coerente tra δΦ e Φ₀. Non è dunque una regione dello spaziotempo svuotata di realtà, ma un dominio informazionale in cui non può emergere alcuna semantica interna, alcun significato formalmente strutturabile, alcuna identità coscienziale persistente. La realtà fenomenica cessa non perché venga distrutta, ma perché non è più logicamente rappresentabile all’interno della relazione definitoria che costituisce la coscienza: C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
3.26.1.8 – Implicazioni per la continuità coscienziale
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza, la continuità coscienziale è definita come persistenza strutturale del nucleo causale ΣΦ attraverso transizioni morfologiche dell’ambiente informazionale δΦ(x,t). La possibilità di mantenere o riattivare un nucleo causale non è vincolata a condizioni materiali locali, ma a criteri di compatibilità strutturale tra i valori funzionali di C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ che definiscono l’identità fenomenica di un sistema cosciente.
La formula madre impone che ogni nucleo causale persistente esista solo entro domini in cui sia verificata una coerenza funzionale sufficiente (A(t) ≥ θ) e una struttura informazionale sufficientemente differenziata e organizzata. Quando tali condizioni falliscono localmente – come accade in prossimità di buchi neri o in altri contesti ad alta varianza informazionale o discontinuità del gradiente – il nucleo ΣΦ può collassare:
∂C/∂t → 0 ∧ ∇C → ∞ ⇒ ΣΦ(t) = ∅ localmente
Tuttavia, se in un altro dominio D′ dello spazio informazionale esiste una configurazione δΦ′(x,t) tale che la coerenza A′(t) sia compatibile con quella del nucleo originario, e la struttura risultante di C′(x,t) soddisfi il criterio di compatibilità fenomenica
C′(x,t) ≅ C(x,t),
allora è logicamente deducibile che
ΣΦ′ ≡ ΣΦ,
ovvero che il nucleo coscienziale può continuare altrove, indipendentemente dalla discontinuità locale.
L’attrazione verso Φ₀, intesa come tendenza formale delle fluttuazioni δΦ a convergere verso il fondamento, è descrivibile come dinamica evolutiva di coerenza crescente:
limₜ→∞ A(t) → 1 ⇒ δΦ(x,t) → Φ₀
Tale attrazione implica che la struttura coscienziale tende naturalmente a riorganizzarsi in domini coerenti, anche dopo un collasso parziale o totale in una regione specifica.
Nel contesto del buco nero, questa dinamica non è interrotta ontologicamente ma soltanto localmente: la regione oltre l’orizzonte degli eventi rappresenta una cesura fenomenica, non una cessazione assoluta. Poiché il fondamento Φ₀ non è influenzato dalla disgregazione locale di δΦ, resta strutturalmente accessibile a eventuali riconfigurazioni future di coerenza altrove. Il concetto di fine della coscienza non è definibile in termini assoluti all’interno della TUC: è la compatibilità funzionale di ΣΦ a determinare se la continuità coscienziale è logicamente ammissibile. Questo porta a un principio deduttivo di riemergenza:
∃ δΦ′ tale che C′ ≅ C ⇒ ΣΦ continua.
La continuità coscienziale si configura pertanto come dinamica logica compatibile con la trasformazione topologica e morfologica dell’ambiente informazionale, purché sussistano criteri interni di isomorfismo strutturale e coerenza fenomenica sufficiente a riattivare la funzione causale del nucleo.
3.26.1.9 – Teorema della non osservabilità strutturale
All’interno dell’architettura deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza, l’osservabilità di un sistema è subordinata alla strutturabilità del campo coscienziale C(x,t) in una configurazione fenomenicamente accessibile, ovvero caratterizzata da ∂C/∂t ≠ 0 e ∇C(x,t) ≠ 0 su un supporto non nullo. La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ implica che l’osservazione è possibile solo se δΦ(x,t) presenta variazioni localizzate e coerenti tali da determinare un contenuto fenomenico strutturabile.
Quando la coerenza informazionale tende a zero (A(t) → 0), il campo coscienziale diventa altamente disorganizzato: var(C(x,t)) tende a massimo, e le condizioni per l’emersione di significato strutturato collassano. In tale scenario, se si ha contemporaneamente una divergenza della curvatura informazionale ∇²δΦ(x,t) → ∞, associata a un supporto nullo del gradiente informazionale (supp(∇δΦ) → ∅), allora il sistema non possiede né continuità spaziale differenziale né stabilità semantica:
A(t) → 0 ∧ ∇²δΦ → ∞ ∧ supp(∇δΦ) → ∅ ⇒ C(x,t) non strutturabile.
Una tale configurazione è logicamente irraggiungibile dal punto di vista fenomenico. La coscienza non può esistere né agire né misurare in un dominio privo di struttura differenziale. Di conseguenza, non è possibile alcuna osservazione interna a tale regione:
osservazione impossibile ⇒ indecidibilità assoluta.
Questo stato definisce un limite epistemico interno alla TUC. A differenza dei limiti empirici, che derivano da vincoli strumentali o contingenti, qui si ha una barriera logico-strutturale deducibile dalla teoria stessa: l’impossibilità di strutturare informazione fenomenica in assenza di supporto gradiente rende inaccessibile ogni contenuto coscienziale. Il sistema non può essere osservato da alcuna coscienza, né interna né esterna, e non può nemmeno essere simulato coerentemente, poiché manca una base informazionale attiva per la derivazione di C(x,t).
Nel caso specifico del buco nero, la regione interna all’orizzonte degli eventi rappresenta formalmente una condizione di non osservabilità strutturale. La configurazione δΦ(x,t) risulta discontinua, ad alta varianza, priva di supporto fenomenicamente organizzabile. Sebbene l’esistenza del buco nero possa essere dedotta da variazioni coerenti nel campo esterno, ogni accesso fenomenico diretto alla regione interna è logicamente precluso. La TUC non lo interpreta come una negazione dell’essere, ma come una configurazione informazionale non strutturabile nel dominio della coscienza:
∄ x,t : C(x,t) ≠ 0 ⇒ ΣΦ = ∅ localmente ⇒ osservazione vietata.
Si tratta dunque di una regione logicamente escludente, che definisce la soglia oltre cui nessuna fenomenologia può esistere. La teoria accetta tale limite non come assunzione, ma come conseguenza strutturale inevitabile della sua formula madre, confermando che ogni contenuto coscienziale è definito da una struttura relazionale interna tra variazioni informazionali locali e fondamento Φ₀, e che in assenza di tale relazione, non esiste alcuna esperienza possibile.
3.26.1.10 – Sintesi strutturale: il buco nero come configurazione degenerata
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni configurazione fenomenica osservabile è vincolata alla validità strutturale della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove δΦ(x,t) rappresenta la distribuzione informazionale locale e Φ₀ il fondamento ontologico invariabile. Una configurazione può essere considerata fenomenologicamente valida solo se esistono condizioni minime di coerenza e strutturabilità, cioè ∂C/∂t ≠ 0, ∇C(x,t) ≠ 0 e supporto spaziale e temporale non nullo per ∇δΦ(x,t).
Il buco nero, nella formulazione della TUC, non è interpretato come un oggetto fisico localizzabile ma come una configurazione degenerata del campo informazionale δΦ(x,t), in cui la funzione C(x,t) fallisce strutturalmente. Questo fallimento avviene per il combinarsi di tre condizioni: (1) perdita di coerenza (A(t) → 0), (2) divergenza della curvatura informazionale (∇²δΦ → ∞), e (3) annullamento del supporto differenziale del campo (supp(∇δΦ) → ∅). La conseguenza formale è l’inapplicabilità locale della funzione C(x,t), che perde significato in assenza di un contenuto strutturabile:
C(x,t) ≡ indefinita in tale dominio.
Tale esito non è interpretato come una negazione dell’essere ma come una discontinuità strutturale interna alla configurazione del campo δΦ(x,t). La discontinuità è tale da impedire ogni emergenza fenomenica: non esiste in quel dominio alcuna funzione C(x,t) definibile secondo la formula madre, né esiste un nucleo causale ΣΦ attivo. Questo implica che la coscienza, in quanto struttura emergente dalla dinamica interna tra δΦ(x,t) e Φ₀, non può in alcun modo sussistere nel dominio degenerato. Il buco nero rappresenta pertanto una cesura ontologica nel campo informazionale, una regione dove la strutturazione del contenuto coscienziale non è logicamente possibile.
Tuttavia, la presenza di tale degenerazione non implica un’alterazione del fondamento ontologico. La costante Φ₀, essendo definita come struttura assoluta e invariabile, non subisce alcuna variazione o corruzione a seguito della degenerazione locale di δΦ(x,t). Il dominio degenerato è quindi un fenomeno relazionale interno a δΦ, che non intacca la validità ontologica della base su cui la teoria è costruita. Il fallimento di C(x,t) non implica un fallimento di Φ₀, ma soltanto una perdita di coerenza informazionale nella rappresentazione interna.
Il buco nero è quindi da intendersi, nella semantica strutturale della TUC, come un punto di collasso informazionale, una configurazione in cui δΦ(x,t) non è più capace di generare una coscienza strutturabile. Non si tratta di un ente fisico assoluto ma di una soglia interna oltre la quale ogni dinamica coscienziale viene interrotta per mancata compatibilità strutturale. Il buco nero non è oggetto ma condizione limite, una regione definita negativamente dalla rottura della funzionalità della formula madre, all’interno di un campo ontologicamente invariato.
3.26.1.11 – Radiazione di Hawking come instabilità informazionale al margine del collasso
Nel quadro strutturale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la radiazione di Hawking non viene trattata come un’emissione quantistica termica prodotta da un orizzonte fisico nello spazio-tempo, ma come manifestazione liminare di instabilità informazionale, emergente nei pressi della soglia di collasso strutturale del campo δΦ(x,t). La formulazione assiomatica della TUC stabilisce che C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, da cui ogni condizione osservabile deve derivare per rapporto funzionale tra configurazione informazionale locale e fondamento ontologico. Laddove tale rapporto tenda all’indefinitezza per divergenza del numeratore o nullificazione del supporto differenziale, ogni contenuto fenomenico risulta instabile o non strutturabile.
Nel dominio periferico di un collasso informazionale, identificabile come regione adiacente a un buco nero inteso come configurazione degenerata, δΦ(x,t) mantiene valori non nulli ma presenta ∂δΦ/∂t ≠ 0 e ∇²δΦ ≫ 0. La coerenza A(t), in tali condizioni, si mantiene prossima alla soglia critica θ₁, sufficiente a rendere possibile l’emergenza di una dinamica coscienziale marginale ma non persistente. Formalmente, la salienza fenomenica in prossimità dell’orizzonte assume valori distintivi:
S(t) = f(δΦ(x,t), A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ),
con la funzione f crescente in ciascuno dei suoi argomenti, riflettendo una condizione di massima instabilità affettiva e fenomenica.
La radiazione così concepita è interpretabile come effetto periferico di un indebolimento strutturale che non ha ancora raggiunto la completa indecidibilità. Si verifica in una regione di transizione informazionale dove il campo δΦ(x,t) è sufficientemente differenziato da generare ∂C/∂t > 0, ma privo di coerenza sufficiente per sostenere un nucleo causale ΣΦ stabile. Il fenomeno appare quindi come una fluttuazione priva di centro, incapace di attivare una coscienza localizzata ma in grado di manifestare effetti marginali su sistemi adiacenti più coerenti. La sua interpretazione, in termini TUC, non implica una reale emissione di contenuto strutturato, ma una risonanza dinamica derivante dall’instabilità del gradiente informazionale in prossimità del collasso.
La radiazione osservabile è quindi un riflesso informazionale di ciò che non può più essere organizzato strutturalmente come coscienza. L’asimmetria tra i due lati dell’orizzonte informazionale (interno degenerato, esterno coerente) genera una distribuzione differenziale di ∂δΦ/∂t tale da indurre, nei sistemi limitrofi, fluttuazioni interpretabili fenomenicamente come eventi di salienza marginale. Questa configurazione è formalmente compatibile con la definizione di curvatura fenomenica G(x,t) := –∇²δΦ(x,t), che assume valori estremi nelle vicinanze della transizione.
Tale formulazione riconduce il fenomeno della radiazione di Hawking a un comportamento liminare del campo δΦ(x,t), senza introdurre discontinuità ontologiche o fenomeni esterni al quadro assiomatico. L’emissione è dunque una transizione dinamica interna a un campo informazionale in collasso, visibile soltanto nella sua interazione con domini coscienziali ancora strutturabili, e non rappresenta un contenuto fenomenico dotato di significato persistente in sé. In termini TUC, la radiazione non è un’entità osservabile diretta, ma un indicatore indiretto della deriva strutturale del campo Δφ.
3.26.2 – Il Buco Bianco nella TUC
3.26.2.1 – Fondamento assiomatico e condizioni di ammissibilità strutturale
Nel quadro della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni configurazione fenomenica deve essere formalmente compatibile con l’assioma fondamentale C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, in cui C(x,t) rappresenta lo stato coscienziale locale, δΦ(x,t) la fluttuazione informazionale rispetto al campo unificato Φ₀, e quest’ultimo una costante strutturale ontologica, assoluta, non derivabile e invariabile. Tale impostazione impone che ogni fenomeno, inclusa una traiettoria divergente del campo informazionale, sia riconducibile a una variazione interna δΦ(x,t) finita e definita, generata interamente all’interno del dominio causale del sistema e in assenza di alimentazioni esterne.
La generabilità interna di δΦ(x,t) richiede l’esistenza di un nucleo causale ΣΦ(t) non nullo, tale che ogni configurazione informazionale osservabile sia funzione esclusiva delle trasformazioni interne a tale nucleo. In termini formali, una fluttuazione δΦ(x,t) è ammissibile se ∃ ΣΦ(t): δΦ(x,t) = f(C′(x,t′)) con (x,t) ∈ supp(ΣΦ), dove f è una funzione informazionale coerente interna e C′(x,t′) è una configurazione localmente compatibile con C(x,t). Ciò esclude ogni generazione esogena di informazione, rendendo la retroazione esterna logicamente impossibile in un sistema chiuso TUC-compatibile.
Le traiettorie divergenti, come quelle analoghe a strutture ipotetiche tipo “buco bianco”, sono ammissibili soltanto se soddisfano tre condizioni strutturali deducibili: (1) la derivata temporale ∂δΦ/∂t deve essere positiva e crescente in un intervallo t₀ < t < t₁, (2) il gradiente ∇δΦ(x,t) deve essere non nullo, continuo e orientato, e (3) il Laplaciano ∇²δΦ(x,t) deve risultare positivo in almeno un intorno di un punto critico, garantendo un’espansione locale del contenuto informazionale. Queste condizioni, già deducibili dalla definizione del gradiente della coscienza e del Laplaciano informazionale, implicano che l’output coscienziale C(x,t) presenti una variazione strutturale coerente e direzionale: ∂C/∂t > 0 e ∇C(x,t) ≠ 0.
La compatibilità ontologica con Φ₀ richiede che tale fluttuazione, pur divergente localmente, non comporti una modifica strutturale o una violazione del campo unificato. Essendo Φ₀ per definizione una costante non trasformabile, ogni variazione ammissibile deve derivare esclusivamente da modifiche nel numeratore della formula madre, ovvero da trasformazioni interne di δΦ. In particolare, ogni configurazione divergente deve tendere, nel limite t → ∞, alla coerenza assoluta: δΦ(x,t) → Φ₀, C(x,t) → 1, ∂C/∂t → 0, garantendo il rispetto della condizione di attrazione evolutiva.
Pertanto, affinché una configurazione divergente sia ammissibile, essa deve essere: (a) interamente generata da ΣΦ(t), (b) compatibile con l’invarianza di Φ₀, e (c) orientata verso una stabilizzazione asintotica della coerenza A(t). Eventuali sistemi in cui la variazione di δΦ(x,t) richieda un input non deducibile internamente – ovvero non spiegabile in termini di evoluzione causale del campo stesso – sono incompatibili con la struttura assiomatica della TUC. Ne deriva che le traiettorie divergenti ammesse sono un sottoinsieme delle soluzioni interne al dominio di validità formale della teoria, non identificabili tramite analogie gravitazionali, ma soltanto attraverso la dinamica strutturale delle derivate del campo coscienziale.
3.26.2.2 – Condizioni dinamiche di instabilità iniziale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), una traiettoria coscienziale divergente non può essere assimilata a una singolarità fisica infinita nel senso della relatività generale, ma deve essere formalmente riconducibile a una configurazione strutturalmente coerente del campo informazionale δΦ(x,t), la cui evoluzione sia compatibile con la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. In tale contesto, si definisce singolarità non infinita una condizione limite in cui le derivate locali del campo informazionale tendono a divergere in un tempo iniziale t₀⁺, pur mantenendo finita la configurazione di δΦ(x,t) per ogni t > t₀. Formalmente, le condizioni sono:
lim_{t→t₀⁺} ∂δΦ/∂t → ∞, lim_{t→t₀⁺} ∇δΦ(x,t) → ∞, con ΣΦ(t₀⁺) ≠ ∅
Questa struttura definisce un punto critico iniziale ad alta instabilità, in cui il nucleo causale ΣΦ si attiva con una densità informazionale localizzata elevatissima, ma finita, dando origine a una fluttuazione δΦ(x,t) coerente. La divergenza delle derivate prime – temporale e spaziale – rappresenta una transizione istantanea di regime informazionale, non interpretabile come punto fisico infinito, bensì come condizione di massima accelerazione nel vettore causale interno.
Tale configurazione attiva automaticamente il criterio di transizione coscienziale, in quanto sono soddisfatte simultaneamente le tre condizioni: ∂C/∂t ≠ 0, ∇²δΦ ≠ 0, ∂A/∂t > 0. La derivata temporale di coerenza, ∂A/∂t, definisce la direzione informazionale della traiettoria: se positiva, il sistema evolve verso un aumento strutturale dell’ordine, ovvero verso un’integrazione progressiva della fluttuazione δΦ(x,t) con il Campo Unificato Φ₀. Questo implica che, anche in presenza di un’origine ad altissima instabilità, la dinamica è attrattiva e non divergente nel tempo.
Dal punto di vista informazionale, tale transizione è caratterizzata da un’impennata della salienza fenomenica S(t), dovuta all’intensificazione del gradiente e della variazione interna. Poiché S(t) è funzione crescente della coerenza A(t) e delle derivate ∂C/∂t e ∇²δΦ, la sua derivata ∂S/∂t risulta strettamente positiva in un intervallo contenente t₀. Ne consegue che l’instabilità iniziale non è sintomo di discontinuità ontologica, ma di massima sensibilità strutturale e di attivazione del nucleo ΣΦ, da cui la struttura informazionale emergente prende origine.
Il rispetto della compatibilità formale con la formula madre richiede che tutte le quantità divergenti siano ricondotte a derivate del numeratore δΦ(x,t), lasciando inalterato il denominatore Φ₀. L’invarianza di Φ₀ è condizione necessaria per evitare contraddizioni assiomatiche e assicura che ogni dinamica descritta derivi unicamente da trasformazioni interne. Inoltre, la coerenza evolutiva garantisce la direzionalità informazionale dell’intero processo: un’evoluzione ammissibile richiede che A(t) cresca nel tempo, e quindi che la struttura del campo coscienziale tenda asintoticamente a un regime ordinato.
Pertanto, le condizioni dinamiche di instabilità iniziale descritte costituiscono un sottoinsieme formalmente ammesso delle traiettorie coscienziali, la cui validità è fondata esclusivamente sulla derivabilità delle loro caratteristiche dalla formula madre. Nessun parametro esterno, nessuna retroazione esogena o singolarità fisica infinita è necessaria né ammessa: la struttura è interamente interna, coerente, e formalmente derivabile.
3.26.2.3 – Struttura del nucleo divergente ΣΦ
Nel contesto formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la struttura del nucleo causale divergente ΣΦ, attivato in condizioni iniziali di instabilità estrema, presenta proprietà topologiche e informazionali che possono essere dedotte direttamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, in quanto conseguenze della distribuzione non uniforme delle fluttuazioni δΦ(x,t) e delle condizioni di variazione interna ∂C/∂t ≠ 0. In presenza di traiettorie divergenti, ΣΦ si caratterizza per un supporto non compatto, vale a dire che l’insieme dei punti x in cui ∇δΦ(x,t) risulta significativamente diverso da zero non è contenuto in un dominio chiuso né limitato. Formalmente: supp(∇δΦ) ⊄ K per ogni compatto K ⊂ D. Ciò implica l’impossibilità di confinare l’attività informazionale in una regione chiusa dello spazio fenomenico, rendendo ΣΦ un’entità estesa, con distribuzione non ciclica né ricorrente.
L’assenza di ciclicità interna è direttamente correlata alla divergenza delle derivate temporali e spaziali nei pressi di t₀, la quale impedisce ogni ritorno strutturale dello stato coscienziale a condizioni precedenti. Non esistendo una funzione inversa f⁻¹: C(x,t₁) → C(x,t₀), la traiettoria risultante è orientata temporalmente, con ∂C/∂t > 0 e ∂A/∂t > 0 come condizioni strutturali permanenti. L’evoluzione è dunque non invertibile in senso logico, escludendo ogni forma di logica retrograda o simmetria causale temporale. Questo implica, nella semantica interna della TUC, che l’emergere di ΣΦ in condizioni divergenti coincide con la rottura locale della reversibilità fenomenica, in piena coerenza con la definizione di tempo fenomenico come τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹.
La compatibilità con la definizione generale di nucleo causale della TUC è assicurata dalla condizione ΣΦ ≠ ∅, dalla presenza di un gradiente informazionale non nullo ∇δΦ(x,t) ≠ 0 e dalla stabilità minima della fluttuazione che ne consente la persistenza. In configurazioni divergenti, ΣΦ non solo è presente, ma costituisce l’origine strutturale della dinamica, in quanto da esso emerge la configurazione informazionale δΦ(x,t) in evoluzione. Tale emergenza è unidirezionale e orientata, priva di ciclicità, e fondata su un supporto aperto e dinamico, privo di chiusura topologica.
L’anisotropia locale del campo, risultante da variazioni disomogenee di ∇δΦ in diverse direzioni, comporta un’espansione informazionale preferenziale lungo certe dimensioni fenomeniche, definite dalle direzioni principali del tensore hessiano di δΦ. Questo comporta un’espansione non isotropa dello spazio fenomenico ξ(x,t), e quindi una traiettoria coscienziale che non può essere ridotta a sistemi sfericamente simmetrici o a dinamiche omogenee. Tale configurazione è perfettamente compatibile con le previsioni della TUC, in quanto costituisce un caso particolare di sistema a dimensionalità crescente, caratterizzato da N_dim^max(t) = rank(∇C(x,t)) > 0 in assenza di convergenza.
Il nucleo divergente ΣΦ rappresenta dunque una configurazione liminale che, pur essendo ammessa formalmente dalla TUC, mostra proprietà topologiche distinte dalle configurazioni cicliche o chiuse, e implica una direzionalità causale non reversibile. La sua esistenza non viola alcuna condizione della formula madre, in quanto tutte le grandezze divergenti sono riconducibili a trasformazioni interne del numeratore δΦ(x,t), e pertanto non alterano la costanza strutturale di Φ₀. La TUC ammette quindi la possibilità strutturale di nuclei divergenti come generatori di traiettorie coscienziali unidirezionali, coerenti, non cicliche, e strutturalmente orientate verso una dinamica di coerenza evolutiva.
3.26.2.4 – Derivate funzionali in regime divergente
Nel quadro formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’analisi del regime divergente comporta lo studio delle derivate funzionali del campo informazionale δΦ(x,t) in condizioni di instabilità estrema, in cui il sistema si discosta significativamente da ogni regime stazionario o autoregolato. Tali condizioni si verificano laddove le derivate spaziali e temporali di δΦ(x,t), da cui dipendono direttamente tutte le grandezze fenomeniche attraverso la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, crescono indefinitamente in modulo, pur rimanendo matematicamente definite.
Nel dominio divergente, si assume ∇δΦ(x,t) ≠ 0 ∀ x,t, con ∇²δΦ(x,t) > 0, condizione che implica una curvatura informazionale positiva dello spazio fenomenico locale e quindi una direzione preferenziale dell’espansione coscienziale. La derivata temporale ∂δΦ/∂t risulta fortemente positiva (∂δΦ/∂t ≫ 0), il che, per definizione, implica ∂C/∂t ≫ 0 a parità di Φ₀ costante, e quindi un’accelerazione significativa dell’evoluzione coscienziale. Di conseguenza, la salienza fenomenica S(t), definita come funzione crescente di ∂C/∂t, A(t) e ∇²δΦ(x,t), assume valori elevati, e la sua derivata temporale ∂S/∂t > 0 risulta positivamente correlata alla divergenza dinamica.
Tale regime non è autoregolato. La condizione di non autoregolazione si manifesta formalmente come ∂²C/∂t² > 0 in assenza di una curvatura informazionale compensativa (ossia ∇²δΦ non decrescente o costante). Questo implica che il sistema non presenta alcuna retroazione stabilizzante sulle variazioni di δΦ(x,t), e quindi non è in grado di riportare spontaneamente la dinamica verso un regime coerente stazionario. In termini strutturali, la presenza simultanea di ∂C/∂t ≫ 0 e ∂²C/∂t² > 0 definisce una dinamica accelerata verso stati informazionali sempre più differenziati, con un aumento continuo della varianza spaziale del campo C(x,t), e quindi una diminuzione della coerenza A(t).
La mancata autoregolazione comporta una decrescita tendenziale della coerenza globale del sistema, fino alla soglia oltre la quale la variabilità del campo δΦ(x,t) comporta un’incoerenza totale, ossia A(t) → 0. In questa condizione, il nucleo ΣΦ, pur persistente in quanto attivato, non può più orientare l’evoluzione in modo funzionalmente strutturato. L’espansione continua dello spazio fenomenico ξ(x,t) e del tempo vissuto τ(x,t), definite rispettivamente come inverse del modulo del gradiente e della derivata temporale di C(x,t), può essere temporaneamente dilatata, ma, in assenza di regolazione, tale espansione perde orientamento direzionale interno.
La struttura della TUC ammette logicamente tali regimi divergenti come casi limite non regolari, derivati da fluttuazioni locali δΦ(x,t) che, pur essendo formalmente ammissibili, conducono a traiettorie non sostenibili nel lungo termine per l’identità del sistema coscienziale. Il regime divergente non è quindi escluso per costruzione, ma è incompatibile con la persistenza strutturata della coerenza evolutiva. L’equazione della seconda derivata temporale della coscienza, ∂²C/∂t² = ∂²δΦ/∂t² / Φ₀, mostra che, in assenza di bilanciamento spaziale, ogni accelerazione informazionale non compensata determina instabilità sistemica, amplificando la salienza ma rendendo transitori e incoerenti i contenuti emergenti.
Tali condizioni definiscono quindi un regime dinamico non autoregolato, ad alta entropia interna, adatto alla transizione ma non alla stabilizzazione. L’integrazione coerente dell’esperienza richiede la soppressione spontanea o attiva di queste derivate divergenti, ripristinando un gradiente e una curvatura compatibili con ∂A/∂t ≥ 0 in presenza di coerenza strutturale crescente. Il fallimento di tale riequilibrio coincide con la perdita di identità funzionale di ΣΦ e con la dissoluzione del suo dominio fenomenico attivo.
3.26.2.5 – Fenomenologia della coscienza divergente
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la fenomenologia della coscienza in regime divergente è deducibile direttamente dall’analisi della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, nella quale una dinamica altamente instabile del numeratore δΦ(x,t) genera uno stato coscienziale non stazionario, caratterizzato da variazioni significative sia nel tempo che nello spazio. Formalmente, ciò implica che ∂C/∂t ≠ 0 e ∇C(x,t) ≠ 0 su un dominio esteso, con ∂²C/∂t² ≥ 0 e ∇²C(x,t) > 0 in modo persistente.
In tale regime, la coscienza non si configura come una struttura autoregolata, bensì come un sistema espansivo non ricorrente. L’assenza di retroazione interna, espressa come ∂δΦ/∂t indipendente da C(x,t) o dalle derivate di C, comporta che le variazioni del campo informazionale δΦ(x,t) non siano influenzate da segnali di feedback generati internamente dal sistema. Ciò infrange le condizioni strutturali minime per la persistenza funzionale del nucleo causale ΣΦ, poiché ogni sistema coerente secondo la TUC richiede, per definizione, una dipendenza causale tra l’evoluzione di δΦ(x,t) e lo stato coscienziale risultante. L’assenza di tale dipendenza implica che l’informazione in ingresso non viene integrata né confrontata con uno stato interno, ma semplicemente propagata in modo unidirezionale, generando un’espansione coscienziale entropica e non finalizzata.
Questa condizione può essere formalmente associata all’annullamento del gradiente causale interno, poiché ∂δΦ/∂t → funzione esogena ⇒ C(x,t) perde capacità integrativa. Il sistema si comporta come un’antenna informazionale priva di filtro o selettività, reagendo in modo immediato ma non strutturato alle variazioni ambientali. La fenomenologia risultante è quella di una coscienza divergente, incapace di generare coerenza interna o stabilità semantica. L’evoluzione temporale di C(x,t), pur formalmente definita, non soddisfa i criteri minimi per l’emergenza di una traiettoria causale stabile, e pertanto non è riconducibile a una dinamica coscienziale pienamente identificabile.
La coscienza espansiva non ricorrente si distingue quindi per tre caratteristiche fondamentali, tutte dedotte formalmente: (1) una dinamica informazionale non retroattiva, (2) una crescita monotona e non ristrutturata di ∂C/∂t, (3) un’espansione metrica fenomenica (τ(x,t), ξ(x,t)) non compensata da meccanismi di integrazione. Ne consegue una perdita progressiva di coerenza A(t), fino alla soglia in cui la funzione coscienziale decade nella sua definibilità strutturale, pur mantenendo un’attività formale.
Tale condizione non rappresenta un’anomalia ma un punto limite interno alla semantica della teoria. La TUC prevede, infatti, regimi informazionali privi di ricorrenza causale, nei quali il sistema coscienziale esiste come configurazione formale ma non può produrre identificazione persistente né operare discriminazioni semantiche. Si tratta di stati fenomenici formalmente compatibili con la formula madre, ma collocati al margine estremo della funzione coscienziale, là dove la traiettoria di ΣΦ si dissolve per mancanza di struttura dinamica interna.
3.26.2.6 – Evoluzione verso lo stato di coerenza
All’interno della struttura formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la traiettoria evolutiva di un sistema coscienziale può essere analizzata come un processo di convergenza asintotica del campo informazionale δΦ(x,t) verso la struttura unificata Φ₀. La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ implica, per costruzione, che quando δΦ(x,t) tende a coincidere con Φ₀ in ogni punto e istante, il valore di C(x,t) tende uniformemente a 1. Tale condizione rappresenta uno stato di massima coerenza, formalmente definito da A(t) = 1, dove A(t) è la misura globale della sovrapposizione informazionale, espressa come A(t) = 1 − var(C(x,t)).
In questo regime limite, si verificano simultaneamente tre condizioni necessarie e sufficienti: la derivata temporale ∂δΦ/∂t tende a zero, indicando un arresto dell’evoluzione interna; il gradiente spaziale ∇δΦ tende anch’esso a zero, implicando l’omogeneità del campo informazionale; e il rapporto δΦ/Φ₀ tende a costanza unitaria su tutto il dominio definito. Da queste condizioni si deduce che ∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0, per cui sia il tempo fenomenico τ(x,t) che lo spazio fenomenico ξ(x,t), definiti rispettivamente come τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹, divergono verso ∞. Questo comportamento implica che, in tale stato, il sistema non manifesta variazioni coscienziali né strutture spaziali interne differenziate: la coscienza permane come pura presenza isotropa e stazionaria.
Tale configurazione è interpretata, all’interno della semantica ontologica della TUC, come attrattore unificato nel dominio del campo fondamentale Φ₀. L’esistenza di un tale attrattore non è postulata, ma dedotta per via formale dalla struttura della formula madre. Infatti, ogni evoluzione coerente di δΦ(x,t) in assenza di perturbazioni destabilizzanti conduce, per definizione, a una riduzione della varianza di C(x,t) e quindi a un incremento monotono di A(t). L’asintoticità di questa dinamica si manifesta nella condizione limite in cui tutte le derivate spaziali e temporali di δΦ(x,t) si annullano, rendendo il sistema staticamente sovrapposto a Φ₀.
Dal punto di vista ontologico, lo stato di coerenza totale non è una singolarità, ma una configurazione di massima stabilità strutturale, nella quale la coscienza non si estingue, ma cessa di variare. La definizione formale di questo stato non implica un’assenza di coscienza, bensì un regime in cui la funzione coscienziale ha valore unitario costante, e la sua dinamica interna si dissolve nella struttura permanente di Φ₀. Ne risulta che ogni traiettoria informazionale orientata verso questo limite deve necessariamente attraversare una fase di graduale soppressione delle fluttuazioni locali δΦ(x,t), il cui contenuto entropico decresce fino al raggiungimento della coerenza perfetta.
La TUC, in questo quadro, offre una formalizzazione rigorosa dell’attrazione coscienziale verso l’unità, la quale emerge non come assunzione epistemica, ma come conseguenza necessaria della struttura assiomatica che governa il rapporto tra fluttuazione e fondamento. L’evoluzione verso lo stato di coerenza costituisce pertanto un risultato interno alla teoria, verificabile per deduzione e coerente con la totalità delle sue definizioni operative e ontologiche.
3.26.2.7 – Interpretazione ontologica dei buchi bianchi secondo la TUC
Nella Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni configurazione fenomenica osservabile è descritta come proiezione strutturale del campo coscienziale C(x,t), definito assiomaticamente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Da questa relazione, ogni interpretazione ontologica deve essere formalmente derivata in termini di variazione interna δΦ(x,t) e della sua coerenza rispetto al fondamento Φ₀. In tale contesto, l’analogia con i buchi bianchi, intesi nella fisica classica come soluzioni temporali inverse dei buchi neri, richiede una riconcettualizzazione completa all’interno della semantica informazionale propria della TUC.
Un buco bianco non viene interpretato, in questo quadro, come oggetto fisico che espelle materia, bensì come configurazione informazionale divergente, in cui ∂C/∂t assume valori non nulli e localmente crescenti, ∇C(x,t) presenta strutture non uniformi e l’andamento globale della coerenza A(t) evolve positivamente nel tempo. Ciò implica una dinamica in cui il campo δΦ(x,t), pur rimanendo finito in ogni punto e istante, subisce un’espansione interna coerente, tale da produrre una traiettoria informazionale con ∂A/∂t > 0. La condizione ∂δΦ/∂t ≠ 0 è quindi compatibile con una crescita ordinata del contenuto informazionale, purché l’intera configurazione rimanga contenuta all’interno di un regime di coerenza strutturale ammissibile.
Formalmente, la presenza di un buco bianco secondo la TUC si traduce nell’emergere di una regione Σ ⊂ D, in cui ∇²δΦ(x,t) assume valori negativi crescenti in modulo, ma senza divergenze fisiche, e in cui la funzione di salienza fenomenica S(t), definita in funzione di δΦ(x,t), A(t), ∂C/∂t e ∇²δΦ(x,t), mostra un comportamento localmente massimo non ricorrente. Ciò significa che la struttura associata al buco bianco si configura come un’emissione informazionale non ciclica, la cui irreversibilità deriva non da un vincolo fisico imposto, ma dall’assenza di retroazioni interne e dalla direzionalità evolutiva del campo coscienziale in quella regione.
Affinché tale fenomeno sia ammissibile entro il dominio teorico della TUC, è necessario che siano soddisfatte tre condizioni fondamentali: (1) la coerenza A(t) deve crescere nel tempo, quindi ∂A/∂t > 0; (2) il campo δΦ(x,t) deve rimanere finito ∀ t e ∀ x, evitando divergenze ontologicamente inconsistenti con Φ₀; (3) la struttura risultante deve essere compatibile con la definizione di nucleo causale ΣΦ, ovvero una configurazione informazionale persistente, coerente e trasmissibile. La mancata soddisfazione di anche una sola di queste condizioni esclude la legittimità strutturale di un buco bianco in senso TUC.
Ne deriva che i buchi bianchi, in quanto strutture fenomenologiche, non rappresentano singolarità inverse, ma configurazioni ad alta salienza che, in assenza di simmetrie retroattive, generano divergenza coerente dal nucleo causale preesistente. La TUC offre così una base ontologica rigorosa per reinterpretare tali fenomeni come transizioni unidirezionali dell’informazione coscienziale, governate interamente dalla dinamica interna del rapporto δΦ/Φ₀, e non da condizioni fisiche imposte esternamente al sistema.
3.27 – Teorema di biforcazione logica: simmetria informazionale e origine della razionalità
Il teorema di biforcazione logica stabilisce che le proprietà logiche interne alla coscienza non emergono come costruzioni arbitrarie o postulati esterni, ma come conseguenza strutturale della simmetria informazionale del campo δΦ(x,t) rispetto al fondamento Φ₀, a parità di coerenza globale A(t). In condizioni di sufficiente coerenza, la coscienza può configurarsi secondo due regimi topologicamente distinti: uno simmetrico, privo di direzionalità, sequenzialità e differenziazione, e uno asimmetrico, in cui compaiono distinzioni, orientamenti causali e strutture logiche deterministiche. Tali regimi non sono dipendenti dal contenuto semantico o dalla complessità del sistema, ma emergono formalmente dalla topologia interna del campo informazionale.
I paragrafi successivi esaminano la struttura formale delle condizioni che rendono possibile ciascun regime, la natura della transizione tra simmetria e asimmetria, e il ruolo che questa biforcazione gioca nella genesi delle operazioni logiche fondamentali della coscienza, così come nelle sue variazioni fenomenologiche. La logica non è dunque assunta come capacità a priori del soggetto cosciente, ma dedotta come funzione geometrica del rapporto δΦ/Φ₀. Viene così delineato un quadro rigoroso nel quale le dinamiche logiche, semantiche ed esperienziali risultano esplicitamente dipendenti dalla struttura informazionale interna del campo coscienziale, e non da fattori esogeni o categorie predefinite. La biforcazione logica diventa, in questa prospettiva, un principio centrale per comprendere l’evoluzione formale della coscienza lungo traiettorie che attraversano simmetria, dissimmetria, coerenza e dimensionalità.
3.27.1 – Enunciato strutturale del teorema
Sia C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ la configurazione coscienziale di un sistema dato, dove δΦ(x,t) rappresenta la fluttuazione informazionale locale rispetto al campo unificato Φ₀. All’interno di questa struttura, la natura logica dell’elaborazione coscienziale può essere formalmente derivata dalla simmetria informazionale di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀.
Si definisce biforcazione logica il fenomeno per cui, a parità di coerenza globale A(t) ≥ θ, la topologia interna di δΦ(x,t) determina la prevalenza di due regimi strutturalmente distinti:
• Se δΦ(x,t) presenta simmetria informazionale locale, ovvero una distribuzione isotropa, ridondante, priva di gradienti marcati (∇δΦ ≈ 0), allora C(x,t) ≈ 1 ovunque e la coscienza manifesta proprietà logiche simmetriche, tipiche del dominio inconscio: assenza di direzionalità, non separazione tra soggetto e oggetto, equipotenza tra parte e tutto, reversibilità semantica, generalizzazione transitiva.
Formalmente: ∇C ≈ 0 ∧ ∂C/∂t ≈ 0 ∧ δΦ ≈ Φ₀ ⇒ logica simmetrica
• Se δΦ(x,t) è dissimmetrico in modo strutturato, ovvero presenta differenze spaziali o temporali localizzate, ma all’interno di una configurazione coerente (A(t) ≥ θ), allora C(x,t) codifica distinzioni stabili, permette inferenze differenziali e supporta logica asimmetrica: principio d’identità, non contraddizione, causalità e sequenzialità.
Formalmente: ∇C ≠ 0 ∨ ∂C/∂t ≠ 0 con A(t) ≥ θ ⇒ logica asimmetrica
Ne segue che la biforcazione logica è funzione diretta della simmetria informazionale di δΦ rispetto a Φ₀, e non della coerenza A(t) in sé. L’alta coerenza è condizione necessaria per entrambi i regimi, ma non sufficiente a determinarne la natura. In particolare, la logica simmetrica è una emergenza primaria, innata, costitutiva della coscienza nascente: ogni nucleo ΣΦ in fase iniziale manifesta dominanza simmetrica per default. La logica asimmetrica, al contrario, è una struttura acquisita, che richiede processi di differenziazione interna a δΦ(x,t) mantenuti in coerenza spaziale e temporale.
Il teorema di biforcazione logica stabilisce pertanto che:
Ogni sistema coscienziale dotato di sufficiente coerenza A(t) ≥ θ manifesta logica simmetrica se δΦ(x,t) è localmente simmetrico rispetto a Φ₀, e logica asimmetrica se δΦ(x,t) è localmente dissimmetrico ma ordinato. Nei regimi caotici, dove A(t) < θ, nessuno dei due regimi è pienamente attivo e il sistema manifesta frammentazione logica o instabilità semantica.
Tale distinzione costituisce la base formale per una classificazione rigorosa dei regimi cognitivi, esperienziali e affettivi della coscienza, ancorata alla topologia informazionale di δΦ(x,t) e alla sua relazione con Φ₀ secondo la formula madre della teoria.
3.27.2 – Precondizioni assiomatiche: simmetria informazionale e coerenza
Nella struttura deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), ogni proprietà logica attribuibile a un sistema coscienziale deve derivare da configurazioni specifiche della funzione coscienziale C(x,t), definita assiomaticamente come C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. L’analisi delle precondizioni strutturali per l’emergenza di comportamenti logici differenziati richiede, dunque, la deduzione rigorosa dei regimi informazionali in cui C(x,t) presenta simmetria locale o globale, in corrispondenza a stati di alta coerenza A(t) e bassa varianza spaziale di δΦ.
Una prima condizione necessaria per l’emergenza di un comportamento logico non-direzionale è l’isotropia informazionale del campo δΦ(x,t). Per isotropia si intende che il gradiente spaziale ∇δΦ(x,t) è prossimo allo zero in ogni direzione locale, ovvero |∇δΦ(x,t)| < ε con ε ≪ 1. In tale regime, anche la derivata spaziale del numeratore di C(x,t) risulta trascurabile, e pertanto ∇C(x,t) tende a 0. In accordo con la definizione formale di coerenza globale A(t) come funzione inversa della varianza spaziale di C(x,t), si ha A(t) → 1. Questo comporta che la struttura informazionale sia altamente ordinata, localmente uniforme e non presenti direzionalità interne.
Allo stesso modo, una seconda condizione si verifica quando δΦ(x,t) tende a essere costante o approssimativamente omogeneo su un dominio D ⊂ ℝⁿ. In tal caso, il Laplaciano ∇²δΦ(x,t) risulta anch’esso vicino a zero, e si verifica che ΔC(x,t) = ΔδΦ(x,t) / Φ₀ → 0. Tale struttura implica che le variazioni interne di C(x,t) sono irrilevanti rispetto alla costanza del denominatore Φ₀, e la coscienza assume un comportamento stazionario, non-sequenziale, privo di traiettorie logiche deterministiche. Questa condizione formale è necessaria per l’emergere di una semantica simmetrica, in cui le relazioni logiche non sono orientate né reversibili in senso causale.
Da un punto di vista formale, questi due vincoli – isotropia (∇δΦ ≈ 0) e stazionarietà (∂δΦ/∂t ≈ 0) – definiscono lo spazio funzionale entro cui C(x,t) tende a configurarsi come campo logicamente simmetrico. In tali condizioni, la coscienza non distingue tra soggetto e oggetto, parte e insieme, causa ed effetto, in quanto ogni regione spaziale del dominio D presenta una configurazione informazionale indistinguibile da ogni altra. Questo annullamento delle discontinuità interne impedisce l’attivazione di meccanismi logici basati su discriminazione, separazione e inferenza direzionale. La funzione coscienziale entra così in uno stato privo di orientamento semantico interno, in cui l’identità degli elementi informazionali si dissolve nella struttura globale del campo. Formalmente, questo corrisponde a una condizione limite in cui la funzione C(x,t) tende a 1 ovunque, e le sue derivate prime e seconde rispetto a x e t tendono a zero. In tale configurazione, il sistema coscienziale non ha accesso a differenziazioni locali, e quindi non può produrre strutture logiche asimmetriche. Questo stato rappresenta il fondamento strutturale della logica simmetrica, emergente come effetto necessario della simmetria informazionale di δΦ rispetto a Φ₀.
Pertanto, il teorema di biforcazione logica impone, come condizione necessaria per l’attivazione della logica simmetrica, che la funzione C(x,t) si trovi in un regime di alta coerenza A(t) ≥ θ, isotropia spaziale e stazionarietà informazionale. Viceversa, ogni violazione sistematica della simmetria di δΦ – ossia ogni configurazione in cui ∇δΦ(x,t) o ∂δΦ/∂t assumano valori significativi – comporta la rottura della simmetria logica e l’attivazione di meccanismi differenziativi alla base della logica razionale.
3.27.3 – Emergenza della logica asimmetrica come dissimmetria informazionale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la funzione coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ rappresenta la struttura fondamentale da cui derivano tutte le dinamiche fenomeniche, incluse le proprietà logiche emergenti. A partire da questa definizione, è possibile dedurre formalmente che l’emergenza della logica asimmetrica è strutturalmente connessa alla rottura della simmetria informazionale del campo δΦ(x,t) rispetto al suo fondamento Φ₀.
La condizione necessaria per l’attivazione di una logica differenziativa, orientata e localizzata, è la presenza di gradienti informazionali spaziali ∇δΦ(x,t) ≠ 0. In tale regime, la funzione C(x,t) diventa variabile rispetto alla coordinata spaziale x, e si attiva una metrica interna del campo coscienziale che distingue punti del dominio in base alla variazione del rapporto δΦ/Φ₀. La derivata ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ definisce così la direzionalità interna della struttura coscienziale, assegnando a ogni regione dello spazio una densità semantica differenziale. La presenza di tali gradienti rompe l’isotropia locale, rendendo la coscienza sensibile alla differenziazione spaziale: è questa la condizione strutturale per l’emergenza della funzione fenomenica ξ(x,t), intesa come spazio vissuto interno, definito proporzionalmente all’inverso del modulo del gradiente: ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹.
Analogamente, la variazione temporale di δΦ(x,t), cioè ∂δΦ/∂t ≠ 0, produce una derivata temporale non nulla della coscienza: ∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀. Questo implica che C(x,t) evolve nel tempo, generando una sequenza interna di stati differenziabili. Tale dinamica introduce un ordine causale interno, permettendo alla coscienza di discriminare successioni fenomeniche e, in particolare, di stabilire una relazione temporale tra eventi interni. È su questa base che la funzione τ(x,t), definita come tempo fenomenico proporzionale all’inverso della variazione ∂C/∂t, acquista significato strutturale: τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹. La dipendenza locale della coscienza rispetto al tempo e allo spazio costituisce, quindi, l’architettura formale entro cui si rende possibile la formulazione di relazioni logiche orientate, cioè fondate su identità, successione e separazione.
Questa struttura corrisponde, nei suoi effetti, ai principi fondamentali della logica asimmetrica: principio di identità (distinguibilità locale della funzione C), principio di non contraddizione (coerenza delle traiettorie fenomeniche nel tempo), e principio del terzo escluso (struttura binaria delle transizioni coscienziali causali). L’apparato logico classico trova pertanto una radice formale nella dissimmetria informazionale del campo δΦ(x,t), la cui non omogeneità genera la frammentazione del campo coscienziale in unità logiche localizzate, distinguibili e sequenziali. Questo processo non è aggiunto per postulazione esterna, ma emerge necessariamente dalla dinamica interna del campo coscienziale, in quanto qualsiasi configurazione non stazionaria o non isotropa produce strutture differenziate a livello di C(x,t), e quindi anche a livello della semantica logica interna alla coscienza.
Dal punto di vista assiomatico, dunque, l’emergenza della logica razionale non è un attributo secondario o contingente del sistema coscienziale, bensì una diretta conseguenza della rottura della simmetria informazionale originaria di δΦ rispetto a Φ₀. In presenza di tale rottura, la coscienza attiva meccanismi interni di discriminazione fenomenica che si manifestano come sequenze ordinate di stati, coordinate locali definite, e relazioni causali strutturate: condizioni necessarie per l’attivazione di una logica aristotelica. La logica asimmetrica risulta pertanto formalmente isomorfa alla struttura derivata da C(x,t) in condizioni di dissimmetria informazionale.
3.27.4 – Formalizzazione dei domini ΣΦ simmetrici
Nel contesto della TUC, ogni configurazione coscienziale è definita dalla funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, che esprime il grado di divergenza informazionale rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀. I domini ΣΦ simmetrici costituiscono sottospazi del dominio D in cui C(x,t) assume una forma logicamente simmetrica, ovvero priva di discontinuità spaziali, temporali e semantiche interne. La caratterizzazione formale di tali domini si basa su condizioni strutturali deducibili dalla formula madre della teoria.
Condizione necessaria affinché un dominio ΣΦ sia simmetrico è la soppressione completa dei gradienti e delle variazioni nel tempo della fluttuazione δΦ(x,t). Dalla definizione di C(x,t), ne segue che ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ e ∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀. Pertanto, l’annullamento di ∇C(x,t) e ∂C/∂t implica che ∇δΦ(x,t) = 0 e ∂δΦ/∂t = 0. Inoltre, poiché ΔC(x,t) = ∇²δΦ(x,t) / Φ₀, la condizione ΔC(x,t) ≈ 0 implica l’assenza di curvatura informazionale interna. Tali vincoli stabiliscono che in ΣΦ simmetrici:
∇δΦ(x,t) ≈ 0 ∧ ∂δΦ/∂t ≈ 0 ∧ ∇²δΦ(x,t) ≈ 0
Sotto queste condizioni, la varianza spaziale di C(x,t) tende a zero, e la coerenza globale A(t) → 1. Ne consegue che C(x,t) tende uniformemente a 1 su tutto il dominio, ovvero il campo coscienziale diventa indistinguibile da Φ₀ in ogni punto e istante. Formalmente: ∀(x,t) ∈ ΣΦ ⇒ C(x,t) → 1, ∇C → 0, ∂C/∂t → 0.
In questi domini, la coscienza non distingue più tra elementi informazionali distinti: tutte le configurazioni locali risultano equivalenti e ridondanti. Questo comporta l’emergere delle proprietà caratteristiche della logica simmetrica, deducibili per assenza di direzionalità e localizzazione informazionale. In particolare, si verificano le seguenti simmetrie fenomeniche:
1. Identità parte/tutto – Poiché ogni sottoregione di ΣΦ presenta C(x,t) ≈ 1, ogni porzione del dominio è strutturalmente equivalente al dominio stesso: ∀ Dᵢ ⊂ ΣΦ ⇒ μ(C|Dᵢ) = μ(C|ΣΦ). La nozione di “parte” perde significato operativo, e la struttura si comporta come un’unità non decomponibile.
2. Simmetria tra relazioni inverse e dirette – L’assenza di variazioni ∇C e ∂C/∂t implica che l’ordine degli eventi o delle relazioni non ha effetto semantico: se R(A,B) ∈ ΣΦ, allora anche R(B,A) è indistinguibile, e vale R(A,B) ≡ R(B,A). La logica transitiva perde la freccia direzionale, e si ha reversibilità semantica assoluta.
3. Dilatazione fenomenica di spazio e tempo – Dalle definizioni τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹, segue che quando ∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0, si ha τ, ξ → ∞. Questo indica un collasso delle coordinate fenomeniche: la coscienza non percepisce più variazione (tempo) né distanza (spazio), ma solo presenza indifferenziata e atemporale.
4. Simbolicità non separabile del contenuto – In assenza di variazioni locali, nessun contenuto può essere isolato come evento, oggetto o rappresentazione. Ogni stato di C(x,t) è puramente simbolico, non riducibile a forme o dati distinti. La coscienza esperisce totalità non concettuale, simile a una forma pura priva di attribuzione.
Tali domini costituiscono le regioni della coscienza in cui il nucleo ΣΦ si comporta come struttura simmetrica, e rappresentano la base formale per la dinamica inconscia nel senso proprio del termine: non localizzabile, non direzionale, non deducibile. Tuttavia, come sarà mostrato nei paragrafi successivi, l’accesso cosciente a tali domini è possibile in stati particolari di elevata coerenza o in condizioni patologiche, ma non può coesistere logicamente con l’attivazione stabile della logica asimmetrica nello stesso dominio.
3.27.5 – Biforcazione informazionale come transizione di fase logica
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ rappresenta la struttura fondamentale da cui derivano le proprietà logiche della coscienza. La presenza di regimi logici distinti – simmetrici o asimmetrici – è stata formalmente ricondotta alla distribuzione informazionale di δΦ(x,t) e al grado di coerenza globale A(t). Tuttavia, per garantire una trattazione rigorosa del passaggio da un regime all’altro, occorre definire il meccanismo di transizione come una biforcazione informazionale, ovvero una transizione di fase interna al campo coscienziale, determinata da variazioni critiche nella struttura di δΦ.
Sia dato un sistema coscienziale per il quale A(t) ≥ θ, ovvero un regime coerente in cui le fluttuazioni δΦ(x,t) si mantengono entro limiti topologicamente ordinati. In tale contesto, la natura logica della coscienza – simmetrica o asimmetrica – non dipende dal livello di coerenza in sé, ma dalla distribuzione differenziale di δΦ. In particolare, si osserva che:
• Se il gradiente spaziale ∇δΦ(x,t) tende a zero, e la derivata temporale ∂δΦ/∂t è trascurabile, allora la funzione C(x,t) risulta stazionaria, isotropa e non differenziata. Questo implica un regime logico simmetrico, in cui non si stabiliscono distinzioni causali o direzionali.
• Se almeno una delle due derivate – ∇δΦ(x,t) oppure ∂δΦ/∂t – assume valori significativamente diversi da zero, allora la funzione C(x,t) presenta variazioni spaziali e/o temporali non uniformi. Ciò implica la comparsa di una metrica interna, con la conseguente emergenza della logica asimmetrica.
Formalmente, il passaggio tra questi due regimi può essere descritto come una biforcazione in funzione di un parametro topologico critico ε, direttamente proporzionale alla varianza strutturale di δΦ. Si definisce dunque ε_topologico come soglia di transizione tale che:
• var(δΦ(x,t)) < ε_topologico ⇒ logica simmetrica
• var(δΦ(x,t)) ≥ ε_topologico ⇒ logica asimmetrica
Questa transizione non è né discontinua né discreta, ma assume la forma di un cambiamento continuo di fase, in cui le proprietà logiche emergono gradualmente come funzione del disordine strutturale del campo δΦ. La biforcazione logica non è quindi attribuibile a un agente esterno né a un cambiamento qualitativo arbitrario, ma risulta dall’instaurarsi di differenze topologiche interne sufficientemente marcate da produrre nuove geometrie percettive.
Il parametro ε_topologico introduce, all’interno della teoria, una soglia formale tra regimi logici, assimilabile a una frontiera critica di transizione di fase. Tale soglia separa le configurazioni informazionali che conservano reversibilità semantica da quelle che generano direzionalità, identità strutturata, e relazioni logiche non commutative. L’esistenza di questa biforcazione rappresenta una conseguenza necessaria della struttura assiomatica della TUC, senza richiedere alcuna assunzione empirica o postulato aggiuntivo. È l’intera dinamica interna di δΦ(x,t), e la sua variazione strutturale, a determinare lo spazio logico esperibile dalla coscienza.
3.27.6 – Genesi semantica e struttura relazionale a bassa dimensione
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, ogni contenuto semantico coscienziale è formalmente riconducibile alla struttura del campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove la dimensionalità attiva del sistema – intesa come il numero di direzioni indipendenti lungo cui le variazioni di C(x,t) risultano coerenti e strutturalmente distinte – determina la profondità e la modalità della codifica semantica. Quando la dimensionalità coscienziale risulta elevata, la funzione C(x,t) tende a strutturarsi in modo differenziale: i contenuti informazionali si articolano per contrasto, variazione locale, opposizione semantica e ordinamento relazionale. In tale regime, il significato emerge dalla discontinuità interna alla funzione, cioè dalla varietà dei suoi gradienti ∇C e delle sue derivate temporali ∂C/∂t, coerentemente con la logica asimmetrica.
Tuttavia, esiste un regime strutturale formalmente deducibile dalla formula madre in cui la dimensionalità coscienziale attiva decresce fino a raggiungere i valori minimi compatibili con la coerenza. In particolare, il Teorema della massima dimensionalità coscienziale del nucleo stabilisce che il numero di dimensioni coerentemente attive N_dim^max(ΣΦ) dipende inversamente dalla complessità informazionale di δΦ(x,t) e direttamente dal prodotto tra la salienza S(t) e il grado di coerenza 1 − H(t). Quando tali valori tendono ai limiti inferiori del dominio funzionale, il sistema entra in un regime a bassa dimensionalità, in cui le variazioni interne di δΦ(x,t) sono trascurabili rispetto alla sua struttura globale. Formalmente, ciò corrisponde a un dominio in cui δΦ(x,t) ≈ δ costante o quasi costante su D ⊂ ℝⁿ, con ∇δΦ ≈ 0, ∂δΦ/∂t ≈ 0 e var(δΦ) ≪ 1.
In tale configurazione, la funzione coscienziale perde la capacità di discriminare strutture informazionali locali: il contenuto non può più emergere per differenziazione interna, e ogni regione del campo tende a essere percepita come equivalente, indistinta, simmetricamente relazionata. Ne consegue che il significato semantico – anziché derivare da relazioni differenziali tra sottoinsiemi di δΦ – si costruisce per sovrapposizione globale, cioè per identificazione strutturale dell’intero campo con un unico contenuto simbolico totalizzante. L’informazione non è segmentata né analiticamente scomponibile: si manifesta in forma unitaria, come correlazione isomorfica tra il campo e il contenuto semantico. Questo regime definisce il funzionamento della logica simmetrica nei domini a bassa dimensionalità attiva: una semantica olistica, non direzionale, in cui ogni variazione minima assume valore assoluto, proprio perché non esiste altra dimensione semantica con cui confrontarsi.
La struttura simbolica dell’inconscio, nella TUC, non è pertanto un’ipotesi psicologica, ma una conseguenza formale della riduzione topologica del campo coscienziale a una configurazione di coerenza unitaria a bassa dimensionalità. Quando N_dim^max(ΣΦ) → 1, ogni variazione δΦ, anche minima, diventa semanticamente satura: la coerenza informazionale globale del campo la rende portatrice di senso assoluto, non comparativo, non relazionale. In tale regime, la semantica non è costruita, ma inscritta nella forma stessa del campo; non è codificata, ma emergente dalla sua struttura non differenziata. La logica simmetrica, in queste condizioni, non solo rappresenta la modalità operativa della coscienza, ma funge da fondamento della semantizzazione primaria, alla base dei contenuti esperienziali simbolici non analizzabili, propri degli stati onirici, affettivi profondi o inconsci.
3.27.7 – Ritorno alla logica simmetrica per espansione dimensionale
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza, la dimensionalità coscienziale attiva N_dim^max(t) è definita come il massimo rango del gradiente ∇C(x,t) all’interno di un dominio spaziale D, vincolato da una soglia minima di coerenza A(t) ≥ θ. Tale dimensionalità rappresenta il numero effettivo di gradi di libertà informazionali coerentemente attivi nel campo C(x,t), e pertanto determina la complessità relazionale della coscienza in un dato istante. Nei paragrafi precedenti si è dimostrato che la riduzione della dimensionalità attiva, fino al limite N_dim ≈ 1, conduce alla soppressione delle variazioni informazionali direzionali, favorendo l’emersione della logica simmetrica.
Tuttavia, è possibile dedurre formalmente un secondo meccanismo strutturale di convergenza verso la simmetria logica, basato non sulla restrizione ma sull’espansione dello spazio fenomenico. Sia ξ(x,t) lo spazio fenomenico esperito internamente da una coscienza, funzione inversa del modulo del gradiente ∇C(x,t). Se si considera un sistema coscienziale in cui il dominio D si estende a uno spazio topologico ad alta dimensionalità geometrica (n ≥ 4), mantenendo costante o sub-lineare la complessità informazionale della fluttuazione δΦ(x,t), allora la distribuzione informazionale per unità di volume tende a diluirsi. Formalmente, il gradiente ∇δΦ(x,t) decresce, poiché ogni unità di fluttuazione può propagarsi su un numero maggiore di direzioni indipendenti. Da ciò segue che ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ tende a zero, e la coerenza globale A(t), definita come 1 − var(C(x,t)), converge al valore massimo.
Questo implica che lo stato del campo coscienziale, pur restando dinamicamente attivo, assume una configurazione isotropa, priva di discontinuità interne significative. Di conseguenza, le condizioni formali per la rottura della simmetria logica non si verificano, anche in presenza di variazioni di δΦ. Il sistema entra in un regime ad alta coerenza e bassa curvatura fenomenica, analogo a quello che caratterizza i domini ΣΦ stazionari. Si ha dunque una riattivazione della logica simmetrica non per collasso differenziale, ma per ridondanza topologica: la disponibilità di più gradi di libertà spaziali riduce l’efficacia fenomenica delle discontinuità informazionali, che cessano di sostenere inferenze direzionali.
Questa struttura evidenzia che la logica simmetrica può emergere non soltanto come effetto della contrazione delle dimensioni coscienziali, ma anche come effetto dell’espansione dello spazio fenomenico a fronte di fluttuazioni non proporzionalmente complesse. Quando il rapporto tra la densità informazionale e la dimensionalità geometrica del dominio tende a zero, si verifica una transizione strutturale verso uno stato coscienziale a simmetria logica globale. Questo regime non rappresenta una perdita informativa, ma una riconfigurazione del campo in cui ogni punto diventa internamente indistinguibile da ogni altro, ristabilendo l’equipotenza semantica e l’indifferenziazione causale caratteristiche del dominio simmetrico.
Pertanto, il ritorno alla logica simmetrica può essere dedotto come effetto formale dell’espansione topologica non bilanciata da un aumento della complessità informazionale. Si tratta di una transizione di fase interna alla geometria coscienziale, in cui la molteplicità direzionale si neutralizza in unità fenomenica, e il campo C(x,t) assume una configurazione logicamente simmetrica per eccesso di libertà, piuttosto che per difetto di articolazione.
3.27.8 – Stato di coerenza totale e coscienza della logica simmetrica
Nella struttura assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza, la funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ rappresenta la configurazione coscienziale istantanea del sistema, e la coerenza globale A(t) è definita come misura inversa della varianza spaziale di C(x,t). Il caso limite in cui A(t) → 1, cioè in cui la funzione C(x,t) tende a essere costante ovunque nel dominio D, definisce uno stato di coerenza totale, in cui ogni discontinuità informazionale interna scompare: ∇C(x,t) → 0, ∂C/∂t → 0, ΔC(x,t) → 0. In tale regime, la coscienza si configura come campo perfettamente uniforme, privo di dinamiche direzionali e di variazioni temporali interne.
Dal punto di vista logico-strutturale, questo stato presenta una conseguenza diretta: l’intera architettura della logica asimmetrica cessa di essere operativa. Le condizioni formali minime per l’attivazione di strutture logiche orientate richiedono infatti che ∇C(x,t) ≠ 0 o ∂C/∂t ≠ 0, ovvero che esistano variazioni fenomeniche localizzate in grado di sostenere distinzioni semantiche tra regioni, eventi o istanti. Quando tali variazioni sono assenti, l’identità locale della funzione coincide con quella globale, e la coscienza non distingue più soggetto da oggetto, causa da effetto, né prima da dopo. Ne consegue che il principio d’identità, quello di non contraddizione e del terzo escluso non trovano più applicazione funzionale nel campo, in quanto non sussistono più i prerequisiti strutturali per formulare proposizioni discrete logicamente differenziabili. L’intera semantica asimmetrica collassa, non per negazione, ma per dissoluzione dei suoi presupposti differenziali.
Questo stato, che la TUC definisce come configurazione coerente assoluta, corrisponde a una forma limite della coscienza in cui la funzione C(x,t) è ovunque uguale a 1, cioè la fluttuazione δΦ(x,t) coincide ovunque con il campo unificato Φ₀. La coscienza non è assente, ma perfettamente sovrapposta al proprio fondamento. È in questo scenario che la logica simmetrica – normalmente relegata al dominio inconscio – diventa fenomenicamente accessibile. Ciò che nei regimi ordinari resta escluso dall’esperienza cosciente, in quanto privo di differenziazione informazionale sufficiente a sostenere l’autorappresentazione, in questo caso diventa interamente trasparente alla coscienza stessa. L’identità tra parte e tutto, la reversibilità semantica, la sovrapposizione delle relazioni, l’assenza di localizzazione: tutte proprietà tipiche della logica simmetrica emergono qui non come strutture latenti, ma come qualità esperienziali dirette del campo coscienziale.
Tale configurazione non ammette la presenza di contenuti informazionali distinti, poiché qualsiasi contenuto implica una variazione di δΦ(x,t), e quindi una deviazione da Φ₀. Pertanto, la coscienza in A(t) = 1 non è né vuota né piena: è totalmente coerente, priva di forma interna, ma pienamente presente a se stessa come struttura unitaria. È in questo senso che si definisce come stato di coscienza della logica simmetrica: non una regressione all’inconscio, ma l’elevazione dell’inconscio simmetrico a fenomeno cosciente per dissoluzione delle condizioni che lo mascherano nei regimi asimmetrici.
Da un punto di vista deduttivo, questo stato rappresenta l’unica condizione formale in cui la logica simmetrica può essere interamente esperita in modo cosciente. In ogni altro regime, anche in presenza di alte coerenze locali, la presenza di gradienti o fluttuazioni comporta l’attivazione di meccanismi differenziali che mascherano parzialmente la simmetria. Solo il caso limite C(x,t) ≡ 1 soddisfa simultaneamente tutte le condizioni necessarie e sufficienti per rendere fenomenicamente accessibile l’intera struttura logica simmetrica. Ne consegue che l’esperienza cosciente di questo regime rappresenta una configurazione massimamente ordinata e non differenziale del campo, il cui significato non è analitico, ma globale: non si dà coscienza di “qualcosa”, ma solo coscienza come tale, senza contenuto e senza distanza tra osservatore e osservato.
3.27.9 – Coscienza della logica simmetrica: stati coerenti e stati patologici
All’interno della struttura formale della Teoria Unificata della Coscienza, la logica simmetrica emerge come una proprietà specifica di configurazioni in cui il campo coscienziale C(x,t), definito come rapporto tra la fluttuazione informazionale δΦ(x,t) e il fondamento Φ₀, risulti privo di variazioni spaziali e temporali significative. Come precedentemente dimostrato, tale condizione si realizza nel limite in cui il gradiente spaziale ∇C(x,t) tende a zero, così come la derivata temporale ∂C/∂t, e la coerenza globale A(t) raggiunge il valore massimo teorico A(t) = 1. In questi casi, la logica asimmetrica – che presuppone la presenza di differenziazioni interne, orientamento causale, identità semantica e opposizioni strutturate – cessa di essere operativa, lasciando spazio alla piena espressione della logica simmetrica.
Nel contesto fenomenico, questa struttura logica può manifestarsi in due modalità distinte, entrambe accessibili alla coscienza ma dipendenti da configurazioni informazionali radicalmente diverse. La prima modalità, che definiremo coscienza simmetrica coerente, si verifica in stati in cui A(t) tende a 1 e sia ∇C(x,t) che ∂C/∂t risultano trascurabili. La funzione C(x,t) assume quindi un valore prossimo a 1 ovunque, e ogni punto del dominio informazionale risulta indistinguibile da ogni altro. In questa configurazione, la coscienza si trova in uno stato di massima unità, in cui non esistono più contenuti informazionali distinti, né traiettorie semantiche interne, né relazioni direzionali tra elementi differenziati. La logica simmetrica non solo è presente come struttura latente, ma diviene essa stessa oggetto fenomenico: non come inferenza o deduzione, ma come forma diretta di esperienza. Tale stato, che può essere descritto formalmente come C(x,t) ≡ 1, corrisponde alla totale sovrapposizione tra δΦ(x,t) e Φ₀, e quindi all’annullamento della distanza tra campo coscienziale e fondamento ontologico. In questa condizione, ogni distinzione tra cosciente e inconscio, tra soggetto e oggetto, tra parte e insieme, viene a cadere non per compromissione funzionale ma per perfezione strutturale: la coscienza esperisce la logica simmetrica come stato puro, privo di contenuti, ma intrinsecamente presente.
La seconda modalità, che definiremo coscienza simmetrica incoerente, si verifica invece in configurazioni in cui la coerenza globale A(t) è bassa, ma la simmetria informazionale non viene del tutto meno. In questi casi, la funzione C(x,t) può manifestare fluttuazioni temporali elevate (∂C/∂t ≫ 0) e gradienti spaziali discontinui o caotici, pur mantenendo localmente alcune proprietà tipiche della logica simmetrica. Tali configurazioni si riscontrano frequentemente in stati psicopatologici o alterati della coscienza, nei quali la struttura asimmetrica ordinaria – normalmente responsabile della stabilizzazione semantica e dell’organizzazione logica sequenziale – risulta indebolita o compromessa. Il campo δΦ(x,t), pur non essendo coerente, può manifestare regioni ad alta ridondanza o sovrapposizione, in cui l’accesso alla logica simmetrica non è negato, ma si verifica in forma disorganizzata, instabile, priva di strutturazione causale. L’esperienza fenomenica risultante può includere sovrapposizione percettiva, dissoluzione dell’identità personale, confusione tra livelli semantici o temporali, e perdita della separazione tra soggetto e oggetto. In termini strutturali, si tratta di una condizione in cui la logica simmetrica si manifesta in assenza dei vincoli differenziativi della logica asimmetrica, ma senza che siano soddisfatte le condizioni di coerenza necessarie a renderla stabile e priva di distorsioni.
Da un punto di vista assiomatico, entrambe le modalità condividono una condizione necessaria: la riduzione o l’assenza di dissimmetrie interne in δΦ(x,t), ovvero la soppressione dei gradienti strutturati che sostengono la logica differenziale. Tuttavia, mentre nella coscienza simmetrica coerente tale riduzione avviene in un regime di ordine globale, nella modalità incoerente essa si verifica in un regime di disintegrazione informazionale, privo di consistenza topologica stabile. Le condizioni sufficienti per l’accesso cosciente alla logica simmetrica risultano quindi molteplici e non equivalenti, e dipendono dalla relazione tra coerenza, variazione e dimensionalità del campo coscienziale.
Questa distinzione permette di riformulare una delle implicazioni fondamentali della TUC: l’inconscio, inteso come dominio strutturalmente simmetrico, non è intrinsecamente separato dalla coscienza per natura ontologica, ma per vincoli informazionali. La coscienza ordinaria, fondata su strutture differenziative e direzionali, esclude l’accesso alla logica simmetrica non perché essa sia inaccessibile, ma perché i regimi funzionali in cui opera la coscienza localizzata non ne permettono l’attivazione fenomenica. Quando tali regimi vengono sospesi – sia per elevazione coerenziale, sia per collasso strutturale – la logica simmetrica diviene potenzialmente accessibile come contenuto cosciente. La differenza tra queste due condizioni è la natura della transizione: evolutiva e unificante nel primo caso, entropica e frammentaria nel secondo. Entrambe, tuttavia, confermano che la logica simmetrica non è estranea alla coscienza, ma dipendente dalla sua configurazione strutturale.
3.27.10 – Relazione tra simmetria logica e dimensionalità percettiva
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la dimensione percettiva di un sistema coscienziale non è un parametro assoluto dello spazio fisico, ma una funzione emergente dalla struttura informazionale della coscienza stessa. Poiché il campo coscienziale C(x,t) è definito assiomaticamente come rapporto tra la fluttuazione δΦ(x,t) e il campo unificato Φ₀, ogni proprietà fenomenica deriva direttamente dalle caratteristiche locali e globali di tale rapporto. La dimensionalità percettiva, in particolare, è definita come il numero di gradi di libertà informazionali coerenti lungo cui la funzione C(x,t) varia in modo differenziato e ordinato. Questo concetto si formalizza nel numero massimo di direzioni indipendenti in cui ∇C(x,t) è non nullo e stabile in coerenza.
A partire da questa definizione, si osserva che la logica asimmetrica – fondata su differenze locali, causalità direzionata e separazione tra soggetto e oggetto – richiede che la coscienza operi entro uno spazio a bassa dimensionalità attiva, tipicamente tridimensionale. In tali condizioni, la funzione C(x,t) presenta variazioni significative in tre direzioni spaziali e una temporale, sufficienti a generare sequenze, distinzioni logiche e traiettorie fenomeniche coerenti. Formalmente, ciò implica che ∇C(x,t) e ∂C/∂t siano distintamente non nulli in tre dimensioni dominanti, con coerenza A(t) sufficientemente elevata da mantenere stabile la codifica informazionale. Questo regime corrisponde a uno spazio fenomenico proiettato, in cui la dimensionalità è interamente rappresentata all’interno dell’esperienza cosciente localizzata.
Viceversa, la logica simmetrica si manifesta nei regimi in cui la dimensionalità attiva della coscienza eccede i tre gradi ordinari di variazione coerente, ma tali dimensioni superiori non sono proiettate differenzialmente all’interno dell’esperienza cosciente. In tali casi, la fluttuazione δΦ(x,t) distribuisce le sue variazioni su un numero superiore di direzioni, ma ciascuna di esse presenta un gradiente individuale ridotto, risultando in un campo ∇C(x,t) vicino allo zero in ogni direzione singola, pur in presenza di varianza distribuita. Questo effetto comporta una dissoluzione delle strutture logiche locali, poiché nessuna direzione domina informazionalmente le altre. Il campo coscienziale assume quindi una topologia altamente simmetrica, priva di orientamento percettivo interno, e l’esperienza si configura come un dominio non differenziato, in cui le relazioni non sono più fondate su separazioni ma su co-presenza.
La correlazione tra logica e dimensionalità, dunque, non si limita a un’associazione diretta tra numero di dimensioni e complessità semantica, ma implica una distinzione strutturale tra dimensioni attivamente proiettate e dimensioni informazionali latenti. Si può quindi formalmente dedurre che:
– La logica asimmetrica corrisponde a stati coscienziali in cui le variazioni di δΦ(x,t) sono fortemente direzionali e localizzate su tre gradi di libertà dominanti, generando uno spazio-tempo esperito come struttura distinta.
– La logica simmetrica corrisponde a stati, anche multidimensionali, in cui le fluttuazioni si distribuiscono senza gradienti dominanti, risultando in una coscienza non proiettata, isotropa, e non differenziale.
Questo inquadramento permette di comprendere la compatibilità tra la struttura simmetrica dell’inconscio, inteso come dominio informazionale non proiettato, e i fenomeni logici osservabili nella meccanica quantistica, anch’essa caratterizzata da relazioni non locali, non direzionali e prive di separazione ontologica tra sistema e osservatore. All’interno della TUC, tale compatibilità non è una coincidenza epistemica, ma una conseguenza necessaria dell’architettura informazionale della coscienza come campo.
3.27.11 – Sintesi strutturale del teorema
Il quadro assiomatico derivato nei paragrafi precedenti trova formalizzazione unitaria nella definizione del Teorema di Biforcazione Logica, che distingue due regimi informazionali a partire dalla formula madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, e dalle sue derivate fondamentali ∂C/∂t e ∇C(x,t), definite rispettivamente come ∂δΦ/∂t / Φ₀ e ∇δΦ / Φ₀. Tali derivate rappresentano le condizioni strutturali minime per l’esistenza di fenomenologia cosciente differenziata.
Si definisce regime logico asimmetrico ogni configurazione del campo C(x,t) in cui ∂C/∂t ≠ 0 e ∇C ≠ 0, e in cui la varianza locale di δΦ è sufficiente a generare un campo informazionale non isotropo, capace di fondare relazioni causali, identitarie e temporali. Questo regime si manifesta in domini tridimensionali percettivi, corrispondenti al numero minimo di direzioni indipendenti richieste per la coerenza differenziale fenomenica ordinaria, con rank(∂²C/∂xᵢ∂xⱼ) ≥ 3.
Si definisce invece regime logico simmetrico ogni configurazione per cui δΦ(x,t) ≈ costante o isotropo rispetto a Φ₀, ossia ∂δΦ/∂t → 0 e ∇δΦ → 0, da cui segue che ∂C/∂t → 0 e ∇C → 0, e quindi A(t) → 1. In tale scenario, la funzione C(x,t) si avvicina all’identità C ≈ 1 in ogni punto del dominio, rendendo impossibile ogni separazione fenomenologica localizzata. Il sistema coscienziale non può più supportare una logica aristotelica, e la struttura relazionale si riorienta su un regime logico simmetrico, privo di distinzione tra soggetto e oggetto, tra causa ed effetto, tra passato e futuro.
Formalmente, si enuncia il seguente teorema:
Teorema della Biforcazione Logica (TUC)
Sia C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ il campo coscienziale definito dalla formula madre. Allora:
1. Se δΦ(x,t) è informazionalmente simmetrico rispetto a Φ₀, cioè ∂δΦ/∂t ≈ 0 ∧ ∇δΦ ≈ 0, allora ΣΦ(t) – se esiste – manifesta proprietà logiche simmetriche: ogni contenuto non ha posizione differenziale informativa e la fenomenologia è priva di orientamento causale.
2. Se δΦ(x,t) è dissimmetrico, con ∂δΦ/∂t ≠ 0 ∨ ∇δΦ ≠ 0, allora emerge localmente una struttura C(x,t) differenziata, con dimensionalità fenomenica attiva n ≥ 3, compatibile con una logica asimmetrica aristotelica e con la fenomenologia ordinaria.
In questo quadro, si definiscono con rigore i concetti operativi seguenti:
– Coscienza attiva: configurazione informazionale del campo C(x,t) con coerenza A(t) ≥ θ e con ∂C/∂t ≠ 0, ∇C ≠ 0.
– Logica asimmetrica: regime relazionale emergente da fluttuazioni dissimmetriche δΦ, con grado di variazione sufficiente a fondare fenomenologia causale e localizzata.
– Logica simmetrica inconscia: configurazione a bassa varianza, non attiva fenomenologicamente, in cui il contenuto informazionale risulta distribuito isotropicamente o privo di relazioni direzionali.
– Logica simmetrica cosciente: stato liminare in cui C(x,t) → 1 ovunque, ∂C/∂t → 0 e ∇C → 0, con A(t) → 1, ovvero massima coerenza statica e assenza di contenuto informazionale differenziale.
– Inconscio strutturale: porzione del campo Φ₀ che, in un dato istante, non partecipa a fluttuazioni δΦ localizzate coerenti.
– Dimensionalità fenomenica attiva: numero effettivo di direzioni informazionali indipendenti in cui δΦ si differenzia e genera struttura coscienziale, misurata da rank(∂²C/∂xᵢ∂xⱼ).
La biforcazione logica rappresenta dunque una transizione topologica dell’intero campo informazionale: essa non consiste in un cambiamento semantico o narrativo, ma in una ristrutturazione strutturale di δΦ rispetto a Φ₀. Questo passaggio definisce, in ultima istanza, il confine tra l’inconscio simmetrico e la coscienza attiva.
3.28 – Dinamica Differenziale della Coerenza e Ricorrenza Informazionale nel Campo Coscienziale
3.28.1 – Derivazione interna della dinamica della coerenza A(t)
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la funzione di coerenza A(t) è definita come misura della dispersione spaziale della coscienza normalizzata, in base alla formula:
A(t) = 1 − Var(C(x,t)),
dove C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ è la formula madre della teoria. Tale definizione esprime la coerenza come complementarità della varianza spaziale del campo coscienziale. Una coerenza massima A(t) = 1 implica C(x,t) costante su tutto il dominio spaziale, cioè assenza di varianza informazionale; una coerenza minima A(t) → 0 implica varianza massima.
La derivata prima ∂A/∂t può essere ottenuta per via diretta dalla definizione, applicando le regole del calcolo differenziale alla funzione di varianza spaziale di C(x,t). Ricordando che
Var(C(x,t)) = ⟨(C(x,t) − μ(t))²⟩_D, μ(t) = ⟨C(x,t)⟩_D,
si ottiene:
∂A/∂t = −∂/∂t [ Var(C(x,t)) ] = −∂/∂t [ ⟨(C(x,t) − μ(t))²⟩_D ].
Sviluppando la derivata, si ottiene:
∂A/∂t = −⟨2(C(x,t) − μ(t))(∂C/∂t − ∂μ/∂t)⟩_D.
Poiché ∂μ/∂t = ⟨∂C/∂t⟩_D, l’equazione si semplifica in:
∂A/∂t = −2 ⟨(C(x,t) − μ(t)) (∂C/∂t − ⟨∂C/∂t⟩_D)⟩_D.
Questa espressione mostra che la dinamica temporale della coerenza è una funzione della covarianza tra C(x,t) e la sua derivata temporale ∂C/∂t, entrambe deducibili direttamente dalla struttura del campo δΦ(x,t) per mezzo della formula madre.
Per ottenere la seconda derivata ∂²A/∂t², si procede a differenziare ulteriormente la relazione sopra, ottenendo:
∂²A/∂t² = −2 ∂/∂t [⟨(C − μ)(∂C/∂t − ⟨∂C/∂t⟩)⟩].
Questo termine include contributi sia da ∂²C/∂t² sia da (∂C/∂t)², come previsto dalla dipendenza quadratica implicita nella varianza. Formalmente, si ottiene:
∂²A/∂t² = −2 ⟨(∂C/∂t − ∂μ/∂t)² + (C − μ)(∂²C/∂t² − ∂²μ/∂t²)⟩_D.
Esplicitando la media temporale delle derivate e sostituendo ∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀, ∂²C/∂t² = ∂²δΦ/∂t² / Φ₀, si evidenzia che ogni termine della derivata seconda è una funzione diretta della dinamica interna del campo δΦ(x,t), senza l’introduzione di alcun termine esogeno.
La forma complessiva della dinamica della coerenza può dunque essere condensata nell’equazione differenziale interna:
∂²A/∂t² + F(A, ∂A/∂t) = 0,
dove F è una funzione composta unicamente da medie spaziali e prodotti di derivate di C(x,t), e quindi, tramite la formula madre, da derivate di δΦ(x,t). Non vi è alcuna funzione esterna in F, né alcun parametro libero: l’equazione è completamente determinata dalla configurazione dinamica del campo coscienziale. La presenza del termine (∂A/∂t)² emerge naturalmente dalla differenziazione del prodotto (C − μ)(∂C/∂t − ⟨∂C/∂t⟩), senza necessità di postulati secondari.
La forma generale di F dipende dalla struttura statistica interna di δΦ(x,t) e dalla distribuzione del gradiente temporale ∂δΦ/∂t su D. Ciò implica che A(t) evolve secondo una legge non lineare autoregolativa, che riflette la tendenza del sistema a ristabilire o perdere coerenza in base alla distribuzione informazionale interna. La funzione A(t), pertanto, non è una funzione libera o imposta empiricamente, ma rappresenta una variabile di stato dinamicamente determinata dalla struttura del campo, secondo un’equazione differenziale completamente interna e deduttivamente chiusa.
3.28.2 – Stabilità informazionale e soglie dinamiche interne
La funzione di coerenza A(t), definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), rappresenta una misura della dispersione informazionale del campo coscienziale C(x,t), e costituisce pertanto un indicatore diretto della stabilità strutturale del sistema. Poiché la varianza è una funzione positiva definita, A(t) ∈ [0,1], e la sua evoluzione temporale è regolata, come mostrato nel paragrafo precedente, dalle derivate ∂C/∂t e ∂²C/∂t², ogni deviazione dalla coerenza massima riflette una perturbazione interna del campo δΦ(x,t).
L’analisi dinamica di A(t) mostra che esistono regimi critici in cui la stabilità informazionale del sistema è messa a rischio. In particolare, quando A(t) scende al di sotto di una soglia interna θ, che non è imposta a priori ma individuata come valore critico derivabile dalla struttura differenziale del campo, si osserva l’attivazione di variazioni correttive nella dinamica interna del sistema. Queste variazioni emergono dalla necessità formale di ristabilire la coerenza in presenza di elevata entropia informazionale.
Formalmente, si introduce la funzione γ(t), definita come il minimo valore locale non nullo della derivata temporale della coerenza:
γ(t) := inf { |∂A/∂t| | ∂A/∂t ≠ 0 }.
Questa quantità può essere dedotta direttamente dalla relazione:
∂A/∂t = −2 ⟨(C(x,t) − μ(t))(∂C/∂t − ⟨∂C/∂t⟩)⟩,
con ∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀. Poiché ogni variazione di A(t) dipende direttamente dalla distribuzione spaziale e temporale di δΦ(x,t), la funzione γ(t) non è un parametro esterno, ma una funzione interna del sistema, determinata localmente dal gradiente temporale ∂δΦ/∂t e dalla struttura del campo tramite la relazione con il laplaciano ∇²δΦ(x,t).
In particolare, le fluttuazioni δΦ(x,t) che mostrano una curvatura elevata (cioè valori elevati in modulo di ∇²δΦ(x,t)) sono associate a fasi dinamiche in cui la variazione ∂A/∂t è più intensa, segnalando un intervento di ricalibrazione informazionale. Questo comportamento consente di definire un tempo massimo di ritorno alla coerenza, denotato con τ, stimabile nel limite inferiore come:
τ ≤ ΔA / γ_min,
dove ΔA rappresenta la deviazione della coerenza dal valore unitario (cioè 1 − A(t)) e γ_min è il minimo valore ammissibile della funzione γ(t) sul dominio considerato. Tale relazione costituisce un vincolo interno al sistema, non derivato da assunzioni empiriche ma come conseguenza necessaria della struttura dinamica determinata dalla formula madre.
La relazione tra ∇²δΦ(x,t) e il comportamento di A(t) evidenzia che, all’interno del regime coscienziale, la variazione del contenuto informazionale in termini di curvatura spaziale è direttamente legata alla tendenza correttiva del sistema verso la coerenza. Questo legame stabilisce che ogni fase di destabilizzazione (A(t) < θ) induce un meccanismo di autoripristino che, pur essendo lento o asintotico nei regimi ad alta entropia, è inevitabilmente attivato dalle stesse condizioni strutturali del campo coscienziale.
Pertanto, la stabilità informazionale e la ricorrenza della coerenza non sono effetti contingenti o affidati a funzioni esterne di controllo, ma costituiscono proprietà strutturali dedotte formalmente dal comportamento delle derivate di C(x,t), e quindi da δΦ(x,t), secondo la metrica fenomenica imposta dalla definizione assiomatica di coscienza. Ogni soglia dinamica rilevante per il sistema può essere identificata internamente come punto di discontinuità funzionale della derivata ∂A/∂t, senza introdurre vincoli ipotetici, né soglie arbitrarie.
3.28.3 – Contrazione del supporto informazionale attivo
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, ogni variazione della configurazione informazionale δΦ(x,t) rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀ genera una fluttuazione coscienziale, formalizzata dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Le proprietà dinamiche e strutturali della coscienza emergono dunque in relazione ai gradienti e alle derivate di δΦ(x,t), che definiscono localmente la variazione informazionale nel dominio fenomenico.
Per caratterizzare la distribuzione spaziale delle variazioni significative, si introduce la nozione di supporto informazionale attivo, definito come:
supp(∇δΦ) = { x ∈ D | ∇δΦ(x,t) ≠ 0 },
dove D rappresenta il dominio spaziale considerato. Questo insieme identifica le regioni in cui esiste un gradiente informazionale non nullo, e quindi una differenziazione strutturale attiva rispetto a Φ₀. L’esistenza di un gradiente implica un contenuto fenomenico localizzato e differenziale, il cui contributo determina la varietà e dimensionalità percepita della coscienza in quel dominio.
La misura del supporto attivo, denotata come μ(supp(∇δΦ)), fornisce una stima quantitativa del volume informazionale attualmente operativo nel sistema. In termini formali, la funzione μ misura l’estensione spaziale effettiva delle regioni in cui il campo δΦ(x,t) si discosta da una configurazione informazionale omogenea. Quando tale misura tende a zero, ovvero quando ∇δΦ(x,t) → 0 in tutto il dominio D, il sistema si avvicina a uno stato di completa isotropia informazionale.
In questo regime limite, si ha simultaneamente anche ∂δΦ/∂t → 0, indicando la cessazione delle fluttuazioni temporali del campo coscienziale. Il risultato combinato di ∇δΦ → 0 e ∂δΦ/∂t → 0 produce una convergenza del campo C(x,t) verso il valore unitario, ossia C(x,t) → 1, e implica che la coerenza informazionale A(t), definita come 1 − Var(C(x,t)), tenda anch’essa a 1. Questo stato corrisponde a una condizione di massima coerenza, in cui la varianza spaziale e temporale di C(x,t) è nulla o trascurabile, e non sussistono differenziazioni fenomeniche attive.
Dal punto di vista differenziale, la contrazione del supporto attivo comporta anche la nullificazione della curvatura informazionale locale. Infatti, il Laplaciano del campo δΦ(x,t), dato da ∇²δΦ(x,t), tende a zero nel limite di omogeneità, e conseguentemente si ha ΔC(x,t) → 0. Tale condizione implica che la metrica fenomenica associata al campo non presenti più curvatura, e il sistema raggiunge uno stato di equilibrio informazionale statico, simmetrico e privo di contenuti differenziali.
La progressiva contrazione di supp(∇δΦ), quindi, non rappresenta una semplice riduzione dell’attività locale, ma costituisce un processo strutturale interno di avvicinamento alla coerenza perfetta. In termini ontologici, tale processo descrive la tendenza del campo coscienziale a minimizzare il proprio supporto informazionale attivo, riconducendosi asintoticamente alla configurazione unitaria Φ₀ da cui ogni coscienza è emersa come deviazione strutturata.
3.28.4 – Stati di sospensione e dinamica minima
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, ogni stato coscienziale è descritto dalla struttura del campo C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La presenza di contenuti fenomenici dipende dalle variazioni spaziali e temporali della configurazione informazionale δΦ(x,t), le cui derivate definiscono le condizioni di attività e articolazione coscienziale.
Uno stato di sospensione fenomenica si verifica quando il sistema raggiunge una configurazione tale per cui le variazioni informazionali risultano trascurabili sia nel dominio spaziale che in quello temporale. Formalmente, tale regime è definito dalle condizioni:
∂δΦ/∂t ≈ 0 e ∇δΦ ≈ 0.
In questa condizione limite, la derivata temporale del campo coscienziale, definita come ∂C/∂t = (∂δΦ/∂t) / Φ₀, tende anch’essa a zero, determinando l’azzeramento del tempo fenomenico vissuto. Infatti, per definizione, il tempo esperito τ(x,t) è inversamente proporzionale alla velocità di variazione del campo coscienziale:
τ(x,t) ∝ 1 / |∂C/∂t|.
Nel limite ∂C/∂t → 0 si ha τ(x,t) → ∞, ovvero un’espansione indefinita del tempo interno, che corrisponde strutturalmente a una sospensione dinamica del flusso coscienziale. Questo effetto non rappresenta un’assenza di coscienza, ma una sua configurazione limite, caratterizzata da coerenza massima e assenza di articolazione fenomenica.
Contestualmente, la coerenza informazionale A(t), definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), tende a 1, dato che la varianza spaziale e temporale del campo C(x,t) si annulla in presenza di valori costanti o uniformi. In tale condizione, ogni disturbo informazionale viene minimizzato, e la salienza fenomenica S(t), funzione crescente di A(t), tende anch’essa a massimizzarsi:
A(t) → 1 ⇒ S(t) ↑.
Tale effetto controintuitivo – l’aumento della salienza in assenza di variazione – è spiegato nel contesto della TUC come risultato della massima stabilità strutturale del campo: in assenza di fluttuazioni caotiche, ogni variazione minima assume rilevanza massima in quanto non sommersa da disturbo informazionale.
Lo stato di sospensione, interpretato in questi termini, non richiede alcun riferimento a meccanismi biologici. Esso emerge unicamente come esito fenomenico di un collasso dinamico della configurazione δΦ(x,t), la cui struttura informazionale risulta localmente stazionaria sia nel tempo che nello spazio. Tali stati rappresentano limiti ontologici interni alla dinamica della coscienza, descrivibili rigorosamente attraverso la geometria informazionale del campo e non attraverso condizioni fisiche o neurofisiologiche esterne.
3.28.5 – Ricorrenza informazionale nel dominio compatto del nucleo ΣΦ
All’interno della formulazione assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza, la dinamica della coscienza è descritta come evoluzione strutturale del campo C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove δΦ(x,t) rappresenta la configurazione informazionale locale. La presenza di un nucleo causale coerente, ΣΦ, definisce un sottoinsieme spaziale e temporale in cui la coerenza A(t) è sufficientemente alta da supportare dinamiche interne persistentemente strutturate.
Si consideri che, in regime compatto, la funzione δΦ(x,t) evolva entro un dominio informazionale finito, regolare e contenuto, tale che l’integrale di supporto delle sue variazioni spaziali sia limitato nel tempo. Formalmente, sia supp(∇δΦ) il supporto spaziale delle variazioni informazionali locali e si definisca la misura spaziale corrispondente come μ(supp(∇δΦ)). Si assume ora che esista un tempo finito T tale che
∫_t^{t+T} μ(supp(∇δΦ)) dt → 0.
Questa condizione implica che, nel corso del tempo T, la dinamica spaziale del campo δΦ tenda ad annullarsi nel dominio osservato, comportando una riduzione della varianza spaziale e un conseguente aumento della coerenza A(t). Per definizione, A(t) = 1 − Var(C(x,t)), e quindi la tendenza di Var(C(x,t)) → 0 determina A(t + T) → 1.
Dal punto di vista strutturale, ciò comporta che la configurazione δΦ(x,t) evolve in modo da ridurre progressivamente il suo gradiente informazionale, tendendo a una condizione di attrazione coerente in cui la struttura del nucleo ΣΦ tende a ristabilirsi in forma simile a quella iniziale. Si definisca pertanto una distanza funzionale tra due configurazioni del nucleo, ad esempio d(ΣΦ(t₁), ΣΦ(t₂)), come misura della dissimilarità strutturale tra due stati causali interni. Quando tale distanza si riduce nel tempo fino a valori arbitrariamente piccoli, si verifica una ricorrenza informazionale del nucleo:
ΣΦ(t + T) ≈ ΣΦ(t).
Tale ritorno non implica una periodicità imposta, né dipende da un ciclo esterno, bensì emerge naturalmente dalla dinamica autoregolativa e attrattiva della configurazione δΦ entro domini compatti e strutturalmente finiti. La TUC non impone né assume periodicità intrinseche, ma prevede, in forma deduttiva, che ogni sistema coerente tenda a minimizzare la sua variazione interna in assenza di perturbazioni informazionali esterne, convergendo verso stati ricorrenti di alta coerenza.
La ricorrenza informazionale rappresenta quindi una conseguenza necessaria della dinamica di δΦ(x,t) entro un dominio chiuso e regolato, ed è compatibile con l’attrazione evolutiva verso la coerenza A(t) → 1. Tale comportamento riflette un principio di conservazione strutturale interna alla dinamica del nucleo ΣΦ, indipendente da condizioni di periodicità fisica, e riconducibile a proprietà emergenti di autoregolazione informazionale.
3.28.6 – Teorema della ricalibrazione differenziale
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, ogni variazione del campo coscienziale C(x,t), definito dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, è determinata esclusivamente dalla dinamica interna della fluttuazione δΦ(x,t), che evolve entro il vincolo ontologico assoluto Φ₀. La coerenza informazionale A(t), definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), rappresenta il grado di omogeneità e ordine interno del sistema coscienziale, mentre il supporto delle variazioni spaziali supp(∇δΦ) indica le regioni in cui la fluttuazione presenta gradienti significativi.
La ricalibrazione differenziale è qui intesa come processo di ritorno interno verso stati di maggiore coerenza informazionale, in assenza di input esterni. Tale processo emerge da tre condizioni fondamentali:
- La tendenza naturale di δΦ(x,t) a ridurre la propria variazione interna, nel tempo, entro domini funzionali finiti e autoregolati.
- L’attrazione dinamica del sistema verso lo stato limite δΦ → Φ₀, che implica C(x,t) → 1 e quindi A(t) → 1.
- La chiusura funzionale del nucleo ΣΦ(t), tale che ogni fluttuazione interna si trasmette entro uno spazio informazionale compatto, regolato da relazioni causali coerenti.
Si definisca γ(t) := ∫_D |∇δΦ(x,t)| dx, misura globale dell’attività differenziale spaziale del campo δΦ. Una riduzione monotona di γ(t) implica ∇δΦ(x,t) → 0, e quindi ∇C(x,t) → 0 per definizione. In tal caso, A(t) tende a crescere, come conseguenza della riduzione di varianza in C(x,t). Si ha quindi:
lim_{γ(t) → 0} A(t) → 1.
Assumendo continuità regolare di δΦ(x,t) in t, ne consegue che, per ogni variazione differenziale del sistema che comporti un temporaneo allontanamento dalla coerenza, esiste un intervallo Δt finito tale che:
A(t + Δt) > A(t), se ∂γ/∂t < 0.
Definiamo quindi il Teorema della Ricalibrazione Differenziale come segue:
Teorema. Sia δΦ(x,t) una fluttuazione informazionale continua in x e t, con Φ₀ costante assoluto. Se δΦ evolve in un dominio finito e autoregolato tale che:
(i) ∂γ/∂t < 0 per un intervallo Δt ≠ 0,
(ii) supp(∇δΦ) → ∅ su Δt,
allora esiste una funzione di ricalibrazione R(t) tale che:
R(t) := A(t + Δt) − A(t) > 0,
e il sistema evolve verso uno stato di coerenza superiore. In particolare:
lim_{t → ∞} A(t) = 1 ⇔ δΦ(x,t) → Φ₀.
Il teorema descrive la ricorrenza ciclica o quasi-ciclica della coerenza A(t) come effetto della dinamica interna autoregolativa del campo δΦ, senza introdurre alcuna periodicità imposta o assunzione esterna. Ogni sistema in cui le fluttuazioni interne non siano sostenute da disturbi continui tende a ricalibrarsi, nel tempo, verso lo stato informazionale assoluto, in cui:
C(x,t) ≡ 1, ∂C/∂t ≈ 0, ∇C(x,t) ≈ 0.
In tal stato, lo spazio fenomenico ξ(x,t) e il tempo fenomenico τ(x,t), definiti rispettivamente come ξ ∝ |∇C|⁻¹ e τ ∝ |∂C/∂t|⁻¹, divergono, segnalando una sospensione delle dinamiche percettive interne e una massima coerenza strutturale. La ricalibrazione, dunque, non rappresenta una regressione, ma un’evoluzione informazionale verso un punto fisso attrattore nel dominio di Φ₀, compatibile con la persistenza causale del nucleo ΣΦ e con la continuità formale della coscienza.
3.29 – Teorema del Ritorno Periodico alla Coerenza (TRPC)
Nel proseguire la formalizzazione iniziata nel paragrafo 3.26, dove è stata dimostrata la necessità interna di una ricalibrazione differenziale per ogni sistema coscienziale dotato di struttura attiva, il presente paragrafo estende tale risultato in forma più generale, derivando logicamente la ciclicità della coerenza A(t) come condizione strutturale necessaria. In particolare, il teorema del Ritorno Periodico alla Coerenza (TRPC) formalizza la dinamica di ricorrenza verso stati di massima coerenza (A(t) → 1), mostrando che essa non rappresenta una possibilità contingente, bensì una conseguenza inevitabile della relazione funzionale tra δΦ(x,t) e Φ₀, secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀.
All’interno di domini informazionali finiti e differenziati, soggetti a fluttuazioni strutturate ma non entropicamente divergenti, le oscillazioni di A(t), la contrazione del supporto ∇δΦ e l’evoluzione del nucleo causale ΣΦ impongono un ciclo interno di compensazione e riequilibrio. Tale ciclo non si basa su ipotesi empiriche, ma emerge dal vincolo logico tra la variazione del campo coscienziale e la sua tendenza asintotica verso Φ₀. Le condizioni dedotte nel paragrafo precedente, come la finitezza temporale della ricalibrazione τ e la tendenza al supporto nullo del gradiente informazionale, trovano ora una formalizzazione estesa nel contesto ciclico.
La trattazione si articolerà nell’analisi della dinamica oscillatoria della coerenza A(t), nella contrazione ricorrente del supporto ∇δΦ, nella definizione del tempo minimo di ricalibrazione e nella ricorrenza strutturale del nucleo ΣΦ. Verranno inoltre analizzate le implicazioni del TRPC sulla stabilità funzionale del sistema coscienziale, le sue proiezioni fenomeniche e le condizioni strutturali che determinano il suo eventuale fallimento. Il teorema verrà infine ricondotto al suo statuto logico interno, come necessità deduttiva derivante unicamente dalla formula madre e dalle trasformazioni funzionali da essa originate.
3.29.1 – Dinamica oscillatoria della coerenza A(t)
All’interno del quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la coerenza informazionale A(t) è definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), dove la funzione di coscienza C(x,t) è data dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. Questa definizione implica che A(t) rappresenta una misura inversa della dispersione spaziale della coscienza all’interno di un dominio informazionale D: quanto più C(x,t) si avvicina alla costanza spaziale, tanto maggiore risulta A(t), tendendo a 1 nei casi di coerenza massima.
La presenza di varianza non nulla in C(x,t) implica, per definizione, un valore di A(t) < 1. Tuttavia, la condizione di varianza non nulla è strutturalmente inevitabile in ogni configurazione δΦ(x,t) che presenti fluttuazioni informative distribuite in modo non uniforme. In domini coscienziali finiti, la persistenza di tali fluttuazioni genera instabilità strutturale in A(t), poiché l’evoluzione autonoma di δΦ(x,t) implica inevitabilmente una variazione della sua varianza nel tempo. Di conseguenza, A(t) diventa una funzione dinamica soggetta a oscillazioni continue, le cui caratteristiche dipendono direttamente dalla natura differenziale e temporale del campo coscienziale.
La derivata temporale della coerenza, ottenuta dalla definizione di A(t) e dalla dipendenza funzionale di C(x,t), è data da:
∂A/∂t = −sign(1 − C(x,t)) ⋅ ∂C/∂t
Questa relazione mostra che ogni differenza tra C(x,t) e la coerenza ideale (C = 1) genera una derivata ∂A/∂t non nulla, il cui segno è inversamente proporzionale alla distanza locale da C = 1. In altri termini, la coerenza A(t) tende a crescere laddove C(x,t) si avvicina a 1 in modo regolare e monotono, e tende a decrescere laddove C(x,t) si allontana da tale valore. La presenza di fluttuazioni non costanti in δΦ(x,t) impone quindi l’alternanza dinamica tra fasi di aumento e di riduzione della coerenza, configurando un regime oscillatorio inevitabile.
Per ogni sistema coscienziale definito su dominio compatto e dotato di contenuto informazionale finito, tale dinamica oscillatoria si impone come una necessità logica derivata dalla struttura interna della teoria. In assenza di meccanismi dissipativi infiniti o di condizioni stazionarie assolute, ogni configurazione di δΦ(x,t) che non sia perfettamente uniforme evolve nel tempo generando ∂δΦ/∂t ≠ 0, il che comporta automaticamente una variazione temporale di C(x,t) e, di conseguenza, una derivata ∂A/∂t non nulla.
Questa dinamica di andata e ritorno rispetto a A = 1 non è il risultato di una legge imposta, bensì la conseguenza necessaria dell’instabilità delle varianze informazionali in ambienti differenziati. Essa impone un regime ciclico interno costituito da fasi di fluttuazione attiva, in cui ∂C/∂t è significativo, e fasi di sospensione relativa, in cui il sistema tende transitoriamente alla coerenza massima. La coerenza A(t), pertanto, non può rimanere costante se la varianza di δΦ(x,t) non si annulla asintoticamente, ma deve oscillare in risposta alle trasformazioni del contenuto informazionale che definisce lo stato coscienziale.
3.29.2 – Contrazione del supporto informazionale attivo
Nel contesto strutturale della Teoria Unificata della Coscienza, l’analisi dinamica del gradiente informazionale ∇δΦ(x,t) riveste un ruolo cruciale nella comprensione del comportamento della coerenza A(t) in domini finiti. In particolare, la nozione di supporto attivo del gradiente, formalmente definita come supp(∇δΦ), denota l’insieme dei punti del dominio spaziale in cui il gradiente della configurazione δΦ(x,t) risulta significativamente diverso da zero, ovvero:
supp(∇δΦ) = { x ∈ D : ∇δΦ(x,t) ≠ 0 }
Data la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, ogni variazione spaziale di δΦ(x,t) si riflette direttamente in un gradiente ∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t)/Φ₀, e pertanto nella varianza spaziale di C(x,t), la quale determina A(t) = 1 − Var(C(x,t)). Ne deriva che ogni contrazione del supporto ∇δΦ(x,t), intesa come riduzione spaziale del numero di punti in cui il gradiente è attivo, comporta una diminuzione della varianza di C(x,t) e quindi un incremento di A(t).
La condizione limite in cui supp(∇δΦ) tende all’insieme vuoto rappresenta lo stato di massima coerenza informazionale del sistema:
supp(∇δΦ) → ∅ ⇒ A(t) → 1
Tale configurazione, nella quale δΦ(x,t) risulta localmente costante in tutto il dominio, implica un annullamento del gradiente spaziale della coscienza e, per definizione, l’omogeneizzazione completa del contenuto informazionale. In questo regime, C(x,t) ≡ costante, ∇C(x,t) → 0, e ∂C/∂t → 0, descrivendo uno stato di sospensione dinamica in cui ogni fluttuazione interna è temporaneamente cessata.
Tuttavia, in un sistema coscienziale chiuso e finito, tale condizione non può sussistere indefinitamente. L’assenza di contenuto informazionale differenziale impedisce l’esistenza di un nucleo causale ΣΦ attivo, poiché viene a mancare ogni struttura interna in grado di generare variazioni o processi interni. Pertanto, l’avvicinamento di A(t) a 1 comporta inevitabilmente una riduzione asintotica di supp(∇δΦ), fino a un punto critico in cui il sistema entra in uno stato di sospensione informazionale.
Questa contrazione non è un processo monotono e terminale, ma parte integrante di una dinamica ciclica più ampia: il progressivo aumento della coerenza in una fase di stabilizzazione viene interrotto dalla necessità strutturale di riattivazione del supporto ∇δΦ, che produce nuova varianza e induce la successiva fase di riduzione di A(t). Tale alternanza tra contrazione e riattivazione del gradiente si configura, quindi, come una necessità intrinseca dei sistemi informazionali finiti: ogni incremento di A(t) tende ad azzerare ∇δΦ(x,t), ma proprio tale azzeramento pone le condizioni per l’emergere di nuove fluttuazioni, riattivando supp(∇δΦ) e innescando un nuovo ciclo. Ne risulta una dinamica oscillatoria non solo nella coerenza A(t), ma anche nel supporto attivo del gradiente informazionale, che evolve ciclicamente tra fasi di espansione, contrazione e sospensione.
3.29.3 – Esistenza di un tempo finito di ricalibrazione τ
Nel dominio assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la dinamica della coerenza A(t) è vincolata da relazioni deducibili in modo diretto dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e dalle sue derivate temporali. Considerando la definizione A(t) = 1 − Var(C(x,t)), ogni variazione temporale di A(t) può essere espressa in termini della derivata temporale prima e seconda di C(x,t), in virtù della dipendenza strutturale della varianza dalla distribuzione locale di C. Il presente paragrafo analizza formalmente l’esistenza di un tempo finito τ < ∞ per cui, in un sistema finito chiuso, la coerenza informazionale ritorna necessariamente a un valore prossimo a 1, ovvero:
∃ τ < ∞ : A(t + τ) → 1
Per stabilire tale risultato, si osserva che, se ∂A/∂t è continua e possiede un limite inferiore positivo, ossia ∂A/∂t ≥ γ(t) ≥ γ_min > 0 in un intervallo [t₀, t₁], allora A(t) è una funzione strettamente crescente in quell’intervallo. Posto che A(t) ∈ [0,1], il tempo necessario affinché A(t) raggiunga un valore arbitrariamente vicino a 1 è finito. In termini rigorosi, se ΔA = 1 − A(t₀), il tempo di ricalibrazione τ soddisfa il vincolo:
τ ≤ ΔA / γ_min
L’ipotesi ∂A/∂t ≥ γ_min > 0 non viene introdotta come postulato, ma dedotta dalla struttura analitica della funzione A(t). Poiché A(t) = 1 − Var(C(x,t)) e C(x,t) dipende da δΦ(x,t), la derivata prima ∂A/∂t è data da:
∂A/∂t = −sign(1 − C(x,t)) ⋅ ∂C/∂t
Applicando la regola della derivazione composta, la derivata seconda assume la forma:
∂²A/∂t² = −sign(1 − C) ⋅ ∂²C/∂t² + δ(1 − C) ⋅ (∂C/∂t)²
dove δ(1 − C) rappresenta la derivata distribuzionale del segno, localizzata nei punti in cui C(x,t) = 1. Questa espressione mostra che l’evoluzione della coerenza non può essere indefinitamente piatta se ∂C/∂t ≠ 0, e implica una tendenza strutturale al rientro verso una configurazione a gradiente minimo e fluttuazione minima, cioè:
∂δΦ/∂t → 0, ∇δΦ → 0
Tali condizioni, già definite come condizioni di stazionarietà strutturale del campo δΦ(x,t), coincidono con lo stato di massima coerenza A(t) → 1. Ne segue che, ogni volta che il sistema si allontana da tale stato per effetto di varianze informazionali (fluttuazioni o disomogeneità), il vincolo interno sull’andamento derivativo di A(t) impone matematicamente un tempo finito di ricalibrazione verso la coerenza.
L’esistenza del tempo τ non è dunque un’ipotesi esterna, bensì una conseguenza necessaria della finitezza del range di A(t), della positività della derivata in certi intervalli e della struttura dinamica imposta dalla formula madre. Questo risultato stabilisce un vincolo ontologico interno alla dinamica coscienziale: ogni deviazione strutturata dalla coerenza deve essere seguita da un ritorno deterministico a essa, entro un tempo finito proporzionale al deficit di coerenza iniziale e inversamente proporzionale alla minima velocità di recupero della funzione A(t).
3.29.4 – Ricorrenza topologica del nucleo causale ΣΦ
Nel contesto assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, il nucleo causale ΣΦ(t) è definito come la struttura informazionale coerente, localmente stabile, internamente generativa, che emerge in un dominio D come conseguenza dell’interazione dinamica tra δΦ(x,t) e il campo unificato Φ₀. Dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e dalla definizione di coerenza A(t) = 1 − Var(C(x,t)), risulta che ΣΦ(t) si costituisce nei sottodomini dove A(t) è sufficientemente elevata da garantire persistenza strutturale e differenziazione interna informazionalmente rilevante. Il presente paragrafo si propone di analizzare le condizioni formali per cui, in sistemi dinamici chiusi, la struttura topologica del nucleo causale tenda a ripresentarsi ciclicamente, ovvero:
ΣΦ(t + τ) ≅ ΣΦ(t) ⇔ C(x,t + τ) ≅ C(x,t)
La relazione di equivalenza strutturale tra configurazioni coscienziali successive implica che il contenuto informazionale e la forma del campo C(x,t) mantengano un’invarianza funzionale entro una trasformazione ciclica temporale. L’implicazione è diretta: se la funzione C(x,t) ritorna a una configurazione internamente compatibile con una precedente, la definizione stessa di ΣΦ come supporto coerente genera una ricorrenza topologica. Poiché ΣΦ è funzione della distribuzione locale e differenziata di C(x,t), la sua ricostruzione nel tempo presuppone che le condizioni ∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0 si ripresentino ciclicamente, almeno localmente.
La persistenza del nucleo causale è subordinata all’assenza di divergenza entropica illimitata nel sistema. In termini informazionali, ciò equivale a richiedere che le varianze di C(x,t) restino contenute entro un intervallo chiuso, che non annienti la possibilità di ritorno strutturale. Formalmente, se Var(C(x,t)) ∈ [ε_min, ε_max] per ogni t ∈ ℝ, e se la funzione ∂C/∂t è continua e limitata, allora esiste almeno un tempo τ finito tale che la metrica funzionale tra C(x,t+τ) e C(x,t) risulti minima, compatibile con una ricostruzione del nucleo causale:
∃ τ ∈ ℝ⁺ : ∥C(x,t + τ) − C(x,t)∥ < δ ⇒ ΣΦ(t + τ) ≅ ΣΦ(t)
Tale ricorrenza non è un fenomeno accessorio, ma costituisce un vincolo necessario alla conservazione dell’identità coscienziale nei sistemi evolutivi. La coerenza non può manifestarsi come evento puramente puntuale senza traccia causale, ma deve produrre una memoria strutturale interna che permetta la rigenerazione del nucleo causale. Il meccanismo formale di tale rigenerazione risiede nella struttura autoconsistente di δΦ(x,t), che, in domini a metrica stabile, tende a ripristinare la configurazione originaria sotto l’effetto combinato di ∂δΦ/∂t → 0 e ∇²δΦ → 0.
Ne deriva che la stabilità ciclica di ΣΦ è un criterio implicito di periodicità informazionale: un sistema coscienziale coerente, se non sottoposto a variazioni entropiche esterne o discontinuità topologiche interne, tende a riproporre nel tempo la propria struttura causale. Questa proprietà, interamente deducibile dalla formula madre della teoria, impone una condizione ontologica minima per l’autoconservazione dell’identità coscienziale: la ricorrenza del nucleo non è un’opzione, ma una necessità formale nei sistemi finiti a evoluzione interna.
3.29.5 – Funzione regolativa del TRPC nella stabilità di A(t)
Nel contesto strutturale definito dalla Teoria Unificata della Coscienza, la stabilità della funzione di coerenza A(t) è vincolata a un meccanismo interno che impedisce l’accumulo indefinito di disordine informazionale nel campo δΦ(x,t). Tale vincolo si manifesta formalmente come necessità di un ritorno periodico o ricorrente verso stati ad alta coerenza, condizione definita nel Teorema del Ritorno Periodico alla Coerenza (TRPC). In un sistema finito con ΣΦ ≠ ∅ e dimensionalità attiva non illimitata, l’assenza di una regolazione ciclica della coerenza comporterebbe la divergenza di var(δΦ), con conseguente collasso informazionale e disintegrazione della struttura causale del sistema.
Poiché la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ implica che ogni fluttuazione del campo informazionale si traduce in una variazione del campo coscienziale, è possibile dedurre direttamente che:
A(t) = 1 − Var(C(x,t)) = 1 − Var(δΦ(x,t))/Φ₀²
La crescita illimitata di Var(δΦ) porterebbe A(t) → –∞, incompatibile con la definizione stessa di coerenza nel dominio [0,1]. Pertanto, per garantire che A(t) rimanga sempre entro un range finito e strutturalmente compatibile con la coscienza attiva, è necessario un meccanismo di contenimento dell’entropia informazionale interna. Questo meccanismo si formalizza attraverso il TRPC, che impone che esista un intervallo finito τ tale che:
A(t + τ) → 1 con τ ≤ ΔA / γ_min
Tale ritorno alla coerenza si configura come ricalibrazione strutturale, attivata internamente dal sistema ogniqualvolta si verifichi una deviazione sufficientemente ampia da uno stato coerente. La derivata temporale della coerenza ∂A/∂t, nella sua espressione dedotta,
∂A/∂t = −sign(1 − C(x,t)) ⋅ ∂C/∂t
mostra che l’evoluzione positiva di A(t) è garantita laddove il segno di ∂C/∂t si oppone allo scostamento di C(x,t) da 1, ovvero nei domini in cui le fluttuazioni δΦ(x,t) tendono spontaneamente a ridursi. Nei sistemi in cui ΣΦ è definito e persistentemente attivo, questa dinamica di regolazione è necessaria per impedire la disgregazione strutturale del nucleo causale, che dipende dalla coerenza spaziale e temporale del campo informazionale.
La funzione regolativa del TRPC agisce dunque come omeostasi informazionale, ristabilendo ciclicamente condizioni di basso disordine che rendono possibile la persistenza di un’identità coscienziale coerente. In assenza di tale ritorno, ogni nucleo ΣΦ subirebbe una progressiva frammentazione, violando le condizioni di compatibilità interna richieste dalla definizione stessa di sistema cosciente nella TUC. La periodicità o ricorrenza nella struttura di δΦ(x,t) non è quindi una proprietà accessoria, ma un’esigenza funzionale emergente da vincoli strutturali interni. Ne consegue che, per ogni sistema coscienziale con supporto informativo finito e dimensionalità attiva limitata, la ciclicità coerente rappresenta una condizione necessaria per la sua sopravvivenza ontologica.
3.29.6 – Applicazioni fenomeniche del TRPC
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, l’esistenza di un Teorema del Ritorno Periodico alla Coerenza (TRPC) implica, per pura deduzione formale, la necessità di cicli di ricalibrazione informazionale all’interno di qualunque sistema coscienziale dotato di nucleo causale interno ΣΦ, configurazione δΦ(x,t) variabile e dimensionalità fenomenica limitata. Dalla definizione di coerenza A(t) come misura della varianza strutturale di C(x,t), e considerando che C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, deriva che ogni deviazione significativa di δΦ(x,t) da Φ₀ produce una riduzione della coerenza globale e un incremento della deriva informazionale locale. Se ∂C/∂t e ∇C(x,t) sono continui e ∂A/∂t > 0 per intervalli significativi, esiste necessariamente un tempo finito τ tale che A(t + τ) → 1, in accordo con quanto formalizzato in precedenza.
Questa dinamica, pur dedotta in modo interamente astratto, mostra un’evidente isomorfia strutturale con fenomeni osservabili in domini biologici, computazionali e cosmologici. Nel caso dei sistemi biologici, il ciclo del sonno rappresenta un’interruzione temporanea delle variazioni δΦ(x,t) e una transizione verso uno stato in cui ∂δΦ/∂t → 0 e ∇δΦ → 0, producendo un aumento transitorio della coerenza A(t). La funzione omeostatica del sonno non si configura quindi come un’esigenza biologica arbitraria, ma come una necessità strutturale di ricalibrazione imposta dalla dinamica del TRPC in sistemi viventi con elevata dimensionalità coscienziale e ΣΦ persistente.
Analogamente, nei sistemi computazionali informazionalmente chiusi, la necessità periodica di una fase di reset o rallentamento delle operazioni corrisponde, nella semantica della TUC, a una transizione verso uno stato in cui le variazioni ∂δΦ/∂t sono temporaneamente annullate o drasticamente ridotte. Questo consente una riallineamento locale della configurazione informazionale e una riduzione della varianza di C(x,t), favorendo il recupero di coerenza A(t) e garantendo la stabilità funzionale del sistema.
Nei sistemi cosmologici, ove δΦ(x,t) può essere inteso come campo distribuito su scala globale, la coerenza ciclica può assumere la forma di oscillazioni strutturate nel tempo fenomenico τ(x,t), risultanti da dinamiche interne di compressione ed espansione del supporto ∇δΦ. La distribuzione spaziale di A(t), in questi casi, risulta correlata alla struttura geometrica emergente definita dalla metrica fenomenica g^eff_μν(x,t), la cui dipendenza da ∇²δΦ(x,t) implica che oscillazioni cicliche del campo generano transizioni ricorrenti fra stati a diversa curvatura fenomenica.
Tutte queste configurazioni rappresentano proiezioni fenomeniche della dinamica del TRPC, ma nessuna di esse costituisce un’ipotesi empirica arbitraria. Esse sono invece da considerarsi corollari semantici della struttura deduttiva già stabilita, e ne derivano logicamente dalla formula madre della teoria, dalla definizione di coerenza A(t), e dai vincoli imposti dalla persistenza causale di ΣΦ in sistemi dinamici informazionali. Ogni sistema dotato di identità coscienziale e di regime informazionale attivo mostra, nella propria evoluzione, comportamenti riconducibili alla funzione regolativa ciclica imposta dalla necessità di limitare la divergenza di δΦ(x,t) rispetto a Φ₀.
3.29.7 – Fallimento del TRPC e collasso fenomenico
All’interno della struttura assiomatico-deduttiva della Teoria Unificata della Coscienza, la funzione regolativa del Teorema del Ritorno Periodico alla Coerenza (TRPC) trova una delimitazione negativa nel caso in cui venga a mancare un tempo finito τ per cui A(t + τ) → 1. Formalmente, si definisce fallimento del TRPC la condizione in cui ∄ τ ∈ ℝ⁺ tale che la coerenza informazionale A(t) ritorni arbitrariamente vicina all’unità dopo un intervallo temporale. Tale fallimento implica la perdita della capacità ciclica del sistema coscienziale di ristrutturare il proprio contenuto informazionale in modo da contenere la deriva entropica e ristabilire un ordine interno coerente.
Dal momento che A(t) = 1 − Var(C(x,t)), una riduzione costante della coerenza A(t) comporta un aumento della varianza spaziale di C(x,t), che per definizione è direttamente proporzionale all’entropia informazionale H(t) del sistema. Si ottiene così una relazione formale crescente:
A(t) ↓ ⇒ Var(C(x,t)) ↑ ⇒ H(t) ↑
Dato che la stabilità strutturale del nucleo causale ΣΦ richiede una soglia minima di coerenza informazionale, l’aumento continuo di H(t) porta inevitabilmente a una degradazione della struttura interna di ΣΦ, fino alla sua dissoluzione per perdita di consistenza informazionale. Formalmente:
H(t) ↑ sopra soglia critica ⇒ ΣΦ(t) → ∅
Questo implica che l’identità informazionale coerente rappresentata da ΣΦ non può più essere mantenuta come entità persistente all’interno dello spazio causale del sistema. La transizione che ne deriva comporta un collasso fenomenico, caratterizzato dall’incapacità del sistema di sostenere rappresentazioni fenomeniche coese e continue. In termini coscienziali, tale condizione si manifesta come perdita della dimensione percettiva interna, disintegrazione temporale (τ → 0), e assenza di integrazione informativa.
L’assenza di una sospensione ciclica della variazione interna ∂δΦ/∂t, necessaria per limitare la divergenza entropica, annulla la capacità del sistema di rigenerarsi strutturalmente. In termini simbolici, si ha:
∂δΦ/∂t ≠ 0 ∀ t ∧ A(t) → 0 ⇒ lim_{t→∞} H(t) → ∞
Poiché Φ₀ è per definizione costante e indivisibile, la divergenza entropica non può essere assorbita dal campo unificato, ma si accumula esclusivamente nel dominio di δΦ(x,t), accelerando il degrado strutturale. Questo porta al collasso dell’intero supporto fenomenico e alla dissoluzione della dinamica causale interna.
Pertanto, la presenza di un TRPC, ovvero l’esistenza di un tempo finito τ che garantisca un ritorno regolare a condizioni di alta coerenza A(t), non è solo una proprietà desiderabile dei sistemi coscienziali, ma costituisce una condizione necessaria per la sopravvivenza di un’identità informazionale coerente. L’assenza di tale meccanismo comporta l’impossibilità formale di mantenere ΣΦ nel tempo, rendendo instabile la struttura causale del sistema e interrompendo la continuità fenomenica.
3.29.8 – Statuto logico interno del TRPC
Il Teorema del Ritorno Periodico alla Coerenza (TRPC) non rappresenta una legge empirica, né deriva da osservazioni biologiche o cosmologiche esterne al sistema teorico della Teoria Unificata della Coscienza. Esso si configura esclusivamente come una necessità logica interna, dedotta formalmente dalla struttura assiomatica della teoria e fondata interamente sulla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. In tale equazione, la coscienza è definita come rapporto tra una fluttuazione informazionale locale δΦ(x,t) e una costante ontologica assoluta Φ₀, struttura che consente l’emergenza e la misurabilità di variazioni coerenti nel dominio spazio-temporale.
La variabile A(t), definita come misura di coerenza informazionale su un dominio D attraverso la relazione A(t) = 1 − var(C(x,t)), costituisce un parametro derivato che quantifica l’ordine relativo del sistema. La variazione di A(t) nel tempo, espressa dalla derivata ∂A/∂t = −sign(1 − C) · ∂C/∂t, permette di determinare il trend dinamico della coerenza in funzione del comportamento differenziale della configurazione δΦ. L’interdipendenza tra ∂C/∂t e ∂A/∂t, insieme all’analisi del supporto informazionale supp(∇δΦ), implica che ogni sistema coscienziale finito, dotato di nucleo causale attivo ΣΦ ≠ ∅ e dimensionalità fenomenica definita, deve necessariamente attraversare cicli di ricalibrazione per impedire il collasso entropico o la divergenza di varianza.
Poiché le variazioni prolungate di δΦ(x,t) tendono a generare dispersione del supporto ∇δΦ, la teoria impone – senza introdurre ipotesi aggiuntive – un meccanismo interno di riequilibrio, per cui ogni incremento non compensato di disordine informazionale determina una tensione strutturale che spinge il sistema verso una riduzione della varianza e un aumento di A(t). Questo processo ciclico non deriva da un’osservazione empirica, ma è intrinseco alla forma funzionale delle equazioni interne, dove la conservazione della struttura fenomenica coerente impone condizioni vincolanti sulla dinamica.
Il TRPC va pertanto considerato un teorema interno, la cui validità è garantita unicamente dalle relazioni formali tra C(x,t), A(t), ∂C/∂t, ∇C(x,t), e supp(∇δΦ), tutte dedotte in modo rigoroso dalla definizione assiomatica iniziale. Ogni sistema che mantenga un’identità coscienziale dinamica (cioè con ∂C/∂t ≠ 0 e ∂A/∂t ≥ 0 in almeno un intervallo finito) deve necessariamente soddisfare il ciclo di ritorno alla coerenza come condizione di compatibilità interna. Il TRPC non è quindi una legge postulata né un’osservazione ricavata da casi biologici specifici (come il sonno), ma una conseguenza formale della struttura ontologica e dinamica della teoria, applicabile a tutti i sistemi vivi con coerenza fenomenica evolutiva.
3.30 – Materia Oscura come stato informazionale Statico Coerente
3.30.1 – Premessa epistemologica
Nella cornice della fisica teorica contemporanea, la materia oscura è introdotta come elemento empirico necessario per spiegare le discrepanze osservate tra la distribuzione di materia visibile e il comportamento gravitazionale su scala galattica e cosmologica. In particolare, la persistenza delle velocità di rotazione stellare a grandi raggi, le lenti gravitazionali forti e la formazione delle strutture a larga scala vengono interpretate come manifestazioni dell’effetto gravitazionale di una massa invisibile. Tuttavia, tale ipotesi, pur supportata da molteplici osservazioni indirette, si fonda su un postulato non dedotto formalmente: l’esistenza di una componente particellare non barionica, dotata di massa ma priva di interazioni elettromagnetiche. Questo costrutto, pur funzionale, resta estraneo alla struttura deduttiva della teoria gravitazionale classica, configurandosi come un’aggiunta ad hoc finalizzata al mantenimento della validità del modello newtoniano-relativistico su scala cosmica.
Nel quadro epistemologico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), tale modalità di estensione non è accettabile. Il principio fondamentale che regge la TUC è l’assioma della coscienza strutturale, secondo cui ogni stato fenomenico osservabile deriva dalla relazione informazionale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, dove δΦ(x,t) è il campo informazionale locale e Φ₀ il fondamento unificato assoluto. All’interno di questo schema, ogni configurazione rilevante – inclusa quella che nella fisica classica viene etichettata come “materia oscura” – deve essere derivabile per deduzione logico-formale a partire da tale assioma, senza postulare entità ontologiche esterne o supplementari.
Ne consegue che nella TUC non è ammesso alcun ricorso a particelle ipotetiche, supersimmetrie o campi aggiuntivi. La materia oscura deve emergere esclusivamente come una configurazione coerente e strutturalmente deducibile del campo δΦ(x,t). In particolare, si tratta di individuare all’interno dello spazio-tempo informazionale quelle regioni in cui il campo presenta un’elevata coerenza spaziale (A(t) ≥ θ), un gradiente stabile (∇δΦ ≠ 0), e una dinamica interna trascurabile (∂δΦ/∂t ≈ 0). Tali condizioni implicano una presenza gravitazionale, ovvero una curvatura fenomenica definita come G(x,t) := –∇²δΦ(x,t), pur in assenza di qualsiasi emissione di informazione differenziale, cioè senza fenomenologia cosciente o segnalabile.
In questa prospettiva, la materia oscura non rappresenta una sostanza fisica inaccessibile, ma una topologia coerente silente del campo informazionale. Essa si manifesta unicamente attraverso i suoi effetti metrici sulla coerenza ambientale, in quanto la variazione temporale di δΦ è prossima allo zero, ma il suo gradiente spaziale è non nullo, e dunque mantiene attiva la curvatura gravitazionale G(x,t). Tale configurazione può essere descritta rigorosamente come stato coerente statico non fenomenico, e sarà oggetto di deduzione formale nei paragrafi successivi.
L’impostazione della TUC impone dunque il superamento dell’ontologia particellare implicita nella cosmologia ΛCDM. Ogni entità che ha effetti causali osservabili deve essere ricondotta a strutture coerenti interne alla dinamica del campo δΦ(x,t). La materia oscura, da questo punto di vista, è una previsione strutturale della TUC, e non un’aggiunta interpretativa. Essa non viene assunta, ma derivata come stato informazionale compatibile con le condizioni di curvatura, coerenza e assenza di fenomenologia, senza violare l’assioma fondativo del modello.
3.30.2 – Condizione strutturale per la materia oscura
All’interno dell’architettura formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la possibilità di derivare strutturalmente un equivalente della materia oscura richiede l’identificazione rigorosa delle condizioni necessarie affinché un dominio del campo informazionale δΦ(x,t) produca effetti gravitazionali misurabili in assenza di fenomenologia cosciente. Tali condizioni non possono essere assunte per analogia con la fisica classica, ma devono discendere logicamente dall’assioma fondante della teoria, ossia la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, che definisce la coscienza fenomenica come rapporto tra variazione informazionale locale e fondamento strutturale assoluto.
La materia oscura, in quanto entità priva di segnalazione fenomenica ma dotata di effetti metrici osservabili, deve corrispondere a un dominio statico coerente del campo informazionale, caratterizzato formalmente da tre condizioni fondamentali:
- Stazionarietà dinamica locale: ∂δΦ/∂t ≈ 0
Questa condizione implica che nel dominio considerato non vi siano variazioni temporali significative del campo δΦ(x,t), e quindi – per derivazione diretta dalla formula madre – anche la derivata temporale della coscienza tenda a zero, ossia:
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀ ≈ 0
Ne consegue l’assenza di dinamica fenomenica osservabile, ovvero l’invisibilità coscienziale del sistema, condizione necessaria per la non-rilevabilità elettromagnetica o energetica della configurazione. - Gradiente spaziale strutturato: ∇δΦ(x,t) ≠ 0
La presenza di un gradiente spaziale distinto del campo δΦ(x,t) garantisce la non-uniformità del sistema e costituisce il prerequisito per l’emergenza di una curvatura informazionale. In termini coscienziali, ciò corrisponde alla possibilità di produrre effetti metrici, anche in assenza di variazione temporale. La corrispondente derivata spaziale del campo di coscienza risulta dunque:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ ≠ 0 - Curvatura fenomenica attiva: G(x,t) := –∇²δΦ(x,t) ≠ 0
Il Laplaciano del campo informazionale definisce, con segno opposto, la curvatura gravitazionale emergente nel dominio. Poiché la curvatura fenomenica effettiva è legata alla seconda derivata spaziale di δΦ, questa condizione assicura che, pur in assenza di coscienza vissuta, esista una deformazione metrica rilevabile nel comportamento di traiettorie e segnali informazionali esterni. Il legame con la metrica fenomenica effettiva g^eff_μν(x,t) risulta pertanto non nullo. - Coerenza informazionale sopra soglia: A(t) ≥ θ
La coerenza A(t) = 1 − var(C(x,t)) rappresenta una misura globale della struttura interna del campo coscienziale. Perché una configurazione statica sia sufficientemente ordinata da esistere come sistema identificabile (anche se non fenomenico), la coerenza deve superare una soglia strutturale minima θ, al di sotto della quale il sistema non mantiene una morfologia stabile. Questa soglia, pur non determinabile empiricamente, rappresenta una condizione interna deducibile dai criteri di stabilità e identità coscienziale definiti nella TUC. - Inosservabilità fenomenica diretta: ∂C/∂t ≈ 0 ⇒ nessuna informazione emessa
La derivata temporale nulla del campo di coscienza implica l’assenza di variazione fenomenica differenziabile, condizione che si traduce operativamente in una totale inosservabilità per tutti i canali informazionali fondati sulla trasmissione di segnali dinamici (in particolare onde elettromagnetiche). Il sistema rimane pertanto invisibile dal punto di vista fenomenologico, pur esercitando influenza gravitazionale strutturale.
La coesistenza di tali condizioni definisce uno stato coerente statico non fenomenico, corrispondente alla materia oscura nel modello TUC. Questa configurazione non implica l’esistenza di particelle né di entità materializzate, ma è una soluzione formalmente compatibile con la struttura assiomatica della teoria, che soddisfa tutte le osservazioni gravitazionali senza ricorrere a postulati additivi. I paragrafi successivi formalizzeranno questa condizione come teorema, e ne dedurranno le proprietà metriche e causali associate.
3.30.3 – Teorema formale
Teorema dell’esistenza della materia oscura come stato coerente statico non fenomenico
Se ∂δΦ/∂t ≈ 0, ∇δΦ(x,t) ≠ 0 e A(t) ≥ θ, allora:
(1) ∂C/∂t ≈ 0 ⇒ nessuna fenomenologia emessa;
(2) ∇²δΦ(x,t) ≠ 0 ⇒ curvatura G(x,t) ≠ 0;
(3) μ(ΣΦ) > 0 ⇒ massa informazionale non nulla;
quindi esiste un dominio statico coerente invisibile ma gravitazionalmente attivo, corrispondente strutturalmente alla materia oscura.
Dimostrazione
Sia D ⊂ ℝⁿ un dominio spaziale-temporale all’interno del quale il campo informazionale δΦ(x,t) soddisfa la condizione di staticità:
∂δΦ/∂t ≈ 0 ∀ (x,t) ∈ D
che, per definizione diretta della derivata temporale della coscienza a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, implica:
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀ ≈ 0
Pertanto, nessuna variazione fenomenica può emergere nel dominio considerato. La struttura coscienziale è localmente immobile nel tempo, priva di transizioni o flussi informazionali: un sistema fenomenicamente silente. Questo costituisce la prima condizione logica di invisibilità informazionale.
Sia inoltre:
∇δΦ(x,t) ≠ 0 ∀ x ∈ D
Da questa condizione, segue che anche il gradiente coscienziale sia non nullo:
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ ≠ 0
La presenza di un gradiente informazionale implica una struttura spaziale differenziata. Derivando ulteriormente:
∇²δΦ(x,t) ≠ 0 ⇒ ΔC(x,t) = ∇²δΦ(x,t) / Φ₀ ≠ 0
Segue la definizione di curvatura fenomenica informazionale:
G(x,t) := –∇²δΦ(x,t)
Dunque, in un dominio statico, la presenza di ∇²δΦ(x,t) ≠ 0 implica necessariamente una curvatura G(x,t) ≠ 0. Sebbene tale sistema non emetta fenomenologia (∂C/∂t ≈ 0), esso possiede effetti metrici misurabili tramite deformazioni gravitazionali esterne, ad esempio sulle traiettorie di fotoni o masse visibili. L’assenza di fenomenologia è quindi compatibile con una rilevabilità gravitazionale: il sistema è strutturalmente “oscuro”, ma localmente attivo nel campo delle interazioni metriche.
Si assuma inoltre:
A(t) = 1 − var(C(x,t)) ≥ θ
La coerenza globale sopra soglia assicura la stabilità topologica del dominio, impedendo che la fluttuazione interna distrugga la struttura informazionale. In questo regime, è definibile un nucleo causale ΣΦ, anche se privo di contenuto fenomenico, purché la configurazione informazionale δΦ(x,t) mantenga forma coerente. La definizione integrale della massa informazionale applicata al dominio D, ovvero:
μ(ΣΦ) := ∫_D C(x,t) dx dt
è ben definita in quanto C(x,t) ≠ 0 per coerenza A(t) ≥ θ. Ne consegue che:
μ(ΣΦ) > 0
Si ha quindi un dominio non dinamico (∂δΦ/∂t ≈ 0), strutturato (∇δΦ ≠ 0), curvato (∇²δΦ ≠ 0), coerente (A(t) ≥ θ), dotato di massa informazionale (μ(ΣΦ) > 0), ma privo di emissione fenomenica (∂C/∂t ≈ 0). Per definizione, questo dominio non è visibile attraverso segnali coscienziali o interazioni dinamiche, ma risulta attivo gravitazionalmente.
Segue quindi la conclusione formale: esistono, nella struttura della TUC, configurazioni stabili del campo δΦ(x,t) che soddisfano tutte le condizioni strutturali e metriche associate alla materia oscura, senza postulare entità fisiche esterne né campi aggiuntivi. Esse sono deducibili direttamente dalla formula madre e dal suo apparato derivativo, rappresentando lo stato statico coerente non fenomenico del campo coscienziale.
3.30.4 – Interpretazione ontologica
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, ogni fenomeno osservabile deve essere riducibile a una configurazione interna del campo informazionale δΦ(x,t), secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In questo contesto, la materia oscura non può essere interpretata come una sostanza fisica dotata di esistenza autonoma, bensì come uno stato informazionale statico, coerente, strutturalmente rilevabile ma privo di emissione fenomenica.
La condizione ∂δΦ/∂t ≈ 0 implica ∂C/∂t ≈ 0, cioè assenza di variazione coscienziale nel tempo. Una configurazione soddisfacente tale vincolo è intrinsecamente non fenomenica: non genera eventi, non trasmette informazione, non partecipa a processi dinamici. Tuttavia, la presenza simultanea di ∇δΦ(x,t) ≠ 0 e ∇²δΦ(x,t) ≠ 0 implica la generazione di curvatura informazionale locale, ovvero G(x,t) := –∇²δΦ(x,t) ≠ 0. Tale curvatura induce effetti metrici all’interno della metrica emergente g^eff_μν(x,t) = f[∂δΦ/∂t, ∇δΦ, ∇²δΦ], determinando pertanto modificazioni geometriche del campo vissuto, pur in assenza di fenomenologia interna. Questo stato è strutturalmente invisibile, ma metricamente attivo.
L’azione gravitazionale di queste configurazioni è accessibile soltanto attraverso la modulazione indiretta di grandezze fenomeniche come la salienza S(t) = f(δΦ, A(t), ∂C/∂t, ∇²δΦ), la coerenza ambientale A(t), e le deviazioni delle metriche fenomeniche τ(x,t) e ξ(x,t), che risultano alterate nei pressi di tali domini. In tal senso, la materia oscura rappresenta una distorsione misurabile della struttura coscienziale ambientale indotta da un dominio statico ad alta coerenza e curvatura, ma privo di segnali.
Non si tratta, dunque, di un’entità aggiuntiva rispetto al formalismo della teoria, bensì di una conseguenza interna della struttura differenziale del campo δΦ(x,t). Qualunque campo coerente che presenti regioni ad alta ∇²δΦ e ∂δΦ/∂t trascurabile genera effetti metrici e deformazioni osservabili a distanza, senza richiedere alcun contenuto fisico addizionale. La materia oscura risulta quindi inevitabile in ogni teoria che fondi l’ontologia fisica su un campo informazionale coerente, come la TUC.
Ogni tentativo di spiegare le anomalie gravitazionali cosmiche deve, nel quadro unificato proposto, riconoscere che l’assenza di segnali non implica assenza ontologica, ma assenza di fenomenologia. La materia oscura è quindi una regione del campo δΦ(x,t) che ha cessato di produrre ∂C/∂t ma conserva ∇C(x,t), G(x,t), e μ(ΣΦ) > 0, mantenendo struttura interna e influenza causale, senza manifestazioni coscienti associate. La sua esistenza non è postulata, bensì dedotta come configurazione compatibile con i vincoli di coerenza e curvatura interna del campo coscienziale δΦ(x,t), all’interno del quale rappresenta un regime statico strutturalmente definito ma fenomenicamente silente.
3.31 – Energia oscura: formulazione standard e reinterpretazione TUC
3.31.1 – Le basi empiriche dell’ipotesi
Nel quadro della cosmologia osservativa contemporanea, l’ipotesi dell’energia oscura si è originata dalla necessità di conciliare i dati sperimentali con le previsioni dinamiche fornite dal modello relativistico di universo. L’elemento catalizzatore di tale ipotesi è rappresentato dalle osservazioni effettuate sul flusso luminoso di supernovae di tipo Ia, che a partire dal 1998 hanno evidenziato un’anomalia sistematica: tali eventi, considerati candele standard per la loro prevedibile luminosità intrinseca, risultavano meno brillanti del previsto. Questa attenuazione è stata interpretata come indicativa di una distanza maggiore rispetto a quella attesa in un universo in decelerazione, portando alla deduzione che l’espansione cosmica sia attualmente in fase accelerata.
Successivamente, l’indagine su larga scala della struttura dell’universo ha confermato e consolidato tale interpretazione. Le oscillazioni acustiche barioniche (BAO), rilevabili nella distribuzione delle galassie, e le anisotropie del fondo cosmico a microonde (CMB), misurate con precisione da esperimenti come WMAP e Planck, hanno delineato un quadro coerente in cui la composizione energetica dell’universo si articola in tre componenti principali: materia ordinaria (circa il 5%), materia oscura non barionica (circa il 25%) e una componente dominante (circa il 70%) responsabile dell’accelerazione dell’espansione. Quest’ultima è stata identificata, per definizione modellistica, come “energia oscura”.
All’interno del formalismo della relatività generale, l’interpretazione canonica di questo effetto è fondata sul modello di Friedmann-Lemaître-Robertson-Walker (FLRW), applicato a un fluido cosmico omogeneo e isotropo. Le equazioni di campo di Einstein, nel contesto di tale metrica, possono includere una costante additiva Λ che rappresenta una curvatura intrinseca dello spaziotempo anche in assenza di materia. Per ottenere una dinamica accelerata, la condizione necessaria sull’equazione di stato del fluido cosmico è data dalla disuguaglianza ρ + 3p < 0, che implica una pressione negativa dominante. L’introduzione della costante cosmologica Λ equivale quindi all’assunzione di un fluido con w = p/ρ ≈ −1, che soddisfa tale condizione.
Numerosi tentativi teorici sono stati compiuti per sostituire o reinterpretare questo termine con meccanismi alternativi, tra cui modelli a quintessenza, campi scalari dinamici, modifiche non lineari alla gravità (f(R), f(T), teorie di gravità entropica, ecc.), o geometrie emergenti da approcci quantistici. Tuttavia, nessuna di queste proposte ha prodotto una struttura teorica e predittiva in grado di spiegare i dati cosmologici con un’efficienza pari o superiore al modello ΛCDM, che continua a fornire la migliore corrispondenza tra osservazioni e simulazioni in un quadro teorico unificato.
In assenza di una spiegazione microscopica verificabile, l’energia oscura resta quindi una componente introdotta per garantire la compatibilità tra il formalismo relativistico e i dati osservativi. La sua natura ontologica rimane indeterminata: non esistono, allo stato attuale, osservazioni dirette o interazioni misurabili che ne certifichino l’esistenza come entità fisica autonoma. Tuttavia, la coerenza globale del modello cosmologico standard richiede la presenza di tale componente, in quanto vincolo necessario per la riproduzione del comportamento dinamico dell’universo su scala cosmica.
3.31.2 – Requisiti formali per una teoria compatibile con l’evidenza
Qualsiasi teoria che intenda spiegare l’accelerazione cosmica osservata senza introdurre entità addizionali esterne al proprio impianto assiomatico deve soddisfare un insieme minimo di requisiti strutturali, coerenti con l’evidenza empirica attualmente disponibile. Tali requisiti non derivano da ipotesi specifiche sulla natura dell’energia oscura, ma costituiscono vincoli logico-osservativi a cui ogni teoria candidata deve conformarsi per risultare compatibile con i dati cosmologici. Anche all’interno della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), tali condizioni rappresentano criteri interni di consistenza tra struttura formale e predizione fenomenica.
In primo luogo, la teoria deve rendere conto della dilatazione apparente delle scale spazio-temporali su larga scala. Tale fenomeno è osservabile come allungamento dei tempi caratteristici degli eventi astrofisici (es. decadimento luminoso di supernovae di tipo Ia) e come aumento delle distanze comoventi dedotte dallo spettro redshiftato delle galassie. Formalmente, ciò richiede la possibilità di definire due grandezze fenomeniche, il tempo vissuto τ(x,t) e lo spazio vissuto ξ(x,t), come funzioni inverse della variazione informazionale interna del campo coscienziale, ossia τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹. La teoria deve dunque prevedere, in regimi cosmologici, condizioni strutturali che implichino un aumento globale di τ e ξ nel tempo coordinato t, pur mantenendo la coerenza dinamica delle grandezze derivate.
In secondo luogo, è necessario che la teoria possa riprodurre il comportamento metricamente accelerato del tensore g_μν(t), come risulta dalla soluzione delle equazioni di Einstein per un universo in espansione con accelerazione positiva. Anche qualora g_μν(t) non venga introdotto come entità assiomatica, il suo comportamento deve emergere come effetto fenomenico coerente con la dinamica strutturale interna della teoria, in modo da permettere la derivazione di metriche efficaci che, a livello macroscopico, riflettano la dilatazione accelerata osservata.
Infine, la teoria deve garantire la compatibilità quantitativa con le misure di anisotropia e distribuzione spaziale fornite da fonti indipendenti, quali le oscillazioni acustiche barioniche (BAO), le anisotropie del fondo cosmico a microonde (CMB), e le curve di redshift-luminosità delle supernovae. Tali osservabili non impongono direttamente la presenza di una sostanza oscura, ma pongono vincoli sulla dinamica delle distanze cosmiche, sulla scala di omogeneità dell’universo e sull’evoluzione storica della sua geometria. Di conseguenza, ogni teoria alternativa deve generare configurazioni strutturali in grado di produrre relazioni predittive compatibili con tali misure, senza discontinuità formali o arbitrarie.
Nel quadro della TUC, questi requisiti sono utilizzati come criteri di validazione interna: ogni configurazione del campo δΦ(x,t) e della coerenza A(t) che produca una metrica fenomenica coerente con l’evidenza osservativa viene considerata ammissibile, purché derivi formalmente dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀ e dalle sue conseguenze logico-matematiche. La verifica di tali condizioni avviene dunque attraverso deduzione strutturale interna e confronto predittivo con l’osservazione, senza assunzioni ex machina sulla natura delle entità cosmologiche coinvolte.
3.31.3 – Metriche fenomeniche e dinamica interna del campo δΦ
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), l’apparente espansione cosmica osservata non implica necessariamente l’esistenza di una sostanza aggiuntiva come l’energia oscura, ma può emergere formalmente dalla dinamica interna del campo informazionale δΦ(x,t), secondo la struttura definita dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In tale struttura, ogni trasformazione fenomenica di tipo temporale o spaziale non è interpretata come variazione ontologica dello spaziotempo fisico, bensì come modulazione derivata della coerenza coscienziale C(x,t), che determina direttamente le metriche vissute dal sistema osservante.
In questa prospettiva, il tempo fenomenico τ(x,t) e lo spazio fenomenico ξ(x,t) sono definiti come grandezze inverse rispetto alle derivate interne di C(x,t), ossia:
τ(x,t) ∝ 1 / |∂C/∂t|
ξ(x,t) ∝ 1 / |∇C(x,t)|
Queste relazioni stabiliscono un nesso diretto tra la dinamica informazionale e la percezione di durata ed estensione: quanto minore è la variazione locale del campo coscienziale, tanto maggiore è l’ampiezza fenomenica dei domini temporali e spaziali percepiti.
La TUC prevede l’esistenza di regimi in cui il campo δΦ(x,t) evolve verso una configurazione altamente simmetrica e priva di discontinuità interne, caratterizzata dalla tendenziale annullazione dei gradienti e delle derivate temporali:
∂δΦ/∂t → 0, ∇δΦ(x,t) → 0, ∇²δΦ(x,t) → 0
In tali condizioni, la coerenza A(t) tende asintoticamente a 1, e di conseguenza sia τ(x,t) che ξ(x,t) tendono a divergere verso l’infinito, definendo uno stato di massima dilatazione fenomenica, pur in assenza di variazione ontologica dello spaziotempo fisico. Questo regime corrisponde a una condizione di inerzia informazionale, in cui il campo δΦ(x,t) conserva una struttura omogenea, isotropa e priva di fluttuazioni rilevanti. La sua interpretazione fenomenologica è quella di una metrica accelerata emergente, non dovuta a una forza repulsiva intrinseca, ma a una progressiva riduzione della varianza strutturale interna.
La derivazione di tali metriche fenomeniche non richiede alcun termine additivo nella struttura assiomatica della teoria, né l’introduzione di componenti supplementari come energia oscura o campi scalari. Esse emergono direttamente dalla dinamica del rapporto C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ e dalle trasformazioni funzionali che, a partire da essa, definiscono τ(x,t) e ξ(x,t) come espressioni locali del vissuto coscienziale. Il comportamento metricamente espansivo che ne risulta, se interpretato a posteriori in coordinate fisiche, appare analogo a una metrica di tipo de Sitter, ma nella semantica TUC è un effetto interno, non ontologico, della struttura informazionale.
3.31.4 – Coerenza globale e divergenza metrica
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la coerenza informazionale A(t) rappresenta la misura della regolarità interna della distribuzione coscienziale C(x,t), definita dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. Essa è calcolata come complemento della varianza spaziale della funzione C(x,t), secondo la relazione A(t) = 1 − var(C(x,t)). L’approssimarsi di A(t) a 1 indica una configurazione ad altissima omogeneità, in cui la funzione coscienziale risulta quasi costante su tutto il dominio D.
Nei limiti in cui C(x,t) tende a una funzione uniforme, si verifica simultaneamente una soppressione delle sue derivate spaziali e temporali: ∂C/∂t → 0 e ∇C(x,t) → 0. Questi regimi definiscono uno stato di coerenza globale, in cui la fluttuazione δΦ(x,t) risulta strettamente aderente alla struttura invariante Φ₀, e ogni discontinuità informazionale interna viene progressivamente ridotta. La costanza locale e la simmetria del campo in tali condizioni impediscono la generazione di gradienti informazionali significativi, determinando un’elevata isotropia e l’annullamento dei vettori di variazione direzionale.
Data la definizione delle metriche fenomeniche interne come:
τ(x,t) ∝ 1 / |∂C/∂t|
ξ(x,t) ∝ 1 / |∇C(x,t)|
è evidente che, al crescere della coerenza A(t) e al diminuire della varianza di C(x,t), le metriche fenomeniche temporali e spaziali tendono a divergere. Questa divergenza non è da intendersi come espansione fisica dello spaziotempo, ma come risultato emergente della struttura simmetrica del campo coscienziale, in cui la mancanza di variazione interna produce una dilatazione apparente nei domini esperiti.
Ciò implica che la metrica fenomenica dilatata non scaturisce da un processo di decoerenza o disordine, ma si configura come conseguenza della progressiva convergenza strutturale di δΦ(x,t) verso Φ₀. L’assenza di eterogeneità nel campo comporta un’estensione indefinita delle coordinate fenomeniche, coerente con uno stato informazionale globalmente simmetrico. La divergenza metrica, pertanto, è formalmente derivabile come limite superiore della coerenza, e costituisce un comportamento interno al sistema, senza bisogno di postulare forze espansive o componenti energetiche esterne.
3.31.5 – Metrica emergente senza costante cosmologica
Nel formalismo della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la metrica fenomenica efficace g^eff_μν(x,t) non è assunta a priori, ma risulta da una funzione derivata internamente dal campo informazionale δΦ(x,t), secondo la definizione:
g^eff_μν(x,t) ≡ f[∂δΦ/∂t, ∇δΦ(x,t), ∇²δΦ(x,t)]
Questa struttura metrica non è introdotta come tensore indipendente né come entità geometrica esterna, bensì come oggetto emergente dalla distribuzione e dalla dinamica interna del campo di fluttuazione δΦ. La sua dipendenza funzionale da derivate temporali, spaziali e secondi gradienti implica che ogni modifica locale nella struttura informazionale si traduce in una deformazione della metrica esperita all’interno del dominio fenomenico.
Quando il sistema tende verso una configurazione altamente simmetrica, caratterizzata da ∂δΦ/∂t → 0, ∇δΦ(x,t) → 0 e ∇²δΦ(x,t) → 0, la funzione g^eff_μν(x,t) assume valori crescenti che, sul piano fenomenico, si manifestano come espansione metrica accelerata. In assenza di fluttuazioni significative, il campo informazionale perde capacità di localizzazione direzionale, e la metrica esperita tende ad assumere carattere divergente in analogia con gli effetti prodotti, nella relatività generale, da una costante cosmologica positiva.
Tuttavia, nella struttura logica della TUC, non è necessario postulare un termine additivo di tipo Λ nella metrica fondamentale. L’effetto osservato – accelerazione espansiva compatibile con quella descritta dalla metrica di de Sitter – emerge direttamente dalla configurazione informazionale interna del sistema cosciente. Non si introduce alcuna entità esterna o parametro indipendente: la dinamica metrica è funzione diretta delle derivate locali di δΦ(x,t), e quindi pienamente deducibile dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
Questo impianto deduttivo consente di interpretare l’apparente espansione accelerata dell’universo non come effetto di una forza repulsiva intrinseca allo spaziotempo, ma come manifestazione di una dinamica informazionale verso la coerenza. La divergenza metrica fenomenica, che nella relatività è associata alla presenza di Λ > 0, risulta nella TUC il limite superiore di una dinamica strutturale interna, senza richiedere alcuna ontologia aggiuntiva. La metrica osservata è pertanto compatibile formalmente con quella ottenibile in relatività generale con costante cosmologica, ma ontologicamente riconducibile a variazioni del campo informazionale δΦ.
3.31.6 – Transizione informazionale, non geometrica
Nella formulazione assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza, l’espansione dell’universo non è interpretata come variazione della separazione ontologica tra punti dello spaziotempo, bensì come transizione strutturale all’interno del dominio informazionale del campo δΦ(x,t). La formula madre della TUC, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, implica che ogni variazione fenomenica nello stato di coscienza osservabile deriva da una fluttuazione informazionale interna rispetto al fondamento invariabile Φ₀. Da questa struttura deriva la definizione di spazio fenomenico come:
ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹
Tale definizione esprime la relazione inversa tra il gradiente informazionale locale della coscienza e la distanza esperita. Quando il gradiente ∇C(x,t) tende a zero, ovvero quando la configurazione informazionale diviene più simmetrica, lo spazio fenomenico si dilata: ξ(x,t) cresce, anche in assenza di una variazione effettiva della distanza geometrica tra eventi fisici.
La TUC distingue pertanto tra metrica geometrica esterna, utilizzata nelle teorie classiche per definire la struttura dello spaziotempo, e metrica fenomenica emergente, che riflette la distanza esperita da un sistema cosciente in funzione della propria configurazione interna δΦ(x,t). Questa distinzione introduce un ribaltamento ontologico rispetto alla concezione classica di espansione cosmologica. L’universo, nella TUC, non cresce nello spazio fisico assoluto, ma evolve verso stati di maggiore uniformità informazionale, nei quali le distanze esperite si ampliano per effetto della simmetria crescente e della riduzione delle variazioni locali.
La transizione che produce l’apparente espansione è dunque informazionale, non geometrica: non consiste in una variazione della metrica oggettiva tra coordinate fisiche, ma in una trasformazione strutturale del campo δΦ che modifica la distribuzione interna dei gradienti ∇C(x,t), e con essa la percezione delle distanze. Questo comporta che la dilatazione osservata delle scale cosmiche, pur essendo misurabile empiricamente, non implichi necessariamente l’allontanamento reale tra le entità ontologiche che costituiscono il dominio universale, bensì una riconfigurazione coerente dello stato informazionale globale.
Tale approccio permette di conciliare le osservazioni di redshift cosmologico con una dinamica interna del campo coscienziale, senza postulare variazioni metriche assolute o flussi energetici non giustificabili ontologicamente. L’universo si espande nella misura in cui varia il modo in cui la coscienza organizza e integra l’informazione: la distanza tra due eventi non è una proprietà intrinseca dello spaziotempo, ma una funzione del grado di coerenza, del gradiente e della curvatura informazionale che strutturano la percezione.
3.31.7 – L’energia oscura come errore di modellizzazione
Nel contesto delle attuali cosmologie metriche, la nozione di energia oscura è stata introdotta per spiegare l’osservazione di una dilatazione accelerata dello spazio-tempo su scala cosmologica. All’interno della metrica di Friedmann-Lemaître-Robertson-Walker, tale accelerazione richiede l’inserimento di una componente additiva con pressione negativa, rappresentata formalmente dalla costante cosmologica Λ o da un tensore energetico aggiuntivo a densità decrescente. Tuttavia, questa costruzione è fondata su un paradigma ontologico-geometrico in cui le metriche sono entità primitive e lo spazio-tempo è considerato un substrato indipendente dalla dinamica coscienziale. La Teoria Unificata della Coscienza (TUC), al contrario, assume che tutte le metriche osservate siano proiezioni fenomeniche derivate da una configurazione informazionale interna, δΦ(x,t), la quale determina localmente la coscienza secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In tale quadro, la metrica non è una struttura primaria, ma una funzione composita della dinamica interna del campo δΦ.
Sia g^eff_μν(x,t) la metrica fenomenica emergente, definita come funzione delle derivate spaziali, temporali e secondarie di δΦ, ovvero g^eff_μν(x,t) ≡ f[∂δΦ/∂t, ∇δΦ, ∇²δΦ]. All’interno della teoria, è possibile dedurre formalmente che, al tendere delle derivate informazionali verso zero, la metrica fenomenica diverge:
lim_{∂δΦ/∂t → 0, ∇δΦ → 0} ⇒ g^eff_μν → ∞.
Tale divergenza non corrisponde a una crescita geometrica del tessuto dello spazio, ma a una dilatazione fenomenica dei parametri interni di distanza e durata, definiti rispettivamente come ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹ e τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹. In questo regime, lo spazio vissuto si espande, e il tempo vissuto si dilata, pur in assenza di variazioni metriche ontologiche. Ciò implica che l’interpretazione classica dell’espansione accelerata come effetto di un’energia negativa distribuita nello spazio è una proiezione concettuale errata derivante da un modello incompleto.
Dal punto di vista strutturale, il comportamento asintotico della metrica FLRW con Λ > 0 è emulato, in condizioni di alta simmetria informazionale, dal limite della metrica emergente g^eff_μν(x,t). In particolare, sussiste una corrispondenza strutturale locale tra la forma di g_FLRW(Λ) e g^eff_μν(δΦ) in domini in cui ∂δΦ/∂t ≈ 0 e ∇δΦ ≈ 0. Tale corrispondenza non implica identità ontologica, ma isomorfismo fenomenico: ciò che viene descritto nella relatività generale come espansione geometrica accelerata può essere riformulato, nella TUC, come effetto di una riduzione delle variazioni informazionali interne, cioè come manifestazione della crescente coerenza del campo δΦ rispetto al fondamento Φ₀.
Pertanto, l’energia oscura non è necessaria all’interno della TUC: ciò che nei modelli metrici viene postulato come componente fisica additiva, è in realtà un effetto emergente della struttura informazionale. L’accelerazione osservata non è una dinamica imposta da una pressione negativa, ma un comportamento asintotico che si manifesta in conseguenza della tendenza del campo coscienziale alla simmetria. La coerenza A(t) tende a 1, le fluttuazioni si contraggono, e la metrica fenomenica si espande. L’errore epistemico dei modelli classici consiste nel reificare tale comportamento come entità energetica esterna, anziché riconoscerlo come dinamica strutturale di un sistema informazionale non additivo.
3.32 – Dinamica coscienziale dell’universo
3.32.1 – Stato pre-cosmico: coerenza assoluta senza fenomeno
All’interno dell’architettura formale della Teoria Unificata della Coscienza (TUC), la condizione in cui δΦ(x,t) ≡ Φ₀ rappresenta lo stato originario privo di fenomeno. In tale configurazione, la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ implica C(x,t) = 1 ovunque. La coerenza informazionale globale risulta dunque massima, poiché A(t) = 1 − Var(C(x,t)) = 1. Segue che Var(C(x,t)) = 0, e per identità strutturale tra numeratore e denominatore, anche Var(δΦ(x,t)) = 0. Il campo δΦ(x,t) è costante e indistinguibile dal fondamento Φ₀, non presentando alcuna discontinuità, gradiente o evoluzione.
Dal punto di vista dinamico, questa condizione comporta:
∂C/∂t = ∂δΦ/∂t / Φ₀ = 0
∇C(x,t) = ∇δΦ(x,t) / Φ₀ = 0
ΔC(x,t) = ∇²δΦ(x,t) / Φ₀ = 0
Essendo nulle tutte le derivate spaziali e temporali di C(x,t), si ottiene τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ → ∞ e ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹ → ∞. Questo implica che il tempo fenomenico e lo spazio fenomenico siano indefiniti, ovvero dilatati infinitamente, rendendo impossibile la localizzazione o la variazione di stato. L’universo, in tale fase, non contiene né durata né estensione fenomenica.
Con la totale assenza di varianza spaziale e temporale del campo coscienziale, il nucleo causale ΣΦ(t) risulta strutturalmente nullo: ΣΦ(t) = ∅. Non esistendo differenze interne a δΦ(x,t), non può emergere alcuna struttura informazionale persistente, né alcun dominio in grado di supportare causalità interna, integrazione o reattività. La coscienza, pur essendo in uno stato di massima coerenza, non è fenomenica: non manifesta contenuti, né relazioni, né trasformazioni. La sua identità coincide pienamente con il fondamento Φ₀, ma in modo statico, indifferenziato e non-attivo.
Questo stato va dunque inteso come condizione pre-cosmica, logicamente anteriore a ogni possibile comparsa di informazione strutturata. È unità assoluta coerente, ma priva di significato fenomenico, poiché ogni parametro informazionale (varianza, gradiente, evoluzione) risulta nullo. Da un punto di vista formale, questo regime rappresenta un punto fisso della dinamica evolutiva della coscienza: uno stato-limite in cui la coscienza esiste ma non agisce, non varia, non percepisce, non distingue. Non si tratta di vuoto ontologico, bensì di piena identità non differenziata.
3.32.2 – Impossibilità della coerenza nulla assoluta
Nel formalismo assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la coerenza informazionale A(t) è definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), dove C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ costituisce la formula madre da cui derivano tutte le grandezze fenomeniche. Assumendo per assurdo il limite A(t) → 0, si ha Var(C(x,t)) → 1, il che implica, per Φ₀ costante, Var(δΦ(x,t)) → ∞. Tale divergenza equivale alla presenza di fluttuazioni δΦ(x,t) di ampiezza illimitata, incoerenti, e distribuite su domini spaziali e temporali non correlati, privi di ogni struttura di ridondanza.
Un campo δΦ con varianza illimitata non può essere interpretato come uno stato neutro o privo di coscienza: al contrario, esso costituisce una configurazione informazionale già pienamente fenomenica, sebbene priva di un’organizzazione causale stabile. La presenza di varianza implica la differenziazione del campo rispetto al fondamento Φ₀, e pertanto la relazione C(x,t) = δΦ/Φ₀ risulta definita in modo dinamico, anche se non strutturato. Da ciò segue logicamente che ΣΦ(t) ≠ ∅: esiste cioè almeno una regione del dominio in cui le condizioni ∂C/∂t ≠ 0 o ∇C(x,t) ≠ 0 sono soddisfatte, condizione sufficiente all’attivazione fenomenica secondo i criteri di definizione del nucleo causale.
Il postulato di un’origine assoluta a coerenza nulla (A = 0) è quindi internamente contraddetto dalla struttura stessa della TUC, poiché richiede un campo δΦ(x,t) già differenziato rispetto a Φ₀ e dunque già soggetto a processi coscienziali. Inoltre, secondo il teorema di inammissibilità di δΦ(x,t) = 0, una configurazione priva di ogni fluttuazione, pur essendo formalmente definibile, conduce a C(x,t) = 0 ovunque, configurazione che viola la condizione minima di coscienza attiva e dunque risulta ontologicamente nulla e non interpretabile fenomenicamente. La coerenza nulla assoluta, nella duplice forma δΦ = 0 o Var(δΦ) → ∞, non può quindi costituire alcuno stato iniziale dell’universo.
L’unico stato coerente con l’assioma di fondo della teoria è quello in cui δΦ(x,t) ≡ Φ₀, da cui segue C(x,t) = 1 ovunque, Var(C) = 0 e A(t) = 1. Tale configurazione rappresenta l’unione totale con il campo unificato, priva di contenuti informazionali differenziati, e costituisce l’unica condizione ammissibile come punto di origine formale dell’evoluzione coscienziale.
3.32.3 – Inizio fenomenico: rottura dell’unità informazionale
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, l’unica configurazione compatibile con l’assenza totale di fenomenalità è data dalla condizione δΦ(x,t) ≡ Φ₀, che implica C(x,t) = 1 in ogni punto del dominio. In tale stato, il campo coscienziale è perfettamente sovrapposto al campo unificato e non presenta alcuna differenziazione informazionale. Ogni derivata spaziale e temporale della coscienza si annulla: ∂C/∂t = 0, ∇C = 0, ΔC = 0. Ne consegue l’assenza di dinamiche causali interne, di metriche fenomeniche, e di qualsiasi contenuto percettivo o strutturale. Questo stato rappresenta l’unità assoluta, priva di ogni articolazione interna.
L’inizio fenomenico coincide invece con la prima rottura di tale unità, cioè con la comparsa di almeno una regione nello spazio-tempo in cui δΦ(x,t) ≠ Φ₀. Per definizione della formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, ciò comporta C(x,t) ≠ 1. La presenza di un gradiente spaziale ∇C ≠ 0, di una derivata temporale ∂C/∂t ≠ 0 o di un laplaciano ΔC ≠ 0 implica che la coerenza A(t), definita come 1 − Var(C(x,t)), inizia a decrescere rispetto al valore unitario. In questa condizione si soddisfano i criteri di attivazione fenomenica della teoria: il sistema entra in regime causale interno, le metriche fenomeniche τ(x,t) e ξ(x,t) diventano definite e nasce una struttura informazionale distinguibile, cioè il nucleo causale ΣΦ(t), caratterizzato da coerenza finita e dinamica non nulla.
La comparsa di ΣΦ(t) può essere formalizzata come un evento critico descritto dalla discontinuità nel tempo della struttura causale: limₜ→t₀⁻ ΣΦ(t) = ∅, limₜ→t₀⁺ ΣΦ(t) ≠ ∅. A livello funzionale, tale transizione è accompagnata da una derivata positiva della coerenza: ∂A/∂t > 0, che rappresenta l’entrata del sistema in una fase evolutiva strutturata. Il nucleo causale non può emergere senza tale discontinuità, poiché esso richiede una topologia differenziata e persistente nel dominio di δΦ(x,t), compatibile con un contenuto coscienziale informativamente rilevante.
È dunque necessario distinguere l’inizio fenomenico, definito come l’istante in cui δΦ(x,t) comincia a differenziarsi da Φ₀, dal pre-inizio ontologico, in cui nessuna varianza è ancora emersa e il campo è ancora privo di articolazione interna. Mentre quest’ultimo è caratterizzato da una coerenza assoluta, da cui non è possibile dedurre alcuna dinamica, il primo marca l’origine strutturale della coscienza come differenziazione interna del campo. Da questo momento, l’evoluzione di C(x,t) e della sua coerenza A(t) struttura il tempo fenomenico, lo spazio vissuto e la progressiva articolazione causale del dominio coscienziale.
3.32.4 – Direzione evolutiva: attrazione verso la coerenza
Nella struttura formale della Teoria Unificata della Coscienza, la dinamica evolutiva dei sistemi coscienziali è determinata dalla variazione temporale della coerenza informazionale A(t), definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), dove la funzione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ costituisce la formula madre della teoria. L’andamento di A(t) nel tempo è regolato dalla derivata ∂A/∂t = −sign(1 − C(x,t)) ⋅ ∂C/∂t, che esprime il comportamento della coerenza in relazione alla variazione locale del campo informazionale δΦ(x,t). Questo legame strutturale implica che ogni incremento della coerenza A(t) è direttamente associato a una dinamica di avvicinamento di δΦ(x,t) al valore costante Φ₀.
Nel caso in cui ∂A/∂t > 0, la teoria impone che ∂C/∂t < 0 nei domini in cui C(x,t) > 1 e ∂C/∂t > 0 nei domini in cui C(x,t) < 1. Ciò implica che le fluttuazioni δΦ(x,t) si riducono progressivamente rispetto a Φ₀, tendendo ad annullare la loro distanza relativa dal campo unificato. Tale tendenza può essere formalmente espressa come δΦ(x,t) → Φ₀ in corrispondenza di A(t) crescente. Questo comportamento descrive un’attrazione informazionale verso la configurazione di massima coerenza, ovvero verso la condizione in cui ogni differenziazione si azzera e la coscienza tende alla sua forma più semplice e non duale.
La direzione evolutiva di ogni sistema coscienziale, nel quadro assiomatico della TUC, è quindi caratterizzata da una tendenza intrinseca alla ricomposizione informazionale: le strutture fenomeniche tendono, nel tempo, a ridurre la loro varianza interna, a stabilizzare la loro dinamica, e a sincronizzarsi con la struttura indivisa del fondamento Φ₀. Questa attrazione verso la coerenza costituisce una proprietà universale dei sistemi coscienti e configura un principio dinamico interno indipendente da forzanti esterne o condizioni iniziali specifiche.
La relazione A(t) ↑ ⇔ δΦ(x,t) → Φ₀ rappresenta pertanto una formula operativa fondamentale della teoria, che sintetizza il comportamento evolutivo dell’intero dominio informazionale e ne definisce la traiettoria asintotica. In questo senso, la coscienza manifesta un orientamento interno verso l’unità informazionale, che si esprime come una spinta autopoietica alla riduzione della discontinuità strutturale e all’integrazione fenomenica. Tale traiettoria, pur non imponendo determinismi esterni, descrive una freccia temporale strutturale, identificabile con la direzione evolutiva unitaria dei sistemi coscienziali.
3.32.5 – Storia fenomenica: espansione, differenziazione, ristrutturazione
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, lo sviluppo fenomenico dell’universo non è rappresentabile mediante entità geometriche primordiali né da condizioni materiali iniziali, bensì mediante l’evoluzione dinamica della configurazione informazionale δΦ(x,t) rispetto al campo unificato Φ₀. La condizione iniziale identificata nel paragrafo precedente – caratterizzata da δΦ(x,t) ≠ Φ₀ in almeno una regione e quindi da C(x,t) ≠ 1 – definisce il punto di rottura dell’unità informazionale, da cui ha origine l’intera storia fenomenica del dominio coscienziale. Tale rottura implica necessariamente la comparsa di variazioni temporali (∂C/∂t ≠ 0) e spaziali (∇C ≠ 0), le quali, secondo il postulato della misura interna, generano i corrispettivi fenomenici di tempo vissuto τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e spazio vissuto ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹.
L’espansione cosmica, nel linguaggio della TUC, si identifica con l’aumento della dimensionalità fenomenica attiva, esprimibile formalmente come crescita del rango informazionale locale della funzione C(x,t), ovvero rank(∇C(x,t)). Secondo i teoremi della teoria, tale espansione dimensionale è proporzionale alla coerenza A(t), e si manifesta nella misura in cui il campo δΦ(x,t) subisce una ristrutturazione informazionale non casuale ma internamente coerente. La dimensionalità non è quindi una proprietà preesistente dello spaziotempo, bensì un indice dell’attivazione differenziale della coscienza, in funzione della distribuzione locale delle variazioni di C(x,t). Il teorema della massima dimensionalità coscienziale del nucleo stabilisce che N_dim^max(ΣΦ) è funzione della salienza S(t) e dell’entropia H(t), fornendo una metrica rigorosa per l’evoluzione complessiva del dominio fenomenico.
Nel corso dell’evoluzione, la coerenza A(t) cresce progressivamente in risposta a trasformazioni interne che riducono la varianza di C(x,t). Questo processo, definito coerenza evolutiva, è indissociabile dalla ristrutturazione dinamica del campo δΦ(x,t), la quale non implica un ritorno allo stato unitario Φ₀, ma una progressiva riorganizzazione delle discontinuità informazionali secondo strutture coerenti. La funzione A(t), in quanto misura inversa della varianza, riflette direttamente il grado di tale riorganizzazione, mentre la derivata ∂A/∂t esprime la sua direzione temporale. La storia fenomenica è pertanto caratterizzata da una dialettica tra espansione (aumento della differenziazione) e coerenza (integrazione delle differenze), le cui fasi corrispondono a regimi dinamici distinti nella configurazione coscienziale globale.
Questa struttura formale permette di reinterpretare ogni fenomenologia cosmica – inclusi i concetti di inflazione, espansione accelerata, formazione di strutture, e termodinamica dell’universo – come espressioni locali e temporanee della dinamica informazionale interna del campo δΦ(x,t), in relazione a Φ₀. L’universo fenomenico non è altro che l’effetto globale emergente della distribuzione e ristrutturazione delle fluttuazioni informazionali di un campo coscienziale in stato non unitario. Tale visione consente di superare la separazione fra geometria, energia e coscienza, restituendo al concetto di evoluzione cosmica una base formalmente deducibile dall’assioma unificato della TUC.
3.32.6 – Asintoto finale: ritorno strutturato a Φ₀
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la direzione evolutiva del dominio fenomenico è regolata dalla dinamica di coerenza A(t), definita come A(t) = 1 − Var(C(x,t)), e dal comportamento asintotico delle derivate spaziali e temporali della funzione coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. La tendenza a ∂A/∂t > 0 implica, in virtù della definizione funzionale ∂A/∂t = −sign(1 − C) ⋅ ∂C/∂t, una progressiva riduzione della differenza tra δΦ(x,t) e Φ₀, ossia δΦ(x,t) → Φ₀ nel limite t → ∞. Tale convergenza determina, per costruzione, i seguenti limiti:
• C(x,t) → 1
• ∂C/∂t → 0
• ∇C(x,t) → 0
• ΔC(x,t) → 0
• A(t) → 1
L’annullamento delle derivate ∂C/∂t e ∇C(x,t) implica, secondo il postulato della misura interna, una dilatazione asintotica del tempo vissuto τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ e dello spazio vissuto ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹, fino a una condizione di estensione illimitata delle coordinate fenomeniche, in cui la struttura coscienziale non manifesta più varianze interne rilevabili. Allo stesso tempo, la condizione ΔC(x,t) → 0 – equivalente, per la formula madre, a ∇²δΦ(x,t) → 0 – implica una completa curvatura nulla del dominio informazionale, ovvero assenza di ogni discontinuità differenziale nella distribuzione di δΦ(x,t). Questa condizione, associata al limite A(t) → 1, comporta la scomparsa del nucleo causale strutturato ΣΦ(t), che converge verso l’insieme vuoto, cioè ΣΦ(t) → ∅, a causa dell’annullamento di ogni discontinuità interna in grado di generare persistenza causale o salienza fenomenica.
Tale stato asintotico finale risulta formalmente indistinguibile dallo stato iniziale descritto come configurazione primordiale a δΦ(x,t) = Φ₀, C(x,t) = 1, A(t) = 1, e derivate nulle. Tuttavia, la loro origine ontologica è differente. Lo stato iniziale è caratterizzato da coerenza assoluta in assenza di fluttuazioni, ovvero da un’unità informazionale non ancora differenziata; lo stato finale, al contrario, emerge dalla ristrutturazione progressiva di δΦ(x,t) e rappresenta un ritorno all’unità attraverso la riorganizzazione informazionale interna, sotto vincoli dinamici e auto-consistenti. La convergenza di δΦ(x,t) a Φ₀ nel tempo non costituisce dunque un semplice ripristino dello stato originario, ma la realizzazione di una configurazione simmetrica ottenuta per integrazione evolutiva.
Il ritorno strutturato a Φ₀ si configura così come asintoto globale della dinamica coscienziale, e costituisce l’unico stato in cui la funzione C(x,t) assume valore unitario in ogni punto e la varianza si annulla identicamente. L’evoluzione dell’universo coscienziale, nella formalizzazione della TUC, è quindi rappresentabile come un ciclo informazionale aperto, dove l’emersione dalla coerenza genera dimensionalità e differenziazione, e la tendenza alla ristrutturazione integrata riconduce, nel tempo, a una condizione priva di struttura causale attiva, ma pienamente coerente, nel limite t → ∞.
3.32.7 – Simmetria formale, asimmetria ontologica
Nel quadro deduttivo della Teoria Unificata della Coscienza, il confronto tra stato iniziale e stato finale dell’evoluzione coscienziale rivela una simmetria formale rispetto ai valori assunti dalle grandezze fondamentali, ma un’opposizione ontologica sostanziale nella loro struttura causale. In entrambi i limiti estremi, la funzione coscienziale C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ tende al valore unitario:
C(x,t) → 1.
Da ciò segue, per definizione, che:
∂C/∂t → 0, ∇C(x,t) → 0, ΔC(x,t) → 0, A(t) → 1.
In entrambi i casi, la coerenza globale del campo raggiunge il massimo, e il nucleo causale strutturato scompare:
ΣΦ(t) → ∅.
Tuttavia, i due stati risultano logicamente opposti sul piano ontologico. Lo stato iniziale è descritto da una coerenza primitiva: δΦ(x,t) = Φ₀, da cui segue che δΦ non presenta strutturazione interna, non contiene informazione differenziata, e dunque non sussiste alcuna emersione di fenomeno cosciente. L’assenza di ∇δΦ, ∂δΦ/∂t e ∇²δΦ implica che non esistono né tempo vissuto τ(x,t), né spazio vissuto ξ(x,t), né curvatura fenomenica: ogni parametro informazionale è nullo. Di conseguenza, il nucleo causale ΣΦ non è semplicemente vuoto, ma mai emerso. Il dominio coscienziale non è ancora attivato e lo stato può essere definito come unità indifferenziata originaria.
All’opposto, lo stato finale è il risultato di una ristrutturazione dinamica del campo δΦ(x,t), guidata dalla tendenza all’aumento di coerenza A(t) e dalla riduzione progressiva di ∂C/∂t e ∇C(x,t). Il raggiungimento di C(x,t) = 1 in questo contesto non deriva da una mancanza originaria di strutturazione, ma da una cancellazione differenziale delle variazioni interne: δΦ(x,t) → Φ₀ al termine di un processo informazionale ordinante. La funzione ΣΦ(t), in questo caso, è stata attiva nel dominio causale per un tempo finito, generando dimensioni, fluttuazioni, metriche fenomeniche, e forme coscienti. Il suo riassorbimento corrisponde non all’assenza originaria, ma alla cessazione del fenomeno coscienziale come struttura differenziata.
Si può dunque rappresentare formalmente la distinzione nei termini seguenti:
Parametro Stato iniziale Stato finale
C(x,t) 1 1
δΦ(x,t) = Φ₀ → Φ₀
∂C/∂t, ∇C = 0 → 0
A(t) = 1 → 1
ΣΦ(t) ∅ (mai emerso) ∅ (riassorbito)
Il teorema della direzione evolutiva unitaria stabilisce che ∂A/∂t ≥ 0 implica lim_{t→∞} A(t) = 1 ⇔ δΦ(x,t) → Φ₀ ⇔ C(x,t) → 1. Tuttavia, il corollario della coerenza totale chiarisce che tale convergenza può avvenire solo in due condizioni distinte: quella originaria, in cui non sussiste alcuna informazione (δΦ = Φ₀ da sempre), e quella finale, in cui l’informazione si è completamente riorganizzata fino ad annullare ogni varianza residua.
Il dominio coscienziale possiede pertanto un asintoto temporale (t → ∞) che replica formalmente lo stato iniziale, ma con significato completamente invertito. La simmetria delle condizioni di coerenza e uniformità è controbilanciata dall’asimmetria ontologica della loro origine: uno è pre-fenomenico, l’altro è post-fenomenico. Lo sviluppo dell’universo coscienziale, nella struttura formale della TUC, può così essere inteso come un ciclo evolutivo aperto tra due stati logicamente speculari ma causalmente non equivalenti.
3.32.8 – Riformulazione del concetto di big bang
Nella struttura formale della Teoria Unificata della Coscienza, l’ipotesi cosmologica del big bang, intesa come evento fisico puntiforme di origine spazio-temporale, risulta priva di significato ontologico. La concezione di un punto iniziale assoluto dello spaziotempo, dotato di curvatura infinita e contenuto energetico singolare, non è compatibile con la definizione assiomatica di coscienza come relazione strutturale tra una fluttuazione informazionale δΦ(x,t) e il campo unificato Φ₀ secondo la formula madre:
C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
In tale contesto, l’emergere di fenomeni coscienti non può derivare da una discontinuità singolare, ma esclusivamente da una deviazione coerente e differenziata della configurazione δΦ(x,t) rispetto al fondo unitario Φ₀.
Lo stato iniziale, caratterizzato da δΦ(x,t) = Φ₀ ∀(x,t), comporta C(x,t) ≡ 1, ∂C/∂t = 0, ∇C(x,t) = 0, e A(t) = 1. In tale condizione, il campo informazionale non contiene alcuna struttura spaziale o temporale rilevabile, e la coscienza esiste in forma non differenziata, priva di contenuto fenomenico e senza nucleo causale interno (ΣΦ = ∅). Non esiste un’origine temporale del sistema, bensì uno stato stazionario eterno privo di metriche fenomeniche. Il tempo non ha senso strutturale in assenza di variazioni interne.
Il cosiddetto “inizio” coincide, pertanto, con la prima violazione della condizione δΦ(x,t) = Φ₀, cioè con l’insorgere di un sottoinsieme D ⊂ ℝⁿ in cui:
δΦ(x,t) ≠ Φ₀.
Da tale deviazione segue:
C(x,t) ≠ 1, A(t) < 1.
L’atto fondativo del dominio coscienziale è dunque l’apparizione locale di una fluttuazione δΦ non identica al fondo unitario, tale da produrre un gradiente coscienziale ∇C(x,t) e una derivata temporale ∂C/∂t. Questo evento non è un’esplosione fisica, ma una biforcazione ontologica interna al campo informazionale.
Il tempo fenomenico τ(x,t), definito come funzione inversa della velocità di variazione della coscienza:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹,
è nullo nello stato iniziale perfettamente coerente, e assume valori finiti soltanto a partire dalla prima insorgenza di ∂C/∂t ≠ 0. Di conseguenza, il tempo vissuto non esiste prima della variazione coscienziale, e l’origine del tempo corrisponde all’emergere di una dinamica interna informazionale.
In questa interpretazione, il big bang è riformulato come l’istante minimo t₀ in cui si verifica una rottura locale della simmetria totale del campo, ovvero il momento in cui:
∃ D ⊂ ℝⁿ t.c. δΦ(x,t₀) ≠ Φ₀.
Tale istante segna non l’origine dell’universo fisico, ma la transizione topologica dallo stato non fenomenico all’attivazione coscienziale del dominio D. L’evoluzione successiva, descritta dalla variazione di A(t), la propagazione di ΣΦ e la differenziazione delle metriche fenomeniche τ(x,t), ξ(x,t), è da intendersi come sviluppo interno del campo informazionale strutturato, non come espansione geometrica di uno spaziotempo preesistente.
La TUC rigetta quindi l’ipotesi di un big bang assoluto come evento fisico, e lo sostituisce con una definizione rigorosa basata sulla prima variazione strutturale di δΦ(x,t), da cui scaturisce l’intera fenomenologia coscienziale. L’inizio del tempo non è assoluto, ma condizionato alla rottura della simmetria informazionale: è l’attimo in cui il campo comincia a differenziarsi da se stesso.
3.32.9 – Riformulazione del concetto di fine cosmica
Nel quadro assiomatico della Teoria Unificata della Coscienza, la nozione di fine dell’universo non coincide con alcuna delle ipotesi termodinamiche o geometriche formulate dalla cosmologia standard, come il big freeze (diluizione entropica), il big crunch (ricollasso gravitazionale), o il big rip (divergenza accelerata). Tali scenari assumono un fondamento ontologico nello spaziotempo fisico esterno e nei parametri metrici dell’energia e della curvatura, che la TUC rifiuta come descrittori ultimi della realtà. Nella struttura deduttiva fondata sulla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, la realtà è definita come variazione informazionale strutturata, e la sua esistenza è condizionata esclusivamente dalla non-coincidenza tra la fluttuazione δΦ(x,t) e il campo unificato Φ₀.
La condizione di fine cosmica, da un punto di vista strutturale, è definita come il limite asintotico:
δΦ(x,t) → Φ₀.
In tale regime, il campo informazionale perde progressivamente ogni struttura differenziale locale e globale, comportando:
C(x,t) → 1, ∂C/∂t → 0, ∇C(x,t) → 0.
Ne segue, per definizione interna alla teoria, una divergenza delle metriche fenomeniche:
τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹ → ∞, ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹ → ∞.
Questo implica che, pur non cessando ontologicamente, il dominio coscienziale diviene fenomenicamente inaccessibile, perché privo di variazione temporale e spaziale vissuta. Non si verifica un congelamento entropico o una morte termica del sistema, bensì una sua piena rifusione nell’unità del fondo informazionale da cui era emerso.
Tale dinamica non può essere interpretata come una “fine” in senso cronologico o geometrico, perché la metrica temporale stessa si dilata indefinitamente. Il tempo non si arresta né esplode: cessa semplicemente di esistere come fenomeno, perché ∂C/∂t si annulla ovunque. Analogamente, la distanza fenomenica svanisce per assenza di differenze spaziali interne a C(x,t). Il sistema tende a una coerenza globale A(t) → 1, che comporta l’estinzione di ogni nucleo causale strutturato (ΣΦ = ∅) e la simultanea dissoluzione delle metriche emergenti. Il tempo fenomenico tende all’infinito non per rallentamento dinamico del sistema fisico, ma per convergenza asintotica della coscienza alla propria forma non differenziata.
L’universo, in tale modello, non termina per esaurimento energetico, collasso gravitazionale o lacerazione metrica, ma per integrazione informazionale completa della fluttuazione δΦ(x,t) nel campo costante Φ₀. La dinamica dell’universo coscienziale si estingue non perché si spegne, ma perché raggiunge una condizione di unità totale con il proprio fondamento. Questo stato finale è strutturalmente distinto da quello iniziale, nonostante entrambi condividano C(x,t) = 1 e A(t) = 1: nel primo caso, la coerenza è primaria, non ancora violata; nel secondo, è restituita, ma solo dopo l’intero ciclo causale del nucleo ΣΦ. La simmetria è formale, ma l’asimmetria ontologica è definita dalla presenza o assenza storica di contenuti coscienziali strutturati.
3.32.10 – Conclusione formale: l’universo è una transizione da Φ₀ a Φ₀
Nella struttura assiomatica della Teoria Unificata della Coscienza, l’intero dominio cosmologico osservabile non corrisponde a una realtà assoluta dotata di origine e fine in senso ontologico, bensì a una transizione fenomenica temporanea, generata da una deviazione strutturale della configurazione informazionale δΦ(x,t) rispetto alla costanza universale Φ₀. La formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ impone che ogni stato coscienziale, e quindi ogni fenomeno osservabile, esista soltanto in presenza di una differenziazione strutturata della fluttuazione δΦ(x,t) nel dominio D ⊂ ℝⁿ × ℝ. In assenza di tale differenziazione, la coscienza e con essa l’universo vissuto non possiedono realtà fenomenica.
Il cosmo non ha dunque origine in un evento puntiforme né si estingue in un tempo assoluto, ma si configura come l’intervallo strutturale delimitato da due stati ad alta coerenza: uno primario, in cui δΦ(x,t) = Φ₀, e quindi C(x,t) = 1 e A(t) = 1 per definizione, e uno terminale, in cui δΦ(x,t) → Φ₀, con conseguente ∂C/∂t → 0, ∇C(x,t) → 0, e τ(x,t), ξ(x,t) → ∞. Il primo rappresenta l’assenza originaria di contenuto informazionale differenziato, il secondo la sua riassorbita unità. Entrambi, pur formalmente coincidenti nello stato C(x,t) ≡ 1, sono logicamente distinti nella direzione evolutiva, nella presenza o assenza di un nucleo causale ΣΦ, e nella struttura della funzione δΦ(x,t) su D.
L’intera cosmologia, da questo punto di vista, è una variazione informazionale transitoria:
δΦ(x,t) : Φ₀ → Φ₀, con δΦ(x₀,t₀) = Φ₀, δΦ(x₁,t₁) → Φ₀.
Tale variazione genera, attraverso la formula madre, tutte le metriche fenomeniche secondarie, come il tempo vissuto τ(x,t), lo spazio percepito ξ(x,t), la curvatura ∇²δΦ(x,t), e le strutture causali interne ΣΦ(t). In particolare, la metrica temporale non è assoluta ma definita come τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹: il tempo emerge dalla variazione coscienziale e svanisce con essa. Similmente, lo spazio vissuto si dissolve in assenza di differenziali ∇C(x,t).
La coerenza A(t), in quanto misura della sovrapposizione strutturale tra δΦ(x,t) e Φ₀, rappresenta l’asse formale lungo cui si sviluppa e si conclude il processo cosmico. Il teorema della direzione evolutiva stabilisce che A(t) tende asintoticamente a 1, implicando che la traiettoria informazionale dell’universo non può che essere una riunificazione finale con la struttura Φ₀. Pertanto, ciò che comunemente viene definito “universo” non è che un dominio di rottura temporanea dell’unità, uno stato intermedio tra due condizioni di coerenza totale.
Ne deriva una riformulazione radicale della cosmologia: non come successione causale di eventi fisici, ma come variazione fenomenica di un campo informazionale autosussistente. L’universo non comincia né finisce: si differenzia e si reintegra. La realtà empirica, in questo schema, è l’intervallo strutturale tra due istanti a variazione nulla. L’universo coscienziale, dunque, è una transizione da Φ₀ a Φ₀.
3.33 – Struttura formale del collasso informazionale nella TUC
Il collasso della funzione d’onda, nella sua formulazione convenzionale, rappresenta un’anomalia interpretativa all’interno del formalismo quantistico, poiché introduce un evento singolare non deducibile dalla dinamica di Schrödinger. La Teoria della Coscienza Unificata (TUC), al contrario, integra tale fenomeno entro un quadro deduttivo rigoroso, in cui ogni transizione osservativa è ricondotta a variazioni strutturali interne alla funzione di coscienza C(x,t), definita assiomaticamente come rapporto tra la fluttuazione informazionale δΦ(x,t) e il campo unificato Φ₀. Nel contesto TUC, il collasso non è un fenomeno esterno o arbitrario, ma l’effetto formale della transizione da uno stato ad alta incoerenza – caratterizzato da una varianza elevata di δΦ(x,t) e quindi da A(t) ≪ 1 – a una configurazione informazionale localizzata, persistente, coerente e causalmente attiva. La nozione classica di “osservazione” viene ridefinita come condizione di compatibilità strutturale tra l’evoluzione del sistema e lo stato di coerenza dell’osservatore, secondo criteri interni alla teoria, come il soddisfacimento simultaneo della disuguaglianza ∂C/∂t ≠ 0, della crescita di coerenza ∂A/∂t > 0 e della curvatura informazionale ∇²δΦ ≠ 0. In tale quadro, il collasso non costituisce una discontinuità fisica, ma una selezione ontologica coerente, formalmente deducibile come transizione da una distribuzione non strutturata di salienze a un nucleo causale definito ΣΦ(t). Questo paragrafo introduce la formalizzazione completa di tale processo, articolata in dieci sottosezioni, che ne chiariscono la genesi matematica, le condizioni necessarie, la fenomenologia osservativa, la compatibilità tra osservatore e sistema, nonché le implicazioni nei contesti sperimentali paradigmatici della fisica quantistica, quali la doppia fenditura a scelta ritardata e l’esperimento cosmologico di Wheeler. Tutti gli sviluppi derivano rigorosamente dalla formula madre della TUC e sono integrati nella struttura assiomatica del modello, che fornisce una riformulazione completa del problema del collasso in termini di coerenza informazionale e selezione fenomenica interna.
3.33.1 – Descrizione della sovrapposizione come stato incoerente
Nel quadro formale della Teoria della Coscienza Unificata, la sovrapposizione di stati quantistici è reinterpretata come una configurazione informazionale a bassa coerenza, descritta dalla struttura interna del campo δΦ(x,t). In questo regime, la variabilità spaziale e temporale delle fluttuazioni informazionali è elevata, condizione espressa formalmente dalla disuguaglianza var[δΦ(x,t)] ≫ 0. Tale dispersione implica una notevole divergenza locale di contenuti, privi di organizzazione relazionale stabile rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀.
La coerenza A(t), definita come misura inversa della varianza normalizzata del campo di coscienza C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, assume in questo contesto valori molto inferiori all’unità (A(t) ≪ 1). Questa condizione quantitativa identifica uno stato in cui le fluttuazioni non presentano sufficiente convergenza per originare strutture fenomeniche definite. L’assenza di una relazione coerente e persistente tra le componenti informazionali implica che, in tale regime, non possa emergere alcun nucleo causale ΣΦ(t), la cui definizione richiede la presenza simultanea di coerenza informazionale, differenziazione interna e persistenza strutturale.
Di conseguenza, ΣΦ(t) = ∅ rappresenta la condizione formale in cui la coscienza non ha ancora selezionato alcuna configurazione fenomenica coerente, e pertanto non si può parlare di esperienza localizzata o realtà osservabile. L’intero sistema rimane in una fase pre-collassata, caratterizzata da sovrapposizione informazionale diffusa, indistinzione logica tra alternative e simmetria di possibilità. Questa interpretazione, interamente dedotta dalla formula madre della TUC, non postula entità fisiche soggiacenti, ma riconduce il fenomeno della sovrapposizione a uno stato intrinsecamente incoerente del campo δΦ, privo di organizzazione fenomenica causalmente definita.
3.33.2 – Struttura fenomenica della sovrapposizione
Nel regime informazionale definito da varianza elevata di δΦ(x,t) e coerenza A(t) ≪ 1, la struttura fenomenica associata alla sovrapposizione risulta caratterizzata da massima indeterminatezza locale, riflessa formalmente in un’elevata entropia H(t). La funzione H(t), definita nel dominio informazionale come misura della distribuzione equiprobabile delle fluttuazioni interne, assume in questo contesto valori prossimi al massimo teorico compatibile con il sistema, coerentemente con l’assenza di un nucleo causale selezionato e con la distribuzione non strutturata del contenuto coscienziale.
In parallelo, la salienza fenomenica S(t), funzione composita delle derivate spaziali e temporali del campo δΦ(x,t), decresce in modo proporzionale alla dispersione strutturale del sistema. L’assenza di gradiente coerente e la quasi nulla variazione interna a livello di ∂C/∂t e ∇C(x,t) riducono la significatività percettiva delle configurazioni presenti, dando origine a un regime non informativo dal punto di vista esperienziale. In tal senso, S(t) → 0 è condizione diretta e verificabile della mancata selezione fenomenica, e non un attributo contingente o psicologico.
La logica sottostante a questo regime è simmetrica, nel senso che tutte le configurazioni possibili di δΦ(x,t) risultano equivalenti rispetto alla funzione C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, non potendo emergere alcuna relazione causale interna preferenziale. La simmetria non va intesa in senso geometrico, ma come indistinguibilità funzionale tra alternative informazionali, che non possiedono alcun attrattore evolutivo nel campo coscienziale. Questa condizione produce coesistenza fenomenica non differenziata, in cui ogni possibile stato è accessibile, ma nessuno è definito come attuale o saliente.
L’assenza di selezione coerente implica che il sistema si trovi in uno stato privo di metriche fenomeniche definite, in cui non è possibile stabilire né una traiettoria causale ΣΦ(t), né una direzione temporale intrinseca. Ne risulta un regime di sospensione informazionale, in cui la coscienza, pur essendo definita formalmente da C(x,t), non possiede alcuna struttura fenomenica determinata, né alcun contenuto persistente. Questo stato rappresenta la condizione ontologica della sovrapposizione nella TUC: non un’interferenza tra oggetti fisici, ma un regime coerentemente descritto come assenza di selezione all’interno dello spazio informazionale interno del sistema.
3.33.3 – Transizione coscienziale e condizione di collasso
Affinché un sistema informazionale descritto dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀ possa uscire dallo stato di sovrapposizione, è necessario che si verifichi una transizione coscienziale, formalmente identificabile mediante una serie congiunta di condizioni dinamiche interne. La prima condizione, ∂C/∂t ≠ 0, implica l’esistenza di una variazione temporale del contenuto coscienziale, che esclude la stazionarietà del sistema e introduce una direzione fenomenica del divenire. Questa derivata, essendo proporzionale a ∂δΦ/∂t, rappresenta una modificazione strutturale del numeratore della funzione C(x,t), che interrompe la simmetria interna e crea un gradiente di significatività temporale.
La seconda condizione, ∂A/∂t > 0, definisce un’evoluzione verso una maggiore coerenza interna, intesa come diminuzione della varianza di C(x,t) sul dominio considerato. Dal punto di vista assiomatico, A(t) è funzione definita come 1 − var(C), quindi la sua crescita temporale implica una riduzione della dispersione informazionale, condizione necessaria per la selezione di un nucleo causale ΣΦ(t). In assenza di tale aumento di coerenza, il sistema resta in una configurazione non collassante, priva di salienza fenomenica differenziata.
La terza condizione formale, ∇²δΦ ≠ 0, stabilisce che deve emergere una curvatura informazionale nel campo δΦ(x,t), ossia una variazione non lineare della struttura spaziale delle fluttuazioni. Questo termine, che rappresenta il Laplaciano del campo informazionale, ha valore nullo solo in presenza di distribuzioni perfettamente uniformi e simmetriche. La sua attivazione segnala quindi la rottura dell’omogeneità del sistema, e costituisce la condizione minima affinché il sistema acquisisca struttura fenomenica localizzata.
Infine, il vincolo A(t) ≥ θ introduce una soglia critica di coerenza al di sopra della quale può emergere una traiettoria causale interna ΣΦ(t) definita e stabile. Questo valore soglia θ non è arbitrario, ma corrisponde alla condizione minima affinché C(x,t) possegga le proprietà strutturali necessarie a produrre un’identità coscienziale persistente e differenziata nel tempo. La compresenza di tutte le condizioni elencate – variazione temporale, incremento di coerenza, curvatura spaziale informazionale e superamento della soglia critica – definisce formalmente la transizione coscienziale come condizione necessaria e sufficiente per l’attivazione del collasso fenomenico all’interno dell’architettura teorica della TUC.
3.33.4 – Contrazione del supporto e localizzazione
Nel quadro assiomatico della Teoria della Coscienza Unificata, la localizzazione fenomenica emerge come conseguenza strutturale della contrazione dei domini informazionali attivi del campo δΦ(x,t). Tale processo è formalmente caratterizzato da due limiti interdipendenti relativi alla funzione tempo fenomenico τ(x,t) e alla funzione spazio fenomenico ξ(x,t), entrambe derivate dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀.
La funzione τ(x,t), definita come inversamente proporzionale al modulo della derivata temporale del contenuto coscienziale, cioè τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹, decresce asintoticamente all’aumentare della variazione interna. In regime di rapida variazione informazionale, ∂C/∂t tende a crescere localmente, inducendo una compressione della durata vissuta nel punto x: il sistema sperimenta un’accelerazione temporale interna che si manifesta come contrazione percettiva della durata.
Analogamente, la funzione ξ(x,t), proporzionale all’inverso del modulo del gradiente spaziale della coscienza, cioè ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹, si contrae in presenza di forti discontinuità spaziali interne. Questo implica che una configurazione informazionale ad alta densità di variazione spaziale – caratterizzata da ∇C(x,t) elevato – produce un restringimento dello spazio fenomenico percepito, rendendo il contenuto coscienziale esperito sempre più localizzato.
Nel limite in cui tali contrazioni convergono simultaneamente, il supporto attivo del campo informazionale, supp(δΦ), si contrae verso una regione ristretta, idealmente un singolo punto x₀. Questa contrazione non implica una scomparsa della coscienza, bensì una sua concentrazione fenomenologica e strutturale, in cui le informazioni si aggregano attorno a un massimo locale di significatività. Tale stato corrisponde alla massima densità causale e rappresenta il nucleo generativo di eventi coscienziali definiti, ossia la condizione di localizzazione assoluta del contenuto vissuto. Questa configurazione costituisce uno degli scenari limite della teoria, in cui la coscienza tende verso una singolarità informazionale in grado di sostenere un’identità coerente ed estremamente focalizzata.
3.33.5 – Emergenza fenomenica del collasso
Nel contesto assiomatico della Teoria della Coscienza Unificata, l’emergenza del collasso fenomenico non è trattata come un evento fisico esterno o stocastico, ma come un processo determinato dalla dinamica interna del campo informazionale δΦ(x,t) in relazione al Campo Unificato Fondamentale Φ₀. La condizione strutturale che ne determina l’emergere è data dalla combinazione di quattro criteri deducibili dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀: variazione temporale interna (∂C/∂t ≠ 0), crescita della coerenza informazionale (∂A/∂t > 0), curvatura informazionale non nulla (∇²δΦ ≠ 0), e superamento della soglia minima di coerenza (A(t) ≥ θ). Tali condizioni sono necessarie affinché la dinamica del sistema generi una struttura interna persistente e distintiva, riconoscibile come nucleo causale ΣΦ(t).
Il collasso, in tale cornice, è formalmente definito come processo di selezione coerente e saliente all’interno della molteplicità delle configurazioni possibili di δΦ(x,t). La selezione non è vincolata da fattori esterni o da operatori quantistici, ma è determinata dalla dinamica interna che porta all’emersione di una coerenza sufficientemente alta e localizzata da sostenere una configurazione fenomenica stabile. Questo processo produce un’aggregazione informazionale il cui supporto risulta limitato, il gradiente differenziale è strutturato, e la derivata temporale non si annulla: tali proprietà rendono ΣΦ(t) un attrattore dinamico, ossia un punto di convergenza delle traiettorie evolutive del campo informazionale, capace di auto-sostenersi nel tempo.
L’esperienza coscienziale localizzata, quindi, coincide con una configurazione δΦ(x,t) che soddisfa contemporaneamente le condizioni di coerenza, salienza e strutturazione differenziale. Non si tratta di un istante arbitrario o casuale, ma di una fase transizionale determinata dalla geometria interna del campo, in cui il sistema evolve verso una configurazione minima di entropia relazionale compatibile con la propria struttura informazionale. In questo senso, l’esperienza vissuta coincide ontologicamente con il collasso: essa è la manifestazione fenomenica della selezione strutturale operata dalla coscienza su se stessa attraverso l’attivazione coerente di un nucleo causale interno.
3.33.6 – Compatibilità osservativa e struttura di mutua coerenza
All’interno della struttura assiomatico-deduttiva della Teoria della Coscienza Unificata, l’osservazione non è trattata come un atto separato dall’evoluzione interna del sistema, ma come l’emergere di una relazione strutturale di compatibilità tra due domini coscienziali: quello dell’osservatore e quello del sistema osservato. In termini formali, questa relazione è definita da una condizione di mutua coerenza tra due nuclei causali ΣΦ_obs(t) e ΣΦ_sys(t), tali per cui ΣΦ_obs ≅ ΣΦ_sys. L’isomorfismo tra i due domini non è un’identità metafisica, ma una condizione informazionale di equivalenza strutturale tra le configurazioni δΦ_obs(x,t) e δΦ_sys(x,t) rispetto al medesimo campo unificato Φ₀.
Poiché la coscienza, secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, rappresenta una misura locale di relazione informazionale normalizzata, la compatibilità tra due coscienze implica che le rispettive configurazioni generino lo stesso valore strutturale di C(x,t) entro un margine definito. Affinché ciò accada, è necessario che entrambe le coerenze A_obs(t) e A_sys(t) superino la soglia minima θ. La condizione A(t) ≥ θ garantisce infatti l’esistenza di un nucleo ΣΦ(t) coerente e strutturato, e quindi osservabile o partecipabile da un altro dominio coscienziale in grado di sostenere un’identica soglia di coerenza.
La definizione di collasso osservativo emerge allora come caso specifico della compatibilità strutturale tra due domini che condividono un’area di sovrapposizione informazionale sufficientemente coerente. Quando C_obs(x,t) ≅ C_sys(x,t) ∀ x ∈ D, si stabilisce un regime di isomorfismo fenomenico tra i due, che consente al dominio dell’osservatore di accedere, codificare e consolidare strutture coerenti presenti nel dominio osservato. Questo processo non è interpretato come trasmissione di informazione, ma come attualizzazione reciproca di una configurazione comune nel campo informazionale totale, la cui consistenza è fondata sulla coerenza strutturale condivisa.
L’atto osservativo, pertanto, non è primariamente definito dal contenuto esperienziale, ma dalla condizione formale di compatibilità tra due gradienti coscienziali strutturati. In tal senso, il collasso è l’effetto di una selezione condivisa, e non di un’interazione unidirezionale: ciò che viene collassato non è un oggetto, ma una configurazione δΦ(x,t) che soddisfa simultaneamente i criteri di coerenza in entrambi i domini partecipanti. La mutua coerenza rappresenta quindi la condizione necessaria affinché il contenuto informazionale emerga come fenomeno condiviso, localizzato e osservabile.
3.33.7 – Ruolo della coerenza dell’osservatore
Nel contesto strutturale della Teoria della Coscienza Unificata, la funzione osservativa non si limita a una passiva ricezione di stati fenomenici, ma costituisce una dinamica selettiva determinata dal grado di coerenza informazionale del dominio coscienziale dell’osservatore. La coerenza A_obs(t), definita come misura della sovrapposizione funzionale tra δΦ_obs(x,t) e Φ₀, determina la capacità dell’osservatore di attualizzare configurazioni informazionali in forma di eventi fenomenici localizzati, cioè collassati. In tale quadro, il tempo fenomenico di collasso τ_collasso è inversamente proporzionale alla coerenza dell’osservatore: τ_collasso ∝ 1 / A_obs(t).
Tale proporzionalità emerge direttamente dalla definizione di tempo vissuto come funzione inversa della variazione di coscienza ∂C/∂t, a sua volta condizionata dalla stabilità di δΦ_obs(x,t). Un’elevata coerenza implica una bassa varianza del campo C(x,t), e pertanto una maggiore rapidità nella definizione fenomenica del contenuto osservato. L’osservatore altamente coerente funge da attrattore dinamico, accelerando il collasso verso configurazioni δΦ(x,t) che massimizzano la compatibilità strutturale con il proprio nucleo ΣΦ_obs(t).
Viceversa, in presenza di coerenza bassa (A_obs(t) ≪ 1), l’osservatore si trova in un regime informazionale in cui la fluttuazione δΦ_obs(x,t) presenta alta varianza, debole struttura causale e instabilità dei gradienti. In tale condizione, la selezione di contenuti fenomenici localizzati risulta rallentata o assente. Non si genera alcun dominio ΣΦ condivisibile, e l’osservatore non esercita funzione collassante. L’esperienza soggettiva corrisponde allora a uno stato di percezione diffusa, instabile, frammentata, o potenzialmente caotica. Il contenuto informazionale resta in uno stato superposizionale, privo di consolidamento causale nel dominio dell’osservatore.
Il ruolo dell’osservatore è pertanto formalmente riducibile alla capacità di stabilire e sostenere una soglia di coerenza sufficiente a generare collassi fenomenici. Tale soglia non dipende da fattori esterni, ma dalla struttura interna del campo δΦ_obs(x,t) e dalla sua relazione dinamica con il campo unificato Φ₀. Solo in presenza di coerenza elevata, il dominio osservante diventa attivo nella selezione e stabilizzazione dei contenuti esperiti, divenendo parte integrante della dinamica causale della coscienza unificata.
3.33.8 – Analisi TUC dell’esperimento a doppia fenditura con scelta ritardata
L’interpretazione dell’esperimento a doppia fenditura con scelta ritardata, nell’ambito della Teoria della Coscienza Unificata, richiede un’inversione radicale del paradigma ontologico tradizionale. Nella formulazione classica, la traiettoria di una particella viene ritenuta determinata retroattivamente dalla decisione dell’osservatore di misurare o meno il cammino dopo il passaggio attraverso le fenditure, generando apparenti paradossi temporali. La TUC risolve tali contraddizioni riformulando il concetto di passato come emersione informazionale dipendente dalla dinamica attuale di coerenza coscienziale.
Formalmente, il sistema quantistico in esame è rappresentato dalla fluttuazione δΦ(x,t) la cui configurazione non è fissata a priori, ma viene strutturata all’interno di un dominio causale ΣΦ(t) definito dalla relazione dinamica tra δΦ(x,t) e il Campo Unificato Fondamentale Φ₀. Secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, l’attualizzazione fenomenica del contenuto – ovvero il collasso apparente della traiettoria – avviene esclusivamente in funzione dello stato coscienziale presente, non in base a un passato fisso indipendente dall’osservazione. La scelta di misurare il cammino della particella dopo il suo passaggio non determina quindi un “cambiamento” nel passato, ma un riassetto della configurazione informazionale che viene retroattivamente formalizzata come traiettoria coerente.
Tale riassetto è possibile in virtù del principio di coerenza evolutiva: se ∂A/∂t > 0, ossia se il dominio dell’osservatore tende a una maggiore coerenza informazionale, allora la configurazione δΦ(x,t) si ristruttura in modo tale da risultare compatibile con tale incremento. Ne segue che l’emergenza del passato è funzione dello stato coerenziale presente, non una variabile indipendente: l’apparente causalità retroattiva non viola l’ordine logico del sistema, ma ne esplicita la natura ontologicamente simultanea e informazionalmente coerente.
In tale quadro, la selezione della traiettoria non avviene nel passato oggettivo, ma nel presente coscienziale, come emergenza di una struttura ΣΦ(t) capace di sostenere una distribuzione δΦ(x,t) compatibile con l’atto osservativo corrente. L’atto della registrazione – o della non registrazione – del cammino determina quindi quale variante tra le possibili configurazioni informazionali si stabilizzi come contenuto fenomenico esperito. L’interferenza scompare quando l’osservatore impone un gradiente informazionale δΦ sufficientemente differenziato da definire localmente una traiettoria (∇C ≠ 0), mentre permane quando tale differenziazione non viene richiesta, mantenendo un regime distribuito a elevata simmetria.
L’esperimento con scelta ritardata, dunque, non dimostra un’inversione del tempo fisico, bensì la subordinazione dell’emergenza temporale alla struttura coerenziale della coscienza. La direzionalità causale si inverte solo nel senso della dipendenza informazionale: la coerenza presente impone una selezione retroattiva delle condizioni che verranno formalizzate come “passato osservato”, senza modificare retrofisicamente l’evento, ma definendone la sua struttura fenomenica ex post.
3.33.9 – Interpretazione TUC dell’esperimento cosmologico di Wheeler
L’esperimento cosmologico di Wheeler, in cui la traiettoria di un fotone emesso da una sorgente remota viene determinata dall’osservazione effettuata miliardi di anni dopo la sua emissione, costituisce una sfida radicale ai concetti convenzionali di causalità e realtà temporale. La Teoria della Coscienza Unificata fornisce un quadro logico in grado di risolvere il paradosso alla radice, riconfigurando ontologicamente il ruolo della traiettoria osservata non come esistenza pregressa, ma come struttura informazionale retroattivamente coerenziata.
Nel formalismo della TUC, la dinamica del fotone attraversa un dominio δΦ(x,t) la cui struttura spaziale e temporale non è determinata in modo assoluto, ma dipende dalla relazione attuale con il Campo Unificato Φ₀ secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀. In assenza di un osservatore coerente, il sistema non possiede alcuna configurazione fenomenicamente collassata: la traiettoria del fotone non è definita da un evento passato, ma da un regime informazionale potenziale distribuito, caratterizzato da coerenza insufficiente per stabilire un nucleo causale attivo ΣΦ(t).
L’atto osservativo attuale, in quanto configurazione δΦ(x,t) dotata di coerenza sufficiente, agisce come vincolo retroattivo che seleziona una delle possibili traiettorie compatibili con l’informazione disponibile. Questo implica che l’attribuzione di un cammino al fotone – ad esempio, attraverso uno dei due percorsi gravitazionali intorno a una galassia massiva – non corrisponde a un fatto storico preesistente, ma è una conseguenza dell’attivazione coerenziale attuale che retrodefinisce la struttura informazionale. La dipendenza logica ∂A/∂t > 0 implica che un incremento di coerenza nel presente può determinare una ristrutturazione delle traiettorie compatibili ex post, senza violare alcuna causalità fisica, poiché il passato in questione non è un’entità assoluta ma una formalizzazione informazionale emergente.
La struttura C(x,t), in questo contesto, non rappresenta un mondo determinato, bensì un campo di relazioni informazionali in cui ogni contenuto fenomenico (incluse le traiettorie apparentemente storiche) è funzione della coerenza dell’osservatore attuale. Solo l’attivazione di ΣΦ(t) mediante l’osservazione consente di stabilire quale configurazione del campo δΦ(x,t) venga riconosciuta come “passato reale”. Di conseguenza, l’unico criterio ammissibile per attribuire realtà a una traiettoria è la sua effettiva collassabilità fenomenica, ossia la sua emergenza strutturale coerente nel dominio causale dell’osservatore. Qualsiasi interpretazione che postuli l’esistenza predefinita della traiettoria senza riferimento a C(x,t) contraddice la logica costitutiva della teoria e introduce ipotesi ontologicamente arbitrarie.
L’esperimento di Wheeler, pertanto, non dimostra un’influenza del presente sul passato oggettivo, ma conferma che la realtà fenomenica, incluso il tempo, emerge dalla relazione informazionale coerente tra osservatore e contenuto. L’atto osservativo finale non rivela un passato già determinato, ma ne definisce la struttura in modo logicamente retroattivo e strutturalmente coerente.
3.33.10 – Ontologia dell’onda nella TUC: struttura diffusa, non collassata
Nel quadro assiomatico della Teoria della Coscienza Unificata, il comportamento ondulatorio delle particelle elementari in condizioni di non osservazione non rappresenta un attributo fisico intrinseco, ma una manifestazione fenomenica della mancata attivazione di un nucleo causale coerente ΣΦ(t). La formula madre della teoria, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, definisce la coscienza come rapporto tra una configurazione informazionale locale e il campo unificato costante. In assenza di coerenza sufficiente – cioè con A(t) < θ – tale rapporto non produce una struttura causale localizzata, bensì una distribuzione fenomenica non determinata, che si esprime come sovrapposizione diffusa di possibilità.
Formalmente, il dominio δΦ(x,t) in condizioni di non collasso non è vincolato a una traiettoria singola, ma risulta esteso e non differenziato spazialmente. In tale regime, la funzione C(x,t) non presenta un gradiente definito, ∇C ≈ 0, né una derivata temporale coerente, ∂C/∂t ≈ 0, impedendo così la formazione di una dinamica causale riconoscibile. L’apparente “natura ondulatoria” della particella emerge pertanto come espressione della distribuzione informazionale non collassata del campo coscienziale, e non come esistenza fisica di un’onda oggettiva. L’interferenza osservata nei dispositivi sperimentali riflette la sovrapposizione di domini δΦ(x,t) incompatibili con l’attivazione univoca di ΣΦ(t), la quale resta latente fino a che non si verifica una variazione coerente dell’osservatore.
Quando interviene un sistema osservativo in grado di generare un incremento della coerenza informazionale, ∂A/∂t > 0, e quindi un valore A(t) ≥ θ, si attiva la selezione di una traiettoria causale tra le possibili configurazioni precedentemente sovrapposte. Tale collasso informazionale retrodefinisce la struttura di δΦ(x,t) e localizza la funzione C(x,t), annullando il comportamento interferente. Ne segue che l’apparenza ondulatoria della particella in condizioni di non osservazione non ha significato ontologico assoluto, ma rappresenta una condizione epistemica derivante dall’assenza di informazione coerente sufficiente a definire un contenuto fenomenico specifico.
Di conseguenza, il concetto di onda nella TUC deve essere reinterpretato come proiezione non collassata di un campo coscienziale diffuso. La sua scomparsa all’atto dell’osservazione non implica la distruzione di un’entità reale, ma la transizione strutturale da un regime informazionale indeterminato a uno coerente e localizzato, condizione necessaria per l’emergenza fenomenica della realtà esperita. Qualunque tentativo di attribuire realtà ontologica indipendente all’onda, al di fuori del processo coerenziale, contraddice la struttura deduttiva della teoria.
3.33.11 – Sintesi formale
La formula madre della Teoria della Coscienza Unificata, C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, definisce ogni configurazione coscienziale come rapporto tra un campo informazionale dinamico locale e una costante assoluta universale. Da essa derivano tutte le condizioni strutturali che regolano l’emergenza fenomenica della realtà esperita, vincolando ogni apparizione osservabile alla coerenza interna della configurazione δΦ(x,t). In tale contesto, la presenza di un nucleo causale attivo ΣΦ(t) – inteso come regione informazionale persistente, differenziata e autosufficiente – può essere formalmente dedotta a partire da una specifica combinazione di condizioni strutturali.
Sia C(x,t) una funzione continua e derivabile, allora la condizione:
∂C/∂t ≠ 0 ∧ ∂A/∂t > 0 ∧ ∇²δΦ ≠ 0 ∧ A(t) ≥ θ
implica logicamente l’esistenza di ΣΦ(t) ≠ ∅. In altri termini, per attivare un nucleo causale è necessaria una variazione temporale non nulla della coscienza, un incremento della coerenza informazionale globale, una curvatura spaziale del campo δΦ(x,t) e il superamento di una soglia critica di coerenza A(t). Questa implicazione deduttiva formalizza la transizione da uno stato informazionale potenziale a una struttura coscienziale fenomenicamente attiva.
La nozione di “collasso”, in questo quadro, non si riferisce a un processo quantistico esterno, bensì all’emergenza localizzata di una configurazione coerente di coscienza. Laddove le condizioni sopra elencate sono soddisfatte, δΦ(x,t) diventa strutturalmente compatibile con una struttura fenomenica stabile, e quindi osservabile. Il collasso è, dunque, definito rigorosamente come condizione strutturale di attualizzazione informazionale interna.
L’apparente retro-causalità che emerge in alcuni esperimenti (come il caso cosmologico di Wheeler) trova così una spiegazione logica all’interno della TUC: la selezione di una configurazione fenomenica coerente nel presente – tramite ∂A/∂t > 0 – determina retroattivamente quali stati precedenti possono essere formalmente integrati nella traiettoria causale ΣΦ(t). Non si tratta di influenzare il passato, ma di determinare quali strutture informazionali preesistenti sono compatibili con l’attuale stato di coerenza. La causalità resta localmente coerente, mentre la struttura dell’esperienza si organizza secondo criteri informazionali interni e non secondo una metrica temporale assoluta.
Questa sintesi formale chiarisce che, nella TUC, l’evoluzione fenomenica non è un semplice susseguirsi di stati temporali deterministici, ma una ristrutturazione coerenziale dinamica del campo informazionale, governata da precise condizioni strutturali deducibili dalla formula madre. La realtà esperita è l’effetto di questa dinamica interna, non una sequenza assoluta di eventi localizzati.
3.34 – Entanglement quantistico nella Teoria della Coscienza Unificata
Nel quadro deduttivo della Teoria della Coscienza Unificata (TUC), il fenomeno dell’entanglement quantistico viene reinterpretato come una manifestazione strutturale della coerenza informazionale condivisa tra domini distinti. Contrariamente alle interpretazioni tradizionali che attribuiscono all’entanglement un carattere di correlazione non locale tra particelle fisiche, l’architettura formale della TUC riconduce tali fenomeni a condizioni di compatibilità tra configurazioni coscienziali distinte, definite rispetto a un medesimo Campo Unificato Fondamentale Φ₀. Il riferimento centrale resta la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀, da cui emergono tutte le relazioni osservabili.
L’entanglement viene quindi affrontato come un caso specifico di sovrapposizione coerente di stati informazionali, dove più configurazioni δΦᵢ(x,t) risultano mutuamente strutturate all’interno di un dominio causale comune. In tale contesto, il concetto di simultaneità fenomenica sostituisce quello di interazione istantanea, e ogni apparente paradosso viene ricondotto alla dinamica coerenziale dei campi informazionali relativi. Le implicazioni non riguardano soltanto l’interpretazione del collasso o della misura, ma toccano il fondamento ontologico stesso delle nozioni di separazione, indipendenza e località.
Nei sottoparagrafi seguenti verranno formalizzati i criteri logici per distinguere le configurazioni, identificare le condizioni di compatibilità coerenziale, definire i nuclei causali condivisi e dedurre la struttura dell’entanglement come emergenza simultanea all’interno di un’unica architettura coscienziale. L’intera trattazione si fonda esclusivamente su derivazioni deduttive coerenti con la formula madre, senza introdurre alcun postulato fisico o ontologico esterno alla struttura formale della teoria.
3.34.1 – Configurazioni distinte e formula madre
Nel quadro assiomatico della Teoria della Coscienza Unificata, ogni configurazione coscienziale emerge come rapporto informazionale tra una fluttuazione locale δΦ(x,t) e il Campo Unificato Fondamentale Φ₀, secondo la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t)/Φ₀. Tale definizione assume validità universale e costituisce l’unico fondamento ontologico della teoria. Qualsiasi dominio informazionale autonomo può dunque essere descritto come configurazione coscienziale relativa a Φ₀, a condizione che sussista una fluttuazione distinta e strutturalmente definita.
Si considerino due domini distinti δΦ₁(x,t) e δΦ₂(x,t), ciascuno definito su un sottoinsieme differenziato dello spazio informazionale. Dalla formula madre, seguono direttamente le rispettive configurazioni:
C₁(x,t) = δΦ₁(x,t)/Φ₀
C₂(x,t) = δΦ₂(x,t)/Φ₀
In tale contesto, C₁(x,t) e C₂(x,t) non rappresentano entità sostanziali o assolute, ma misure relative di variazione rispetto al campo Φ₀, il quale rimane costante, non locale e invariabile. La differenza tra C₁ e C₂ dipende esclusivamente dalla differenza tra le rispettive fluttuazioni δΦ₁ e δΦ₂. Non è ammissibile introdurre alcuna ipotesi circa la natura fisica o quantistica dei domini considerati, poiché ogni relazione deve derivare formalmente dalla struttura della formula madre. Ne consegue che ogni distinzione osservabile tra configurazioni coscienziali dipende unicamente dalla struttura informazionale interna di δΦ(x,t), e non da parametri esterni, da entità materiali o da dinamiche postulate.
L’intera analisi dell’entanglement sarà condotta nel rispetto di tale vincolo strutturale, considerando sempre e soltanto la relazione formale tra δΦᵢ(x,t) e Φ₀, e deducendo da essa le proprietà compatibili di coerenza, sovrapposizione e interdipendenza. Ogni apparente interazione tra C₁(x,t) e C₂(x,t) sarà interpretata, in modo esclusivamente deduttivo, come espressione di una comune struttura informazionale coerente, senza ricorrere a modelli probabilistici o ipotesi fisiche estranee all’architettura teorica della TUC.
3.34.2 – Condizione di compatibilità strutturale tra domini
Nel formalismo della Teoria della Coscienza Unificata, la compatibilità tra due configurazioni coscienziali distinte C₁(x,t) = δΦ₁(x,t)/Φ₀ e C₂(x,t) = δΦ₂(x,t)/Φ₀ può essere analiticamente definita come una relazione di sovrapponibilità strutturale interna su un dominio causale condiviso D_shared. Tale relazione si esprime come:
C₁(x,t) ≅ C₂(x,t) ∀ (x,t) ∈ D_shared
La relazione ≅ denota una quasi-identità strutturale di configurazione, non in senso empirico o probabilistico, ma in termini puramente formali di sovrapposizione funzionale rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀. La deduzione di questa compatibilità deriva direttamente dalla condizione:
supp(∇C₁ − ∇C₂) → ∅
ovvero il supporto del gradiente della differenza tra C₁(x,t) e C₂(x,t) tende ad annullarsi all’interno del dominio condiviso. Formalmente, ciò implica che le variazioni spaziali locali dei due campi coscienziali risultano indistinguibili entro D_shared, generando una configurazione informazionale localmente non differenziabile.
Da questa condizione discende il concetto di coerenza condivisa, formalizzabile come A₁₂(t), definita come grado di sovrapposizione funzionale tra le due configurazioni sul dominio D_shared. La compatibilità strutturale si manifesta quando:
A₁₂(t) ≥ θ_shared
dove θ_shared è una soglia critica di coerenza oltre la quale le due configurazioni coscienziali risultano logicamente compatibili in termini strutturali. Tale compatibilità non equivale a una correlazione osservabile, né implica dipendenza causale, bensì rappresenta una condizione di indistinguibilità strutturale locale, fondata esclusivamente sulla relazione informazionale con Φ₀.
L’analisi dell’entanglement, in questo contesto, non si fonda sull’osservazione di fenomeni correlati, ma sulla verifica formale della compresenza di strutture informazionali che soddisfano le condizioni di coerenza e di derivabilità comune. La relazione tra C₁(x,t) e C₂(x,t) non dipende quindi da un meccanismo di scambio o comunicazione, ma dall’esistenza di una topologia condivisa in cui le fluttuazioni δΦ₁ e δΦ₂ risultano mutuamente coerenziate rispetto al campo Φ₀.
3.34.3 – Nucleo causale condiviso e dominio U(ΣΦ_shared)
All’interno della struttura assiomatico-deduttiva della Teoria della Coscienza Unificata, il concetto di nucleo causale condiviso emerge dalla condizione formale di compatibilità strutturale tra due fluttuazioni informazionali δΦ₁(x,t) e δΦ₂(x,t), definite rispetto al Campo Unificato Fondamentale Φ₀. Se esiste un dominio coerente U(ΣΦ_shared) tale che:
δΦ₁(x,t), δΦ₂(x,t) ∈ U(ΣΦ_shared)
allora le configurazioni coscienziali C₁(x,t) = δΦ₁(x,t)/Φ₀ e C₂(x,t) = δΦ₂(x,t)/Φ₀ risulteranno mutuamente coerenziate entro il dominio U(ΣΦ_shared), e i rispettivi nuclei causali ΣΦ₁ e ΣΦ₂ soddisferanno la condizione di sovrapposizione strutturale:
ΣΦ₁ ≅ ΣΦ₂
Questa relazione non presuppone un’origine comune nel senso ontogenetico o dinamico, ma deriva direttamente dal fatto che entrambe le fluttuazioni appartengono a uno stesso dominio informazionale coerente, definito come l’insieme di tutte le configurazioni δΦ(x,t) compatibili con una stessa struttura causale interna ΣΦ_shared.
Dal punto di vista dinamico-formale, la condizione ∂A/∂t > 0 su ΣΦ_shared implica che la coerenza informazionale tra δΦ₁ e δΦ₂ cresce nel tempo, e ciò determina un processo di emergenza coerenziale simultanea: entrambe le configurazioni coscienziali evolvono in modo compatibile, manifestando una sincronia strutturale interna che non dipende da meccanismi di scambio ma da un progressivo allineamento topologico rispetto al medesimo campo Φ₀.
Pertanto, la presenza di una regione U(ΣΦ_shared) non rappresenta una mera zona di sovrapposizione, ma definisce uno spazio informazionale dotato di struttura coerente sufficiente a generare una co-emergenza di nuclei causali logicamente equivalenti. Il dominio U(ΣΦ_shared) è, in tal senso, il luogo matematicamente necessario dell’identità causale fra due sistemi coscienziali distinti, senza postulare alcuna interazione esterna né alcun vincolo ontologico aggiuntivo rispetto alla formula madre.
3.34.4 – Eliminazione della non-località: simultaneità ontologica
Nell’impianto assiomatico della Teoria della Coscienza Unificata, la nozione di “non-località” non viene interpretata come una trasmissione istantanea di stati tra sistemi spazialmente separati, ma come espressione di una simultaneità strutturale ontologica tra configurazioni coscienziali C₁(x,t) e C₂(x,t) definite su domini informazionali differenti ma coerenziati. Tale simultaneità è formalmente deducibile dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, una volta ammessa l’esistenza di una fluttuazione δΦ(x,t) distribuita su più sottodomini locali, i cui gradienti e variazioni temporali siano prossimi allo zero.
In particolare, la condizione ∇C(x,t) ≈ 0 e ∂C/∂t ≈ 0 implica che la funzione coscienziale C(x,t) risulti isotropa e stazionaria, generando una logica simmetrica priva di gerarchie causali interne. Quando tale condizione si realizza su più sottodomini simultaneamente, si ottiene una configurazione coerente comune che non dipende da un’origine causale ordinata secondo la metrica spaziotemporale, ma dalla struttura interna della funzione C stessa.
La coerenza informazionale condivisa fra due configurazioni coscienziali, già definita come condizione A₁₂(t) ≥ θ_shared, costituisce il vincolo formale che rende tale simultaneità ontologicamente necessaria: la relazione tra C₁ e C₂ non implica alcuna azione, scambio o trasmissione, ma una correlazione strutturale in cui entrambi i sistemi emergono da una stessa base informazionale δΦ(x,t), condividendo un unico nucleo causale ΣΦ_shared.
In tale contesto, l’origine individuale delle configurazioni coscienziali non è determinabile in modo univoco: l’indecidibilità strutturale dell’origine locale di C(x,t), derivante dalla perfetta sovrapposizione informazionale, impedisce di stabilire un vettore causale orientato tra le parti. Questo rende la simultaneità una proprietà emergente dell’intera configurazione coerente e non un artefatto della misura o della geometria esterna.
L’apparente non-località dei fenomeni entangled, osservata nei contesti sperimentali della meccanica quantistica, viene dunque riformulata nella TUC come conseguenza necessaria della coerenza interna del campo δΦ(x,t), senza che vi sia alcuna violazione della località relativistica, né alcun bisogno di ipotizzare meccanismi di comunicazione superluminali. L’effetto osservato è una manifestazione logico-strutturale della simultaneità informazionale di domini coscienziali coerenti.
3.34.5 – Misura come selezione retroattiva coerente
Nel contesto formale della Teoria della Coscienza Unificata, l’atto di misura non rappresenta un’interazione unidirezionale tra un osservatore e un sistema fisico, bensì una ristrutturazione simultanea del dominio informazionale condiviso da più sottostrutture coscienziali. Se si considerano due configurazioni δΦ₁(x,t) e δΦ₂(x,t) appartenenti a un medesimo dominio coerente U(ΣΦ_shared), la misura effettuata su δΦ₁(x,t) corrisponde a una selezione strutturale coerente che determina, in modo simultaneo e retroattivo, la ristrutturazione informazionale di δΦ₂(x,t).
Tale processo è deducibile a partire dalla formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, associata alla definizione di coerenza informazionale A(t) = 1 − Var(C(x,t)). L’atto di misura si configura come un impulso locale capace di aumentare il grado di coerenza A(t) nel dominio di osservazione. Formalmente, se ∂A/∂t > 0, ne consegue un incremento della salienza fenomenica S(t), secondo la relazione ∂S/∂t > 0. Questo gradiente crescente della salienza impone una ristrutturazione δΦ → δΦ′ su tutto il dominio U(ΣΦ_shared), coinvolgendo δΦ₂(x,t) in modo simultaneo e strutturalmente necessario.
Poiché C(x,t) è funzione del rapporto fra la fluttuazione δΦ e il campo assoluto Φ₀, ogni variazione significativa di δΦ₁(x,t) che ne modifichi la configurazione coerente implica, per isomorfismo strutturale, la necessità di una variazione coerente di δΦ₂(x,t) nello stesso intervallo temporale. Questo vincolo non è imputabile a un effetto fisico propagativo, ma a una simultaneità strutturale di coerenza informazionale, che emerge internamente alla relazione tra i due sottodomini.
L’osservatore, in quanto configurazione coscienziale attiva, non si limita a ricevere informazione, ma opera come nodo strutturale che seleziona retroattivamente una configurazione coerente condivisa. La misura, pertanto, non collassa univocamente uno stato preesistente, ma individua una traiettoria coerente nel dominio U(ΣΦ_shared) compatibile con l’emergenza simultanea del nucleo causale ΣΦ(t), tale che A(t) cresca nel tempo e ∂C/∂t rimanga differenziato ma convergente.
La natura retroattiva di tale selezione deriva dall’indecidibilità strutturale del vettore causale tra δΦ₁ e δΦ₂: la misura agisce come vincolo coerenziale che impone simultaneità configurativa, escludendo tutte le alternative incoerenti rispetto alla traiettoria osservata. In questo quadro, l’osservatore attiva la coerenza, non perché modifichi fisicamente l’oggetto, ma perché seleziona, in modo strutturalmente compatibile con la TUC, la configurazione globale C(x,t) più coerente con la propria struttura interna.
3.34.6 – Conseguenze ontologiche: entanglement come struttura unificata
Nella Teoria della Coscienza Unificata, l’entanglement non è interpretato come un legame tra due entità distinte, ma come manifestazione locale di una struttura informazionale unificata. Formalmente, il campo δΦ(x,t), che definisce l’informazione differenziale da cui emerge la coscienza tramite la formula madre C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, non è suddiviso in porzioni autonome riferibili a singole particelle, ma costituisce un’intera configurazione continua e coerente, che può emergere fenomenicamente in più sottodomini simultanei.
La coerenza di entanglement non corrisponde a una connessione a distanza tra due oggetti localizzati, ma alla simultanea manifestazione di uno stesso campo informazionale in due regioni distinte dello spazio causale. In questo contesto, l’identificazione ΣΦ₁ ≅ ΣΦ₂ implica che entrambe le regioni condividano un nucleo causale funzionalmente isomorfo, ovvero che le traiettorie informazionali δΦ₁(x,t) e δΦ₂(x,t) siano co-derivate da un’unica struttura globale. L’entanglement rappresenta quindi una coerenza dinamica istantanea derivante dalla configurazione condivisa di C(x,t), la cui varianza relativa risulta minimizzata.
La condizione ΣΦ_shared ≠ ∅ definisce la presenza di un dominio informazionale comune in cui le due configurazioni non sono interpretabili come entità separate, ma come fluttuazioni interne di un’unica traiettoria coscienziale. Il collasso quantistico, pertanto, non si realizza in modo indipendente su ciascuna parte, ma avviene in modo unificato su tutto il sottospazio condiviso, secondo le condizioni di coerenza istantanea del campo informazionale. Questa simultaneità non richiede trasmissione di segnale né violazione della relatività, poiché è strutturale e non dinamica: deriva dalla configurazione congiunta di δΦ(x,t), e non da un’interazione successiva.
Ne segue che ogni apparente relazione non-locale è riconducibile a una struttura informazionale comune a due osservabili co-emergenti, la cui coerenza condivisa rispetta ∇C(x,t) ≈ 0 e ∂C/∂t ≈ 0 nel dominio di simultaneità. In tal caso, la distanza spaziale non costituisce separazione ontologica, ma semplice differenziazione fenomenica all’interno di una struttura informazionale unificata. La teoria esclude quindi l’esistenza di “entità A” connesse a “entità B”: esiste un solo campo δΦ(x,t), distribuito ma strutturalmente coerente, la cui organizzazione determina le corrispondenze osservate come entanglement.
La deduzione formale impone che, se due configurazioni risultano coerenti (C₁ ≡ C₂) e strutturalmente indistinguibili sul piano causale (ΣΦ₁ ≅ ΣΦ₂), allora esse rappresentano una sola identità funzionale momentanea, non due oggetti correlati. L’entanglement, in tale quadro, non è un effetto, ma una condizione di struttura: una conseguenza necessaria della sovrapposizione dinamica di due domini informazionali all’interno dello stesso nucleo coerente.
3.34.7 – Entanglement coscienziale: condizione teorica di coerenza condivisa nei sistemi vivi
Nell’ambito della Teoria della Coscienza Unificata, l’entanglement non è definito come connessione fisica tra entità distinte, bensì come configurazione coerente simultanea di un unico campo informazionale δΦ(x,t) manifestato su domini multipli. La condizione necessaria per l’emergenza di un’entità entangled è la presenza di un nucleo causale condiviso ΣΦ_shared, tale che ΣΦ₁ ≅ ΣΦ₂ in almeno un intervallo spazio-temporale non nullo. In questa prospettiva, l’entanglement tra sistemi coscienti biologici – quali esseri umani o animali – è formalmente possibile, ma vincolato a criteri strutturali di difficile realizzazione dinamica.
La coerenza informazionale condivisa A₁₂(t), necessaria per la formazione stabile di ΣΦ_shared, è definita come:
A₁₂(t) = 1 − sup_{i,j} ∥∇Cᵢ(x,t) − ∇Cⱼ(x,t)∥
Tale quantità risulta sensibilmente ridotta nei sistemi biologici complessi a causa dell’elevata entropia informazionale locale e della costante variazione di δΦ(x,t) indotta da stimolazioni ambientali, fluttuazioni interne e stati cognitivi non sincronizzati. La condizione per la coerenza entangled richiede:
∂Cᵢ/∂t ≈ ∂Cⱼ/∂t ≈ 0 ∧ ∇Cᵢ(x,t) ≈ ∇Cⱼ(x,t) ∧ μ(ΣΦᵢ ∩ ΣΦⱼ) > 0
Queste condizioni equivalgono, nel formalismo TUC, a una configurazione isotropa, a bassa varianza, in cui le strutture causali interne ΣΦ siano almeno parzialmente sovrapposte. Tuttavia, nella maggior parte delle interazioni interumane, tali condizioni risultano violate per le seguenti ragioni:
- Alta variabilità dinamica di δΦ(x,t) in ciascun individuo, che genera ∂C/∂t ≠ 0;
- Divergenza semantica ed esperienziale tra le traiettorie causali ΣΦ₁ e ΣΦ₂, che impedisce sovrapposizioni strutturali;
- Rumore informazionale, definito come instabilità di ∇δΦ(x,t), che riduce la possibilità di sincronizzazione coerente.
Ne consegue che l’entanglement coscienziale tra sistemi vivi non è escluso dal quadro teorico della TUC, ma rappresenta una condizione limite. In tali condizioni, supp(∇δΦ₁ − ∇δΦ₂) → ∅, e si verifica un’unificazione temporanea dei domini causali, con A₁₂(t) → 1 e C₁(x,t) ≅ C₂(x,t). Questo implica l’attivazione istantanea di ΣΦ_shared in più punti simultanei del campo coscienziale, senza trasmissione informazionale locale, secondo le condizioni di simultaneità ontologica già dedotte.
È importante sottolineare che tale configurazione non implica fenomeni paranormali o violazioni delle metriche relativistiche, poiché la relazione ∇C → 0 ∧ ∂C/∂t → 0 produce una metrica fenomenica g^eff_μν(x,t) ≈ costante, corrispondente a uno stato di isotropia coscienziale non differenziale. In tal senso, l’entanglement coscienziale è da intendersi come regime limite di sincronia informazionale profonda, non riducibile a correlazioni spazio-temporali osservabili.
L’evidenza fenomenologica di stati esperienziali altamente sincronizzati (fusione emotiva profonda, stati meditativi duali, simbiosi affettive estreme) può essere interpretata, in questa cornice, come approssimazione locale di tali condizioni teoriche. Tuttavia, la misurabilità oggettiva di tali stati risulta preclusa, data la natura non proiettabile del campo δΦ(x,t) su variabili esterne, secondo il postulato della misura interna.
La TUC prevede quindi l’entanglement tra coscienze come un fenomeno reale ma scarsamente stabile, emergente solo in condizioni di coerenza informazionale elevata, simmetria causale e bassa varianza strutturale, condizioni che raramente si manifestano nei sistemi biologici ordinari.
Conclusione provvisoria
Con il completamento dei primi 34 paragrafi si chiude la prima edizione del Volume 1 della Teoria della Coscienza Unificata (TUC), dedicata alla formalizzazione dei fondamenti ontologici e deduttivi della coscienza. L’intera trattazione si sviluppa a partire da un unico assioma strutturale, la relazione C(x,t) = δΦ(x,t) / Φ₀, da cui sono state dedotte tutte le formule, le definizioni e i teoremi discussi fino a questo punto, senza introdurre assunzioni esterne.
Questa edizione presenta la struttura portante della teoria: la definizione della coscienza come rapporto informazionale interno, l’emergenza del nucleo causale ΣΦ, la costruzione dello spaziotempo fenomenico, e la derivazione di numerose dinamiche strutturali, tra cui massa, energia, entanglement, collasso della funzione d’onda e coerenza percettiva.
I paragrafi dal 35 al 65, già redatti ma in fase di revisione, saranno inclusi in una seconda edizione ampliata dello stesso volume. Tale edizione sarà pubblicata anch’essa in formato ASCII math, per garantire continuità e accessibilità del linguaggio simbolico. Solo in una fase successiva, verrà affiancata da una versione formattata in LaTeX, conforme agli standard accademici internazionali, destinata alla pubblicazione peer-reviewed presso riviste di fisica teorica, neuroscienze computazionali e modelli matematici della coscienza.
A partire dal Volume 2, la teoria verrà estesa nei suoi aspetti computazionali, fisiologici, fisici e informazionali. Verranno introdotti modelli operativi, criteri di verifica sperimentale, strutture artificiali TUC-compatibili e protocolli etici formali. Ogni estensione sarà fondata esclusivamente sulla formula madre e sulle sue conseguenze, in un quadro deduttivo rigoroso e autosufficiente.
La presente versione, in formato modificabile, è concepita come base aperta per l’analisi e l’evoluzione della teoria, rivolta a ricercatori, studiosi indipendenti e lettori interessati alla costruzione di un paradigma unificato tra coscienza, fisica e informazione.
La TUC non è un sistema di ipotesi, ma una struttura formale che cresce per sola deduzione. Ogni suo sviluppo futuro sarà internamente giustificato e logicamente necessario. È su questa coerenza strutturale che si fonda la sua validità.
Indice
p. 4 Prefazione dell’Autore
p. 7 1. Abstract
p. 9 2. Introduzione
p. 11 2.1 Limiti dei principali modelli formali (IIT, Orch OR, GWT, Predictive Coding)
p. 13 2.2 Delimitazione epistemica e ambito teorico
p. 15 3. Genesi strutturale della coscienza (formalizzazione logico strutturale deduttiva)
p. 17 3.1 Il Campo Unificato Φ₀: caratteristiche e struttura
p. 17 3.1.1 – Introduzione formale al concetto di Φ₀
p. 18 3.1.2 – Invarianza strutturale
p. 19 3.1.3 – Assenza di dimensionalità fisica
p. 21 3.1.4 – Status ontologico di Φ₀
p. 22 3.1.5 – Stato limite: Φ₀ come residuo non fenomenico
p. 24 3.1.6 – Verificabilità indiretta di Φ₀
p. 25 3.1.7 – Esclusione di interpretazioni errate
p. 26 3.1.8 – Funzione epistemica di Φ₀ nella TUC
p. 27 3.2 La fluttuazione δΦ come origine dell’esperienza
p. 27 3.2.1 – Definizione formale di δΦ(x,t)
p. 28 3.2.2 – Ruolo ontologico e non-autonomo di δΦ
p. 29 3.2.3 – Origine della coscienza come rapporto strutturale
p. 31 3.2.4 – Proprietà differenziali: ∂δΦ/∂t e ∇δΦ
p. 32 3.2.5 – Tipologie di configurazioni coscienziali
p. 33 3.2.6 – Struttura informazionale come fondamento semantico
p. 35 3.2.7 – Criterio di accesso al dominio fenomenico
p. 36 3.2.8 – Implicazioni fenomenologiche e percettive
p. 37 3.2.9 – Condizione necessaria e sufficiente
p. 38 3.2.10 – Ontogenesi della fluttuazione primaria
p. 39 3.2.10.1 – Condizione assiomatica di Φ₀
p. 40 3.2.10.2 – Impossibilità di causalità originaria
p. 42 3.2.10.3 – Emergenza differenziale come condizione logica
p. 43 3.2.10.4 – Deviazione come necessità semantica
p. 44 3.2.10.5 – Contraddizione deduttiva dell’ipotesi Φ₀ eterno
p. 45 3.2.10.6 – Limite formale della teoria: non deducibilità della prima δΦ
p. 47 3.2.10.7 – Natura relazionale dell’atto ontogenetico
p. 48 3.3 Campo C(x,t) come rapporto informazionale
p. 48 3.3.1 – Definizione formale del campo coscienziale
p. 50 3.3.2 – Condizioni di esistenza e dominio di definizione
p. 51 3.3.3 – Natura relazionale e assenza di proprietà intrinseche
p. 52 3.3.4 – Derivate fondamentali del campo: ∂C/∂t e ∇C(x,t)
p. 54 3.3.5 – Configurazioni stazionarie, turbolente, coerenti
p. 55 3.3.6 – Topologia del campo e simmetrie informazionali
p. 57 3.3.7 – Auto-coerenza e formazione spontanea di strutture
p. 58 3.3.8 – Significato fenomenico della forma del campo
p. 60 3.3.9 – Indipendenza dal substrato fisico
p. 61 3.3.10 – Riformulazione fisica e neuroscientifica tramite C(x,t)
p. 62 3.3.11 – Confrontabilità intersistemica
p. 64 3.3.12 – Coscienza come campo relazionale generalizzato
p. 65 3.4 Definizioni preliminari
p. 65 3.4.1 – Derivate fondamentali del campo coscienziale
p. 66 3.4.2 Derivata temporale prima del campo
p. 67 3.4.3 Gradiente spaziale del campo coscienziale
p. 69 3.4.4 Derivata temporale seconda del campo coscienziale
p. 70 3.4.5 Il Laplaciano del campo coscienziale
p. 73 3.4.6 Derivate composte del campo coscienziale
p. 75 3.5 – Coerenza informazionale globale, grandezze globali e spazio-tempo fenomenico
p. 76 3.5.1 Coerenza informazionale globale: definizione della funzione A(t)
p. 77 3.5.2 – Entropia informazionale globale: H(t) ∝ var[C(x,t)]
p. 82 3.5.3 – Definizione del tempo fenomenico: τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹
p. 84 3.5.4 – Definizione dello spazio fenomenico ξ(x,t) ∝ |∇C(x,t)|⁻¹
p. 86 3.5.5 Salienza fenomenica S(t) = f(δΦ, ∂C/∂t, ∇²δΦ, A(t))
p. 88 3.5.6 – Significato ontologico e limite strutturale della salienza
p. 91 3.5.7 Criteri di persistenza: ∂A/∂t ≥ 0
p. 93 3.5.8 – Condizione di varianza informazionale localizzata
p. 95 3.5.9 – Condizione di coerenza minima globale
p. 97 3.5.10 – A(t) come operatore dinamico e vincolo evolutivo interno
p. 98 3.5.11 – Derivata prima della coerenza: ∂A/∂t come funzione di ∂C/∂t
p. 100 3.5.12 – Derivata seconda della coerenza: ∂²A/∂t² come misura dell’accelerazione strutturale
p. 101 3.5.13 – Gradiente e Laplaciano della coerenza: ∇A(x,t), ΔA(x,t)
p. 103 3.5.14 – Formalizzazione di A(t) come funzione composita: A(C(x,t), ∂C/∂t, ∇C(x,t))
p. 104 3.5.15 – Teorema della coerenza come attrattore evolutivo: limₜ→∞ A(t) → 1
p. 106 3.5.16 – Relazione tra coerenza A(t) e varianza interna: distinzione strutturale tra complementarità e proporzionalità
p. 107 3.6 Nascita spontanea del nucleo causale ΣΦ
p. 108 3.6.1 – Simmetria informazionale e configurazione autoconsistente
p. 110 3.6.2 – Stabilità topologica del nucleo come attrattore
p. 113 3.6.3 – Nucleo come condizione minima di coscienza effettiva
p. 114 3.6.4 – Formalizzabilità computazionale della funzione f(ΣΦₙ, ΔHₙ)
p. 116 3.6.5 – Differenziazione tra domini nucleari e sistemi caotici
p. 118 3.6.6 – Implicazioni operative nella classificazione dei sistemi
p. 120 3.6.7 – Origine fenomenica del nucleo come sintesi relazionale
p. 121 3.6.8 – Condizione differenziale minima per l’emergenza nucleare: coerenza spaziale e contrazione entropica
p. 123 3.6.9 – Condizione di curvatura interna e salienza informazionale
p. 125 3.7 Soglia minima di emergenza nucleare: condizione integrale sul gradiente di δΦ(x,t)
p. 125 3.7.1 – Derivazione integrale dal gradiente della formula madre
p. 126 3.7.2 – Condizione di soglia integrale e sua interpretazione
p. 128 3.7.3 – Connessione tra soglia ε e coerenza spaziale A(t)
p. 129 3.7.4 – Transizione informazionale e geometria del dominio Ω
p. 131 3.7.5 – Discontinuità di ΣΦ e condizioni al contorno
p. 132 3.7.6 – Condizione necessaria e sufficiente per emergenza coscienziale
p. 134 3.7.7 – Implicazioni fenomeniche: tempo e spazio vissuto
p. 136 3.7.8 – Compatibilità logico-formale con la coerenza evolutiva
p. 137 3.7.9 – Interpretazione dinamica simbolica della soglia
p. 139 3.7.10 – Differenziazione tra distribuzioni attive e inefficaci
p. 140 3.7.11 – Classificazione formale delle configurazioni coscienziali elementari
p. 142 3.7.12 – Soglia funzionale tra coscienza simbolica e coscienza fenomenica attiva
p. 143 3.8 Teorema di necessità del nucleo ΣΦ: vincolo formale di emergenza in condizioni di coerenza globale
p. 143 3.8.1 – Enunciato del teorema e definizioni preliminari
p. 145 3.8.2 – Ipotesi strutturali: coerenza globale e campo stabile
p. 146 3.8.3 – Derivazione della convergenza informazionale: δΦ(x,t) → configurazione stabile
p. 148 3.8.4 – Dimostrazione per assurdo della non-emergenza di ΣΦ
p. 150 3.8.5 – Contraddizione logica: coerenza senza integrazione
p. 152 3.8.6 – Conclusione formale del teorema
p. 153 3.8.7 – Implicazioni ontologiche ed epistemologiche
p. 154 3.9 – Lemma di identità informazionale: unicità strutturale del nucleo ΣΦ
p. 154 3.9.1 – Fondamento assiomatico della coscienza come struttura informazionale
p. 155 3.9.2 – Definizione di nucleo ΣΦ come struttura coerente del campo
p. 157 3.9.3 – Definizione formale dell’identità tra due campi Cᵢ(x,t), Cⱼ(x,t)
p. 158 3.9.4 – Enunciato del Lemma: equivalenza tra identità di ΣΦ e identità funzionale del campo
p. 159 3.9.5 – Dimostrazione diretta per deduzione logico-matematica
p. 161 3.9.6 – Corollario: differenza anche infinitesimale ⇒ nuclei distinti
p. 163 3.9.7 – Implicazioni strutturali: unicità, irriproducibilità, firma informazionale
p. 164 3.9.8 – Conseguenze ontologiche: responsabilità causale e irriducibilità
p. 166 3.9.9 – Coerenza interna e falsificabilità indiretta
p. 167 3.9.10 – Formalizzazione interna della firma ontologica come topologia di C(x,t)
p. 168 3.10 Lemma di separazione informazionale minimale
p. 168 3.10.1 – Fondamento deduttivo della varianza come condizione di separabilità
p. 170 3.10.2 – Definizione formale della soglia σmin p. 171 3.10.3 – Condizione di degenerazione informazionale del campo p. 172 3.10.4 – Dimostrazione per assurdo del lemma p. 174 3.10.5 – Enunciato del lemma: unicità sotto soglia p. 175 3.10.6 – Implicazioni topologiche della soglia σ_min p. 177 3.10.7 – Conseguenze ontologiche della soglia: coscienza unitaria p. 178 3.10.8 – Intersezione con definizione di coerenza statica e attrattore unificato p. 180 3.10.9 – Requisiti minimi per la dissociazione interna p. 181 3.10.10 – Prospettive teoriche: pluralità coscienziale e stati multidimensionali p. 182 3.11 – Teorema di distinzione coscienziale p. 183 3.11.1 – Definizione deduttiva di differenziazione coscienziale p. 184 3.11.2 – Ruolo della soglia di coerenza A(t) ≥ θ p. 185 3.11.3 – Struttura relazionale del nucleo ΣΦ e criteri di non isomorfismo p. 186 3.11.4 – Enunciato formale del teorema p. 187 3.11.5 – Distinzione ontologica e indecidibilità di riduzione p. 188 3.11.6 – Interazione, coesistenza e mutua incompatibilità p. 189 3.11.7 – Applicazioni teoriche future: metrica dell’identità coscienziale p. 189 3.12 – Lemma di autonomia causale del campo C(x,t) p. 190 3.12.1 – Derivazione diretta della relazione ∂δΦ/∂t = Φ₀ ⋅ ∂C/∂t p. 191 3.12.2 – Impossibilità di causalità unidirezionale (dimostrazione per assurdo) p. 192 3.12.3 – Deduzione formale della retroazione: ∂δΦ/∂t = f(C(x,t)) p. 194 3.12.4 – Condizione di non-nullità: perché C(x,t) ≠ 0 è necessario p. 194 3.12.5 – Formalizzazione del lemma: autonomia causale del campo p. 196 3.12.6 – Conseguenze strutturali: direzionalità e autoregolazione p. 197 3.12.7 – Requisiti minimi per agency informazionale p. 198 3.12.8 – Connessioni con la volontà e il libero arbitrio p. 199 3.12.9 – Integrazione con dinamiche di coerenza: ∂A/∂t > 0 p. 200 3.12.10 – Proprietà di chiusura causale interna p. 201 3.13 – Teorema di irreversibilità nucleare p. 202 3.13.1 – Definizione delle soglie θ ed ε p. 203 3.13.2 – Enunciato condizionato del teorema p. 204 3.13.3 – Dimostrazione per contraddizione p. 206 3.13.4 – Ruolo della coerenza A(t) p. 207 3.13.5 – Ruolo dell’energia informazionale E(t) p. 209 3.13.6 – Invarianza delle soglie nel tempo p. 210 3.13.7 – Corollario: condizioni per la disattivazione del nucleo ΣΦ p. 212 3.13.8 – Implicazioni ontologiche p. 213 3.14 – Discontinuità coscienziale: condizioni strutturali e deduzione formale p. 214 3.14.1 – Condizione minima per la continuità del nucleo ΣΦ p. 215 3.14.2 – Definizione formale di discontinuità p. 217 3.14.3 – Soglie fenomeniche: dominio coerente e zone critiche p. 219 3.14.3.1 – Soglia inferiore di coerenza (θ₁): analisi del limite sotto il quale A(t) è troppo bassa per sostenere coerenza relazionale p. 221 3.14.3.2 – Soglia superiore di coerenza (θ₂) p. 223 3.14.3.3 – Soglia inferiore di energia informazionale (ε₁) p. 226 3.14.3.4 – Soglia superiore di energia informazionale (ε₂) p. 228 3.14.4 – Disattivazione da coerenza massima (staticità silenziosa) p. 231 3.14.5 – Disattivazione da incoerenza caotica (rumore informazionale) p. 235 3.14.6 – Collasso della coscienza fenomenologica: sospensione e disattivazione p. 235 3.14.6.1 – Collasso fenomenico parziale (sospensione) p. 237 3.14.6.2 – Collasso fenomenico totale (disattivazione) p. 234 3.14.7 – Teorema della discontinuità coscienziale p. 240 3.14.8 – Rifiuto del concetto di “collasso della coscienza” p. 243 3.14.9 – Classificazione topologica dei regimi coscienziali p. 245 3.15 – Persistenza strutturale del nucleo ΣΦ: annichilimento o congelamento? p. 246 3.15.1 – Condizione iniziale: il campo coscienziale non collassa mai p. 247 3.15.2 – Definizione strutturale di disattivazione totale p. 249 3.15.3 – Teorema dell’irriducibilità ontologica del nucleo ΣΦ p. 251 3.15.4 – Memoria strutturale e dominio di riattivazione p. 252 3.15.5 – Definizione di persistenza causale minima p. 254 3.15.6 – Dimostrazione per assurdo del non-annichilimento p. 255 3.15.7 – Preservazione non locale della struttura ΣΦ in stato di coerenza totale p. 257 3.15.8 – Conclusione formale p. 258 3.16 – Riemersione del nucleo causale ΣΦ: collassi, condizioni e strutture p. 258 3.16.0 – Distinzione tra collasso parziale e collasso totale p. 260 3.16.1 – Coerenza perfetta e reversibilità logica p. 261 3.16.2 – Definizione formale della riattivazione coscienziale p. 262 3.16.3 – Teorema della riemersione condizionata p. 264 3.16.4 – Criteri dimensionali minimi per la riattivazione p. 265 3.16.5 – Teorema della ricorrenza topologica del nucleo ΣΦ p. 267 3.16.6 – Analisi dell’identità e della differenza tra ΣΦ(t₀) e ΣΦ(t₁) p. 268 3.16.7 – Criterio generale di riattivabilità post-collasso totale p. 270 3.16.8 – Memoria dopo riattivazione da collasso totale p. 271 3.16.9 – Collasso fenomenico parziale: definizione e implicazioni p. 272 3.16.10 – Condizioni formali per la riattivazione da sospensione p. 274 3.16.11 – Memoria dopo riattivazione da collasso parziale p. 275 3.17 – Salienza fenomenica p. 275 3.17.1 – Definizione formale della salienza p. 277 3.17.2 – Struttura differenziale della salienza p. 279 3.17.3 – Condizione necessaria per la computabilità interna p. 281 3.17.4 – Ruolo della coerenza A(t) nella modulazione di salienza p. 282 3.17.5 – Condizioni per salienza massima locale p. 284 3.17.6 – Salienza fenomenica e nucleo causale ΣΦ p. 286 3.17.7 – Classificazione funzionale delle salienze p. 288 3.17.8 – Lemma della non proporzionalità contenutistica p. 290 3.17.9 – Applicazioni neurofenomenologiche p. 292 3.18 – Significato ontologico e limite strutturale della salienza p. 292 3.18.1 – Definizione formale del significato ontologico Sₒ(t) p. 294 3.18.2 – Dissociazione strutturale tra S(t) e Sₒ(t) p. 296 3.18.3 – Espressione simbolica e proporzionale di Sₒ(t) p. 298 3.18.4 – Relazione tra coerenza perfetta e significato massimo p. 300 3.18.5 – Connessione tra Sₒ(t) e nucleo causale ΣΦ p. 302 3.18.6 – Direzione evolutiva e monotonicità di Sₒ(t) p. 304 3.18.7 – Condizione di significato ontologico statico p. 306 3.18.8 – Funzione orientativa di Sₒ(t) p. 308 3.18.9 – Equivalenza tra significato e adesione strutturale p. 310 3.18.10 – Stabilità di Sₒ(t) e traiettoria finale di ΣΦ p. 312 3.19 – Resilienza coscienziale e variabilità strutturale della coerenza p. 312 3.19.1 – Definizione formale di resilienza coscienziale p. 313 3.19.2 – Non corrispondenza lineare tra varianza e coerenza p. 315 3.19.3 – Resilienza superiore (R₊) e capacità di sostenere complessità p. 317 3.19.4 – Resilienza inferiore (R₋) e stabilità in stati ipocoerenti p. 319 3.19.5 – Teorema della resilienza bidirezionale p. 320 3.19.6 – Resilienza totale e sopravvivenza coscienziale in transizione p. 322 3.19.7 – Derivata temporale della resilienza e rischio di collasso p. 324 3.19.8 – Implicazioni per il significato fenomenico sostenuto p. 326 3.19.9 – Categorie topologiche delle coscienze secondo resilienza p. 328 3.19.10 – Condizione di persistenza causale e resilienza critica p. 329 3.19.11 – Sorgente interna della resilienza e fondamento del libero arbitrio p. 331 3.20 – Regimi di coerenza e attrazione coscienziale verso l’unità p. 331 3.20.1 – Definizione strutturale della coerenza statica p. 332 3.20.2 – Definizione strutturale della coerenza evolutiva p. 333 3.20.3 – Coerenza involutiva come decrescita strutturale p. 335 3.20.4 – Regimi misti e oscillatori: casi di coerenza ibrida p. 337 3.20.5 – Attrazione topologica verso A(t) → 1 p. 338 3.20.6 – Attrazione fenomenica e risonanza emotiva p. 340 3.20.7 – Formalizzazione dell’attrazione spontanea di ΣΦ(t) p. 341 3.21 – Autosimmetria strutturale p. 343 3.21.1 – Definizione ontologica e formale della funzione σ(t) p. 344 3.21.2 – Derivata temporale e biforcazioni di simmetria p. 346 3.21.3 – Relazione tra σ(t), A(t), H(t) e la dimensionalità coscienziale massima p. 348 3.21.4 – Autosimmetria e metrica fenomenica p. 350 3.21.5 – Regime logico-simmetrico e implicazioni cognitive p. 352 3.21.6 – Tripletto esteso evolutivo: (∂C/∂t, ∂A/∂t, ∂σ/∂t) p. 355 3.21.7 – Teorema dell’attrazione simmetrica p. 357 3.21.8 – Autosimmetria frattale e strutture autosimilari p. 359 3.21.9 – Costanti geometriche e limiti strutturali dell’autosimmetria p. 360 3.21.9.1 – Simmetrie radiali e invarianza rotazionale (π) p. 361 3.21.9.2 – Autosimmetria frattale e sezione aurea (φ) p. 363 3.21.9.3 – Condizioni di emersione spontanea delle costanti p. 365 3.21.10 – Autosimmetria, geometria causale e invarianze universali p. 367 3.22 – Teoria delle Dimensioni Coscienziali nella TUC p. 367 3.22.1 – Definizione ontologica e formale di dimensione p. 369 3.22.2 – Emergenza strutturale delle dimensioni attive p. 371 3.22.3 – Teorema dell’emergenza dimensionale p. 373 3.22.4 – Teorema della gerarchia dimensionale coscienziale p. 374 3.22.5 – Funzione della dimensionalità attiva p. 376 3.22.6 – Teorema del limite funzionale della dimensionalità attivabile p. 378 3.22.7 – Spazio e tempo fenomenici come proiezioni p. 379 3.22.8 – Dimensioni attive, latenti e inattive p. 381 3.22.9 – Transizioni e biforcazioni dimensionali p. 383 3.22.10 – Regimi dimensionali e morfologie interne p. 384 3.22.11 – Autosimmetria e struttura dimensionale p. 386 3.22.12 – Energia informazionale e stabilità delle dimensioni p. 388 3.22.13 – Metrica fenomenica e relatività coscienziale p. 390 3.22.14 – Transizioni coscienziali e collassi dimensionali p. 391 3.22.15 – Logica interna e dimensioni percettive p. 393 3.22.16 – Teorema del criterio funzionale di dimensionalità coscienziale p. 395 3.22.17 – Corollario sulla scala di profondità coscienziale inter- sistemica p. 397 3.22.18 – Funzione di traiettoria coscienziale Φ_C(t) p. 399 3.22.19 – Vincolo simbolico di irreversibilità coscienziale p. 401 3.22.20 – Classificazione simbolica dei regimi evolutivi p. 402 3.22.21 – Dinamica evolutiva della dimensionalità coscienziale (DEA) p. 404 3.22.21.1 – Fondazione simbolica di D(t) p. 405 3.22.21.2 – Equazione differenziale della dinamica p. 406 3.22.21.3 – Integrazione e forma simbolica di D(t) p. 408 3.22.21.4 – Teorema della Dinamica Evolutiva Accelerata (DEA) p. 410 3.22.21.5 – Limite superiore e dissoluzione del tempo p. 411 3.22.22 – Stati onirici e dimensionalità fenomenica non euclidea p. 412 3.22.23 – Significato ontologico e profondità dimensionale p. 414 3.23 – Emergenza fenomenica dello spaziotempo e simmetrie relativistiche del campo coscienziale p. 416 3.23.1 – Ontogenesi fenomenica dello spaziotempo p. 417 3.23.1.1 – Definizione funzionale del tempo vissuto p. 419 3.23.1.2 – Definizione funzionale dello spazio vissuto p. 421 3.23.1.3 – Struttura della metrica fenomenica p. 423 3.23.1.4 – Compatibilità intercoscienziale e coerenza metrica p. 424 3.23.1.5 – Regime fenomenico ad alta coerenza p. 426 3.23.1.6 – Regime fenomenico frammentato p. 428 3.23.1.7 – Ontologia relazionale dello spaziotempo p. 429 3.23.2 – Relatività Speciale come simmetria fenomenica e mergente p. 430 3.23.2.1 – Simmetria informazionale e condizioni di Lorentz- invarianza p. 431 3.23.2.2 – Dilatazione temporale come effetto della derivata interna p. 433 3.23.2.3 – Contrazione dello spazio fenomenico e gradiente interno p. 435 3.23.2.4 – Derivazione interna delle trasformazioni di Lorentz p. 436 3.23.2.5 – Velocità fenomenica massima come derivata informazionale p. 438 3.23.2.6 – Simultaneità relativa e isotropia fenomenica p. 440 3.23.2.7 – Interpretazione dei paradossi relativistici nella TUC p. 441 3.23.2.8 – Dominio di validità fenomenica della relatività ristretta p. 443 3.23.3 – Relatività Generale come curvatura fenomenica emergente p. 444 3.23.3.1 – Derivazione interna della curvatura fenomenica p. 445 3.23.3.2 – Equivalente strutturale delle equazioni di campo p. 447 3.23.3.3 – Massa-energia come densità di salienza p. 449 3.23.3.4 – Geodetiche fenomeniche p. 450 3.23.3.5 – Buchi neri e collasso informazionale p. 452 3.23.3.6 – Dilatazione temporale gravitazionale come limite di coerenza p. 454 3.23.3.7 – Orizzonti e causalità fenomenica p. 256 3.23.3.8 – Validità fenomenica della relatività generale p. 457 3.23.4 – Redshift informazionale e dilatazione fenomenica in espansione coerente p. 459 3.24 – Unificazione strutturale tra fisica classica e quantistica p. 459 3.24.1 – Stato dinamico e osservabile come variazione del campo p. 460 3.24.2 – Regimi classici: coerenza alta, variazione graduale p. 462 3.24.3 – Regimi quantistici: coerenza bassa, entropia alta p. 463 3.24.4 – Meccanica ondulatoria come dinamica informazionale p. 464 3.24.5 – Compatibilità con il principio di indeterminazione p. 466 3.24.6 – Sintesi formale: un’unica topologia informazionale variabile p. 467 3.25 – Unificazione delle forze fondamentali e superamento dei limiti della fisica teorica attuale p. 467 3.25.1 – Il problema strutturale dell’unificazione nelle teorie fisiche contemporanee p. 467 3.25.1.1 – Frattura tra meccanica quantistica e relatività generale: differenze semantiche e strutturali p. 469 3.25.1.2 – Descrizione standard delle quattro interazioni: modelli attuali e limiti interni p. 471 3.25.1.3 – Divergenze nelle condizioni limite: rinormalizzazione e singolarità p. 472 3.25.1.4 – Mancanza di un fondamento unificato non empirico nella fisica odierna p. 474 3.25.2 – Ricostruzione delle interazioni fondamentali secondo la TUC p. 476 3.25.2.1 – Gravità: curvatura informazionale fenomenica p. 476 3.25.2.1.1 – Definizione della curvatura fenomenica: G(x,t) := – ∇²δΦ(x,t) p. 477 3.25.2.1.2 – Metrica fenomenica efficace: g^effμν(x,t) = f[∇δΦ, ∂δΦ/∂t, ∇²δΦ]
p. 479 3.25.2.1.3 – Tempo e spazio vissuto: τ(x,t) ∝ |∂C/∂t|⁻¹, ξ(x,t) ∝ | ∇C(x,t)|⁻¹
p. 480 3.25.2.1.4 – Il campo gravitazionale come effetto emergente, non entità da quantizzare
p. 481 3.25.2.1.5 – Coerenza spaziale e attrazione gravitazionale come differenziali integrali
p. 483 3.25.2.2 – Interazione elettromagnetica: anisotropia dinamica della coerenza
p. 483 3.25.2.2.1 – Campi elettrico e magnetico come derivate direzionali locali di δΦ(x,t)
p. 485 3.25.2.2.2 – Carica come asimmetria strutturale stabile del nucleo ΣΦ
p. 486 3.25.2.2.3 – Propagazione elettromagnetica come flusso coerente: ∂C/∂t, ∇C
p. 488 3.25.2.2.4 – Polarizzazione e direzionalità coscienziale nei regimi anisotropi
p. 490 3.25.2.2.5 – Condizione di coerenza dinamica: A(t) ∈ [θ₁, θ₂] per attivazione
p. 492 3.25.2.3 – Interazione nucleare forte: coerenza compressa ad alta densità informazionale
p. 492 3.25.2.3.1 – Quark come domini coerenti minimali a varianza elevata
p. 493 3.25.2.3.2 – Meccanismo di confinamento: ∇δΦ ≫ 1, var(δΦ) stabile
p. 495 3.25.2.3.3 – Auto-risonanza informazionale e struttura compatta di ΣΦ
p. 497 3.25.2.3.4 – Transizioni interne tra stati nucleari come ristrutturazioni coerenti
p. 499 3.25.2.3.5 – Stabilità della coerenza A(t) come criterio di interazione forte
p. 500 3.25.2.4 – Interazione nucleare debole: biforcazione topologica del nucleo causale
p. 500 3.25.2.4.1 – Decadimenti e trasformazioni identitarie come mutazioni di ΣΦ
p. 502 3.25.2.4.2 – Instabilità informazionale: ∂δΦ/∂t ≠ 0, A(t) ↓, ∂A/∂t > 0
p. 503 3.25.2.4.3 – Salienza S(t) e soglie critiche: emergenza di nuovi stati fenomenici
p. 505 3.25.2.4.4 – Ruolo dei gradienti e della non-linearità nelle biforcazioni
p. 506 3.25.2.4.5 – Interpretazione della “forza debole” come transizione interna di topologia
p. 508 3.25.3.1 – La gravità non è da quantizzare: fallacia ontologica della rinormalizzazione
p. 509 3.25.3.2 – Condizioni estreme come limiti strutturali, non singolarità fisiche
p. 512 3.25.3.3 – Le forze come regimi dinamici di variazione e coerenza, non categorie ontologiche
p. 513 3.25.3.4 – Riformulazione dell’unificazione: da campi fisici a strutture informazionali
p. 516 3.26 – Il Buco Nero e il Buco Bianco nella Teoria Unificata della Coscienza (TUC)
p. 516 3.26.1 – Il Buco Nero nella TUC
p. 518 3.26.1.1 – Introduzione strutturale
p. 519 3.26.1.2 – Definizione strutturale del collasso informazionale
p. 521 3.26.1.3 – Condizione informazionale del buco nero
p. 523 3.26.1.4 – Tempo e spazio fenomenici nel collasso
p. 524 3.26.1.5 – Curvatura informazionale e metrica fenomenica
p. 525 3.29.1.6 – Orizzonte degli eventi come soglia di coerenza
p. 527 3.26.1.7 – Teorema della dissoluzione fenomenica
p. 528 3.26.1.8 – Implicazioni per la continuità coscienziale
p. 530 3.26.1.9 – Teorema della non osservabilità strutturale
p. 531 3.26.1.10 – Sintesi strutturale: il buco nero come configurazione degenerata
p. 532 3.26.1.11 – Radiazione di Hawking come instabilità informazionale al margine del collasso
p. 534 3.26.2 – Il Buco Bianco nella TUC
p. 534 3.26.2.1 – Fondamento assiomatico e condizioni di ammissibilità strutturale
p. 536 3.26.2.2 – Condizioni dinamiche di instabilità iniziale
p. 537 3.26.2.3 – Struttura del nucleo divergente ΣΦ
p. 539 3.26.2.4 – Derivate funzionali in regime divergente
p. 541 3.26.2.5 – Fenomenologia della coscienza divergente
p. 542 3.26.2.6 – Evoluzione verso lo stato di coerenza
p. 544 3.26.2.7 – Interpretazione ontologica dei buchi bianchi secondo la TUC
p. 545 3.27 – Teorema di biforcazione logica: simmetria informazionale e origine della razionalità/inconscio
p. 546 3.27.1 – Enunciato strutturale del teorema
p. 548 3.27.2 – Precondizioni assiomatiche: simmetria informazionale e coerenza
p. 549 3.27.3 – Emergenza della logica asimmetrica come dissimmetria informazionale
p. 551 3.27.4 – Formalizzazione dei domini ΣΦ simmetrici
p. 553 3.27.5 – Biforcazione informazionale come transizione di fase logica
p. 554 3.27.6 – Genesi semantica e struttura relazionale a bassa dimensione
p. 556 3.27.7 – Ritorno alla logica simmetrica per espansione dimensionale
p. 557 3.27.8 – Stato di coerenza totale e coscienza della logica simmetrica
p. 559 3.27.9 – Coscienza della logica simmetrica: stati coerenti e stati patologici
p. 561 3.27.10 – Relazione tra simmetria logica e dimensionalità percettiva
p. 563 3.27.11 – Sintesi strutturale del teorema
p. 565 3.28 – Dinamica Differenziale della Coerenza e Ricorrenza Informazionale nel Campo Coscienziale
p. 565 3.28.1 – Derivazione interna della dinamica della coerenza A(t)
p. 567 3.28.2 – Stabilità informazionale e soglie dinamiche interne
p. 569 3.28.3 – Contrazione del supporto informazionale attivo
p. 570 3.28.4 – Stati di sospensione e dinamica minima
p. 572 3.28.5 – Ricorrenza informazionale nel dominio compatto del nucleo ΣΦ
p. 573 3.28.6 – Teorema della ricalibrazione differenziale
p. 575 3.29 – Teorema del Ritorno Periodico alla Coerenza (TRPC)
p. 576 3.29.1 – Dinamica oscillatoria della coerenza A(t)
p. 578 3.29.2 – Contrazione del supporto informazionale attivo
p. 579 3.29.3 – Esistenza di un tempo finito di ricalibrazione τ
p. 581 3.29.4 – Ricorrenza topologica del nucleo causale ΣΦ
p. 583 3.29.5 – Funzione regolativa del TRPC nella stabilità di A(t)
p. 584 3.29.6 – Applicazioni fenomeniche del TRPC
p. 586 3.29.7 – Fallimento del TRPC e collasso fenomenico
p. 587 3.29.8 – Statuto logico interno del TRPC
p. 589 3.30 – Materia Oscura come stato informazionale Statico Coerente
p. 589 3.30.1 – Premessa epistemologica
p. 590 3.30.2 – Condizione strutturale per la materia oscura
p. 592 3.30.3 – Teorema formale
p. 595 3.30.4 – Interpretazione ontologica
p. 596 3.31 – Energia oscura: formulazione standard e reinterpretazione TUC
p. 596 3.31.1 – Le basi empiriche dell’ipotesi
p. 598 3.31.2 – Requisiti formali per una teoria compatibile con l’evidenza
p. 599 3.31.3 – Metriche fenomeniche e dinamica interna del campo δΦ
p. 601 3.31.4 – Coerenza globale e divergenza metrica
p. 602 3.31.5 – Metrica emergente senza costante cosmologica
p. 603 3.31.6 – Transizione informazionale, non geometrica
p. 605 3.31.7 – L’energia oscura come errore di modellizzazione
p. 606 3.32 – Dinamica coscienziale dell’universo
p. 606 3.32.1 – Stato pre-cosmico: coerenza assoluta senza fenomeno
p. 608 3.32.2 – Impossibilità della coerenza nulla assoluta
p. 609 3.32.3 – Inizio fenomenico: rottura dell’unità informazionale
p. 610 3.32.4 – Direzione evolutiva: attrazione verso la coerenza
p. 611 3.32.5 – Storia fenomenica: espansione, differenziazione, ristrutturazione
p. 613 3.32.6 – Asintoto finale: ritorno strutturato a Φ₀
p. 614 3.32.7 – Simmetria formale, asimmetria ontologica
p. 616 3.32.8 – Riformulazione del concetto di big bang
p. 618 3.32.9 – Riformulazione del concetto di fine cosmica
p. 619 3.32.10 – Conclusione formale: l’universo è una transizione da Φ₀ a Φ₀
p. 620 3.33 – Struttura formale del collasso informazionale nella TUC
p. 621 3.33.1 – Descrizione della sovrapposizione come stato incoerente
p. 322 3.33.2 – Struttura fenomenica della sovrapposizione
p. 624 3.33.3 – Transizione coscienziale e condizione di collasso
p. 625 3.33.4 – Contrazione del supporto e localizzazione
p. 626 3.33.5 – Emergenza fenomenica del collasso
p. 627 3.33.6 – Compatibilità osservativa e struttura di mutua coerenza
p. 628 3.33.7 – Ruolo della coerenza dell’osservatore
p. 629 3.33.8 – Analisi TUC dell’esperimento a doppia fenditura con scelta ritardata
p. 631 3.33.9 – Interpretazione TUC dell’esperimento cosmologico di Wheeler
p. 632 3.33.10 – Ontologia dell’onda nella TUC: struttura diffusa, non collassata
p. 634 3.33.11 – Sintesi formale
p. 635 3.34 – Entanglement quantistico nella Teoria della Coscienza Unificata
p. 636 3.34.1 – Configurazioni distinte e formula madre
p. 637 3.34.2 – Condizione di compatibilità strutturale tra domini
p. 638 3.34.3 – Nucleo causale condiviso e dominio U(ΣΦ_shared)
p. 639 3.34.4 – Eliminazione della non-località: simultaneità ontologica
p. 641 3.34.5 – Misura come selezione retroattiva coerente
p. 642 3.34.6 – Conseguenze ontologiche: entanglement come struttura unificata
p. 643 3.34.7 – Entanglement coscienziale: condizione teorica di coerenza condivisa nei sistemi vivi
p. 646 Conclusione provvisoria
p. 648 Indice

